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1° tema: La missione giovanile e il carisma educativo nel governo e nell’animazione pastorale della diocesi

1° Tema: La missione giovanile e il carisma educativo


Incontro dei vescovi salesiani - 1 ° Tema,

22 maggio 2010,
Valdocco, Torino

La missione giovanile e
il carisma educativo nel governo e nell’animazione pastorale della diocesi

1. Excmo. Mons. Luc Van Looy, Vescovo di Gent - Belgio

2. Excmo. Mons.Jesús Tirso Blanco,  Vescovo di Lwena - Angola

3. Excmo. Mons.Valmor César Teixeira, Vescovo di Bom Jesus da Lapa - Brasile

4. Excmo. Mons.Héctor Vargas Bastidas, Vescovo di Arica - Cile


PRESENTAZIONE DEL TEMA

Mons. Luc Van Looy, SDB
Vescovo di Gent, Belgio

Questa vuol essere una conversazione fraterna, tra colleghi vescovi, partendo da due esperienze vissute: l’esperienza di salesiano in comunità, a livello locale e ispettoriale, e l’esperienza in diocesi da vescovo diocesano. E’ una raccolta di idee partendo dalla realtà cercando di individuarne la rilevanza per noi vescovi salesiani.

 

Uno sguardo alla situazione

Recentemente una giornalista ha vissuto una settimana in un convento di suore trappistine seguito da una équipe televisiva. Dopo alcuni giorni chiedeva alle suore in comunità radunate se credono in Dio. Lei stesso diceva che era già da anni in ricerca di Dio. La risposta della abbadessa era simpatica: “Non pensi che il fatto che tante donne (29 in quella comunità) vivono insieme in pace per tanti anni sia una prova dell’ esistenza di Dio?

La domanda di Dio, l’incertezza, o meglio, il dubbio viene alimentato dalla mentalità neoliberale che da ognuno libero pensiero e libera espressione. Per evangelizzare in questo contesto bisogna partire da lontano, e accompagnare le persone per lungo tempo sulla strada della ricerca di Dio e di Cristo. Con i dogmi non si conta più, obbligazioni di tipo religioso non vengono considerati, la pratica religiosa diminuì e specialmente i giovani si trovano lontano dalla Chiesa. Alcuni movimenti giovanili di origine cattolico si dichiarano per fino ‘non cristiani’ pur continuando a servirsi gratuitamente dei locali parrocchiali. Allo stesso tempo si vedono delicati segni di risveglio anche tra giovani. Laddove si organizzano attività religiose i giovani si radunano volentieri, perché sono in ricerca di quanto non sanno ancora chiamare con nome. Movimenti nuovi entrano lentamente ma con tanta riserva in alcuni ambienti. Solo il movimento di Taizé fa strada tra i giovani. I giovani impegnati sono disponibili solamente per impegni puntuali. Non si impegnano facilmente per una certa durata e certamente non per la vita. Questo è uno dei motivi per i quali il lavoro vocazionale è tanto difficile. Il tema delle vocazioni soffre della mentalità creata dalla opinione pubblica che i sacerdoti sono spesso uomini emotivamente immaturi. Il danno che la stampa deliberatamente crea attorno ai sacerdoti pedofili continua tuttora[1]. Alcun tempo fa avevamo celebrato una bellissima giornata nazionale con 2300 acoliti, tutti i vescovi presenti. Le notizie sulla stampa erano belle, con delle belle fotografie. Il giorno dopo uscivano con una indagine fatta prima dove si indicava che i giovani non credono nella Chiesa e che i sacerdoti stanno all’ultimo posto nel rango della fiducia.

A volte abbiamo l’impressione che nei nostri tempi “la parola di Dio sia rara e che le visioni non siano frequenti” (1 Sam. 3, 1). Come Eli stava vicino, giorno e notte al giovane Samuele, sarà obbligo per l’evangelizzatore oggi di accompagnare giorno dopo giorno le persone che ricercano la spiritualità. Camminare con i giovani è il compito arduo che abbiamo, ma da pure tanta soddisfazione.

 

Pastorale giovanile

Un primo punto che il vescovo salesiano può fare è rafforzare il servizio in favore dei giovani. Consiste nel creare o sostenere effettivamente l’équipe del ‘vicariato giovani’ in primo luogo ricercando i migliori candidati per questo servizio. In diocesi godo di due elementi importanti a riguardo: ricerchiamo i collaboratori (giovani) per il vicariato in collaborazione con la facoltà di teologia di Lovanio. Attiriamo i migliori studenti che prendono la laurea nella facoltà (in quanto animazione e vita cristiana, vorrei dire quei salesianamente animati anche senza conoscere don Bosco). Dato il salario basso e che in un servizio giovanile non molti rimangono a lungo, abbiamo spesso un avvicendamento di personale. Questo però rende possibile una formazione ulteriore e una prima pratica di evangelizzazione dei giovani per questi collaboratori. Un secondo aspetto del vicariato è che nella mia diocesi sia collocato pure il servizio nazionale per i giovani, ossia il gruppo di coordinamento interdiocesano (IJD). I due gruppi, del vicariato e del servizio interdiocesano, si fecondano a vicenda e così siamo riusciti poco a poco a dare priorità all’evangelizzazione giovanile in tutte le diocesi[2].

Collaborando con loro in stile salesiano (senza necessariamente parlare di don Bosco) si sono stabiliti i principi salesiani nell’animazione. Presenza e accompagnamento, attenzione ai più disagiati e conduzione verso i sacramenti, e anche il portare avanti di iniziative a ampio raggio sono forse i frutti più visibili di questo lavoro[3].

Ai giovani servono modelli di identificazione. In un contesto salesiano la figura paterna di don Bosco ha un ruolo importante per l’unione della congregazione, delle opere e della famiglia salesiana. Nelle diocesi non sempre esiste una figura – storica o attuale – di convergenza spirituale. Cercando di dare ai giovani soprattutto un modello di identificazione abbiamo creato per i ragazzi che si preparano alla cresima una giornata attorno al patrono della diocesi. (In tutto abbiamo ogni anno più o meno 11.000 cresime, tutte concentrate nel periodo tra Pasqua e Pentecoste). San Bavone era un giovane ricco che si è convertito alla vita monacale nella vicinanza di Gent dopo la morte della sua giovane sposa. Assieme a dare più importanza alla cattedrale come centro spirituale della diocesi e alla centralità del nostro Santo cerchiamo di creare unità spirituale in diocesi. Concentrando le forze attorno a un movimento, come faceva don Bosco e fa sempre la nostra congregazione, speriamo di creare una famiglia cristiana dove molti si trovano a casa. Creare casa cristiana è importante affinché la gente si trovi bene con altri cristiani. Specialmente i giovani hanno bisogno di una icona modello, con un canto di animazione che gli fa vivere la fede con gioia.

Modelli di identificazione sono anche tre giovani sacerdoti che vivono insieme nel seminario[4] (dove non ci sono attualmente seminaristi perché si trovano nel seminario interdiocesano). Ogni giovedì si celebra l’eucaristia con un bel gruppo di giovani adulti, e alcune volte in settimana si raduna un piccolo gruppo di giovani in preghiera al mattino. Un altro aspetto che aiuta questa creazione di casa cristiana è l’apertura della curia vescovile: porte aperte, prima di tutto la porta del vescovo e della cappella in curia. Questo da un senso di appartenenza per molti[5]. Sono stati i giovani collaboratori a chiedere se possono cantare l’ufficio di mezzogiorno ogni giorno nella cappella della curia.

Per giovani interessati la diocesi organizza delle iniziative di approfondimento della fede e di introduzione alla preghiera bibblica e al dialogo contemplativo.

Non esiste un equivalente all’oratorio salesiano. I movimenti giovanili di origine cattolico sono in forte aumento e si dedicano al gioco e all’animazione di tipo sociale piuttosto che alla vita cristiana o di chiesa. Per mancanza di sacerdoti giovani non è più possibile di renderci presenti tra di loro come sarebbe necessario nello stile salesiano. La realtà organizzativa dell’oratorio è dunque di difficile applicazione nelle parrocchie dovuto al poco contatto da parte delle persone di chiesa con i giovani. Invece è nella scuola cattolica che si offre la possibilità di applicazione oratoriana. Non solo nelle scuole salesiane ma in tutte le scuole cattoliche[6] si lavora con un progetto educativo e pastorale ed esistono dei gruppi di pastorale composti da insegnanti e allievi. Durante attività post-scolari, attraverso iniziative di giornate i ritiro gli insegnati ispirati dal vangelo riescono a apprire i giovani ai valori del vangelo e alla diaconia. Il vicariato per le scuole organizza costantemente degli incontri formativi per insegnanti, segue la religione cattolica nelle scuole intensamente e raduna le direzioni delle scuole ogni anno in un seminario formativo per tre giorni.

