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ACG 425 - La formazione è permanente

ACG 425 - 2. ORIENTAMENTI E DIRETTIVE

2.2. la formazione è permanente

Don Ivo Coelho
Consigliere generale per la formazione

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Lungo il cammino si disseta al torrente,
perciò solleva alta la testa (Sal 110,7)

Un salesiano aveva appena concluso una brillante conferenza sull’importanza dell’accompagnamento spirituale, cercando di rendere il suo uditorio entusiasta quanto lui lo era. Alla fine dell’incontro sentì di passaggio il commento di un giovane confratello: “Meno male che finalmente sono diventato prete. Non ho più bisogno dell’accompagnamento”.

 

È la formazione qualcosa che si chiude e conclude con la professione perpetua o con l’ordinazione sacerdotale? O è qualcosa di molto diverso, qualcosa che ha la durata stessa della vita? Prendendo ispirazione dal documento recente della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Per vino nuovo otri nuovi,[1] questa nostra lettera ci riporta alle Costituzioni e a quel validissimo commento alle Costituzioni che è il Progetto di vita dei Salesiani di don Bosco, per metterci in sintonia con ‘l’avventura dello Spirito’[2] che è la formazione, e offrirci alcuni spunti pratici per viverla. 

 

L’espressione ‘formazione permanente’ è diventata familiare negli ultimi decenni soprattutto nel contesto della vita religiosa e sacerdotale.[3] La realtà che evoca, tuttavia, è antica quanto il mondo, anche se solo recentemente è diventata oggetto di riflessione.

 

È stato un merito dell’esistenzialismo l’enfatizzare la storicità dell’essere umano come spazio della sua realizzazione, in contrasto con un essenzialismo che tendeva a considerare l’essere umano come sostanzialmente ‘già costituito’. Senza dubbio vi furono esagerazioni, come la famosa espressione di Jean-Paul Sartre, “l’esistenza precede l’essenza”; ma proprio in questo eccedere, servì come un correttivo salutare a un modo troppo statico di comprendere la vita umana. Con maggiore equilibrio si potrebbe parlare dell’identità dell’essere umano come costituita in buona misura dalla sua esperienza di vita concreta, dai suoi progetti e scelte. 

 

In questo contesto, il concetto di esperienza è fondamentale, con le sue connotazioni etimologiche, soprattutto quelle che rimandano a rischio e pericolo: ex-perior, ex-perto, periculum, ecc. Senza entrare nella complessità del concetto e di che cosa indica, vorrei soffermarmi su due elementi che credo sia importante distinguere: l’accadere come tale (evento, acontecimiento, événement) e l’impatto che esercita sulla persona – ossia quanto uno impara da ciò che gli succede. In tedesco è possibile fare una interessante distinzione tra Erlebnis e Erfahrung, vale a dire tra la molteplicità delle ‘esperienze’ (il vissuto), e ‘esperienza’ come quanto uno riesce ad apprendere dalle tante ‘esperienze’ che va facendo. È possibile infatti avere molte esperienze senza imparare nulla. Un confratello diceva di un altro che continuava a vantarsi dei suoi 25 anni di esperienza: “Ha avuto solo un anno di esperienza che ha poi ripetuto per 25 volte”.  Far diventare la vita uno spazio di formazione non significa correr dietro a tante cose (‘fare tante esperienze’), quanto piuttosto crescere nell’arte di imparare da quello che si vive (‘diventare esperto’). Questo è un punto importante per comprendere quanto le Costituzioni vogliono dirci.

 

 

1. Formazione permanente: il significato della espressione

 

Tenendo presente quanto abbiamo appena detto potremmo chiederci: che cosa dunque significa l’espressione ‘formazione permanente’? Certamente non si riferisce a una serie di attività organizzate da una istituzione (religiosa o professionale o di qualsiasi natura) per la qualificazione o aggiornamento dei suoi membri, molte delle quali avran luogo al di fuori del contesto ordinario di vita e di lavoro. Ancor meno si rifà ad una fase che comincia dopo quella che si suol definire come ‘formazione iniziale’. Difatti il Capitolo Generale 22 aveva preso in esame diverse espressioni alternative nello sforzo di evitare possibili ambiguità – formazione continua, formazione post-iniziale, ecc. – ed erano state scartate come non adeguate.

