PG Zasoby

Lettere Circolari di Don Michele Rua ai Salesiani 1888-1898

Lettere Circolari

 

Di Don Michele Rua

Ai Salesiani

DIREZIONE GENERALE DELLE OPERE SALESIANE

TORINO

 

Carissimi Confratelli,

La vita di D. Rua fu un continuo studio d´imitare il Venerabile D. Bosco. A ciò è dovuto quell´incessante progredire nella perfezione, che in lui ebbe ad ammirare chiunque l´ha avvicinato; questa è l´arte con la quale egli riuscì a riprodurre in se stesso nel modo più perfetto il modello che ognora teneva dinanzi agli occhi, sicchè D. Rua potè dirsi un altro D. Bosco.

Fra le virtù che brillarono di vivissima luce nella vita del nostro Venerabile Padre e Maestro, il compianto D. Rua ebbe a dire che nessuna lo aveva colpito quanto lo zelo instancabile onde appare ognora infiammato il cuore di lui, e questo zelo sembrò proporsi in modo speciale di ricopiare in se stesso: quindi a procurare ovunque e sempre la gloria di Dio, e salvare il maggior numero possibile di anime erano rivolti i suoi pensieri, a ciò erano indirizzate tutte le sue parole, e consacrate le sue azioni. Questo fu l´unico fine, la sola aspirazione di tutta quanta la sua laboriosissima vita. Anche durante la lunga e penosa sua malattia non cessò di tormentarlo questa inestinguibile sete di anime. E tutti quelli che circondarono il letto de´ suoi dolori, possono rendere testimonianza che pur quando il suo corpo logoro dal lavoro e dalle mortificazioni s´andava lentamente consumando, pur quando non gli rimaneva che un debolissimo filo di voce, ed un leggerissimo respiro animava le ornai infralite sue membra, egli spendeva quel soffio di vita per dare a tutti saggi consigli e preziosi incoraggiamenti.

Anch´io ebbi la sorte invidiabile di raccogliere dal suo labbro alcune parole che rimarranno per sempre impresse nel mio cuore

e nella mia mente. Fra l´altro non potrò dimenticare l´incarico che egli mi diede di riunire in un volume le auree sue circolari e mandarne copia a tutte le Case Salesiane. Il desiderio di D. Rua era per me un comando. Mi sono fatto premura di eseguirlo, ed ora che il lavoro tipografico è terminato, io presento a´ miei carissimi confratelli il libro dicendo: ecco il ricordo che vi lasciò il padre morente.

Non occorre certamente che io vi dica quali tesori racchiudono le circolari di D. Rua qui riprodotte. Esse di mano in mano che ci venivano regalate, dai ben pensanti erano riguardate come la quintessenza dello spirito religioso, come il compendio dei trattati di ascetica, quali capolavori di pedagogia salesiana. Quante volte ho udito ripetere che esse erano una guida pratica del Salesiano per l´esatto adempimento dei doveri che il proprio ufficio gl´imponeva! Offrendo queste circolari ai confratelli, mi pare di far loro udire altra volta la nobilissima voce del Superiore, rapitoci dalla morte, e che, defunctus, adhuc loquitur. Giova sperare che la sua parola conserverà ancora gran parte di quell´efficacia che aveva quando sgorgava dal suo cuore così ardente di carità verso di noi. Lungi perciò dalla mia mente il timore che questo volume abbia da rimanere polveroso negli scaffali delle nostre biblioteche. Son certo anzi che queste auree pagine saranno sovente rilette nelle conferenze, negli esercizi annuali e nel giorno fissato per l´esercizio della buona morte. Di questa lettura faranno pascolo spirituale i confratelli tutti desiderosi di fare ogni giorno qualche passo nella perfezione; ed a questa sorgente inesausta verranno ad attingere coloro che dovranno esser guida ai propri confratelli negli esercizi spirituali.

Spesse volte mi sorprende un pensiero che riempie l´animo mio di angoscia. Io temo che la nostra carissima Congregazione, opera maravigliosa del Venerabile D. Bosco, vasto campo irrigato da tanti sudori del compianto D. Rua, venga ad isterilirsi per la mia incapacità nel coltivarlo. Perchè ciò non succeda non la perdono ad alcun sacrificio, e poi, prostrato innanzi a Dio, lo prego

di cuore che mi tolga di vita piuttosto che per la mia inettezza e negligenza abbia a perdersi fra di noi lo spirito del Venerabile Fondatore. Ma d´altro lato ho fiducia che ciò non succederà se i Salesiani leggono, studiano e meditano le circolari del nostro indimenticabile D. Rua. Qui voi troverete i conforti e consigli che saranno necessari per la perseveranza nella vocazione e nella pratica del vero spirito Salesiano.

Ricordatemi a Maria SS. Ausiliatrice nelle vostre ferventi orazioni e abbiatemi sempre per

Vostro aff.mo in C. J.

Sac. PAOLO ALBERA

Torino, li 8 dicembre 1910.

 

I Annunzio della morte di Don Bosco

1. L´annunzio più doloroso. — 2. Don Bosco dal Cielo ci farà più che mai da amorosissimo padre. — 3. Siamogli però larghi di suffragi.

Torino, 31 gennaio 1888.

Ai Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Cooperatori e alle Cooperatrici Salesiane.

 
1. L´annunzio più doloroso.

Coll´angoscia nel cuore, cogli occhi gonfi dal pianto, con mano tremante vi do l´annunzio più doloroso, che io abbia mai dato, o possa ancor dare in vita mia; vi annunzio che il nostro carissimo Padre in Gesù Cristo, il nostro Fondatore, l´amico, il consigliere, la guida della nostra vita è morto. Ahi! parola che trapassa l´anima, che trafigge il cuore da parte a parte, che apre la vena ad un profluvio di lacrime!

Le private e pubbliche preghiere innalzate al Cielo per la sua conservazione hanno ritardato al nostro cuore questo colpo, questa ferita, questa piaga amarissima; ma non valsero a risparmiarcela, come avevamo sperato.

Nulla ci conforta in questi istanti fuorchè il pensiero che così volle Iddio, il quale infinitamente buono nulla fa che non sia giusto, sapiente e santo. Quindi rassegnati chiniamo riverenti la fronte e adoriamo i suoi alti consigli.

Per ora non occorre che io dica come Don Bosco ha fatto la morte del giusto, calma e serena, munito per tempo di tutti i conforti della religione, benedetto più volte dal Vicario di Gesù Cristo, visitato con insigne pietà da prelati ed inediti personaggi ecclesiastici e laici, nostrani ed esteri, assistito con amore filiale da´ suoi alunni, curato con affetto e perizia singolare da celebri dottori. Neppure vi dirò qui delle sue virtù e delle opere sue, chè il tempo stringe e il cuore non regge.

 

2. Don Bosco dal Cielo ci farà più che mai da amorosissimo Padre.

Pel momento vi notifico solo che, ancor pochi giorni sono, Don Bosco disse che l´opera sua non avrebbe sofferto per la sua morte, perchè affidata alla bontà di Dio, perchè protetta dalla valida intercessione di Maria Ausiliatrice, perchè sostenuta dalla carità dei Cooperatori e Cooperatrici, che avrebbero continuato a favorirla.

Dal canto nostro possiamo aggiungere ancora che abbiamo la più grande fiducia che sarà così, perchè D. Bosco dal Cielo, ove fondatamente lo speriamo già accolto in gloria, ci farà ora più che mai da amorosissimo padre, e presso il trono di Gesù Cristo e della Divina sua Madre eserciterà più efficacemente la sua carità verso di noi, e più abbondanti ci farà piovere le celesti benedizioni.

Incaricato di tenerne le veci, farò del mio meglio per corrispondere alla comune aspettazione. Coadiuvato dall´opera e dai consigli dei miei confratelli, certo che la Pia Società di S. Francesco di Sales, sostenuta dal braccio di Dio, assistita dalla protezione di Maria Ausiliatrice, confortata dalla carità dei benemeriti Cooperatori Salesiani e delle benemerite Cooperatrici, continuerà le opere dal suo esimio e compianto Fondatore iniziate, specialmente per la cura della gioventù povera ed abbandonata e delle estere Missioni.

 

3. Siamogli però larghi di suffragi.

Ancora un pensiero. Ad esempio del glorioso nostro Patrono S. Francesco di Sales, più volte Don Bosco udendo o leggendo certe espressioni, che le persone benevole usavano verso di lui, ebbe a manifestare il timore che dopo la sua morte, creduto non bisognevole di suffragi, lo si lasciasse in purgatorio. Pertanto, giusta il suo desiderio e per debito di filiale affetto, raccomando a tutti che vogliano tosto far calde preghiere in suffragio dell´anima sua, ben conoscendo che il Signore saprà a chi applicarne l´efficacia.

Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori, giovanetti e giovanette alla nostra cura affidati, noi non abbiamo più il nostro buon Padre in terra; ma lo rivedremo in Cielo, se faremo tesoro dei suoi consigli e ne seguiremo fedelmente le virtuose orme.

Credetemi anche nel dolore e nelle pene

Vostro aff.mo Confratello ed Amico

SaC. MICHELE RUA.

N.B. - Il Venerando D. Bosco morì il giorno 31 di Gennaio alle ore 4,45 antimeridiane. La sepoltura avrà luogo giovedì 2 febbraio, alle ore 3 pom., e la Messa funebre alle 9,30 del mattino, nella Chiesa di Maria Ausiliatrice.

 

II Dopo la morte di Don Bosco

1. Motivi di conforto. — 2. La lettera-testamento. — 3. Suffragi per l´anima del Padre. — 4. Altre raccomandazioni.

Torino, 8 febbraio 1888.

Carissimi Direttori,

 

1.    Motivi di conforto.

Nel lutto generale in cui caddero i Salesiani per la dolorosa perdita fatta il 31 Gennaio nella persona dell´amatissimo nostro Padre Don Bosco, iaDivina Provvidenza si compiacque con varie circostanze alleviare le nostre pene. Grande conforto fu l´aver potuto i principali Superiori e più anziani confratelli assisterlo nella sua ultima malattia, circondare il suo letto di morte e riceverne, qualche ora prima del suo transito, la benedizione suprema da estendersi a tutti i confratelli; altro conforto fu l´entusiasmo pieno di venerazione manifestato da innumerevole moltitudine d´ogni età, ceto e condizione nel giorno che rimase esposto e nell´occasione della sepoltura, come pure le generali condoglianze, che da ogni parte d´Europa ci pervengono; altro conforto quello d´aver ottenuto di conservarne la salma nel Collegio di Valsalice.

 

2.       La lettera-testamento.

Ma conforto più grande per tutti i Salesiani è una lettera che lo stesso Don Bosco scrisse a tutti i suoi figli, con incarico a me sottoscritto di farne avere copia a ciascuno di essi. ( 1) Ne mando a te un numero sufficiente per tutti cotesti tuoi cari confratelli; tu favorisci farne una solenne distribuzione accompagnandola con quelle raccomandazioni che ti parranno opportune. Si è scelto un formato piccolo come quello che è più rassomigliante all´originale, che presso di me si conserva, e più comodo per tenerla in un libro e rileggerla ogniqualvolta se ne avrà piacere.

 

3.       Suffragi per l´anima del Padre

Sebbene già nella precedente mia ti abbia rammentato i suffragi da farsi pel compianto nostro Superiore Maggiore, tuttavia coll´occasione ti pongo sott´occhio quello che prescrivono le Regole in generale, aggiungendo quanto pare opportuno per questo caso speciale della morte del Fondatore.

Le Regole adunque prescrivono che alla morte del Rettor Maggiore tutti i Soci Sacerdoti celebrino una Messa in suffragio suo, e tutti gli altri confratelli facciano per lui una Comunione. Ma trattandosi del nostro Fondatore, oltre le preghiere private, parmi conveniente: 1° che si reciti ogni giorno un Pater, Ave e Requiem per suffragio dell´anima sua; 2° dove non si è ancor fatto, si faccia un funerale solenne, lasciando al Direttore la scelta del giorno, che gli parrà più opportuno. Anzi sarebbe nostro vivo desiderio che il Direttore vi invitasse tutti i Cooperatori e le Cooperatrici della città e vicinanze, facendo nella stessa occasione la conferenza prescritta per San Francesco di Sales, la quale potrà molto opportunamente raggirarsi questa volta sulle virtù ed opere del defunto. 3° Nelle Case ispettoriali si faccia ogni anno l´anniversario con Messa funebre, finchè, come speriamo, la Chiesa pronuncerà il suo infallibile giudizio, dichiarandolo Venerabile.

(1) Vedi Testamento di D. Bosco nel volume delle sue Circolari.

 

4. Altre raccomandazioni.

Non occorre che io accenni che sarebbe affatto sconvenevole questo carnevale il far clamorose ricreazioni, come teatro e simili, chè su tal punto il tuo cuore addolorato già ti avrà messo sull´avviso.

Una cosa ancora debbo dirti: fra le memorie, che il tanto previdente nostro caro Padre lasciò al sottoscritto, una ve n´ha, che riguarda il modo di far fronte ai debiti lasciatici e al diritto di successione, che si dovrà fra non molto pagare, ed eccola: siano sospesi i lavori di costruzioni; non si aprano nuove case ( e s´intende pure non si assumano nuovi impegni nelle case esistenti che importino necessità di maggiore personale, o di spese straordinarie), non si decantino debiti; ma si usino sollecitudini per pagare la successione, estinguere le passività, completare il personale delle case esistenti. Tanto per norma a tutti i Salesiani e senza commenti.

Cari confratelli, adottando il consiglio datoci da un pio e benevolo cooperatore, d´ora avanti sia il nostro motto d´ordine: La santità dei figli sia prova della santità del Padre: questo accrescerà il gaudio del nostro amato Don Bosco, che già speriamo accolto in seno a Dio, mentre ridonderà a grande nostro spirituale profitto.

Vostro Aff.mo in G. e M. Sac. MICHELE RUA.

P.S. - Questa lettera sia letta e spiegata ai confratelli nella prima conferenza che si dovrà quanto prima tenere.

 

III Elezione straordinaria di Don Rua a Rettor Maggiore (1)

1. La successione del Rettor Maggiore. — 2. Personale interessamento del S. Padre Leone XIII. — 3. Don Bosco nomina suo Vicario-Successore, Don Michele Rua. — 4. Motivi di dubbio e nuovo ricorso alla S. Sede. — 5. Conferma della elezione di Don Rua e relativo decreto della S. Sede.

Torino, 7 marzo 1888.

Carissimi Fratelli in G. C.

1. La successione del Rettor Maggiore.

Prima che l´amatissimo nostro Superiore Generale Don Michele Rua vi scriva come Successore del compianto Don Bosco, nostro Fondatore e Padre carissimo, crediamo di farvi cosa gradita col premettervi noi medesimi alcune parole in proposito della sua elezione, e che in certo qual modo ve lo presentiamo.

Anzitutto vi facciamo rilevare che giusta le nostre Costituzioni (cap. VII, n. 6, 7: e cap. VIII, n. 7, 10), avvenuta l´irreparabile perdita di D. Bosco, avrebbe toccato al Prefetto della Congregazione il tenerne le veci, darne avviso a tutte le Case, ricordare i suffragi prescritti, e poscia d´accordo col Capitolo Superiore

(1) Questa documentazione, benchè non sia una Circolare di Don Rua, la mettiamo a questo punto, secondo l´ordine cronologico, perchè si conoscano le modalità per cui si venne alla proclamazione straordinaria di Don Rua quale 1° successore di D. Bosco.

stabilire il giorno della elezione del nuovo Rettor Maggiore, convocarne gli elettori e finalmente comunicarne la nomina a tutti i confratelli. In quella vece varie di queste pratiche furono fatte dal prelodato Don Rua, siccome Vicario del defunto, ed altre furono omesse, perchè non necessarie.

Siccome poi la nomina del nuovo Superiore venne fatta per via non ordinaria, come vi diremo più sotto, così giudichiamo più conveniente che ve ne sia dato avviso non dal solo Prefetto, ma da tutti i membri del Capitolo.

 

2. Personale interessamento del S. Padre Leone XIII.

Primieramente giova sapere le circostanze, che precedettero ed accompagnarono la elezione e la conferma del Successore di Don Bosco nella persona del Rev.mo Don Rua.

Fin dal mese di ottobre del 1884 il Santo Padre Leone XIII, gloriosamente regnante, avendo saputo che la mal ferma salute del lamentato nostro Padre andava ogni giorno deperendo, mosso dalla grande sua benevolenza verso dell´umile nostra Congregazione, venne nel pensiero di provvedere all´avvenire di questa facendolo consigliare che designasse uno a succedergli, ovvero a prendere il titolo di suo Vicario con successione. È pregio dell´opera il qui riferire parte della lettera, che sua Eccellenza Reverendisima Mons.- Domenico Jacobini, Segretario della Congregazione di Propoganda Fide, per incarico di Sua Santità scriveva in proposito all´Eminentissimo Signor Cardinale Gaetano Alimonda, veneratissimo Arcivescovo di Torino, grandemente benevolo verso Don Bosco e l´Opera sua. La lettera accenna da principio alla elezione di Monsignor Cagliero a Vescovo, e poscia prosegue così:

« Sua Santità in questa occasione mi ha ordinato di scriverle sopra un altro oggetto interessantissimo. Egli vede che la salute di Don Bosco deperisce ogni giorno e teme per l´avvenire del suo istituto. Vorrebbe dunque che Vostra Eminenza con quei modi che sa sì bene adoperare parlasse a Don Bosco, e lo facesse entrare nell´idea di designare la persona che egli crederebbe idonea a succedergli, ovvero a prendere il titolo di suo Vicario con successione. Il Santo Padre si riserverebbe a provvedere nell´uno o nell´altro modo, secondo crederebbe più prudente. Brama però che V. E. faccia subito questo, che riguarda così da vicino il bene dell´Istituto.

« La prego, se non è ardire, di fare a Don Bosco i rallegramenti da mia parte pel nuovo onore che ottiene l´Oratorio, ed io chinato al bacio della s. Porpora passo all´onore di segnarmi

Della Em. V. Rev.ma

Roma, Propaganda, 9 ottobre 1884.

Um.mo Dev.mo Servo

Domenico, Arcivescovo di Tiro.

«P.S. - Le sarei obbligatissimo se mi desse risposta subito circa l´affare suddetto ».

 

3. Don Bosco nomina suo Vicario-Successore Don Michele Rua.

Ricevuta questa lettera, l´Em.mo Sig. Cardinale Alimonda venne in persona a parlarne a Don Bosco, il quale accolse con vivo gradimento il suddetto invito fattogli a nome dello stesso Santo Padre. Egli il 28 di ottobre comunicò poscia al Capitolo Superiore il pensiero del Sommo Pontefice, ci fece rilevare l´alta sua benevolenza e il vivo interesse, che non ostante la sollecitudine per la Chiesa universale prendeva pel benessere della piccola nostra Congregazione, e intanto ci manifestò che aveva giudicato di interpretare il nostro sentimento designando a suo Successore ed eleggendo a suo Vicario il prelodato Don Michele Rua, in allora Prefetto della Congregazione. In questo senso Don Bosco scriveva al Vicario di Gesù Cristo apposita lettera, della quale con rincrescimento non venne dato di rinvenire copia.

La nominata lettera di Don Bosco unitamente con l´altra del Cardinale Alimonda andava a Roma difetta al Cardinale Lorenzo Nina di f. m. allora nostro Protettore, il quale la umiliava nelle mani del Santo Padre nella udienza del 27 novembre dell´anno medesimo. Il Papa fu oltremodo contento della scelta fatta da Don Bosco, e l´approvò, dando ordine che ne fosse emanato apposito decreto. Tre giorni dopo il Cardinale Protettore comunicava questa disposizione pontificia all´Eminentissimo Alimonda con lettera di questo tenore:

 

Em.mo e Rev.mo Sig. mio Osserv.mo,

« Giovedì scorso, giorno di mia ordinaria udienza, mi recai a dovere di presentare al Santo Padre la lettera di Don Bosco insieme a quella dell´Eminenza Vostra. Sua Santità rimase oltre modo soddisfatta e tranquilla nell´apprendere come all´avvenire dell´Istituto Salesiano rimarrebbe abbastanza bene provveduto coll´affidarne il regime a Don Rua, qualora venisse a mancare l´egregio Don Bosco, che Dio però conservi molti anni, al quale intanto il Santo Padre m´incaricò d´inviargli una particolare apostolica benedizione.

« Si compiaccia pertanto l´Eminenza Vostra tenerne di quanto sopra informato il prelodato Don Bosco quando le si presenterà l´occasione, ed intanto gradisca da mia parte i sensi della mia particolare stima e venerazione, baciandole umilmente le mani e raffermandomi

Di Vostra Eminenza

Roma, 30 novembre 1884.

Um.mo dev.mo ed aft.mo Servitor vero

L. Card. NINA ».

 

Alla sullodata lettera del Cardinale Protettore l´Eminentissimo Alimonda in data del 26 dicembre faceva riscontro con altra sua, dalla quale riproduciamo il seguente periodo, relativo all´affare del Vicario di Don Bosco con futura successione:

« E dapprima debbo ringraziarla dell´ultima venerata sua lettera nella quale aveva la bontà di riferirmi come il Santo Padre avesse gradito la nomina dell´ottimo Don Rua a Vicario Generale del Rev.mo Don Bosco, con diritto a succedergli nel governo della Congregazione Salesiana. Della bella notizia e molto più della benedizione apostolica dalla Em. V. comunicata, Don Bosco e i suoi religiosi si rallegrano grandemente e ne professano riconoscenza al loro amato Protettore ».

 

4. Motivi di dubbio e nuovo ricorso alla S. Sde.

Riprodotti questi documenti, dobbiamo ora farvi notare che parte di essi furono da noi ignorati sino alla morte del nostro carissimo Don Bosco, e ignorati al punto che, a malgrado di quanto egli ci aveva verbalmente comunicato, sorse tuttavia in noi e nello stesso Don Rua il dubbio, se questi dovesse ritenersi per suo Successore, oppure no. Questo dubbio non si dileguò neppure allora, quando ci vennero in mano alcune delle mentovate lettere; imperocchè mancava tuttavia il decreto dell´approvazione pontificia alla proposta fatta da Don Bosco, ed anche la lettera sua, per cui non potevamo conoscere se egli avesse designato un Vicario con futura successione o solo durante la sua vita. Per non commettere alcuna irregolarità, fu esposto il dubbio al Cardinale Alimonda, che fu pel sì; ma consigliò nondimeno Don Rua ad esporre ogni cosa al Santo Padre, domandando ulteriori sue savie disposizioni, e i membri del Capitolo Superiore a scrivere al Cardinale Lucido Maria Parocchi, Vicario di Sua Santità, presentemente nostro benevolo Protettore, informandolo del fatto. E così venne praticato.

Il sig. Don Rua, in data dell´8 scorso febbraio, dopo esposte al S. Padre le cose come le aveva ricavate dai citati documenti, terminava la sua lettera così:

« Beatissimo Padre, considerando la mia debolezza e incapacità trovomi spinto a farvi umile preghiera di voler portare su altro soggetto più adatto il sapiente vostro sguardo, e dispensare lo scrivente dall´arduo ufficio di Rettor Maggiore, assicurandovi però che coll´aiuto del Signore non cesserò di prestare con tutto l´ardore la debole opera mia in favore della Pia Società, in qualunque condizione venissi collocato ».

 

Il Capitolo Superiore, con a capo Mons. Giovanni Cagliero, scriveva alla sua volta la lettera seguente al Cardinale Protettore:

Eminenza Reverendissima,

« Il Sac. Michele Rua, già Vicario del venerando nostro Fondatore Don Giovanni Bosco, di cui piangiamo tuttavia l´irreparabile perdita, espose al S. Padre un dubbio intorno al Successore, e ne domanda e attende lo scioglimento dalla sua alta sapienza.

« Dal canto nostro noi umili sottoscritti saremmo lietissimi che il S. Padre confermasse a nuovo Rettor Maggiore ossia Superiore Generale dell´umile Società di San Francesco di Sales, il prelodato Sac. Michele Rua, designato già e proposto a suo Vicario dal nostro Don Bosco medesimo dopo invito ricevuto per parte di Sua Beatitudine, che nella sua paterna bontà desiderava vedere per tal modo assicurato il benessere della Congregazione Salesiana; anzi siccome, annoverati tra i primi Superiori noi conosciamo le disposizioni degli animi non solo degli elettori, ma di tutti i Soci, così siamo in grado di assicurare colla più intima persuasione del cuore che la notizia, la quale portasse che il S. Padre diede a nostro Superiore Generale il Sac. Michele Rua, sarebbe accolta non solamente con profonda sottomissione, ma con sincera e cordialissima gioia.

« Aggiungiamo di più: Ancorchè si addivenisse all´atto di una elezione secondo la Regola, tuttavia è sentimento comune che Don Rua sarebbe l´Eletto a pieni voti, e ciò in ossequio a Don Bosco che lo ebbe sempre quale suo primo confidente e braccio destro, ed anche per la stima che tutti ne hanno per, le sue esimie virtù, per la particolare abilità nel governo dell´Istituto, e per la sua  singolare destrezza nel disbrigare gli affari, di cui diede già luminose prove, sotto la direzione dell´indimenticabile e carissimo nostro Fondatore e Padre.

« Noi sottoponiamo umilmente questi nostri riflessi alla considerazione dell´Em.za V. Rev.ma qualora Ella nella ben nota sua prudenza giudicasse farne parola col Santo Padre, cui ci gloriamo riconoscere sempre qual Supremo Moderatore della Pia Società Salesiana, ed al quale promettiamo di lavorare, soffrire, vivere e morire in sostegno é difesa dell´Apostolica Sede, come colle parole, cogli scritti e coll´esempio c´insegnò a fare il lacrimato nostro Don Bosco.

« Non possiamo poi non cogliere questa propizia occasione per esternare anche in nome di tutti gli altri nostri confratelli gli intimi sentimenti di riconoscenza e di gratitudine verso la Em.za V. Rev.ma per la paterna bontà, con cui ci fece fin qui da Protettore. La preghiamo a continuarci la preziosa sua benevolenza, e Le promettiamo di fare quanto per noi si possa col nuovo Rettore che ci sarà dato, affinché l´uffizio di Protettore dei Salesiani non Le abbia da riuscire più difficile di quello che lo sia stato finora.

« Ciò speriamo tanto più ora, che possiamo confidare che il nostro buon Padre intercederà per noi con perfetta carità presso al trono di Dio e dell´augusta Regina del Cielo, Maria SS. Ausiliatrice.

« Abbia infine l´Em.za V. Rev.ma la insigne bontà di tenere gli umili suoi clienti ognora presenti nelle fervide sue preghiere, e mentre nella nostra pochezza supplichiamo il buon Dio che Le renda il contraccambio di quanto Ella fece e farà pei Salesiani, ci gode l´animo di professarci con altissima stima e profonda riverenza di Vostra Eminenza Reverendissima

Torino, 9 febbraio 1888.

Umil.mi ed Osseq.mi Servitori

Giovanni, Vescovo di Magida, Vicario Ap. della PatagoniaSett. — Sac. Domenico Belmonte, Prefetto — Sac. Giovanni Bonetti, Direttore Spirituale — Sac. Antonio Sala, Economo — Sac. Celestino Durando, Consigliere — Sac. Giuseppe Lazzero, Consigliere — Sac. Antonio Riccardi, pel Sac. Francesco Cerruti Consigliere assente ma consenziente — Sac. Giov. Battista Lemoyne, Segretario — Sac. Giulio Barberis, Maestro dei Novizi ».

 

5. Conferma della elezione di Don Rua e relativo decreto della Santa Sede.

Questa lettera del Capitolo Superiore tornò molto gradita al Cardinale Protettore il quale nell´udienza dell´11 febbraio riferendo a Sua Santità quanto spettava al Successore di Don Bosco, ne otteneva la conferma di Don Rua a Rettor Maggiore della Congregazione secondo il comun desiderio. L´Eminentissimo Parocchi aveva la grande bontà di darne avviso della stessa sera a Mons. Cagliero con questa lettera:

 

Ill.mo e Rev.mo Monsignore,

« Líeto di aver ottenuto dalla Santità di N. Signore l´esaudimento della giusta brama di V. S. Ill.ma e de´ suoi degnissimi confratelli, m´affretto a parteciparle, Monsignore carissimo, l´avventurata novella.

In questo punto il S. Padre ha riconfermata la nomina di Don Rua a Rettor- Maggiore della Congregazione Salesiana per 12 anni.

« Sia Lodato il Signore, qui mortificat et vivificar, deducit ad inferos et reducit!

« Dica per me tante cose ai soscrittori della lettera inviatami da V. S. Ill.ma, alle cui sante orazioni mi raccomando.

Di V. S. Reverendissima

Roma, 11 febbraio 1888.

Card., L. M. PAROCCHI ».

Quasi contemporaneamente a queste pratiche Don Rua andava a Roma, ed aveva la felicissima sorte di una privata udienza dal Santo Padre. Di questa vi darà relazione egli medesimo. Noi a compimento e quasi a corona di questa nostra esposizione vi diamo l´ufficiale Decreto di sua nomina, il quale è così concepito:

 

EX AUD. SS.

Die XI Februarii 1888.

« SS. D. N. Leo PP. XIII, audita relatione subscripti Cardinalis Salesianorum Protectoris, decretum confirmavit datum sub die 27 novembris 1884, relatore E.mo Nina tunc praefatae Congr. Protectore, quo decreto scilicet Sanctitas Sua Rectoris Maioris eiusdem Sodalitatis nominationi et successioni providit ( loco fundatoris optime meriti, quem SS.mus diu incolumem voluisset ), de persona Rev.mi D.ni Michaélis Rua, Salesianae Congr. Sacerdotis professi.

« Voluit insuper Sanctitas Sua, ut praelaudatus Sacerdog Michaél Rua nomen cum officio Rectoris Maioris haberet ad annos duodecim, juxta Congr. Salesianae statuta, quorum annorum computatio initium ab hodierna die sumat, idque officium et nomen tali modo susceptum singulare adeo habeatur, ut nunquam in exemplum adduci possit.

« Demwn mandavit SS.mus, ut de secuta decreti confirmatione et renovatione certior fieret S. C. Epp. et Regg., nec non electus cum Sales. Sodalitatis senioribus.

L. M. PAROCCHI

Sal. Congr. Card. Protector ».

 

Come vedete, carissimi Confratelli, oltre le buone qualità che già lo commendavano, il nuovo Rettore ci venne designato dal gran cuore del compianto nostro Padre e Fondatore Don Bosco, anzi ci venne dato dallo stesso Vicario di nostro Signor Gesù Cristo. Non occorre pertanto che noi ve lo raccomandiamo con

molte parole; imperocchè siamo più che sicuri che tutti lo amerete e lo obbedirete non solo per dovere e per la stima che gli portate, ma eziandio in ossequio al Santo Padre, e in grata memoria di Don Bosco, del quale per 30 e più anni fu il più intimo confidente, e del cui spirito s´imbevette fin dalla sua più verde età. Coll´amore e coll´obbedienza noi gli renderemo più leggero il peso della responsabilità, che si venne ora a posare sopra la sue spalle, o piuttosto sopra il suo cuore; e metteremo anche in pratica la calda raccomandazione, che ci fece il carissimo nostro Don Bosco in quella tenerissima lettera, che ci lasciò come testamento. Sì, amati fratelli, risuonino sempre alle nostre orecchie queste amorosissime parole del nostro buon Padre: Il vostro primo Rettore è morto, ma ne sarà eletto un altro, che avrà cura di voi e della vostra eterna salvezza. Ascoltatelo, amatelo, ubbiditelo, pregate per lui, come avete fatto per me.

Infine ci raccomandiamo alle preghiere di tutti, e alla nostra volta pregando che regni tra di voi la carità di nostro Signor Gesti Cristo, e che Maria Ausiliatrice stenda sul vostro capo il manto di sua materna protezione, godiamo di professarci nel Signore

Vostri aff.mi Confratelli

Giovanni Vescovo — Sac. Domenico Belmonte, Prefetto Sac. Giovanni Bonetti, Direttore Spirituale — Sac. Antonio Sala, Economo — Sac. Celestino Durando, Consigliere — Sac. Francesco Cerruti, Consigliere — Sac. Giuseppe Lazzero, Consigliere.

N.B. - Ricc;uta questa lettera, i Direttori raduneranno i Soci in conferenza e ne daranno lettura; poscia la riporranno nell´Archivio.

 

IV Prima lettera del Nuovo Rettor Maggiore

 

1. Stima che godeva Don Bosco presso le autorità ecclesiastiche. — 2. Raccomandazioni per iniziare quanto prima la Causa di Beatificazione. ‑

3.         Cerchiamo di renderci sempre più degni figli di tanto Padre. ‑

4.         Ringraziamenti e preghiere. — 5. Prima udienza avuta dal S. Padre: importanti direttive di Sua Santità. — 6. La Casa di Roma sia una Casa modello.

Torino, 19 marzo 1888.

Carissimi Figli in G. C.

Dopo la lettera spedita a tutte le Case salesiane dal nostro Rev.do Capitolo Superiore oggi per la prima volta vi scrivo nella nuova mia qualità di Rettor Maggiore, a cui malgrado la mia indegnità, venni dalla Divina provvidenza innalzato nel modo che in quella a voi tutti fu manifesto. Mi presento sotto gli auspizii di San Giuseppe, di cui corre in questo giorno la solennità; e nutro fiducia, che questo gran Santo, Patrono della Chiesa universale, vorrà colla sua Sposa Santissima essere altresì il Protettore speciale dell´umile nostra Società ed assistermi benignamente nel disimpegno del mio uffizio.

 

1. Stima di Don Bosco presso le autorità ecclesiastiche.

Avrei molte cose a dirvi, ma per questa volta giudico di fare cosa molto a voi gradita e profittevole raccontandovi l´udienza avuta da S. S. Leone XIII il giorno 21 Febbraio. Voi ne troverete più sotto apposita relazione. Da quella voi potrete rilevare in quale

alto concetto fosse tenuto l´amatissimo nostro Fondatore dal Vicario di nostro Signor Gesù Cristo.

Eguale stima posso pur dire che godeva presso gli Eminentissimi Cardinali ed altri distinti personaggi che ebbi l´onore di visitare: tutti parlavano del compianto Don Bosco coi più grandi encomi, anzi parecchi fra essi mi esortarono ad iniziare al più presto la causa per la sua beatificazione. In modo particolare il Cardinal Vicario nostro benevolo Protettore, il quale me ne aveva già fatto scrivere in proposito prima che andassi a Roma. Colà egli me ne parlò con molto interesse nelle due udienze che mi diede, e prendendo da lui congedo, le ultime sue parole furono: Le raccomando la causa di Don Bosco: le raccomando la causa di Don Bosco.

 

2.          Raccomandazioni per iniziare quanto prima la causa di Beatificazione.

Le espressioni del Sommo Pontefice e le dette raccomandazioni dell´Em.mo suo Vicario destarono in me due pensieri: Uno si è di mettersi tosto all´opera per raccogliere le memorie riguardanti la vita del nostro caro Padre.

Pertanto esorto caldamente tutti i confratelli a scrivere quanto essi conoscono di particolare sui fatti della sua vita, sulle sue virtù teologali, cardinali e morali, sui suoi doni soprannaturali, su guarigioni o profezie o visioni e simili. Siffatte dichiarazioni dovranno essere inviate al Direttore Spirituale, il Sac. D. Bonetti, incaricato di raccogliere e farne base all´iniziamento della causa. Per norma dei relatori noto eziandìo che a suo tempo essi potranno essere chiamati a prestare giuramento su quanto riferiscono e perciò raccomando la più grande fedeltà ed esattezza.

 

3.          Cerchiamo di renderci sempre più degni figli di tanto Padre.

L´altro pensiero che mi rimase fisso in mente fu che noi dobbiamo stimarci ben fortunati di essere figli di un tal Padre. Perciò nostra sollecitudine dev´essere di sostenere e a suo tempo sviluppare ognora più le opere da lui iniziate, seguire fedelmente i metodi da lui praticati ed insegnati, e nel nostro modo di parlare e di operare cercare di imitare il modello che il Signore nella sua bontà ci ha in lui somministrato. Questo, o Figli carissimi, sarà il programma che io seguirò nella mia carica; questo pure sia la mira e lo studio di ciascuno dei Salesiani.

 

4.       Ringraziamenti e preghiere.

Ora una parola di ringraziamento mi resta a dirvi. Molti di voi individualmente, dopo la dolorosa perdita sofferta, mí scrissero lettere piene di sentimenti di rispetto e d´affezione, facendomi le più belle promesse di obbedienza e piena sudditanza. Intendo colla presente di ringraziare cordialmente gli autori e tutti quelli che vi presero ed avrebbero voluto prendervi parte. Tali testimonianze di attaccamento e di religiosa soggezione riuscirono di non leggero alleviamento al mio dolore ed infusero nel mio cuore la fiducia di trovar meno scabroso il mio cammino.

Ciò non ostante non posso nascondere nè a me nè a voi il grande bisogno che ho delle vostre preghiere. Alla vostra carità pertanto mi raccomando, affinchè tutti mi sosteniate colle valide vostre orazioni. Dal canto mio vi assicuro che tenendovi tutti nel mio cuore, ogni giorno nella S. Messa vi raccomanderò al Signore, affinchè vi assista colla sua santa grazia, vi difenda da ogni pericolo, e sopratutto ci conceda di trovarci un giorno tutti insieme, nessuno escluso, a cantare le sue lodi in Paradiso, dove ci attende siccome ce lo scrisse, il nostro amatissimo Padre Don Bosco. Coraggio, cari figli in G. C., coll´aiuto di Dio e colla fedeltà a perseverare nella nostra vocazione riusciremo in questo affare così importante. Diffidando però di noi medesimi, ricorriamo concordemente alla nostra celeste Madre Maria Ausiliatrice, al suo purissimo Sposo S. Giuseppe ed al nostro Patrono S. Francesco: essi non mancheranno di venirci in aiuto.

Nei Cuori dolcissimi di G. e di M. abbiatemi sempre quale

mi professo

Vostro affino amico

Sac. MICHELE RUA.

 

5. Prima udienza avuta dal S. Padre: importanti direttive di Sua Santità.

Era il giorno 21 di Febbraio dell´anno corrente 1888. Ammesso pel primo all´udienza di quel dì verso le 10 antimeridiane, il S. Padre Leone XIII mi accolse con grande bontà e chiamandomi per nome mi disse:

—          Don Rua, voi siete il successore di Don Bosco: mi condolgo con voi per la perdita che avete fatta, ma mi rallegro perchè Don Bosco era un Santo e dal Cielo non mancherà di assistervi.

Io risposi al S. Padre:

—          Santità, io la ringrazio di queste consolanti parole che mi infondono grande coraggio. Intanto per la prima volta che ho la fortuna di presentarmi a V. S. nella qualità di Rettor Maggiore Le offro gli omaggi miei e di tutta la Pia Società di S. Francesco di Sales. Tutti i Salesiani vogliono essere sempre figli devoti, rispettosi, obbedienti, affezionati di V. S. e della Chiesa, continuando a lavorare quanto possono alla gloria di Dio ed al bene delle anime, sostenendo leopere iniziate dal compianto nostro Fondatore.

—          Bene, rispose il Papa, continuate quelle sante imprese, ma per ora procurate di assodarle bene. Per qualche tempo non abbiate premura di estendervi, bensì di sostener bene e sviluppare le fondazioni già fatte.

—          È precisamente, risposi, la raccomandazione fattami per iscritto dal nostro caro Don Bosco, che in un Promemoria fra le altre cose mi notò di sospendere per qualche tempo l´apertura di nuove Case per completare il personale in quelle già esistenti.

—          Sì, sì, disse Sua Santità, conviene fare in questo modo, tanto pei Salesiani quanto per le Figlie di Maria Ausiliatrice:

affinchè non avvenga come a qualche altro Istituto che si estese troppo rapidamente e poi non potè sostenersi in modo convenevole; mandando solo due o tre persone a fondare nuove Case ed abbandonandole a se stesse fecero poco buona riuscita.

Qui io feci notare al Santo Padre che i Salesiani devono, secondo la Regola inserta dalla S. Sede nelle loro Costituzioni, essere in numero di sei per ogni nuova fondazione e che questo era una buona salvaguardia.

Il Papa continuando il suo ragionamento soggiunse: — Sovratutto procurate che le persone che dovete mandare nelle varie Case siano ben ferme nella virtù. Al che si deve provvedere specialmente nel noviziato. E voi lo fate far bene, il noviziato? Per quanto tempo?

—             S. Padre, risposi, il noviziato si suol fare da noi per un anno dagli aspiranti alla carriera Sacerdotale e due dai coadiutori.

—             Va bene, soggiunse Sua Beatitudine, ma raccomandate a chi li dirige di attendere diligentemente alla riforma della vita dei novizi. Questi quando entrano portano con sè della scoria; e quindi hanno bisogno di essere purgati e venir rimpastati allo spirito di abnegazione, di obbedienza, di umiltà e semplicità e delle altre virtù necessarie alla vita religiosa; e perciò nel noviziato lo studio principale e direi unico dev´essere di attendere alla propria perfezione. E quando non riescono a correggersi, non abbiate timore di allontanarli. Meglio qualche membro di meno, che avere individui che non abbiano lo spirito e le virtù religiose.

—             Santità, la ringrazio di questi santi consigli e procureremo di farne tesoro, come provenienti dal Capo della Chiesa, dal Vicario di Gesù Cristo, a cui il nostro amato Don Bosco c´inculcava cotanto di professare la più illimitata obbedienza, rispetto ed affezione. Anzi ricordiamo benissimo, come in quest´ultima malattia, anche quando non aveva più che un filo di voce, di tratto in tratto parlando ai Superiori, che circondavano il suo letto, loro diceva: Dovunque vadano i Salesiani procurino sempre di sostenere l´autorità del Sommo Pontefice, e di insinuare ed insegnare rispetto, obbedienza ed affetto alla Chiesa ed al suo Capo.

A queste parole il S. Padre parve commuoversi e disse:

— Oh! si vede che il vostro Don Bosco era un santo simile in questo a San Francesco d´Assisi, che quando venne a morire raccomandò caldamente ai suoi religiosi di essere sempre figli devoti e sostegno della Chiesa Romana e del suo Capo. Praticate queste raccomandazioni del vostro Fondatore e il Signore non mancherà di benedirvi.

Domandò poi notizie delle Case d´Italia, di Francia, Spagna, d´Inghilterra, Austria ed America, fermandosi con particolare compiacenza a parlare delle Missioni della Patagonia e della Terra del Fuoco. Mi chiese pure se conosceva tutte quelle Case, specialmente quelle d´Italia: udita la risposta affermativa, dimandò notizie di Mons. Cagliero. Risposi che Mons. Cagliero per devozione al S. Padre, per partecipare al suo Giubileo sacerdotale erasi recato in Italia, e che il Signore lo aveva ricompensato con fargli avere la consolazione di poter assistere l´amato nostro Padre nella sua ultima infermità e nella sua morte, raccogliendo dal suo labbro le ultime raccomandazioni e consigli, anzi di potergli amministrare i Sacramenti.

—           Ma c´eravate anche voi?

—           Sì, Santo Padre, anch´io l´ho assistito: ma essendo Vescovo Mons. Cagliero, ho creduto conveniente lasciare a lui tale incarico.

—           Bene, era a proposito.

A questo punto io ripresi la parola per ringraziare S. S. della benevolenza usata–finora alla nostra Pia Società ed anche delle

parole piene di bontà indirizzate a nome suo dall´Em.mo Card. Segretario di Stato nell´occasione della morte di Don Bosco, ed intanto pregarla di continuarci l´alta sua benevolenza. Il S. Padre rispose:

—           Ho sentito anch´io vivamente la perdita del vostro Padre, e quando il Cardinal Segretario di Stato me ne diede da parte

vostra la notizia, ho voluto indicargli precisamente le parole che avrebbe avuto ad usare nella risposta. Ora tutto l´affetto e la benevolenza che portavo a D. Bosco, l´avrò per voi e per la Società da lui fondata.

—           La ringrazio tanto, Santità: e queste parole mi sono del più grande conforto. Ora la prego rispettosamente a voler benedire me, i miei cari confratelli, tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice, tutti i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane, come pure tutti i nostri allievi e dipendenti.

—           Sì, volentieri e di cuore benedico voi, i vostri Confratelli, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i vostri buoni Cooperatori e Cooperatrici e tutti quelli che vi stanno a cuore.

—           Santità, se permettete chiamerò a ricevere la benedizione anche il nostro Procuratore Generale ed il mio Segretario che sono nell´anticamera ad aspettare.

—           Sì, chiamateli che vengano anch´essi.

 

 

6. La Casa di Roma sia una Casa modello.

Suonato un campanello, si fecero venire avanti. A D. Cagliero Procuratore e Direttore della Casa di Roma il S. Padre disse:

—           Noi ci siamo già visti?