 

Chiesa aperta al mondo

Il rapporto e l’inserimento nella società sono evidenti nella diocesi. Più forse che gli istituti Salesiani la parrocchia e le opere sociali della diocesi partecipano alla vita della gente. Ci si impegna per il mondo del lavoro, piuttosto assistenzialmente che con la formazione dei giovani al lavoro. I poveri sono concretamente nel mirino, i senza tetti si rivolgono alla chiesa locale, i ‘sans papier’, immigrati illegalmente nelle città necessitano la nostra attenzione[7].

Don Bosco cultivava un rapporto intenso con le autorità ecclesiali e civili. Per poter intervenire sulla vita dei più poveri è necessario collaborare con le autorità delle città. La provincia, le città e i comuni riconoscono la chiesa come un nucleo importante per la realizzazione dei progetti sociali. Non aspettiamo le occasioni triste o gioiose per trattare con le autorità, al contrario provochiamo incontri con loro per trattare temi comuni di attenzione alla realtà civile ed ecclesiale. Con gli uffici della città o della provincia teniamo dei contatti aperti e costruttivi. Con le altre religioni, specialmente con i Musulmani abbiamo contatti regolari senza però entrare in discussione sul contenuto della fede. Anche così con i protestanti e anglicani (che sono poco presenti). Importante è quanto possiamo collaborare per il bene della gente a livello sociale e comunitario. [8]

Per don Bosco la stampa era un mezzo eccellente per comunicare il suo sistema preventivo. Il Bollettino salesiano portava nelle famiglie la notizia evangelica e il carisma di don Bosco, le letture cattoliche insegnavano la storia e la dottrina cristiana. Sapendo che l’orientamento generale dei media è laicale cerchiamo di renderci presenti senza attendere l’invito loro. Per il vescovo in particolare è opportuno acquisire un atteggiamento proattivo verso i media. Invitiamo e collaboriamo con la televisione e con la stampa. Ci conoscono come partner disponibili per trattare e comunicare sui temi focali della società e della chiesa.

In conclusione su questo tema consideriamo importante il ‘networking’ con varie istituzioni, siano questi civili, sociali o ecclesiali, dell’assistenza sanitaria o della giustizia, del mondo del lavoro o associativo, la Chiesa vuole essere presente e offrire la sua attenzione e la sua parola su ogni campo. Vogliamo essere presente ovunque nel tessuto sociale. Nelle feste, ordinazioni e grandi eventi diocesani o parrocchiali coinvolgiamo sempre la TV regionale o nazionale e i giornali. Siamo presenti con vari sussidi nei nuovi media, con informazioni quotidiane, con siti internet, DVD e filmati che interessano particolarmente i giovani. Ogni anno mando per i mezzi nuovi di Comunicazione sociale un messaggio ai giovani.

 
Diocesi e congregazione

E’ utile mettere in evidenza alcuni aspetti tipici della vita diocesana. In diocesi molta attenzione si concentra sulla vita parrocchiale, la quale da priorità alla pastorale con gli adulti. Questa si sviluppa attorno al parroco il quale, con molti collaboratori, lavora sul proprio territorio. I parroci vivono da solo, il che non favorisce la collegialità e la collaborazione interpcarrochiale o l’attenzione all’animazione decanale o diocesana. Il governo diocesano si concentra nel consiglio episcopale. In questo raduno settimanale (lunedì mattina, iniziando con l’eucaristia e terminando con pranzo) si segue l’andamento di tutta la diocesi e si fanno delle nomine ai vari livelli[9]. I consigli presbiterale e pastorale sono di discernimento e di ricerca, occasionalmente anche di avviso al governo della diocesi. Nei decanati ogni mese si raduna la conferenza decanale, composta dai sacerdoti con almeno una persona laica per parrocchia. Nelle parrocchie i consigli parrocchiali si radunano spesso. Molte parrocchie hanno un gruppo liturgico che prepara le celebrazioni domenicali. Una opportunità per favorire la pastorale giovanile è la preparazione alla cresima. I catechisti laici seguono bene i giovani, ma hanno un forte bisogno di formazione, perché non è facile in questa società secolarizzata di trovare persone che hanno le parole pronte per testimoniare la loro fede come catechista.

Pensando alla visita dell’ispettore alle case ogni anno, cerco di visitare i vari servizi della diocesi e le conferenze decanali[10]. Il vicario prepara una visita del vescovo per studiare quanto si cerca di fare con i limiti e i punti forti dell’animazione che vanno facendo. In ispettoria l’ispettore è il Padre, rappresentando don Bosco, nella diocesi Padre è il vescovo, rappresentando la paternità di Dio. Per quanto il mio servizio, ho scelto come lemma ‘In nomine Patris’, questo mi offre l’opportunità di insistere sul ruolo paterno ei sacerdoti. Spesso torno sulla preghiera del ‘Padre Nostro’ come prima preghiera della Chiesa. Ci fa pregare con Cristo rivolgendoci al Padre con le sue parole. La comunità cristiana deve sentirsi unita a Cristo che prega, a Cristo che si unisce a noi, a Cristo che ci accompagna verso suo e nostro Padre.

Un aspetto da considerare è l’ubbidienza. In congregazione il primo voto è l’obbedienza, e grazie alla vita comunitaria i confratelli imparano a vivere sostanzialmente una vita di comunione assicurando l’ubbidienza. In diocesi non è sempre così facile. Pur confessando ubbidienza al vescovo e ai suoi successori nel rito dell’ordinazione, il sacerdote diocesano goda di una certa autonomia. Di per sé non presenta nessun problema, però la disponibilità del personale per collaborare in uno stile collegiale è spesso difficile. Dipendono più dal proprio possesso materiale, dalla famiglia e dal contesto di lavoro. Collegato con questo è lo spirito di povertà. L’autonomia personale non favorisce sempre la disponibilità evangelica del sacerdote diocesano.

 

I religiosi e le religiose

La mia diocesi conta 45 congregazioni religiose femminile di diritto diocesano. Avendo un vescovo religioso da fiducia particolarmente quando devono prendere decisioni difficili. Il vicariato per i religiosi si sente appoggiato dal vescovo religioso, da parte del vescovo è anche facile appoggiare e sostenere il lavoro del vicariato. In momenti di elezioni, di organizzazione dei capitoli regionali e generali l’esperienza personale del vescovo a riguardo dalle religiose la possibilità di consulta efficace. Più importante ancora, il vescovo salesiano può ispirare i religiosi e le religiose dando loro l’assistenza spirituale. Si identificano facilmente con il loro vescovo, aprendosi a collaborare intensamente con quanto la diocesi cerca di realizzare nel campo pastorale e spirituale. Nei servizi diocesani collaborano alcune religiose, nelle parrocchie alcuni sacerdoti religiosi lavorano a titolo personale, alcuni di loro sono di ritorno dalle missioni.

 
Formazione permanente

Un punto strategico è evidentemente la formazione dei collaboratori, sacerdoti, diaconi, assistenti parrocchiali, catechisti, laici agenti di pastorale nelle varie istituzioni, insegnanti e direzioni di scuole ecc.

Costatiamo un grande bisogno di formazione, e una grande sete di quelli che partecipano alle varie iniziative formative[11]. Nella realtà secolarizzata la Chiesa e la fede devono costantemente trovare il loro posto e esprimere con chiarezza obbiettivi e visione. Per giungere a una comunità missionaria, ossia per essere presente in una società lontana da Dio, i cristiana hanno bisogno di trovare la parole per annunziare e testimoniare la loro fede. Una conoscenza della storia della fede, della sacra scrittura è per questo più che necessaria[12]. La formazione permanente si concentra attorno al tema annuale della conferenza episcopale. Corsi vari, brevi e lunghi si susseguono per laici e sacerdoti. La rivista diocesana ‘Kerkplein’ pubblica ogni mese dei sussidi appropriati per le conferenze decanali. La lettera del vescovo accenna a temi di attualità alla luce della fede. In questa lettera chiamo l’attenzione alla pastorale giovanile e vocazionale. Siamo convinti che è la formazione di tutto il personale, in modo particolare dei laici e dei giovani, è la strada per aprire futuro per la chiesa. La scarsezza di vocazioni crea un problema grossissimo per avviarci al futuro. Dobbiamo dare sempre più responsabilità ai laici per formare le comunità cristiane e portare avanti il lavoro missionario e evangelizzatore. Per questo diamo priorità alla formazione.