 

Per andare al cuore dell’idea, proviamo a prestare attenzione all’uso della parola ‘permanente’: è un aggettivo o è un predicato? Più semplicemente: quale tra le due seguenti espressioni ci pare cogliere meglio quanto si vuol dire?

 

La formazione permanente è… (permanente = aggettivo)

La formazione è permanente (permanente = predicato)

 

È ovvio che è la seconda quella che dice quanto noi qui intendiamo. È all’interno di questa formazione che permane viva in tutto l’arco dei giorni – fino all’ultimo – che ha la sua ragion d’essere anche quella che definiamo come ‘formazione iniziale’. Visti in questa luce le sottolineature che la Ratio mette sulla ‘formazione a servizio della identità salesiana’ sono lucidamente ricche di senso: è chiaro che la formazione non si riferisce solo alle fasi inziali della vita salesiana.[4] La formazione permanente, per dirlo con altre parole, non è la naturale continuazione della formazione iniziale. È invece la forma abituale di vivere la nostra vocazione. È un modo nuovo di comprendere la vita consacrata, accolta e compresa come la partecipazione nell’azione del Padre, che, attraverso lo Spirito, forma e modella nel cuore i sentimenti e gli atteggiamenti del Figlio.[5] La formazione dura tutta la vita, fino all’ora in cui la nostra esistenza da consacrati raggiungerà ‘il compimento supremo’.[6]

 

2. Formazione permanente nelle Costituzioni salesiane: analisi

 

Come abbiamo già detto, il concetto di ‘formazione permanente’ è relativamente nuovo. Nella nostra congregazione è esplicitamente emerso durante il CG22 nel contesto della elaborazione definitiva del testo costituzionale. La commissione che preparava gli articoli sulla formazione è stata l’unica che non è partita da un testo precedente (le Costituzioni ad experimentum del 1971-72), precisamente perché questo era un modo totalmente nuovo di intendere la formazione. Non dobbiamo lasciarci fuorviare dal fatto che nel capitolo 9 delle Costituzioni vi siano due articoli dedicati espressamente alla formazione permanente (il 118 e il 119). Come annota Il Progetto di vita dei salesiani di don Bosco (1986), il principio organizzativo dell’intera sezione terza delle Costituzioni era la formazione permanente.[7] In altre parole, la formazione permanente è l’idea madre e il criterio organizzativo di tutto quello che le nostre Costituzioni hanno da dire sulla formazione.

 

a) La formazione è anzitutto risposta a una chiamata: “Gesù chiamò personalmente i suoi apostoli perché stessero con Lui” (C 96). È molto importante distinguere chiamata da scelta. In questo nostro tempo la scelta è diventata una delle categorie principali con cui si organizza la realtà, compresa la dimensione religiosa dell’esistenza. Questo ha un suo lato positivo: incoraggia la responsabilità personale e dà valore all’intenzione con cui si opera, oltrepassando i limiti dell’accettazione cieca e di un’appartenenza passiva. Ma se diventa la ‘forma’ su cui si imposta il cammino di vita spirituale, il suo maggior limite sta nel mettere l’individuo al centro. Chiamata invece presuppone che noi siamo davanti a qualcuno che chiama. Parlare di chiamata è riconoscere uno che chiama: è rendersi conto che l’iniziativa gratuita di Dio sempre precede tutti i nostri piani e progetti. La vita consacrata non è una scelta che noi facciamo. È una risposta a una chiamata.

 

b) Formazione è la nostra risposta alla chiamata di Dio. Dice l’articolo 96: “A questo appello rispondiamo con l´impegno di una adeguata e continua formazione, per la quale il Signore dona ogni giorno la sua grazia.”[8]  Possiamo trarne due immediate conseguenze:

 

-          Si può comprendere la formazione come permanente soltanto se si comprende anche la vocazione come permanente. Il Signore continua a chiamarmi giorno dopo giorno: “Ogni mattina fa attento il mio orecchio” (Is 50,4). Il martire protestante D. Bonhoeffer fa notare che la prima e l’ultima parola che Gesù rivolge a Pietro è la stessa: ‘Seguimi’ (Gv 21,22).[9]

-          La vita non è formativa se non viene guardata dal punto di vista della crescita vocazionale. Il beato J. H. Newman era solito dire: “Non preoccuparti del fatto che la tua vita finirà. Preoccupati assai di più della possibilità che non sia mai cominciata”. Quando trattiamo di formazione, il vero rischio è che per qualcuno di noi la formazione non sia mai realmente iniziata.[10] Il nostro discernimento potrebbe essere inadeguato o addirittura falsato, qualora non abbia come criterio di base la crescita nella vocazione, intesa come risposta al Signore che chiama.  E sul rovescio della medaglia molte esperienze negative e crisi possono paradossalmente diventare formative, quando la persona è in grado di affrontarle dal punto di vista della crescita nella vocazione.

