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Levate i vostri occhi... Il nostro impegno missionario in vista del 2000 (J.E.Vecchi)

L'ANIMAZIONE MISSIONARIA IN UN PROGETTO DI PASTORALE GIOVANILE

J. VECCHI, Pastorale giovanile, una sfida per la Comunità ecclesiale, LDC 1992, 289-299


L'educazione e la pastorale giovanile si presentano oggi sotto il segno della complessità. Sono molti i temi e gli aspetti ai quali bisogna prestare attenzione per aiutare la gioventù a crescere in modo integro e armonico.

La maturazione dell'uomo esige che si accompagnino i giovani nella loro crescita personale e nell'esperienza familiare, nell'apertura culturale e nell'orientamento professionale, nel loro inserimento nella società e nell'uso della comunicazione sociale, nella risposta agli stimoli dell'ambiente e nella formazione della coscienza morale, per citare solo gli aspetti più importanti.

L'educazione della fede poi richiede ulteriori specifiche at­tenzioni, quali: la conoscenza della verità cristiana, l'iniziazione al mondo dei segni e celebrazioni, la partecipazione alla vita e alla storia della comunità ecclesiale, l'implicazione nell'impegno cristiano, l'orientamento vocazionale e la formazione di una cultura cristiana in grado di giudicare criticamente eventi e progetti storici.

C'è chi si scandalizza dei «vuoti», dottrinali o pratici, che ri­scontrano nella formazione cristiana dei giovani. Quanti lavora­no in campo educativo non si sentono adeguati a tale compito. La materia è molta, il tempo disponibile poco. Le proposte che pesano sono tante e diverse; i messaggi e le impressioni, veloci.

Per questo la pastorale giovanile sta usando, in modo più o meno cosciente, due strumenti per trattare pedagogicamente i contenuti e le esperienze: il progetto educativo e il cammino di fede. Sono come intelaiature, o meglio canalizzazioni in cui si ordina e si orienta un materiale importante che arriva frammentario, complesso e disperso. A tale scopo urgono scelte puntuali e decisive.

1. CONVERGERE SUL PROGETTO

Il progetto richiama un obiettivo conosciuto, formulato e per­seguito, verso cui si fanno convergere messaggi, proposte, attivi­tà. L'obiettivo, cosi come il fine, è il primo nell'intenzione di chi si dispone a intraprendere un compito. Tuttavia un obiettivo edu­cativo risulta anche il primo nella realizzazione, poiché enuncia una qualità fondamentale per la persona in crescita. È già presen­te, come un piccolo seme, nel primo contatto o intervento educa­tivo, sebbene necessiti di essere progressivamente arricchito lungo tutto il processo educativo.

Tale scelta di operare su di un nucleo che dà senso alla totalità e ad ogni aspetto del lavoro pastorale, corrisponde a una tradizione che viene da lontano. L'annuncio degli Apostoli era contenuto in una frase incisiva e sintetica che poteva venire sviluppata in un discorso, esplicitato in un testo, come lo sono i Vangeli.

Il nucleo era sempre il medesimo: da questo si partiva, ad esso si ritornava, era sempre messo in rilievo come fonte di ogni altra espressione o esigenza; non lo si dava mai per scontato o assimila­to completamente.

Ora, l'obiettivo del progetto è suscitare e portare a maturazio­ne la fede in Cristo, come elemento che dà significato all'esistenza e unità alla persona. Alla luce di tale punto centrale si dovranno giustificare i contenuti che si considerano e le metodologie che si adottano.

Di conseguenza il progetto mira a collocare in modo opportu­no, coerente e proporzionato, ogni aspetto particolare, affinché il suo significato nell'orizzonte della fede sia facilmente percepito e assimilato dai destinatari. Si supera così la frammentazione delle diverse proposte e attività procedendo verso un sistema, un programma.

Senza la collocazione organica in un sistema, i gesti, i fatti o le insistenze particolari possono avere un impatto, ma passeggero; non formano una mentalità stabile nei destinatari, già troppo sottoposti a ogni tipo di messaggio e perciò tentati di renderli comunque relativi.

A una prassi pastorale che moltiplica le iniziative settoriali in diversi campi (gruppi, vocazioni, missioni, insegnamento, catechesi) senza preoccuparsi della connessione vicendevole, ne succede un'altra per cui più importante non è la qualità, ma la sintesi, l'unità. Tale evoluzione presenta i suoi buoni motivi. Quando l'universo della fede è chiaro e socialmente condiviso, si può interpretare facilmente il significato di ognuno degli elementi o gesti particolari che ad essa si riferiscono. È come comprendere una frase quando se ne conosce la lingua, come interpretare un segnale se si possiede la chiave di lettura.