Speciale attenzione va data alla formazione alla preghiera. ‘Un cristiano che non prega è un cristiano in pericolo’ diciamo noi. Mentre coltiviamo la preghiera si prepara il futuro della Chiesa. Inviando alla preghiera e creando scuola di preghiera si creano comunità cristianamente animate. Poco per volta entra l’abitudine di pregare l’ufficio della Chiesa insieme. Il vescovo salesiano è abituato a pregare ‘con’ la sua gente. La testimonianza di preghiera diventa così una forza animatrice.

Pensando al rendiconto, invito a colloquio i sacerdoti e i diaconi. Abbiamo creato un sistema di colloquio annuo tra il vescovo e i decani, e sua volta tra decani e sacerdoti e diaconi della loro zona. Anche gli assistenti parrocchiali vanno a colloquio personale dal decano.

 
L’eucaristia

Il centro e la fonte della Chiesa è l’eucaristia. Siccome il lavoro in parrocchia si concentra molto sulla domenica, diamo molta attenzione alla qualità delle celebrazioni. Abbiamo imparato da don Bosco quanto sia importante la frequenza all’eucaristia. Nella diocesi cerchiamo di dare la massima attenzione alla celebrazione settimanale, anche se non in tutte le parrocchie è possibile assicurare l’eucaristia ogni domenica, animiamo la gente a scegliere una chiesa dove si riesce ad animare bene, con coro, canto ben fatto, giovani presenti, servizio della parola speciale per i bambini ecc. Non favoriamo dunque che si celebrino delle liturgie della parola guidate da laici nella domenica (e sabato sera).

La preparazione alla prima comunione e alla cresima offre opportunità di portare i bambini e i giovani alla tavola del Signore. Imparano ad ascoltare la parola, ad apprezzare il Cristo che si dona e ci invia. In occasione della catechesi ai bambini organizziamo anche degli incontri catechistici per i genitori[13].

Alcuni punti forti dell’eucaristia sono le celebrazioni dei canonici e quella dei giovani in seminario. Ogni lunedì e venerdì mattina i canonici si radunano con la gente in cattedrale per l’eucaristia con le lodi cantati inserite. Stimulato da quest’abitudine, e spinti dal vescovo, alcuni decanati hanno già preso l’abitudine di radunare i sacerdoti in modo regolare per celebrare insieme, dando così una bella testimonianza di vita eucaristica e di preghiera ai loro cristiani, invitandogli a partecipare. Nel seminario si raduna ogni giovedì un gruppo di una settantina di giovani per l’eucaristia e per la convivenza.

In modo crescente le parrocchie cercano di inserire il sacramento del battesimo nell’eucaristia domenicale. Il motivo è di creare chiarezza sul senso del battesimo come inserimento nella comunità cristiana. La parrocchia acquista in questo modo un senzo nuovo e vivo di chiesa catecumenale.

         Il ruolo salesiano del vescovo
  • Ricordando il clima di Valdocco, il vescovo cerca di creare un clima amichevole e caldo, prima di tutto tra i collaboratori, aperti al dialogo, e accogliendo i cristiani all’entrata della chiesa quando vengono per l’eucaristia domenicale.
  • Innanzitutto deve seguire le persone, i sacerdoti in primo luogo. Poi i diaconi, le persone impegnate nella pastorale. Lo fa in un contatto personale, in curia, ma anche a casa loro e nell’ambito di lavoro.
  • Accogliere delle persone con problemi, i poveri, le persone sole, mostrando attenzione e calore verso qui è privo di amore.
  • Intessere rapporti positivi con le autorità civili e religiosi e con i media.
  • Dare impulso alla formazione permanente, teologica, bibblica e liturgica, a tutti i livelli.
  • Priorizzare la pastorale giovanile e vocazionale.
  • Pregare con la gente, con i collaboratori ed insistere sulla preghiera comune dei sacerdoti.
  • Favorire una chiesa missionaria, aprendo le comunità alla chiesa universale e alla dottrina sociale della Chiesa.
  • Comunicare con tutti, costantemente, per e-mail, per favorire un contatto personale con molte persone. In questo modo cerca di colmare o accorciare la distanza dai giovani.
  • Sostanzialmente la gente deve scoprire nel loro vescovo il salesiano, senza che lui stesso riferisca sempre a don Bosco.
         Il dolore del vescovo salesiano
  • La difficoltà di raggiungere i giovani. Le associazioni giovanili si distanziano dalla Chiesa.
  • Il vedere i giovani disorientati, come pecore senza pastori, disanimati, paurosi.
  • La crescita della violenza nelle città. Sembra che la violenza viene ora alle nostre porte.
  • La rottura del tessuto famigliare, espresso dalle tante separazioni.
  • Il concetto di sessualità libera, del preservativo, delle unioni omosessuali, delle famiglie nuovamente composte con gli effetti problematici per i figli.
  • La durezza e la condotta autoritaria di certi sacerdoti, allontanando la gente buona dalla chiesa.
  • Il fatto di non poter seguire da vicino qualche gruppo continuamente.
  • La critica sistematica delle parole del Santo Padre.
         La gioia del vescovo salesiano
  • Da salesiano il vescovo ha imparato di vivere una vita pastorale dinamica, vicina alla gente e ai giovani. Favorisce delle iniziative di tipo educativi e pastorali a tutti i livelli e crea occasione di riflessione pastorale. Particolarmente gode di quanto segue:
  • Di trovarsi costantemente in mezzo alla gente
  • Di vedere crescere la catechesi per i giovani
  • Di trovare collaboratori di fiducia e condividere le preoccupazioni
  • Di avere la fiducia dei sacerdoti nei colloqui
  • Di poter comunicare la gioia di credere e di annunziare il vangelo
  • Di vivere la fiducia in Maria Ausiliatrice
  • Di avere a propria disposizione una cappella privata in curia.

Conclusione

Pare giusto terminare con una citazione del capitolo generale 24 sul sistema preventivo. “Con coloro che non accettano Dio possiamo fare un cammino insieme basandoci sui valori umani e laicali presenti nel Sistemo Preventivo; con coloro che accettano Dio o il Trascendente possiamo procedere oltre fino a favorire l’accoglienza dei valori religiosi; con quelli, infine, che condividono con noi la fede in Cristo ma non nella Chiesa, possiamo camminare ancora di più nella strada del Vangelo” (CG 24, 185).

La comunicazione del sistema preventivo può facilmente essere fatta con le parole del vangelo di Marco (Mc. 10, 16). Quando Gesù incontra i bambini gli tratta precisamente come avrebbe fatto don Bosco. Accogliendogli gli abbraccia, significando che vuole che sentano che gli vuole bene; mettendo la mano sul capo gli fa sentirsi appoggiati, apprezzati, spinti verso il bene; dandogli la benedizione gli manda sul proprio cammino con la certezza di essere accompagnati, mai lasciati soli. Questo brano è un eccellente mezzo per portare a conoscenza di molti il sistema educativo di don Bosco.

 

[1] Recentemente, in febbraio, la stampa usciva con un articolo indicando che un sacerdote della mia diocesi è da cinque anni di nuovo al lavoro come vicario parrocchiale, legalmente e prudentemente seguito. Pure avevano trovato maniera per mettere questo prete, e la diocesi, ancora una volta al palo di scandalo. Sembra que la stampa non riesca a dire una parola positiva sulla Chiesa e sui preti.

[2] Non nascondo la difficoltà che abbiamo avuto per dare priorità all’evangelo cercando di superare un lavoro tra i giovani di livello puramente sociale.

[3] Esempi di attività ad ampio raggio sono: un viaggio a Roma con i ministranti, la giornata per i cresimandi (Bavodag), un campo giovanile per i ragazzi del post cresima, settimana di preghiera con i monaci in una abbazia per giovani tra 18 e 30 anni, venerdì Santo in stile Taizé, JMJ, Gite per giovani verso luoghi spirituali (Citeaux), progetto Samuele per l’approfondimento della fede durante un anno.

[4] Ora sono due, il mio vicario per i giovani è morto il martedì dopo Pasqua. Aveva 42 anni.

[5] Nella giornata per i cresimandi, Bavodag chiamato, avevamo quest’anno 4500 giovani nella città. 230 volontari si sono presentati per aiutare. La sera, dopo la partenza dei ragazzi, 190 di loro hanno preso la cena calda in casa del vescovo. Cantavano con entusiasmo il canto “Jesus Christ, you are my life”. Sono momenti forti  di casa aperta.

[6] Nelle Fiandre 75 % dei giovani studiano nelle scuole cattoliche. La presenza di sacerdoti o religiosi/e nelle scuole è molto ridotta, ma i dirigenti laici colgono bene lo spirito dei fondatori dando molta attenzione al reclutamento del professorato e all’applicazione del progetto educativo-pastorale.

[7] In una chiesa della città di Gent abbiamo accolto molti ‘sans papier’ cercando di aiutargli a preparare i  documenti necessari. Per evitare problemi con le autorità abbiamo sempre cercato la collaborazione con la città e con la polizia.