 

c) La nostra chiamata è di seguire Gesù in un modo specifico: da persone consacrate nello spirito di don Bosco. Seguire Gesù vuol dire diventare come Lui, figli nel Figlio, consentendo al Padre che plasma in noi il cuore e la mente di suo Figlio, finché viviamo e sentiamo, pensiamo e comprendiamo, valutiamo e giudichiamo, decidiamo, amiamo e ci comportiamo come lui. Con san Paolo possiamo dire: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Seguire Gesù da consacrati significa essere memoria vivente di lui, fino a seguire anche le sue concretissime scelte di vita celibe, povera e obbediente per amore del Regno, anticipando fin da subito quello che un giorno speriamo di diventare.

 

d) La chiamata non è mai “per se stesso”: il Signore chiama per mandare. Dunque la missione è il modo in cui si vive l’elezione. La formazione del salesiano è tutta orientata alla missione e motivata dalla missione (C 97).[11] “Immerso nel mondo e nelle preoccupazioni della vita pastorale, il salesiano impara a incontrare Dio attraverso quelli a cui è mandato” (C 95). L’obiettivo è di incontrare Dio nel bel mezzo della nostra vita e lavoro; l’itinerario per arrivare lì è il cammino formativo. Non serve saltare fuori dalla vita ordinaria per formarsi: al contrario bisogna entrarci dentro, ma nel modo giusto. Si tratta di passare dal lasciarci vivere all’iniziare a imparare dall’esperienza nel modo che ci indicano le Costituzioni.  Se ci sintonizziamo con questo stile cominceremo a vivere in un “permanente stato di missione” che è al contempo un permanente stato di formazione.[12]

 

e) Formazione non è una fase o una parte della vita salesiana, quanto piuttosto un modo di essere che abbraccia la vita intera, fino a che tutto – la preghiera, la vita fraterna, l’impegno apostolico e la pratica dei consigli evangelici – diventa formativo, ossia risposta al Signore che ci chiama (in ogni momento, durante tutta la vita).[13]

 

f) L’articolo 119 ci parla della natura della nostra vita intesa come formazione: “Vivendo in mezzo ai giovani e in costante rapporto con gli ambienti popolari, il salesiano si sforza di discernere negli eventi la voce dello Spirito, acquistando così la capacità d´imparare dalla vita”.[14] L’articolo aggiunge: “Egli si sente poi chiamato a vivere con impegno formativo qualunque situazione, considerandola un tempo favorevole per la crescita della sua vocazione”. Nessuna esperienza diventa inutile o irrilevante se siamo capaci di imparare. Ovviamente non basteranno i nostri sforzi, l’intelligenza e la perspicacia; ci vuole fede, che ci abilita a “discernere negli eventi la voce dello Spirito”.

 

g) Tutto ciò apre la via a una grande domanda: qual è il ruolo della formazione iniziale? Innanzitutto va chiarito che la formazione iniziale NON è il princeps analogatum o la pietra di paragone della formazione tutta (come siamo portati a credere anche oggi). Trova la sua ragion d’esser in quello che “viene dopo” (diversamente non si spiega la qualifica di ‘iniziale’). È parte di una formazione che è permanente.  Non di meno la formazione iniziale ha le sue peculiarità. Ha il valore che l’università ha per un medico: non è fine a se stessa, ma un tempo privilegiato per acquisire gli strumenti indispensabili in vista di quello che seguirà. Prendiamo come esempio la ‘direzione spirituale’. Lungi dall’essere una pratica riservata alla formazione iniziale, è qualcosa che getta le fondamenta per un accompagnamento spirituale che per sua natura deve continuare per tutta la vita. Tenendo in mente il testo dell’articolo 119 potremmo semplicemente concludere che lo scopo della parte iniziale della nostra vita compresa come formazione è di imparare come imparare.[15] E quando nella parte rimanente della vita l’imparare permanentemente continua, la vita diventa formazione, una risposta che prosegue giorno dopo giorno all’amore di Dio, il quale, miserando et eligendo,[16] mai smette di chiamare come mai smette di amare.

