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DIARIO DALL' ANGOLA - 29

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DIARIO DALL' ANGOLA - 29
de Don Luigi De Liberali
missionario salesiano  

“SABBIA NEI PIEDI, VOLTI NEI CUORI”

Nel mese di agosto ho accompagnato un gruppo di 5 giovani universitari di Torino, guidati da un prete salesiano, per realizzare una missione nella comunità di Cangonga. Alla fine dell'esperienza, salutando la gente, don Alessandro ha detto: “ Porto con me molta sabbia nei piedi, ma soprattutto tanti volti nel cuore!”. Penso che questa frase sintetizza molto bene la realtà che tutti i missionari e volontari sperimentano nella vita missionaria.

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Volontari in missione

IL VIAGGIO
“Il nostro viaggio, già ricco di esperienze nei primi giorni a Luanda e poi a Luena, è giunto al cuore. Da sabato 10 siamo a Cangonga, un villaggio a 160 km a ovest di Luena. Siamo partiti da Luena e dopo pochi chilometri la strada si è fatta sterrata e ci siamo immersi nella savana africana. Uno spettacolo di natura, con tramonti da brivido e stellate mozzafiato (addirittura le stelle cadenti!). In tutto questo colpisce ancora di più la miseria dei villaggi che ogni tanto compaiono lungo la strada che costeggia la ferrovia” (Pe. Alessandro)

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LA NOSTRA “CASA”
“Noi siamo sistemati nel retro della chiesa: un ingresso che fa da camera dei 3 ragazzi, un antibagno che fa da magazzino e dispensa, una stanza minima per le tre ragazze, un “bagno”… senza acqua, senza lavandino, senza porta, solo una tazza con un sifone. Dovremmo dire che siamo messi male, visti da europei… dobbiamo riconoscere che siamo nel lusso, vedendo le condizione delle case del villaggio.” (Pe. Alessandro)

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LE ATTIVITÀ
“In tutto questo, un mondo di bambini e di ragazzi ovunque. La nostra attività in questi giorni consiste nei pomeriggi nel fare animazione con questi ragazzi: 100, 120, forse di più. Una specie di estate ragazzi. Si canta, si gioca, si prega, ci si sporca con loro. Al mattino invece seguiamo Pe. Luigi nei villaggi dei dintorni, anch’essi in paesaggi da safari. Lì celebriamo la messa con la comunità e poi intratteniamo i ragazzi con giochi, canti, bans.” (Pe. Alessandro)

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UNA CHIESA POVERA TRA I POVERI”
“Ci sembra di vivere l’esperienza della chiesa delle origini, in cui ogni cosa è nuova, e da spiegare, da ripetere, da non dare per scontata. Certamente questi giorni ci stanno mettendo a contatto diretto con la vita dei poveri (che fanno lunghe camminate per prendere un po’ d’acqua) e con la vita dei missionari, che ci mettono tempo, idee, salute, vita per portare avanti il loro lavoro di annuncio della Parola di Dio. 'Sogno una Chiesa povera per i poveri', ha detto papa Francesco appena eletto. Chissà, questa potrebbe piacergli.” (Pe. Alessandro)

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LE DONNE E LA POVERTÁ
“Le donne molto spesso, anche se cattoliche, sposano uomini che hanno già due o tre mogli. A sedici anni iniziano a fare figli e accasarsi. Guardando noi, che a ventisette anni studiamo, lavoriamo, non siamo sposate e soprattutto non abbiamo figli, sgranano gli occhi. L’esperienza di povertà che stiamo vivendo in questi giorni ci fa meditare molto. Dopo una settimana a questi ritmi, con poca acqua, poca luce, senza mezzi di comunicazione con il resto del mondo, con una cucina all’aperto, poca igiene… siamo a pezzetti. Come fanno loro a vivere sempre così?” (Marta)

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PASSEGGIATA CONCLUSIVA
“Eccoci all’ultimo giorno a Cangonga, ultimo giorno di animazione. Per concludere in bellezza, si parte per la gita al fiume con bambini e animatori. Appuntamento alle 8, ma si presentano tutti alle 6.30 per la preghiera.. poi si parte! Si va a passo svelto, in più di 100, cantando. È impossibile non pensare alle gite delle nostre Estate Ragazzi: qui non ci sono mamme a chiedere dove si va, quando si torna e cosa mettere nello zainetto. Le ragazze portano i panni da lavare al fiume, tutti camminano scalzi o con delle ciabattine. Dopo un’oretta di cammino si arriva al fiume e si inizia con la “roda” (il cerchio di animazione): gli animatori del posto sono lanciati a fare canti e bans. Arriva quindi il momento del bagno: è un susseguirsi di lavaggio panni, lavaggio bambini, giochi con l’acqua. E con un piatto di riso condiviso si conclude e si torna a casa. Una gita così, con niente di troppo organizzato, a piedi, con giochi e cibo semplice fa davvero pensare alle gite di don Bosco: è un ritorno alle origini rigenerante, come l’acqua fresca del fiume!” (Silvia)