—           Sì, Santità, sono il Procuratore Generale dei Salesiani e Direttore della Casa del Sacro Cuore qui in Roma.

Allora il Santo Padre soggiunse: — Procurate che la Casa di Roma sia una Casa modello, poichè essa è molto importante.

Io osservai: — Fu appunto questo l´argomento della conferenza che ho tenuto ai confratelli di detta Casa in questi giorni.

Il S. Padre soggiunse: — Eh già, poichè la Casa di Roma è dove sta il Papa, sotto ai suoi occhi, si può dire; a lui può esser subito riferito quanto in essa avviene. — Don Cagliero rispose: — Santità, procureremo di fare il possibile per corrispondere all´alta sua bontà e ai sapienti suoi avvisi.

—           Sì, fate in modo di procurar sempre consolazione al Papa, soggiunse accentuando quest´ultima parola.

Ciò detto, con effusione di cuore il S. Padre c´impartì l´implorata benedizione; dopo cui, avendogli noi baciato nuovamente il sacro Piede e la Mano, ci congedò.

SaC. MICHELE RUA.

 

V Norme sull´uso del libro dei privilegi

Torino, 8 giugno, 1888

Dilectissimis in Christo Filiis, Inspectoribus et Directoribus Domorum universae Salesianae Congregationis, salutem in Domino.

Opus, quod Joanni Bosco Sacerdoti, Fundatori nostro ac patri peramantissimo, plurimum cordi erat, et cuius coagmentationem in unum ac dispositionem Joachim Berto praesbytero, ex nostris solertissimo, ipsemet demandaverat, ad finem tandem perductum et typis impressum, hoc volumine vobis libenti animo offero, fratres, et filii in Christo dilectissimi.

Operi titulus est: Elenchus privilegiorum, seu facultatum et gratiarum spiritualium, quibus potitur Societas S. Francisci Salesii, ex S. Sedis Apóssiblicae concessionibus directe, et Congregationis SS. Redemptoris communicatione.

Priusquam typis excuderetur, attenta ac severa trutina, quoad ejus fieri potuit, permagnum opus pensatum fuit ab aliquibus Congregationis nostrae theologis, qui testati sunt nihil censura dignum in ipso contineri, omniaque ad Ecclesiae leges, aliisque Congregationibus factas Apostolicas concessiones conformata ac consona esse.

Quod vero ad nos attinet, testamur, omnia diplomata et Documenta, quae in eodem opere adferuntur, authentica et vel ex

archivio nostro generali, vel ex aliis locis omnino fide dignis, deprompta esse.

Interim vero dum concedimus, ut praedictus Elenchus ad omnium Presbyterorum Congregationis Nostrae manus perveniat,

qui ad audiendas Confessiones adprobati sint, simul districte et sub obedientia prohibemus, ne quis eumdem librum externis commodet, vel tradat, vel Documenta ex eo descripta singillatim

communicet, nisi ad id specialissimam licentiam in scriptis a Nobis obtinuerit. Ne autem finis hujus prohibitionis fortuito vel incuria

frustretur, omnibus Directoribus specialem hac de re vigilantiam injungimus, et volumus, ut solus Superior apud se exemplar retineat, et id nulla unquam causa extra Domum auferri sinat.

Si ab Ordinariis postulari contigerit, ut Privilegia Nostrae Congregationis probentur et Documenta exhibeantur, nullus Su‑

perior localis propria auctoritate agat, sed Inspectorem certiorem reddat, qui antea, nisi res urgeat, ad Nos referat, ut ipsi authenticas Documentorum copias communicare et aptiorem se gerendi modum suppeditare valeamus. In hujusmodi quippe negotlis de juribus Universae Congregationis agitur.

Insuper, si qua difficultas, si quod dubium circa aliquod privilegium, vel ejusdem interpretationem applicationemque, exoria‑

tur, unusquisque non suo se gerat judicio, verum ad Nos referat, qui collecto, si oportuerit, Capitulo, opportunam solutionem dabimus.

Demum vobis, Sociis nostris, adolescentibus omnibusque, sollicitudini vestrae commendatis, omnia bona a Beatissima Virgine Maria, Christianorum Auxiliatrice et Matre piissima toto corde lubentique animo adprecamur.

Pax et Benedictio Dei Omnipotentis et Gratia Domini Nostri Jesu Christi sint semper Nobiscum. Amen.

Datum Taurini in Asceterio Salesiano, die VIII mensis junii, festo SS. Cordis Jesu, anno MDCCCLXXXVIII.

Sac. MICHAÉL RUA Rector Major.

 

VI Norme amministrative

Allegato: Sul modo di servirsi del Registro delle Pensioni

Torino, 29 novembre 1888.

Carissimi Direttore e Prefetto,

 

1. Norme amministrative.

Avrete notato, che il registro delle pensioni ha subito qualche leggera variazione nella forma dei rendiconti trimestrali, essendovi in capo a ciascuno con quadretto un sunto del rendiconto precedente. Per procedere sempre d´accordo, credo conveniente darvi qualche norma sul modo di servirsi di tale registro, che troverete nel foglio qui annesso. Queste norme voi potrete attaccarle in principio del nuovo registro-pensioni, a servizio di chi dovrà averne cura.

Con questa occasione, vi raccomando caldamente di essere diligenti nel riportare al registro suddetto tutte le provviste, riparazioni e spese di qualsiasi genere, almeno una volta al mese, facendo uso di abbreviazioni nell´indicare i vani generi di spese e spedire regolarmente, ogni tre mesi, il rendiconto a chi di ragione, come prescrive il Regolamento delle nostre Case nel Capo II, art. 9.

Abbiasi pur sempre sollecitudine per tenere i registri in modo che, qualora altri dovesse occuparsene, possa prenderne facilmente intelligenza e pratica.

Iddio vi benedica e vi aiuti a disimpegnare bene questo vostro dovere, da cui dipende, in gran parte il mezzo di sostenere le nostre Case e continuare a far del bene alla nostra gioventù e a servizio della Religione.

Credetemi sempre quale mi professo.

Vostro aff.mo in G. e M. Sac. MICHELE RUA.

 

2. Allegato: Sul modo di servirsi del Registro delle Pensioni.

1.                   Quando arriva un alunno, se si tratta di un nuovo allievo, oppure di uno che saldò interamente il debito dell´anno precedente, si farà il conto sul registro cominciando dall´entrata, poi pensione, bucato ecc., e si fa l´addizione. Copiandolo sull´apposita parcella si consegna o si spedisce ai genitori o chi per essi. Se poi si tratta di un giovane che finì l´anno precedente lasciando qualche debito, nel suo ritorno si riempie il piccolo quadretto accanto al 1° rendiconto, ponendovi il sunto dell´ultimo rendiconto presentato; si noterà cioè il residuo debito sulla prima linea; i pagamenti fatti nel corso delle vacanze sulla seconda; ed il residuo di debito o credito al posto ivi indicato. Se si fecero per lui provviste nelle vacanze si notano sulla linea ivi indicata. Poi si nota l´entrata, la pensione, il bucato, il caffè ecc., e fatte le debite addizioni, risulterà il debito a pagarsi nel ritorno dell´allievo, e, copiando in parcella ordinaria il rendiconto così redatto, si presenta o si spedisce ai genitori o chi per essi. Il risultato di tale parcella si noti pure subito nella prima linea del 2° rendiconto. Le somme che verranno pagate a soddisfazione di tale conto si noteranno di seguito l´una dopo l´altra nella 2a linea del 2° rendiconto.

2.                   Sul finire del 1° trimestre facciasi la somma di tali pagamenti a suo posto, e, fatta la sottrazione, notisi la differenza al luogo ivi accennato, indi le provviste fatte nel 1° trimestre, la pensione dovuta pel 2° trimestre che sta per incominciare, il

bucato ecc., e fatta l´addizione, si copia sulla parcella ordinaria e si spedisce. Così in seguito negli altri trimestri.

3.                 Come si può scorgere dal suesposto, occorrono due moduli di parcelle dei rendiconti: una per rimettere nell´entrata, l´altra pei seguenti rendiconti. Qui vi unisco copia di entrambi.

4.                 Come fare per gli alunni che entrarono senza che loro si consegnasse il 1° rendiconto?

R. Si faccia il 1° conto sul registro e nello spedire il rendiconto al termine del 1° trimestre si unisca anche copia del 1° rendiconto fatto nel modo sovra indicato.

 

VII Studio della Teologia - Norme pratiche

Torino, Festa di S. Francesco di Sales 1889.

Carissimo Direttore,

 

1.       Studio della Teologia.

Nel desiderio di promuovere ogni dì più fra i nostri chierici l´amore e lo studio della Teologia, si è tenuta qui all´Oratorio una adunanza a´ 23 ottobre p. p.: Sono lieto parteciparti come siasi in generale constatato un felice miglioramento negli studi teologici, miglioramento che, continuato e cresciuto, sarà certo di non poco vantaggio alla nostra Pia Società, trattandosi d´un punto cotanto importante così per l´istruzione necessaria allo stato sacerdotale, come per la stessa vocazione religiosa. Siccome però furono pure particolarmente rilevati due difetti abbastanza meritevoli di considerazione, cioè deficienza di piena intelligenza e mancanza di esposizione sufficientemente sicura e precisa, così ti notifico pure quello che fu deliberato, a fine di ovviare a questi due difetti, tenendo per base le nostre Deliberazioni Capitolari e la disposizione delle adunanze anteriori.

 

2.       Norme pratiche.

1) Si facciano regolarmente in ciascuna Casa le cinque ore di scuola alla settimana, stabilite dalle Deliberazioni Capitolari ed in esse s´interroghi frequentemente e si faccia recitare per turno.

2)                     Dove o quando questo non si potesse assolutamente fare vi si rimedi almeno con qualche conferenza del Direttore o di altri, settimanale, nella quale, sotto la presidenza del Direttore o di altro dei Superiori od anche del più idoneo dei chierici stessi, si esponga seriamente la parte assegnata per giorno, triduo o settimana.

3)                     Si tenga una conferenza ogni mese nella quale si ripeta tutta la parte studiata o dovuta studiare in detto mese.

4)                     All´Oratorio e a Valsalice questa conferenza si faccia alternativamente ogni settimana materia per materia, sicchè entro il mese si ripeta quanto fu in esso assegnato di Teologia fondamentale, dogmatica, sacramentaria, morale ed ermeneutica sacra.

5)                     I Direttori si adoperino con la più scrupolosa cura, affmchè i nostri soci studenti di Teologia subiscano regolarmente gli esami su tutti i trattati assegnati per l´anno in corso. Questo è necessario, anche perchè non abbiano poi a ritardare le sacre ordinazioni, vedendosi per esperienza che generalmente, ricevuto il Presbiterato, manca il tempo o la possibilità di completare gli studi sopravanzati.

Sono persuaso che questi avvisi saranno da tutti favorevolmente accolti e fedelmente messi in pratica. Lo desidero pel bene della nostra Pia Società e per la memoria dell´amatissimo nostro Don Bosco, che sai quanto abbia lavorato per l´educazione intellettuale e religiosa dei suoi figli.

Approfitto volentieri dell´occasione per salutarti caramente ed implorare sopra di te e su tutti i confratelli e giovani di cotesta Casa le più elette benedizioni del Signore.

Tuo aff.mo in G. e M. SaC. MICHELE RUA.

 

VIII Convocazione del 5° Capitolo Generale
ed Avvisi

1. Convocazione. — 2. Membri del Capitolo Generale e Regolatore. ‑

3.     Vigilanza sulle letture da evitare. — 4. Cura delle vocazioni.

Estate 1889

Carissimo Direttore,

 

1.     Convocazione.

Siamo ormai al termine del triennio dopo il 4° Capitolo Generale, tenuto dalla nostra Pia Società di San Francesco di Sales. Secondo il Regolamento, io fin d´ora vi annunzio che nelle prossime autunnale vacanze avrà luogo il 5° Capitolo Generale, affinchè, dandone alla vostra volta avviso a´ vostri dipendenti, li esortiate a pregare con voi per la buona riuscita, ed intanto quelli che, secondo le nostre regole, debbono prendervi parte possano disporre le cose loro in guisa da potersi trovare qua presenti in quella circostanza.

 

2.     Membri del Capitolo Generale e Regolatore.

Coloro che debbono intervenirvi, come sapete, sono i membri del Capitolo Superiore, gli Ispettori ossia i Visitatori, il Procuratore generale, i Direttori delle Case, ed i Maestri dei Novizi. Quanto ai luoghi di Missioni, dovrà venire ogni Ispettore od un suo delegato, con uno dei Direttori della propria Ispettoria, scelto dall´Ispettore d´intelligenza col Rettor Maggiore.

Il Regolatore del Capitolo Generale sarà il Consigliere Sig. Don Celestino Durando, il quale tra breve vi spedirà lo schema degli argomenti che si avranno a trattare, fissando il tempo ed il luogo in cui si terrà il Capitolo. A lui pertanto si dovranno spedire le osservazioni, idee e considerazioni che parranno opportune come pure le nuove proposte che paressero necessarie.

 

3. Vigilanza sulle letture da evitare.

Approfitto dell´occasione per fare qualche raccomandazione che avrei voluto fare in principio dell´anno. Ai Signori Ispettori e Direttori raccomando caldamente di vegliare attentamente, affinchè non si introducano nelle nostre Case letture pericolose contrarie alla moralità od ai sani principi di religione e di pietà, di cui devono essere informati i cuori dei nostri dipendenti ed allievi, per riuscire veri educatori della gioventù e buoni cristiani. Ricordiamoci delle sollecite cure che adoperava il compianto nostro Padre Don Bosco, per somministrare alla gioventù, ed in generale al popolo cristiano, il pascolo di buone letture e distoglierli dai pascoli velenosi di libri immorali, di letture irreligiose e di autori che, per amore di novità o per qualsiasi altro motivo, cercano scalzare ogni principio di autorità religiosa, civile e letteraria. Le Letture Cattoliche, la Biblioteca della Gioventù italiana, tante ottime pubblicazioni proprie ed altrui, lo stesso impianto di varie tipografie sono altrettante prove del suo zelo, per impedire lo strazio delle anime che va facendo la stampa immorale ed irreligiosa. Adoperiamoci adunque a calcare le sue orme, a vantaggio della gioventù e del personale affidato alla nostre cure, coll´allontanare dalle nostre case e scuole le pericolose letture.

 

4. Cura delle vocazioni.

Altra cosa che desidero raccomandarvi è la coltura delle vocazioni. Ciascun Direttore, d´accordo cogli altri Superiori della propria Casa, si dia la massima sollecitudine per non lasciar fallire le vocazioni ecclesiastiche o religiose che il Signore avessegli affidate a coltivare. A tal fine sarà molto utile leggere attentamente quanto prescrivono le Deliberazioni dei Capitoli generali alla Dist. III, Capo IV, e metterne in pratica le norme come meglio sarà possibile. Facciamo in modo che non si abbia da render conto a Dio delle vocazioni che egli avesse suscitate a servizio della Chiesa e della nostra Pia Società, e che fossero andate perdute per nostra negligenza.

Il Signore ci aiuti a mantenerci tutti saldi e ferventi nel suo santo servizio. Io lo pregherò per voi e pei vostri dipendenti, voi pregatelo per chi ha il piacere di essere

Vostro aff.mo amico in G. C. SaC. MICHELE RUA.

P.S. - Ricevuta la presente, si procuri di comunicarla al più presto ai propri dipendenti, formando di queste raccomandazioni argomento di qualche conferenza ai Confratelli.

 

IX Studi salesiani

1. Viribus unitis anche negli studi. — 2. Stima di Don Bosco per i classici latini cristiani. — 3. Doppia collana di autori latini. — 4. Gli autori italiani. — 5. Circa la lettura dei romanzi. — 6. Norme di prudenza cristiana riguardo alle letture. — 7. Sul modo d´insegnare. — 8. In guardia contro il prurito di novità. — 9. Non censurare gli uni e gli altri.

Torino, 27 dicembre 1889.

Carissimi Figli in G. C.

 

1. Viribus unitis anche negli studi.

Oggi, festa dell´Apostolo della carità e onomastico dell´amato nostro Padre, giudico far cosa a loro e a voi gradita coll´indirizzare a tutti i nostri Direttori e, per mezzo di essi, a tutti i cari Confratelli Salesiani, alcune considerazioni che gioveranno, spero, a mantenere e a far fiorire fra di noi quella pace e quella carità che Gesù è venuto a portare agli uomini di buona volontà, dal cui novero nutro fiducia che nessuno di noi meriti essere escluso. Già le esposi in una conferenza, tenutasi in Valsalice l´ultimo giorno degli esercizi spirituali; ma affinchè possano arrivare a cognizione di tutti, le misi in iscritto e con questa mia lettera ve le comunico.

In questi ultimi anni si scorgeva qualche disaccordo intorno agli studi, intorno alle materie scolastiche,´ intorno al sistema di

insegnamento. Affinchè questo non dia occasione a conseguenze dispiacenti, dobbiamo mettervi rimedio. Come operai di una stessa vigna evangelica, è necessario che, unitis viribus, anche colla letteratura e colle scienze tendiamo al nostro scopo di promuovere la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Io fin dall´anno scorso ho voluto occuparmi dell´esame di tali divergenze; anche in quest´anno ho continuato le mie attente osservazioni, e, presa una giusta cognizione delle cause che avevano cagionato tali dispiaceri, spero che sarà facile il metterci d´accordo.

Trovo che da tutti si conviene in due punti d´unione: Primieramente tutti siete animati dal desiderio del bene, di vedere i nostri giovani avviati negli studi, nelle lettere e nella virtù; in secondo luogo tutti siamo d´accordo in un´illimitata venerazione a Don Bosco, ai suoi desideri, consigli ed ordini.

Ciò posto, senza entrare in tante disquisizioni, come uno dei figli più anziani di Don Bosco e suo confidente intimo, avendo conosciuto bene le sue idee e le sue intenzioni, vengo ad esporvi semplicemente i suoi desideri, i suoi consigli, i suoi ordini e son certo che volonterosamente voi li seguirete.

 

2. Stima di Don Bosco per i classici latini cristiani.

Il primo punto di disaccordo è intorno allo studio dei classici latini. Questi si dividono in due categorie, pagani e cristiani. Don Bosco fino dai primi tempi dell´Oratorio dimostrò sempre vivo desiderio che si studiassero anche i classici cristiani. Provava gran pena nel sentire come alcuni professori deridessero il latino della Chiesa e dei Padri, chiamandolo con disprezzo latino di sagrestia. Egli diceva che coloro i quali disprezzano la lingua della Chiesa si mostrano ignoranti delle opere dei Santi Padri, i quali in buona sostanza formano da soli la letteratura latina di un´intera età, splendida letteratura, che per molti lati eguaglia nella forma l´età classica, e per magnificenza e nobiltà di idee di gran lunga la supera. Ed ebbe perfino a sostenere dispute con personaggi dottissimi in belle lettere, benchè. sempre con prudenza e con carità. E le sue ragioni erano tali di natura loro da trarli alla propria opinione. E non risparmiò i rimproveri a chi aveva stampato note di censura sullo stile e sulla lingua dei SS. Padri, dimostrando aver torto colui il quale non volesse vedere il bello di questi preziosi volumi. Fin dal 1850 per parecchi anni egli stesso, in tempo di vacanze, ci spiegava vari brani di questi autori ecclesiastici, specialmente le lettere di S. Girolamo, e manifestava sempre un vivo desiderio che fossero studiate.

Quando Pio IX in una Enciclica sciolse la questione tra Mons. Dupanloup ed il Gaume, dicendo che si unisse bellamente lo studio dei classici pagani con quello dei classici cristiani, per rivestire di forma classica le idee cristiane e dando norme su questo punto, Don Bosco ripeteva essere le sue idee in perfetto accordo con quelle del Papa e continuava ad inculcare la necessità di studiare i classici cristiani. Don Bosco non isprezzava i classici profani; li aveva studiati, ne possedeva dei lunghissimi brani a memoria e li commentava maestrevolmente. Discorrendo con valenti Professori mostrava talvolta tanta erudizione, da trarli in ammirazione e farli esclamare, che mai si sarebbero immaginato che Don Bosco avesse tanta profondità di cognizioni nella letteratura latina. Ma non poteva disconoscere che i classici profani possono essere pericolosi, senza il correttivo degli autori cristiani e dei loro insegnamenti.

 

3. Doppia collana di autori latini.

Quindi è che Don Bosco con grandi spese e fatiche volle che fosse stampata una selecta di autori profani latini, purgandoli da ciò che poteva nuocere al buon costume; e quindi una selecta di classici cristiani. Se vogliamo adunque seguire le orme di Don Bosco, se desideriamo fare a lui cosa grata, uniamoci nel praticare questo saggio principio: Sono necessari gli autori classici profani per imparare l´eleganza della lingua latina, ma sono egualmente

necessari gli autori cristiani, perchè contengono la verità e sotto una forma tutt´altro che negletta. Ed i maestri nella scuola s´adoperino a far risaltare in questi scritti dei SS. Padri l´eleganza dello stile, grazia di lingua, robustezza e sublimità di concetti; che anzi il bello letterario di alcuni di essi sta talvolta a paro coi medesimi autori del secolo d´oro della latinità.

Non mi dilungo ulteriormente su questo punto, che trovasi più diffusamente trattato nell´opuscolo del nostro Consigliere scolastico Don Cerruti, intitolato: Idee di Don Bosco sull´educazione ecc. In quello voi troverete le precise idee di Don Bosco su questo argomento; io le volli rileggere ultimamente con attenzione, e dovetti constatare che realmente vi erano con tutta fedeltà esposte quelle idee, che più e più volte aveva io stesso udite ripetere e inculcare dal labbro del nostro caro Padre. Leggetele adunque e mettetele in pratica.

 

4. Gli autori italiani.

Il secondo punto di disaccordo riguarda gli autori italiani. Gli uni dicono doverci attenere al classicismo antico degli scrittori italiani, con quelle modificazioni però che son richieste dai tempi; gli altri parteggiano per gli autori moderni, e sostengono doversi scrivere come si parla. Vediamo quali fossero i pensieri e i desideri di Don Bosco, manifestati colle parole e colle opere. Egli studiò i classici italiani, e negli ultimi anni di sua vita si ricordava ancora recitava a memoria con gran piacere canti interi di Dante e poesie di altri autori. Egli sentì il bisogno di studiarli, come cosa necessaria ad imparare bene la lingua ed a formarsi un bello stile ne promosse lo studio. Vide però i pericoli che in questo studio avrebbero incontrati i giovanetti, tanto più che molti sono proibiti dalla Chiesa, o dalla legge nàturale; e si sobbarcò all´impresa assai costosa e laboriosa di correggerli. Promosse perciò le edizioni della Biblioteca dei classici italiani per la gioventù. Egli stesso 3u1 principio faceva la scelta degli autori, li distribuiva da correggere e commentare a questo, a quell´altro Professore. Non avrebbe voluto pubblicare certi classici, appunto perchè proibiti o pericolosi; ma i programmi governativi li esigevano; quindi si raccomandò che di questi autori fossero scelti i passi meno nocevoli, volle che venissero toccati e ritoccati, e poi diede ancora norme perchè nello spiegarli si eliminasse ogni pericolo. Chi lasciasse per le mani dei giovani questi libri non purgati, farebbe certamente contro la volontà di Don Bosco. Secondando adunque lo zelo del nostro Padre, atteniamoci per regola ordinaria alla nostra Biblioteca succitata.

Le norme da tenersi per la spiegazione di questi classici vennero pure da lui date; e si trovano nel regolamento della Casa, ove si parla dei maestri. In modo speciale ci raccomanda di guardarci bene dal citare agli allievi, a sfoggio di erudizione, autori cattivi, e molto meno farne l´elogio, neppure quanto alla lingua o ad altri pregi accessori. Che se si deve spiegarli in iscuola, mettasi sempre in piena luce la verità che si oppone ai loro errori, e facciansi le debite osservazioni sul danno che i giovani potrebbero ricavare dalla lettura dei medesimi. In una parola, si abbia sempre pronto il contravveleno.

A proposito di questi libri, Don Bosco raccontava di una conversazione che ebbe col meritamente celebre professore Amedeo Peyron. Gli aveva portate le bozze di stampa della Storia d´Italia, pregandolo a voler leggere, correggere liberamente e dare il suo giudizio su quel lavoro. Tra le altre brevi biografie degli uomini illustri aveva pur messa quella di Vittorio Alfieri. Il Peyron disse a Don Bosco: — E perchè in un libro destinato alla gioventù mette la biografia dell´Alfieri, che di costumi era sì guasto e d´idee così perniciose? Tolga questa biografia; l´Alfieri meglio sarebbe se non fosse conosciuto. Se lei lo nomina, o, peggio, ne tesse le lodi, nei giovani si desterebbe la curiosità di andare a comprare e leggere le opere, con danno grave della loro fede e dei loro costumi. La tolga.

E Don Bosco così fece.

 

5.       Circa la lettura dei romanzi.

Ai giorni nostri c´è la smania di leggere romanzi; la gioventù leggera non vuol saperne di letture serie. Dobbiamo opporci alla sua leggerezza. Se i racconti non insinuano la virtù, la religione, la pietà, non mai siano da noi letti. I libri leggeri ed appassionati

sono pericolosi specialmente per la moralità. Don Bosco era molto rigoroso su questo punto; e diceva continuamente che i romanzi

sono il fornite delle passioni. Neppur consigliava la lettura dei Promessi Sposi. La tollerò solamente quando fu nelle scuole prescritta dal governo. Da ciò si argomenti che cosa Don Bosco pensasse degli altri romanzi.

Intesi con pena che in qualche nostra Casa penetrarono libri di moderni autori, che sono apertamente conosciuti per la loro opposizione ed odio alla religione ed alla moralità. Non occorre che io li nomini, chè son noti specialmente ai Direttori e ai Professori. Oh quanto Don Bosco soffriva allorchè veniva a sapere che nelle sue Case s´introducevano libri di simil fatta! E voi tutti sapete come, in principio di ogni anno, sempre facesse consegnare la lista dei libri che ciascuno aveva, per eliminarne i pericolosi. Si impedisca adunque con ogni sforzo e vigilanza la lettura dei libri cattivi, e particolarmente dei romanzi pericolosi.

 

6.       Norme di prudenza cristiana riguardo alle letture.

E quali norme, mi domandarete voi, per conoscerli? Per i libri, che di mano in mano escono alla luce, leggete la bibliografia li qualche buon periodico, come per es. della Civiltà Cattolica, iella Scuola Cattolica, della Scienza e Fede, dei Fiori Cattolici 2cc., e vi troverete sempre un giudizio sicuro. In ogni Casa vi sia ma copia di qualcuno di questi autorevoli periodici. Oggigiorno ;i stampa con fina malizia, in odio a Dio e alla Chiesa e per corompere la gioventù. Come si potranno salvare da morale rovina i ettori di questi libri? Il fondo di essi è il disprezzo di ogni autorità: del Papa, della Chiesa, dei Concilii, dei Governi, di ogni principio di sana morale, colle teorie del libero pensiero, del verismo, del socialismo, comunismo ecc. Quanto a letteratura, questo disprezzo si estende pure a tutte le autorità letterarie, ai classici e a quanto sa di antichità onesta e religiosa.

Non si ha certo neppure da studiare la lingua sui giornali. Nè si dica che bisogna scrivere come si parla; questo è un vero pretesto per non istudiare. Non disdegniamo d´imparare la lingua dei classici ed anche di fare raccolta giudiziosa di quelle frasi che, usate con sobrietà, sono l´ornamento degli scritti, e dànno forza alla parola. Questo studio si raccomandi ai nostri allievi, insegnando in pari tempo a farne uso con discrezione.

Noi che vogliamo farci intendere dal popolo, dobbiamo cercare di essere semplici e chiari. Ma questa semplicità e chiarezza è sempre conseguenza di lunghi studi. Chi ha studiato bene la lingua e la possiede, molto più facilmente troverà le parole acconce a stampar le idee nella mente degli ascoltatori e a muoverne i cuori. Vi dirò come faceva Don Bosco, per rendere i suoi scritti chiari e ameni. Usava sempre molta diligenza per conservare la proprietà e la purezza della nostra lingua. Le sue opere poi le dava a rivedere qualche volta a Silvio Pellico, sovente al sullodato Prof. Peyron, al Prof. Don Picco, i quali non di rado correggevano qualche frase o toglievano qualche difetto di elocuzione. Per assicurarsi sempre più di essere intelligibile a tutti, talvolta chiamava sua madre, voleva che stesse a sentire qualche pagina, e finchè essa non avesse compreso perfettamente il senso delle parole, non cessava dal correggere. Da questo studio acquistò quella chiarezza invidiabile, che traspare da ogni sua pagina e che rendeva così care al popolo le sue prediche e i suoi scritti.

 

7. Sul modo d´insegnare.

Vi è anche qualche disaccordo sul modo di insegnare. Le idee di Don Bosco intorno a ciò sono chiaramente espresse nelle regole

della Casa. Prendersi cura di tutti, interrogare tutti e sovente, e non solamente alcuni; e nel dare spiegazione aver sempre di mira che intendano coloro che sono più indietro di studi o di men felice ingegno. Sia impegno del maestro seguire le norme del metodo preventivo; per conseguenza non mai s´impongano castighi gravi o violenti, neppure si umilino mai i giovani con termini di disprezzo; se vi sarà necessità d´infliggere qualche castigo, si miri sempre all´emendazione del colpevole, e non mai a sfogare la collera. Se volete poi che i vostri allievi facciano molto progresso, correggete le pagine a tutti e fate loro conoscere gli errori commessi. Quanto più sovente ciò farete, tanto più grande sarà il loro profitto. Che se si hanno autori adottati, si spieghino i loro trattati con chiarezza e semplicità da farsi intendere da tutti gli allievi, e non si pretenda senza superiore autorizzazione di dettar o far copiare proprii trattati con tanta perdita di tempo e forse anche con notevole danno degli allievi, ciò che altamente disapprovava il nostro caro Don Bosco. Anche nei corsi di filosofia e teologia, non credano i Professori di abbassarsi o perder tempo coll´interrogare gli allievi per assicurarsi se tutti hanno inteso, o col fare recitare la lezione per accertarsi se hanno studiato. Chi si contenta di fare lezioni per quanto belle e sublimi, ma non riesce a far imparare e far studiare i proprii allievi, potrà essere dotto, ma non sarà un valente insegnante. Ai primi tempi dell´Oratorio si studiava assai: ai pubblici esami erano quelli dell´Oratorio che ottenevano i voti più splendidi. Non si ricorreva a castighi per istimolar allo studio; bensì i maestri, oltre all´essere diligenti nel compiere il proprio dovere, s´ingegnavano in molte maniere ad eccitare l´emulazione nei loro allievi.

 

8. In guardia contro il prurito di novità.

Lasciamo da parte l´amore di novità. Esce una grammatica nuova, e tosto vi è chi la vorrebbe introdotta nelle scuole. Parimenti si vogliono adottare altri libri di testo, che escono alla luce,

perchè se n´è sentito fare gli elogi. Allontaniamo ogni smania di cambiamenti. Il nostro Consigliere scolastico pubblica ogni anno il nostro programma; uniformiamoci a questo. In esso cerca di conciliare il nostro insegnamento ed il bene dei giovani colle esigenze governative; e questo deve bastarci. Che se nel programma sembrasse ad alcuno esservi qualche cosa meritevole di osservazione, si dica privatamente al proprio Direttore, se ne parli o se ne scriva allo stesso Consigliere scolastico od anche a me: così si esaminerà posatamente la questione cercando tra parecchi il meglio e, se occorrerà, si daranno le opportune disposizioni. L´esperienza ci fece conoscere l´opportunità di attenersi ai libri indicati nel nostro programma e servirsi, per quanto possibile, unicamente dell´edizioni delle nostre tipografie. Noi abbiamo un sistema lasciatoci da Don Bosco: procuriamo di conservarlo, come fanno altre religiose associazioni che diedero alla Chiesa ed alla Società uomini dottissimi in ogni ramo di scienza e letteratura. Non si parli di riformare il sistema, bensì ciascuno riformi il proprio metodo e la propria condotta, se non sono conformi ai nostri regolamenti. Ricorderete pur voi quanto il nostro caro Don Bosco ci inculcasse di guardarci dal ticchio delle riforme.

 

9. Non censurare gli uni gli altri.

In ultimo guardiamoci dal censurarci gli uni gli altri. Un maestro non parli contro dell´altro, sul modo d´insegnamento o sulle materie che spiega. Se scorgessimo qualche imperfezione in qualche Professore, asteniamoci dalla censura contro uno che è nostro confratello; non parliamone con gli altri confratelli, e tanto meno cogli alunni, o cogli estranei. Piuttosto avvisiamo noi stessi, o per mezzo di altri, questo maestro indicandogli in quale errore sia caduto: diciamolo al Direttore affinchè rimedii; e ciò si faccia a titolo di carità, di zelo pel buon andamento delle cose nostre e non mai per ambizione di comparir più abili, o più dotti degli altri.

A compimento della presente mi restringerò a raccomandarvi, che regni sempre tra noi tutti la carità nelle opere, nelle parole e negli affetti. Coi nostri allievi non usiamo mai moine o sdolcinature e neppure mai si usino mezzi violenti; ma con molta pazienza e con industriosa sollecitudine si procuri il loro profitto scientifico e letterario. Ricordiamoci poi che noi mancheremmo alla parte più essenziale del nostro còmpito, se ci riducessimo solo ad impartire l´istruzione letteraria, senza unirvi l´educazione del cuore. A questo sovratutto dobbiam mirare, a formare dei nostri allievi dei buoni cristiani, degli onesti cittadini, coltivando pure le vocazioni che fra loro s´incontrano.

Vi ringrazio di cuore di tutti gli auguri che mi avete mandati e ve li ricambio centuplicati. Questa lettera abbiatela come mia strenna pel 1890, anzi come strenna del nostro amato Don Bosco, non avendo io cercato che di esporvi i suoi sentimenti e desiderii; e certo egli dal Cielo non mancherà di proteggerci come diletti suoi figli, se noi saremo fedeli nell´eseguirli.

La carità e la grazia di N. S. G. C. regnino sempre nei nostri cuori. Vogliate nelle vostre orazioni ricordarvi di chi, implorando sopra di voi e sopra tutti i vostri dipendenti le più copiose benedizioni del Cielo pel nuovo anno, gode professarsi

Vostro aff.mo Amico Sac. MICHELE RUA.

P.S. - I Sigg. Direttori sono invitati a dar lettura della presente ai Confratelli nella prima Conferenza che si farà in Gennaio del nuovo anno.

 

 

Inizio del Processo di Beatificazione
di Don Bosco (3-6-1890)

1. I primi passi. — 2. Importanza di questo avvenimento. — 3. Preghiere per il felice esito della causa e pratica delle virtù religiose.

Torino, 6 giugno 1890.

 

Carissimi Figli in G. C. 1. I primi passi.

Sono persuaso che all´amore grande, che portaste e portate tuttora al venerato nostro Fondatore e Padre Don Giovanni Bosco, tornerà gradito il sapere che l´altro ieri, in Torino, fu iniziata la Causa di sua Beatificazione.

Nei due armi e mezzo ormai trascorsi dalla sua morte, moltissimi furono i favori, che i devoti fedeli attestarono aver ricevuti da Dio per sua intercessione, dei quali i tribunali ecclesiastici a suo tempo porteranno competente giudizio. Or le relazioni di grazie e di guarigioni, a giudizio umano, anche miracolose, congiunte alla fama di santità che va ogni giorno crescendo, il vivo desiderio manifestato eziandio da uomini gravi che si desse principio alla Causa di sua Beatificazione m´indussero a fare pratiche in proposito presso l´Ordinario di Torino, l´Eminentissimo Sig. Card. Gaetano Alimonda, nostro Veneratissimo Arcivescovo. A voce e per iscritto gli feci pertanto umile domanda, se giudicasse

opportuno addivenire alla costruzione del processo diocesano sulla vita, virtù e miracoli del Servo di Dio; e l´anno scorso con me si unirono eziandio tutti i componenti il Capitolo generale radunato a Valsalice. L´Eminentissimo Principe di S. Chiesa non si mostrò alieno dall´aderire alla nostra domanda; ma, stante il breve intervallo trascorso dalla sua morte, giudicò conveniente interpellarne i Vescovi delle due province di Torino e di Vercelli, che sul principio dello scorso Maggio si raccolsero presso di lui per affari di alto rilievo. Il giorno otto di detto mese i 20 Vescovi, radunati nel Palazzo Arcivescovile, convennero ad unanimità sulla convenienza di dare principio al processo diocesano, e parecchi di loro fecero altissimi elogi del Servo di Dio; da quel giorno il Cardinale risolse di soddisfare al comune desiderio, col dare cominciamento alla Causa.

Questi fatti succedevano nell´assenza da Torino di me e del confratello D. Giovanni Bonetti, particolarmente incaricato della Causa. Giunti a casa per assistere alle solennità di Maria Ausiliatrice, trasferita quest´anno al 3 dell´andante Giugno, la Divina Provvidenza dispose che il giorno stesso di detta festa, mentre un´immensa calca di fedeli traeva al Santuario in Valdocco a piè della Madonna, si facessero gli atti preliminari pel processo di Beatificazione del suo devotissimo Servo, onde all´indomani, vigilia del Corpus Domini, si poteva già tenere la prima Sessione del tribunale eletto dall´Eminentissimo Cardinale, alla quale presiedeva. Egli in persona. ( 1) La circostanza del mese di Maggio, della festa di Maria Ausiliatrice, e del mese del Sacro Cuore di Gesù, la quale accompagnò questi atti, ci fa scorgere una speciale benevolenza del Cielo, e ci è caparra che la Causa sarà per riuscire felicemente.

(1) Gli Atti preliminari furono il mio Mandato di procura di Postulatore della Causa al Sacerdote D. Giovanni Bonetti, la formale presentazione della domanda pel Processo informativo fatta dal Postulatore al Cardinale e l´invito alla prima Sessione.

 

2.       Importanza dí questo avvenimento.

E qui giudico cosa superflua farvi rilevare l´importanza e la gravità del negozio, che ora, per ragione di tale processo, abbiamo tra mano; imperocchè, alle serie preoccupazioni che questo ci apporta a niuno di voi può sfuggire che la buona riuscita, mentre tornerà della maggior gloria di Dio e di splendore alla Chiesa Cattolica, gioverà pur grandemente alla salvezza delle anime, specialmente della povera gioventù, campo prediletto del nostro Fondatore, e a noi tutti sarà di forte stimolo alla propria santificazione.

Ma se pel buon esito di qualsiasi affare è necessario l´intervento di Dio, questo intervento è indispensabile nella Causa di Beatificazione de´ suoi Servi. Laonde scopo precipuo di questa mia è di esortare i Confratelli e gli alunni delle nostre Case, ad implorare ogni giorno in pubblico od in privato i lumi dello Spirito Santo e la protezione di Maria Ausiliatrice sopra l´Eminentissimo Arcivescovo di Torino, sopra il tribunale da lui eletto a quest´uopo, sopra il Postulatore della Causa, sopra i testimoni chiamati a deporre, affmchè assistiti dal Cielo nulla dicano, nulla facciano, nulla omettano in contraddizione ai savii Decreti, emanati in proposito da Santa Madre Chiesa, e per tal guisa si venga a conoscere la verità e a compiere il volere di Dio.

 

3.       Preghiere per il felice esito della causa e pratica delle virtù religiose.

A fine di ottenere questa speciale assistenza da Dio, stimo conveniente ordinare che in tutte le nostre Case, al mattino, prima che si esca di Chiesa, si canti, e se il piccol numero od altra circostanza nol permette, si reciti l´inno Veni creator col relativo Oremus ed un Pater, Ave e Gloria in onore dello Spirito Santo; e alla sera, dove si dà la benedizione col SS. Sacramento, si canti [´Ave Maris Stella, e dove questa non ha luogo, si reciti, dopo le orazioni comuni, una Salve Regina a Maria Ausiliatrice colla giaculatoria Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Affinchè poi e Soci ed allievi prendano viva parte a queste preghiere, i Direttori si daranno premura di informarli dello scopo, e di esortarli di quando in quando lungo l´anno a praticare eziandìo qualche altro atto di pietà, specialmente fervorose Comunioni, secondo la divozione del proprio cuore.

Ma se raccomando la preghiera, molto più caldamente vi esorto che a questa uniate la pratica della virtù, per renderla efficace presso al trono di Dio e della SS. Vergine. Si, miei carissimi Figliuoli, facciamo tutti vedere che non siamo alunni indegni di un Maestro, del quale la Chiesa giudicò di cominciare così presto la Causa di Beatificazione. Attendiamo ognuno con ardore all´osservanza della Santa Regola, che Egli ci ha dato per santificarci. Pratichiamo con esattezza le virtù, che formano un buon religioso; siamo obbedienti per motivo di fede; siamo casti, perchè la castità deve essere la gemma più splendida nella corona dei Salesiani; siamo caritatevoli, pazienti, mansueti verso il prossimo, specialmente verso la gioventù, che ogni anno il buon Dio così numerosa invia alle nostre Case. Se poi per riuscire tali ci tocca fare dei sacrifici, facciamoli generosamente, ricordando che il nostro D. Bosco, ad imitazione del Divin Salvatore, per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime, sacrificò ogni giorno se stesso, facendosi nostro modello e nostro stimolo sino alla morte.

Unendo per tal modo alla preghiera quotidiana una condotta costantemente virtuosa, noi otterremo tutte le grazie, che sono necessarie al buon procedimento della Causa suddetta, e qualunque ne debba essere l´esito finale, saremo sempre lieti di aver cooperato a che si conoscesse e si compiesse la volontà di Dio, che è l´unico fine a cui tutti dobbiamo mirare.

Colgo la propizia occasione per raccomandarmi alle vostre orazioni, e pregandovi da Dio e dalla SS. Vergine le più elette

benedizioni, godo professarmi di voi tutti

Aff. Amico in G. C.

Sac. MICHELE RUA.

N.B. - I Direttori daranno lettura della presente ai Confratelli, tenendo apposita Conferenza, poscia la deporranno nell´Archivio.

 

XI Dopo la visita a gran parte delle Case

1. Stima e venerazione per Don Bosco e le sue opere. — 2. Difetti da rimediare: a) trascuranza del Canto Gregoriano; b) irregolarità nella scuola di teologia e di sacre cerimonie; c) passeggiate lunghe in ferrovia.

Festa di Ognissanti, 1890..

Figli miei in Cristo carissimi,

 

1. Stima e venerazione per Don Bosco e le sue opere.

Siamo al principio di un nuovo anno scolastico; sentirei un vuoto nel mio cuore, se io non lo cominciassi, almeno in ispirito, in vostra compagnia. Verrò adunque esponendovi alcune impressioni ed alcuni pensieri, che tendono al bene della nostra Pia Società e a meglio conseguire il fine dal Signore prefissole.

Come ben sapete, io visitai nello scorso anno buona parte delle Case che la Divina Provvidenza ci volle finora affidare. Ebbi occasione di trattenermi in particolari ed in generali adunanze con gran numero dei nostri buoni e benemeriti Cooperatori; e potei rilevare qual grande concetto del nostro amato Padre Don Bosco si abbia da essi, ed anche da coloro che non appartengono in nessun modo alla nostra Pia Società. Vi posso assicurare che fu una delle mie grandi consolazioni il vedere quanta venerazione si ha per ogni parte verso di lui e quanta fiducia nella sua potente intercessione; come pure mi riempiva di gaudio il racconto che per ogni dove udiva di grazie, ottenute mediante ricorso a lui. A noi poi, come figli di tanto Padre, dovunque siam conosciuti, si professa grande stima, ed in ogni città si vorrebbero Collegi, Istituti, Oratori da noi diretti. Questo io dico non per vana ostentazione, ma per animarci a corrispondere il meglio possibile a tanta stima e fiducia che si ripone nelle povere nostre fatiche e sollecitudini; e noi corrisponderemo tanto meglio, quanto più cercheremo di essere fedeli ad osservare le esortazioni, tradizioni ed esempi del nostro compianto Padre Don Bosco.

Altra consolazione, che provai ne´ miei viaggi, fu quella di veder le nostre Case tutte bene avviate, tutte sovrabbondanti di allievi ed in tutte scorgere un generale impegno nel personale, per compiere bene i proprii doveri, osservando le Regole e le buone usanze di nostra Pia Società. Tuttavia non posso fare a meno di segnalarvi alcune cose che trovai mancanti in qualcuna delle nostre Case, raccomandando caldamente di volerle in avvenire praticare.