 

3. Formazione permanente nelle Costituzioni Salesiane: la sintesi

 

Abbiamo considerato alcune delle caratteristiche della formazione permanente così come è presentata nelle nostre Costituzioni. Credo che possiamo finire con la sintesi straordinaria offerta dall’articolo 98: l’esperienza formativa.

 

Illuminato dalla persona di Cristo e dal suo Vangelo, vissuto secondo lo spirito di Don Bosco, il salesiano si impegna in un processo formativo che dura tutta la vita e ne rispetta i ritmi di maturazione. Fa esperienza dei valori della vocazione salesiana nei diversi momenti della sua esistenza e accetta l´ascesi che tale cammino comporta.

Con l´aiuto di Maria, madre e maestra, tende a diventare educatore pastore dei giovani nella forma laicale o sacerdotale che gli è propria.

 

Anzitutto qui troviamo la formazione intesa come processo: “Fa esperienza dei valori della vocazione salesiana”. Durante le fasi iniziali della formazione diventiamo familiari con questi valori fondamentali, ma conoscerli non è la stessa cosa del ‘farne esperienza’. Per essere pronti a fare il grande passo della professione perpetua non è sufficiente conoscere le Costituzioni a memoria; c’è bisogno di avere esperimentato la vita salesiana, di avere cioè imparato dalla vita.

 

Inoltre, l’articolo evidenzia che la formazione dura tutta la vita. Quando la formazione è compresa come risposta, e quando la missione è compresa come epifania, l’entusiasmo e la passione non han più né limiti né fine, perché anche nell’età matura e nelle ultime stagioni della vita il dialogo d’amore tra il Signore e la singola persona continua; il salesiano diventa, in modo sempre più chiaro e trasparente, segno e portatore del suo amore, vultus misericordiae.

 

Ancor più, non si può ignorare l’ascesi che fa parte della nostra vita, da intendersi tutta come formazione.  Le rose dei valori insiti nello spirito salesiano hanno anche le loro spine, come don Bosco ha cercato di insegnarci attraverso il sogno del pergolato di rose.

 

Val la pena di insistere sul fatto che la formazione ha luogo essenzialmente in un contesto di fede, vissuto dentro il carisma salesiano: “Illuminato dalla persona di Cristo e dal suo Vangelo, vissuto secondo lo spirito di Don Bosco”. Essere come don Bosco significa essere uno con Gesù, percorrendo insieme ‘l’avventura dello Spirito’ – ed è impensabile essere un consacrato figlio di don Bosco senza una personale, appassionata, splendida relazione con Cristo.

 

Infine dobbiamo prestare attenzione alle parole conclusive: il salesiano, ogni salesiano, è essenzialmente educatore-pastore. È educatore-pastore prima di essere coadiutore, o diacono o prete. Un salesiano coadiutore che non è pastore non è salesiano; e un salesiano prete che non è educatore non è salesiano. La nostra efficacia in ultima analisi prende vita dalla relazione che abbiamo con il Signore, dal nostro con-formarci al cuore di Cristo. Perché di fatto educhiamo attraverso ciò che siamo, ciò che amiamo.  Dalla pienezza del cuore noi parliamo, operiamo, siamo. Cor ad cor loquitor, come diceva San Francesco di Sales.

 

E tutto questo “con l’aiuto di Maria, madre e maestra” che ci “educa alla pienezza della donazione al Signore” (C 92). Siamo invitati ad essere figli nel Figlio, lasciando che Maria modelli in noi un corpo e un cuore come quello di Cristo; lasciando che lei ci insegni ad amare proprio come ha insegnato a don Bosco (C 84) o, possiamo ancora meglio dire, come lei ha insegnato a Gesù stesso.

 

4. Come essere in formazione per tutta la vita

 

Fin qui abbiamo parlato soprattutto del ‘che cosa’.  Ma si deve anche guardare al ‘come’, basandoci sulle Costituzioni e sulla Ratio – va detto però che un buon ‘che cosa’ è già di per sé anche un ‘come’.[17]

 

L’articolo 119, già citato, contiene alcune parole su cui di proposito prima non si siamo soffermati: “il salesiano si sforza di discernere… acquistando così la capacità d´imparare dalla vita.” Questo imparare e sforzarsi avviene lungo tutto l’arco della vita, anche se ha un suo tempo privilegiato durante la ‘formazione iniziale’.