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IL LAVORO SALESIANO
“Abbiamo vissuto ogni realtà dell’Angola, dell’impatto della baraccopoli di Luanda, al contatto diretto con la povertà di  Cangonga, passando per le piccole dimensione delle realtà rurali del Moxico e incontrando tutte le comunità salesiane attive nei diversi progetti di evangelizzazione, alfabetizzazione e formazione professionale. Il quadro della realtà salesiana in Angola è quindi più che completo, ma a stupire maggiormente non è tanto il numero di progetti e forze in campo, quanto l’energia contagiosa profusa dai missionari in tutte le comunità che abbiamo incontrato. È impossibile non rimanere colpiti da ogni benvenuto, da ogni storia, da ogni esperienza: ci siamo sentiti parte di ogni comunità incontrata, anche solo fermandoci per una notte. Missione significa annunciare il vangelo e le persone di ogni realtà salesiana incontrate in Angola testimoniano questo.” (Enrico)

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Per far crescere nella fede

INCONTRO MISSIONARIO
A metà del mese di settembre, assieme a 5 catechisti della parrocchia, ho partecipato ad un incontro missionario a Cabiri, vicino a Luanda (a 1.100 km da Luena), dove erano presenti 79 animatori missionari delle case salesiane di Angola (Salesiani di Don Bosco e Figlie di Maria Ausiliatrice), con l'oggettivo di ravvivare il “primo annuncio” di Cristo nei diversi fronti dell'evangelizzazione (parrocchie, scuole, centri di formazione professionale, oratori, centri giovanili...) e compromettere i laici in questo impegno missionario. L'incontro è stato molto positivo e ha fatto crescere la voglia in tutti i partecipanti.

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POLTRONE X BANCHETTI
Appena tornato dall'incontro, ho accompagnato 4 sacerdoti Carmelitani scalzi (2 brasiliani, 1 portoghese e 1 italiano) in una veloce visita a Cangamba (350 km da Luena). Il motivo del viaggio era di vedere se questa Ordine religiosa accetterà la missione e assumirà questa grande parrocchia. In una delle piccole chiesette di Cangamba, vedendo i semplici banchetti di legno che c'erano là, Padre Marco ha detto questa frase: “Dovremmo scambiare questi poveri banchetti per pregare con le comode poltrone della sala di TV di alcune delle nostre case religiose!”

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RALLYS PER LA FEDE
Tra l'inizio di settembre e l'inizio di ottobre ho fatto molti viaggi missionari, per strade di sabbia e terra, tra foreste, fiumi e savane, arrivando a visitare 45 villaggi. Ho incontrato molte difficoltà e problemi, ma anche tante accoglienze e allegrie. Varie comunità cattoliche sono vive, alcune deboli, altre quasi morendo. In queste ultime ho tentato di animare i fedeli, pregando e annunciando il messaggio del Vangelo, ottenendo, a volte, alcuni risultati. Ogni tanto, dirigendo il fuoristrada mi venivano in mente le gare dei rally, ma sentivo in me una grande differenza: loro correvano per guadagnare dei trofei, io correvo per aiutare a crescere nella fede in Cristo!

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UNA RICHIESTA INASPETTATA
Un giorno sono stato in un villaggio (Malichi, a 70 km da Luena), dove era morto il catechista all'inizio dell'anno e la comunità, per causa della paura, aveva distrutto la chiesetta e aveva smesso di pregare e vivere la fede. Ho cercato di convincere i cattolici che ho incontrato, affinché continuassero, ma senza un risultato immediato. Dopo aver lasciato il villaggio con il cuore triste, ho continuato il mio viaggio. A circa 15 km, in un nuovo gruppo di case, alcune persone mi fermarono e chiesero la presenza della chiesa cattolica in quel villaggio. Con molta allegria ho fatto pulire un terreno e ho celebrato la prima messa per quella nuova comunità: alcuni si allontanano, o continuano con paura, mentre altri si avvicinano!

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CONFIDANDO NELL'AIUTO DI MARIA
Ho visitato alcuni villaggi dove alcune persone stanno avvicinandosi alla religione cattolica. In questi villaggi, quelli che dovrebbero essere gli animatori ancora non sanno dirigere la preghiera o annunciare la Parola di Dio. Confidando nell'intercessione di Maria, abbiamo insegnato a pregare il rosario, con la certezza che Lei accompagnerà la crescita di queste comunità. Così hanno imparato a fare il segno della croce, recitare il Padre nostro e l'Ave Maria e a meditare i misteri, guardando i disegni della “Bibbia dei bambini”. In un villaggio senza chiesa e che visitavamo per la seconda volta, assieme a un gruppo di cattolici di un'altra comunità, abbiamo dovuto uscire fuori, per stare in pace, distanti dalla curiosità degli abitanti, e cercare un luogo tranquillo, vicino a un fiume: la natura faceva da chiesa e dava la sensazione della presenza di Dio.