 

2. Difetti da rimediare:

a) Trascuranza del Canto Gregoriano

Primieramente trovai notevole trascuranza nel Canto Gregoriano, che pure è il canto della Chiesa, quello che specialmente dovrebbe essere da noi coltivato. Vidi che si dà molta importanza alla musica vocale, si impiega molto tempo per farla imparare, e talvolta anche a danno delle occupazioni principali, ed intanto non si conosce quasi affatto il Canto Gregoriano, non se ne tiene conto alcuno, e qualche cantore di musica si crederebbe umiliato, coll´acconciarsi a cantar le antifone dei Vespri e qualche Messa in Canto fermo. Questo è un torto gravissimo che si fa al canto ecclesiastico. Il nostro amatissimo Don Bosco ebbe sempre a cuore

l´insegnamento di questo canto; egli stesso lo insegnava, finchè le molteplici occupazioni non glielo vietarono, e non ammetteva nessuno alla musica, se prima non avesse compiuto il corso del Canto fermo. Soleva dire che nulla importa che i nostri allievi non sappiano la musica; ma importa moltissimo che sappiano il Canto Gregoriano, giacchè conoscendo questo canto, al ritornar ne´ loro paesi, sono per se stessi invitati a prender parte alle sacre funzioni e riusciranno di aiuto ai Parroci e di edificazione ai compaesani, ciò che difficilmente suole avvenire se si conosce solamente la musica. Egli pure, a dar maggior incitamento al Canto Gregoriano, diede al nostro dilettissimo confratello Monsignor Cagliero espresso incarico di provvedere un metodo per imparar il Canto fermo, animandolo a promuovere lo studio quanto meglio potesse. So che in vari Stati cattolici si fa attualmente diligente studio di questo canto, e in collegi di grande reputazione, lasciata a parte la musica, si applicano i giovani allievi allo studio del Canto Gregoriano.

Desidero pertanto che nei nostri Collegi, Ospizi ed Oratori festivi s´insegni a tutti, studenti ed artigiani, il Canto fermo. S´incominci dal metodo sovradetto di Mons. Cagliero e si vada avanti a farne studi più profondi, a misura della capacità degli allievi. Si avvezzino ad eseguirlo con accompagnamento di organo o di armonio, ed anche senza tale accompagnamento, affinchè, dovunque abbiano a recarsi i nostri giovani, possano fare convenientemente la loro parte nelle sacre funzioni; s´insegnino i vari toni; si facciano apprendere le Messe dei vivi e dei defunti del Graduale, e si addestrino ad intonar da soli le antifone. Nostra santa ambizione dev´essere quella che le sacre funzioni, ordinarie e straordinarie, siano eseguite con decoro, riguardo al canto ecclesiastico. Si eviti l´usanza di scegliere le voci migliori per la musica, lasciando le meno belle pel Canto fermo. Bensì le une e le altre si avviino ad eseguire divotamente e decorosamente il Canto Gregoriano, non solo in coro o sull´orchestra, ma anche dalla massa degli allievi. So che in alcune nostre Case si vanno eseguendo funzioni in Canto Gregoriano, colla conveniente distinzione delle varie voci e dei vari cori, in modo da nulla lasciar invidiare alla musica, e forse con maggior frutto spirituale delle anime.

Quanto alle funzioni in musica non occorre impararne tante, nè si faccia per esse troppa spesa: quando se ne impari una, o tutto al più due per anno, ce n´è abbastanza. Anche nelle Messe in Musica siavi sempre uno scelto coro per cantare in Canto fermo l´Introito, il Graduale, l´Offertorio ed il Communío, e nei Vespri le antifone.

Siamo al principio dell´anno scolastico: sia impegno di tutte le Case d´incominciare tosto l´insegnamento del Canto fermo, anche per quei che già conoscono la musica; s´adoprino i Superiori di ciascuna Casa di farlo debitamente apprezzare ed amare; i Maestri di musica studino anche essi, e si adoprino per ben insegnare il Canto Gregoriano; sarà questo non solo un gran piacere per me, ma un lodevole ossequio all´amatissimo nostro Padre Don Bosco, anzi alla Chiesa stessa nostra madre.

b) Irregolarità nella scuola di teologia e di sacre cerimonie

Altro difetto, che trovai in alcune Case, fu l´irregolarità nella scuola di teologia e di sacre cerimonie pei chierici. Non mi arresto a far rilevare gl´inconvenienti che sorgono da tale irregolarità e trascuranza, per la scienza di cui maggiormente abbisognano i chierici ed anche per lo spirito ecclesiastico; facilmente ciascuno può conoscerli. Non si dica che i chierici possono studiare da sè, giacchè gran differenza vi passa tra uno studio fatto da solo e quello fatto dietro regolare insegnamento, tanto per l´applicazione, quanto per l´intelligenza delle scienze teologiche. I Direttori vigilino affinchè gl´incaricati di tale scuola la facciano regolarmente nei giorni ed ore fissate, evitando loro ogni altra occupazione in tal tempo; gl´insegnanti siano puntuali a soddisfare coscienziosamente a questo loro importante compito, e gli studenti gareggino in diligenza nell´intervenire ad ogni lezione e ben impossessarsi delle materie scolastiche. Sia poi impegno degli uni e degli altri di esaurire ogni anno tutto il programma fissato dal signor Consigliere scolastico; chè se qualche trattato rimanesse a studiarsi all´esame d´estate, sia immancabilmente studiato per l´esame autunnale, a cui desidero che si dia tutta l´importanza. Ricordiamoci che fra tutte le scienze, la teologia è la più necessaria, ed è dai sacerdoti che verranno i fedeli ad attingere i consigli e le norme per ben regolarsi nei loro affari spirituali ed anche temporali e per guadagnarsi la vita eterna, come dice il profeta: Labia sacerdotis custodient scientiam et legem requirent de ore eius, quia Angelus Domini exercituum est (Malach. II 7).

c) Passeggiate lunghe in ferrovia

Una cosa poi, che si è notata da parecchi dei Superiori nello scorso anno scolastico, è la frequenza di passeggiate in ferrovia per divertimento degli allievi. In questo ci vuole molta discrezione. Il nostro amato Padre ci procurava di quando in quando tali divertimenti, ma quelli erano quasi sempre passeggiate a piedi, che servivano a sollevare lo spirito e giovavano mirabilmente a rinvigorire le forze fisiche, mentre lo scopo religioso delle medesime ed il contegno de´ suoi allievi recavano edificazione, dovunque andavano. Far viaggiare in ferrovia è perdere quasi tutto il vantaggio delle passeggiate, è un divertimento da signori, da persone comode, ciò che non siam nè noi, nè i nostri allievi. Si veda adunque di tenersi all´uso antico delle nostre Case, di fare a piedi lunghe passeggiate per divertimento degli allievi, ed anche queste in quantità limitata, da non rendere divagati gli allievi stessi.

Eccovi quanto mi premeva dirvi; vogliate accogliere in buona parte queste mie esortazioni, e tutti uniti col vincolo della carità di Nostro Signore Gesù Cristo lavoriamo concordemente e con zelo a promuovere, ciascuno nelle proprie attribuzioni, la maggior gloria di Dio ed il vantaggio delle anime che il Signore ci volle confidare, evitando le gare, i puntigli, le mormorazioni e quanto si oppone a questa divina virtù, per essere fatti degni di Colui che disse: In hoc cognoscent omnes quia discipuli mei estis, si dilectionem habueritis ad invicem.

Credetemi sempre quale godo professarmi

Vostro aff.mo in G. e M. Sac. MICHELE RUA.

P.S. - Sono lieto di annunziarvi che, stante il moltiplicarsi continuo delle nostre Case, si dovette nelle scorse vacanze distinguere l´Ispettoria Romana da quella che si denominerà Sicula e straniera.

La prima comprende le Case di Roma, Faenza, Terracina e Macerata. Il Sig. D. Cesare Cagliero ne è costituito Ispettore. La seconda comprende le Case della Sicilia colle altre di Spagna, Austria ed Inghilterra. Rimane sempre Ispettore il Sig. D. Celestino Durando.

Ogni Direttore è invitato a dar lettura di questa Circolare in conferenza al più presto.

 

XII Luttuosi avvenimenti

1. Morte del Card. Alimonda. — 2. Morte edificante di Don Bonetti. ‑

3.        Nomina dei successori.

Torino, 15 giugno 1891.

Miei cari Figliuoli in G. C.

 

1.        Morte del Card. Alimonda.

Il Signore ci ha visitati: due perdite molto dolorose abbiam fatto in questi ultimi tempi. Ci rapì il 30 maggio S. Em. il Card. Alimonda, che fu da tanti anni amico, protettore, padre del nostro amatissimo Don Bosco e dei Salesiani, come ben sapete. Fu di conforto per noi il poter, non solo suffragarne l´anima con le particolari preghiere e Comunioni offerte per lui nelle Case Salesiane, ma altresì rendergli un pubblico tributo della nostra riconoscenza e venerazione, col prendere larga parte nei suffragi ed onori che da tutta la cittadinanza torinese gli vennero resi nel giorno di sua sepoltura. Si continui tuttavia a pregare per un benefattore sì insigne.

 

2.       Morte edificante di Don Bonetti.

Non avevamo ancora asciugato le nostre lagrime, quando uno de´ nostri Confratelli più antichi, più importanti, più cari venne

pur chiamato all´eternità, come mi affrettai ad annunziarvi appena avvenuto il luttuoso caso. Da quanto provai in me stesso, posso facilmente arguire qual dolorosa impressione abbia dovuto produrre in voi il funebre annunzio: Don Giovanni Bonetti è morto! Come pure m´immagino che grande sia il vostro desiderio di sapere, quali circostanze abbiano accompagnato la sua dipartita da questo mondo; e chi sarà destinato a supplirlo nelle molteplici sue incombenze. Appunto per soddisfare a questa vostra pia ansietà v´indirizzo la presente.

A tutti voi è noto quanto zelante e laborioso sia sempre stato il nostro compianto confratello. Quest´anno poi pareva non sapesse porre alcun limite al suo zelo. Diede di seguito cinque corsi di esercizi spirituali a varie nostre Case, ed in alcune di esse sosteneva tutto da sè, istruzioni e meditazioni, oltre il peso delle confessioni, conferenze e rendiconti. Faceva in pari tempo la visita alle Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice, di cui, come vi è noto, era Direttore generale. Di ritorno da una di queste apostoliche imprese, in cui era stato sorpreso per via da grande intemperie, accusò febbre piuttosto grave e si pose a letto. Fortunato lui che cadeva sulla breccia! Era il giorno 12 di maggio: prontamente visitato da parecchi dottori, si constatò una bronchite, abbastanza acuta, non però tale da far temere di sua vita. Fatto oggetto delle più sollecite cure, l´infermo, sebbene lentamente, andò gradatamente migliorando, in guisa che, poco dopo la festa di Maria Ausiliatrice, potè cominciar ad abbandonare per qualche ora il letto.

Per quanto però si assicurasse non esservi pericolo e notarsi considerevole miglioramento, egli non cessava dal dire che non sarebbesi rimesso da quella infermità. Con tale persuasione, fin dai primi giorni si andava preparando, alla guisa dei Santi, al gran passaggio. Chiese parecchie volte i Ss. Sacramenti, che riceveva colle più edificanti disposizioni, mentre il suo pensiero era ogni giorno rivolto a purificare l´anima sua da ogni più piccolo neo, crescere nell´amor di Dio e tesoreggiare colle sue sofferenze in meriti davanti a Dio.

Il giorno quattro del corrente, vigilia della festa del Sacro Cuore di Gesù, egli potè nuovamente alzarsi da letto, uscir dalla camera e cominciare a far visita a,-qualche confratello, manifestando l´intenzione di andar in seguito a visitarne altri. Lieto della prossima solennità del Sacro Cuore, si proponeva cominciare quel benedetto giorno colla maggior divozione. A tal effetto, sulla sera mi pregò di venir a riconciliarlo, desiderando fare alla dimane di buon´ora la santa Comunione. Vi andai e lo trovai tutto sereno, senza che nulla mostrasse aggravamento dell´infermità; niente di febbre, respirazione abbastanza libera, disposizione al sonno; tutto faceva presagire un bel giorno per lui alla dimane, ch´egli attendeva con santa ansietà.

La mattina, verso le 4,30 un sacerdote andò a celebrargli la Messa nella camera attigua, convertita in cappella. Egli l´ascoltò colla più viva divozione, preparandosi alla santa Comunione. Ad alta voce recitò il Confiteor ed altre preci; e finalmente ricevette il suo Gesù, col più grande trasporto d´amore. Trattenutosi col suo dolce Ospite in lungo e fervoroso colloquio e compiuto il suo ringraziamento, esprimeva al sacerdote che aveva celebrato la sua riconoscenza, pel piacere procuratogli, e soggiungeva: « Che bel giorno è questo; esso è uno dei più belli della mia vita! ». Si, o caro Don Bonetti, esso era proprio uno dei più belli della tua vita, giacchè fu quello del tuo passaggio al bel Paradiso, come fermamente speriamo. Infatti circa un´ora dopo, mentre l´infermiere accomodava delle cortine davanti la porta, quasi presago di ciò che doveva avvenire: « Non mi far troppo scuro, gli disse scherzevolmente, del resto io m´addormento e non mi sveglio più ». Non eran passati che pochi minuti quando, sentendosi venir meno, chiese di me, desideroso di ricevere gli ultimi conforti di nostra santa Religione. Io, invitato quel mattino ad andar a celebrare in una chiesa della città, ove solennizzavasi la festa del Sacro Cuore, ero uscito poco prima, tranquillo e lieto delle buone novelle avute dal suo infermiere, nel passare presso la sua camera. Rispostogli essere io assente, pregò di andargli a chiamare altro sacerdote. Furono tosto al suo capezzale i confratelli Don Belmonte e Don Lemoyne. Al vederli comparire stese verso loro le mani, chiedendo la benedizione papale. Gli venne pertanto amministrata prontamente l´Estrema Unzione, e mentre gli si recitavano le preci degli agonizzanti, volse i suoi occhi al Cielo pieni di santo amore, alzò ancora una volta le sue mani, come ín atto di fare offerta della sua vita, e in quest´atto rese soavemente a Dio la sua bell´anima. Il suo avvicinarsi alla morte non parve neppure agonia, giacchè non apparvero i soliti forieri della morte, non soffrì spasimi, non si manifestò sul suo volto la minima contrazione; si addormentò placidamente nel Signore che aveva poc´anzi ricevuto, come sul petto dello stesso Gesù il suo patrono S. Giovanni Evangelista si era addormentato nell´ultima cena. Don Belmonte, che attonito stavalo osservando, attesta che, fra i molti che ebbe ad assistere negli estremi momenti, giammai gli avvenne di vederne alcuno morire così dolcemente e con tanta espressione di divino amore.

Si cercò d´indovinare quale sia stata la causa di sì repentino cambiamento in quel mattino; chi suppose che fosse una paralisi al cuore, chi la rottura di qualche vena, e chi altre cause. Io non saprei dirvi veramente quale fosse stata, bensì posso dire che la sua morte fu la più bella, la più invidiabile: essa parve, più che ogni cosa, uno slancio d´intenso amore verso il Cuore dolcissimo di Gesù, di cui sempre era stato divoto e di cui scrisse, come sapete, così belle pagine. — In quella cara Esortazione alla pratica dell´amore di Dio, che vi indirizzò sul principio di quest´anno, nell´ultima facciata troviamo queste parole: « Quando vi sentite venir meno la vita, esercitatevi più che mai in atti di amor di Dio, e fra questi fate sovente quello che consiste nel sacrifizio della vita, uniformandovi alla sua divina volontà, e quello altresì che faceva S. Paolo, vale a dire l´atto di amore, di desiderio di andar a vedere, abbracciare, godere Gesù: Cupio dissolvi et esse cum Christo ». Così praticò egli in quel momento estremo.

Qui all´Oratorio si pensò tosto a suffragarne l´anima; oltre le consuete preghiere e comunioni pei Confratelli defunti, si cantò solennemente Messa praesente corpore, e gli si diede sepoltura colla maggior solennità compatibile colle nostre circostanze, accompagnando il carro funebre circa trecento persone fino al camposanto, dove la sua salma venne deposta in un sepolcreto, nella parte del cimitero riservata pel clero di questa città. In seguito faremo ancora funerale di trigesima ed il 1° anniversario.

Da molte Case mi si scrisse che già si offrirono suffragi particolari per lui. Questo molto mi consola, e, senza prescrivere particolari preghiere, non posso fare a meno di dirvi che il carissimo confratello Don Bonetti, deceduto mentre copriva cariche tanto importanti per la nostra Pia Società, Don Bonetti, uno de´ più antichi collaboratori di Don Bosco, operaio apostolico indefesso, campione valoroso nel promuovere la gloria di Dio e la salvezza delle anime, consigliere amorevole per chiunque a lui si rivolgesse per conforto o consiglio, ben merita qualche particolare suffragio, sebbene le nostre costituzioni nulla stabiliscano, in particolare.

In molte delle lettere, a me indirizzate in questa circostanza, mi si esprimono sentimenti ben toccanti di commiserazione verso di me che venni privato di un amico così fido, così pio, così sagace, di un appoggio così pronto, così potente, di un confratello così caro; e si promettono preghiere anche per me, perchè possa trovar conforto al mio dolore. Io ne sono vivamente riconoscente, e mentre intendo colla presente ringraziarli tutti, mi raccomando caldamente a volermi continuare la carità delle vostre orazioni. Ho detto col santo Giobbe: Dominus dedit: Dominus abstulit: sit nomen Domini benedictum. Il dolore tuttavia fu ed è grande; come pure non leggera è la mia pena ed imbarazzo, nel dover provvedere chi lo supplisca nelle varie sue incombenze.

 

3. Nomina dei successori.

Egli era Catechista, ossia Direttore spirituale della nostra Pia Società, era Direttore generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, era Postulatore della Causa del nostro Padre Don Bosco. — Dopo un triduo di preghiere per invocare i lumi del Signore, e non senza consultare i nostri cari Confratelli, membri del Capitolo Superiore, ho determinato supplirlo nella carica suddetta di Catechista per  mezzo del nostro confratello Don Barberis, finora maestro generale degli ascritti, il quale, in forza di questa mia elezione, durerà in tale carica fino al prossimo Capitolo Generale, in cui dovrà aver luogo la elezione de´ membri del Capitolo Superiore; nell´uffizio di Postulatore ho giudicato di supplirlo col caro nostro confratello Don Domenico Belmonte, Prefetto della nostra Pia Società. Nella sua qualità poi di Direttore generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per ora non designo nessuno in particolare. Ricevendo le lettere che le riguardano e trattando gli affari concernenti le loro Case, provvisoriamente mi farò aiutare da qualche confratello che parrà più opportuno.

Voglia il Signore confermare dal Cielo questa scelta, fatta nell´unico intento di compiere la sua santa volontà e benedire i comuni sforzi per far procedere ognora, il meglio che si possa, tutte le nostre imprese. La Vergine Ausiliatrice, S. Francesco di Sales ed anche il nostro caro Padre Don Bosco siano sempre i nostri protettori ed intercessori presso il trono di Dio. Dal canto nostro, sempre fidando nell´aiuto divino, che non ci verà mai meno, se saremo fedeli al nostro dovere, procuriamo di mettere a traffico l´eredità de´ savi consigli e di santi esempi lasciatici dal nostro caro Don Bosco e dal compianto confratello Don Bonetti, cercando con tutto lo zelo di renderci emuli delle loro virtù e della loro operosità, e preghiamo il Padrone della messe a mandarci molti altri buoni operai per aiutarci a lavorare nel campo destinato alla nostra Pia Società, del quale, nella sua bontà, ci va mostrando di giorno in giorno sempre più estesi i confini.

Il Cuore di Gesù, sorgente di tutte le grazie, sparga su noi tutti, o cari confratelli, l´abbondanza delle sue benedizioni, e ci accenda tutti d´amore per Lui e di carità pel nostro prossimo, specialmente per la gioventù. Credetemi sempre

Vostro aff.mo in G. C. Sac. MICHELE RUA.

 

XIII Dopo gli auguri

1. Ringraziamento per gli auguri. — 2. Terzo centenario di S. Luigi. 3. Frascarolo Francesco, modello di coadiutori.

Torino, Festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, 1891.

Carissimi Figli in G. C.

 

1. Ringraziamento per gli auguri.

Nell´occasione della Festa Onomastica del nostro caro Padre Don Bosco, che coincide quasi col mio giorno natalizio, dalle nostre Case mi giunsero lettere compitissime, collettive ed individuali, di confratelli e di allievi per auguri, condoglianze e care promesse. Non-posso dirvi di quanto sollievo al mio cuore siano riuscite le dimostrazioni di filiale affetto e di carità reciproca, che in esse incontrava e la buona volontà, che vi scorgeva, di impegnarvi sempre meglio a promuovere la gloria di Dio, la salvezza delle anime e lo sviluppo e buon andamento di quell´Opera della Divina Provvidenza, che è la nostra Pia Società.

Nell´impossibilità di rispondere a tutti e singoli questi indirizzi, soleva negli anni scorsi in simili circostanze limitarmi a raccomandare al Signore ognuno di voi coi rispettivi bisogni. In quest´anno però ed in questa solennità, in cui quasi insieme concorsero la consueta Festa Onomastica del carissimi) nostro Padre, il suo giubileo sacerdotale col terzo Centenario di San Luigi Gonzaga, sento il bisogno d´indirizzarvi la presente per ringraziarvi tutti, con preghiera ai cari Direttori di estendere i miei cordiali ringraziamenti ai propri dipendenti ed allievi, sia per gli auguri che mi fecero e che io ricambio dal fondo del cuore, sia per le preghiere e Comunioni che per me si offrirono e si vanno offrendo, assicurandoli che non passa giorno che io non ricordi tutti, con particolare menzione nel S. Sacrificio della Messa, tutti raccomandando al Signore, affinchè, per intercessione di Maria Ausiliatrice, vi conservi ognora nella sua santa amicizia sul cammino del Paradiso.

Molti espressero il desiderio che avrebbero avuto, di partecipare colla presenza a questa solennità: anche a me sarebbe stata cosa la più gradita in sì bella occasione vedervi tutti in questo Oratorio di S. Francesco di Sales, ai piedi della nostra cara Madre e celeste Patrona, prender parte alle sacre funzioni ed accademie che si fecero, poi recarvi come in pellegrinaggio alla tomba del nostro venerato Padre Don Bosco. Ma non essendo ciò stato possibile, mentre lascio al Bollettino Salesiano il compito di descrivervi questa solennità, procuro di farvi partecipare in qualche modo col mandarvi copia dell´inno che si è cantato e del discorso degli Antichi Allievi, persuaso di fare con ciò cosa a voi molto gradita.

Non posso chiudere questa mia, senza rallegrarmi delle buone risoluzioni espresse nelle suaccennate lettere ed esortarvi ad esservi costanti, osservandole unitamente ai buoni propositi altre volte fatti, specialmente nell´occasione della vostra religiosa professione.

 

2. Terzo centenario di S. Luigi.

Spero che in tutte le nostre Case siasi celebrato colla maggior: solennità il terzo Centenario di San Luigi Gonzaga; che se in, qualche Collegio non fu ancor celebrato, si procuri di farlo, prima del termine dell´anno scolastico. Desidero vivamente che si mantenga sempre, nei nostri cuori ed in quello dei nostri allievi, la divozione verso questo glorioso Patrono della gioventù, dalla cui protezione ed imitazione possiam riprometterci tanto profitto spirituale pei nostri giovanetti.

La pace e la carità di N. S. G. C. regnino sempre nelle nostre

Case e ci tengano tutti uniti e costanti nel divino servizio.

Vostro aff.mo Amico Sac. MICHELE RUA.

 

3. Frascarolo Francesco modello di coadiutore.

P.S. - I Sigg. Direttori abbiano la bontà di far sentire a tutti i Confratelli questa mia, come pure le due produzioni che vi vanno unite, che spero riusciranno di comune gradimento.

Fin d´ora poi vi annunzio che è uscita testè alla luce la vita del compianto nostro Confratello Coadiutore, FRASCAROLO FRANCESCO. Non posso fare a meno di raccomandarne caldamente la lettura, avendo il Signore dato in questo Confratello un vero esemplare di vita Salesiana. Ci potrà servir di pascolo spirituale e di eccitamento alla perfezione, come a moltissimi giovani servirono e servono di forte stimolo alla virtù le Vite dei nostri cari giovani Savio Domenico, Magone Michele e Besucco Francesco.

Sarà mia cura di farvela spedire, insieme col bell´elogio funebre che del nostro compianto Confratello D. BONETTI, lesse il Prof. D. Cerruti, il giorno in cui nella Chiesa di Maria Ausiliatrice si celebrava il funerale di trigesima.

 

 

XIV Giubileo delle Opere Salesiane (1841-1891)

1. Decorazioni del Santuario di Maria Ausiliatrice. — 2. Partecipazione di tutte le Case.

Torino, 21 novembre 1891.

Festa della presentazione di Maria SS. al Tempio.

Figli miei in Cristo carissimi,

 

1. Decorazioni del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Si compie per noi Salesiani, figli di Don Bosco, un periodo di tempo, degno di tutta la nostra considerazione, come pure sta per compiersi un avvenimento che deve riuscirci di grande consolazione ed ispirarci la più dolce fiducia. Come ben sapete, il giorno solenne di Maria Ausiliatrice del corrente anno fu il cinquantenario dell´Ordinazione sacerdotale del nostro caro Padre; e nella bella festa dell´Immacolata Concezione occorrerà il Giubileo delle Opere Salesiane. Le circostanze non permisero di solennizzare, come sarebbe conveniente e comune desiderio, il cinquantenario della sacerdotale Ordinazione di Don Bosco; ora è nostro dovere di fare una grande solennità per la prossima ricorrenza del suddetto Giubileo. L´occasione non potrebbe essere più opportuna, giacchè appunto per tale solennità si compirà l´avvenimento che vi accennai, vale a dire l´inaugurazione delle decorazioni al Santuario di Maria Ausiliatrice. Queste s´intrapresero, come monumento alla venerata memoria del nostro Fondatole, e in pari tempo come atto di riconoscenza a Maria Ausiliatrice e scioglimento di una promessa per insigne grazia, ottenuta da questa nostra Celeste Patrona. Ricorderete come alla morte del nostro caro Don Bosco, eravamo sommamente ansiosi di poterne conservare la venerata salma in questo Oratorio, od almeno in qualche nostra casa presso Torino, ed avrete pur conosciuto le gravi difficoltà che s´incontravano.

Fu allora che il Capitolo Superiore, di comune accordo, promise alla Vergine Ausiliatrice di por mano, di quell´anno stesso, ai restauri e decorazioni del suo Santuario, se ci otteneva la tanto sospirata grazia.

I nostri voti furono esauditi con grande gaudio di tutta la Pia Società, avendo potuto conservarlo nel nostro Seminario delle Missioni in Valsalice. Era adunque dovere di non ritardare più a lungo questa impresa, che da parecchi anni era pure vagheggiata dall´amato Don Bosco.

Epperò in quell´anno stesso, nel Dicembre, si diede principio ai lavori, che, dopo tre anni di spese, fatiche e sollecitudini, avranno il loro termine. Ringraziamone di tutto cuore il Signore da cui ogni bene procede, e adoperiamoci per onorare nel miglior modo possibile la nostra Celeste Madre che, come avete potuto rilevare dal Bollettino Salesiano, di questi ultimi anni, ci protesse in modo cotanto evidente rinnovando le meraviglie avvenute, allorquando si stava edificando il Santuario stesso.

Quando si fece la consacrazione di questa Chiesa, il 9 giugno 1868, tutti i nostri confratelli ed allievi si trovarono presenti, e sarebbe nostro vivo desiderio che anche in questa circostan7a potessero assistere alla solennità tutti i confratelli ed allievi, almeno gl´interni che ora abbiamo: ma a quel tempo, oltre l´Oratorio di S. Francesco di Sales, avevamo solo il Collegio di Mirabello e di Lanzo. Ora invece quanti sono gli ospizi ed i collegi, oratori e scuole, non più solo dei Salesiani ma anche delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sparsi in Italia, in Francia, in Ispagna, Austria, Svizzera, Inghilterra, ín America, in Asia, in Africa, e quante le migliaia di persone che dovrebbero qui recarsi! A questa considerazione, mentre scorgiamo l´impossibilità di effettuare tale desiderio, dobbiamo ammirare la Divina Providenza, che si mostrò così larga in nostro favore, e la evidente protezione di Maria Ausiliatrice.

La difficoltà però di riunirci di presenza non può impedirci di riunirci tutti in ispirito, per rendere i più vivi ringraziamenti a Sua Divina Maestà e per esaltare sempre più la Celeste nostra Protettrice. E questo è ciò che intendiamo raccomandare colla presente.

 

2. Partecipazione di tutte le Case.

Per le Case dove arriverà a tempo questa lettera, desidero che, durante i giorni della solenne ottava, negli esercizi comuni di pietà ravviviate il vostro fervore, animiate i giovani allievi alla frequenza dei SS. Sacramenti ed in modo speciale vi adoperiate colle letture, coi sermoncini della sera e nelle private conversazioni per accendere nei vostri e loro cuori la riconoscenza a Dio, la divozione a Maria Ausiliatrice e la venerazione al nostro caro Padre Don Bosco.

Per cooperare poi anche più efficacemente alle dimostrazioni di gratitudine e di divozione verso Maria SS., promovete nella vostra casa e fra le vostre conoscenze, come pure fra i Cooperatori e Cooperatrici, una colletta per venirci in soccorso a pagare i molti debiti, incontrati nei restauri e decorazioni.

Il benemerito Corriere Nazionale, come avrete saputo, propose a questo scopo una sottoscrizione a L. 0,20 e la diramò a tutti i suoi abbonati e a tutti i Cooperatori Salesiani d´Italia. Ma questo parrebbe troppo poco pei figli di Don Bosco.

All´occasione della edificazione del Santuario nostro, i due collegi allora esistenti, fuori dell´Oratorio, vi concorsero generosamente, sebbene si trovassero appena nei loro primordi; vorranno rimanere ora indietro quegli stessi collegi ed i molti altri che si aprirono in seguito? Sia fra tutti una santa gara, per aver parte abbondante nell´ossequio alla Nostra Celeste Patrona e nel monumento alla venerata memoria del nostro amatissimo Padre. È pur nostro vivo desiderio che in ogni casa si scelga qualche Domenica, o altra festa del corrente anno od anche del prossimo, per solennizzare in modo speciale questo cinquantenario colla maggior pompa, come atto di ossequio e doverosa riconoscenza a Dio ed alla Vergine SS., per i molti benefizi largiti al nostro amato Fondatore e a tutte le sue opere.

Intanto noi, discepoli e figli di Don Bosco, facciamo in modo che le nostre azioni, la nostra attività, zelo e fervore nel servizio di Dio, il nostro spirito di sacrifizio a favore del prossimo, specialmente della gioventù, servano a rammemorare le virtù e la santità del nostro buon Padre, in guisa che ciascuno di noi sia di Lui copia fedele. Questo sarà certamente monumento a Lui molto gradito.

Accogliete i miei cordiali saluti, con cui godo professarmi nei

Cuori dolcissimi di Gesù e di Maria.

Vostro aff.mo Amico SaC. MICHELE RUA

P.S. - Il Sig. Direttore faccia sentire al più presto questa lettera ai suoi collaboratori; e dia le disposizioni pel suo pieno effetto.

 

XV Norme all´Ispettore per la visita delle Case

1. Riguardo alle pratiche di pietà. — 2. Cura e studi dei chierici. 3. Sulla povertà. — 4. I rapporti con le Figlie di Maria Ausiliatrice.

 

Carissimi nostri Ispettori,

Il Signore, nella sua infinita bontà, si degna di servirsi anche dell´opera dei poveri Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per fare un po´ di bene nella Chiesa. Ogni anno si vanno in modo, direi, meraviglioso moltiplicando le nuove fondazioni degli uni e delle altre, mentre gli stabilimenti prima fondati si vanno ognor più sviluppando. Noi dobbiamo ringraziare il Signore di tanta sua bontà e degnazione, ed in pari tempo dobbiamo pure dal canto nostro fare quanto possiamo pel buon andamento di tutte le nostre Case, affinchè abbia a risultare la gloria di Dio ed il vantaggio dalle anime, al che devono mirare tutte le nostre aspirazioni e sollecitudini. Penso che tu sii appunto in questi giorni in procinto per visitare le Case della tua Ispettoria; non sarà fuori di proposito che io ti metta sott´occhio alcune cose che meritano speciale considerazione.

1. Riguardo alle pratiche di pietà.

In varie Case si procede con qualche leggerezza nelle pratiche di pietà: con facilità si dispensa dalla meditazione, lettura spirituale, lettura in refettorio; in altre non si fa quasi mai la preghiera stabilita prima e dopo í pasti;- in altre si trascura molto facilmente l´esercizio mensile della buona morte o se ne compiono le pratiche molto imperfettamente; in altre poi non si fa quasi nessuna conferenza ai confratelli, come pure si trascurano molto facilmente i rendiconti. Nelle vostre visite vegliate ed informatevi bene su questi punti, che hanno grande importanza pel buon andamento degl´individui e delle Case.

 

2. Cura e studi dei chierici.

Altro argomento che deve chiamare tutta la vostra attenzione è la cura che i Direttori si prendono dei chierici. So che in alcuni collegi è molto trascurata la scuola di teologia e di sacre cerimonie, ed i chierici sono lasciati liberi d´andar dove credono per occuparsi dei loro studi. Voi insistete perchè le scuole suddette si facciano con regolarità e si dia tutta l´importanza che si meritano; e se potete in qualche modo riuscire ad introdurre la bella usanza, che i chierici facciano studio in comune cogli allievi od almeno tra loro, però sotto qualche fraterna assistenza, procurerete un gran vantaggio ai chierici stessi ed alla Casa cui appartengono.

Non tralasciate mai di raccomandare tutta la riserbatezza nel trattare coi giovani, esaminando se sono messe ben in pratica le norme prescritte:

 

3. Sulla povertà.

Anche sulla povertà aprite l´occhio: osservate, non solo come sono tenute le camere, ma se si fanno frequenti viaggi individuali o collettivi senza vera necessità; se si fa frequente uso di vetture pubbliche, quando si potrebbe fare il tragitto a piedi; se si tien conto degli abiti. A questo fine fatevi mostrare nei registri delle pensioni la parte che riguarda il personale di casa, cioè dei confratelli, per rilevare con qual frequenza si rinnovano gli abiti per certi individui. Che se non sono tenuti con regolarità, insistete quanto basti perchè si facciano le registrazioni a dovere.

 

4. I rapporti con le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Non posso omettere di raccomandarvi anche di fare qualche visita alla Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che si trovano nella vostra ispettoria, specialmente quelle Case che non hanno ispettrice particolare e che si trovano piuttosto lontane dalla loro Casa-madre e che per conseguenza non possono avere che molto raramente la visita delle loro Superiore. Nelle vostre visite mettete in pratica le norme prescritte nel capo VI della Distinzione I delle nostre Deliberazioni. Osservate quali difficoltà incontrino nel disimpegno dei loro doveri, nelle relazioni che debbono avere colle autorità civili ed ecclesiastiche, ed aiutatele con i vostri consigli a superarle, riferendovi però sempre al Rettor Maggiore, od ai membri del Capitolo Superiore, a cui possono riferirsi le difficoltà stesse secondo la loro natura, ed anche alla Madre Generale od alle Superiore del loro Capitolo nelle cose che le riguardano. Per qualche tempo poteva il Direttore Generale delle Suore compiere in gran parte queste visite; ma ora, per l´estensione e moltiplicità delle Case, diviene impossibile ad uno solo. Sapete che le Suore, qualche volta durante l´anno, regolarmente devono avere íl confessore straordinario. Spetta anche a voi, d´accordo col Rettor Maggiore od almeno col loro Direttore Generale, stabilirlo per ciascuna loro Casa, preferibilmente scelto fra´ Sacerdoti Salesiani. Si dovrà per tali Confessori provvedere a tempo dai rispettivi Ordinarii le necessarie facoltà, se debbono andare fuori della propria diocesi o se non ne furono già precedentemente muniti. Si dovrà pure, ove sia d´uopo, raccomandarli ai parroci o ad altri ecclesiastici per la necessaria ospitalità, qualora debbano fermarsi a prendere refezione o riposare fuori della Comunità Salesiana. Sarà pure necessario dar loro norme sul modo di comportarsi colle Suore stesse, ascoltandole pazientemente in confessione e poco trattenendosi fuori di confessione, per conciliarsi così maggiore confidenza nell´esercizio del Sacro Ministero.

Voi stessi, cari Ispettori, procurate di non impiegar troppo tempo nel visitarle ed ascoltarle. Che se si tratta di Case di Suore annesse a Case Salesiane, date la maggior parte del vostro tempo e delle vostre cure a queste anzichè a quelle, in proporzione dell´importanza e del bisogno delle une e delle altre. Intanto v´invito a pregare anche voi perchè il Signore m´illumini a fare una buona scelta del Direttore Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che dopo la morte del compianto Don Bonetti più non ebbero chi lo sostituisse in tale uffizio.

Eccovi, cari Ispettori, le cose che mi stava a cuore di raccomandarvi: sia vostro studio di meritarvi colla pratica le benedizioni del Signore sulle vostre visite e fatiche ispettoriali. Intanto non vogliate dimenticare nelle vostre preghiere il

Vostro aff.mo Amico Sac. MICHELE RUA.

 

XVI Imposte e Ricorso presentato

1. Gioie e croci. — 2. Vessazioni. — 3. Ricorso alla Commissione Comunale. — 4. Allegato: Tassazioni relative a ciascuna Casa.

Torino, 31 dicembre 1891.

 

Car. mi Ispettori, Direttori e Prefetti, 1. Gioie e croci.

Il Signore ci ha consolati nel cadente anno con tante benedizioni, fra cui meritano special menzione l´Inaugurazione dei restauri e decorazioni del Santuario di Maria Ausiliatrice, il Giubileo sacerdotale di Don Bosco e le feste tanto edificanti e ben riuscite che li accompagnarono. Ma per ricordarci che siamo tuttavia nell´esilio, permise pure che non fossimo esenti dalle tribolazioni; e a voi, che siete alla testa delle Case e dei Collegi e più assuefatti alle contrarietà, accennerò brevemente qualcuna delle tribolazioni con cui nelle vie di sua provvidenza ci volle visitare.

Oltre la dolorosa prova della perdita cotanto sentita di alcuni membri fra i più distinti di nostra Pia Società, il Signore ci prova da qualche tempo permettendo vere vessazioni da parte dell´Agente delle imposte. Siccome però non ci vieta di difenderci, così mentre qui ci mettiamo sulle difese, credo opportuno mettere anche voi al corrente delle cose, per vostra istruzione ed anche per vostra norma sul modo di comportarvi e di rispondere qualora foste interrogati da persone costituite in autorità, od anche solo discorrendo accademicamente su certi punti intorno alla costituzione di nostra Società.

2.                Vessazioni.

L´agente suddetto nell´ottobre scorso mandò un avviso di tassazione all´Oratorio Salesiano, in cui gli dà carico di tanti redditi presunti, non solo di esso Oratorio, ma delle altre Case d´Italia, di modo che fa ascendere il reddito netto a L. 322.500, ripartito in 105.000 L. di Cat. B, e L. 217.500 di Cat. C. (1) Unisco a questa lettera una nota della tassazione relativa a ciascun collegio, affinchè possiate conoscere distintamente quanto ad ognuno venga attribuito.

 

(1) Si denomina reddito di Cat. B, quello che emerge dall´esercizio delle professioni, e di Cat. C, quello che si computa sugli stipendi degli impiegati.

 

3.                Ricorso alla Commissione Comunale.

In vista di tale esorbitanza, dopo consultati parecchi valenti Avvocati, in tempo utile io inoltrai un Ricorso alla Commissione Comunale, che deve giudicare in prima istanza; e qui vi do il sunto che appunto potrà servirvi di norma sul vostro modo di

parlare in argomento.

Per vostra più facile intelligenza premetto anzitutto che noi davanti le autorità civili dobbiamo considerarci non come religiosi, ma come liberi cittadini, che godiamo di tutti i diritti che le leggi accordano ai liberi regnicoli. Ciò posto, nel Ricorso:

1) Cominciai a provare che l´Oratorio Salesiano giuridicamente non esiste, non essendo riconosciuto come ente morale, e però, come non può possedere, nè ereditare, così non può essere colpito da alcuna imposta. Se si giudica doversi imporre tributi di qualsiasi genere, si colpiscano i proprietari e non il corpo che non ha esistenza legale;

2)                   Ho provato come l´Oratorio non è un´associazione imponibile, cioè non è dí quelle associazioni che, avendo uno scopo benefico, intellettuale, filantropico, tuttavia sono sotto certi aspetti soggette all´imposta di Ricchezza Mobile. La Giurisprudenza italiana concordemente ha sempre ritenuto che le associazioni dell´indole della nostra mancano di ciò che forma il carattere essenziale delle società commerciali, non avendo per fine diretto il guadagno; e però non è soggetta ad imposta di Ricchezza Mobile. Il che viene da me dimostrato con citazione di varie Sentenze della Corte di Cassazione.

Premesse quelle due asserzioni passo a dichiarare:

3)                   L´Autonomia di ciascun Istituto Salesiano; nego cioè che l´Oratorio Salesiano di Torino comprenda tutti gli Istituti indicati nell´avviso dell´Agente delle Tasse, e che essi abbiano qui una sede centrale, come dovrebbero avere per legittimare l´accentramento di tutti i loro redditi in Torino. Essi sono altrettanti Oratorii ed Istituti, diversi fra loro di nome, di scopo e di carattere. Appartengono a diversi proprietari non legati fra loro da nessuno statuto di società commerciale; come nessuno di essi costituisce uno stabilimento industriale ma tutti sono Case di educazione, rispettivamente autonome, che dall´Oratorio paterno di Torino, donde provengono e non dipendono, ricevono soltanto l´indirizzo morale, disciplinare e didattico. Nella parte economica di ciascuno di essi l´Oratorio non ha ingerenza. Ciascuno di loro vive di vita propria, di elemosine e di economie sulla tenue retta pagata dagli alunni che li frequentano; e con questi cespiti paga le imposte, fra cui primeggiano le fondiarie che sono iscritte a nome non già dell´Oratorio, il quale non esiste legalmente, ma dei singoli comproprietarii dei terreni e dei fabbricati, dove hanno sede gl´Istituti. — A prova della mia asserzione unii gli avvisi delle imposte di ciascuna Casa.

Per vostro confidenziale maggiore schiarimento aggiungo che se talvolta io vengo in soccorso alle Case, come pure se talvolta ricevo qualche soccorso dalle Case, ciò si fa non in virtù di alcuna legge civile, nè di alcuna convenzione che possa aver forza in faccia alle leggi, ma spontaneamente come un individuo qualunque verrebbe in aiuto di altro individuo.

Intanto ho recisamente contestato le allegazioni dell´Agente quanto all´importo dei redditi di ciascun Istituto.

4) Dimostrai parimenti che la Commissione Comunale di Torino, che deve giudicare sopra l´accertamento fatto dall´Agente, è incompetente, trovandosi gli stabilimenti accennati dall´Agente quasi tutti fuori di Torino, perciò fuori della giurisdizione di questa

Commissione.

Ecco in sunto il Ricorso da me presentato alla Commissione Comunale. Finora non si è ancora radunata per decidere, e perciò mentre vi raccomando di prendere norma, da quanto vi ho detto, sul modo di rispondere qualora foste interrogati, vi raccomando pure di innalzare fervide preghiere al Signore, affinchè, illuminando i membri della Commissione suddetta ed ispirandoli a sentimenti di equità, ci liberi dalle pretese dell´Agente, che sarebbero per questo Oratorio una vera sciagura.

Riponendo sempre in Dio e nella protezione di Maria Ausiliatrice ed anche di Don Bosco la mia fiducia, cordialmente vi saluto

professandomi sempre

Vostro affino in G. C.

Sac. MICHELE RUA.