[8] La comunità anglicana usa una nostra cappella di un convento di clarisse come loro luogo per le celebrazioni.

[9] Diversamente dalla congregazione dove le nomine si concentrano in un periodo preciso, in diocesi ci sono delle nomine da fare durante tutto l’anno.

[10] Non esiste nelle Fiandre l’abitudine di fare sistematicamente le visite pastorali annuali alle parrocchie. Non sarebbe possibile di visitare le 427 parrocchie in un anno. Per questo ho scelto di essere molto presente in occasioni varie, e di visitare le strutture decanali e diocesani una volta all’anno.

[11] Ci meravigliamo sempre, organizzando dei corsi anche lunghi e impegantivi, al vedere quante persone anche giovani si iscrivono. Il mistero è che tanti collaboratori si dedicano al approfondamento della fede e alla collaborazione, eppure i risultati non si vedono a livello di vita della società e a livello vocazionale.

[12] La storia della chiesa nei nostri paesi non ha favorita la conoscenza della scrittura. Per questo i cristiani non hanno fondamento per rispondere alle sfide del tempo odierno.

[13] La preparazione alla prima comunione si fa nelle scuole, nella prima elementare. Per la cresima i catechisti radunano i giovani nella propria casa o in un ambiente della parrocchia.

 


DIBATTITO 1

Mon. Jesus Tirso Blanco, SDB
Vescovo di Lwena, Angola

Vedo come le situazioni sono diverse: nella Diocesi di Gent, ci sono oltre 400 parrocchie in un piccolissimo territorio e 45 congregazioni di diritto diocesano, invece nella Diocesi di Lwena, ci sono appena 3 congregazioni maschili e non più di 10 femminili, nessuna di diritto diocesano, che si trovano in un territorio vastissimo; nel Belgio certamente esistono difficoltà per quanto riguarda le vocazioni sacerdotali e religiose; a Lwena, invece, i giovani manifestano la voglia di intraprendere un cammino vocazionale, tuttavia la formazione accademica e religiosa è insufficiente. A livello diocesano non possiamo più accogliere seminaristi per motivi economici; quindi, da una parte si hanno molti sacerdoti, dall’altra pochissimi; da una parte, assistiamo all’invecchiamento del clero, dall’altra  abbiamo delle difficoltà dovute all’estrema giovinezza del clero (il sacerdote più vecchio del clero diocesano secolare che lavora in diocesi ha 7 sette anni di ordinazione), da una parte della popolazione invecchia in generale, dall’altra fiorisce un ambiente oratoriano spontaneo gremito di ragazzi; da una parte ci sono molte strutture della Chiesa, dall’altra invece, tutto è stato distrutto, con la conseguente difficoltà di inserire in diocesi religiosi/e per la mancanza di una stanza dove vivere. Nonostante tutto, il cuore è lo stesso, rimane sempre profondamente salesiano, anche quando non possiamo proclamarlo ai quattro venti.

 

LA SITUAZIONE

Sono stato nominato vescovo di questa Diocesi dell’Est dell’Angola qui se estende per 223.000 chilometri quadrati, una grandezza pari a sette volte il Belgio. In questo territorio esiste soltanto una chiesa in condizioni accettabili, ed è quella dei salesiani. La guerra ha distrutto tutto: ho fatto un piccolo dossier con 50 strutture da ricostruire o bisognose di una profonda ristrutturazione; negli ultimi 35 anni non è stato possibile mettere neanche un mattone per erigere una chiesa nuova!

Il primo ostacolo che si incontra sono i prezzi elevati: a Lwena un sacco di cemento costa 19 Euro, a Lumbala Nguimbo, una cittadina a 350 km da Lwena era arrivato a costare 50 euro l’anno scorso. Abbiamo la rete stradale nelle condizioni più precarie di tutta l’Angola.

La mancanza di personale tecnico è proverbiale: le costruzioni cominciano senza mai finire, non si trova un meccanico, un elettricista... Le uniche scuole professionali che offrono dei buoni corsi sono dei SDB.
All’interno di questo territorio così vasto ho incontrato appena 5 preti diocesani per lavorare sul posto.
Le sette hanno occupato buona parte della diocesi: 40 anni fa il 60% della popolazione si riconosceva cattolica, oggi forse non arriviamo al 20%; una parrocchia, Lumeje Cameia, che in passato aveva 38 cappelle, oggi ne ha soltanto 2, Liangongo, con oltre 30 cappelle, oggi ne ha soltanto 1.

Per fortuna, non è così dappertutto. In altre regioni vediamo tante cappelle nuove, dove precedentemente non c’era niente: basta un prete zelante perché tutto diventi diverso, se tante persone si allontanano, è perché non c’è qualcuno vicino, prossimo. Un prete zelante fa dei miracoli.

Per quanto riguarda ai seminaristi erano sparpagliati per 7 diocesi dell’Angola, un po’ discriminati per la loro provenienza, ma privi di un seminario in diocesi.

La pastorale vocazionale trova un terreno fecondo, ma bisogna accompagnare bene i ragazzi in ricerca, sin dall’inizio, per purificare le motivazioni.

 

Tratti caratteristici:
L’opzione in questa situazione è stata mettere al centro le comunità cristiane, e, di conseguenza, la formazione per i ministeri, sia quelli ordinati, che quelli laici.
  1. Il seminario e i seminaristi: a febbraio 2009, abbiamo aperto il Seminario Medio San Giovanni Maria Vianney, che ospita in questo momento 19 giovani. Ma i giovani che provengono dalla zona più lontana dalla capitale della Provincia, nonostante abbiano frequentato la scuola per 8 anni non sanno neanche leggere, hanno buona volontà, ma manca una formazione di base. Per rispondere a loro abbiamo aperto il Seminario Minore “Don Puati”, iniziando quest’anno con 11 giovani. La grande sfida è come mantenere economicamente queste strutture, semplici, ma che bisogna ampliare.
  2. 80% della popolazione non sa leggere né scrivere, ma nell’area rurale spesso si trovano villaggi dove nessuno è stato alfabetizzato. La situazione è ancora peggiore tra i giovani. È più facile trovare un uomo di 50 anni alfabetizzato, che uno di 20 che sappia leggere ed scrivere. Abbiamo fatto uno sforzo sovraumano per l’alfabetizzazione arricchita di tanti elementi utili per la vita delle persone, per la lotta contro la povertà. Nelle aree dove non esisteva questa proposta, dopo anni di intenso lavoro si sono iscritti oltre 9.500 allievi! Se arriverà un sostegno dalle autorità ufficiali per quest’attività in due anni potremmo arrivare a 30.000 iscritti. Lavoriamo con la metodologia della fionda di Davide: piccoli mezzi per grandi scopi.
  3. La formazione dei catechisti: sono arrivato in un villaggio dove la comunità cattolica era assai viva, però, nessuno aveva mai visto nella sua vita la celebrazione di una messa. Solo 7 erano i battezzati, e tra questi due le coppie sposate, il tutto realizzato da un catechista. In un’altro villaggio, sede di un paese di 12.000 km2 hanno partecipato ad una messa dopo 30 anni. In più del 90% delle comunità cristiane non si fa catechesi e non per mancanza di catecumeni! Esistono gruppi corali con oltre 50 giovani che non sanno neanche un canto cattolico, non hanno mai partecipato alla catechesi, neanche uno è stato battezzato. Guardando la loro fotografia si può pensare che sia il coro della Cattedrale... Per cui un’equipe mobile ha il compito di formare catechisti rimanendo per un periodo di 15 giorni all’anno in ogni parrocchia; vengono organizzate anche 2 sessioni di accompagnamento all’anno, della durata di 2-3 giorni con il fine di verificare la “messa in pratica”. Questo significa una grande spesa in termini di risorse umane e materiale , rispetto agli scarsi mezzi di cui dispone questa diocesi. Uniamo ambedue gli obiettivi investendo nelle stesse persone: formare i catechisti come alfabetizzatori, cosicché possano ricevere anche qualche sussidio dal governo, svolgere più facilmente il loro ruolo di catechisti ed essere formati meglio. Solo il fato immaginare che si possa fare di questi uomini così limitati nella loro formazione religiosa ed scolastica dei veri catechisti ed insegnanti è un atto profondo atto di fiducia, coraggio e molta fede! E si riesce.
  4. Lo sforzo editoriale: Ho visitato una comunità che da più di 30 anni non riceveva la visita di un prete o del vescovo. Il catechista responsabile non entrava in cappella insieme alla comunità cristiana. Dopo molta insistenza da parte della comunità, seppure contro la sua volontà, entrò e disse: “Cosa posso fare? Non ho la Guida Liturgica, né la Bibbia, né il catechismo, neppure un rosario. Cosa farò in cappella?” Veramente non esiste materiale adeguato per il lavoro di evangelizzazione delle comunità. In questi due anni abbiamo elaborato con diverse equipe, gli itinerari per la catechesi nelle lingue nazionali, per l’insegnamento religioso e per l’animazione della pastorale. Sono stati pubblicati più di 50 piccoli libri e ne abbiamo altrettanti in fase di elaborazione. Questo lavoro è fatto dai giovani, che non hanno una formazione specifica, al di là di alcuni seminari di poche settimane.
  5. L’impegno educativo scolastico: ai preti piace perché come insegnanti possono guadagnare qualcosa per vivere, poiché le comunità sono povere e non riescono a mantenergli. E non guadagnano male: 3-4 volte in più che in Argentina, ad esempio. Però è vero che questa attività risponde a un bisogno sociale, e diventa molto più importante quando si unisce con la pastorale. Il lavoro dei salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice è ammirevole in questo senso, ma adesso questa proposta diventa un’opzione di tutta la diocesi: dal 2008 è progetto per l’apertura di una scuola ogni anno, seguendo la necessità della popolazione. Una scuola in parrocchia significa anche la possibilità di creare tante nuove piccole scuole nei villaggi, che possono anche conferire il rispettivo certificato accademico. Inoltre, abbiamo aperto quest’anno il nucleo di EAD (Ensino Universitario a Distância).
  6. Il lavoro, un’impronta salesiana: qualche seminarista ha lasciato il seminario perché pensa che il modo di lavorare introdotto in Diocesi è una caratteristica salesiana, e quindi una specie d’imposizione tacita di un carisma ai Diocesani. L’ha capita bene, infatti, perché questa diocesi non può andare avanti senza lavoro.
  7. A partire dai giovani: Più che avere una Pastorale Giovanile consistente, mi sono reso conto che molte iniziative hanno successo grazie ai giovani, senza che queste siano il frutto di un piano predefinito. Ad esempio, abbiamo visto che i programmi delle diverse commissioni diocesane non andavano avanti perché i membri di questi organismi erano troppo occupati e non avevano tempo per far funzionare le cose; questa situazione causa stanchezza e suscita la sensazione di perdere tempo elaborando piani che nessuno prendeva in considerazione. La soluzione sarebbe creare una segreteria per ogni commissione, ma questo risulterebbe molto caro, impensabile, ed anche difficile per quanto riguarda il reperimento di risorse umane. Abbiamo creato una Segreteria Esecutiva Integrata della Pastorale, nella quale ci sono a disposizione uno o a volte nessun funzionario che collabora a tempo pieno. Tra i funzionari esiste fiducia, scambiano idee, aiuto vicendevole; sono loro che hanno dato forma al settore editoriale. È tutto in mano ai giovani, anche il settore amministrativo, quello editoriale, e il progetto futuro centro di comunicazione sociale. Sono alcune delle gioie di un vescovo!
Qualche cosa che rimane nel cuore: “In nomine Iesu” Tutto quanto fate, sia in parole che in opere fatelo in nome di Gesù,