Se la lingua o la chiave sono sconosciute, può succedere che un messaggio sia chiaro solo nella mente di chi lo propone, ma venga diversamente interpretato da quanti lo recepiscono. Un viaggio del Papa, giornali alla mano, può assumere sensi diversi in un dibattito. L'evento è uno; i quadri interpretativi in cui viene recepito sono molti, esclusa qualsiasi cattiva volontà.

Questo fermento capita oggi in tutti i campi. Le aree di cono­scenza e gli strumenti di linguaggio si sono estesi: difficilmente l'e­sperienza dell'uomo arriva a dominarli tutti. In un'indagine si riferisce che un bambino, vissuto in un ambiente urbano, alla vista di un ruscello domanda dove si è rotta la tubatura; un altro rifiuta con disgusto la frutta colta dall'albero, mentre mangia tranquilla­mente quella comprata al supermercato; per un altro ancora le rane sono opera della fantasia, come i personaggi delle fiabe. Si parla di conseguenza di un «analfabetismo ambientale». In assenza del contatto vivo con questo universo, che si chiama «natura», in cui gli esseri trovano una loro dimensione e un preciso significato, l'in­terpretazione della realtà risulta sfocata, difficoltosa o impedita. Qualcosa di simile può certamente accadere anche nell'universo della fede e dell'esperienza cristiana.

2. PROSPETTARE IL CAMMINO DI FEDE

Strettamente connesso con il progetto è il cammino di fede.

Se il progetto è l'organizzazione dei mezzi educativi, il cammino di fede considera soprattutto i dinamismi dei processi umani: è un percorso educativo caratterizzato dalla gradualità e dal progresso. Esso si propone di aiutare la persona a costruire intorno alla fede tutto ciò che si riferisce al suo mondo vitale e quanto va scoprendo nella ricerca di significati. Così la stessa fede acquisisce dimensioni più ricche e «impregna» la mentalità, lo stile di vita quotidiano, la presenza e l'impegno nella comunità.

Nel cammino di fede sono importanti non solo le verità o espe­rienze che si offrono, ma più ancora i processi di interiorizzazione e integrazione che la persona attua, le energie che si risvegliano dentro di essa, il fatto di progredire per scelte personali e autentiche verso una identità cristiana. Non sempre alla decisione con cui viene portata avanti una proposta corrisponde una giusta pedagogia di interiorizzazione. In tal caso la fede, la religiosità, la morale rimangono come elementi validi ma esterni, staccati dal contesto in cui si decidono i momenti importanti della vita.

Ciò spiega l'inconsistenza della fede che si rivela quando le im­pressioni svaniscono ed emergono le convinzioni e gli atteggiamenti profondi. Il messaggio e la proposta si devono adeguare sempre alla situazione reale della persona in vista di una loro interiorizza­zione, più che concedersi al desiderio di promuovere un certo set­tore di attività.

3. PUNTARE SULLA CRESCITA INTERIORE

Animazione è una parola assai conosciuta. Con questo termi­ne molti intendono l'azione di stimolo di un educatore o operatore pastorale verso persone o gruppi, perché prendano in conside­razione un tema o un aspetto, se ne lascino coinvolgere e vi si im­pegnino. In simile concezione, per valutare i risultati si enumerano le azioni intraprese, i destinatari raggiunti, i motivi proposti, come anche la risposta dei soggetti coinvolti. Di certo si tratta di un'interpretazione accettabile di animazione, ma parziale ed ester­na, in cui il protagonista è l'«animatore» che agisce: una sorta di propagandista-promotore di un'idea o impresa.

L'animazione però rivela tutte le sue potenzialità educative se viene intesa in modo più pieno, ossia come un dare forza dal di dentro alla persona ponendo in relazione arricchente i diversi aspetti del progetto educativo e del cammino di fede. Un intervento (l'orientamento vocazionale, la dimensione missionaria, l'aspetto culturale) «anima» il progetto globale di educazione alla fede quan­do sollecita l'interno della persona, in modo che provochi la fede e la porti a maggiore approfondimento, chiarificazione, autenti­cità, fondazione.