 

4. Allegato: Tassazioni relative a ciascuna Casa.

Località                    Spiegazione   Reddito di Categoria

-------

 

1. TORINO - Via Cottolengo, N. 32. (Vedi Avvertenze). B         C

Collegio che conta 800 e più giovani. Vi s´insegna e si esercita su vasta scala la Tipografia, la Stamperia, la Stereotipia, la Fonderia di caratteri, la Litografia, la Calcografia, la Legatoria, l´arte del Falegname, l´arte del Fab‑

Località                   Spiegazione   Reddito di Categoria

bro-ferraio, del Sarto, del Calzolaio, ecc. — Vi s´insegnano le Lettere, la Musica e il Disegno. — Si elevano

i redditi di cat. .8 di L. 10.000 e di Cat. C di L. 8.000 a L. 50.000 30.000

2.    IDEM - Corso Vittorio Emanuele II.

Succursale del suddetto Collegio principale. — È capace di N. 200 giovani. — Libreria aperta da qualche anno. Completo deposito di tutte le edizioni salesiane, di libri di liturgia, ascetici, scolastici, di amena lettura. — Pubblicazioni musicali sacre e profane. — Copioso assortimento di oggetti religiosi. — Ricco deposito di carta comune, ad uso delle scuole e commerciale. — Legatoria di libri di qualunque genere, semplice e di lusso. N. 6 pubblicazioni periodiche ed abbonamenti, ecc. ecc. L. 25.000 8.000

3.    IDEM - Val Salice (fr. Torino).

Istituto capace di 400 alunni. — Due Corsi: l´uno

elementare e l´altro ginnasiale. Pel solo personale L. —          16.00G

4.     FAENZA.

Istituto salesiano composto di N. 155 alunni; pel solo

personale   L. — 9.000

5.     ESTE.

Collegio-Convitto Manfredini. — Alunni N. 170. — Pel solo personale composto di un Direttore, di cinque

insegnanti e di nove Istitutori   L. — 18.000

6.     MATHI.

Cartiera, precedentemente tassata nel Comune di Mathi

in base al reddito di Cat. B di L. 5800 spontaneamente denunciate dal Contribuente sin dal 1883, che

si eleva a   L. 10.000 6.000,

7.     CHIERI.

Istituto femminile condotto da una Direttrice e diverse

Maestre; pel solo personale   L. —.................. 4.000´

8.     VARAZZE.

Collegio Don Bosco composto di N. 130 convittori. —

Pel solo personale direttivo ed insegnante . . . L. —      7.700•

Località                 Spiegazione   Reddito di Categoria

9.                 ALASSIO.

Collegio composto di 180 convittori. — Tre Corsi: Elementare, Ginnasiale e Liceale. — Pel solo personale

direttivo ed insegnante .............................  L. — 12.000

10.            MASCALI NUNZIATA

Collegio Convitto femminile affidato a maestre approvate

dal Governo. — Pel solo personale insegnante . . . L. —          3.000

11.            RANDAZZO.

Collegio Salesiano. — Convittori 39. — Corsi Elementari e Ginnasiali. — Scuole serali. — Insegnamento affidato a N. 4 maestri pel Corso Elementare, a N. 5 Professori pel Ginnasio ed a N. 2 maestri per le Scuole Elementari esterne. — Il Comune paga il contributo di L.

9.000 .............................................................  L. — 9.000

12.            NIZZA MONFERRATO.

Istituto delle Salesiane. — Conta 126 educande (oltre

a 100 altre che desiderano farsi monache). Pel solo per‑

               sonale direttivo ed insegnante   L. — 12.000

13.            VALLECROSIA.

Istituto composto di N. 32 alunni. — Pel solo personale direttivo ed insegnante ( due maestri e tre maestre)          L. — 6.000

14.            BORGO SAN MARTINO.

Collegio Don Bosco. — Conta circa 240 alunni. — Insegnamento Elementare e Ginnasiale. — Pel solo personale direttivo ed insegnante (N. 20 impiegati tra

insegnanti ed assistenti) ..........................  L. — 25.000

15.            FIRENZE - Via Fra Angelico, N. 8.

Collegio Salesiano che conta N. 100 alunni, cioè: N. 70 del Corso inferiore e N. 30 del Corso Superiore. — Pel solo personale composto del Direttore Sig. Don FEBRARO

STEFANO e di N. 5 Maestri ..... r . . . L. —             8.000

Località                    Spiegazione   Reddito di Categoria

16.            SAMPIERDARENA.

Collegio di S. Vincenzo. — Stabilimento fiorentissimo in via di ingrandimento. — Allievi N. 250. — Consiste in Laboratori di Tipografia, Libreria, Legatoria, Falegna‑

mi, Fabbri-ferrai, Calzoleria, Sartoria  L. 20.000 27.000

17.            PARMA.

Collegio Salesiano che conta N. 74 alunni convittori, oltre gli alunni esterni. — Insegnamento Elementare e Ginnasiale in conformità dei programmi e regolamenti governativi. — Pel solo personale direttivo ed insegnante        L. — 10.000

18.            TRECASTAGNI.

Collegio contenente N. 46 alunne. — Pd solo personale

composto di una Direttrice e di N. 4 maestre, retribuite

come le maestre comunali                                       6.000

TOTALE L. 105.000 217.500

Avvertenze.

Nei redditi di cui al N. 1 e 2 l´Agenzia ha compreso tutti i redditi di categoria B e C pertinenti all´industria tipografica e libraria in genere, eserci‑

tate dall´Oratorio Salesiano, tanto nella sede principale di Torino, quanto nelle succursali da esso tenute in altri paesi o città del Regno e precisa‑

mente nei comuni di S. Benigno e Vallecrosia, e nelle città di Lucca, Spezia e Firenze.

I redditi di cui al N. 1 e 6 si propongono in rettifica alle somme precedentemente accertate e così per gli effetti dell´imposta 1892. Tutti gli altri

s´intendono accertati ex novo a norma e per gli effetti di cui all´articolo 59 della legge 24 agosto 1877.

 

XVII Invito al Capitolo Generale

1. Convocazione del 6° Capitolo Generale. — 2. Membri e Regolatore del Capitolo. — 3. Preghiere per il Capitolo Generale.

Torino, Solennità di S. Giuseppe 1892.

Carissimi Direttori,

 

1. Convocazione del 6° Capitolo Generale (1892).

Come sapete, si compiono in settembre prossimo tre anni, dacchè fu raccolto a Valsalice, per la prima volta, dopo la morte del venerato nostro Padre Don Bosco, il Capitolo Generale, e nelle prossime vacanze autunnali, secondo che è stabilito dalle nostre Regole al capo VI, art. 3 e 4, si deve nuovamente radunare. Con questa lettera intendo di darvene l´avviso ufficiale, affinchè, d´accordo coi Confratelli che si trovano in codesta Casa, possiate studiare quanto si credesse meglio a gloria di Dio, a vantaggio delle anime e della Pia nostra Società, pel suo consolidamento e sviluppo progressivo ed infine per il profitto spirituale e scientifico de´ suoi membri.

Mentre fin d´ora mi rallegro al pensiero di trovarmi fra breve in mezzo a coloro che formano il mio braccio principale e la mia consolazione, sento il bisogno di raccomandarvi che si voglia consacrare qualche tempo nello studio delle cose che vi parranno opportune pei fini suddetti. Imperocchè tutti dobbiamo preoccuparci di ciò che volle affidarci Don Bosco, se vogliamo sempre esser chiamati di Lui figli e discepoli.

 

2. Membri e Regolatore del Capitolo.

Secondo le norme segnate nelle Deliberazioni, Dist. I, paragr. I, art. 1, prendono parte al Capitolo Generale il Capitolo Superiore, gl´Ispettori ossia Visitatori, il Procuratore Generale, i Direttori delle Case ed i Maestri dei Novizi. Possono anche invitarsi i semplici soci professi laici od ecclesiastici, quando si trattano argomenti in cui taluno abbia perizia speciale, ma questi avranno solo voto consultivo. Dai luoghi di Missioni estere verrà ogni Ispettore od un suo delegato con uno dei Direttori della propria Ispettoria o provincia, scelto dall´Ispettore stesso, d´intelligenza col Rettor Maggiore.

Secondo le deliberazioni dei precedenti Capitoli, qualche mese prima dev´essere da me nominato un Regolatore del Capitolo Generale, affinchè per tempo a lui possano essere mandate le osservazioni e le proposte che ciascuno dei Confratelli avrà a fare, ed io designo e nomino a tal ufficio il nostro carissimo confratello Don Francesco Cerruti, Consigliere scolastico della Pia nostra Società.

Procurate adunque di spedire a lui qualche tempo prima quanto giudicherete degno di essere preso in considerazione. Devo qui far notare che tutti i Confratelli potranno fare proposte; epperò raccomando ai Direttori che ne li avvisino, ed a suo tempo ne mandino le osservazioni. Quanto al tempo di spedire al Regolatore le proprie proposte ed osservazioni, le Deliberazioni (Distinzione I, art. 2) dicono che si mandino almeno due settimane prima dell´apertura del Capitolo Generale; io v´invito a spedirle il più presto possibile, affinchè si possano ordinare e proporre allo studio delle Commissioni che verranno designate per le varie materie a trattarsi.

Come avete potuto vedere la nostra Pia Società, benedetta da Dio, ha in questo spazio di tempo-allargato il campo delle sue operazioni, e penetrò in terre finora ad essa non conosciute, ed inesplorate. Ma non bisogna che noi dimentichiamo che l´avversario d´ogni bene vigila sempre e non desiste dalle maligne sue imprese anche a danno nostro. Sorge quindi naturalmente in noi la necessità di tener viva la nostra fede per rendere inutili i suoi malvagi intenti, e provvedere al nostro progresso, assicurando così ogni giorno più la nostra santificazione. A ciò sarà mezzo efficace il nuovo Capitolo Generale che si dovrà tenere nel tempo che verrà poi con precisione determinato dal sullodato Regolatore.

Sicuramente l´opera nostra che tende alla gloria di Dio, dovrà essere opera tutta sua, e non conviene che noi ci crediamo capaci di fare qualche cosa di buono da noi soli; per la qual cosa vi esorto colle parole dell´apostolo S. Paolo che opportunamente mi vengono alla memoria: Ut non simus fidentes in nobis, sed in Deo. (1)

(1) II Cor., I, 9.

 

3. Preghiere per il Capitolo Generale.

Perciò preghiamo il Signore delle misericordie che voglia benedire la nostra futura opera di edificazione, ci aiuti, ci illumini, affinchè colà raccolti in un unico pensiero, lavorando tutti ad un solo e medésimo intento, possiamo determinare quanto sarà per ridondare a maggiore sua gloria e a suo tempo rendergli le dovute grazie pe´ suoi doni e la sua amorevole assistenza.

Un´altra cosa di molta importanza si ha da fare in quel medesimo Capitolo Generale, la quale merita tutta la nostra sollecitudine, ed è la elezione dei membri del Capitolo Superiore. Siccome è stabilito dal Regolamento, io ve lo notifico pure fin d´ora; e vi esorto a procurare di raccogliere il vostro pensiero su quelli che in Domino vi sembrano meglio adatti all´ardua loro missione, di essere cioè i Superiori di tutta la nostra Pia Società. E per ottenere maggiori lumi desidero che raccomandiate che si preghi da tutti per questo santo fine.

 

Secondo il Regolamento per l´elezione dei membri del Capitolo Superiore (Delib. Dist. I, par. II, art. 7 ), tutti i Direttori raduneranno i professi perpetui della loro Casa e insieme con un socio da questi eletto si recheranno alla futura elezione.

Io spero che lo spirito di Don Bosco ci assisterà, come per altre occasioni in questa specialmente, e che dal Paradiso, dove speriamo che già si riposi in Dio, si manifesterà sempre meglio fra noi, e che dal prossimo Capitolo Generale, come verranno fatte proposte, riflessi e consigli per il maggiore sviluppo della nostra Pia Società, così saranno eletti o rieletti quei membri pel Capitolo Superiore, che seguendo le sante e gloriose tradizioni dei tempi passati, continueranno ad essere il comune sostegno della Pia Società, ne dilateranno i benefizi, ed a tutti i Confratelli saranno bell´esempio e guida.

Mentre in questa fausta occasione posso con sincerità di cuore dirvi che non cesso gratias agens pro vobis, memoriam vestri faciens in orationibus meis, (1) raccomando a tutti voi di non dimenticare nelle fervide vostre orazioni la povera anima mia.

San Francesco di Sales, nostro glorioso titolare, ci ottenga da Dio che regni tra noi lo spirito di mansuetudine e di pace, e Maria Ausiliatrice ci benedica e ci ottenga dal trono di grazia e di potenza, ove la collocarono i suoi meriti, di poter corrispondere alla santa nostra vocazione.

Aff.mo amico in G. C. Sac. MICHELE RUA.

(1) Ephes., I, 16.

 

XVIII Ringraziamenti degli auguri per il giorno onomastico

Torino, 26 giugno 1892.

Miei carissimi figli in G. C., Salesiani, allievi e famigli,

Ho ricevuto con molto piacere le individuali e collettive vostre

felicitazioni ed auguri pel giorno Onomastico di S. Giovanni. Io vi sono molto riconoscente delle preghiere e Comunioni per me fatte. Ora per mezzo del Sig. Direttore di cuore vi ricambio centuplicati gli auguri: ed a mia volta prego il Signore a spargere sopra di voi tutti l´abbondanza delle sue grazie e benedizioni. Spero che il nostro caro Don Bosco, alla cui festiva commemorazione era specialmente diretta quella solennità, unisca le sue potenti preghiere a convalidare i miei voti. Noi intanto studiamoci di conservare sempre viva la memoria dell´amatissimo Padre praticandone i salutari insegnamenti. Stimiamoci fortunati di essere suoi figli, ma in pari tempo sia nostra cara premura di portare degnamente tale titolo, non solo in collegio, ma dovunque ci troviamo.

Gradite i miei cordiali saluti con cui fin d´ora vi auguro buon termine dell´anno scolastico e liete e sante vacanze, e credetemi

sempre                                            Vostro aff.mo in G. C.

Sac. MICHELE RUA.

P.S. - Per farvi partecipare anche da lontano alla festa commemorativa, vi spedisco l´inno che venne stupendamente musicato per la circostanza. Vi spedisco pure copia della distribuzione dei- prossimi spirituali esercizi.

 

XIX Relazione del sesto Capitolo Generale (1892)

1. Anno ricco di fausti avvenimenti. — 2. Resoconto del 6° Capitolo Generale. — 3. Il nuovo Capitolo Superiore. — 4. Nuovo Vicario Generale per le Figlie di Maria Ausiliatrice. — 5. Nuove Ispettorie. — 6. Le Ispettorie delle Figlie di Maria Ausiliatrice. — 7. La nostra bandiera: Temperanza, Preghiera e Lavoro.

Torino, 11 novembre 1892.

Festa di S. Martino Vescovo.

Carissimi figli in G. C.

 

1. Anno ricco di fausti avvenimenti.

L´anno scolastico 1891-92 poc´anzi terminato fu ricco per noi Salesiani, Figli di Don Bosco, di tanti fausti avvenimenti, pei quali c´incombe il dovere di rendere a Dio le più vive grazie. Più volte in quest´anno abbiamo avuto la benedizione del Sommo Pontefice; e questo ci fu veramente caparra delle benedizioni di Dio. Infatti occorse in quest´anno il Giubileo delle Opere Salesiane, che venne celebrato in quasi tutti i nostri collegi con solenne pompa religiosa; ebbe luogo l´inaugurazione delle decorazioni del Santuario di Maria Ausiliatrice, celebrata con un intero Ottavario di feste le più divote e gioconde, come avete potuto rilevare dal Bollettino Salesiano; si fondarono parecchie nuove Case ed Oratorii festivi, che presero tosto a produrre frutti consolanti, e ben si può dire che in questo anno giubilare l´umile nostra Società potè piantar nuove tende, non solo nell´Europa e nell´America del Sud, ma eziandio aprire il primo anno scolastico nell´Africa e nell´Asia e concretare definitivamente la sua entrata nell´America settentrionale, che si effettuò colla recente spedizione di Missionari per la città di Messico. "È pure in quest´anno che l´Ospizio del S. Cuore a Roma venne portato al punto da poter accogliere più centinaia di poveri fanciulli, e si poterono compiere parecchie altre fabbriche ed acquisti che diedero ad Ospizi nostri, già esistenti, un grande sviluppo.

 

2. Resoconto del 6° Capitolo Generale.

Non posso poi tacere l´avvenimento per noi tanto importante del 6° Capitolo Generale della nostra Pia Società accompagnato

dall´elezione dei membri del Capitolo Superiore, e di questo appunto intendo parlarvi in modo speciale in questa mia circolare, nutrendo dolce fiducia che per le deliberazioni che vi si presero, potrà riuscire fecondo de´ più considerevoli vantaggi per la nostra Pia Società, per la gloria di Dio e pel bene delle anime.

Nella la riunione ho dovuto con dolore far rilevare come il Signore dopo l´ultima elezione, che ebbe luogo nel 1886, ne´ suoi imperscrutabili giudizi ci privò del nostro carissimo Padre Don Bosco, e di un altro dei membri più importanti, nella morte del pur carissimo Don Giovanni Bonetti; ma ebbi pure la consolazione di far conoscere che, per compensarci delle dolorose perdite, moltiplicò in modo straordinario la nostra Pia Società e le sue opere. Si constatò infatti coi cataloghi alla mano, che i membri di essa, dall´86 al ´92, in un sessennio, furono più che duplicati, come più che duplicate furono le Case loro affidate e le opere da loro intraprese. Col che si viene a scorgere come si verificarono le parole del nostro amato Padre allorquando discorrendo nel dicembre 1887, cioè pochi giorni prima di porsi per l´ultima volta a letto, diceva a certi Cooperatori che da lontano eran venuti a fargli visita: pregate affinchè io possa fare una buona morte, perchè andando in Paradiso io potrò fare molto di più pe´ miei figli e pei poveri giovani, di quel che io possa fare qui in terra.

Sull´esito dell´elezione ed intorno alle varie sedute vi do qui un breve rendiconto col trascrivervi testualmente il verbale di conclusione, che venne firmato dal Capitolo Superiore e da tutti i Direttori presenti.

 

3. Il nuovo Capitolo Superiore.

« L´anno del Signore 1892 e alle 5 pom. del 29 Agosto, ebbe principio il sesto Capitolo Generale nella Casa nostra di Valsalice presso Torino e nel modo stabilito dagli articoli 6 e 7 del relativo Regolamento, Capitolo presieduto dal Rev. Rettor Maggiore, Sig. Don Michele Rua, e coll´assistenza di Mons. Cagliero Giovanni, Vescovo titolare di Magida, Vicario Apostolico della Patagonia, Vicario Generale delle Case Salesiane d´America, e Direttore Spirituale emerito della nostra Pia Società. Vi presero parte i membri del Capitolo Superiore, eccetto il Consigliere Don Celestino Durando in missione nelle nostre Case di Palestina; il Procuratore Generale; gl´Ispettori Piemontese, Ligure, Francese, Romano, Uruguayo-Brasiliano; e i Direttori delle Case particolari quali sono sotto notati. Furono eletti Segretarii: D. Borio Erminio e D. Bensi Giovanni; Segretario minutante D. G. B. Lemoyne, Segretario del Capitolo Superiore. Gli schemi proposti erano sette, affidati ciascuno, per l´esame e la relazione, a particolari Commissioni, secondo lo stampato spedito alle nostre Case. Sei furono discussi

e risolti, uno, quello cioè che riguarda il Regolamento pei Noviziati e gli Studentati dei Chierici, fu rimandato al Capitolo Superiore per un maggiore studio.

Nel mattino del 31 di detto Agosto, ebbe luogo l´elezione dei Membri del Capitolo Superiore e del Maestro dei Novizi. I votanti erano cento. L´elezione riuscì come segue:

D. BELMONTE DOMENICO rieletto Prefetto.

D. ALBERA PAOLO eletto Direttore Spirituale.

D. SALA ANTONIO rieletto Economo.

D. CERRUTI FRANCESCO rieletto Consigliere

D. DURANDO CELESTINO rieletto Consigliere.

D. LAZZERO GIUSEPPE rieletto Consigliere.

D. BARBERIS GIULIO rieletto Maestro dei Novizi.

Le conferenze tenute furono 12. Al cominciar di ciascuna di esse il Rettor Maggiore leggeva qualche passo dei ricordi confidenziali del nostro sempre carissimo Don Bosco, ricordi accolti con generale affettuoso entusiasmo. Il Capitolo Generale terminò la sera del sei settembre; e si conchiuse col canto Te Deum e con la Benedizione del SS. Sacramento ».


4. Nuovo Vicario Generale per le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Le deliberazioni, prese nelle varie sedute, verranno fra breve coordinate con quelle dei precedenti Capitoli Generali; e saranno a suo tempo spedite a tutte le Case affinchè servano di norma comune nell´osservanza delle nostre sante Costituzioni e nel modo di comportarci nelle varie circostanze della vita.

Alcune deliberazioni particolari però prese da me, fuori delle sedute, non senza consultare il Capitolo Superiore, giudico opportuno manifestarle fin d´ora. Sapete che il compianto nostro confratello Don Giovanni Bonetti non solo era catechista della nostra Pia Società, ma-ancora mio Vicario Generale, riguardo la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dopo oltre un anno di aspettazione e di preghiere, ho giudicato conveniente nel Signore affidare quest´ufficio al nostro confratello carissimo Don Giovanni Marenco che era prima Ispettore nella Liguria. In tale sua nuova carica ora lo presento a voi, affinchè nelle cose ordinarie riguardanti le Figlie di Maria Ausiliatrice e le loro opere, a lui vi indirizziate. Egli poi, chiamato a dimorare al mio fianco, potrà con facilità, quando occorre, conferire con me e con gli altri membri del Capitolo Superiore degli interessi spirituali e temporali della suddetta Pia Congregazione.

 

5. Nuove Ispettorie.

Pel moltiplicarsi delle nostre Case nella Spagna e sulle coste meridionali dell´Oceano Pacifico, parve pure conveniente creare due nuove Ispettorie, la Spagnuola e la Pacifica. Così che si dovette pensare a provvedere tre nuovi Ispettori, uno per l´Ispettoria Ligure e due per le nuove Ispettorie. Implorati pertanto i lumi del Signore, ci parve conveniente destinare per l´Ispettoria Ligure il carissimo confratello D. Tamietti che era prima Direttore del nostro collegio Manfredini in Este, per la Spagnuola il carissimo confratello D. Filippo Rinaldi, Direttore dell´Ospizio del Bambino Gesù in Sarrià presso Barcellona, come quegli che trovandosi più vicino alla sede del Capitolo Superiore, facilmente può tenere l´ordinaria corrispondenza e di più, essendo già Direttore di Casa di arti, mestieri e studi, trovasi in situazione adatta per fare di sua dimora la Casa ispettoriale. Per la Pacifica destinammo il carissimo confratello Mons. Giuseppe Fagnano, Prefetto Apostolico della Patagonia Meridionale, Terra del Fuoco ed Isole Malvine, uno dei più antichi Salesiani che fece parte della prima spedizione di Missionari Salesiani in America. Sebbene più lontano geograficamente dalla sede del Capitolo Superiore, per la corrispondenza trovasi in condizione più vicina e più comoda che non le altre Case su quelle coste. Essi pure presento a voi tutti, o cari Figli in G. C., per comune informazione e perchè sappiano le Case di ciascuna delle tre Ispettorie a chi rivolgersi, come a loro immediato Superiore.

Non occore che io vi raccomandi il rispetto, l´affezione, l´obbedienza che è dovuta a tutti i Superiori e specialmente agli Ispettori, chè conosco benissimo quanto i buoni Salesiani siano forniti di tali virtù, e come tutti sappiano riconoscere nella loro persona, non solo il rappresentante del Superiore Maggiore, ma il loro fido amico, prudente consigliere, tenero padre, anzi il rappresentante di Dio stesso.

Piuttosto raccomanderò la diligenza e l´esattezza reciproca nella corrispondenza epistolare ordinaria e specialmente nella mensile e trimestrale, che si ha da tenere tra i Direttori ed Ispettori, tra questi e i vari membri del Capitolo Superiore. Questa diligenza ed esattezza, mentre dimostra l´interesse e l´affetto che si nutre pel buon andamento della nostra Pia Società, riesce di grande conforto ai Confratelli ed anche di grande sollievo ed aiuto ai Superiori.

 

6.       Le Ispettorie delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Giudico qui opportuno notificarvi che d´ora avanti anche le Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice saranno divise in Ispettorie collo stesso ordine delle Case Salesiane, come apparirà dal loro catalogo che si avrà cura di diramare agli Ispettori e ai Direttori. L´aumento meraviglioso delle loro Case e la grande distanza delle une dalle altre rendono impossibile a me ed al mio Vicario il visitarle e provvedere alle loro necessità con quella prontezza che è conveniente. Così gl´Ispettori in nostro aiuto resteranno incaricati di prendersi cura di esse, specialmente per ciò che concerne il loro profitto spirituale, la scelta dei Direttori delle loro anime e dei confessori straordinari. Questo non impedisce che abbiano anche delle visitatrici, con cui possano corrispondere, a cui rivolgersi in cose particolari, riguardanti l´amministrazione delle loro Case, le relazioni tra loro e col loro Capitolo Superiore. Anzi è nostra intenzione che anche tra loro si mantengano sempre più vive le relazioni personali ed epistolari.

 
7.       La nostra bandiera: Temperanza, Preghiera e Lavoro.

Ora dopo avervi comunicate le precedenti notizie, mi rimarrebbe un ben gradito dovere a compiere, quello cioè di rispondere particolarmente alle tante care lettere che ricevetti nel corso di quest´anno, specialmente nell´occasione della festa di S. Francesco di Sales, di Pasqua, dell´Apparizione  Michele all´8 maggio, di S. Giovanni Battista e di S. Michele Arcangelo il 29 settembre. Ma mi è impossibile, come ben lo potete comprendere. Leggo volentieri queste lettere, specialmente se non sono troppo prolisse, ma poi con mio rincrescimento non trovo il tempo per rispondere a ciascuna. Per buona ventura scorgo che in tali lettere di augurio non trattasi quasi mai di affari a cui si richieda di necessità risposta, e così resta alleviata la mia pena di non potervi riscontrare almeno con qualche biglietto. Ora però mi valgo della presente per ringraziarvi tutti collettivamente, assicurandovi che vi sono ben riconoscente delle testimonianze di affetto e delle proteste d´obbedienza e di attaccamento alla nostra Pia Società di S. Francesco di Sales. Dal canto mio vi accerto che tutti vi amo grandemente nel Signore, desidero di tutto cuore la vostra eterna salvezza e tutte le grazie spirituali, e temporali che possono contribuire al conseguimento della medesima; ed a tal fine ogni giorno tutti vi raccomando al Signore ed alla SS. Vergine, Aiuto di tutti i Cristiani e particolarmente, ben possiamo dirlo, Aiuto nostro, nostro sostegno, nostro conforto.

Faccia il Signore che possiam passare santamente questo nuovo anno scolastico, sempre nella sua grazia e lavorando ognora alla sua maggior gloria come degni figli di Don Bosco, che così bene seppe impiegare tutto il tempo della sua vita e che ci lasciò scritto sulla sua e nostra bandiera: Temperanza, Preghiera e Lavoro. Gradite i miei cordiali saluti con cui godo ripetermi

Aff.mo Amico in G. C. SaC. MICHELE RUA.

P.S. - I Sigg. Direttori sono invitati a darne lettura in generale conferenza la 1° domenica dopo il ricevimento.

Avviso.

Rimedio ad un´omissione occorsa nella Circolare dell´I l novembre 1892. Per l´elezione avvenuta del carissimo confratello

Sac. Paolo Albera a Direttore Spirituale di nostra Pia Società, rimaneva vacante il posto d´Ispettore´delle nostre Case di Francia. Vi notifico ora che a tale uffizio venne eletto il carissimo confratello D. Giuseppe Bologna che era già stato Direttore della Casa di Marsiglia, finchè non fu Casa ispettoriale, e che ultima‑

mente era Direttore a Lilla.

Vostro all.mo in G. C.

Sac. MICHELE RUA.

 

XX Gli Oratori festivi

 

1. Scopo delle « Lettere edificanti ». — 2. Importanza degli Oratori Festivi.

—           3. Anche senza mezzi materiali, come Don Bosco. — 4. Commendatizia del S. Padre per i Missionari Salesiani partenti per il Messico.

—           5. Salesiani defunti nel 1892.

Torino, 29 gennaio 1893.

Solennità di S. Francesco di Sales.

(Lettera Edificante N. 1).

Carissimi Figli in G. C.

 

1. Scopo delle « Lettere edificanti ».

Nelle deliberazioni del Secondo Capitolo Generale si fa menzione di lettere edificanti, che si scriverebbero di quando in quando a tutti i confratelli. Loro argomento sarebbero tutte quelle cose, le quali possono servire di sprone a lavorare alla maggior gloria di Dio e giovare a mantener vivo ne´ cuori il fuoco della cristiana pietà.

Pel passato molte notizie che avrebbero potuto dare materia a tali lettere, vennero pubblicate nel Bollettino Salesiano, in cui si concesse ognora largo spazio alle feste celebrate ne´ nostri istituti ed alle lettere così interessanti dei nostri missionari. Ma questa pubblicazione, che può bastare per tenerci uniti coi nostri benemeriti Cooperatori, ormai non può più essere l´organo delle intime relazioni che devono esistere fra i membri della nostra

Pia Società. Si è per questo che io, a norma delle sovraindicate deliberazioni e ad imitazione d´altre religiose famiglie, vi indirizzerò a quando a quando qualche lettera edificante, che vi raccomando di leggere in refettorio o altrove allorchè tutta la comunità si trova riunita.

A queste letture i nostri cari Confratelli si rallegreranno, spero, del bene che si è fatto; ringrazieranno la Divina Provvidenza d´aver voluto servirsi dell´umile nostra Società come di strumento per compierlo, e animati gli uni dall´esempio degli altri prenderemo tutti maggior coraggio a progredire nella virtù, e col soccorso della divina grazia procurare la gloria di Dio e adoperarci con tutte le forze alla salvezza delle anime.

Vi esorto perciò a considerare come vostro dovere il farmi noto tutto ciò che può tornare di comune edificazione, non già per soddisfare vanamente l´amor proprio, o dar vanto alla nostra Pia Società, ma perchè si verifichi fra noi il detto del nostro Divin Salvatore: ut videant opera vestra bona et glorificent Patrem vesirum, qui in coelís est (Matth. V, 16): affinchè i Confratelli ed anche gli altri, edificati dalle vostre opere buone, ne diano gloria al Padre vostro che è nei Cieli. Non è egli per questo motivo che gli Apostoli si raccontavano reciprocamente il bene che col divino aiuto avevano potuto compiere e perfino i miracoli che avevano operati? E non è egli per tal fine che il nostro caro D. Bosco, mentre era ancora in vita permise che si raccontassero le varie vicende dell´Oratorio? Chi mai ha letto alcune pagine dei Cinque Lustri, vergate con tanto candore, semplicità e brio dal nostro indimenticabile D. Bonetti, e non sentissi migliore? Dio voglia che tal sorte abbiano anche le brevi lettere che io mi accingo a scrivervi!

La prima di esse porta la data del 29 Gennaio, solennità del nostro S. Francesco di Sales, appunto perchè io intendo metterle in modo speciale sotto la protezione di questo Dottore di S. Chiesa, il quale scrisse con tanta unzione lettere sì belle e in sì gran numero da formare parecchi volumi che si vanno leggendo con tanta edificazione delle anime.

 

2. Importanza degli Oratori Festivi.

Vi parlerò dapprima dei Catechismi e degli Oratori festivi, di quest´apostolato che diede occasione a tutte le Opere Salesiane

ed alla stessa nostra Pia Società! Non crediate, o carissimi figli in G. C., che solamente quando D. Bosco diè principio alla sua missione provvidenziale fosse opportuno occuparsi degli Oratori festivi. Quantunque la nostra Pia Società metta mano a svariatissime imprese, questo campo rimane sempre aperto ai Salesiani ed abbondantissima ne è la messe. Noi dobbiamo render grazie al Signore se malgrado gli sforzi del demonio e del mondo congiurati a´ danni della povera gioventù, potemmo in questo ultimo anno, come avrete veduto nel Bollettino Salesiano del corrente Gennaio, moltiplicare gli Oratori festivi e vedere notabilmente aumentato il numero dei giovanetti che li frequentano.

Il bene, che può farsi in queste riunioni domenicali, è così grande che vari zelanti sacerdoti e pii secolari imitando l´esempio di D. Bosco, fondarono anch´essi degli Oratori festivi, e ne conta ora già ben quindici la sola città di Torino. Ne sia ringraziato il Signore! In molti altri siti, parimenti dietro l´esempio nostro, si aprirono Oratori; mentre in certe popolose città, dove era andato in disuso il catechizzare i fanciulli ne´ giorni festivi, in vista del Catechismo che costantemente si fa negli Oratori dai Salesiani, questo fu introdotto in tutte le parrocchie.

Basterebbe visitare qualche Oratorio in giorno di festa per rimanere altamente edificati. Quei cari fanciulli, dopo aver lavorato tutta la settimana in un´affumicata officina, vengono il sabato sera o la domenica mattina a confessarsi. Si preparano con molto raccoglimento e per far la loro Comunione stanno digiuni anche sino oltre le 10. Fra gli altri ve ne sono molti i quali hanno da 18 a 20 e più anni, e sono quelli che col loro buon esempio attirano i più piccoli. Durante tutta la giornata, eccetto il tempo della refezione, se ne stanno con noi. Nessuno può sapere quanti sforzi fanno per conservarsi buoni nei loro laboratori, malgrado i cattivi discorsi che devono udire e le abbominazioni che hanno sotto gli occhi. E vari parenti, conscii in parte di tali sforzi de´ loro figli e testimoni della migliorata loro condotta dacchè frequentano l´Oratorio festivo, più volte ebbero a dimostrarne coi Direttori grande contentezza e ad attestare profonda riconoscenza per aver noi aperti simili asili domenicali. In parecchi Oratorii si ha la consolazione di ammettere di tratto in tratto alla prima Comunione un buon numero di giovani adulti, che forse non l´avrebbero mai fatta in vita loro, mentre in seguito continuano a frequentare i Ss. Sacramenti con incalcolabile loro vantaggio.

In qualche Oratorio si ebbe l´ottimo pensiero ( come faceva D. Bosco nei primi tempi) di proporre ai migliori fra loro di fare gli esercizi spirituali insieme coi nostri aspiranti, non altrimenti di ciò che noi faremmo coi giovanetti dei nostri Istituti. Si ottennero già dei consolanti risultati. Alcuni si arruolarono sotto la bandiera salesiana, ed altri divennero più fermi e forti nella pratica delle cristiane virtù e si affezionarono sempre più all´Oratorio ed ai Salesiani.

L´esempio di D. Bosco rese anche più industrioso lo zelo di alcuni confratelli, i quali ricordandosi che egli seppe formarsi degli ausiliari frammezzo agli esterni stessi, proposero ad alcuni. giovanetti che frequentano l´Oratorio, di venire alle nostre scuole ginnasiali. Un bel numero si arrese all´invito, e speriamo che coltivandoli con ogni diligenza, si potrà ottenere qualche vocazione religiosa e sacerdotale. Degni il Signore benedire i loro sforzi.

 

3. Anche senza mezzi materiali, come Don Bosco.

Ma voi potreste credere che si possano contare sì liete cose solamente di quegli Oratori che possiedono un locale adatto, cioè una cappella conveniente, un vasto cortile, un teatrino, attrezzi di ginnastica e giochi numerosi ed attraenti. Certamente son questi mezzi efficacissimi per attirare numerosi i giovanetti agli Oratori, e perchè i buoni principii, seminati ne´ loro cuori, mettano profonde radici; tuttavia debbo dirvi con là più viva gioia che in più luoghi lo zelo dei confratelli ha supplito alla mancanza di questi mezzi. Si cominciarono degli Oratori in quel modo stesso che tenne D. Bosco al Rifugio: una scuola od una misera sala serviva di cappella, mentre un piccolo spazio di terreno senza riparo serviva di cortile e a tutto: sembrava affatto impossibile continuare, eppure i giovanetti, allettati dalle maniere dei Salesiani, accorsero numerosi. L´interessamento che loro si mostrava, strappò loro dalle labbra queste parole: Altrove noi troveremmo vaste sale, ampi cortili, bei giardini, giochi d´ogni fatta: ma noi amiamo meglio venir qui ove non c´è niente, ma sappiamo che ci si vuol bene.

Ciò vi scrivo, carissimi figli in G. C., affinchè non vi lasciate scoraggiare se, specialmente in principio, vi mancano i mezzi che parrebbero necessari per fare il bene che il vostro zelo desidera, e perchè accogliate sempre con bontà e dolcezza que´ giovanetti che la Provvidenza affida alle vostre cure. La deficienza di mezzi nei principii deve richiamarci alla memoria i primordii dell´Oratorio del nostro caro Padre D. Bosco, che, come sapete, passò molti anni prima d´avere un sito stabile e un po´ adatto ad Oratorio.

 

4. Commendatizia del S. Padre per i Missionari Salesiani partenti per il Messico.

Passo ora ad un´altra notizia che non vi tornerà meno gradita. Vi sono noti, figli carissimi, i sentimenti di D. Bosco verso la Santa Sede e verso la persona del Vicario di G. C. Egli lo considerò sempre come il faro luminoso che doveva guidare i suoi passi. C´insegnò colla parola e coll´esempio ad amarlo, difenderlo e ad accoglierne gli insegnamenti col massimo rispetto e colla più scrupolosa obbedienza. Se noi amiamo il Papa, come teneri figli amano il padre loro, noi dobbiamo consolarci nel sapere che il sapientissimo Leone XIII ama pure l´umile nostra Società. Egli si tiene informato di tutto ciò che fanno i Salesiani in Europa e nelle missioni, e in varie circostanze si degnò mostrarsi soddisfatto di quel bene che per grazia di Dio noi cerchiamo di fare. Ne facciano fede i due documenti che qui vi trascrivo.

Trattavasi di fare una spedizione di Missionari al Messico. Non mi reggeva il cuore di lasciar partire all´avventura questi miei carissimi figliuoli per paesi tanto lontani ed a noi ancora quasi sconosciuti. Ebbi l´idea di chiedere al Santo Padre l´apostolica Benedizione ai Missionari colà destinati e una Commendatizia per l´Arcivescovo di quella Capitale, ed ecco quale fu la risposta che ne ebbi dal Card. Rampolla, Segretario di Stato di S. S.:

Rev.mo Padre,

Corrispondo ben volentieri al desiderio espostomi da V. P. R.ma nel suo foglio 14 corrente, Le unisco qui la lettera commendatizia all´Arcivescovo di Messico pei Sacerdoti che vanno a prendere possesso di quella Casa Salesiana. Il Santo Padre ha appreso . con viva soddisfazione la notizia della loro partenza, ed ha concesso con effusione di cuore la Benedizione Apostolica chiesta per essi e pei Cooperatori Salesiani della menzionata città.

Ben sicuro che questi suoi dipendenti daranno colà luminose prove di quello spirito che il benemerito Fondatore dei Salesiani ha infuso nella sua Congregazione, ho il piacere di raffermarmi con sentimenti di singolare stima

Di V. P. R._                                         Aff.mo nel Signore

M. Card. RAMPOLLA.

Roma, 19 Ottobre 1892.

 

Copia della lettera Commendatizia all´Ill.mo e Rev.mo Mons. Alarcos, Arcivescovo di Messico:

Recherà questo mio foglio a V. S. Ill.ma e Rev.ma il Capo dei Sacerdoti Salesiani che vengono a prendere possesso della Casa che è stata per essi aperta in cotesta Metropoli. Sebbene io sia pienamente convinto che Ella farà loro la più paterna accoglienza, e che si varrà del suo potere ed influenza per sostenerli e proteggerli nella loro missione e facilitare così ad essi il conseguimento del nobile scopo, per cui abbandonano la patria e si recano in coteste lontane regioni, con tutto ciò, non ho voluto mancare di munirli di questa mia Commendatizia, onde Ella sappia che in tal modo farà cosa graditissima al Santo Padre ed a me. Imperocchè questi benemeriti figli di D. Bosco meritano tutto l´appoggio della Santa Sede pel bene che fanno spiritualmente ed anche materialmente, in particolar modo con educare la gioventù alle lettere e alle arti, col prestarsi a soddisfare ai bisogni dei fedeli nelle loro svariate forme.

Ben sicuro che la S. V. non avrà che lodarsi della loro opera, dalla quale la città di Messico ritrarrà, come le altre ove sono stabilite, grandi vantaggi, passo a raffermarmi con sensi della più distinta stima

Di V. S. Ill.ma e Rev.ma                               Servitor vero

M. Card. RAMPOLLA.

 

Vi esorto, o carissimi figli in G. C., a meritare sempre meglio l´amore e la stima del Santo Padre vivendo secondo lo spirito del nostro amato Fondatore.

Colgo questa occasione per ringraziare tutti i Confratelli che all´occorrenza delle feste del Santo Natale e del principio del nuovo anno mi espressero i loro voti ed auguri. Mi raccomando caldamente alle vostre preghiere e mi professo nel Sacro Cuore di Gesù

Vostro aff.mo Amico in G. C. Sac. MICHELE RUA.

PS. — So che vi sta a cuore di avere presto notizia dei Confratelli chiamati all´eternità. Fra breve uscirà il catalogo che ne porterà il nome e la data della loro morte; credo tuttavia fare cosa a voi gradevole ed utile alle anime loro coll´accennarveli fin d´ora, affinchè più prontamente possiate suffragarli.

 

5. Salesiani Defunti nel 1892.

Soci.

Antonelli Matteo coad. — Bobbio Tito ch. — Braga Michelangelo sac. — Casapiccola Francesco coad. — Coniglio Filippo ch. — Gaia Giuseppe coad. — Galbusera Luigi sac. — Giani Domenico ch. — Lobeira Baldomero ch. — Panattieri Ambrogio sac. — Peano Pietro ch. — Pecorari Adolfo ch. — Pedussia Francesco ch. — Poddesu Michele sac. — Quirino Camillo coad. — Rocca Giovanni ch. — Stefanoni Pietro sac. — Ascritto Rampa Luigi ch.

Il 19 poi del corrente mese avemmo la dolorosa notizia della morte del più anziano tra i figli di D. Bosco allievi interni dell´Oratorio di Torino, e voglio dire del nostro carissimo D. Angelo Savio. Egli, ritornato in Agosto da una accurata esplorazione del Paraguay, era ripartito colla spedizione destinata all´Equatore. Il Signore si contentò del suo buon desiderio e volle ricompensarlo, come speriamo, prima che arrivasse alla mèta del suo viaggio. Non saprei ancor darvi i particolari della sua morte: s´inseriranno, appena si conoscano, nel Bollettino. Preghiamo, sì, preghiamo di cuore per questi nostri carissimi fratelli che ci precedettero all´eternità.

 

XXI Norme per gli esercizi spirituali dei giovani

1. Per i giovani e confratelli della casa. — 2. Per i predicatori.

Torino, 1° marzo 1893.

Carissimo Direttore,

 
1. Per i giovani e confratelli della Casa.

Il Signore sta per concedere ai giovani della tua Casa una grazia segnalata: fra poco essi avranno la comodità di fare gli spirituali esercizi. Già gli Ispettori hanno scelti quelli fra i nostri Sacerdoti che sembrano più adatti a questo importantissimo ministero, e d´accordo coi Direttori hanno fissato il tempo più opportuno per questo sacro ritiro.

Conosco le zelo con cui tu lavori alla salute dei giovanetti alle tue cure affidati; son certo perciò che nulla ometterai di ciò che può contribuire al buon esito di questi esercizi; tuttavia ho pensato di richiamare alla tua memoria alcune norme che, messe in pratica, ne renderanno i frutti più abbondanti e più duraturi.

1) Egli è anzi tutto necessario d´inspirare ai tuoi allievi la più alta stima degli esercizi spirituali che sono veramente tempus acceptabile... dies salutis ( S. Paolo, II Cor., VI ).

L´esperienza ci insegna che essi sono più fruttuosi quando i giovani furono meglio preparati. Conviene perciò che tu ne parli qualche tempo prima specialmente nel discorsetto della sera, e che tu faccia pregare perchè tutti profittino di questa grazia.

2)                     Il giorno prima dell´apertura mi sarebbe caro che tu facessi una conferenza ai Confratelli, per dire loro che il risultato degli esercizi dipende in gran parte da loro. Esortali perciò a non mancare ad alcuna pratica di pietà, a sorvegliare con zelo i giovani specialmente i più dissipati, a raccomandare dappertutto il raccoglimento ed il silenzio, e raccontare qualche esempio edificante durante la ricreazione.

3)                     È bene che s´incominci presto a confessare, affinchè ciascuno abbia tutta la facilità sia pel tempo, sia per la scelta del confessore.

4)                     Mi farebbe piacere infine che si mandasse una relazione degli esercizi al Direttore Spirituale della Congregazione.

5)                     Siccome poi o tu stesso od altri Sacerdoti della tua Casa dovrete dettare gli esercizi in qualcuno dei nostri istituti, vorrei raccomandarvi alcune cose della massima importanza.

 

2. Per i predicatori.

I predicatori siano ben persuasi che non possono far nulla da sè; ricorrano quindi con fervorosa preghiera al Padre dei lumi, per ottenere il favore di far un po´ di bene alle anime e di essere meno indegni strumenti delle misericordie del Signore.

Si preparino bene le loro istruzioni e meditazioni, adattandosi ai bisogni del loro uditorio.