  1. La congregazione: dalla mia esperienza di vescovo, vedo certi progetti della congregazione come un grande retro alimentatore, tutto quello che fa la ingrandisce, ma per aiutare a crescere la chiesa locale e la stessa società, bisognerebbe pensare le cose in un modo diverso. Non basta fare bene ciò che facciamo, non basta crescere bene, bisogna anche, sin dall’inizio pensare le cose in funzione dell’effetto moltiplicatore, della capacità di arrivare agli altri, lasciandogli liberi.
  2. Sulla vita religiosa: se si perde la capacità di profezia, si perde tutto, non ci si può “conformarsi” a questo mondo, ai valori o controvalori dominanti. La ricerca di titoli e di benessere sono indice che qualche cosa non va bene. Anche la dimensione dell’annuncio di Cristo, e l’accompagnamento delle comunità cristiane sono assai importanti. Qualche volta le suore di diverse congregazioni dicono: “Anche con la scuola evangelizziamo” D’accordo. Ma quando vedi che anche la scuola cattolica diventa luogo di proselitismo ben sfruttato dalle sette, che davanti a tante scuole senza una piccola cappella, le sette costruiscono templi grandiosi che si riempiono con i nostri allievi, che forse entrarono nella scuola senza una definire la loro fede, oppure di fede cattolica, si deve pensare a qualcosa. Talvolta penso che la scuola garantisca l’autosostenibilità ed è per quello che tante congregazioni la scelgono. La scuola che evangelizza ha dei tratti propri, si distingue, anche per la sua apertura all’ambiente sociale, al quartiere.
  3. Mamma Margherita dice a Don Bosco: “Figlio, ricordati che cominciare a celebrare la messa è cominciare a soffrire” Questo frase è stata così vera nella vita di Don Bosco, che lui stesso l’ha scritta, l’ha ripetuta e lasciata ai suoi figli. Possiamo dire altrettanto del Vescovo, il quale deve avere la capacità di soffrire per la fede, per l’evangelizzazione, per i suoi preti, ma senza perdere la gioia della sua consacrazione che viene dal suo dono interiore a Cristo. Questo è un cammino da intraprendere: il vescovo, specialmente salesiano, deve trovarsi sempre bene, deve dimostrarsi sempre ben disposto, deve essere visto sempre così, indipendentemente dai problemi e dalle situazioni complesse in cui si trovi.
  4. Ho scritto una provvisione, senza una pubblicazione ufficiale, in cui nominavo N. S. Ausiliatrice Amministratrice Generale della Diocesi. Interiormente è stata considerata da me così sul serio, al punto da credere che sia stata la più bella ed efficace provvisione che ho fatto.

Grazie a tutti.


DIBATTITO 2

Mons. José Valmor Cesar Teixeira SDB
Vescovo di Bom Jesus da Lapa – Bahia. Brasile

 

Carissimi Fratelli Salesiani  Vescovi  nel  mondo,

ho ricevuto l’incarico di far risuonare, dopo la presentazione di Mons. Luc Van Looy, la mia esperienza di vescovo novello (sono vescovo da appena un anno e due mesi), missionario, nell’hinterland brasiliano, nello stato di Bahia, nordest del Brasile. La mia Diocesi ha un’estensione di 56.000 Km², con circa 380 mila abitanti, 75% dei quali sono cattolici.

La presenza di bambini, adolescenti e giovani é immensa; la maggioranza é povera e impoverita, in una regione arida e di grandi difficoltà di vita degna e speranze per il futuro. Il clero é scarso e sparso nell’immensità della Diocesi. La maggioranza del clero é giovane, con meno di 12 anni di ordinazione. In tutto, tra religiosi e diocesani, ho 32 presbiteri a servizio della Diocesi. Le religiose sono quasi 50, operando nella pastorale, nella salute e nell’azione sociale. I leaders laici, catechisti e ministri della Chiesa sono migliaia.

Le 15 parrocchie sono molto distanti le une dalle altre (una ha un’ estensione di 12.000 Km²) e le strade sono di pessima qualità. Cosicché una delle sfide del lavoro evangelizzatore e pastorale sono le distanze e la difficoltà di riunioni e incontri con i diversi agenti di pastorale.

Molte comunità non hanno ancora luce né acqua potabile e le condizioni di vita sono molto difficili. Le scuole sono poche e l’accesso all’educazione é una continua sfida.

Il popolo é povero e molto religioso. Nella sede della Diocesi c’è il santuario del “Bom Jesus da Lapa” (Buon Gesù della Culla), al quale accorre, ogni anno, più di un milione di pellegrini poveri, provenienti da tutta la regione centrale del Brasile. E’ il centro di uno dei pellegrinaggi del cattolicesimo popolare brasiliano, con tutte le caratteristiche del popolo povero, religioso e pieno di speranza nell’aiuto di Dio Nostro Signore.

Per questa realtà sono stato chiamato dalla Chiesa a essere Salesiano Vescovo.

Non ho nessuna comunità salesiana nella diocesi. Per la prima volta nella vita vivo da solo nella casa episcopale, una vita cosi diversa dalla vita di comunità vissuta con allegria fino al momento della nomina.

E’ da questa prospettiva, da Salesiano Vescovo, nel Brasile e nell’altopiano desertico di Bahia, che do il mio umile contributo in questo incontro, facendo eco alle parole di Mons. Van Looy.

Le nostre Costituzioni dicono all’articolo 48: “La Chiesa particolare è il luogo in cui la comunità vive ed esprime il suo impegno apostolico. Ci inseriamo nella sua pastorale che ha nel vescovo il primo responsabile e nelle direttive delle conferenze episcopali un principio di azione a più largo raggio. Offriamo ad essa il contributo dell’opera e della pedagogia salesiana e ne riceviamo orientamenti e sostegno” (C 48).