Una qualsiasi proposta anima veramente nella misura in cui of­fre il combustibile per il cammino, crea un desiderio e un dinamismo di ricerca nella persona, provoca un processo di assimilazione e di adesione. Per esempio, animare religiosamente la cultura significa lanciarla, a partire dalla sfida della fede, alla ricerca di ulteriori significati, e animare culturalmente la fede vuol dire in­vestire su di essa le sfide che l'esistenza umana pone, in modo da liberare tutta la sua profondità umana e razionale.

Non si tratta allora semplicemente di offrire più materiale su un determinato aspetto (vocazioni, missioni, liturgia...).

Il punto nodale sta nel fatto che tale stimolo risvegli e ponga sotto una nuova luce quanto è già acquisito dalla persona, che susciti desideri di crescita rinnovati, così da essere percepito come importante per la vita e la fede.

L'animazione si propone in verità non tanto di promuovere un settore (in tal caso è meglio usare la parola «promozione»), quanto piuttosto di rendere la persona protagonista dei suoi processi di crescita e integrazione.

4. L'ANIMAZIONE MISSIONARIA

Tutta la Chiesa è missionaria, sempre e in ogni luogo. Ogni co­munità cristiana è in missione, senza distinzione di collocazione geografica, situazione religiosa o contesto culturale. Ogni cristia­no, dovunque sia o lavori, è mandato nel mondo, tra quelli che lo circondano, per annunciare il Vangelo. I tre aspetti costitutivi dell'identità della Chiesa, fonte di tutta la sua attività sono: mini­stero, comunione, missione.

Le «missioni» sono presenti in tutto il mondo. Ci sono paesi di missione anche in Europa, e lo sono quasi tutti, secondo i vari episcopati. Missioni, vere missioni, sono realizzate, in città e paesi, da predicatori che si propongono di tornare ad annunciare il Vangelo, dimenticato o poco conosciuto.

Segno concreto di questa dimensione della Chiesa sono la vo­cazione e il servizio di quanti lasciano la propria terra per dedicar­si ad annunciare Gesù Cristo ai popoli che ancora non lo conoscono, o laddove la comunità cristiana ha bisogno di essere sostenuta.

La Chiesa valorizza la vocazione di queste persone e le «man­da» con un gesto pubblico come missionari, considerati dal popolo cristiano espressione insigne di fede e di carità, ricevuti e ascoltati sempre con ammirazione, accompagnati con la preghiera e la collaborazione.

Le missioni non si presentano come un fatto isolato e insolito, ma in continuità con l'identità di ogni cristiano e di ogni comunità, come loro naturale «fioritura», come espressione radicale e chiara capace di smuovere le comunità verso una autentica missionarietà.

Tratto comune e impegno specifico sono i versanti da mettere in risalto perché le missioni « animino » la fede, e questa a sua volta conduca all'azione missionaria in ogni parte del mondo verso i più bisognosi del Vangelo.

Per questo, più che pensare il tema delle missioni a sé e in modo separato, come un capitolo speciale del progetto, occorre integrarlo quale elemento fecondante di diversi aspetti: dalla crescita umana della persona alla sua maturazione nella fede, al processo di decisione vocazionale.

La prassi mette in risalto due modi per conseguire questa inte­grazione: partire dagli interessi educativi di base e risvegliare la coscienza missionaria per ottenere nuovi livelli di fede e di impegno.

Il primo percorso è seguito da istituzioni o gruppi che si interessano di educazione o catechesi fondamentale: mentre fanno maturare la vocazione cristiana, sollecitano a conoscere e a partecipare all'attività missionaria della Chiesa.

Il secondo percorso è tipico dei gruppi e movimenti che hanno un interesse specifico per le missioni, lo sviluppo dei popoli, la col­laborazione internazionale: l'esperienza missionaria si trasforma allora in itinerario di crescita umana e di maturazione nella fede. All'interno di una comunità

educativa questi due percorsi possono coesistere e interagire, essendo l'uno stimolo per l'altro. Ein effetti è così che succede: la fede muove l'interesse missionario, e le missioni danno impulso ai processi di fede e alla crescita della comunità.

Sotto il profilo pedagogico si può operare in quattro maniere per l'animazione missionaria: con l'informazione, la riflessione, la testimonianza e l'impegno personale.