Per le meditazioni si prendano per argomento, per quanto è possibile, il fine dell´uomo, il peccato, la morte, il giudizio, l´inferno, la parabola del figliuol prodigo o simili.

Per le istruzioni non è mia intenzione di fissare gli argomenti, ma sembra ottima cosa che si abbia di mira di rassodare i giovani nella fede, d´inculcare una soda pietà;.. d´ispirar loro orrore pel vizio impuro e pel rispetto umano e d´insegnar loro ad accostarsi ai Ss. Sacramenti colle debite disposizioni.

In tal modo, anche usciti dalle nostre Case, non si allontaneranno dal sentiero della virtù per cui noi cercammo d´incamminarli.

Secondo il consiglio di Don Bosco si parli della vocazione, facendo vedere che a ciascuno è tracciata la strada per cui arrivare al cielo, e che quindi ciascuno colla preghiera e colla riflessione deve sforzarsi di conoscerla.

Favorisci di comunicare tutto il N. 5 a chi della tua Casa fosse incaricato di dettare esercizi nei nostri Collegi.

Dio benedica te e la tua Casa. Saluta tutti i Confratelli ed alunni per parte mia e prega per me

Tuo aff.mo in G. e M. Sac. MICHELE RUA.

 

XXII Esercizi pei Confratelli - Raccomandazioni

Torino, 23 luglio 1893.

Carissimo Direttore,

Credo che ti sia giunta la lista degli Esercizi Spirituali che, a Dio piacendo, si detteranno nelle nostre varie Case nel corso dei prossimi mesi di Agosto e Settembre. Ti riuscirà facile, avendola sott´occhio, il distribuire il tuo personale in modo che tutti i Confratelli abbiano comodità di attendere agli esercizi, e in pari tempo non rimangano privi d´assistenza i giovani che resteranno in collegio durante le vacanze.

Non dubito punto che il tuo zelo e la tua vigilanza faranno sì che niuno ometta questa importantissima pratica di pietà impostaci dalla Santa Regola, e che tutti arrivino a tempo per l´introduzione di quella muta che fu loro fissata.

Dai 27 Agosto ai 3 Settembre si faranno a Valsalice gli esercizi esclusivamente pei Sacerdoti e vi sono in modo speciale invitati i Direttori. Sarà per me una vera consolazione il vedermi attorno per 8 giorni quei Confratelli che maggiormente mi aiutano a far il bene. Avrò tutto l´agio di trattenermi con loro e di comunicar loro alcune cose che mi stanno molto a cuore e che contribuiranno assai al buon andamento dei nostri istituti.

Come non è possibile che tutti i Confratelli Sacerdoti partecipino ad una muta predicata apposta li er loro, è da desiderare che si tenga nota di quegli che ne sono impediti un anno per destinarveli l´anno seguente.

In quest´occasione io vorrei che la mia voce potesse arrivare all´orecchio di tutti i miei cari figliuoli, anche più lontani, per ripeter loro l´ammonimento che dava l´apostolo S. Paolo al suo diletto discepolo Timoteo: Admoneo te ut resuscites gratiam Dei, ques est in te ( II Tira., I, 6 ). Oltre ad altri innumerevoli favori, il Signore ci accordò la grazia della vocazione alla vita religiosa, in cui abbiamo tanti mezzi di santificazione. Chi sa se per le molteplici cure che si hanno durante l´anno scolastico, non sia stato un po´ negletto questo tesoro di grazie? Negli Esercizi Spirituali noi possiamo riparare ogni negligenza e risuscitare la grazia del Signore. Preghiamo e facciamo pregare perchè tutti sappiano profittarne.

Saluta caramente tutti i Confratelli e giovanetti della tua Casa e credimi sempre

Tuo aff.mo in G. e M. Sac. MICHELE RUA.

P.S. - Gli esercizi degli Aspiranti al Chiericato si faranno in due mute separatamente a Valsalice. Alla prima verranno quelli di 4´ e 5´ Ginnasiale che già avranno subiti gli esami. Si raccomanda che agli Esercizi degli Aspiranti non vengano se non quei professi che sono necessari per accompagnare ed assistere i giovani.

 

XXIII Per il nuovo anno scolastico

1. Ringraziamento a Dio per le grazie concesse. — 2. Studio della Teologia. — 3. Difetti da evitare nell´insegnamento della Teologia. — 4. Testo di religione nelle nostre scuole.

Torino, 8 ottobre 1893.

Festa della Maternità di Maria SS.

Carissimi Figli in G. C.

 

1. Ringraziamento a Dio per le grazie concesse.

Il presentarsi del nuovo anno scolastico offre argomento a care e salutari considerazioni. E per prima cosa abbiamo da ringraziare la bontà del Signore pei molti e segnalati benefizi di cui ci ha colmato nell´anno testè decorso; benefizi che raggiunsero, per così dire, il loro apogeo in questi or ora passati giorni con la preziosa lettera del sapientissimo e amatissimo Pontefice Leone XIII. Questa lettera del Vicario di G. C., che vedrete presto pubblicata nel Bollettino nell´originale latino ed in varie versioni, mentre fu a me e a tutti i nostri Confratelli sorgente della più grande consolazione, ci assicura inoltre che la nostra umile Società cammina sulla diritta via, e che l´assistenza dal Cielo del nostro indimenticabile Don Bosco si fa sempre ed efficacemente sentire su di noi suoi figli. Grazie adunque siano rese anzi tutto a Dio ed a Maria SS. Ausiliatrice.

 

2. Studio della Teologia.

Ma il solo ringraziamento non sarebbe sufficiente per attestare la nostra riconoscenza; occorrono eziandio le opere. Abbiamo bisogno cioè, con la santità della vita e l´adempimento esatto e fedele de´ nostri doveri, di renderci ogni dì più meritevoli delle benedizioni e delle grazie del Signore. Or fra questi doveri, voi lo sapete, vien primo, dopo la pietà, pe´ preti e chierici lo studio della teologia. Io non vi parlerò qui della necessità e dell´importanza di questo studio. Son cose che voi, o miei cari figli, già conoscete e apprezzate. Non siam noi forse prima preti, poi direttori, maestri, assistenti, ecc.? E come può dirsi prete, se non si procura nel miglior modo possibile, la cognizione di quella che è detta meritamente la scienza sacra, la scienza-principe, per eccellenza, del sacerdote? Le labbra del sacerdote, dice il profeta Malachia, hanno il deposito della scienza, e dalla bocca di lui imparerassi la legge: labia sacerdotis custodiet scientiam, et legem requirent ex ore eius. (1) Ma come potrà il sacerdote aver questo sacro deposito, e farne pure partecipi gli altri, se non premetterà pel suo acquisto il necessario studio? Voi ricorderete quello che si legge nella vita dell´amabile e sapiente nostro patrono S. Francesco di Sales. Persuaso che le migliori regole di condotta sono insufficienti al ministero di un sacerdote, se queste non sono congiunte allo studio, egli non conferiva mai con essi, scrive uno de´ suoi storici, (2) senza esortarli non solo ad esser santi, ma ancora a diventar dotti nella scienza del loro stato, applicandosi molto allo i studio. La scienza in un prete, soggiungeva il santo Dottore, è l´ottavo sacramento della gerarchia ecclesiastica... Le maggiori disgrazie della Chiesa, continuava egli accennando con dolore all´invasione del protestantesimo, sono avvenute perchè l´arca della scienza si è trovata in altre mani che in quelle dei Leviti. (3)

(1)                 Mal., cap. II, 7.

(2)                 V. Maupas, citato dal Curato di S. Sulpizio di Parigi, vol. II, pag. 200 della Vita di S. Francesco di Sales.

(3)                 Ibid. pag. 201.

E l´immortale nostro Pontefice che non fa ogni giorno per mantener vivo nel clero il dovere dello Studio e l´amore alla scienza? Certamente chi per poco esamina gli atti del suo memorando Pontificato, vede subito come in Lui vadano di pari passo lo zelo per promuovere la santità della vita sacerdotale, e l´ardore nell´adoprarsi che questa s´illustri e si renda operosa ed efficace mediante lo studio.

Importa adunque, o meglio, è assolutamente necessario, o cari figli, per chiunque si avvia al sacerdozio, lo studio della teologia; lo è particolarmente per noi Salesiani, ai quali il detto studio vien dalle nostre Regole (Cap. XII, art. 2) inculcato come principale e da compiersi con impegno.

Or quali sono i mezzi per arrivare a questo fine? Che cosa cioè dobbiamo fare perchè le prescrizioni della Chiesa e le disposizioni delle nostre Regole siano su questo punto nel miglior modo adempite? Una cosa sola: praticare quello che stabiliscono le nostre Deliberazioni Capitolari, i cui principali articoli son pure premessi al programma teologico della nostra Società. Permettetemi adunque, o cari figli, che vi raccomandi quanto so e posso, perchè dove non àvvi studentato regolare, la scuola di teologia sia fatta in tutte le singole Case almeno cinque ore la settimana, e che Direttori, insegnanti e scolari vi diano praticamente tutta l´importanza: i primi coll´invigilare sulla puntualità nell´intervenire e la diligenza nello studiare; gl´insegnanti nel premettere la necessaria preparazione e far la scuola con amore ed esattezza; gli ultimi cioè gli scolari, col secondare le premure de´ loro superiori anche su questo punto, e mediante l´assiduità, lo studio e il buon volere ricavarne il maggior frutto possibile a vantaggio proprio e di coloro, che, qualunque abbia ad essere l´ufficio loro, saranno come preti destinati ad istruire. Il poco amore agli studi sacri o precede o segue l´indebolimento, e talvolta la perdita della vocazione. D´altronde l´esperienza è lì ad attestare che quel che non si studia nei quattro anni del corso teologico, generalmente non si studia più. Questo è il motivo per cui i Superiori, qualunque possa essere l´impedimento -addotto, non ammettono chierici per via ordinaria, alle sacre Ordinazioni, se questi non hanno felicemente sostenuto gli Esami- sui trattati stabiliti nel quadriennio, in tal misura che prima del presbiterato sia esaurito l´intero programma teologico.

 
3. Difetti da evitare nell´insegnamento della Teologia.

Nell´insegnamento poi si evitino due difetti assai dannosi al profitto degli alunni, il primo de´ quali consiste nel criticare, anzichè spiegare, il testo; il secondo nel non adattarsi, insegnandolo, alla capacità intellettiva di tutti o almeno della gran maggioranza. Ho sempre osservato che dove il professore si contenta di chiarire e spiegare, senza altre aggiunte, mutazioni o sostituzioni, il testo proposto, e questo fa con ordine e chiarezza, procurando per prima cosa di farsi ben intendere da tutti, colà è notevole il profitto e grande l´ardore allo studio. Quelli stessi, che parevano sulle prime incapaci per difetto d´intelligenza o di memoria a continuar nella carriera ecclesiastica, pigliano animo e talvolta riescono felicemente nel loro desiderato intento. È questa una carità segnalatissima, che voi, o insegnanti, potete rendere ai vostri Confratelli, e di cui il Signore, siatene sicuri, terrà conto a vostro premio e a vostra consolazione.

Non occorre poi dire che come l´insegnamento e lo studio della Teologia, così gli Esami relativi vanno dati e sostenuti con serietà ed efficacia. Su questo punto raccomando caldamente che non si diano ordinariamente che i tre esami regolari, semestrali, finale e autunnale; che i primi due a seconda di quanto fu stabilito nel Cap. Gen. dell´anno passato e partecipato dal Consigliere Scolastico della Congregazione, siano dati con qualche solennità ed importanza, e infine che gl´Ispettori nell´inviare il risultato, ossia i voti degli esaminati, uniscano un cenno sul modo con cui procedettero gli esami, e con cui nelle singole Case fu studiata la Teologia. Ove poi occorra qualche esame straordinario, questo non si dia senza prima averne il permesso scritto dal Consigliere Scolastico o da´ rispettivi Ispettori a cui se ne manderà tosto il risultato affinchè questi ( dopo averne preso copia da conservarsi negli archivi dell´Ispettoria) lo comunichino al Consigliere Scolastico per la necessaria registrazione. Per tal modo si potrà pure ovviare ad inconvenienti che talvolta avvengono per involontarii smarrimenti, e cagionano noie e dispiaceri.

Quí poi nell´inculcarvi la necessità e il dovere degli studi teologici, e in generale degli studi sacri, non mi nascondo, o cari figli, le difficoltà che sogliono affacciarsi, provenienti dalle tante occupazioni che avete, dalla responsabilità vostra nella direzione ed educazione de´ giovani, talvolta dalla scarsezza di personale o da insufficienza di sanità. Lo sa il Signore se io non apprezzi tutte queste considerazioni, lo sa Egli se non vorrei con tutte le mie forze venirvi in aiuto anche uno per uno. E certamente desidero, anzi vi comando che abbiate riguardo alla vostra sanità, e che le occupazioni stabilite dall´ubbidienza siano da ciascuno eseguite con coscienza e col massimo impegno; è questo un dovere che abbiamo . davanti a Dio e davanti ai giovani affidati alle nostre cure. Ma credetelo, o cari figli, con la previdenza, coll´ordine e coll´accortezza nell´utilizzare il tempo, che abbiamo disponibile, si può far molto. D´altronde anche questo dello studio è un dovere, che dobbiamo pure adempiere.

 

4. Testo di religione nelle nostre scuole.

Rimane ora che vi parli di un´altra cosa che ha relazione con questa, cioè del nuovo testo di religione nelle nostre scuole elementari e ginnasiali.

I nostri Ospizi e Collegi, anzi assai spesso i nostri Oratorii festivi, accolgono giovani provenienti da tante e diverse Diocesi. Or questi giovani non possono adattarsi al Catechismo della Diocesi in cui dimorano solo temporaneamente per ragion di studio e di mestiere, per altra parte il seguir ciascuno il catechismo della Diocesi di origine cagiona imbarazzo a loro e agli insegnanti, benchè la diversità sia solo nella forma. Dd parecchi di voi medesimi

mi fu fatto osservare l´inconveniente, ad es. che accade talvolta nella recita in comune degli atti di fede, speranza, carità e contrizione, diversi, sia pure soltanto nell´ordine e nella dicitura, a seconda delle diverse Diocesi. Di qui la necessità di un testo unico e uniforme per tutti.

Ma quale scegliere? Dopo averci pensato assai e dopo d´aver pure sentito il consiglio di personaggi dotti e pii, ho creduto di adottare a questo scopo il Catechismo dello Schiiller, come quello che è pienamente conforme nella sostanza all´antica e sicura Dottrina del Card. Bellarmino, ed è giudicato, quanto alla forma, adatto e utilissimo alla gioventù de´ nostri giorni. Dirò di più; m´indusse a questo in modo particolare la commendazione del Card. Vicario, il quale nel Decreto di approvazione aggiunge averne il S. Padre medesimo, dopo uditane la relazione, espressa la più benevola compiacenza, e nella lettera al pio e dotto compilatore fa voti che il lavoro dello Schiiller abbia un giorno ad essere adottato ovunque il suona, preparando da lungi l´esecuzione della proposta esaminata con tanta competenza e maturità di giudizio dal Concilio Ecumenico Vaticano.

Tali sono le ragioni che mi determinarono al cambiamento di un testo così importante, qual è il libro di religione, e che mi parve pure opportuno esporre a voi, miei cari figli. Desideroso però, come è mio dovere, di procedere in tutto d´accordo coi nostri Ven.mi Vescovi, vi raccomando d´informarne tosto i Rev.mi Ordinari delle rispettive Diocesi e di non introdurlo nelle scuole se prima non si è ottenuto il consenso loro.

Approfitto intanto di quest´occasione per ringraziare tutti i Confratelli che nell´occasione della festa di San Michele Arcangelo mi inviarono le loro felicitazioni e i loro auguri.

Il Signore, ricco in misericordia, diffonda su di voi e sui giovani alle vostre cure affidati le più elette benedizioni, mentre raccomandandomi alle vostre preghiere, mi è caro professarmi nel S. Cuore di Gesù

Vostro aff.mo Amico Sac. MICHELE RUA.

 

XXIV Vocazioni - Militari - Oratori festivi

1. Ringraziamento per gli auguri. — 2. Sviluppo della nostra Pia Società. — 3. Favorire la vocazione tra i nostri allievi. — 4. Notizie dei confratelli militari. — 5. Lavoro negli Oratori Festivi.

Torino, 29 Gennaio 1894.

Solennità di S. Francesco di Sales.

(Lettera Edificante N. 2)

Carissimi Figli in G. C.

 

1. Ringraziamento per gli auguri.

Sono ancor debitore di una risposta a molti fra voi, che nelle passate Feste Natalizie, sul cominciare del nuovo anno e nell´avvicinarsi dell´odierna solennità, m´inviarono affettuosissime lettere e cordialissimi auguri. Non saprei dirvi quanto dolcemente sia stato commosso il mio cuore a siffatta lettura! Conobbi appieno che nello scrivermi voi non foste guidati semplicemente dall´usanza delle persone ben nate, ma bensì coglieste l´occasione per esprimere i vostri nobili sentimenti verso l´umile mia persona e più ancora il vostro affetto verso la nostra Pia Società. Furono voti ardenti per lo sviluppo sempre maggiore delle molteplici opere di D. Bosco; furono vivissimi desideri perché si conservasse in tutta la sua integrità lo spirito del nostro dolcissimo Fondatore e Padre; furono rendiconti esatti e particolareggiati della propria condotta dagli Esercizi in poi, e ferme promesse di perseverare nella propria vocazione. Che cosa avrei io potuto desiderare di più? I vostri auguri, carissimi figli in G. C., furono veramente indovinati.

Come fare per rispondere a tante lettere?... mi vedo forzato a servirmi di una risposta comune; e questo, ve l´assicuro, non è per me leggero sacrifizio.

Vi ringrazio adunque dal fondo del cuore de´ vostri auguri. A mia volta, sebben tardi, io auguro a tutti i Confratelli Salesiani la grazia della perseveranza nella loro vocazione, la grazia di fare quel bene che Iddio attende da loro, riproducendo in se stessi le virtù del nostro amatissimo Don Bosco.

Vi è noto che io vi parlo col cuore sulle labbra, quindi non istupirete se io vi esprimo ancora un pensiero che si affacciò alla mia mente nel ricevere i vostri auguri. — Molti, nel desiderio di meglio esternare il loro rispetto ed il loro amore al Rettor Maggiore, usarono di carta di lusso aggiungendovi ancora fiori ed immagini. Così le loro lettere mi giunsero tassate passando il peso fissato dalle leggi postali. Questo leggero inconveniente vi persuada, o carissimi figli in G. C., che io bado ben meglio ai vostri sentimenti che al foglio che li contiene, e vi ispiri di provvedervi una bilancia in ogni Casa onde pesar le lettere prima di inviarle alla posta. Pratichiamo la povertà anche in questo. Si vide, non è molto, un eccellente ecclesiastico ridursi a tal povertà da vivere con due soldi di latte al giorno, affine di largheggiare maggiormente coi poveri figli di D. Bosco. — E noi non ci faremo scrupolo di sprecare ciò che costa cotanto ai nostri benefattori?

 

2. Sviluppo della nostra Pia Società.

Soddisfatto questo bisogno del mio cuore, io passo a darvi alcune notizie ché spero torneranno a nostro comune incoraggiamento e conforto.

Egli è certo che esaminando per poco lo stato attuale della nostra Pia Società, noi vi scorgeremo di leggieri molte imperfezioni; così permette Iddio per mantenerci nella santa umiltà. Cionondimeno noi non possiamo n`cin ravvisare che la Divina Provvidenza si degna servirsi dell´umile nostra Congregazione per la salute delle anime. Sono segni della protezione speciale di Dio e di Maria Ausiliatrice le molte novelle fondazioni che si fecero durante lo scorso anno, lo sviluppo straordinario delle Case già esistenti, cosa veramente sorprendente ove si tenga conto della tristezza dei tempi che corrono.

Voi sapete, o carissimi figli in G. C., che oltre i tre grandi Noviziati dell´alta Italia, se ne dovette fondare un altro in Sicilia. Vi sono Noviziati in Francia, in Ispagna, in Inghilterra e nelle varie Ispettorie dell´America, e quasi tutte queste Case sono ripiene di giovani ascritti animati da buona volontà e da ardente desiderio di diventare veri figli di Don Bosco. Assai edificante è , il modo con cui alcuni superarono le gravi difficoltà che attraversavano il loro santo disegno. La madre di un ascritto, dopo aver esaurito inutilmente ogni mezzo per fare smettere a suo figlio l´idea di rendersi Salesiano, lo riconduceva ella medesima al Direttore e lagrimando gli diceva: « Sono desolata di vedere mio figlio fisso nell´idea di abbandonarmi, pure dovetti convincermi mentre lo riteneva presso di me che qui solamente egli si trova bene; opponendomi più oltre lo renderei infelice. Segua egli adunque la sua vocazione, Dio provvederà a me, che sarò priva così dell´unico mio figlio ».

La pietà che- si ammira ne´ novizi, l´esatta osservanza della regola, lo spirito di sacrificio a cui si studia di abituarli, ci fanno sperare che vocazioni così promettenti giungeranno a maturità.

Fui lieto di vedere lo zelo dei Superiori dei nostri Collegi ed Orfanotrofi nel coltivare le vocazioni; quest´anno cominciarono a somministrar contingente alla Chiesa e alla nostra Pia Società. Fui poi molto commosso al delicato pensiero di certi Direttori, che, sapendo a quante spese debba sobbarcarsi il Capitolo Superiore per fornire del necessario le Case di Noviziato, si assunsero di pagare almeno in parte le spese degli ascritti da loro mandati. Altri poi non avendo avuta la consolazione d´inviare dei giovani

al Noviziato, vollero almeno contribuire con loro sacrifizio al mantenimento di qualche ascritto venuto da altro Collegio. Quantunque siano intime queste cose, non mi fu possibile tacerle perchè son sicuro che riusciranno a tutti della massima edificazione. Spero che esse gioveranno eziandìo ad animarvi a coltivare le vocazioni con zelo sempre più ardente.

 

3. Favorire la vocazione tra i nostri allievi.

Non v´ha dubbio, l´umile nostra Congregazione fa un gran bene alla civile società col procurare un asilo a tanti poveri giovanetti che sono in pericolo di incamminarsi nella via del vizio. Egli è certamente una fiorita carità il dar loro il pane, l´istruirli, il formarne de´ buoni cristiani ed onesti cittadini. Ma nell´educazione de´ nostri alunni noi dobbiamo mirare ancor più in alto; noi dobbiamo sforzarci di aumentare il numero dei buoni preti e buoni coadiutori, senza di cui la nostra Pia Società non potrebbe compiere la sua missione.

Il nostro amatissimo Padre D. Bosco fu consultato un giorno da una gran signora sul modo di riparare a tante bestemmie, tante profanazioni e tante empietà che si deplorano a´ nostri giorni. Ella proponeva vari mezzi offrendo a tale scopo ingenti somme. D. Bosco le fece toccar con mano che coll´aiutar un giovane a divenir Sacerdote si farebbe molto più e meglio che con qualsiasi opera buona, ripetendo così le parole di San Vincenzo de´ Paoli, con cui egli aveva tanti tratti di rassomiglianza, che nessuna opera è così bella e così buona quanto l´aiutare a far un prete. E infatti fra tutte le sue opere, non ha egli dato a questa la preferenza? Quali non furono le sante industrie da lui adoperate fin dal principio dell´Oratorio per formare degli alunni del Santuario? Chi non ammirò la costanza di D. Bosco vedendolo più volte ricominciare quando riuscivano vani i suoi tentativi, vedendolo sì solerte nel coltivare un giovanetto in cui avesse riconosciuti i segni d´una vera vocazione, vedendolo infine sì coraggioso nell´affrontare i sacrifizi e le spese che richiede la formazione d´un Sacerdote?

D. Bosco conobbe per esperienza che molti sono fortunatamente i giovani che hanno i germi della vocazione ecclesiastica o religiosa, così disponendo Iddio pel bene della sua Chiesa, e trovò che i mezzi più efficaci per conservarli e svilupparli sono la pietà ed i buoni costumi. Ho fiducia che non solo i Direttori, ma ancora i maestri, gli assistenti e tutti i confratelli, ciascuno nella sua sfera, si sforzeranno con santa emulazione per favorire le vocazioni. Così più facilmente ci verrà fatto di soddisfare tante domande di novelle fondazioni che rimangono sospese per mancanza di personale.

 

4. Notizie dei confratelli militari.

In questa lettera edificante mi pare opportuno darvi notizie dei nostri carissimi confratelli militari. Mi sento stringere il cuore dal dolore quando li vedo obbligati ad abbandonare le Case salesiane per andare sotto le armi, ove pur troppo innumerevoli saranno i pericoli a cui si troveranno esposti e talora assai scarsi i mezzi per non soccombere. Ogni giorno li raccomando al Signore nella santa Messa questi miei carissimi figli, e pare che il Signore si degni esaudire le preghiere che s´innalzano per loro, poichè se pur troppo vi ha da lamentare che la virtù di alcuni venga meno, ve ne sono altri che col soccorso della divina grazia non solo traversano senza loro danno spirituale questa terribile prova, ma esercitano nélla caserma, si può dire, una vera missione. Molti con modi urbani, col prestarsi volentieri a render servigi, riuscirono ad affezionarsi superiori e compagni ed ebbero così molto maggior libertà per compiere le pratiche religiose. Altri poterono impedire qualche male e promossero il bene, traendo con belle maniere altri militari ad ascoltar la santa Messa e ad accostarsi ai Ss. Sacramenti. Per prova di quanto asserisco vi trascrivo qui alla lettera un biglietto di un ragguardevole ecclesiastico che così si esprime riguardo a due Salesiani militari: « Ho l´onore di ossequiare il M. R. D. Michele Rua, Direttore Generale dei Salesiani, e mi congratulo con lui dei bravi giovatd N. N. che sponte si son

venuti a metter sotto la nostra direzione spirituale. In modo speciale poi del primo devo dirle che quasi apis argumentosa Deo deservit, avendomi già condotti per confessarsi vari soldati. — Deo gratias! Le assicuro pertanto che i due detti giovani vengono quasi tutti i dì festivi per frequentare i Ss. Sacramenti, ed in altri giorni per conversare di cose pie. Le offro infine la mia servitù. N. N. ».

Mi piacque molto il leggere in una lettera di un nostro chierico soldato, che, avendo mutato stazione, la sua prima sollecitudine si fu quella di trovare un buon Padre che si occupasse della sua anima. Il medesimo scriveva ingenuamente la preghiera che sul porsi a letto rivolgeva a Maria: Mamma mia carissima, voi vedete ove si trovi il vostro povero figlio! A voi tocca proteggerlo e ricondurlo sano e salvo alla sua famiglia religiosa. Questo caro giovane avendo ricevuto un po´ di danaro dalla famiglia, oltre quello che il Direttore avevagli inviato, era in pena parendogli d´averne troppo, e prometteva di non ispenderlo fuor di proposito.

Per non dilungarmi di troppo tralascio altri fatterelli edificanti, che provano la buona volontà e le buone disposizioni dei nostri militari. Importa moltissimo che costoro, a cui è imminente questa terribile prova, vi premettano una accurata preparazione

colla preghiera e col contrarre l´abitudine delle virtù cristiane. Preghiamo ogni giorno per loro.

Intanto i Direttori abbiano gran cura che i coscritti da loro dipendenti siano avvisati per tempo del giorno in cui dovranno presentarsi ai relativi distretti per la visita militare e per l´arruolamento, affinchè non abbiano ad incontrare le gravi pene stabilite pei refrattari e possano fare la debita preparazione.

 

5. Lavoro negli Oratori Festivi.    -

Sebbene l´anno scorso io prendessi per tema della mia prima lettera edificante gli Oratori festivi, tuttavia essi mi stanno talmente a cuore, che mi è forza anche quest´anno farvene parola.

Potei constatare con viva gioia che voi teneste gran conto delle mie raccomandazioni, e difatti divennero molto più popolari gli Oratorii già esistenti. Inoltre, come apprendeste dal Bollettino, ben dieci ne furono fondati nel corso del 1893, non contando quelle riunioni domenicali in favore di giovinetti esterni che hanno luogo, si può dire, in ogni nostro Collegio. Un Ispettore mi scriveva non è molto che tutte le Case della sua Ispettoria avevano un Oratorio festivo annesso. Ne sia ringraziato Iddio!

Nè solo si moltiplicò il numero degli Oratorii e de´ giovani che li frequentano, ma per bontà del Signore pare non siano state sterili le fatiche di quei Salesiani che ne hanno cura. Ne fanno fede le gare catechistiche fatte in vari luoghi con vera soddisfazione de´ ragguardevoli personaggi ecclesiastici e laici che assistettero. Lo provano l´istruzione che già mostrano questi cari fanciulli nel confessarsi ed il contegno che tengono nell´accostarsi alla S. Comunione. Vari di essi esercitarono un vero apostolato in seno alle loro famiglie, e procurarono ai loro parenti i conforti religiosi all´ora della morte. Se per mala ventura alcuni si allontanarono per poco dal retto sentiero, il loro pronto ritorno fece vedere che le verità seminate ne´ loro cuori erano profondamente radicate e non erano rimaste senza frutto.

Oh! state sicuri, il cuore dei giovinetti non è terreno ingrato, e perciò noi dobbiamo coltivarlo con molta cura e anche a costo di gravi sacrifizi. Molto lodevole è lo zelo per accrescere ognora il numero degli allievi degli Oratorii festivi; ma questo non sia mai disgiunto dalle più industriose sollecitudini per renderli buoni e ben fondarli nella religione e nella virtù. Non si creda che nel predicare basti dir loro quanto si presenta alla vostra mente; siano preparate le istruzioni, le spiegazioni del Vangelo, perfino i Catechismi, dite loro cose adattate ai loro bisogni e nel modo più interessante che per voi si possa. Ad esempio di D. Bosco invitate sovente questi giovani a frequentare i SS. Sacramenti e procuratene loro tutta la comodità. Voi ben lo sapete, poco varrebbero da se stesse le nostre povere parole; ma se essi ricevono sovente e colle dovute disposizioni Gesù nella santa Eucaristia, Egli opererà nei

loro cuori meravigliosi cambiamenti e rapidi progressi nella virtù. Se per caso in qualche Oratorio trovaste ostacolo a procurare ai giovani la comodità di accostarsi ai Ss. Sacramenti, non tralasciate di fare sentire in bel modo e con prudenza questa gran verità ai Parroci ed altri Ecclesiastici. Forse il vostro esempio e le vostre parole su questo proposito potranno riuscire di sprone ad altri Sacerdoti, che nelle parrocchie si dedicano alla istruzione della gioventù, ad adoperare anch´essi questo mezzo sì efficace per produrre frutti duraturi.

Non vorrei poi che in un´impresa di tanta importanza, quali sono gli Oratorii festivi, taluno si lasciasse sgomentare dalle spese che possono occorrere per sostenerli: non si han da fare troppe spese, giacchè non sono in generale i mezzi materiali che formano il sostegno; bensì lo zelo, la carità, la pazienza, la buona cera e la costanza dei Direttori e de´ loro collaboratori. Vi sono Oratorii forniti abbondantemente di ogni sorta di comodità e di divertimenti, pure non vi è frequenza; mentre altri molto meno provvisti sono frequentatissimi, perchè più abbondanti dei mezzi morali sovraindicati.

È ormai tempo che io ponga termine a questa mia lettera riuscita assai più lunga che io avrei voluto.

Benedica il nostro celeste protettore S. Francesco di Sales

questi pochi miei pensieri e li renda fecondi di copiosi frutti per la salvezza delle anime.

Vostro aff.mo in G. C.

SaC. MICHELE RUA.

NB. — I Direttori sono invitati a dar lettura della presente, nella lingua della rispettiva nazione, in una prossima Conferenza.

 

 

XXV Sui Cooperatori Salesiani

1. Progressi della Pia Unione. — 2. Norme da seguire in tutte le nostre Case.

Torino, 14 aprile 1894.

Carissimo,

 

1. Progressi della Pia Unione.

Spero avrai ricevuto a suo tempo il Manuale Teorico-Pratíco ad uso dei Direttori e Decurioni dei Cooperatori Salesiani, e che avrai disposto o vorrai ben presto disporre che, secondo l´espresso mio desiderio, venga letto in refettorio, perchè tutti i nostri cari Confratelli ne siano informati.

Dobbiamo ringraziare di cuore il Signore che in questi ultimi anni l´Unione dei Cooperatori Salesiani ha potuto aumentare il numero dei suoi membri, e maggiormente diffondersi non solo in Italia, ma in quasi tutta l´Europa e fuori, mercè lo zelo di tante pie persone, che si occupano a beneficio delle opere nostre. Anzi quanto prima spero di poter avere il Bollettino, anche in lingua tedesca, atteso il numero considerevole dei Cooperatori parlanti in quella lingua. In Italia poi, come avrai letto sul Bollettino, in molte diocesi si sono formati piccoli centri direttivi pei Cooperatori; ottime persone del Clero tanto s´interessano per noi; e in molti paesi si tengono pubblicamente le due annuali conferenze prescritte pei Cooperatori Salesiani.

Questo zelo, questa carità che anima tante persone e le rende tanto benemerite delle opere nostre, mentre ci reca consolazione, deve pure ricordarci che molto più a noi deve stare a cuore la diffusione della Pia Unione, l´aumento dei Cooperatori, e la cura che di loro dobbiamo avere secondo l´esempio che il nostro Don Bosco ce ne ha dato. Egli li riguardava quali strumenti della Divina Provvidenza e nutriva verso di loro viva riconoscenza per l´offerta del ricco come per l´obolo della vedova.

 

2. Norme da seguire in tute le nostre Case.

Davanti a questo aumento, che Iddio benedice, bisogna che noi pure fissiamo una norma da seguirsi da tutte le nostre Case.

Fa d´uopo che i Cooperatori per l´acquisto delle S. Indulgenze siano inscritti alla Sede della Associazione in Torino, bisogna che qua io abbia gl´indirizzi di tutti i Cooperatori, per poter rispondere alle lettere che essi mi mandano; infine ho necessità di aver la lista di tutti i Cooperatori per sapere se una persona benefica sia già inscritta o no, e per non mandare ad una stessa persona due o tre Diplomi o copie del Bollettino, come è successo molte volte.

Perciò adunque, mentre procurerai che anche costì si sviluppi l´Unione dei Cooperatori, stabilirai:

1.                 Che vi sia persona incaricata di notificarci i nuovi Cooperatori da inscrivere, dicendo se ricevettero già il diploma o no, e se desiderano il Bollettino.

2.                 Che morendo qualche Cooperatore venga notificato a Torino per la sospensione del Bollettino e per formare il Necrologio Mensile.

3.                 Riguardo poi a quelli che per ragioni particolari ricevessero il Bollettino da codesta Casa, disporrai che mi siano pure comunicati i loro indirizzi, e ogni mese da Torino verranno spediti i loro Bollettini a codesta Casa pel recapito.

4. Avrai cura di fare avvertita la Direzione del Bollettino, qualora occorresse fare correzioni o cambiamenti d´indirizzi.

Insieme coi Bollettini pei Cooperatori, qualora si desideri, verranno pure spedite alquante copie di più per la diffusione.

Non si pensi che voglia privarvi dei vostri benefattori; questo non è, e facilmente lo comprendete dalla libertà che vi lascio di tenerne in ciascuna Casa una nota per particolari inviti e circolari; desidero solo che questa nota che si tiene, sia e si mantenga conforme a quella di Torino per le ragioni sovra esposte.

Nella speranza che questo mio desiderio diventi la regola costante riguardo ai Cooperatori, auguro le benedizioni del Signore su di te e sulla tua Casa. Nel santo sacrificio della Messa

ricorda, di grazia,

il tuo affino in G. C. Sac. MICHELE RUA.

 

XXVI Santificazione nostra

e delle anime a noi affidate

 

1. Da mini animas. — 2. Attende tibi et doctrinae. — 3. Consigli e norme pratiche. — 4. Cura del personale. — 5. Circa i giovani educati nelle nostre Case. Vocazioni.

Valsalice, 24 agosto 1894.

 

Carissimi Ispettori e Direttori di America, 1. Da mini animas.

Fra pochi giorni avrò la consolazione di veder riuniti a Val-salice per una muta di spirituali esercizi, dettati specialmente per loro, molti fra i Direttori delle nostre Case. Potrò a mio bell´agio, sia in comune, sia in privato, trattenermi con questi Confratelli che maggiormente godono di mia fiducia, che mi rappresentano nei loro Istituti, e che in modo più efficace mi aiutano a compiere la sublime missione che la Divina Provvidenza ci ha assegnata.

Ma un pensiero viene ad amareggiare la soavità di quella gioia che io provo fin d´ora, pur pensando a quella cara adunanza. Quanti sono pur troppo i Direttori, a cui l´immeAso spazio, che ci separa, non permetterà di assembrarsi presso la tomba del nostro indimenticabile Fondatore e Padre, ed a cui perciò non potrà giungere la mia parola! Nell´impossibilità di parlarvi di presenza, io sento il bisogno di passare almeno alcuni istanti in vostra compagnia scrivendovi questa lettera-circolare.

Le parole che si leggono nelle armi della nostra Pia Società richiamano alla memoria d´ogni Salesiano lo zelo infaticabile del non mai abbastanza compianto Don Bosco, e le innumerevoli industrie che egli adoperò durante tutta la sua carriera mortale, per attirare anime a Dio. Non diede un passo, non pronunziò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Lascio che altri accumulasse tesori, che altri cercasse piaceri, e corresse dietro agli onori; Don Bosco realmente non ebbe a cuore altro che le anime; disse col fatto, non solo colla parola: Da miti animas, caetera tolle.

Fortunato lui che esortandoci a lavorare per la gioventù avrebbe potuto dire con S. Paolo: Imitatores mei estote, sicut et ego Christi! (1).

Mi gode l´animo nel vedere che in generale tutti i membri dell´umile nostra Congregazione fecero tesoro dei preziosi insegnamenti di Don Bosco, ed in ogni tempo si sforzarono di camminare sulle tracce del suo zelo e della sua attività. Le opere che si compiono ogni giorno e lo sviluppo della nostra Pia Società ce ne porgono le prove più convincenti. Ma fra tutti gli altri in ciò primeggiano que´ Confratelli, i quali spontaneamente e con slancio superiore ad ogni elogio, diedero addio ai parenti, alla patria e, quel che è più, con indicibile sacrifizio, si staccarono dal fianco di Don Bosco stesso per recarsi ne´ lontani paesi d´America.

Farei quindi- opera vana, carissimi Direttori, se io volessi oggi esortarvi a lavorare con ardore a pro di quelle anime che la mano di Dio condusse nelle vostre Case, o vi fece incontrare nelle vostre

missioni; piuttosto voi mi permetterete di suggerirvi alcuni pensieri che, benedetti da Dio, gioveranno a mantenere sempre vivo il vostro zelo e a dirigerlo in modo da produrre quei salutari effetti che Dio e la Congregazione hanno diritto di aspettarsi da voi.

(1) I Cor., XI, 1.

 

2. Attende tibi et doctrinae.

Il grande apostolo S. Paolo scriveva al suo diletto discepolo S. Timoteo queste memorande parole: Attende tibi, et doctrinae, insta in illis: hoc enim faciens et teipsum salvum facies, et eos qui te audiunt ( I Tim., IV, 16 ). Applicati prima a te stesso e poi ad insegnare agli altri; sii perseverante in queste due cose, poichè così facendo salverai te stesso e coloro che ti ascoltano. Ecco tracciata la via che deve battere un Direttore, un Missionario!

Ecco come ha da esser ordinato lo zelo e la carità ben intesa:

occuparsi dapprima della correzione dei proprii difetti, attendere al proprio avanzamento nella perfezione, e così renderci atti a lavorare con profitto per gli altri. Ciò pure c´inculcò il nostro amatissimo Don Bosco nel 1° articolo della Santa Regola, ove ci dice che scopo della nostra Pia Società si è prima la cristiana perfezione de´ suoi membri e poi ogni opera di carità spirituale e corporale verso la gioventù.

Nè occorre spender molte parole per provare la ragionevolezza di questo insegnamento, e quanto sia logico l´ordine in esso stabilito, poichè egli è chiaro, che noi non saremo atti ad insegnare agli altri quelle virtù che noi non abbiamo peranco imparato a praticare. Per quanto eloquente potesse parere la nostra parola, per quanto entusiasmo paresse eccitare ne´ nostri uditori, ella rimarrebbe infruttuosa, se coloro che ci ascoltano potessero ripeterci il noto rimprovero: Medice, cura teipsum, o quelle altre parole: Oui alios doces, teipsum non doces! Noi non ignoriamo che, nel fare il bene, è Dio stesso che opera, e noi non siamo altro che un misero strumento di cui Egli si degna servirsi per compierlo. Or non v´è dubbio che ove lo strumento sia meno indegno e sia più gradito a Dio, maggior frutto ne risulterà per le anime. Che sventura per noi se, intenti ad aiutare i nostri dipendenti a sradicare dal loro cuore le erbe cattive, noi lasciassimo che i nostri difetti mettessero profonde radici, che il nostro cuore divenisse simile al campo del pigro! Dio non permetta che, occupati continuamente a spingere innanzi gli altri nel sentiero della virtù, dimentichiamo la stretta obbligazione, contratta nel giorno in cui emettemmo i santi voti, di avanzarci ?ignora nella perfezione. Oh! persuadiamoci bene che più un Direttore si studia di progredire egli stesso nella virtù, più sarà fecondo il suo ministero sacerdotale, e più saranno abbondanti i frutti spirituali della sua saggia direzione.

3. Consigli e norme pratiche.

Cíò premesso, accogliete con buona volontà alcuni consigli che io col cuore alla mano vi darò prima pel vostro personale profitto e poi pel buon governo delle vostre Case.

1.            Attende tibi, quindi siate ben convinti che le pratiche di pietà sono il più valido sostegno della vita religiosa. Non tenetevi contenti di non trascurare quelle che la Santa Regola ci impone, ma pure a costo di qualche sacriflzio trovatevi a tutti gli esercizi di pietà che si fanno in comune. Oltre l´ottimo esempio che voi darete, potrete assicurarvi se tutti i Confratelli li fanno, e toglierete ai negligenti ogni pretesto per esimersi: Pietas ad omnia

utilis est.

2.            Attende tibi, e quindi siate veramente Direttori del vostro

Istituto, avendo a cuore tutto ciò che riguarda la vostra carica. Considerate come falso quello zelo che vi fa credere immenso il bene che voi potreste fare al di fuori, e vi nasconde il male, di cui vi rendete colpevoli non curando quelle anime che Iddio, per mezzo dell´ubbidienza, vi ha affidate, e di cui un giorno gli dovrete render conto. Come potrebbe esser ben diretta quella Casa, il cui Direttore è quasi sempre assente, fosse pure per l´esercizio del sacro ministero? Age quod agis.

3.            Attende tibi, quindi memori di quelle parole che nella perfezione, cum consummaverit homo, tunc incipiet, pensate che molto vi resta ad imparare, molti difetti da correggere e molte virtù da acquistare. Alcuni avendo una certa nozione della virtù, sapendo discretamente parlarne, si dànno,a credere di possederla, ignorando che dalla scienza teorica alla pratica corre un gran tratto. Veggano i Confratelli che voi cercate di acquistarla, che vi studiate di rendervi ogni giorno migliori, e siano tratti dal vostro esempio a fare altrettanto.

4.                   Attende tibi, e quindi sforzatevi di tenervi ben fondati nell´umiltà. Pur troppo se ci esaminiamo in modo diligente ed imparziale, dobbiam confessare esistere, in fondo al cuore, grande amor proprio, desiderio di primeggiare e d´essere stimati, compiacenza delle nostre azioni, suscettibilità ed orrore di tutto ciò che potrebbe umiliarci. Chi sa che la carica, a cui fummo elevati, non contribuisca ad alimentare questa terribile passione, la superbia? Perciò meditiamo sovente sulla virtù dell´umiltà, sul modo di praticarla nelle azioni, nelle conversazioni, nei nostri affetti e pensieri, non mai credendoci da più degli altri, nè prefiggendoci come fine di superare gli altri nelle nostre imprese, bensì sempre avendo in mira la gloria di Dio ed il bene delle anime, giammai l´onore e la gloria propria. Senza che io ve lo accenni, ben conoscete quanto influisca l´esercizio di questa virtù a render costante il fervore nelle pratiche religiose, a conservarvi eguali di carattere, anche quando piacesse a Dio di provarvi con gravi tribolazioni, ad ispirarvi carità e dolcezza verso i vostri dipendenti, e finalmente a praticare quella soggezione e completa ubbidienza che da voi s´aspettano i Superiori, Deus... humilibus dat gratiam.