La Chiesa del Brasile ha pubblicato nel 2007 un documento sull’evangelizzazione della gioventù, conosciuto come Documento 85.

Ecco alcune illuminazioni:

“Gesù, osservando che essi lo seguivano, disse loro: ‘Che cosa cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbi, dove dimori?’. Disse loro: ‘Venite e vedrete’. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui” (Gv 1, 38-39).

La gioventù é nel cuore della Chiesa ed é fonte di rinnovamento della società. I giovani di tutti i tempi e luoghi cercano la felicità. La Chiesa continua a guardare con amore ai giovani, facendo loro vedere il vero Maestro – Cammino, Verità e Vita – che li invita a vivere con lui. Noi, pastori, pensiamo sia urgente e importante il tema dell’evangelizzazione della gioventù riflettuto alla luce della Parola di Dio e di tante ricchezze e sfide dell’attuale momento storico-culturale.

Gesù manda la Chiesa al mondo per continuare la sua opera. “Evangelizzare costituisce, infatti, la grazia e la vocazione specifica della Chiesa, la sua identità più profonda. Ella esiste per evangelizzare, cioè, per predicare e insegnare, per essere il canale del dono della grazia”. Insieme ai giovani, la Chiesa vuole essere uno strumento per cui si sentano come figli amati da Dio e fratelli di tutti, capaci di capire ed accogliere con allegria la Buona Notizia che trasforma dal di dentro.

La fede dev’essere presentata ai giovani come un incontro di amore con Dio, che ha preso un volto umano nella persona di Gesù Cristo. “All’inizio dell’essere cristiano, non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con un fatto, con una persona che dona alla vita un nuovo orizzonte e, così, una svolta decisiva”. Cosicchè due realtà saranno in gioco: l’incontro personale con Gesù Cristo e l’accettazione di un progetto di vita basato sul suo Vangelo. Questa adesione incorpora necessariamente la realtà in cui il giovane vive, come conseguenza della vera incarnazione cristiana.

Vogliamo rinnovare la scelta affettiva ed effettiva di tutta la Chiesa per la gioventù. La responsabilità di annunciare Gesù Cristo ed il suo progetto ai giovani ci convoca a una costante vigilanza affinché la volontà di Dio ed i segni dei tempi abbiano risposte adeguate, principalmente in un’epoca di molti cambiamenti.

Vogliamo collaborare con la molteplicità di pastorali, gruppi, movimenti e attività che esistono nelle nostre Chiese particolari affinché lavorino insieme, in vista del bene della gioventù e affinché i nostri giovani, riconosciuti come soggetti e protagonisti, collaborino con l’agire di tutta la Chiesa, specialmente nell’evangelizzazione degli altri giovani.

Desideriamo, insieme, aprire cammini che favoriscano lo sviluppo dei giovani. Più che a riflettere, siamo chiamati ad avvicinarci maggiormente al mondo giovanile, affinché, a partire dalla  gioventù stessa, scopriamo nuove vie di evangelizzazione, rispondiamo alle  vere aspirazioni dei giovani e presentiamo loro la persona di Gesù Cristo, con il suo vero volto, capace di incantare ed attrarre, in tal modo che trovino il lui una risposta convincente, la conoscano e la seguano, accolgano il suo messaggio e diventino suoi discepoli [...]. L’evangelizzazione della gioventù non é motivata in primo luogo dalla preoccupazione della Chiesa di aumentare i suoi membri o di garantire il suo futuro. L’impegno per l’evangelizzazione dei giovani nasce dalla coscienza che la Chiesa ha della sua missione evangelizzatrice e dalla sua fedeltà al mandato ricevuto. Inoltre, la conoscenza delle ricchezza presenti nella gioventù, la rende consapevole dell’impoverimento che significherebbe la sua perdita. Ci rallegriamo per le molte azioni positive che ci sono nell’ambito della gioventù e desideriamo che la Chiesa sia sempre più segno dell’amore di Dio ai giovani, presentando loro, come proposta, la persona ed il progetto di Gesù Cristo”.

Il giorno del mio ingresso in Diocesi ho detto ai presenti che il mio cuore salesiano mi avrebbe spinto a prestare una attenzione speciale ai giovani, nel mio lavoro pastorale come vescovo diocesano. Attenzione a tutti, ma un amore e un’azione decisiva a favore dei giovani. Credo che   questo é nel cuore di tutti noi, perché é stata la scelta libera e cosciente che abbiamo fatto il giorno della nostra consacrazione religiosa salesiana: “essere segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specie ai più poveri”. La professione l’abbiamo fatta per sempre ed essa determina tutte le situazioni della nostra vita. Per questo, nei primi mesi di Vescovo, nella prima riunione regionale dei Vescovi, la regione episcopale Nordest 3, sono stato subito scelto come vescovo di riferimento per la gioventù della regione. Gli altri vescovi dicevano: “Sei Salesiano, devi accettare... I Salesiani sono specialisti della gioventù: devi accettare... É il carisma della congregazione: devi accettare...”. E cosi, anche senza conoscere bene la realtà regionale, ho accettato con allegria il compito di accompagnare i giovani nella nostra regione. E come me, sono molti i Vescovi salesiani in Brasile che hanno questo importante compito in altre regioni. Ed é salesiano – qui presente – il vescovo che accompagna la gioventù a livello nazionale.

Credo che, dal punto di vista istituzionale, questo sia un risultato pubblico e coerente del nostro amore salesiano per i giovani.

La presenza di un vescovo salesiano suscita naturalmente speranze verso il carisma salesiano di Don Bosco. Sentiamo che la presenza di un vescovo salesiano é accolta molto calorosamente e positivamente sia per la conoscenza di Don Bosco, sia per la sensibilità verso giovani. Il popolo evidenzia alcuni aspetti specifici del vescovo salesiano, specialmente: la vicinanza ed il rapporto familiare, lo stile ottimista e positivo, la sua forma “pedagogica” di condurre le cose... In questo senso é interessante notare che in Brasile i vescovi salesiani sono scelti per accompagnare, a livello nazionale e regionale, i settori della gioventù, dell’educazione, della comunicazione, della catechesi...

Credo che sia questa, nella realtà brasiliana, nell’episcopato brasiliano, la testimonianza di amore che dobbiamo dare ai giovani, come risposta concreta del nostro carisma educativo salesiano. Essere “segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri” per tutta la società brasiliana, ma anche per i nostri fratelli nell’Episcopato, evidenziando che “il futuro e il presente della Chiesa passa attraverso l’evangelizzazione dei giovani.”

“Il Vescovo, pastore e padre della comunità cristiana, avrà una cura speciale per l’evangelizzazione e l’accompagnamento spirituale dei giovani... Che i giovani possano, grazie al rapporto personale con i loro pastori e formatori, sentirsi spinti a crescere nell’amore” ci ricorda la Pastores Gregis.

É anche importante ricordare che l’ONU ha dichiarato il 2010 ANNO INTERNAZIONALE DELLA GIOVENTÙ: è emblematico, anche per il tema centrale, “Dialogo e comprensione mutua”.

Così siamo chiamati, come Salesiani Vescovi, a promuovere la difesa della vita di bambini, degli adolescenti e dei giovani, specialmente i più poveri, non solo nella nostra attività diocesana, ma anche nei diversi forum e ambienti in cui si realizza la nostra azione episcopale: nella realtà sociale e politica in cui siamo coinvolti, tra gli agenti di elaborazione e difesa di politiche pubbliche di appoggio, promozione e difesa della vita della gioventù; nella lotta contro ogni tipo di sfruttamento dei giovani; nella costruzione di politiche educative e di salute che  preservino, promuovano e valorizzino la vita dei più giovani, specialmente delle donne e dei poveri; nella partecipazione, diretta o attraverso i nostri rappresentanti, nei diversi forum che decidono le politiche relative alla vita: contraccezione, controllo della natalità, età legalmente punibile, salute dei giovani, lotta al traffico di persone umane, specialmente giovani, lotta al traffico di droga e a tutto quello che corrompe la gioventù.

A partire dal nostro carisma salesiano, siamo sfidati a trovare forze, collaboratori, istituzioni per operare in rete nella promozione della vita, per creare le condizioni necessarie allo sviluppo dell’educazione basica per tutti. Nella realtà della mia diocesi questa é una delle sfide più grandi. Inoltre, a partire dall’educazione di base, dobbiamo creare condizioni di lavoro e di esercizio della cittadinanza rispettando la dignità dei giovani, aiutandoli a realizzare i loro sogni di cittadini e di battezzati.

“Basta che siate giovani perché vi ami”, diceva il nostro amato padre Don Bosco ai giovani dell’Oratorio.