L'informazione

Le missioni sono un « fatto » che talvolta suscita anche curiosi­tà e interesse: come tale è oggetto di informazione, come lo è un volo spaziale, un campionato, una missione diplomatica o un viaggio del Papa. Di tanto in tanto qualche giornalista ce lo ricorda presentando,un'intervista a un missionario o accompagnandoci con la telecamera in un luogo di missione. È il primo dato da valorizzare: l'esistenza e l'originalità di questo fenomeno.

L'informazione porta con sé un'enormità di elementi di matu­razione culturale e produce molte conoscenze geografiche ed etniche, non neutre come in una lista asettica, bensì in connessione con i problemi umani.

Le riviste missionarie riportano notizie di paesi di tutti i continenti: riguardano le differenze culturali, le situazioni di povertà, la discriminazione razziale, la dipendenza economica, le forme di organizzazione sociale, lo stile di educazione, l'urbanizzazione, l'e­migrazione, l'esodo rurale, la situazione femminile, l'influenza dei poteri esterni.

Di sicuro l'informazione missionaria porta a una maggiore co­noscenza del fenomeno religioso, della sua diffusione universale, delle relative differenti manifestazioni, delle relazioni tra le diverse religioni. È difficile parlare di missioni e non far riferimento alle differenti credenze e consuetudini religiose.

L'influsso educativo che tale informazione può avere dipende spesso dal modo in cui viene presentata. Non tutti giungono a valutare il fenomeno con uguale maturità: talora se ne parla come di un racconto che non coinvolge, talaltra con superficialità o toni polemici. Cionondimeno si «fa lezione» di cultura religiosa con il materiale offerto.

La riflessione sul senso

L'informazione missionaria apre a un panorama di popoli, di fatti, problemi e culture. Presenta l'esperienza religiosa come una ricerca universale dell'assoluto; fa sentire l'interdipendenza delle diverse aree del mondo, aiutando a percepire in concreto gli effetti favorevoli o negativi di determinali progetti storici.

Anche se presentate solo sotto l'aspetto dell'interesse o della curiosità, il discorso «missioni» forma ugualmente all'apertura al mondo, stimola all'universalità. Si rileva un esito educativo nei ra­gazzi in contatto con questo tipo di realtà.

I «fatti» contengono «significati», l'informazione trasmette messaggi: alla narrazione segue la riflessione che apre al discorso di fede.

Le missioni rendono evidente che l'esperienza religiosa, in particolare quella cristiana, per qualcuno è tanto attraente e importante da trascurare tutto il resto per concentrarsi su di essa. Romanzieri e sociologi, anche non cristiani, si sforzano di comprendere le motivazioni e gli atteggiamenti che spingono le persone a diventare missionari e missionarie. Dalle imprese missionarie di­viene evidente che quanto è «religioso» risulta profondamente le­gato al problema dell'uomo e della sua dignità. La missione com­pare più come servizio all'uomo, specialmente nella scoperta del­la sua vocazione, che come proselitismo religioso.

Lo spessore missionario si esplicita in contenuti catechistici, quali la chiamata universale di tutti gli uomini a formare una famiglia in Cristo, la missione della Chiesa di essere «segno e strumento» di tale vocazione, la continuità sacramentale tra Cristo e la Chiesa, la comprensione maggiore della presenza della Chiesa nel mondo, l'unione spirituale esistente tra i cristiani.

Secondo i momenti e i destinatari, l'informazione si risolve in una catechesi sistematica o occasionale. Non è necessario, né talvolta conveniente, cambiare lo stile della narrazione con quello della «lezione»: ci sono di esempio gli Atti degli Apostoli, che narrano con fede e a partire dalla fede.

La testimonianza e l'impegno

Fatti e significali sono incarnati in testimoni vivi. Questi rac­contano la storia della loro decisione, comunicano la gioia della loro donazione, trasmettono la sete di verità e di salvezza che trovano sul posto di lavoro, documentano la forza trasformatrice del Vangelo; raccontano, insomma, il fervore della nascita e la cresci­ta di una comunità cristiana. Questo e un momento fecondo per le vocazioni, sebbene non completo: la missione risulta una componente determinante nella loro nascita.

Testimoni eloquenti sono anche i missionari di ieri, in primo luogo quelli che portarono Cristo alla propria gente.

La storia della propria comunità cristiana e di coloro che si sono distinti nel farla nascere e crescere va dunque congiunta col fatto missionario permanente e attuale.