5.                   E queste ultime parole mi suggeriscono ancora un avviso della massima importanza. Pel bene della nostra Pia Società a cui, non v´ha dubbio, voi siete teneramente affezionati, ve ne scongiuro, fate che nella vostra Casa fiorisca l´ubbidienza, e voi datene agli altri l´esempio. Siate scrupolosi osservatori della Santa Regola e delle Deliberazioni dei Capitoli Generali; in esse voi troverete una guarentigia del buon ordine in casa ed il segreto della vostra perfezione. Siate inoltre sinceramente e religiosamente ubbidienti a qualsiasi ordine de´ Superiori. Vegliate perchè la vostra anzianità, l´autorità di cui siete investiti, o la vostra scienza, non vi autorizzino a pronunziare parole di critica o di mormorazione contro di loro. Non si adduca il prestesto che i Superiori, essendo lontani, non possono essere pienamente informati, e che perciò le loro decisioni non sono convenienti nè opportune. Si ubbidisca, e poi si lasci tutto nelle mani della Provvidenza, che mai non permetterà che voi abbiate a pentirvi d´aver ubbidito. Dalle sante nostre Costituzioni e dalle Deliberazioni dei Capitoli Generali prendete le norme sul modo di trattare coi Confratelli, cogli allievi e cogli estranei. Leggetele e rileggetele voi, fatene oggetto delle vostre conferenze ai Confratelli, inculcatene la lettura e l´osservanza in pubblico ed in privato e col vostro esempio siate agli altri modello ed incitamento a perfetta osservanza.

 
4. Cura del personale.

Qui m´arresterei se la mia fosse diretta a semplici Confratelli salesiani; ma io scrivo a Direttori, a coloro cui l´ubbidienza ha collocato in alto, affinchè servissero di guida agli altri, a coloro cui fu affidato il personale, di cui si compone ciascuna Casa, e che dovranno rispondere a Dio dell´anima di tanti Confratelli ed allievi; perciò mi è forza progredire più innanzi. Oltre l´obbligazione, comune a tutti i membri della Congregazione, di attendere a santificare se stesso, a voi incombe ancora il dovere di far agli altri da maestri nella virtù e nella perfezione: Attende tibi et doctrinae. Quanto sublime è la vostra missione, e quanto fruttuosa e meritoria! Sebbene io sia convinto che spesse volte meditate sui doveri d´un buon Direttore, e sappia per esperienza quanto ciascuno di voi si sforzi di compierli, in modo da meritarsi ognor più quella fiducia ch´ebbero in voi i Superiori elevandovi a questa carica, tuttavia io verrò accennandovi alcune cose assai atte a rendere più feconde di frutti le vostre fatiche, primieramente riguardo al personale, secondariamente riguardo agli allievi del nostro Istituto.

1. La vostra comunità è una famiglia di cui voi siete il capo. Cotesti buoni Confratelli dividono con ,voi il non lieve peso dell´istruzione e dell´educazione de´ vostri alunni e delle vostre missioni. Per parte nostra prima di inviarveli nulla abbiamo trascurato che potesse addestrarli al genere di vita che li attendeva nelle Case particolari. Ci parve, nel dar loro l´addio, che fossero animati dalla miglior volontà di adoperarsi secondo le loro forze alla gloria di Dio ed alla salvezza delle anime. Ma onde perseverare essi hanno bisogno che il Direttore li diriga, li assista, li aiuti e li renda atti ai vari uffizi, a cui sono destinati. Noi cominciammo il grande lavoro della formazione dei vostri Confratelli, a voi tocca compierlo specialmente riguardo ai più giovani; a voi tocca coltivarli nello spirito e vegliare perchè nessuno abbia a perdere la vocazione, che è la grazia più grande che Iddio conceda dopo quella del Battesimo.

E qui bisogna pur che vi sveli un pensiero che tutta sconvolge la mia mente, mi strappa abbondanti lagrime dagli occhi, ed è una pungentissima spina al mio cuore. Vari Confratelli traversarono l´Oceano, vennero volenterosi in coteste lontane regioni per guadagnare delle anime a G. C. ed invece forse perdettero se stessi. Infatti invano io cerco il loro nome nel catalogo, più non si fa parola di loro nelle vostre interessantissime relazioni; essi non sono più figli di Don Bosco!

A loro certamente sono da imputarsi tali defezioni, ed io sono ben lontano dal gettarne ad altri la colpa. Tuttavia voi mi scuserete se nel mio profondissimo dolore io ho pensato che forse si sarebbero salvati, se ne´ loro Direttori avessero trovato un padre dello stampo di Don Bosco, il quale colla carità e dolcezza salesiana avesse trovato la via per discendere in quei cuori che stavano per chiudersi alla grazia e cedere alla tentazione. Faccia Iddio che il passato ci serva di lezione per l´avvenire!

2. Oltre le pratiche di pietà che ci comanda la Santa Regola e che in ogni conferenza si dovrebbero inculcare, un mezzo efficacissimo per conservare le vocazioni sarebbe il fare con impegno e regolarità la scuola di Sacra Teologia. Come sperare che divenga un buon sacerdote quel chierico, il quale tutto il giorno occupato nel fare scuola o nell´assistere, non ha un istante da dare allo studio della scienza propria del suo stato? Nè si creda che la studi da sè, e quando anche qualcuno lo facesse, c´è da temere che, incontrando qualche difficoltà, egli non la superi, e così riesca monca e superficiale la sua scienza teologica, o che disgustato getti il libro e nol riprenda più. Ve ne prego, rileggete la mia circolare di ottobre u. s. ed a costo di lasciare altre occupazioni esterne, eseguite ciò che in essa vi raccomando.

Nè si ometta la recita e spiegazione di dieci versetti del Nuovo Testamento e la scuola di cerimonie. Questa scuola settimanale giova immensamente per conservare ed accrescere nei chierici lo spirito di pietà e l´amore allo studio. Somigliante sollecitudine vi raccomando pei cari Confratelli Coadiutori.

3. Devo ora toccare un tasto assai delicato. Ogni anno varie schiere di coraggiosi missionari varcano l´Oceano per venire in aiuto ai Confratelli d´America. Dopo sì numerose spedizioni, che c´impongono immensi sacrifizi, noi avevamo fiducia che riempiuti i vuoti lasciati nelle vostre file, completato alla meglio il personale, si potesse da voi con maggior calma attendere al proprio profitto spirituale ed alla cultura morale e scientifica dei giovani chierici. Tanto più cresceva questa speranza sapendo che nuovi Confratelli escono pure dai noviziati americani. Or perchè mai le vostre Case sono quasi sempre stremate di personale? Perchè mai i Confratelli hanno più lavoro che non potrebbero comportare? Perchè mai riescono vane alcune pressanti raccomandazioni dei Superiori?...

Ciò avviene forse, o miei cari, dalla troppa facilità di fondar nuove Case e di ampliare le già esistenti. Se da un lato io debbo encomiare in ciò il vostro zelo, dall´altro sono forzato a dirvi: Bisogna arrestarci, chè camminando di tal passo noi andremmo alla rovina. Applicatevi a consolidare le Case attuali, e più tardi noi penseremo ad estendere maggiormente il nostro campo d´azione. Qualora scorgeste un´urgente necessità od una particolare convenienza di aprire una nuova Casa, esponete la cosa al Capitolo Superiore, e poi attenetevi scrupolosamente a ciò che esso deciderà.

5. Circa i giovani educati nelle nostre Case. Vocazioni.

La mia ultima parola riguarda i giovani raccolti ed educati nelle nostre Case.

Ogni giorno faccio voti perchè secondo il consiglio di S. S. Leone XIII, noi tutti viviamo dello spirito del nostro dolcissimo Padre Don Bosco. E con ciò io non intendo solo chiedere a Dio che si mantenga ed accresca in ciascun Salesiano la pietà e la virtù, secondo gli insegnamenti e gli esempi del nostro Fondatore, ma ancora che i nostri Istituti conservino quel carattere che Egli loro impresse, carattere che consiste specialmente nello sforzo unanime, generoso e costante dei Superiori, Maestri ed Assistenti perchè sia allontanato il peccato, perchè si pratichi spontanea la vera e soda pietà. L´educazione ed istruzione della gioventù senza spirito religioso, ecco la piaga del nostro secolo, Dio non permetta mai che le nostre scuole ne siano infette!

Si è il Direttore che in ogni nostra Casa colla sua vigilanza non interrotta, colle sue esortazioni paterne in pubblico ed in privato, specialmente colla frequenza dei Ss. Sacramenti e con altre pie e sante industrie deve compiere la maggior parte di questo importantissimo lavoro. A lui tocca pure vegliare perchè tutti i suoi dipendenti siano animati dal medesimo zelo, e adoperino i mezzi più adatti al conseguimento di sì nobile fine. Perchè non rimanga lettera morta il sistema preventivo, faccia leggere sovente le auree pagine che ne scrisse Don Bosco. Invigili perchè siano banditi i castighi troppo lunghi, penosi ed umilianti, e perché nessun Superiore, maestro od assistente trascorra fino a battere i giovani, il che oltre l´essere condannato altamente da Don Bosco, è ancor contrario alle leggi vigenti in qualsiasi Stato, le quali hanno sancito severissime pene contro queste inconsulte punizioni.

Ma il vostro zelo non deve arrestarsi a questa cura generale di tutti i vostri allievi. Il vostro occhio intelligente non tarderà a ravvisarne di quelli cui Iddio ha segnati coll´aureola d´una celeste vocazione. Come il solerte giardiniere coltiva con particolare sollecitudine quelle tenere pianticelle, che, più sane e prospere di tutte le altre, sono da lui destinate a produrre que´ grani che devono essere la semenza del novella raccolto, così voi dovreste fare verso di queste anime predilette che il Signore chiama alla vita religiosa o alla carriera sacerdotale.

Su questo punto io devo tributare ad alcuni Direttori d´America ben meritati encomi; ma debbo pur soggiungere che m´attrista la negligenza di vari altri nel suscitare e coltivare le vocazioni. Avrei creduto che bastassero ad eccitare il loro zelo le private esortazioni e specialmente l´ultima mia lettera edificante, ma forse mi sono ingannato. Sotto pretesto che è sterile il terreno che loro fu assegnato e che è ben raro vi s´incontrino vere vocazioni, sfiduciati non fanno la scuola di latino, nè adoperano le sante industrie con cui Don Bosco diede alla Chiesa cotanti sacerdoti. Io invece son di parere che pur ne´ loro paesi, come dappertutto, molti sono i chiamati al servizio dell´altare, in numero ben maggiore di quello che se ne scopra; ma sventuratamente quanti si perdono per non essere stati conosciuti nè coltivati! Mano dunque all´opera.

Non dimenticare che fra´ i mezzi adoperati da Don Bosco a tale santo fine vi è l´istituzione de´ Figli di Maria per la coltura delle vocazioni ritardate: cercate anche voi d´introdurre nelle vostre Case tale categoria di studenti, da cui ben con ragione tanto si riprometteva il nostro venerato Padre.

Dallo sviluppo delle vocazioni fra i coadiutori, artigiani e studenti dipende l´avvenire della nostra Congregazione ed in modo speciale delle Missioni.

Parecchi di voi, carissimi Direttori, ricorderanno, certamente non senza commozione, come il nostro amatissimo Don Bosco negli ultimi anni della sua laboriosa esistenza, trasportato dall´affetto che nutriva pei suoi diletti figli lontani, in quelli che ei chiamava sogni e che noi consideravamo come visioni, spaziava col suo spirito in coteste immense regioni d´America. Il suo cuore era pieno di gioia e di consolazione vedendo i deserti trasformati in fiorenti città, i selvaggi mutar abiti e costumi, il regno di Gesù Cristo estendersi fino agli ultimi confini e ciò per opera dei suoi Missionari.

Se io conto sul Catalogo i nomi di tutti i Salesiani che già lavorano in America, io vi trovo già abbastanza numerosi per fare, coll´aiuto di Dio, un bene immenso ed avverare in parte le previsioni di Don Bosco; ma ciò dipende dall´impegno che voi metterete a conservare nelle vostre Case lo spirito di Don Bosco, a mantenervi uniti e sottomessi a´ Superiori. Dio è con voi: coraggio.

Arrivato al fine di questa lettera io sento una pena: mi pare si faccia una novella separazione ed il mio cuore è commosso, come quando vi abbracciai e vi dissi addio all´altare di Maria Ausiliatrice. Pure per non essere troppo prolisso debbo troncare: vi assicuro però che la lontananza non ha diminuito, anzi aumentò il mio affetto per voi. Ogni mattina io mi ricordo di voi e delle vostre Case nella santa Messa.

Vogliate anche voi pregare per me che nel SS. Cuore di Gesù sono

All.mo come Padre

SaC. MICHELE RUA.

P.S. - Rinnovo la raccomandazione di vegliare che si faccia uso di carta leggera per le lettere; così ci eviterete di pagare delle sopratasse, che furono ben gravi e frequenti in questi ultimi mesi.

 

XXVII Alle soglie del nuovo anno

1. Risposta agli auguri. — 2. Progressi nelle Missioni e Ispettorie. 3. Musica sacra e predicazione. — 4. Mezzi di perfezione. — 5. Pericoli delle vacanze. — 6. Per ben dirigere i nostri giovani. — 7. Rapporti con le Figlie di Maria Ausiliatrice. — 8. Economia e Povertà.

Torino, 1° gennaio 1895.

Figli carissimi in G. C. 1. Risposta agli auguri.

 
1. Le feste natalizie

e il cominciare d´un nuovo anno porsero a molti fra i Salesiani l´occasione di esprimere al Rettor Maggiore il loro figliale_ affetto e di offrirgli i loro più cordiali auguri. La moltiplicità delle occupazioni non mi permise di rispondere, se non a coloro a cui era necessario accusar ricevuta della gradita loro missiva.

Non occorre però ch´io vi dica quanto mi siano tornate care tutte le vostre lettere; mi limito solo a ringraziarvene di gran cuore, assicurarvi che anch´io ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice ho fatto per voi cordialissimi voti ed auguri. Vi ho augurato il desiderio della perfezione, certo che se questa brama è ardente nei nostri cuori, saremo presto adorni d´ogni virtù, e cammineremo a gran passi nella via della perfezione, non mancando certo l´abbondanza delle divine grazie a chi coltiva con impegno tale santo desiderio. Valgano questi vicendevoli auguri, accompagnati dalla promessa di pregare gli uni per gli altri, a tenerci sempre più intimamente uniti, sicchè noi siamo veramente cor unum et anima una nel servizio di Dio e nel cercare il nostro spirituale progresso.

Vengo ora a darvi qualche notizia ed a farvi delle raccomandazioni, che spero contribuiranno assai a farvi passare un anno felice e ripieno di meriti.

 

2. Progressi nelle Missioni e Ispettorie.

Son certo che sarà accolta da tutti con esultanza la notizia che la Divina Provvidenza, sempre così larga di favori e benedizioni verso l´umile nostra Società, degnossi concedere più vasto campo allo zelo dei nostri Missionari. Dietro proposta del Governo Equatoriano la Santa Sede ci assegnò il Vicariato di Mendez e Gualaquiza fra gli Jivaros, e D. Giacomo Costamagna, già Ispettore della Repubblica Argentina, ne fu eletto Vicario.

La stessa Divina Provvidenza dispose che nell´anno teste passato noi potessimo aprire un numero considerevole di Case; di qui la necessità di aumentare eziandio il numero delle Ispettorie. Parve non solo opportuno, ma necessario che le Case di Sicilia, divenute assai numerose ed importanti, avessero un Ispettore proprio: fu perciò creata l´Ispettoria Sicula, e scelto ad Ispettore il sacerdote Don Giuseppe Bertello.

Fu pure deciso che le Case dell´Equatore formassero una Ispettoria a parte, a cagione dell´immensa distanza che le separa dalle altre di America, e sotto l´alta direzione del sullodato Vicario Apostolico, ne fu designato Ispettore il sacerdote Luigi Calcagno, il più anziano tra que´ Direttori, colui stesso che fu colà inviato dal nostro dolcissimo Padre Don Bosco.

 

3 Musica sacra e predicazione.

Passando ad altro, richiamo la vostra attenzione su qualche recente decreto della S. Sede. Nello scorso Luglio la Sacra Congregazione de´ Riti emanò un Decreto sul canto Ecclesiastico ed un Regolamento per la musica da usarsi nelle funzioni religiose. Fedeli imitatori di Don Bosco, accogliamo col massimo rispetto questi due documenti della S. Sede, teniamoli in gran conto e sforziamoci di ridurli alla pratica. In modo speciale vi è inculcato lo studio del canto Gregoriano che la Chiesa riguarda come veramente suo e che più d´ogni altro muove a divozione i fedeli. Esso sarebbe conveniente coltivarlo nelle Case Salesiane, se dappertutto si eseguisce ciò che io, interprete dei desideri del nostro veneratissimo Fondatore, ho raccomandato, tre anni or sono, con apposita circolare. ( 1 ) Su questo punto mentre devo lodarmi dell´impegno e buona volontà di vari Confratelli, debbo pur troppo aggiungere che altri non si curano guari del canto fermo, non badando che tale loro negligenza mi addolora profondamente. Vi ricordo che Don Bosco desiderava che l´insegnamento del Canto Gregoriano fosse esteso a tutti i nostri allievi, in guisa che, dovunque abbiano da andare, possano partecipare al canto ordinario delle Messe, antifone, salmi ed inni della Chiesa.

Il Regolamento emanato dalla S. Congregazione dei Riti lascia più libero il campo alla musica, permettendo di accoppiare all´armonia la melodia; vuole però che, prendendo a modelli i Maestri Romani, la musica sia informata allo spirito della sacra funzione che accompagna, risponda religiosamente al significato del rito e delle parole, e sia degna della casa di Dio.

È pure necessario che i Confratelli Sacerdoti facciano tesoro dei saggi consigli che il sapientissimo Pontefice Leone XIII ci diede riguardo alla predicazione, con Lettera Circolare a tutti gli Ordinari Superiori degli Ordini e Congregazioni religiose in data del 31 Luglio 1894.

(1) Vedi pag. 56.

 

4. Mezzi di perfezione.

Ora veniamo a parlare di ciò che riguarda il nostro spirituale profitto.

Mi è noto quanto siate desiderosi di progredire ogni giorno nella perfezione, affine di corrispondere alla grazia specialissima che Dio ci concesse chiamandoci alla vita religiosa; tuttavia àvvi assai a temere che le nostre passioni, le quali sussistono pur sempre, e le arti del nemico delle anime abbiano talora a rallentare il nostro progresso nella virtù. Di qui ne viene la necessità di ben servirci di quei mezzi, sì numerosi ed efficaci, che la nostra Congregazione ci offre, per sostenerci in mezzo alle difficoltà e per mantenere sempre vivo nei nostri cuori il fervore della pietà.

Pongo per primo l´osservanza della Santa Regola, la qual Regola dev´essere da noi considerata come il libro della vita, il midollo del Vangelo, la speranza di nostra salvezza, la misura della nostra perfezione, la chiave del Paradiso. Veneratela come il più bel ricordo e la più preziosa reliquia del nostro amatissimo Don Bosco. Praticatela ricordandovi di quanto scriveva S. Francesco di Sales alle Figlie della Visitazione: Ciò che dovrebbero maggiormente paventare, si è che si venga a trascurare l´osservanza della Regola, fosse pur solamente in qualche piccola cosa, poichè questo sarebbe un segno di rilassatezza (Dirett. spir., art. XV ).

Il secondo mezzo sono le conferenze spirituali. Un caro Confratello, nel suo rendiconto, confessava con tutto candore che, se eragli avvenuto di essere tentato, di sentirsi freddo nella pietà e scoraggiato nel compiere il suo dovere, bastava una conferenza per trionfare del demonio, riaccendersi di santo fervore e rimettersi con lena al suo lavoro. Ciò prova in qual conto abbiasi a tenere l´articolo 167 delle Deliberazioni, il quale impone ai Direttori l´obbligo di fare ogni mese due conferenze. I Direttori faranno certamente il loro dovere, ma tocca poi ai subalterni impegnarsi per intervenirvi e ricavare profitto dei loro insegnamenti e delle loro esortazioni.

Ci sarà pure di potentissimo aiuto il rendiconto mensile. Su questo argomento Don Bosco nell´Introduzione alle Regole ci lasciò pagine d´oro. Io le riassumer dicendo: « Si è per questa pratica che i membri della nostra Pia Società si manterranno uniti e compatti, conserveranno fra di loro le migliori relazioni, si sentiranno dilatato il cuore, godranno della pace più dolce e gusteranno le caste gioie d´una santa amicizia. Il demonio che più d´ogni altro conosce i vantaggi del rendiconto, mena gran trionfo quando riesce a distogliere un religioso dal farlo regolarmente. Ve ne prego, non gli date ascolto, nè lasciate trascorrere alcun mese senza compiere questo dovere. So che in alcune Case, per la moltiplicità delle occupazioni, incontrasi qualche difficoltà ad osservare questo punto della santa Regola. Perciò appunto raccomando ai Direttori di cercar modo nella loro industriosa diligenza di procurarne tutta la comodità ai subalterni, anche facendosi aiutare, se occorre, da qualche altro Superiore di comune fiducia ».

Gioverà poi moltissimo per la saggia direzione delle nostre Case che il Capitolo locale tenga regolarmente le prescritte riunioni per trattare degli affari un po´ più rilevanti. Si è per tal modo che si eviterà la precipitazione nelle decisioni, e il Direttore si vedrà meglio secondato dal suo personale, molto incoraggiato da siffatte conferenze ad eseguire quanto fu deciso.

 

5. Pericoli delle vacanze.

E poichè trattiamo del nostro profitto spirituale, permettetemi, prima di passare ad altro, che io vi sveli una grave pena del mio cuore. Lungo l´anno scolastico, per le molte e gravi occupazioni, non ci è dato sempre di fare quanto vorremmo pel nostro avanzamento nella perfezione, e nutriamo speranza di rifarci un poco nelle vacanze, specialmente cogli esercizi spirituali. Pur troppo le ultime ferie autunnali produssero per alcuni l´effetto contrario, e furono forse di grave danno alle loro anime. Molti Confratelli sotto vari pretesti andarono in seno alle loro famiglie e vi dimorarono troppo lungamente. Altri, senza il dovuto permesso, intrapresero viaggi lunghi e dispendiosi, fecercevisite a conoscenti, amici

ed ai parenti dei nostri allievi, passando presso di essi intere settimane. Questo modo di comportarsi è affatto contrario agli ammaestramenti di Don Bosco, alla S. Regola, alle Deliberazioni Capitolari e al proprio profitto spirituale. Osservate un po´ se vedete andar a far le vacanze nelle loro famiglie i figli di S. Francesco d´Assisi, di S. Domenico, di Sant´Ignazio? Essi rifuggono da queste cose come molto pericolose. Si imiti il loro esempio, non si dimandino siffatte licenze, e qualora un Confratello abbia assoluto bisogno di recarsi in famiglia, gli Ispettori a cui solamente compete l´accordare questo permesso, osservino l´art. 5, Capo V, della Regola, destinandogli sempre un compagno.

Pel nostro bene spirituale mi rimane ancora a raccomandarvi di bandire da tutte le nostre Case il giuoco delle carte. Per tacere le molte ragioni della sconvenienza di questo giuoco fra di noi, basti dire che per l´applicazione dello spirito che esso esige, invece di un sollievo e di una ricreazione, riuscirebbe più gravoso di ogni altra occupazione. Abbiamo tanti altri mezzi di ricrearci. Ricordiamo che il nostro buon Padre Don Bosco non permise mai simili giuochi.

 

6. Per ben dirigere i nostri giovani.

Ora veniamo a qualche norma per la buona direzione dei giovani alle nostre cure affidati. Debbo lamentare che siasi in certi istituti introdotto l´abuso di lasciar uscire gli alunni coi parenti che vengono a visitarli. Chi non sa quanto siano dannose tali uscite? Anche a costo di qualche sacrifizio, si abolisca questa usanza, si procuri ai parenti tutto l´agio di trattenersi coi figli e, se fa d´uopo, si stabilisca in collegio un sito dove possan prender cibo con essi, ma non si permetta che escano dall´istituto.

La purità fra i nostri allievi dev´essere riguardata come il tesoro più prezioso, perciò nessuna vigilanza è soverchia quando si tratta di custodirla e di tener lontano il vizio impuro. Fate in modo che si legga spesso e si riduca alla pratica il Capo VII, Dist. IV delle nostre Deliberazioni. Si osservi specialmente l´art.

466, cioè quando un giovane malgrado i ripetuti avvisi, è recidivo, e con discorsi ed opere cattive riesce-di scandalo ai compagni, sia allontanato senza troppi riguardi a raccomandazioni e a vantaggi materiali. Seguiamo scrupolosamente le tracce di Don Bosco, che non sapeva tollerare i lupi rapaci in mezzo al gregge.

Siccome in alcune nostre Case si hanno studenti e artigiani ad un tempo, così è della massima importanza che gli uni e gli altri siano trattati senza distinzioni e parzialità. Mi avvidi essere in qualche casa meno curati gli artigiani e ciò m´ha ferito al vivo, come certamente avrebbe ferito Don Bosco che con tanta bontà amava i suoi artigianelli. Amateli, sopportateli ed istruiteli meglio che per voi si possa nelle loro professioni. Assicuratevi che loro s´insegni a lavorare non solo colle macchine, ma senza di esse, giacchè così ordinariamente loro toccherà lavorare quando saranno fuori delle nostre Case. Vi rammento che, sia per evitare gravi disturbi, sia per dar loro il vero nome, i nostri laboratori devono denominarsi Scuole professionali: così scuola di sartoria, di calzoleria, ecc. Si sfugga poi ogni concorrenza riguardo agli operai del luogo ove si trova la Casa, nè mai si prendano lavori ai pubblici appalti.

La vostra carità si estenda pure ai famigli prendendo cura della loro religiosa istruzione e morale progresso, rivolgendo loro sovente la parola e mostrando tener molto conto del loro lavoro.

 

7. Rapporti cori de Figlie di Maria Ausiliatrice.

È pur parte della carità salesiana il trattare con riserbo e con rispetto le buone Figlie di Maria Ausiliatrice, le quali con tanto spirito di sacrifizio prestano l´opera loro in molte nostre Case. È nostro stretto dovere riguardarle come sorelle in G. C., evitare con loro ogni maniera sgarbata od espressioni indelicate ed imperiose, ed infine consideriamo come effetto della loro carità tutto quanto esse fanno per noi, mostrandocene riconoscenti. Veglino i Direttori perchè siano praticate le norme per le relazioni colle suore di M. A. (Deliberazioni, Cap. XVIII, Dist. I).

 

8. Economia e Povertà.

Sebbene già siano vari gli argomenti di cui ho trattato in questa mia lettera circolare, tuttavia mi parrebbe mancare ad un sacro dovere, se prima di terminare io non aggiungessi qualche parola sull´economia.

Leggendo la storia della nostra Pia Società noi dobbiamo esclamare: Digitus Dei est hic. In ogni Vicenda prospera od avversa, noi ravvisiamo ad ogni istante la mano della Provvidenza, che guidava Don Bosco e guida ora i suoi figli, che con tenerezza materna provvede ad ogni nostro bisogno. Se ciò da un lato deve ispirarci somma fiducia che l´assistenza divina non verrà mai meno, deve pure d´altro lato farci riflettere seriamente sull´uso che noi facciamo di quei mezzi che la Provvidenza ci pone tra mano. Non dimentichiamo che Don Bosco ci promise la protezione del cielo, fino a tanto che sarebbe stata in onore fra noi la povertà. Perciò venendo alla pratica, vi raccomando un´assennata economia nel vitto, vuoi pei Confratelli, vuoi pei giovani, sicchè non vi sia troppa abbondanza, nè eccessiva parsimonia. Non facciamo viaggi se non per necessità, e viaggiando ricordiamoci che facemmo voto di povertà. Si faccia ogni possibile risparmio nell´illuminazione, ne´ combustibili e nelle costruzioni.

Si vegli perchè nelle nostre scuole professionali non si eseguiscano lavori di lusso e anche solo di qualche eleganza, se non quando sono ordinati da persone esterne. Sotto pretesto di formare gli alunni, si porge occasione a vari Confratelli di mancare di povertà nella calzatura e nel vestito, ed inoltre si adornano le Case salesiane di mobili che disdicono alla nostra professione, e che talora non possiedono neppure coloro a cui noi chiediamo l´obolo della carità.

Ma mentre io inculco lo spirito di povertà e desidero una ragionevole economia, sono ben lungi dall´approvare l´eccesso in cui cadono alcuni Confratelli, i quali prendono talmente a cuore gli interessi della Casa loro, da mancare perfino di carità verso gli altri istituti della medesima Congregazione. Dio ci guardi da questa specie d´egoismo! Non s´abbia invidia se un´altra Casa è più bella e meglio fornita di mezzi pecuniari, più abbondante di allievi, poichè tutte le Case appartengono alla famiglia salesiana di cui noi siamo i membri.

Se vi è dato far qualche risparmio, affrettatevi d´inviarlo all´Ispettore ed al Capitolo Superiore, rallegrandovi di poter per tal modo venirgli in aiuto per sostenere le immense spese che occorrono pel bene generale della nostra Pia Società.

Il nostro carissimo Don Bosco aveva chiesta nella sua ordinazione sacerdotale l´efficacia della parola, ed il fruttuosissimo suo apostolato provò averlo il Signore esaudito. Io, indegno suo successore, so di non aver meritata una grazia sì bella, ma vi supplico, o figli carissimi, di ottenermela sia con fervorose preghiere, sia collo scolpire nella memoria e col praticare le raccomandazioni che io vi vengo man mano facendo a viva voce e per iscritto. Quali copiosi frutti mi riprometto, pel vostro spirituale profitto e pel bene dei nostri giovanetti, dalla buona accoglienza che, come spero, voi farete agli importantissimi avvertimenti contenuti in questa mia lettera!

Con questa dolce speranza nel cuore io imploro su di voi e su tutti i vostri lavori le più elette benedizioni del Signore e la protezione di Maria Ausiliatrice, mentre mi dico nel Sacratissimo Cuor di Gesù

Aff.mo Padre

Sac. MICHELE RUA.

P.S. - I Direttori facciano lettura della presente nella più prossima riunione di tutti i confratelli, formandone argomento, se occorre, per varie altre conferenze.

Giudico opportuno dare qui risposta alla dimanda fattami da varie parti sulle preghiere a farsi dopo la meditazione e la lettura spirituale secondo le Deliberazioni Capitolari: dopo la meditazione, si dica la preghiera a Maria Ausiliatrice; dopo la lettura, si dica la preghiera per la Comunione spirituale, seguita dal Pater, Ave, Gloria a S. Francesco di Sales col relativo Oremus.

 

XXVIII I Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani

in Bologna (23-25 aprile 1895)

1. Un grande avvenimento per la nostra Congregazione. — 2. Come nacque l´idea del Congresso. — 3. Circostanze consolanti. — 4. Gran trionfo. — 5. Frutti del Congresso per noi.

Torino, li 30 aprile 1895.

Figli carissimi in G. C.

 

1. Un grande avvenimento per la nostra Congregazione.

Ritorno dal 1° Congresso Salesiano che si tenne a Bologna ne´ giorni 23, 24 e 25 Aprile. Appena posto piede nel nostro diletto Oratorio di Torino, malgrado le molte e pressanti mie occupazioni che pur richiederebbero tutta la mia sollecitudine, io voglio soddisfare un vivo e potente bisogno del mio cuore col trattenermi con voi per alcuni istanti intorno a questo Congresso, comunicarvi alcune delle impressioni che ne ho riportate, esporvi infine vari miei sentimenti e riflessi che forse non saranno senza frutto.

Per ben quattro giorni ebbi la bella sorte di assistere ad un sì sublime spettacolo, di fede, di zelo, di carità e, diciamolo pure, di simpatia verso l´umile nostra Società, che ancora il mio cuore ne è tutto commosso e tutta ripiena la mia mente. Non tento neppure di mettervi dinanzi agli occhi quanto mi fu dato di vedere e di udire; malgrado ogni sforzo non riuscirei che a darvi una sbiadita e pallida immagine di ciò che è avvenuto. Avrei a narrare cose sì belle, sì straordinarie e maravigliose che parrebbero avere dell´esagerato a chiunque non ne sia stato testimonio oculare.

Lascio perciò ad altri il non facile compito di tessere la storia e darvi, direi quasi, la fisionomia di questo Congresso, che segnerà una delle più belle pagine negli Annali della nostra Pia Società, e mi terrò pago di farvi notare ciò che in questo Congresso fa vie maggiormente risaltare la bontà del Signore verso gli umili figli di Don Bosco.

 

2.       Come nacque l´idea del Congresso.

Anzi tutto ha del prodigioso il modo onde è nata l´idea di questo Congresso. Già altri pii Sodalizi avevano compresa l´opportunità anzi la necessità d´assembrarsi per incoraggiarsi a vicenda, comunicarsi i loro pensieri e desideri e trattare dei mezzi di estendere sempre più la loro benefica influenza sulla società. Perchè mai, si disse, non farebbero altrettanto i Cooperatori Selesiani?... Non appena balenò questo pensiero alla mente dell´Eminentissimo Cardinale Domenico Svampa, Arcivescovo di Bologna, egli l´afferrò come la manifestazione del divino volere e come un mezzo efficacissimo per mostrare quanto venerasse Don Bosco e di quanto caldo affetto ne amasse i figli. Di qui quello zelo infaticabile con cui l´Eminentissimo Principe, senza frapporre indugio, mise mano all´opera; di qui quel santo ardore, quell´amabile accordo di volontà che egli seppe infondere in tutti coloro che lo attorniavano.

 

3.       Circostanze consolanti.

È pure straordinario che siasi eccitato tanto entusiasmo pel nostro Congresso nella città di Bologna, ove i Salesiani nulla finora poterono fare in pro della gioventù, ove perciò erano molto meno conosciuti dalla maggior parte della cittadinanza che in altre città italiane.

Per tutti i Congressisti fu oggetto di ammirazione e di ben meritati encomii l´intelligente ed instancabile attività del Comitato organizzatore che in sì breve spazio di tempo seppe sì bene redigere manifesti e programmi, diramare inviti, raccogliere offerte, preparare la sala delle adunanze, ordinare le sacre funzioni, in una parola tutto prevedere e provvedere per la splendida riuscita del Congresso. Le parole non potranno mai esprimere quanto io sento in cuore di gratitudine verso gli illustri personaggi che componevano questo Comitato.

Potevasi scegliere per le adunanze luogo più adatto che la chiesa di S. Caterina da Bologna, la quale Santa pareva dalla vicina cappella prendesse parte alle nostre sedute?

Vi fu una nobile gara fra le più illustri famiglie Bolognesi per ospitare in casa loro i Vescovi ed i Salesiani accorsi al Congresso.

Tutta la divota popolazione di Bologna prese viva parte alle feste

salesiane accorrendo alle funzioni, che mattino e sera celebravansi nell´immensa basilica di San Domenico, capace di ben 15 mila persone. Circa 50 mila fedeli l´ultimo giorno salirono il monte della Guardia, unendosi ai Congressisti per ringraziare la Vergine di S. Luca del felice esito del Congresso.

Non debbo tacere la particolare benevolenza delle civili autorità verso i convenuti al Congresso. Nulla fu da loro risparmiato perchè fosse tutelato l´ordine pubblico; i Congressisti furono trattati ovunque colla più squisita gentilezza e gratuitamente poterono visitare quanto v´è di bello e artistico in Bologna, solamente col presentare la tessera del Congresso.

L´Episcopato non solo d´Italia, ma pur nei paesi lontani diede in quest´occorrenza la più bella prova del suo affetto e della sua stima verso i poveri figli di Don Bosco, poichè quattro Cardinali ed oltre trenta Vescovi intervennero in persona al Congresso, ed altri innumerevoli inviarono le loro adesioni in termini sì delicati e con elogi tali da farcene rimanere confusi.

Ma vi fu ben più ancora. Una stupenda lettera d´approvazione del Supremo Gerarca della Chiesa diretta al Cardinale Svampa ( 1 ) era letta sull´aprirsi del- Congresso, e venne a confortarci e ad avvalorarci la reiterata sua benedizione; anzi possiamo dire che noi eravamo radunati sotto la sua presidenza, poichè il suo busto maestoso campeggiava in mezzo dell´aula, ed eravamo assicurati che Egli col suo cuore e col suo spirito era fra noi.

La cosa poi che più profonda impressione ha lasciato nel mio cuore, ed il cui ricordo ancor m´intenerisce, si fu quella vera fratellanza, quell´intima unione, quel perfetto accordo di sentimento e di volontà che leggevasi, quasi, sul volto dei Congressisti. In quell´aula si respirava un´atmosfera prettamente salesiana. Erano i membri di una sola famiglia che vi erano radunati, che ascoltavano con attenzione affettuosa e sostenuta, a parlare del loro padre comune Don Bosco, dell´opere salesiane che erano pure le opere loro, che accoglievano con segni d´approvazione e con clamorosi applausi quanto loro veniva proposto pel bene delle anime.

Cardinali, Vescovi, Sacerdoti, non che dotti e zelanti secolari, pronunziarono eloquentissimi discorsi che fecero vibrare le più delicate fibre del cuore. Accese parole furono rivolte ai Salesiani per incoraggiarli a proseguire nelle loro imprese, ed in modo efficacissimo furono esortati i Cooperatori ad essere sempre il loro sostegno morale e materiale. Ebbe ben ragione il Cardinale Svampa di conchiudere -dicendo che tutti quanti i convenuti avevano imparato qualche cosa.

 

4. Gran trionfo.

Vi farà forse meraviglia se vi fu chi trasportato dall´entusiasmo chiamò questo Congresso un trionfo, un´apoteosi della Congregazione Salesiana?

(1) Spero potervene fra breve mandar copia a parte da conservare negli Archivi di ciascuna Casa Salesiana.

Io non avrei neppur osato riferirvi tale parola che sembra ferire quella modestia che ogni Salesiano dovrebbe praticare, se non fosse per ricordarvi che pare ciò fosse predetto da quel sogno che ebbe Don Bosco nella notte dal 10 all´I. 1 Settembre 1881. Dopo averci santamente spaventati descrivendoci i gravi pericoli che correrebbe la Congregazione pel rilassamento di alcuni suoi membri, Don Bosco ci rinfrancava dicendo: circa il 1895 gran trionfo. Dolcissimo Padre, la vostra parola si è avverata.

 

5. Frutti del Congresso per noi.

Questo rapido sguardo al Congresso Salesiano di Bologna deve ispirare anzitutto un sentimento di viva gratitudine verso Dio. A Lui ci rivolgemmo con fervide preghiere, all´intercessione di Maria SS. Ausiliatrice ricorremmo per implorare un esito felice all´ardua impresa che stava per incominciare. A Dio, a Maria SS. siano rese grazie ora che la riuscita superò di gran lunga la nostra aspettazione. Il ciel ci guardi dall´attribuirci una benchè minima parte di ciò che è unicamente l´opera di Dio. A Lui solo tutto l´onore, a Lui la gloria!

Esultino poscia di santa gioia i nostri cuori nel pensare che il nostro 1° Congresso Salesiano ha rallegrato l´Augusto Vegliardo del Vaticano, che volle esser minutamente tenuto informato d´ogni atto delle nostre assemblee. Sia uno dei frutti del nostro Congresso il rendere sempre più stretti que´ vincoli che uniscono la famiglia Salesiana al Vicario di G. C.

Rallegriamoci che coloro che Spiritus Sanctus posuit Episcopos regere Ecclesiam Dei, si compiacciono degli sforzi che noi facciamo per secondare il loro zelo, per combattere al loro fianco le battaglie del Signore. Diamo ovunque l´esempio nel rispetto verso le sacre loro persone e nell´ubbidienza ai loro comandi.

Lo splendido risultato del Congresso ci renda ognor più cara la Pia Società, a cui Iddio per tratto di sua singolare misericordia ci ha chiamati. Se già per mille prove sapevamo che Iddio benedice e protegge in modo speciale l´Istituto a cui apparteniamo, questo Congresso valga a rendercene ognor più persuasi, e ci sproni a sempre meglio meritare i celesti favori.

Da veri figli di Don Bosco porgiamo vive grazie al Signore d´aver permesso che durante questo Congresso sia nella sala delle adunanze, sia nella basilica di San Domenico, per ben tre giorni fosse particolarmente glorificato il suo fedel servitore, il nostro veneratissimo Fondatore e Padre. Cardinali e Vescovi ne celebrarono dal pergamo le lodi non altrimenti che avrebbero fatto d´un santo, ed ispirarono ai loro devoti uditori la più alta idea della sua virtù e dell´Opera sua, cui chiamarono ad ogni piè sospinto provvidenziale! Ah! preghiamo perchè Iddio compia l´opera sua, ispirando al suo rappresentante in terra di elevare ben tosto il nostro caro Don Bosco all´onore degli altari.

Vi confesso, carissimi Figli in G. C., che fui coperto di confusione nel vedere quale alta stima si abbia ovunque dei poveri Salesiani. Essi furono rappresentati al Congresso quali modelli di religiosi, come ardenti di santo zelo per la salvezza delle anime, come valenti maestri nell´arte difficilissima di educare la gioventù, nell´informarla alla pietà. Più vivo divenne in molti Vescovi e Cooperatori il desiderio di veder sorgere nelle loro città Istituti Salesiani, ripromettendosi da loro veri miracoli per la rigenerazione della odierna società. Ma voi mi scuserete se in fondo al cuore io chiedeva a me stesso se noi siamo realmente quali siamo creduti?... M´assalì più volte il dubbio sconfortante che non avessero i nostri troppo benevoli Cooperatori a ricredersi, se loro si porgesse il destro di esaminare da vicino la condotta di certi Confratelli... Ah! se coloro che sono rilassati nella pietà, poco osservanti della Santa Regola, negligenti ne´ loro doveri, fossero stati presenti al Congresso, non ne dubito, avrebbero fatto il proposito

di mutar vita. Ve ne scongiuro, uniamoci tutti per sostenere l´onore della nostra Pia Società, viviamo dello spirito di Don Bosco e rappresentiamolo meglio che per noi si possa ovunque abbia a condurci la mano di Dio.

Giova sperare che il Capitolo Generale, che si terrà nel prossimo venturo Settembre, sarà di aiuto potente ai Salesiani per corrispondere all´aspettazione de´ nostri Cooperatori. Coll´aiuto di Dio i Direttori, assembrati presso la tomba di Don Bosco, attingeranno dalle nostre riunioni molto zelo e fervore, lo porteranno nelle loro Case e lo comunicheranno a tutti i Confratelli. Pregate fin d´ora perchè il Capitolo Generale produca i frutti desiderati.

È nominato regolatore il Sac. Francesco Cerruti, Consigliere Scolastico della nostra Pia Società. Sarà sua cura di informarvi del sito e dell´epoca precisa del Capitolo e d´inviarvi il programma delle materie da trattarsi.

Benedica il Signore tutti i Confratelli Salesiani, ed i loro allievi. Faccia crescere ognor più ne´ loro cuori la fiamma del divino amore.

Durante tale mese chiedete tale grazia a Colei che è appunto la Madre del Divino Amore, Mater pulchrae dilectionis e credetemi

Aff.mo come Padre in G. C Sac. MICHELE RUA.

P.S. - Il Direttore dia lettura della presente nella prima conferenza che terrà ai Confratelli.

 

XXIX Rose e spine

1. Prodigioso sviluppo della nostra Congregazione. — 2. Con le rose le spine. — 3. Nuovo Economo Generale e nuova Ispettoria. — 4. Fervore di opere guidato dall´ubbidienza. — 5. Curiamo gli Oratori Festivi. 6. Il Canto Gregoriano. — 7. Fedeltà a Don Bosco.

Torino, li 29 gennaio 1896. Festa di S. Francesco di Sales.

Figli carissimi in G. C.

 

1. Prodigioso sviluppo della nostra Congregazione.

1. La Divina Provvidenza per tratto particolare di sua bontà dispose, che l´umile nostra Congregazione in brevissimo lasso di tempo prendesse uno sviluppo tale che sembra tenere del prodigioso. Eccoci pertanto noi, figli di D. Bosco, sparsi ormai su tutta la faccia della terra. Smisurate distanze ci separano gli uni dagli altri; lavoriamo in paesi quanto mai differenti d´indole e di costumi; tanti e svariatissimi sono i ministeri a cui noi siamo occupati. Ben lungi dal potere sperare di ritrovarci tutti insieme riuniti sulla terra, neppure più ci è dato di tutti conoscerci personalmente. Ma, sia lode a Dio! questa separazione, queste immense distanze, queste diversità d´occupazioni non ci furono finora d´impedimento a tenerci uniti di spirito; sebbene così dispersi, noi formiamo una sola grande famiglia, di cui sono comuni; le gioie ed i dolori. Ci tiene tutti stretti e compatti quella Santa Regola che ricevemmo in retaggio dal nostro amatissimo Fondatore e Padre Don Bosco, ma specialmente ci lega fra di noi la carità di Gesù Cristo. Se l´affetto che io porto ai miei figli, non fa velo alla mia mente, mi pare che, secondo l´espressione di San Paolo, i Salesiani siano veramente idipstim invicem sentientes, cioè aventi gli stessi sentimenti l´uno per l´altro ( Rom. XII, 16 ).