 

Sia l’articolo 118 che l’articolo 119 indicano quali sono le aree da sviluppare se vogliamo che la vita diventi davvero un luogo formativo: “Cerchiamo di crescere nella maturità umana, di conformarci più profondamente a Cristo e di rinnovare la fedeltà a Don Bosco, per rispondere alle esigenze sempre nuove della condizione giovanile e popolare.” (C 118) “Durante il tempo della piena attività trova occasioni per rinnovare il senso religioso pastorale della propria vita e per abilitarsi a svolgere con maggior competenza il proprio lavoro.” (C 119) Due aspetti tipici della formazione emergono chiaramente dal testo: processo e responsabilità personale. In linea con questo, vorrei elencare alcuni punti metodologici che hanno a che fare soprattutto con le fasi iniziali della formazione.

 

a) La dimensione qualitativa deve prevalere su quella quantitativa: il punto della questione sta nell’imparare dalla esperienza, piuttosto che limitarsi ad avere molte esperienze.

b) Dobbiamo sviluppare l’abilità di imparare dalle nostre esperienze, anche quelle che potrebbero considerarsi ‘negative’.

c) Ancor prima dell’insistenza sull’imparare dalle nostre esperienze, con papa Francesco possiamo imparare a sostare difronte al mistero della vita, alla bellezza della natura, al mistero dell’altro, sia che si tratti di un giovane o di un nostro confratello o di chi condivide con noi la stessa missione. Prendiamo a cuore la insistenza del papa sullo ‘sguardo pastorale’ e sulla ‘serena attenzione’.[18] Non trascuriamo la nostra esperienza vissuta. Se davvero ci importa ‘imparare da’, prima di tutto abbiamo bisogno di ‘imparare a’ dimorare, rimanere, stare davanti al mistero. Fermando là i nostri passi ci renderemo conto di essere su terra santa, di trovarci davanti al roveto ardente.

d) Nel nostro imparare e discernere, la Parola di Dio è il criterio ermeneutico. La Parola è luce e forza, alimento per il cammino (C 87). La vita salesiana fa spazio all’ascolto prolungato della Parola di Dio,[19] attraverso la lettura personale come anche la lectio divina in comunità.

e) Formazione significa anche costante ritorno alle Costituzioni, che sono per noi la concretizzazione della Parola di Dio, e alle fonti salesiane che custodiscono l’avventura dello Spirito vissuta da don Bosco e da tanti salesiani dopo di lui. Possiamo e dobbiamo pensare alla formazione inziale anche come a una iniziazione alle fonti: tornare regolarmente alle nostre fonti, così da dimorarvi e attingere la vita che da esse sgorga.

f) Quest’arte di apprendere richiede accompagnamento. Non si impara senza un maestro, o a essere più precisi, senza un esperto (parola che deriva da ex-perior, stessa radice di esperienza). Conviene insistere di nuovo sul fatto che, come per la vocazione e la formazione, anche l’accompagnamento spirituale personale è permanente e continua tanto quanto la vita.[20] 

g) Non si tratta affatto di un apprendimento unidirezionale; sempre ha luogo nella rete di relazioni che è la comunità – sia la comunità salesiana (C 99) che nell’ambito più ampio della comunità educativo pastorale.[21] “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”, dice un proverbio africano citato da papa Francesco.[22] L’articolo 101 delle Costituzioni ci ricorda che la comunità ispettoriale accoglie e accompagna la vocazione di ogni confratello, e che, da parte sua, ciascun confratello “con la preghiera e la testimonianza, contribuisce a sostenere e a rinnovare la vocazione dei suoi fratelli”.

h) Acquisiamo l’abilità di dare qualità formativa alla vita ordinaria – e il formatore creativo farà uso di tutti i mezzi a sua disposizione per incoraggiare l’imparare dalla esperienza, la riflessione in clima di preghiera, il discernimento spirituale come stile di vita. Qui vorrei insistere anche sulla importanza della lettura.[23] Stiamo attenti a non correre il rischio di sottovalutare la forza di cambiamento personale insita in buone letture, a cominciare dalla lettura della Parola di Dio e delle Costituzioni, come abbiamo già detto.[24] 

i) Facciamo spazio per l’ascesi insita nella nostra vita e missione, non solo nell’accoglierla di buon grado ma anche imparando da essa. Si ritrova qui lo spazio e l’importanza della meditazione quotidiana, dei momenti di preghiera personale, dell’accompagnamento spirituale personale, e anche della condivisione spirituale a cui i nostri ultimi Capitoli Generali ci hanno invitato.[25]