Questa, credo, é un’altra dimensione fondamentale del nostro carisma educativo salesiano: essere Salesiani Vescovi che  amano i giovani concreti delle nostre diocesi. Essere conosciuti da loro. Essere vicini a loro. Conoscere il nome di moltissimi di loro affinché si stabilisca un rapporto reciproco di amicizia tra Pastori e giovani. Credo che sia importante educare a questa dimensione il clero e tutte le forze pastorali della diocesi. Nella diversità di luoghi, esperienze, circostanze in cui siamo chiamati ad essere Pastori, incontriamo, già preparati, cammini aperti dai nostri predecessori, ognuno secondo la propria esperienza e le caratteristiche personali. La dimensione carismatica dell’AMORE EVANGELICO AI GIOVANI forse é – e nel mio caso certamente lo é – una grande sfida per noi. Fare in moo che nelle nostre Chiese Particolari i giovani possano avere una presenza e un protagonismo importante; possano avere opportunità e siano ascoltati; possano percepire, a partire dai nostri Piani Diocesani di Pastorale, che sono amati, valorizzati e chiamati ad essere, secondo le condizioni proprie della loro età, protagonisti del processo evangelizzatore. Di qui la necessità di animatori pastorali, servizi e organismi che, con i giovani e a partire da loro, diano attenzione speciale all’evangelizzazione delle nuove generazioni. Ci tocca vivere il grande segreto educativo di Don Bosco: creare nelle nostre Diocesi, ambienti educativi pieni di Dio e del suo Spirito, ambienti dove i giovani si sentano in casa e provino la forza costruttrice dell’amore, sentano che sono capaci di costruire la loro vita come APOSTOLI DEGLI ALTRI GIOVANI nei diversi servizi dell’evangelizzazione e della costruzione del Regno, che é di Dio.

Credo sia importante mettere in risalto alcuni atteggiamenti della nostra azione episcopale di Salesiani Vescovi:

  • Essere in mezzo ai giovani (presenza) e valorizzare le espressioni giovanili come mezzi di educazione e evangelizzazione, come ricchezza in tutte le nostre parrocchie
  • La figura dell’EDUCATORE dei giovani: i genitori, il Vescovo, il catechista, l’insegnante, l’animatore di gruppi giovanili, il prete, la suora, i laici...
  • Creare ambienti educativi e celebrativi, con parrocchie accoglienti per i giovani e celebrazioni appropriate al mondo giovanile, sviluppando una pastorale dell’accoglienza, valorizzando la partecipazione giovanile nella comunità
  • Un evangelizzazione che aiuti i giovani a riconoscersi come persone e a scoprire il proprio ruolo nella società e nella chiesa (dimensione vocazionale della pastorale giovanile)

 

Facciamo nostre le parole del Papa Benedetto XVI ai giovani a São Paulo, durante la visita in Brasile in 2007: “senza il volto giovanile la Chiesa sarebbe sfigurata”

In questo senso penso abbiamo un grande lavoro di animazione del clero, che molte volte non si preoccupa né é interessato all’evangelizzazione dei giovani. Fa male a un Vescovo Salesiano sentire, in una riunione pastorale, affermazioni del tipo: “i giovani di oggi non vogliono più niente... non si può più aver fiducia nei giovani...”. Questo é uno dei miei compiti più importanti (forse anche di qualcuno di voi): fare in modo che il clero, i religiosi e le religiose, i leaders e gli agenti di pastorale, credano al potenziale dei giovani nelle nostre Chiese particolari. Molti preti diocesani non hanno inclinazione naturale (pazienza e pedagogia) per il lavoro con adolescenti e giovani. Alle volte trasmettono l’idea di credere che i giovani siano “irresponsabili, irritanti; non aiutino nella parrocchia”. Risvegliare i sacerdoti non é facile, ma é uno dei compiti principali del Vescovo perché se i preti non sono veri pastori dei giovani, neanche gli adulti che li circondano lo saranno.

La nostra esperienza salesiana, la nostra pedagogia deve aiutarli ad svolgere un’azione decisamente orientata verso i giovani, accompagnandoli, in forma chiara e amichevole, nel cammino della costruzione della loro vita.

  • Dobbiamo valorizzare e far rifiorire la figura dell’animatore RELIGIOSO/A CONSACRATO/A. Il grande numero di attività dei consacrati e la diminuzione delle vocazioni li ha fatti ‘sparire’ dall’animazione.
  • Accompagnare la formazione dei seminaristi in vista del lavoro con i giovani. Oggi vediamo che molti seminaristi sono molto più preoccupati di onori, liturgie, vesti, che di una pastorale inserita nel mondo giovanile e popolare.

Da questo punto di vista, il vescovo salesiano può contribuire a far crescere nella Chiesa questo atteggiamento di Cristo: il suo amore preferenziale per i giovani e la classe popolare.

Così il nostro contributo come Salesiani Vescovi può manifestarsi a partire dal nostro carisma educativo:

  • Promuovendo la catechesi (educazione della fede) a tutti i livelli e ambienti, servendoci della pedagogia salesiana nella formazione degli educatori della fede.
  • Promuovendo l’educazione e valorizzando gli educatori (promozione della pastorale dell’educazione; scuola di qualità per tutti...).
  • Valorizzazione della cultura popolare e dell’inculturazione.

- caratterizzando lo stile di animazione del vescovo mediante:

  • la forma salesiana di animazione e governo e la maggior partecipazione
  • passi e programmi pedagogici, in sintonia con la realtà delle persone e dei posti
  • creazione di un ambiente di famiglia, di comunità...
  • scelta EFFETTIVA per i giovani (non solo ‘affettiva’): investimenti economici, persone a tempo pieno, strutture proprie per i giovani, organizzazione diocesana, varie proposte giovanili in tutti gli ambiti diocesani
  • parrocchie con varie proposte per i giovani, senza limitarsi alla sola catechesi sistemática
  • catechesi della cresima organizzata per garantire la continuità dei giovani nella comunità. Non basta ‘fare bene la cresima’. La parrocchia deve promuovere progetti di impegno graduale dei giovani nella chiesa.
  • Organizzazione del lavoro di volontariato, come forma di espressione della vita dei giovani.

Vorrei evidenziare, in forma speciale, come segno caratteristico del Salesiano Vescovo: l’amore per le vocazioni, specialmente in vista del presbiterato. Ho ricevuto una diocesi senza nessun seminarista. Come mi ha detto il mio predecessore: “per difficoltà economiche e di altro tipo, siamo in una fase di controllo della natalità vocazionale”.

Posso sognare di ordinare qualche nuovo prete diocesano, tra otto o nove anni. Sarà la mia lotta tenace e la speranza più ricercata.

Finisco ricordando alcune idee del magistero salesiano: “La vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone interamente al servizio della sua missione. Fedeli agli impegni che Don Bosco ci ha trasmesso siamo evangelizzatori dei giovani, specialmente dei più poveri; abbiamo una cura particolare per le vocazioni apostoliche; siamo educatori della fede negli ambienti popolari, in particolare con la comunicazione sociale; annunciamo il Vangelo ai popoli che non lo conoscono. Contribuiamo in tal modo a edificare la Chiesa come Corpo di Cristo affinché, anche per mezzo nostro, si manifesti al mondo come "sacramento universale della salvezza". 1 (1 LG 48; GS 45.) (C 6)

“Dal nostro amore per Cristo nasce inseparabilmente l’amore per la sua Chiesa, popolo di Dio, centro di unità e comunione di tutte le forze che lavorano per il Regno.

Ci sentiamo parte viva di essa e coltiviamo in noi e nelle nostre comunità una rinnovata coscienza ecclesiale. Lo esprimiamo nella filiale fedeltà al successore di Pietro e al suo Magistero, e nella volontà di vivere in comunione e collaborazione con i Vescovi, il clero, i religiosi ed i laici.  Educhiamo i giovani cristiani ad un autentico senso di Chiesa e lavoriamo assiduamente per la sua crescita. Don Bosco ci ripete:  ‘Ogni fatica é poca quando si tratta della Chiesa e del Papato’.” (MB V, 577). (C 13)

“Non è pensabile vivere e agire senza la Famiglia salesiana e senza il collegamento con il territorio e la Chiesa locale” (CG26, Presentazione del Rettor Maggiore, p. 14).