Di siffatta unione di spiriti e di cuori voi mi forniste in questi ultimi mesi una prova ben convincente colle numerose lettere che vi piacque inviarmi. Molte di esse erano intese ad esprimere al Rettor Maggiore ed al suo Capitolo i voti più ardenti ed i più cordiali auguri per le Feste Natalizie e per l´anno che stava per incominciare. Altre mi apportarono le più tenere e cristiane condoglianze per i funesti avvenimenti, che cotanto contristarono il cuore di tutti i Salesiani nel corso dell´anno 1895. Tutte erano ripiene di sentimenti delicatissimi, delle più affettuose espressioni, di riflessioni degne di veri religiosi, e quello che più conta, di sincere promesse di condotta esemplare, di molte preghiere e di ferventi comunioni. Nelle dure prove, a cui volle il Signore, sempre infinitamente buono e sapiente, assoggettare il mio cuore di padre, mi fu d´indicibile conforto il vedere che il dolore del padre era pure il dolore di tutti i figli.

Abbiatevi quindi i miei più vivi ringraziamenti, e persuadetevi che mi affligge il non poter per le molteplici e gravi mie occupazioni ringraziarvi ciascuno in particolare delle consolazioni che colle vostre lettere m´avete arrecate. Ne serberò incancellabile ricordo, e vi assicuro che io faccio fin d´ora assegnamento sulle grazie che le calde vostre preghiere mi otterranno, io lo spero, dalla misericordia del Signore.

Vari Eccellentissimi Vescovi, molti benemeriti Cooperatori e Confratelli Salesiani mi augurarono unanimi che il nuovo anno abbia dell´anno testè passato le rose, ma non le spine, le consolazioni, ma non le pene. Fu invero il 1895 una continua alternativa di avvenimenti or lieti or tristi per la nostra Pia Società. Mai infatti non s´erano aperte tante Case; mai non s´era fatta così numerosa spedizione di Missionari; mai non si era veduto sì splendido trionfo per le Opere di´Don Bosco, quale s´ebbe a vedere nel Congresso Salesiano di Bologna; mai non avevano proceduto sì alacremente i lavori per la Causa di Don Bosco. Venne poi a porre il colmo alla nostra gioia la consacrazione del terzo Vescovo Salesiano.

 

2. Con le rose le spine.

Ma ohimè! questi giorni così giocondi dovevano essere alternati da altri ben tristi. La tragica morte di Don Dalmazzo, la malattia e poi la morte di Don Antonio Sala, il disastro del Brasile che, insieme col nostro carissimo Monsignor Lasagna, ci rapiva altri cinque Missionari, la perdita di Don Unia quando noi lo credevamo fuor di pericolo... E tutto questo in un anno solo!... Nel darvi il funesto annunzio dello scontro in cui era perito Mons. Lasagna, io vi scriveva esser necessario far appello ai sentimenti di fede e di pietà per aver la forza di pronunziare generosamente il fiat della rassegnazione, e ciò perchè io sentiva che quelle erano le sole sorgenti a cui io stesso poteva attingere qualche conforto. Potei scorgere dalle vostre lettere che voi avete seguito il mio suggerimento. Quante belle considerazioni non v´ha ispirate la vostra pietà! Fra le altre mi tornò oltremodo cara e consolante quella di coloro che osservarono averci Iddio finora trattati quali fanciulli ed allettati al bene colle carezze, disponendo che le cose nostre andassero a gonfie vele, ma che, fattasi ormai adulta la nostra Pia Società, il Signore volle provare la nostra virtù permettendo che avessimo a passare fra mezzo il fuoco delle tribolazioni. Ora è tempo di mostrarci uomini provetti ed addestrati alle vicende della vita religiosa. Comunque volgano le nostre sorti, siano prospere od avverse le cose nostre, a noi tocca sottometterci in tutto alla divina volontà, inchinarci dinanzi agli imperscrutabili giudizi di Dio, rimaner fermi e ferventi nel suo santo servizio, ripetendo la parola di Giobbe: Sit nomen Domini benedictum.

Cogli occhi della Fede noi vediamo la Divina Provvidenza vegliare al nostro bene, non altrimenti che una madre tenerissima sulla culla del suo bambino. La medesima fede ci insegna che pur quando per ragioni, che non ci è concesso di penetrare, Iddio permette che c´incolga qualche grave sciagura, la sua sapienza infinita suol ricavarne un bene. Ed invero, come le vostre lettere ne fanno fede, dai giorni tristissimi che noi abbiamo attraversato, molti Salesiani ricavarono un risveglio consolantissimo nella pietà e nella virtù, un accrescimento di zelo per la gloria di Dio e pel bene delle anime, ed infine uno slancio generoso per accorrere a lavorare nelle Missioni, del Brasile specialmente, e persino fra i lebbrosi di Agua de Dios. Sebbene per mancanza di tempo io non soglia rispondere a tali dimande, pure io le custodisco gelosamente, e quando parrà venuto il momento opportuno e che i frutti saranno maturi, è inteso, saprò a chi rivolgermi per fornire di valorosi soldati le file che la morte dirada.

Nè questo sarà solo il bene che Iddio saprà trarre dalle prove per cui dovemmo passare. Deh! continuate, o carissimi figli, ad essere fedeli alle divine ispirazioni, e noi potremo far nostre le parole di Davide: Secundum multitudinem dolorum meorum in corde meo, consolationes tuae laetificaverunt animam meam: a proporzione dei molti dolori che provò il cuor mio, le tue consolazioni letificarono l´anima mia (Ps. XCIII, 19 ).

 

3. Nuovo Economo Generale e nuova Ispettoria.

Passo ora a darvi alcune notizie riguardanti l´organizzazione interna della nostra Pia Società.

Per la morte del nostro compianto Don Sala, avvenuta il 21 Maggio ultimo scorso, si rese vacante la carica di Economo nel Capitolo Superiore della nostra Congregazione. Secondo l´articolo 16, Capo XI delle nostre Costituzioni, ho eletto a suo successore Don Luigi Rocca, già Direttore-Preside del Ginnasio e Liceo di Alassio. Nel far cadere sovra di lui la mia scelta non ebbe poco peso il voto che egli conseguì nell´ultima elezione dei membri del Capitolo Superiore, avvenuta nel /892; giacchè allora, trattandosi dell´Economo Generale, chi ebbe il maggior numero di voti, dopo il compianto Don Sala, fu appunto Don Luigi Rocca. Egli ora rimarrà in carica fino alla futura elezione di tutti i membri del Capitolo. Credo far cosa gradita a tutti i Confratelli notificando loro che già Don Rocca si trova a Torino, e che già ha cominciato ad esercitare il suo ufficio di Economo; pertanto a lui potranno rivolgersi i Direttori e Prefetti ogni volta che lo crederanno opportuno, o ne avranno bisogno.

Il numero delle Case Salesiane dell´Alta Italia essendo oltremodo cresciuto, fu necessario dividerle in due Ispettorie; sicchè oltre l´Ispettoria Piemontese, avremo d´or innanzi la Veneta. Il nuovo Ispettore è D. Mosè Veronesi che continuerà per ora, a risiedere a Mogliano col titolo di Rettore.

Per l´Ispettoria dell´Uruguay e del Brasile, rimasta priva del suo Superiore per la morte di Mons. Lasagna, vi sarà notificato più tardi la nomina di chi verrà eletto a succedergli.

Vogliate ora far buon viso ad alcuni incoraggiamenti e ad alcune raccomandazioni che questa lettera-circolare mi porge il destro d´indirizzarvi.

 

4. Fervore di opere guidato dall´ubbidienza.

Dalle visite fatte alle nostre Case da me stesso, dai membri del Capitolo Superiore e dagli Ispettori, come pure dai rendiconti che regolarmente ci sono inviati e dalla mia corrispondenza epistolare, con immensa consolazione potei assicurarmi che voi tutti siete animati della miglior volontà di far il bene. Ne è anche prova evidente quell´ardore, che io credetti talora perfino mio dovere di frenare, con cui si cerca di estendere la cerchia dell´apostolato salesiano, sempre nell´intento d´acquistar maggior numero d´anime a Gesù Cristo. Si degni il Signore esaudire le mie suppliche e conservare sempre vivo ne´ nostri cuori quel fuoco sacro che vi si accese quando udimmo Don Bosco gettare quel grido potente: da mihi animas, e lo vedemmo consumare le sue forze e la sua vita nell´esercizio della carità. Ma voi, o figli carissimi, dal canto vostro vegliate perchè questo buon volere sia sempre congiunto ad una grande purità d´intenzione, sia inaccessibile ad ogni scoraggiamento, e sia mai sempre guidato dall´ubbidienza.

 

5. Curiamo gli Oratori Festivi.

Lo zelo ardente ed industrioso con cui si fecero sorgere Oratorii Festivi quasi ovunque àvvi una Casa Salesiana, e con cui si diede sviluppo a quelli che già esistevano, mi assicura che voi avete ben compreso quanto mi stia a cuore quest´Opera, così cara a Don Bosco, e che ha da essere l´àncora di salvezza per tanti giovani che non ci vien fatto di accogliere nei nostri Istituti. Se voi volete procurare una grande consolazione al vostro Rettor Maggiore e rallegrare Don Bosco che dal cielo ci guarda, non vi stancate di prendere amorosa cura di quei giovanetti che Dio manda ai vostri Oratorii. Ma di grazia, attenetevi ognora alle tradizioni della nostra Pia Società. Si ebbe a notare che in qualche Oratorio si dà troppa importanza alla musica istrumentale ed al teatrino. Colà ciò che dovrebbe essere accessorio, diviene principale; ciò che dovrebbe essere strumento al bene, trae a sè tutte le sollecitudini, come fosse il fine per cui l´Oratorio è fondato. Non così pensava ed operava Don Bosco, il quale avrebbe voluto che si facesse il teatro colà solo ove abbondano i divertimenti mondani, ove àvvi pericolo che i giovani vadano a teatri pubblici, che sventuratamente sogliono essere tutt´altro che scuole di moralità. Invece della musica strumentale che importa gravi spese e fatiche, in molti Oratorii basterebbe con minor disturbo e maggior profitto insegnare il canto fermo e la musicale vocale, cose sufficienti per rendere belle ed attraenti le funzioni di chiesa ed affezionare i giovani all´Oratorio.

 

6. Il Canto Gregoriano.

E poichè ho nominato il Canto Gregoriano, io sento il bisogno di rinnovare la già varie volte ripetuta raccomandazione d´insegnarlo nei vostri Istituti ed anche negli Oratorii Festivi (1). I miei desiderii riguardo al canto che più d´ogni altro è proprio della Chiesa, sarebbero soddisfatti se i maestri lo studiassero ed amassero essi stessi per farlo studiare ed amare dagli alunni; se al medesimo consecrassero una piccola parte del tempo e dell´impegno che impiegano per la musica. Mi affligge il sapere che, mentre si fanno tante prove per la musica, in certe Case non si trova nella settimana una mezz´ora per far imparare le antifone del Vespro, o l´introito, il graduale, l´offertorio ed il communio della Messa.

E qui il canto liturgico mi ispira il pensiero che sia venuto il momento pei Salesiani dimoranti fuori d´Italia, di dar una prova di più del loro affetto verso la Chiesa Romana adottandone la pronunzia nel leggere il latino. Già ci precedettero in questo i PP. Benedettini ed altri Religiosi. Il loro esempio, ma sopratutto il desiderio di sempre meglio conformarci al Capo Visibile della Chiesa Cattolica, ci siano di sprone a vincere ogni ripugnanza ed a sormontare l´abitudine contratta nelle scuole.

Devo poi una parola di lode a quelle Case Salesiane situate fuori d´Italia, nelle quali si ebbe a notare una certa quale sollecitudine per imparare la lingua Italiana. Da esse mi pervennero lettere in correttissimo italiano, che io lessi con sentito piacere; seppi che nelle loro accademie dopo il latino fu dato il primo posto a quella lingua che parlava Don Bosco e che parlano ordinariamente i Superiori. È questo un esempio degno d´essere imitato; è questo pure un segno di quell´unione di spiriti e di cuori, che deve formare il vanto principale della nostra Società.

(1) Vedi pag. 57.

 

7. Fedeltà a Don Bosco.

Malgrado la lunghezza di questa mia lettera non vi dispiaccia che io aggiunga ancora un avviso di massima importanza. Se noi abbiamo la bella sorte d´essere annoverati tra i figli di Don Bosco, non diamoci a credere che una grazia sì segnalata ci sia stata concessa, senza una lunga ed amorosa preparazione della Provvidenza. Anzitutto è nello stesso dolcissimo Cuore di Gesù che noi dobbiamo andare a rintracciare l´origine della nostra vocazione religiosa. Poi, chi potrebbe conoscere ed enumerare le pietose industrie della divina carità, per condurci in seno alla nostra cara Congregazione? Di qui ne viene per ciascun di noi lo stretto dovere di possederne lo spirito e di vivere di vita Salesiana. E ciò consiste nel lavorare, specie a pro della gioventù, collo spirito e col sistema di Don Bosco, tutto improntato di dolcezza e di bontà. È indizio di vita Salesiana il parlare soventi volte di Don Bosco, raccontando tratti edificanti della sua vita sì bella, operosa e santa. È vivere da Salesiano l´interessarsi di tutto quanto concerne la nostra Pia Società, il leggere con affetto e direi quasi con avidità le notizie che ne dà il Bollettino, e specialmente ascoltare con attenzione la lettura delle circolari dei Superiori colle spiegazioni e commenti che i Direttori si devono dar premura di farvi nelle conferenze che appositamente terranno. È vivere di vita Salesiana il far conoscere e propagare gli scritti ed i periodici che escono dalle nostre tipografie e promuovere le Compagnie di San Luigi, di San Giuseppe, del Santissimo Sacramento, del Piccolo Clero e particolarmente le Associazioni di Maria SS. Ausiliatrice e dei Cooperatori Salesiani, fondate dal nostro carissimo Don Bosco, e destinate a sostenere la religione ed il buon costume, ed inoltre a soccorrere le Opere nostre che unicamente si appoggiano sulla cristiana carità. Rivolgiamo tutti i nostri sforzi ed i nostri studi a dare al nostro modo di pensare, di parlare e di operare una forma veramente Salesiana. Supplichiamo Maria Ausiliatrice e S. Francesco di Sales di ottenerci la grazia che chiunque visiti le nostre Case subito si avveda che in esse si respira un´atmosfera prettamente Salesiana, e che ovunque noi ci troviamo, subito siamo riconosciuti quali figli di Don´osco.

Se io considero le circostanze eccezionalmente gravi in cui vi scrivo queste pagine, e più ancora se io rifletto sulle attuali disposizioni degli animi vostri, o carissimi figli, è grande il frutto che colla grazia di Dio mi aspetto da questa lettera-circolare. E perchè non vada delusa la mia aspettazione, ve ne prego, aiutatemi colle vostre preghiere.

Io intanto vi assicuro che ogni giorno nel santo sacrificio della Messa tutti vi raccomando al Signore, ed all´altare ogni mattina vi benedico con tutta l´effusione del mio cuore.

Nel Sacratissimo Cuore di Gesù mi professo

Vostro aff .mo Padre SaC. MICHELE RUA.

N.B. - Mi venne riferito che in certi Collegi si assume impegno di messe per varie cappellanie, confraternite, ecc.; nell´accettare tali impegni si abbia riguardo primieramente alle occupazioni proprie del collegio, in guisa che queste non si abbiano a trascurare; secondariamente si faccia attenzione a non assumere quelle cappellanie che potrebbero essere desiderate ed occupate da sacerdoti secolari.

 

XXX Sopra i Cooperatori Salesiani

1. Relazioni dei Cooperatori con le Case e con la Direzione Centrale di Torino. — 2. Norme per il sostenimento del Bollettino Salesiano.

Torino, li 12 aprile. Domenica in Albis 1896.

Carissimo Direttore,

Per singolare benedizione del Signore, come si va ognor più estendendo la nostra Pia Società, così va pure aumentando ogni giorno il numero di quelle persone, le quali, conosciuta la missione divina della medesima, si dànno ad aiutarla e sostenerla.

A maggior corrispondenza e vantaggio della nostra Società il Capitolo Generale dello scorso Settembre 1895, su relazione sottoposta dalla Commissione incaricata, approvò alcune proposte che messe in forma, saranno inserite nel libro delle deliberazioni nostre.


1. Relazioni dei Cooperatori con le Case e con la Direzione Centrale di Torino.

Pel bisogno però che si vede presentemente di regolare con qualche urgenza le relazioni dei Cooperatori con le nostre Case e di queste con la Direzione centrale di Torino riguardo ai medesitui, d´accordo cogli altri Membri del Capitolo Superiore, venni nella determinazione di esporre direttamente in una circolare alcune delle deliberazioni per cominciarne la pratica.

Premetto alcune osservazioni che ne mostrano lo scopo e l´utilità comune.

I Cooperatori Salesiani di qualunque Nazione, come tali, devono essere a conoscenza e partecipare di tutto il bene, che la nostra Pia Società opera, non solo nella regione o Nazione nella quale essi si trovano, ma nelle varie parti del mondo dove sono Salesiani; ciò conferma il rendiconto annuale e le proposte della lettera del Rettor Maggiore al Gennaio d´ogni anno, e ciò ha di mira il Bollettino, che in qualunque lingua è sempre Salesiano.

I Cooperatori Salesiani riconoscono per loro Superiore il Rettor Maggiore dei Salesiani e ad esso si potranno sempre rivolgere in qualunque circostanza essi credano. Il Direttore poi di ogni Casa della nostra Pia Società, come è scritto al Capo V del Regolamento dei Cooperatori, approvato e raccomandato dal II Capitolo Generale, è autorizzato ad ascrivere gli associati trasmettendo di poi nome, cognome e dimora al Superiore, o chi per esso, che noterà ogni cosa nel comune registro.

Sebbene il nostro Bollettino si pubblichi a beneficio di tutta la Società Salesiana, finora gravitò solo sulle spalle del Capitolo Superiore. Ma atteso il grande sviluppo, è doveroso che le Case della Società s´uniscano a sostenerlo non solo con relazioni, ma anche materialmente. È ormai impossibile al Capitolo Superiore far fronte da solo alle spese del Periodico, avendone pur altre molto gravi da sostenere.

Premesse adunque queste cose, e richiamando la mia Circolare in data del 14 aprile 1894, ( 1 ) nel Capitolo Generale dello scorso Settembre si deliberò fra le altre cose:

Che al solo Rettor Maggiore, come Superiore della Pia Unione dei Cooperatori, appartenga di conferire e di firmare i Diplomi;

(1) Vedi pag. 126.

e sia comune l´impegno di favorire la relazione dei Cooperatori con lui.

Che il Direttore designi un Confratello, non potendo per se stesso, che in suo nome si occupi dei Cooperatori. Curi la trasmissione alla Direzione del Bollettino o al Rettor Maggiore dei nuovi inscritti, delle correzioni, cambiamenti o sospensioni degli indirizzi, delle notificazioni dei Cooperatori defunti pel Necrologio mensile, con ispecial menzione dei Cooperatori più benemeriti. Si tenga in relazione colla direzione del Bollettino per quanto può occorrere per lo sviluppo della Pia Unione. Proponga d´accordo col Direttore, l´elezione di Decurioni o Zelatori e Zelatrici, per mezzo dei quali si potrà diffondere l´ Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice e la Pia Opera del Sacro Cuore;

Che il Bollettino, come è detto al Capo XII della Distinzione IV delle Deliberazioni, promovendo, quale organo di tutta la Società Salesiana, non solo il bene generale di essa, ma anche il particolare di ciascuna Casa, venga sostenuto col contributo comune nel modo e nella misura che il Rettor Maggiore giudicherà.

Nel desiderio di procedere d´accordo cogli Ispettori e Direttori, durante il Capitolo Generale dello scorso Settembre tenni particolari conferenze, nelle quali si stabilirono circa l´applicazione di quest´ultimo punto, in via d´esperimento, le seguenti norme:

 

2. Norme per il sostenimento del Bollettino Salesiano.

1)             Ciascuna Casa presterà concorso alla Direzione del Bollettino per le spese che essa sostiene in ragione del numero di copie che la Direzione invia alla Casa od ai Cooperatori di quella Provincia o Dipartimento in cui la Casa si trova.

2)             Pei Dipartimenti o Provincie in cui trovansi più Case Salesiane l´Ispettore determinerà la quota di concorso di ciascuna.

3)             La quota di concorso sarà di una lira annua per copia.

4)              La Direzione del Bollettino aprirà un Conto corrente con ciascuna casa e terrà nota di quante- ciascuna avesse a sborsare pel recapito del Bollettino ai Cooperatori.

5)              La Direzione del Bollettino somministrerà quanto venisse dalle Case richiesto per la diffusione ossia propaganda. Le spese pei Bollettini, che vanno ai Cooperatori di Nazioni o Province, nelle quali non v´è Casa Salesiana, come pure quelle per Diplomi, Libri o Bollettini di diffusione sono a carico della Direzione medesima.

Su questa ultima parte si discusse assai al Capitolo Generale, e vi era chi proponeva maggiore sovvenzione; io però ho stimato bene che ci tenessimo al minimo di una Lira, perchè non s´avesse a cagionare aggravi.

La tenue concorrenza e lo spirito di solidarietà che ti anima a bene della nostra Pia Società, mi rende sicuro che seconderai l´adempimento di quanto sopra.

Raccomandandomi intanto alle tue preghiere ed a quelle dei tuoi giovanetti, ti saluto caramente.

Aff .mo nel SS. Cuor di G. Sac. MICHELE RUA.

 

Resoconto del VII Capitolo Generale

1. Ringraziamenti. — 2. Resoconto del VII Capitolo Generale (1895). 3. Le Deliberazioni dei Capitoli Generali unite alle Regole. — 4. Nuove Ispettorie. — 5. Consolante incremento delle nostre opere. — 6. Fioriscono anche i Noviziati. — 7. Curare le vocazioni tra gli artigiani. ‑

8. Cercare di ottenere la assiduità degli Oratoriani. — 9. Canto fermo e pronunzia del latino alla Romana. — 10. Diffondere la devozione e la Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice. — 11. Tratto di bontà del Papa verso di noi.

Torino, 2 luglio 1896. Festa della Visitazione.

(Lettera Edificante N.3).

Carissimi Figli in G. e M.

 

1. Ringraziamenti.

Il mio cuore provò grande consolazione in questi giorni scorsi in occasione delle feste di S. Giovanni, e questa consolazione siete specialmente voi che me l´avete procurata. Vi furono canti e suoni, poesie e prose: vicini e lontani, nazionali e stranieri vi presero parte, con parole i presenti, con biglietti, con lettere, con telegrammi gli assenti: da tutte parti mi arrivarono felicitazioni e auguri, con proteste di preghiere e promesse di maggior impegno per rendersi sempre più degni figli dell´indimenticabile nostro Fondatore e Padre D. Bosco, e dare sempre maggiori consolazioni al mio cuore. Vi assicuro che il vedere questo slancio e questo impegno mi consolò molto. Non voglio tacere che vi furono anche vari Direttori, che, oltre a fare e raccomandare preghiere e serti dí Comunioni ai loro giovani, vollerli anche accompagnare i loro auguri con offerte in danaro, per venire in soccorso alle strettezze finanziarie, in questo tempo proprio eccezionali, in cui mi trovo. Siano di tutto cuore rese grazie a Dio, ed a voi tutti, che mi avete procurata questa consolazione. Spero che continuerete a pregare e far pregare per me, e ad aiutarmi colla vostra buona volontà e zelo nel disimpegno de´ propri doveri. E mentre ringrazio voi, vi prego di far pervenire i miei ringraziamenti anche agli altri confratelli ed ai giovani dei vostri collegi, che mi scrissero; poichè, malgrado il mio desiderio, mi sarebbe impossibile rispondere a tutti individualmente.

Mentre godo in potervi ringraziare, mi giova prendere questa circostanza per esporvi varie altre cose che da tempo desiderava aver occasione di manifestarvi.

 

2. Resoconto del VII Capitolo Generale (1895).

E prima di tutto vi annunzio che riceverete con questa mia il Resoconto del settimo Capitolo Generale, che si tenne nell´autunno scorso, con le deliberazioni che vi si presero. Ci volle un po´ di tempo per ordinare gli articoli e per prepararne la stampa; ma spero che vi consolerà il vedere radunate e coordinate le cose che allora si stabilirono, ed ai Direttori parrà di trovarsi di nuovo qualche momento, insieme con gli altri Superiori, attorno alla cara tomba di D. Bosco a Valsalice, a discutere quelle cose che si riputavano riuscire a maggior gloria di Dio ed a bene della Congregazione. Parve non convenire farne un´edizione molto copiosa perchè varie cose sono solo ad experimentum, perciò se ne stamparono solo quante copie fossero sufficienti per distribuirne una a ciascun membro dei Capitoli delle singole Case. Sebbene tuttavia non pervenga il fascicolo a ciascun confratello, è mia intenzione che il tutto sia portato a cognizione di tutti, e perciò prego i Direttori a farlo leggere nelle conferenze o in altre circostanze dove si trovino radunati tutti i confratelli. Pregò poi ciascun confratello a porre molta attenzione a detta lettura, ed anche a farsi imprestare il fascicolo da qualche membro del Capitolo della Casa e leggerlo e meditarlo per animarsi a praticare veramente bene le cose che lo riguardano.

 

3. Le Deliberazioni dei Capitoli Generali unite alle Regole.

Come sapete, essendo state due anni fa ordinate e ristampate, insieme colle Regole, le Deliberazioni di tutti sei gli antecedenti Capitoli, i fascicoli separati che le contenevano ora più non servono, e perciò conviene che siano distrutti. Ho creduto di venire a questa deliberazione, affinchè col tempo non abbiano a recar confusione; il che potrebbe avvenire sia perchè qualche cosa dei primi Capitoli fu modificata da Capitoli posteriori, sia perchè ordinando gli articoli e collegandoli bisognò modificare frasi ed espressioni, sia anche perchè alcune cose essendo solo state approvate ad esperimento non furono poi adottate definitivamente. Riguardo al distruggere i fascicoli fuor d´uso, affinchè essi non vadano nella carta straccia e non possano poi, per caso venire in mani estranee, sarà conveniente che ciascun Direttore se li faccia portare da chi ne ha, e, conservatane qualche copia per l´archivio, bruci tutte le altre.

Nel resoconto poi di questo ultimo Capitolo, che ho il piacere d´inviarvi con questa mia, vi sono di nuovo vari regolamenti, che si propongono ad esperimento. Mi sta a cuore che tutti poniate cura di studiarli e di praticarli e farli praticar bene, tali quali sono, ed intanto notarvi le difficoltà che s´incontrano nella pratica, affinchè si possano a suo tempo modificare a dovere e approvarli poi definitivamente.

 

4. Nuove Ispettorie.

Il Signore, nei suoi imperscrutabili disegni, volle, sul fine dell´anno scorso, visitarci con una di quelle tremende visite, che addolorarono il cuore di tutti: parlo della catastrofe del Brasile.

Tuttavia, mentre, atterriti dal disastro, piangevamo ancora la morte di Mons. Lasagna e compagrlì, affinchè le Missioni non avessero a soffrirne, fu necessario pensar subito a supplirlo ne´ vari suoi uffizi. Ed ora ho la consolazione di dirvi che, ringraziando il Signore, le cose si poterono accomodare in modo, che nessuna delle opere dal compianto defunto incominciate dovette abbandonarsi, e che anzi nessuna ne soffrì detrimento notabile. Preso adunque consiglio e colà sul luogo e qui col mio Capitolo, si potè combinare molto bene la sua successione. Essendosi riconosciuta assolutamente troppo vasta la porzione, che era alle sue cure affidata, si decise di dividerla in due Ispettorie ed una vice-Ispettoria. Vi comunico pertanto ufficialmente che si eresse la Ispettoria dell´Uruguay, e ad essa si prepose il confratello D. Giuseppe Gamba, direttore della Casa di Arti e Mestieri in Montevideo, partito missionario in una delle prime spedizioni, già conosciutissimo da tutti i confratelli di quella Repubblica, e conoscitore dei bisogni di ogni Casa. Si eresse in secondo luogo l´Ispettoria del Brasile, e a questa si prepose il confratello D. Carlo Peretto, direttore della Casa di Lorena, anche esso partito in una delle prime spedizioni, e che già aveva dato tante prove di sua abilità nel maneggio degli affari, e che, amato e rispettato in tutte le case del Brasile, godeva la piena confidenza di Mons. Lasagna, in guisa di esserne quasi già da lui designato. La vice-Ispettoria si eresse nelle Missioni del Mato Grosso, poichè si giudicò quasi impossibile farle dipendere da altro ispettore d´America, essendo esse troppo lontane da ogni centro di Missionari. E quivi fu costituito vice-Ispettore D. Antonio Malan, quel medesimo che con Mons. Lasagna era stato il primo ad esplorare i luoghi e ad inaugurarvi la Missione, e che più di ogni altro può conoscerne i bisogni.

Tutte queste disposizioni furono subito comunicate ai nuovi Ispettori ed ai Direttori e soci delle singole Case di quelle Ispettorie; e fu per noi di grande consolazione il vedere come i Direttori ed i Confratelli accolsero con plauso e contento queste disposizioni, mandandoci belle proteste di assoluta sommissione ai nuovi eletti.

Intanto una nuova Ispettoria deve ancora erigersi nell´America, ed è quella della Colombia. La gran distanza ed il moltiplicarsi delle Case in quella Repubblica rende necessaria tale deliberazione. Alla carica d´Ispettore viene eletto il nostro caro confratello D. Evasio Rabagliati, primo Direttore, colà inviato fin dal 1890.

 
5. Consolante incremento delle nostre Opere.

Debbo pur notare che per le stesse ragioni delle grandi distanze e della meravigliosa moltiplicazione delle Missioni, non potendo S. E. Rev. Mons. Cagliero più compiere l´uffizio di nostro Vicario per tutta l´America Meridionale, dietro accordo con lui preso, stabiliamo altro nostro Vicario nella persona di S. E. Rev. Mons. Giacomo Costamagna, Vicario Apostolico di Mendez e Gualaquiza nell´Equatore, a lui assegnando il Perù, la Bolivia, le Missioni del Mato Grosso, l´Equatore, come pure il Paraguay, dove probabilmente metterà la sua sede provvisoria, attendendo l´occasione più opportuna per istabilirsi all´Equatore nella sua vera sede.

Tutti i giorni, o miei cari figliuoli, abbiamo nuove occasioni di ringraziare il Signore per nuovi benefizi: il continuo crescere del numero delle nostre Case, il prosperar generale delle medesime, il crescere del numero dei noviziati, degli Oratorii festivi, il prosperare specialmente di tutte le nostre Missioni, il loro incremento, l´apertura potutasi fare da poco tempo della nuova grande Missione di S. Martin nella Colombia tra due principali affluenti del gran fiume Orinoco dove vi sono ancora tanti selvaggi da convertire, non vi pare che siano uno per uno altrettanti benefizi che richiedono grande ringraziamento al Signore? È proprio edificante leggere le sante industrie, l´ardente carità e lo zelo instancabile con cui i nostri missionari si sforzano di guadagnare anime a G. C. Mi rincresce che il tempo non mi concede qui di dilungarmi in particolarità; ma potrà bastarvi quanto leggete nel Bollettino Salesiano, dove, sebbene non si possano pubblicare tratti più commoventi di virtù- individuale, si può tuttavia conoscere che esse devono essere assai grandi, se si riesce a fare quanto, con la grazia del Signore, si va facendo.

 

6. Fioriscono anche i Noviziati.

Poichè adunque non posso parlarvi di tutto questo, e mi capitò nominare l´incremento dei noviziati, vi sarà caro che mi fermi un momento a discorrervi di essi. Con vera e grande consolazione vi posso accertare che, non solo sono oltremodo numerosi i noviziati e studentati di Foglizzo, S. Benigno, Ivrea e Val-salice, ma che quei cari giovani sono argomento delle più liete speranze; basta entrare in una di queste Case benedette per sentirsi confortare il cuore, poichè pare di vedere in esse aleggiare lo spirito di D. Bosco. Nè solo ha da consolarci l´aumentato fervore dei noviziati esistenti, ma anche il sempre crescente numero dei novizi, per cui si dovrà qui in Italia, non bastando più il numero dei noviziati esistenti del Piemonte e della Sicilia, nel prossimo Settembre inaugurare il noviziato di Genzano presso Roma, che servirà ad educare gli ascritti dell´Italia Centrale e

Meridionale.

Si poterono anche erigere noviziati separati in vari luoghi dove già esistevano prima; ma che restavano impediti nel loro sviluppo per essere in Case occupate anche da altri giovani studenti ed artigiani. Pertanto nella Spagna potè aprirsi il noviziato di S. Vicente de los Horts, trasportandovelo da Sarrià; nell´Argentina si potè aprire la casa di Bernal, esclusiva per gli ascritti, trasportativi dalla gran casa di S. Carlos in Almagro di Buenos Aires, dove stavano a disagio; nel Chili poterono trasportarsi gli ascritti separatamente a Macul; ed anche nella Repubblica dell´Equatore si potè avere in Sangolquì, non lungi dalla capitale, una casa molto adatta all´uopo, trovandosi ornai gli ascritti a disagio nella casa di Quito, molto complicata. La medesima cosa si potè fare nel Brasile; poichè, trovandosi a disagio gli ascritti nel collegio di S. Giochino in Lorena dove era cresciuto il numero dei convittori, furono portati in una casa separata nella medesima città. E tutto questo senza parlare del noviziato di Fontibon nella Colombia, già trasportato or fa qualche anno da Bogotà e che già diede quest´anno la consolazione di 10 professi; e del noviziato di Las Piedras nell´Uruguay, che restando angusto a tenere convittori e novizi, fu liberato dai convittori perchè servisse ad uso esclusivo delle tenere pianticelle che si educano alla Congregazione in quella Repubblica. Ora se si considera che questo fu quasi tutta opera di un anno, chi non sarà portato con uno slancio di cuore a ringraziare il Signore di tanto bene ed a soggiungere: a Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris?

A questi sì consolanti risultati, per quanto riguarda i noviziati, sono da aggiungersi gli sforzi che già si fecero, e che sono prossimi, speriamo, ad ottenere il loro effetto, sia per i noviziati già costituiti nel Belgio, nell´Inghilterra, nell´Africa, nel Venezuela, nel Messico, i quali finora non poterono ancora avere una casa a parte, ma che si spera presto l´avranno; sia per i vari noviziati di artigiani che si cerca di erigere in case apposite e separate; poichè a Marsiglia son già conchiuse trattative in proposito, altre trattative sono incamminate nella Spagna, altre in Buenos Aires ed in Montevideo. Io prego il Signore affinchè coteste trattative possano essere ultimate perchè desidero vivamente che siano coltivate con apposita coltura ed educazione molte vocazioni di artigiani, del che finora si difettava. Pertanto io voglio qui ringraziare i vari Ispettori che a questo proposito adoprarono già tante sollecitudini, ed assicurarli che sarà sempre per me un bel giorno quello in cui verrò a conoscere, che si può aprire un noviziato separato sia per i chierici, sia per gli artigiani, oppure, non potendosi altrimenti, un noviziato che contenga chierici ed artigiani insieme, come era in principio quello di S. Benigno.

 

7. Curar le vocazioni tra gli artigiani.

A proposito di educazione di artigiani, non ostante tutto il lavorio che vedo già fatto, parmi vi sia ancora qualche cosa a desiderare. Perciò, come già altre volte feci, vi esorto a tenere in gran conto e di occuparvi molto di quei giovani artigiani, agricoltori e dei famigli delle vostre case i quali aspirano a farsi salesiani; pensate alla loro coltura, aiutateli in ogni modo a vincere le difficoltà che incontrano per la loro vocazione, e poi proponete pel noviziato quelli che dànno speranza di buona riuscita. Così pure, quando, già confratelli, vengono nelle case a voi affidate, non crediate, no, che la loro educazione sia già al tutto compiuta: allora più che mai bisogna con pazienza e zelo star loro attorno, perchè è specialmente allora che entrando nel campo d´azione salesiana prenderanno, mediante le vostre cure, un buon avviamento e vi dureranno tutta la vita.

Noi siamo grandemente desiderati in molti luoghi, specialmente per gli artigiani, desiderandosi ovunque, dai buoni, erigere scuole di arti e mestieri per l´educazione della gioventù operaia, e provvedere così alla classe più bassa, ma più numerosa della popolazione, e ciò sia in Europa, sia nelle varie altre parti del mondo, specialmente nell´America Meridionale. Vorrei perciò che, specialmente ogni Direttore, Prefetto e Catechista studiasse questo punto e vedesse nelle Deliberazioni e nella sua propria esperienza quel che in Congregazione si possa fare di più a questo proposito, e così sapesse suggerire nuovi mezzi per coltivare le vocazioni degli artigiani con maggior profitto. Assicuro che riceverei con molto piacere il risultato di questi studi ed i dati della loro esperienza ed occorrendo se ne farebbe tema di trattazione nei futuri Capitoli Generali.

 

8. Cercare di ottenere la assiduità degli Oratoriani.

Ancora molto vi è a consolarsi al vedere lo sviluppo degli Oratorii festivi. Di fatto da quando io´ vi incoraggiava in più circostanze negli anni scorsi ad occuparvi sempre con maggior zelo a questo riguardo, vidi crescere notevolmente il numero di detti Oratorii e vidi aumentare talmente la frequenza in alcuni di essi, che ornai non sono più rari quelli che arrivano ad avere 300, anche 500 oppor 700 alunni; anzi alcuni ne hanno più di un migliaio per ogni festa. Ora vorrei proporre, a questo riguardo, che ciascun Direttore studiasse più a fondo i mezzi per ottenere maggior perseveranza nell´intervento dei giovani a detti Oratorii; poichè in alcuni luoghi si mantiene bensì abbastanza sostenuto il numero dei giovani, ma essi sono per lo più piccoli e cambiano molto, perciò con i più non si ha tempo a dare una istruzione religiosa abbastanza ampia ed una educazione abbastanza soda da poter poi mettere i giovani in grado da tener fronte a tanti pericoli che li incolgono col crescere dell´età e delle passioni e specialmente coll´entrare nei centri corrotti delle officine e della società. Vorrei pertanto che si studiasse se il far aggregare i giovani a qualche circolo operaio cattolico, o il fondare altre compagnie e circoli nel medesimo Oratorio, o il promuovere tra loro e facilitare l´aggregazione alla cassa di risparmio, od altro, possa giovare all´uopo. Ho nominato in particolare la cassa di risparmio, perchè pare una delle istituzioni più utili a formare l´artigiano all´economia e perciò alla temperanza, al buon costume e procurargli l´agiatezza ed il benessere, e perchè è istituzione benevisa ai nostri tempi e raccomandata dal Santo Padre Leone XIII e perchè già da D. Bosco in qualche modo promossa nell´Oratorio primitivo unitamente alla società di mutuo soccorso, cosa che recò allora gran bene e che spero continuerebbe a produrre.

 

9. Canto fermo e pronunzia del latino alla Romana.

Altre cose raccomandate in altre mie vedo che produssero frutto copioso e perciò non voglio lasciar passare l´occasione senza ringraziare i Direttori e senza richiamarle di nuovo alla vostra sollecita cooperazione. Vi aveva raccomandato l´insegnamento del canto fermo e la pronunzia del latino alla romana. Ebbene io ebbi la consolazione di assistere in questo "anno a varie Messe in parecchie Case ed Oratorii festivi, in cui si eseguiva molto bene il canto fermo; e, quel che è più, si eseguiva da tutti i giovani in corpo. Io non posso a meno di lodare lo zelo di quei Direttori e di proporli a modello a quegli altri che finora non poterono arrivare a tanto. Non si scoraggino costoro; siano sicuri essi che con la costanza vi riusciranno; ma bisogna non si spaventino se la costanza loro è messa alla prova.

Così pure vidi che, superate varie difficoltà, in molti luoghi fuori d´Italia s´introdusse perfettamente la pronunzia romana nella lettura del latino. Io spero che anche questo in breve potrà introdursi da per tutto, in modo che nelle nostre Case di tutte le parti del mondo, qualunque linguaggio parlino, si arriverà presto a pronunziare il latino come lo pronunzia il Papa e come lo desiderava D. Bosco.

 

10. Diffondere la devozione e la Arciconfraterníta di Maria Ausiliatrice.

È consolante vedere come in molti luoghi si aprono chiese di Maria Ausiliatrice, si solennizza con grande pompa la festa di questa nostra buona Mamma e si istituisce l´Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice. Continuate, o miei buoni figliuoli, in questo slancio. L´indimenticabile nostro Padre e Fondatore D. Bosco asseriva continuamente che la devozione alla Madonna sarebbe stata la nostra maggior gloria in vita e la nostra maggior consolazione in morte. « È Maria Vergine stessa, soggiungeva, che vuole essere venerata sotto questo bel titolo di Aiuto dei Cristiani, ed ha promesso protezione speciale a coloro che l´avessero con questo bel titolo invocata ». Diffondete adunque ovunque questa divozione ed in particolare fondate da per tutto 1´Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice, destinata a far tanto del bene. Chi abbisognasse di schiarimenti e norme per erigerla, li domandi pure, che io mi farò premura di farglieli avere cori prontezza e precisione.

11. Tratto di bontà del Papa verso di noi.

Prima di conchiudere vi comunico ancora una cosa che arrecherà piacere a tutti. Voi sapete che nello scorso Giugno io fui a Roma: non ebbi la consolazione di parlare col Santo Padre perchè eravamo alla vigilia del Concistoro e non riceveva nessuno. Ma portatomi dal Cardinal Rampolla, Segretario di Stato di Sua Santità, egli mi comunicò che, avendo avuto il Papa una eredità da erogarsi in opere di beneficenza, conosciuto che nella città dove viveva il testatore vi era una Casa Salesiana, dispose che due terzi di quella eredità fossero devoluti in nostro favore, lasciando l´altro terzo ad altra istituzione bisognosa. Io vi comunico questo perchè tutti conosciate quanto il Supremo Gerarca della Chiesa ci ama e quanto pensa alla nostra umile Congregazione ed anche affinchè tutti preghiate e facciate pregare i vostri giovani pel Vicario di Gesù Cristo in terra, che ha tante opere tra mano indirizzate tutte a produrre bene immenso per la gloria di Dio e la salute delle anime.

Ecco, o miei buoni fratelli e figliuoli, quanto mi stava più a cuore di dirvi in questa lettera. Più altre cose mi resterebbero a comunicarvi, ma questa lettera è ornai soverchiamente lunga, e conviene che per questo colga altra occasione.

Intanto auguro agli uni buone vacanze, agli altri buona continuazione dell´anno scolastico, a tutti vivo desiderio di mantenervi fedeli agli insegnamenti, desideri ed esempi del nostro buon Padre D. Bosco, che dal Cielo vi otterrà dal Signore le molte benedizioni che vi desidera

Il Vostro Aff.mo in C. J. Sac. MICHELE RUA.

 

XXXII Effusioni paterne

1. Ringraziamenti. — 2. Importanza dell´ubbidienza. — 3. Sviluppo della nostra Società e nuove Ispettorie. — 4. Contributo delle Case ai bisogni delle Ispettorie. — 5. Economia e povertà. — 6. Espulsione dei Salesiani dall´Equatore. — 7. Curare le vocazioni e specialmente di coadiutori. 8. Notizie confortanti.

Torino, li 31 Gennaio 1897. Nono annivers. della morte del venerato nostro Padre D. Bosco.

Carissimi Figli in G. C.

 

1. Ringraziamenti.

Sono solito-scegliere di preferenza questo tempo per indirizzarvi qualche lettera circolare affine di avere comodità di ringraziarvi degli auguri che in varie circostanze, nel corso dell´annata mi fate, come alla festa di S. Giovanni Battista, di S. Michele e specialmente del Natale e del rinnovarsi dell´anno ed anche a S. Francesco di Sales. Sarebbe mio desiderio rispondere a ciascuno in particolare, ma in tali circostanze, pel gran numero di lettere, mi riesce affatto impossibile. Così collettivamente tutti vi ringrazio dei voti, preghiere, comunioni offerte per me, e mentre vi assicuro che molto prego per voi specialmente in quelle solennità, senza tralasciar alcun giorno d´implorare su tutti le celesti

benedizioni, colle mie lettere intendo darvi una dimostrazione della mia riconoscenza ed affetto per voi tutti. Ecco ora quanto alla mia volta vi auguro dal Signore:

 

2.               Importanza dell´ubbidienza.

Desideroso che quest´anno trascorra per voi colmo d´ogni bene e d´ogni felicità, ho pregato perchè ciascun Salesiano ricordi ognora quelle parole che noi leggiamo a pagina 44 dell´Introduzione alle Regole. Il nostro dolcissimo D. Bosco, dopo aver condensate in poco men di tre paginette quanto di meglio i maestri della vita spirituale insegnano sull´ubbidienza, soggiunge: Se voi eseguirete l´ubbidienza nel modo suindicato, vi posso accertare in nome di Dio che passerete in Congregazione una vita tranquilla e felice.