 

Nelle nostre Costituzioni e Regolamenti troviamo poi una serie di altri strumenti e mezzi rilevanti per la formazione. Basti qui ricordare che ogni progetto personale di vita (R 99) va letto chiaramente nell’otica della formazione come risposta a una chiamata, a servizio di ciò di cui l’ispettoria ha bisogno (R 100). Lo stesso si può dire a riguardo delle iniziative ordinarie e straordinarie promosse dalla ispettoria o da gruppi di ispettorie, dalla Chiesa e dalla società (R 101), e ovviamente di momenti dedicati al rinnovamento personale (R 102).

 

Questa breve riflessione sulla formazione permanente non può concludersi senza una parola sulla devozione – che per San Francesco di Sales è l’abilità di trovare Dio in tutto e di vivere con freschezza e gioia, ‘correndo e saltando’ nella via dei comandamenti di Dio.[26]  

 

Preghiamo che il Signore ci aiuti ad essere fedeli giorno per giorno – a “dissetarci al torrente lungo il cammino” (Sal 110,7), così che i nostri cuori siano sempre rivolti verso Lui, la fonte dell’acqua viva, e che fiumi d’acqua viva possano sgorgare dal nostro seno (Gv 7,38), per la vita di molti.

 


[1] CIVCSVA, Per vino nuovo otri nuovi: Dal concilio Vatican II la vita consacrata e le sfide ancora aperte: Orientamenti (6 gennaio 2017), cfr. ## 16 and 35.

[2] Ángel Fernández Artime, Strenna 2016: “Con Gesù, percorriamo insieme l’avventura dello Spirito!”

[3] CIVCSVA, Identity and Mission of the Religious Brother in the Church (2015) utilizza l’espressione “lifelong formation” al # 35.

[4] La formazione dei salesiani di don Bosco. Principi e norme (FSDB), 4° edizione (online, 2016) capitolo 2, sezione 2: La formazione al servizio della identità salesiana. Cfr. /it/formazione-it.html (28.01.2017).

[5] Vita Consecrata 66.

[6] C 54.

[7] Il progetto di vita dei Salesiani di don Bosco. Guida alla lettura delle costituzioni salesiane (Roma, 1986) 673-674. Non vogliamo riprendere e ripetere qui tutto ciò che questi testi hanno da dire sulla formazione intesa come permanente.

[8] “Rispondere alla chiamata significa vivere in atteggiamento di formazione” (Il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco 682). “Formazione è accogliere con gioia il dono della vocazione e renderlo reale in ogni momento e situazione dell’esistenza.” (FSDB 1).

[9] Ma l’apostolo a cui questa parola è rivolta non è affatto ‘lo stesso’: la seconda volta, nuovamente sul mare di Tiberiade, è meno presuntuoso ma molto più centrato, perché il suo centro ora è Cristo Gesù e il suo amore misericordioso. La trasformazione di Pietro fino a giungere al martirio offre alla teologia il punto di partenza per la riflessione su grazia e libertà, che inizia in Agostino e percorre i secoli attraverso Tommaso d’Acquino fino a giungere ai nostri giorni: una riflessione che ha a che fare in tutto e per tutto con la formazione che permane e continua lungo tutto l’arco della vita.

[10] Cfr. A. Cencini, Formazione permanente: Ci crediamo davvero? (Bologna: Edizioni Dehoniane, 2011) 131.

[11] “La formazione continua va orientata secondo l’identità ecclesiale della vita consacrata. Non si tratta solo di aggiornarsi sulle nuove teologie, sulle norme ecclesiali o sui nuovi studi relativi alla propria storia e al carisma dell’Istituto. Il compito è quello di consolidare, o spesso anche ritrovare il proprio posto nella Chiesa a sevizio dell’umanità.” (Per vino nuovo 35)

[12] Cfr. EG 25 i cui riflessi sono in GC27, 74.1.

[13] Cfr. VC 65, e CIVCSA, ‘Ripartire da Cristo’: Un rinnovato impegno della vita consacrata nel terzo millennio. Istruzione, Roma, 19 maggio 2002, 15.

[14] Il testo inglese: “the ability to learn from life’s experiences.”