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ALFABETIZZAZIONE
Con l'aiuto dei catechisti, in questi paesetti stiamo realizzando 72 corsi di alfabetizzazione per 1.800 adolescenti, giovani e adulti che ancora no sanno né leggere né scrivere. Nella maggior parte di questi paesetti non c'è la scuola regolare del governo! É interessante vedere la buona volontà di varie persone, specialmente donne, che, dopo un giorno di lavoro, approfittano di questa opportunità per imparare quello che nessuno ha insegnato finora! Tutto questo grazie all'aiuto di molti benefattori e gruppi missionari che hanno collaborato per comprare i quaderni e dare un piccolo sussidio agli alfabetizzatori. É una piccola goccia di acqua, in mezzo a tante povertà, ma che serve per far crescere umanamente gli abitanti di queste comunità.

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UNA ZAPPA
Alla fine della celebrazione eucaristica, in un villaggio a 180 km da Luena, si è avvicinata la moglie del “soba” (il capo villaggio), con un bambino sulle spalle (come è abitudine portare i bambini qui), chiedendo una zappa per poter lavorare nel campo. Subito ho pensato alle difficoltà che avrei potuto incontrare se rimanessi insabbiato (perché sempre giro con una accetta, un badile e una zappa nel fuoristrada), ma mi sono ricordato che, oltre alla zappa avevo un badile e ho risposto affermativamente. Dopo due mesi, ancora non ho comprato un'altra zappa, anche perché non ne ho ancora avuto bisogno!

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SAMBA, IL CATECHISTA CHE HA SOSTENUTO LA CHIESA
L'ultimo sabato di agosto, i parenti del vecchio catechista di Cangumbe (che abitava nella periferia di Luena da maggio) sono venuti a chiamarmi dicendo che stava abbastanza male. Sono  andato a visitarlo, ho pregato con lui e gli ho dato la comunione. Domenica notte, tornando dalla visita ai villaggi, ho ricevuto la notizia della morte del vecchio André Samba. Assieme ai familiari e al parroco, Pe. Jojo, abbiamo pensato di realizzare la volontà di Samba, di essere sepolto vicino alla sposa a Cangumbe (90 km da Luena), dove lui aveva vissuto tutta la vita e aveva sostenuto la chiesa nei difficili anni della guerra. La celebrazione e la sepoltura furono molto semplici, come è stata semplice la vita di Samba, ma il suo esempio rimarrà nella memoria di tutti, per sempre.

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COINCIDENZA O PROVVIDENZA?
Quattro morti provarono il catechista Felice, mio aiutante, nel periodo di un anno: la mamma, nel mese di ottobre passato, una figlia di 10 anni, in aprile, un'altra di 17, in agosto, e, adesso, il papà. Realizzai il funerale del papà, Clementino, la mattina della festa della Madonna del Rosario. Arrivando a casa, vicino al portone, vidi una signora seduta, con un bebè in braccio e due bambine a lato. Mi avvicinai e notei che il bebè era molto denutrito. Chiesi se aveva qualche problema e la signora rispose che il bebè era orfano e che lei non aveva latte da dargli. Subito capì che dovevo fare due cose: comprare latte e battezzarlo. Mentre pensavo a questo, dona Maria, che tornava con me dal funerale, chiese chi era la mamma del bambino. Con grande meraviglia la signora rivelò che era ex-compagna di Felice, nel tempo della guerra, e che la mamma del bambino era la figlia che era morta in agosto, lasciando il bebè di un mese. Sapendo che Felice, già abbastanza provato, non avrebbe potuto fare niente per aiutare, andammo a comprare il latte. Il piccolo mangiò e dopo cominciò a dormire tranquillo. In seguito lo battezzai, non sapendo se il piccolo, di nome Giuseppe, si sarebbe recuperato. Coincidenza o Provvidenza? Io sono certo che la Madonna del Rosario non ha voluto abbandonare il pronipote di Clementino, il piccolo Giuseppe.

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NECESSITÀ DI ANNUNCIARE GESÙ
“L'uomo del nostro tempo ha necessità di una luce sicura che illumini il suo cammino e che solo l'incontro con Cristo gli può dare. Portiamo a questo mondo, con la nostra testimonianza, con amore, la speranza data dalla fede! L'azione missionaria della Chiesa non è proselitismo, ma prima di tutto testimonianza di vita che illumina il cammino, che porta speranza e amore. La Chiesa – ripeto ancora una volta – non è una organizzazione assistenziale, una impresa, una Organizzazione Non Governamentale (ONG), ma è prima di tutto una comunità di persone, animate dall'azione dello Spirito Santo, che hanno vissuto e vivono lo spavento dell'incontro con Gesù Cristo, desiderando condividere questa esperienza di profonda allegria, condividere il Messaggio di salvezza che il Signore ci ha portato.” (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale delle Missioni 2013) 

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“La missione comincia” ha scritto uno dei giovani volontari italiani, arrivando a casa dopo l'esperienza fatta qui in Angola. Spero che ciascuno di noi senta la necessità di annunciare questa novità del messaggio di Gesù a ogni fratello o sorella che incontrerà.

 


Don Luigi De Liberali

Salesianos de Dom Bosco - Paróquia de São Pedro e São Paulo
Luena (Moxico)  – ANGOLA

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