Questa assicurazione del nostro buon Padre ha tale una forza di persuasione sopra dell´animo mio, che per l´affetto che io porto alla nostra Pia Società, a cui ho consacrato ogni respiro della mia vita, ogni palpito del mio cuore, vorrei augurarle dal Signore che a niun´altra Congregazione ella sia seconda nella pratica della vera e perfetta ubbidienza, nell´annegazione della propria volontà e del proprio giudizio. Sarei sicuro in tal maniera che dessa sarebbe sempre fiorente ed animata davvero. dallo spirito del suo venerato Fondatore. Sarà una prova che il mio augurio non riuscì senza frutto, la buona volontà con cui accoglierete e soprattutto ridurrete alla pratica quegli avvisi ed incoraggiamenti che, secondo l´uso, vi verrò scrivendo in questa mia lettera circolare, alternati con notizie, quali consolanti e quali meno liete, intorno alla nostra Pia Società.

 

3.               Sviluppo della nostra Società e nuove Ispettorie.

Come a tutti è noto, non già per nostro merito, ma per la bontà e misericordia del Signore l´umile nostra Società ogni anno va prendendo più vaste proporzioni. Per la conveniente direzione delle nostre Case, come vi fu notificAto il 2 Luglio ultimo scorso, in America fu necessario nominare Mons. Costamagna Vicario Generale pel versante del Pacifico, rimanendo Mons. Cagliero Vicario Generale pel versante dell´Atlantico. Vi fu egualmente partecipata la nomina degl´Ispettori dell´Uruguay, del Brasile, della Colombia e del Vice-Ispettore del Mato Grosso. Anche questa volta devo darvi la notizia che fu creato un nuovo Ispettore, e questi è D. Giuseppe Ronchail, Direttore dell´Oratorio e Casa di Parigi, il quale continuerà ad avere la sua residenza in quella città. Formano la sua Ispettoria le Case del Nord della Francia e quelle del Belgio.

Nè crediate, o carissimi figliuoli, che siano cose di lieve momento la creazione di novelle ispettorie e la nomina di nuovi Ispettori. Sono desse altrettante prove della paterna cura con cui i Superiori Maggiori vegliano al vostro bene spirituale e temporale. Essi stessi vorrebbero venir sovente a visitarvi nelle rispettive Case per assistervi, consigliarvi, aiutarvi; più non potendo farlo per la molteplicità delle medesime, nominano degli Ispettori a questo fine, che voi abbiate, più dappresso che sia possibile, un padre a cui ricorrere con tutta fiducia ogni volta che ne sentiate il bisogno, il quale venga soventi volte a visitarvi, e vi aiuti a far quel progresso che Dio e la Congregazione s´aspettano da voi. Ricordando sovente da chi gl´Ispettori e gli altri superiori locali vi siano stati inviati, e di quali facoltà siano muniti, ho la dolce speranza che voi li considererete sempre quali sentinelle della città di Dio, occhi della Congregazione, solerti coltivatori delle anime vostre, quali teneri padri, consiglieri ed amici, quali rappresentanti del Rettor Maggiore, anzi quali rappresentanti di Dio stesso. Spero eziandio che voi riceverete con grato animo i loro avvisi e col vostro zelo procurerete loro ogni sorta di consolazioni.

4. Contributo delle Case ai bisogni delle Ispettorie.

Questi pensieri che spontanei si sono presentati alla mia mente nel recare a vostra notizia che la nostra cara Società contava una Ispettoria di più, mi porgono il destro di raccomandarvi una cosa che molto mi sta a cuore riguardo agl´Ispettori. Come di leggieri potete scorgere percorrendo il libro delle Deliberazioni Capitolari, se gl´Ispettori hanno una carica della massima importanza, se grande è l´autorità che esercitano sulle loro Case, sono pur gravissimi i pesi che debbono sostenere, specialmente nei paesi più lontani, ove àvvi minor facilità di ricorrere al Capitolo Superiore. Ne deriva quindi qual legittima conseguenza il dovere per tutti i confratelli, specialmente pei Direttori, non solo di fare in modo che con gaudio essi abbiano a compiere l´ufficio loro e non sospirando, ma ancora di venir loro in aiuto nelle cose materiali.

Voglio adunque sperare che non rimanga lettera morta l´articolo 145 delle nostre Deliberazioni. Se per tratto particolare della Provvidenza giungesse nelle mani di un Direttore qualche sussidio straordinario, lo consegni al suo Ispettore o tutto od in quella quantità almeno che dall´Ispettore stesso sarà riputata conveniente. Anzi ciascuna Casa s´adoperi con una saggia economia di risparmiare una qualche somma non da impiegarsi semplicemente in ingrandimenti od in altre cose non necessarie, e che forse disdicono all´attuale stato finanziario della nostra Pia Società, bensì da consegnarsi all´Ispettore per sopperire ai bisogni generali della Congregazione ed a quelli speciali della Ispettoria. Nè si aspetti che l´Ispettore od altro Superiore per iscritto o nelle sue visite venga ad imporre l´osservanza di questo articolo; ma ciascuno per coscienza e con vero spirito di obbedienza e di ben intesa solidarietà compia prontamente questo dovere. Il vero ubbidiente ama ed approva quanto l´ubbidienza gli impone, e per eseguirla non la perdona ad alcun sacrificio. E ciò sia detto tanto più ancora per ciò che le Deliberazioni stabiliscono riguardo al venir in aiuto ai noviziati.

 

5. Economia e povertà.

Qui mi pare necessario che io mi trattenga ancora con voi alcuni istanti trattando dell´economia. Sebbene già io ve l´abbia altre volte raccomandata, specialmente nella mia lettura in data 1° Gennaio 1895, tuttavia le relazioni degli Ispettori sullo stato di ciascuna Casa e più ancora i rendiconti amministrativi, inviati al Prefetto della Congregazione, m´inducono a ritornare su questo argomento, e mi giova sperare che le mie parole abbiano a tornare, mediante la vostra buona volontà, di molto vantaggio alle nostre Case. Ed è su questo punto specialmente che io vorrei veder avverato l´augurio che vi ho fatto in principio riguardo all´ubbidienza.

Si osserva che in alcune Case, in condizione meno favorevole pel numero di allievi e qualità di convittori, si riesce non solo a far fronte alle quotidiane spese, ma a fare considerevoli risparmi, pur contentando e allievi e personale; mentre in altre che trovansi in condizione molto migliore, quasi non si riesce a sostenersi senza contrarre debiti. La cura di evitare spese non necessarie, l´attenzione nel far le provviste, la pratica insomma delle norme indicate nelle Deliberazioni intorno all´economia saranno sicura guida ad evitare tale inconveniente.

Forse alcuni confratelli si dànno a credere che i Superiori nelle loro replicate istanze perchè essi usino colla dovuta parsimonia di quei mezzi che la Provvidenza ci manda, non altro abbiano in mira che quel poco di danaro che per tal modo si riuscirebbe a risparmiare. Oh! persuadetevi, o miei carissimi figli, che ad un fine ben più alto tendono siffatte esortazioni; si tratta di far sì che regni fra noi il vero spirito di povertà, a cui ci obbligammo per voto.

Inoltre quanto tristi non sarebbero le conseguenze della mancanza di una saggia economia nei nostri istituti, ed a quali abusi per tal modo non si aprirebbe la portal... Se non si cura l´economia, e troppo si concede al nostro corpo nel trattamento, nel vestiario, nei viaggi, nelle comodità, come .e´mai aver fervore nelle pratiche di pietà? Come esser disposti a quei sacrifici che sono inerenti alla vita Salesiana? È impossibile ogni vero progresso nella perfezione, impossibile d´esser veri figli di Don Bosco. Si direbbe che sul letto di morte fosse questo il pensiero che occupasse più d´ogni altro la mente del nostro buon Padre; dal suo testamento parrebbe che egli niente altro più paventasse ne´ suoi figli, poichè senza farci altre raccomandazioni, si contentò di scrivere queste memorande parole: Vegliate e fate che nè l´amor del mondo, nè l´affetto ai parenti, nè il desiderio d´una vita più agiata vi muovano al grande sproposito di profanare i sacri voti e trasgredire la professione con cui ci siamo consecrati al Signore.

Debbo ancor aggiungere che l´economia ci è imposta dall´intenzione con cui i nostri benefattori vengono in aiuto alle opere nostre. La loro carità verrebbe meno a nostro riguardo qualora essi s´avvedessero che noi non facciamo retto uso delle loro limosine.

Se i limiti d´una lettera non mel vietassero, potrei narrarvi come bene spesso le offerte che ci vengono da vari nostri benefattori, sono il frutto di vere privazioni. Questo pensiero, che io non posso richiamare alla mente senza sentirmi commosso, ci guidi in ogni circostanza della vita e ci ispiri ovunque una discreta parsimonia nel mobilio, nel vitto, nel vestito, ne´ viaggi e simili.

Forse con quella moneta che voi economizzate, ci verrà fatto di fornir il pane ad un povero giovane di più, che sarà accolto nelle nostre Case di beneficenza; facendo il sacrificio di qualche cosa non necessaria contribuirete a dar alla Chiesa un ministro di più, alle nostre Missioni un buon operaio, un salvatore a tante anime in pericolo di perdersi.

Ma v´è ancora di più. Parlandovi cuore a cuore, come si usa tra il padre ed i suoi figli, debbo svelarvi che da qualche tempo mi preoccupa e m´inquieta immensamente lo stato finanziario dell´Oratorio di Torino. Questa Casa per molte ragioni, ma specialmente per aver somministrato mercanzia ad altre Case si trova oppressa dai debiti in modo da sentirne perfino gravissimo nocumento nel commercio. Dopo averci pensato lungamente, io non trovo che tre mezzi per uscire da questa penosissima situazione;

1° il fare la più stretta economia; 2° praticare ciò che prescrivono le Deliberazioni: che nel pagare i a-ebiti si dia la preferenza a quelli che si hanno verso le Case Salesiane e per conseguenza specialmente verso l´Oratorio che è la Casa Madre; 3° inviare per mezzo de´ vostri Ispettori soccorsi al Capitolo Superiore, affinchè possa anche farne parte all´Oratorio.

Vi prego, o carissimi figli, di non considerare queste mie espressioni come uno dei soliti lamenti che si fanno sulla tristezza dei tempi che corrono; è un appello che in difficilissime condizioni il padre fa al buon cuore dei figli. Voglio sperare che l´affetto che voi portate al Successore di Don Bosco, non permetterà che più lungamente io mi porti questa spina nel cuore.

 

6. Espulsione dei Salesiani dall´Equatore.

Ora mi tocca darvi una notizia che, se avessi potuto, ben volentieri avrei passato sotto silenzio, pensando quanto essa debba tornarvi dolorosa. I diletti nostri confratelli dell´Equatore, per ragioni che potete facilmente immaginare, furono obbligati ad abbandonare le loro Case e rifugiarsi con immensi disagi nella Repubblica del Perù. Voi sapete come uno di essi, il nostro carissimo D. Giovanni Milano, venne meno fra le sofferenze della sua malferma salute e gli incomodi di lungo viaggio, e son certo che appena riceveste l´annunzio della sua morte, voi vi affrettaste a suffragare l´anima sua. Frattanto, oltre i Confratelli addetti alla missione degli Jivaros, due soli Salesiani rimangono nell´Equatore, ivi trattenuti da urgenti affari. Mi consola però il potervi annunziare che i Confratelli originari del paese, come pure gli ascritti, sebbene potessero rimanere tranquilli nella loro patria, fedeli alla loro vocazione, preferirono quasi tutti di seguir i loro superiori. Se mi addolorò la narrazione dei loro gravissimi patimenti, mi fu pure di grande conforto il sapere, che, appena posto piede a Lima, da veri figli di D. Bosco, sebbene sfiniti di forze ei presero coraggio, ed incontanente rimisero mane al lavo 3. Quanto deve amarli il Signore, avendoli creduti degni di patire per Lui! La loro eroica pazienza ci serva d´esempio per sopportare anche noi con merito le pene inevitabili nel compiere i nostri doveri.

Intanto vivamente si desiderava nel Perù la fondazione di parecchie Case Salesiane, e la Provvidenza, sempre ammirabile ed amabile nelle sue vie, esaudì i desideri di quei buoni cattolici provvedendo così il personale con cui si poterono realmente fondare alcune Case ed Oratorii festivi.

 

7. Curare le vocazioni e specialmente di coadiutori.

Reggendo il timone della nostra cara Congregazione verrei meno al mio dovere, se non avessi grandemente a cuore lo sviluppo ed il progresso della medesima. Questo è il motivo che ognora mi sprona a rivolgere tutti i miei pensieri e le mie sollecitudini alla cura delle vocazioni, senza di cui la Pia Società di San Francesco di Sales languirebbe, e non corrisponderebbe al fine che D. Bosco si propose nel fondarla. È ben consolante per me il constatare che molti buoni Confratelli e zelanti Direttori si mostrano ognor disposti a secondare i miei sforzi per raggiungere questo scopo. Il Signore ha benedetto le loro fatiche, ha dato incremento alle pianticelle da loro coltivate, sicchè poterono inviare un numero considerevole di Ascritti ai nostri noviziati. Ma non m´è dato di affermare à medesima cosa di alcune nostre Case, fortunatamente ben poco numerose, le quali nell´anno testè spirato non diedero frutto alcuno per la Congregazione. Dio voglia che quei Confratelli si facciano premura di riparare tale deficienza coltivando con maggior zelo le vocazioni in avvenire. Voi non farete le meraviglie se io vi confesso, che, formato alla scuola di Don Bosco, non so chiamare vero zelo quello di un religioso o d´un sacerdote, il quale si tenesse pago d´istruire ed educare i giovani del suo Istituto o della sua scuola, e non cercasse d´avviare verso il santuario quelli in cui scorgonsi segni di vocazione e che sogliono essere i migliori.

Pel carattere poi che è proprio della nostra Pia Società, non solo è riserbata abbondantissima messe per gli ecclesiastici, ma i nostri carissimi confratelli coadiutori son essi pure chiamati ad esercitare un vero apostolato in favore della gioventù in tutte le nostre Case e specialmente poi nelle nostre scuole professionali; perciò fa d´uopo siano coltivate le vocazioni religiose anche frammezzo i nostri giovani artigiani e coadiutori.

Egli è specialmente per tali scuole professionali che la Società Salesiana è tanto desiderata nell´America, Africa, Asia ed in varie nazioni d´Europa. Si fu appunto anche per preparare fra i nostri operai dei coadiutori Salesiani esemplari che il IV Capitolo Generale ha tracciato molte regole improntate di zelo, carità e prudenza per l´indirizzo morale, intellettuale e professionale dei nostri alunni. Ma a che servirebbe l´averle nel libro delle Deliberazioni, se coloro che sono addetti alla direzione dei nostri artigiani, non le leggessero sovente, e non se le riducessero, per così dire, in succo e in sangue? Alla pedane nell´insistere perchè siano coltivate le vocazioni, nulla io propongo di nuovo, nulla domando di straordinario, vi prego solamente d´imitare gli esempi di D. Bosco e d´osservare quelle leggi che noi stessi, nel desiderio di maggior bene, ci siamo imposte nei nostri Capitoli Generali.

È di assoluta necessità osservare quali giovani artigiani mostrino qualche segno di vocazione, coltivarli come aspiranti, farli partecipare agli esercizi spirituali durante le vacanze, ricevere e facilmente esaddire le dimande di quelli che desiderano essere ascritti quando hanno raggiunto l´età di 16 o 17 anni. Allora conviene per quanto è possibile, mandarli prontamente alla Casa di noviziato, dove si possano raccogliere frequentemente a conferenza per loro spiegare la Santa Regola, istruirli intorno a quelle virtù che un buon religioso deve praticare e intorno a quei difetti che deve evitare. Ove questi siano in numero limitato, tali conferenze dovrebbero tenersi agli ascritti chierici ed artigiani ad un tempo. Non così se gli ascritti artigiani e coadiutori sono numerosi, poichè allora converrebbe procurar loro una casa apposita, e, previa approvazione del Capitolo Superiore, formare un noviziato a parte, come si pratica a San Benigno, e come già s´incomincia con mia grande soddisfazione a praticare altrove.

Mi preme infine farvi notare, o carissimi figli, che se è questo un dovere che incombe specialmente ai Direttori, tutti i Salesiani Sacerdoti, chierici e coadiutori possono ancor essi suscitare fra i loro allievi, conservare e consolidare delle vocazioni alla Pia Società Salesiana coi loro buoni consigli ed ancor più col loro buon esempio; e questo è il motivo che m´indusse a trattarne in una circolare destinata a tutti i Confratelli.

 

8. Notizie confortanti.

E poichè si tratta qui della formazione del personale di cui abbisogna la nostra Pia Società, mi torna gradito farvi partecipi di una consolazione, che ebbero lo scorso anno i Superiori, loro procurata dallo splendido esito ottenuto qui in Italia dai Confratelli che si presentarono agli esami di licenza liceale, ginnasiale e di patente da maestri elementari. Spero sarà questo non solo di consolazione, ma altresì d´incitamento a tutte le Case dove si preparano dei nostri Confratelli a simili esami.

Altra sorgente di comune gaudio sarà pure la notizia che si finì in Torino il processo informativo intorno alla vita e virtù del nostro buon Padre D. Bosco. Preghiamo con maggior fervore affinchè la sua causa possa continuare a procedere con alacrità per le varie fasi, per cui deve ancora passare.

Tengo per certo che se saremo fedeli nella pratica dell´ubbidienza, quale ci venne inculcata da D. Bosco, nell´osservanza delle nostre Regole e Deliberazioni, e se inoltre uniremo una preghiera umile, fervorosa e piena di confidenza, interponendo l´intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, non sarà troppo lontano il giorno in cui vi si potrà dare la lieta notizia che la Provvidenza ci è venuta in aiuto nelle nostre necessità, e si vedrà crescere in modo consolante il numero dei Confratelli anche fra i Coadiutori ed artigiani; ed infine saranno soddisfatti i vivi nostri desideri di vedere il nostro buon Padre dichiarato Venerabile.

Non so porre termine a questa mia lettera senza rivolgere un mesto pensiero a quei compagni di viaggio che noi lasciammo indietro nel corso dell´anno or ora trascorso. Mi addolora profondamente il vedere che son assai numerosi, e che molti caddero sulla breccia ancor giovani e robusti, mentre noi avevamo sì gran bisogno di personale. Preghiamo per loro e inchiniamoci dinanzi ai decreti di Dio, che ce li tolse; e poichè quest´anno sarà certamente l´ultimo per alcuni di noi, affrettiamoci coll´aiuto di Maria

SS. a procurarci un bel corredo di meriti pel Paradiso. — Crede ‑ temi sempre quale godo professarmi

Vostro aff.mo in G. e M. Sac. MICHELE RUA.

 

XXXIII Incoraggiamenti ed avvisi

1. Affetto e gratitudine. — 2. Nuovi noviziati. — 3. Cura delle vocazioni. — 4. Formazione dei chierici. — 5. Confratelli di passaggio. — 6. Un fatto doloroso. — 7. Povertà ed economia. — 8. L´ottavo Capitolo Generale. — 9. Nel decennio della morte di Don Bosco. La chiesa di Valsalice.

Torino, li 20 gennaio 1898.

 

Carissimi Figli in G. C. 1. Affetto e gratitudine.

Soventi volte il nostro D. Bosco di sempre cara e venerata memoria, specialmente negli ultimi anni della preziosa sua vita, fu sorpreso da quelli fra i Superiori che più l´avvicinavano tutto assorto in gravissimi pensieri ed in profonde meditazioni. Interrogato con quella filiale confidenza che sapeva ispirarci colla sua bontà, se mai fisicamente soffrisse, o se qualche morale afflizione opprimesse il tanto tenero suo cuore, egli, come se si fosse in quell´istante risvegliato dal sonno, con tutta semplicità rispondeva aver fatto in ispirito una visita alle sue case anche più lontane, ed aver conosciuto di ciascun confratello la buona volontà, lo zelo ed i meriti, non meno che le pene ed i bisogni. E non è da meravigliarne, poichè D. Bosco viveva della vita dei suoi figli. Dopo Dio essi erano ad ogni momento l´oggetto de´ suoi pensieri e delle sue più vive sollecitudini. Ed io non credo di andar errato nel pensare che in tali visite la mente del nostro buon Padre fosse illuminata da superne illustrazioni.

Abbassando ora lo sguardo su di me, suo indegno successore, non ravviso in me stesso alcun lume e neppure alcuna di quelle rare doti che adornavano l´animo del nostro carissimo D. Bosco; solo io sento che è ardente in me il desiderio di camminare sulle sue tracce, e che vivo quanto mai è pure l´affetto che io porto a tutti i miei cari Salesiani. E queste sono le due ali colle quali sovente anch´io volo in ispirito a visitarvi, ovunque la mano della Provvidenza vi abbia condotti, rallegrandomi del bene che andate facendo e affliggendomi con voi se mai qualche cosa vi affligga. Questa volta però son persuaso che la mia visita sarà per tornarvi più profittevole, prendendo essa la forma sensibile d´una lettera circolare, nella quale, secondo il solito, col cuore alla mano, vi darò alcuni avvisi e vi rivolgerò alcune parole d´edificazione e d´incoraggiamento.

Anzitutto fa d´uopo che io vi manifesti di qual soave conforto mi sia in mezzo alle pungenti spine che io devo incontrare sul mio sentiero, il vedere che voi continuate a circondare di figliale rispetto e di veramente religiosa carità il vostro Rettor Maggiore, come ne fanno fede, fra le altre cose, le molte bellissime lettere, collettive ed individuali, che ricevetti nella ricorrenza delle Feste di S. Giovanni Battista, di S. Michele Arcangelo e del SS. Natale. Oltremodo gradite mi giungono queste dimostrazioni d´affetto, perchè sempre vanno accompagnate da promesse di ognora miglior condotta, di fervorose preghiere e comunioni secondo le mie intenzioni. Non potendo rispondere a ciascuno in particolare, vi ringrazio dal fondo del cuore tutti insieme, o miei carissimi Figli in G. C., e v´assicuro che considero queste lettere quale un segno del buono spirito che per la grazia di Dio regna nella nostra Pia Società, e ne traggo per la medesima felice augurio di prospero avvenire.

Si, esse mi fanno sperare che siano per essere esauditi i voti che ad esempio dell´Apostolo io faccio ogni giorno, poichè noi tutti abbiamo gli stessi sentimenti nel Signore, e formiamo un cuore solo ed un´anima sola: Deprecor, ut idipsum sapiatis in Domino (Phil. IV, 2 ).

 

2. Nuovi noviziati.

Altra fonte di consolazione e di gioia furono per me gli sforzi generosi con cui, superando gravi difficoltà, vari Ispettori fecero sorgere, fra gli Istituti di loro dipendenza, alcune di quelle Case, che non dubito punto di chiamare palestre d´ogni virtù religiosa, giardini d´elettissimi fiori, delizie dei SS. Cuori di Gesù e di Maria, semenzai di Salesiani. Intendo accennare ai Noviziati che si fondarono in questi ultimi anni a Bernal nella Repubblica Argentina, a Lorena nel Brasile, a Macul nel Chili, ad Arequipa nel Perù, a Gemano presso Roma ed a Burwash presso Londra. Nè meritano minor elogio le industriose sollecitudini con cui altrove si raccolsero vari ascritti artigiani per formarli allo spirito di D. Bosco. In modo speciale su questi incipienti Noviziati invoco le più elette benedizioni del Signore, affinchè possano preparare alla nostra Società numerosi e zelanti confratelli e coadiutori.

 

3. Cura delle vocazioni.

Ma non teniamoci paghi di quanto sin qui abbiamo fatto, nè arrestiamoci sulla via che ci rimane a percorrere, memori anche in ciò delle calde, ripetute raccomandazioni e dell´esempio di D. Bosco, il quale pur cadente per la vecchiaia e per le infermità riserbò a sè fino agli ultimi suoi giorni le conferenze destinate particolarmente alla coltura delle vocazioni ecclesiastiche e religiose. Non dimentichiamo mai che questo è il mezzo più efficace per assicurare alla nostra Pia Società una perenne giovinezza, per estenderne maggiormente i benèfici influssi e procurare consolazioni e gloria verace al nostro Fondatore. E per non correre pericolo di lavorare senza profitto, non lasciamoci mai guidare dal nostro spirito particolare, ma atteniamoci a quanto leggiamo a tal proposito nelle nostre Deliberazioni, ove son registrati i consigli che Don Bosco stesso era solito suggerirci, e che, da quanto egli narrava ne´ suoi sogni o visioni, aveva appreso da Maria SS. medesima.

E trattando di vocazioni debbo aggiungere che in questo momento pare si faccia più che mai sentire la necessità di formare confratelli artigiani e coadiutori di soda e provata virtù. Qual vasto campo al loro zelo si apre in tutte le nostre Case, ma specialmente nelle Missioni! Mostrerebbero perciò di meglio comprendere i veri interessi della nostra cara Congregazione quelli che nel lavorare fra i nostri giovani artigiani e famigli avessero in mira di suscitare e sviluppare delle vocazioni alla vita Salesiana. Come già accennava in altra mia circolare, basterà in sul principio riunire questi ascritti ne´ Noviziati stessi dei chierici, finchè piaccia al Signore di moltiplicare tali vocazioni e fornire i mezzi di fare un Noviziato appositamente per loro.

Nè sarà di lieve vantaggio il procurare agli ascritti artigiani una sala, ove per mezzo d´una piccola biblioteca adatta, abbiano la comodità di leggere buoni libri, d´esercitarsi a scrivere lettere, di ripetere le cose imparate nelle scuole ed infine di completare, quanto si possa, la loro istruzione. E nelle Case ove non vi sono ascritti sarà di grande vantaggio procurare la stessa comodità, specialmente pei giorni festivi, ai Confratelli coadiutori ed artigiani. Come sapranno essi approfittare di questo favore avendolo essi medesimi chiesto a calde istanze!

 

4. Formazione dei chierici.

Ma qui non posso tacere che a nulla varrebbe il coltivare le vocazioni fra i nostri allievi, se poi non s´avesse tutta la cura possibile di far progredire nelle scienze sacre quelli qui in sortem Domini sunt votati. Io tremo pensando all´avvenire che si preparerebbe alla nostra Pia Società qualora, per colpa nostra, gli allievi del santuario non fossero forniti della scienza necessaria. Non se l´abbiano quindi a male gli Ispettori ed i Direttori, se io loro rinnovo, e con maggior insistenza, la raccomandazione di fare studiare la Teologia. Si facciano scrupolo di non lasciar mancar la scuola ai chierici; abbiano a cuore Che si diano regolarmente gli esami, registrandone i voti e trasmettendoli con puntualità ed esattezza al Capitolo Superiore, come prescrive l´art. 588 delle Deliberazioni (1).

E siccome la Teologia Morale, scrive D. Cafasso, Maestro di D. Bosco, considerata nella sua applicazione, si può dire inesauribile ed infinita, come infiniti sono gli aggiunti e le circostanze che possono modificare le singole azioni ed il giudizio che se ne deve fare ( Istr. ), così dovrebbe essere studiata per tutta la vita da ogni buon sacerdote. Nè basta lo studio della teoria, ma è ancor necessario venir alla pratica; perciò in ogni Casa vi sia la soluzione del caso di morale, come prescrive l´art. 612 delle Deliberazioni. Desidero poi che gli Ispettori facciano cenno, nel loro rendiconto, dell´impegno che avrà ciascun Direttore di mettere in pratica questa prescrizione.

Ma riguardo ai chierici non debbo lasciare sfuggire l´occasione di ricordarvi che si deve procedere con tutta la serietà ed attenzione possibile nel proporli agli Ordini Sacri. Ciascun membro dei Capitoli particolari, chiamato a dare il suo voto per l´Ordinazione, rifletta bene sulle conseguenze del suo suffragio e sulla parte di responsabilità che assume; esamini con tutta imparzialità se il candidato va adorno delle virtù, della pietà e della scienza necessaria per l´altissima dignità, a cui dev´essere innalzato. Che terribile conto avrebbe da rendere a Dio chi in cosa di tanto momento non operasse con tutta purità d´intenzione ed accuratezza concorrendo a somministrare alla nostra Pia Società ed alla Chiesa sacerdoti indegni di tal dignità od a rimuoverne chi la meritasse!

 

5. Confratelli di passaggio.

Ora una parola riguardo ai Confratelli che per ragioni speciali sono talora di passaggio nelle Case della nostra Società. È qui specialmente che deve apparire la carità fraterna che S. Paolo

(1) Vedi circolare 29 gennaio 1889 — Circolare 1° Novembre 1890 — Circolare 8 Ottobre 1893.

raccomandava agli Ebrei: charitas fraternitatis maneat in vobis (Haeb. XIII, 1 ). Essa non deve aver per confine le anguste pareti di quella casa, ove noi dimoriamo; ci stia ben fisso nella mente che essendo tutti fratelli in G. C. e figli di D. Bosco, dobbiamo accogliere con affetto veramente salesiano i confratelli, fossero pure a noi sconosciuti, che muniti di lettera d´accompagnamento ( art. 335) venissero a visitarci. Quale ingrata sorpresa per loro qualora fossero accolti freddamente e come stranieri! Nè sia solo il Direttore ad aver cura dei nuovi arrivati, ma ciascuno dei Confratelli si dia premura d´indirizzar loro la parola, di prestar loro qualche servizio, di fare insomma per altri ciò che amerebbe fosse fatto a lui stesso.

Coloro poi che ricevono ospitalità, non credano di potersi prendere ogni libertà, perchè non sono nel loro Istituto e sotto la dipendenza dei loro Superiori ordinari. t loro dovere di osservare la Santa Regola, che D. Bosco ci ha data, ovunque essi dimorino, ed inoltre giova richiamare a memoria gli articoli 339, 340, 341 delle nostre Deliberazioni che tracciano loro minutamente la linea di condotta che debbono tenere mentre si trovano

ospiti di un´altra Casa Salesiana. Sono più che persuaso che basterà questo cenno perchè i Salesiani si mostrino fra di loro animati da tale carità reciproca da rivaleggiare con altre famiglie religiose nel modo di accordare o di ricevere ospitalità.

 

6. Un fatto doloroso.

In questa mia lettera circolare non è possibile che io passi sotto silenzio un avvenimento che per fortuna è unico e del tutto nuovo per la nostra Pia Società, che ha profondamente amareggiato il mio cuore, e che infine ci somministra alcuni gravi ammaestramenti. In molte circostanze io raccomandai l´economia in guisa che forse parve a qualcuno esagerata la mia insistenza su questo punto. Ora vedrete che non erano infondate le mie paure. Nel Chili, ove i Salesiani erano stati accolti con sì caldo entusiasmo ed aiutati a fondare in breve lasso di tempo vari Istituti, i quali per vari anni si mantennero nella massima prosperità e floridezza; nel Chili, ripeto, una Casa Salesiana si dovette sciogliere per causa dei numerosi creditori che sequestrarono il macchinario e gli utensili dei laboratori. Che cosa si è mai lasciato d´intentato dai Superiori e Direttori di America per iscongiurare questa minaccia di fallimento, che attirerebbe la sfiducia ed il disprezzo sui Salesiani in generale? Tuttavia finora continua pur troppo il pericolo che quella Casa sia per noi irrevocabilmente perduta, se non si sborsa l´immensa somma che ci è chiesta. Voi mi domanderete: quali ne furono le cause? Ed io, pur riconoscendo le ottime intenzioni di chi era alla testa di quella Casa, debbo rispondere che a sì cattivo passo si venne per aver fabbricato oltre il bisogno ed oltre il permesso dei Superiori, per aver ricorso alle Banche per imprestiti contro l´abitudine di D. Bosco e contro il mio divieto e per aver preso anche dai privati denaro a mutuo con un interesse per noi troppo grave. Questa mia risposta vi dice, senza che pur ve le scriva, le molte e gravissime lezioni che il Signore ci vuol dare col sottoporci a questa dura prova. Ma intanto non basta che noi promettiamo di evitare per l´avvenire ciò che fu cagione di questo dissesto finanziario; mettiamoci inoltre tutti viribus unitis, a praticare l´economia per soddisfare quei creditori. Se col rinviare ad altro anno una costruzione o qualche miglioria nel vostro Istituto, col risparmiare qualche cosa nel vestiario o nei viaggi e nelle passeggiate, riuscite a raggranellare qualche soccorso da inviarmi per quella Casa, avrete contribuito ad alleviare di non poco le pene del vostro Rettor Maggiore. Sarà pur questa una prova di quella vera e ben intesa solidarietà per cui i bisogni e le pene d´un confratello sono bisogni e pene di tutti (1).

(1) Nel prossimo Marzo si dovrà pagare un´ingente somma per quella Casa per impedire che venga dichiarato il fallimento. Perciò invito le Case d´Europa a mandare sollecitamente qua a me quanto nella loro carità possono, ed io manderò il tutto a Mons. Costamagna; Invito pure le Case di America a mandar direttamente al medesimo il tributo della loro fraterna carità.

 

7. Povertà ed economia.

E poichè per tenervi informati delle cose nostre mi venne nominata l´economia e lo spirito di religiosa povertà, non vi dispiaccia che io ve ne scriva ancora alcune parole. Non ostante le vive raccomandazioni che io ho fatto l´anno scorso, ho motivi di credere che alcuni non sono pienamente persuasi della convenienza anzi della necessità di soddisfare ogni debito verso l´Oratorio di Torino e verso le altre Case Salesiane anche con preferenza d´ogni altro impegno. Ebbene, i due fatti seguenti, che accennerò brevemente, proveranno sempre meglio quanto io abbia ragione d´insistere a tal proposito.

Per alcune Case dell´Equatore, all´occasione della loro fondazione ed anche in seguito, il nostro Magazzino aveva fatte importantissime provviste. Quei buoni Confratelli, allo scopo senza dubbio di dare maggior sviluppo ai loro laboratori, non si fecero premura di inviare l´importo dei loro debiti, spendendo altrove il denaro disponibile. Intanto voi sapete come siano stati esiliati, come non siavi ormai speranza di ricuperare ciò che noi possedevamo

 nella capitale di quella Repubblica, e quindi la perdita di molte migliaia di lire per la nostra Società e per l´Oratorio in particolare!

In altra città invece, malgrado le gravissime spese di una nuova costruzione, il Direttore raccolse a grande stento L. 1500, appunto la somma a cui ascendeva il suo debito verso l´Oratorio, e poi nell´occasione che andai a visitarlo, si affrettò a rimetterle nelle mie mani. La Provvidenza ne lo ricompensò immediatamente inviandogli, ancora me presente, un biglietto da L. 500 e poco dopo un biglietto da mille; precisamente quanto m´aveva consegnato.

Per me non v´ha dubbio, le benedizioni più abbondanti de core coeli et de pinguedine terrae discenderanno su quelle Case Salesiane, ove si manterrà in fiore la povertà, cotanto raccomandata da D. Bosco, e si osserveranno le norme che dobbiamo seguire intorno all´economia. Ciascuno però abbia tutto l´impegno di meritarsele coll´evitare ogni spesa di qualche rilievo, se non ne ha ottenuto prima il permesso dell´Ispettore e questi dal Capitolo Superiore, e facendo ogni possibile economia affine di venir loro in aiuto per sopperire ai bisogni generali della nostra Pia Società.

Il desiderio d´un ragionevole risparmio mi detta ancora un avviso riguardante la facilità con cui molti Salesiani raccomandano, perchè siano gratuitamente accolti nei nostri Istituti, fratelli od altri loro parenti che spesse volte non abbisognano di tale favore. Oltrechè costoro procurerebbero alla nostra Congregazione pesi più gravi che ella non potrebbe sopportare, essi mostrano di non avere ancora quel distacco dal mondo e dalla famiglia che noi ammiriamo nei Santi ed anche nel nostro venerato Fondatore, e forse impediscono l´accettazione di altri che ne avrebbero maggior bisogno. Non si assumano perciò impegni se non quando ve ne sia estrema necessità specialmente per evitare il pericolo di perder l´anima, ed anche in tal caso si esiga dai parenti il contributo compatibile colle loro forze e condizione.

 

8. L´ottavo Capitolo Generale.

Non posso porre termine a questa mia ormai troppo lunga circolare senza chiamare la vostra attenzione sopra i due memorabili avvenimenti che avranno luogo nel corso dell´anno che per divina bontà noi abbiamo incominciato. Nel prossimo venturo Agosto saranno tre anni dacchè fu radunato il VII Capitolo Generale della Pia Società di San Francesco di Sales, perciò a tenore delle nostre Costituzioni ( Cap. VI, art. 3 ), dovrà tenersi nelle prossime vacanze autunnali l´ottavo Capitolo Generale. Io intendo che con questa circolare siano convocati a questa riunione tutti coloro che, secondo la nostra santa Regola, hanno diritto d´intervenire.

L´ottavo Capitolo Generale assumerà il carattere d´una speciale solennità a cagione delle elezioni che immediatamente lo precederanno. Oltre l´elezione dei membri del Capitolo Superiore, il cui sessennio scaderà il 31 Agosto p. v., si dovrà procedere all´elezione del Rettor Maggiore. In quest´anno il nostro amato Padre D. Bosco compirebbe il seconda dodicennio dalla sua conferma a Rettor Maggiore, avvenuta nel 1874, quando furono ap‑

provate dalla S. Sede le nostre Costituzioni. Io, eletto dal Santo Padre Leone XIII a succedergli durante il 2° suo dodicennio, compio in quest´anno il mio mandato, col compiersi del periodo dodicennale. Che se avessi da compiere dodici anni in carica, si

porterebbe ad un tempo troppo incomodo l´elezione del Rettor Maggiore, il che sarebbe causa di gravissimi disturbi alle nostre Case. Invito adunque i membri dell´ottavo Capitolo Generale all´elezione del Rettor Maggiore nel tempo stesso che a quella degli altri membri del Capitolo Superiore.

Fin d´ora vi notifico che il Regolatore del prossimo Capitolo Generale sarà di nuovo il nostro carissimo confratello D. Francesco Cerruti, il quale a norma delle Deliberazioni avrà cura di fissare il tempo ed il luogo delle riunioni e le materie da trattare nel Capitolo Generale. Pel momento mi preme d´esortarvi a pregare e far pregare per ottenere dallo Spirito Santo, per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, i lumi necessari per la elezione dei Superiori, e perchè si abbia a ricavare molto profitto da questo nostro Capitolo Generale. Questo avviso servirà pure di norma a que´ Missionari che dovranno intervenire da lontani paesi.

 

9. Nel decennio della morte di Don Bosco. La Chiesa di Valsalice.

L´altro fatto memorando è il decennio dalla morte di D. Bosco. Già il 1° Gennaio ho annunziato che ben presto si compiranno dieci anni dacchè Don Bosco esalava l´anima sua soavissima in seno a Dio, lasciandoci immersi nel dolore e nel pianto. Nulla ci poteva confortare in quegli istanti dolorosi se non la fiducia che Colui il quale durante il suo pellegrinaggio sulla terra era stato nostra guida, nostro amico, nostro benefattore e nostro padre, avrebbe dal cielo continuato ad esercitare la sua ardentissima carità verso di noi. Nè andarono fallite le nostre speranze; ad ogni momento noi ci avvediamo che lo spirito di D. Bosco aleggia in mezzo di noi, che prega per noi, che non cessa di sorreggere e guidare la sua cara Società. Altrimenti noi non sapremmo spiegare lo straordinario sviluppo delle opere nostre ed i progressi fatti durante questi dieci anni. È questo il pensiero e la convinzione non solo dei Salesiani ma pure di moltissimi nostri buoni Cooperatori, anzi dello stesso Santo Padre Leone XIII, il quale mi diceva in un´udienza che degnavisi accordarmi: Non v´ha dubbio, D. Bosco continua a lavorare per la sua Congregazione.

Erompano quindi dai nostri cuori l´affetto e la riconoscenza che noi nutriamo verso il nostro dolcissimo Padre non solamente il 31 Gennaio, ma durante tutto questo anno, e non solo si adempia ciò che fu prescritto, ma ancora si facciano quelle opere di pietà e di carità che le circostanze del tempo e del luogo vi suggeriranno. Vi sia pur di sprone e conforto la lieta novella che sto per darvi. Come ricorderete, gli atti del processo ordinario per la causa della Beatificazione di Don Bosco furono portati a Roma nello scorso Aprile. Ora per protezione speciale della divina Provvidenza si ebbe in questo stesso mese un rescritto che autorizza di già l´apertura di quegli atti per dar così principio al Processo Apostolico. Con questo non è ancora dichiarato Venerabile, ma, giova sperare, resterà accelerato l´esito della sua Causa.

Altra consolante notizia si è che nella proposta di commemorare il decimo anno dopo la morte di D. Bosco noi fummo prevenuti dai nostri ottimi e zelantissimi Cooperatori. Da Verona venne diramata una bella circolare anteriore alla nostra e conforme pienamente alla nostra. In Torino poi fu il benemerito Direttore dell´Italia Reale-Corriere Nazionale, che prese l´iniziativa dí far rivivere col suo riputatissimo giornale la memoria di Don Bosco. Si convenne con lui e con altri nostri generosi benefattori di lavorare per costituire un Comitato internazionale, inteso a promuovere, specie per mezzo di apposite conferenze, ovunque si possa, l´erezione della chiesa del Seminario delle Missioni in Valsalice quale monumento a Don Bosco. L´entusiasmo con cui fu accolta questa proposta cí apre il cuore alle più liete speranze; per questo mezzo Don Bosco sarà molto più conosciuto ed amato; le opere

salesiane saranno più sostenute ed ampliate; accanto alla sua tomba sorgerà una bella chiesa, ove i futuri missionari andranno ad attingere le virtù necessarie pel loro apostolato; vedremo una santa gara fra i Salesiani ed i loro Cooperatori per promuovere la gloria di Dio e il bene delle anime.

Ma noi non ci terremo paghi di contribuire col danaro ad erigere un monumento al nostro Fondatore, ma stamperemo a caratteri incancellabili nella nostra memoria il motto: la santità dei figli sia prova della santità del Padre (Circol. 8 Febbr. 1888). Sia pertanto nostra cura di imitare le sue virtù, la sua attività, il suo zelo per guadagnare anime a G. C., il suo fervore nel servizio del Signore, il suo spirito di sacrificio; sicchè chiunque ci veda, dal nostro operare più che dal nostro nome ci riconosca quali Salesiani e quali figli di Don Bosco. Imitiamolo sopratutto nel basso sentir di noi stessi ricordando che, se egli è lodato ed ammirato da gente d´ogni lingua, d´ogni ceto e condizione, questo è il premio della sua profonda umiltà. Imitiamolo nella sua ammirabile riservatezza e modestia, nella sua continua unione con Dio, nel suo amore pei giovani e nello zelo instancabile per la salvezza

delle loro anime.

Di queste due importanti particolarità spero darvi fra breve più diffuse notizie.

Ogni giorno faccio menzione di voi tutti, o carissimi figli in G. C., nel santo Sacrificio della Messa, e dall´altare ogni mattina con tutta l´effusione del cuore imploro le benedizioni del Signore su di voi, su tutti i vostri alunni e su tutte le vostre imprese; ma voi non dimenticate mai che io faccio assegnamento sulle preghiere che farete per me, che nel Cuore Santissimo di Gesù mi dico

Aff.mo come Padre Sac. MICHELE RUA.

N. B. - Due brevi appunti debbo qui aggiungere:

1. Debbo avvisare i Direttori, nelle cui Case esiste una Tipografia, di vegliare attentamente perchè no siano stampate o tradotte senza il dovuto permesso opere munite del diritto di proprietà letteraria. L´aver trasgredito, sebbene innocentemente, tal legge in qualche scuola tipografica salesiana d´America ci attirò gravi lagnanze da parte degli autori e degli editori.

2. Prevedo che a cagione dello sviluppo delle Case e degli impegni di fondazioni dovuti assumere pel corrente anno e pel venturo verrà a scarseggiare molto il personale. Desidero che il 1900, anno giubilare, sia per noi Salesiani veramente anno di riposo quanto a nuove fondazioni. Perciò fin d´ora raccomando caldamente di non prendere impegni di fondazioni per quell´anno, riservando così il personale, che sarà disponibile, a rinforzare le Case che se ne troveranno più bisognose.

Raccomando caldamente ai Direttori di procurare che questa lettera venga al più presto letta in conferenza plenaria di tutti i Confratelli.