[15] La formazione iniziale “non può accontentarsi di formare alla docilità e alle sane consuetudini e tradizioni di un gruppo, ma deve rendere il giovane consacrato realmente docibilis. Questo significa formare un cuore libero d’imparare dalla storia di ogni giorno per tutta la vita nello stile di Cristo per mettersi a servizio di tutti.” (Per vino nuovo 35)

[16] Stemma di papa Francesco, assunto dalle omelie di san Beda il Venerabile sulla chiamata di Matteo (CCL 122, 149-151).

[17] Per vino nuovo 35 dice che non esiste ancora una cultura della formazione continua, e che al livello di prassi pedagogica, non abbiamo ancora trovato itinerari concreti, sul piano individuale e comunitario, per rendere effettiva la formazione permanente. Il documento richiede anche una riflessione sulla dimensione strutturale-istituzionale della formazione permanente: “Come un tempo, dopo il Concilio di Trento, sono nati seminari e noviziati per la formazione iniziale, oggi siamo chiamati a realizzare forme e strutture che sostengano il cammino di ogni consacrato verso la progressiva conformazione ai sentimenti del Figlio (cf. Fil. 2,5). Sarebbe un segnale istituzionale estremamente eloquente.” (Ibid.)

[18] Cfr. EG 51, e anche 125, 141, 169; e LS 225-226.

[19] Congregazione per i Religiosi e gli Istituti secolari, La dimensione contemplativa della vita religiosa (marzo 1980) 20. Cfr. http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccscrlife/documents/rc_con_ccscrlife_doc_12081980_the-contemplative-dimension-of-religious-life_it.html (28.01.2017).

[20] Mentre le nostre costituzioni parlano di affidarsi con semplicità a un direttore spirituale come una delle attitudini e uno dei mezzi per progredire nella castità (C 84), e i regolamenti chiedono che ogni confratello “mantenga viva la disponibilità alla preghiera, alla meditazione, alla direzione spirituale personale e comunitaria” (R 99), la Ratio afferma che “ordinariamente nell’età adulta non è necessaria la direzione metodica richiesta dal primo periodo della formazione.” (n. 267) Vita Consecrata (1996) dice: “È di grande sostegno per progredire nel cammino evangelico, specialmente nel periodo di formazione e in certi momenti della vita, il ricorso fiducioso e umile alla direzione spirituale, grazie alla quale la persona è aiutata a rispondere alle mozioni dello Spirito con generosità e ad orientarsi decisamente verso la santità.” (VC 95) I nostri ultimi Capitoli Generali iniziano un cambiamento quando ci invitano ad andare nella direzione di un accompagnamento permanente, dal momento che l’obiettivo della formazione è conformarsi a Cristo (cfr. CG26, 62 e CG27, 67.2). Il Direttorio per la vita e il ministero dei presbiteri (73 / edizione 2013) parla della direzione spirituale come di una necessità per i presbiteri: “per contribuire al miglioramento della loro spiritualità è necessario che i presbiteri pratichino essi stessi la direzione spirituale.” La Nuova Ratio della Chiesa (2016) presenta l’accompagnamento personale come una delle dinamiche più importanti per la formazione permanente: “Il presbitero non dovrà isolarsi: necessiterà invece di sostegno e di accompagnamento in ambito spirituale e/o psicologico. In ogni caso, sarà utile intensificare il rapporto con il Direttore spirituale al fine di trarre positivi insegnamenti dalle difficoltà, imparando a fare verità sulla propria vita e a comprenderla meglio alla luce del Vangelo”. (Congregazione per il Clero, Il dono della vocazione presbiterale: Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis # 84)

[21] FSDB 560.

[22] Discorso del Santo Padre Francesco al mondo della scuola italiana, 10 maggio 2014.

[23] Cfr. R 99: “Ognuno coltivi l’abito alla lettura…”

[24] Su Parola di Dio e Costituzioni come i due poli principali della nostra lettura formativa, cfr. Il Progetto di vita dei salesiani di don Bosco 696.

[25] GC27, 67.4.

[26] “Come un uomo guarito di recente da una malattia, cammina quel tanto che gli è necessario, piano piano e trascinandosi un po’, così il peccatore, guarito dal suo peccato, cammina quel tanto che Dio gli comanda, trascinandosi adagio adagio fino a che non giunga alla devozione. Allora, da uomo completamente sano, non soltanto cammina, ma corre e salta nella via dei Comandamenti di Dio e, inoltre, prende di corsa i sentieri dei consigli e delle ispirazioni celesti.” Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota, Parte 1, capitolo 1.