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Congresso Internazionale dei Formatori per la Vita Consacrata

Vivere in Cristo secondo la forma di vita del Vangelo

Roma, 15 aprile 2015
Ivo Coelho, SDB

Carissimi confratelli,

abbiamo appena concluso il “Congresso Internazionale dei Formatori per la Vita Consacrata” a Roma, con il tema "Vivere in Cristo secondo la forma di vita del Vangelo" (PC 2). È stato un evento meraviglioso che ha coinvolto tanti partecipanti: 1.260 consacrati e consacrate, provenienti da tutto il mondo; purtroppo molti non hanno potuto parteciparvi a causa dei limiti posti dall’organizzazione. Riempie di grande soddisfazione la presenza di 27 confratelli salesiani da diverse regioni del mondo.

Desidero condividere con voi alcuni pensieri e sentimenti. 

Prima di tutto, il clima di amicizia, di cordialità, di semplicità che ha segnato il congresso. Il cardinale Joao Braz de Avis, Prefetto della CIVCSA, e l'Arcivescovo José Rodríguez Carballo, Segretario ne sono stati i veri animatori con loro modo di gestire l’assemblea e le relazioni informali. 

Anche la metodologia ha contribuito abbondantemente: le cosiddette “comunità dei tavoli” (dieci partecipanti attorno ad un tavolo) costituivano la sala delle conferenze non come un luogo di solo ascolto ma di immediata condivisione, che dopo spazi di riflessione personale facevano ricadere quanto ascoltato dal relatore in esperienze vissute e rilette alla luce della provocazione appena espressa. 

I laboratori, le testimonianze e la condivisione formavano un tutt’uno unitario con gli interventi magisteriali.

L’intero congresso voleva essere caratterizzato da un intenso clima di preghiera, a partire dalla Veglia che ha aperto i lavori sino alla celebrazione in S. Pietro, animate per altro dalla sinergia fra il coro delle nostre sorelle FMA di diverse comunità di Roma e i seminaristi dei Legionari di Cristo.

Il momento più intenso è stato senza dubbio l’incontro con il Santo Padre, che pur mostrando segni di forte stanchezza, ha regalato con la Sua passione una riflessione, come sempre, concretissima e ispirata. Continuo a chiedermi come questo uomo riesca a condividere le cose più opportune al momento giusto, cogliendo il cuore dei destinatari. Sicuramente è nella logica di quella fiducia nello Spirito Santo “che ci insegna quello che dobbiamo dire in ogni occasione” (cfr. Omelia nella Messa del Crisma, il 2 aprile, 2015). 

Impressionante era anche la sessione finale del Congresso, con il confronto fra tre vescovi impegnati in tre dicasteri diversi: il cardinale B. Stella della Congregazione per il Clero, l’arcivescovo V. Zani della Congregazione per l'Educazione Cattolica, e l'Arcivescovo J. Carballo.

Metto in luce in forma sintetica alcuni punti:

  • Se la formazione  è  prima di tutto il lavoro del Padre che plasma in noi il cuore del Figlio (VC 65), è chiaro che non finisce con la professione perpetua oppure con l’ordinazione, ma è una cosa che dura tutta la vita. “Finché non sia formato Cristo in voi!” (Gal 4,19) Tocca tutta l’esistenza, cogliendo la valenza formativa di ogni istante, di ogni cosa, di ogni incontro, perchè, come scrisse Bernanos, "Tutto  è grazia".
  • La formazione permanente è allora l’idea matrice di formazione, e la formazione iniziale è  il luogo dove si impara l’intelligenza contemplativa che sa scoprire Dio in ogni cosa e dappertutto. Non tanto docilità, allora, ma docibilitas.
  • Il cuore della formazione, dunque, è la formazione del cuore.  Stella citò le parole di papa Francesco all’incontro dei Superiori Generali nel Novembre 2013: "La formazione è un'arte, non un opera poliziesca, è formazione del cuore, altrimenti creiamo mostri."
  • La formazione è per contagio. Ci vogliono formatori autentici, non necessariamente perfetti. (“Oggi facciamo ciò che ci dite, domani faremo ciò che fate,” disse un giovane in formazione al suo formatore.) La formazione è questione di testimonianza. Papa Francesco: "non c’è crisi vocazionale là dove ci sono consacrati capaci di trasmettere, con la propria testimonianza, la bellezza della consacrazione. E la testimonianza è feconda. Se non c’è una testimonianza, se non c’è coerenza, non ci saranno vocazioni. E a questa testimonianza siete chiamati. Questo è il vostro ministero, la vostra missione. Non siete soltanto ‘maestri’; siete soprattutto testimoni della sequela di Cristo nel vostro proprio carisma. E questo si può fare se ogni giorno si riscopre con gioia di essere discepoli di Gesù.” La formazione è “questione di cuore”. “Una delle qualità del formatore è quella di avere un cuore grande per i giovani, per formare in essi cuori grandi, capaci di accogliere tutti, cuori ricchi di misericordia, pieni di tenerezza. Voi non siete solo amici e compagni di vita consacrata di coloro che vi sono affidati, ma veri padri, vere madri, capaci di chiedere e di dare loro il massimo. Generare una vita, partorire una vita religiosa. E questo è possibile soltanto per mezzo dell’amore, l’amore di padri e di madri.”
  • Segue il compito di prenderci cura della nostra formazione personale, riscoprendo ogni giorno la gioia di essere discepoli di Gesù. La formazione personale inizia con l’amicizia con Cristo, l’unico Maestro. O siamo innamorati di Cristo, o lo siamo di qualcun altro. Dopo la risurrezione, Gesù invita i discepoli a tornare in Galilea. Il papa ci invita a tornare spesso alla nostra Galilea personale, agli inizi della nostra vocazione, per riscoprire la gioia e lo stupore del primo incontro, “quell’incontro che non si dimentica, ma tante volte finisce coperto da cose, dal lavoro, da inquietudini e anche da peccati e mondanità”.
  • Il Vangelo è il Vademecum della formazione, prima ancora che le Costituzioni di ciascuna congregazione, prima di qualsiasi Ratio.
  • "È bello essere formatori, - ci ha ribadito il papa - perché è un privilegio partecipare all’opera del Padre che forma il cuore del Figlio in coloro che lo Spirito ha chiamato. A volte si può sentire questo servizio come un peso, come se ci sottraesse a qualcosa di più importante. Ma questo è un inganno, è una tentazione. È importante la missione, ma è altrettanto importante formare alla missione…”
  • Dobbiamo credere nei nostri giovani: “non è vero che i giovani di oggi siano mediocri e non generosi; ma hanno bisogno di sperimentare che «si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35), che c’è grande libertà in una vita obbediente, grande fecondità in un cuore vergine, grande ricchezza nel non possedere nulla.”
  • Il Cardinale Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero, osservava che ci sono pochi i casi di defezione dove i segni del futuro crisi non ci siano già evidenti agli inizi del cammino vocazionale. Quello che manca è il discernimento, e formatori capaci di fare tale discernimento. Il grande pericolo della formazione è il formalismo. L’osservanza di tutte le regole non è in se un buon criterio di maturità. La formazione dei formatori è dunque una grave esigenza. Il cardinale citò qui Papa Pio XI: “Date ai vostri Seminari i migliori sacerdoti, né temiate di sottrarli anche a cariche apparentemente più rilevanti, ma che in realtà non possono venire a confronto con quest’opera capitale e insurrogabile; cercateli anche altrove, dovunque ne troviate di veramente atti a sì nobile scopo; siano tali che insegnino, prima con l’esempio che con la parola, le virtù sacerdotali e sappiano infondere con la dottrina uno spirito sodo, virile, apostolico; facciano fiorire nel Seminario la pietà, la purezza, la disciplina, lo studio, premunendo prudentemente gli animi giovanili, non solo contro le tentazioni presenti, ma anche contro i pericoli ben più gravi a cui si troveranno poi esposti nel mondo, in mezzo al quale dovranno vivere “per far tutti salvi”» (Enciclica Ad catholici sacerdotii, 20 dicembre 1935). Lo stesso papa Francesco disse: "Il discernimento vocazionale è importante: tutti, tutte le persone che conoscono la personalità umana – siano psicologi, padri spirituali, madri spirituali – ci dicono che i giovani che inconsciamente sentono di avere qualcosa di squilibrato o qualche problema di squilibrio o di deviazione, inconsciamente cercano strutture forti che li proteggano, per proteggersi. E lì è il discernimento: sapere dire no. Ma non cacciare via: no, no. Io ti accompagno, vai, vai, vai… E come si accompagna l’entrata, accompagnare anche l’uscita, perché lui o lei trovi la strada nella vita, con l’aiuto necessario. Non con quella difesa che è pane per oggi e fame per domani.”
  • Ancora papa Francesco: “Grazie, cari formatori e formatrici, del vostro servizio umile e discreto, del tempo donato all’ascolto – l’apostolato “dell’orecchio”, ascoltare – del tempo dedicato all’accompagnamento e alla cura di ogni vostro giovane. Dio ha una virtù - se si può parlare della virtù di Dio -, una qualità, della quale non si parla tanto: è la pazienza. Lui ha pazienza. Dio sa aspettare. Anche voi, imparate questo, questo atteggiamento della pazienza, che tante volte è un po’ un martirio: aspettare…” Per l'accompagnamento, "non dobbiamo risparmiare ne tempo ne energia.” Secondo Mons. Carballo, il colloquio personale sarebbe lo strumento principale di formazione.
  • E insistendo in linea con il Papa sul tema dell’essere amorosamente attenti ed evangelicamente esigenti in tutte le fasi della formazione, Mons. Carballo in forma iconica ribadisce “nessuna formazione decaffeinata, nessuna Formazione Lite."
  • Anche la missione – cui tanto tiene il papa – è stata sottolineata come via di formazione: a patto che sia accompagnata. I formatori devono essere presenti! Altrimenti abbiamo esperimenti, ma nessuna esperienza. Missione proporzionata alle diverse fasi formative in armonia con le altre dimensioni: la comunità, lo studio, la preghiera, il tempo per sé. Attenzione al ‘pastoralismo’! (Carballo)
  • Il quinquennio rimane una fase delicata. Bisogna assicurare che il giovane religioso / sacerdote sia accompagnato e che abbia una guida (‘mentor’). Dobbiamo anche scegliere con cura il ministero al quale viene assegnato. Nelle domande di dispensa – ha detto il card. Stella – è evidente il tema del "raffreddamento spirituale” e della “marginalizzazione della preghiera”. Il giovane religioso / sacerdote corre il rischio del ‘martalismo’ del quale papa Francesco ha parlato alla Curia Romana (22 dicembre 2014): la tendenza di Marta di esagerare il lavoro al detrimento de "la parte migliore," che porta a una debolezza spirituale che diminuisce le difese nella lotta dello spirito, a una superficialità che conduce alla perdita della propria vocazione.

Ringraziamo il Signore per il dono di questo Congresso. È stato un momento di grazia, prezioso per la formazione permanente di coloro che vi hanno partecipato e per le ricadute che potranno esserci. È altrettanto bello il poterla condividere con voi, cari fratelli, coinvolti nel lavoro della formazione. Spero che questa lettera possa farvi giungere l’entusiasmo, gli stimoli e il tono che ha donato a noi il congresso.

Con affetto in Cristo,

Ivo Coelho, SDB