Tutto ciò tende a produrre un'implicazione personale, anche se di differenti livelli: l'interesse, il sostegno esterno, la collaborazione a distanza, la partecipazione diretta all'azione missionaria. Le missioni divengono così luogo di esperienze intense e di itinerari. Si partecipa allora a un progetto missionario nel quale si percorre un cammino di fede, che non è di per sé materialmente legato alla partecipazione all'attività missionaria. Ci possono essere persone che partecipano a missioni per curiosità, generosità naturale o desiderio di esperienza, senza percorrere il relativo cammino di fede. Per questo l'esperienza missionaria richiede una pedagogia di preparazione, di attuazione e di accompagnamento.

5. VALUTAZIONE DELL'ANIMAZIONE MISSIONARIA

Il fatto missionario può attivare energie educative. Per raggiun­gere tuttavia determinati obiettivi di formazione umana e cristiana è necessario trattarlo pedagogicamente.

Gli indicatori positivi per valutare se l'animazione missionaria si traduce in processi educativi possono essere di tre livelli.

Il primo è la comunità educativa pastorale in se stessa: è la destinataria dei messaggi, il terreno su cui arrivano le proposte di collaborazione.

In essa si può verificare se l'animazione si riduce a momenti occasionali di sensibilizzazione o matura in attività e in criteri duraturi.

C'è un indicatore positivo quando all'interno della comunità cadono i pregiudizi e cresce la capacità di comprensione e accoglienza a persone di diversa provenienza, di razza differente, di vario livello economico e fede religiosa. Oggi si vive a gomito a gomito con gente di diversa cultura e razza, ma nonostante questo, paure e difese si celano assai più spesso di quanto si possa immaginare e con i pretesti più diversi. Si può fare l'elemosina agli abitanti dell'Africa e discriminare gli africani che vivono tra noi, come i balli esclusivi e la beneficenza in favore dei poveri.

Un altro indicatore positivo consiste nella preoccupazione reale, da parte della comunità educativa, di aprire i giovani ai grandi problemi dell'umanità, presentandoli con realismo, aiutando a vederne le conseguenze sull'ambiente (ricchezza e povertà, vita ed etica), promuovendo la convinzione che è possibile superarli e mostrando il gioco di responsabilità che grava su di essi.

Sulla stessa linea si può collocare, come indicatore positivo, l'importanza della dimensione religiosa nella vita della comunità e nei contenuti educativi, così come la rilevanza dell'educazione dei giovani alla generosità e al servizio più che alla conquista del succes­so personale.

Il secondo livello valutativo sta nella relazione della comunità con il territorio. Che senso avrebbe infatti parlare di missioni lontane e non essere missionari nel proprio ambiente? Sul posto esiste la possibilità quotidiana di testimoniare e annunciare il Vangelo: c'è gente che non ha mai sentito parlare veramente di Cristo, sebbene sia in contatto con cristiani. Il rapporto con l'ambiente circostante spinge a impegnarsi pacificamente in favore della persona, proprio come raccontano i missionari. Non possono «educare» quanti parlano di impatto del Vangelo in terre sconosciute, ma non lo vivono nel loro contesto, poiché si disinteressano dei problemi della propria gente. Un risultato educativo viene ottenuto solo quando nella persona matura un atteggiamento o si radica un criterio; la risposta generosa a uno stimolo occasionale è uni­camente un inizio.

Il terzo livello di valutazione della qualità dell'animazione missionaria è l'apertura delle persone e della comunità all'umanità e alla Chiesa universale.Tale apertura significa coglierne l'interdipendenza: ossia sapere che un problema lontano è anche un problema nostro, che la solidarietà non ha confini, così come la responsabilità. Lo esprime bene questo passo di Helder Càmara: «Qualunque sia la tua condizione di vita, pensa a te stesso e ai tuoi cari, ma non ti lasciar chiudere nel cerchio stretto della Ina piccola famiglia. Una volta per tutte adotta la famiglia umana. Cerca di non sentirti estraneo in nessuna parte del mondo. Sii uomo in mezzo agli altri. Nessun problema di qualsiasi popolo ti sia indifferente. Risuona delle gioie e delle speranze di tutto il genere umano. Fa' tue le sofferenze, le umiliazioni dei tuoi fratelli; vivi su scala mondiale o, meglio ancora, universale. Cancella dal tuo vocabolario le parole: nemico, odio, risentimento, rancore. Nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri, nelle tue azioni, sforzati di essere veramente costruttore della pace».