“Approfondendo l’itinerario spirituale di Don Bosco e rivivendo oggi la sua passione apostolica, ci sentiamo chiamati a far risplendere il fascino del suo carisma, a mostrarne la bellezza, a comunicarne la forza di attrazione. Questo ci impegna a sviluppare una testimonianza visibile e credibile della nostra vocazione, una radicale sequela di Cristo, un forte senso di appartenenza alla Chiesa, alla Congregazione e alla Famiglia salesiana, una chiara percezione della nostra identità spirituale e pastorale.” (CG26, 3)

Come figlio di un grande sognatore, Don Bosco, sogno il giorno in cui io possa vedere nella mia diocesi la presenza di Oratori, centri giovanili, di giovani e laici (laiche), preti, religiose e religiosi, impegnati nell’azione evangelizzatrice dei giovani.

Questo è il mio augurio, che possiamo tutti essere discepoli missionari di Gesù Cristo, costruendo con i giovani la civiltà dell’amore.

Grazie!


DIBATTITO 3

mons. Hector Vargas Bastidas, SDB
Vescovo di Arica, Cile

LA GIOVENTÙ LATINOAMERICANA
La gioventù del nord grande del Cile, dov´ è inserita la mia diocesi, è altamente permeabile a temi religiosi ed é molto amante della Madonna. Basta vedere quanti di loro sono coinvolti in gruppi di danze religiose, in movimenti ecclesiali, in pellegrinaggi  massivi al Santuario della Vergine Maria, che si trova in mezzo alle montagne, nella partecipazione a proposte di formazione pastorale s e nelle attività solidarie  della Diocesi, ecc.

In generale hanno un grande rispetto per le cose della fede, e sono sensibili ai sacramenti. Facilmente si avvicinano a spazi e proposte religiose, se credono trovare qui quello che cercano, soprattutto se si sentono molto accolti, accettati così come sono, ascoltati nelle loro più profonde esperienze, se ricevono una accoglienza affettiva e incontrano motivi per fare qualcosa di concreto per gli altri e per i loro coetanei.

Ma da un´altra parte sperimentano invece un vuoto interiore grande, una  manipolazione e uso delle loro debolezze, la noia propria della vita ordinaria, la mancanza di affetto, aggressività e ribellione contro il tipo di società in cui vivono, perdita del senso della vita.

Cercano ragioni più profonde per reincantarsi con la vita. Cercano motivi per cui lottare e impegnarsi. Sognano utopie. Nel fondo sono desideri e necessità di trascendenza.

I giovani e gli adolescenti sono la grande maggioranza della popolazione di America Latina e dei Caraibi.

Essi rappresentano un enorme potenziale per il presente e il futuro della Chiesa e del nostro popolo, come discepoli e missionari di Gesù.

I giovani sono sensibili a scoprire la loro vocazione, ad essere amici e discepoli di Cristo. Non temono il sacrificio o la donazione della propria vita, ma sempre che sia una vita con senso.

Per la loro generosità, sono chiamati a servire i loro fratelli, specialmente i più bisognosi, con il loro tempo e la loro vita.

Essi hanno la capacità di resistere alle false illusioni di felicità e ai paradisi ingannevoli della droga, del piacere, dell'alcool e di ogni forma di violenza.

Nella ricerca del senso della vita, sono capaci e sensibili per scoprire la vocazione particolare che il Signore fa loro.

Come discepoli in missione, le nuove generazioni sono chiamate a trasmettere ai loro fratelli giovani, senza nessuna distinzione, la corrente di vita che proviene da Cristo, e  compartirla in comunità per costruire la Chiesa e la società. (Aparecida 443)

Ma per assumere questa importante sfida devono superare una serie di situazioni complesse, che li minacciano e condizionano in modo significativo.

Già i vescovi di America Latina, costatavano con preoccupazione le conseguenze della povertà che limitano la crescita armoniosa della loro vita e generano esclusione. La socializzazione fa difficile oggi la trasmissione di valori che già non sono più comunicati dalle istituzioni tradizionali come sono la famiglia, la scuola, ma in nuovi ambienti che favoriscono un forte senso di alienazione. Tutto questo incide nelle nuove forme di espressioni culturali, prodotte dalla globalizzazione e che incidono sulla loro identità personale e sociale.

Alcuni giovani sono spesso facile preda di nuove proposte religiose o pseudoreligiose. Le crisi che vivono le famiglie di oggi causano profonde privazioni affettive e conflitti emotivi.

È notevole la mancanza di giovani nel campo della politica perché vedono come spesso portano a situazioni di corruzione e constatano il discredito dell´azione politica, dovuta ai metodi utilizzati, e lo spostamento apparente della ricerca del bene comune, alla pretesa dei loro interessi. 

 Una percentuale di giovani formati forse in una cultura materialistica, che sopra ogni cosa, proclama come un diritto la soddisfazione piacevole degli istinti e dei sensi, anche senza limitazione alcuna, ha provocato nelle generazioni future un grande vuoto spirituale e esistenziale. La mancanza di forze interiori risulta molto difficile, per questi giovani, accettare i dolori, le prove e le frustrazioni della propria vita.

Vediamo così nuove forme di alienazione. La testimonianza della fede, in mezzo a loro, è ora più che mai necessaria.

ALCUNE INIZIATIVE DIOCESANE IN PROSPETTIVA SALESIANA
A proposito della pastorale giovanile:

La Chiesa di Arica, guidata dal vescovo, si era resa conto che richiede una rinnovata opzione per i giovani, di un modo organico e sistematico, considerando tutte le istanze della diocesi, in particolare le scuole, le parrocchie, e i movimenti ecclesiali. Essa richiede nuovi metodi, spazi, percorsi ed esperienze di contenuti per favorire la educazione nella fede, scoprire la vocazione di servizio al mondo e alla Chiesa, e un posto dove esercitare una leadership legittima e protagonista.

Appena arrivato nella diocesi, di 180.000 abitanti al confine con il Perù e  Bolivia, la mia sensibilità mi ha portato a interessarmi, come saleisano, della realtà della pastorale giovanile.

Molto presto ho scoperto che, mentre molti giovani erano coinvolti in alcune espressioni e celebrazioni massive, caratteristiche della religiosità nelle diocesi del deserto cileno, questi tuttavia, avevano ben poche connessioni con la Chiesa.

 Motivati dai loro sentimenti religiosi, o perché sentono il dovere di pagare una grazia ricevuta o per chiedere un favore alla Vergine o da un Santo Patrono, partecipano a queste grandi feste, ma poi non si vede una testimonianza di vita cristiana o un generoso e fedele servizio ecclesiale.

Altri si limitano alla partecipazione occasionale in alcune attività, come le missioni rurali. In effetto, diverse parrocchie non hanno una presenza di giovani. La mancanza di appartenenza ecclesiale e il poco interesse per impegnarsi nella missione evangelizzatrice era evidente.

 La grande maggioranza, dopo la conclusione della catechesi di prima Comunione, abbandonavano la vita delle loro comunità cristiane. Come conseguenza, la stragrande maggioranza di credenti che ricevevano il sacramento della Cresima, non erano giovani ma adulti.

D'altra parte le due scuole cattoliche della diocesi, avevano una proposta pastorale molto debole, sopratutto nella scuola superiore, concentrandosi piuttosto nel rendimento accademico. La dimensione evangelizzatrice era ridotta alla classe di religione e alla pastorale sacramentale.

I giovani più entusiasti si trovavano nei cori parrochiali per animare l' Eucaristia, in alcune esperienze associative di vario genere o in certi movimento ecclesiali.

Ma ciò che più mi attirò l'attenzione, era vedere una diocesi piuttosto indifferente alla realtà dei giovani, con pochissimo spazio fisico e mezzi appropiati per accoglierli.

In alcune parrocchie mi sembrava che i giovani, erano considerati più come un fastidio che un vantaggio.

 Infatti, la pastorale giovanile era più frutto di spontaneità, d' entusiasmo personale di alcuni giovani, che di proposte specifiche, di processi e percorsi didattici progettati e pastoralmente pensati.

 Inoltre, non vi era alcun progetto di formazione e di seguimento sistematico dei dirigenti e animatori.

Per favorire una animazione organica di tutta la pastorale giovanile della diocesi ho voluto prendere come grande riferimento d’ ispirazione gli obiettivi, i contenuti, e i metodi delle dimensioni del Progetto Educativo Pastorale della Congregazione, cercando di tener conto in ogni caso gli aspetti educativi-culturali, le dimensioni dell’ evangelizzazione, della catechesi, dell’associassimo e la dimensione vocazionale.

Per quanto riguarda la dimensione educativa del PEPS

Il primo impegno è stato quello di andare dove si trovano i giovani massivamente, vale a dire nelle università e le scuole.

Ho creato il Dipartimento Diocesano di Patorale Universitaria, che cerca di generare istanze di evangelizzazione e catechesi e favorire la celebrazione della fede, la formazione, i servizi sociali, l'esperienza e le associazioni di riflessione nel settore del rapporto tra fede e cultura, indirizzate sia a studenti come a insegnanti dei campus universitari presenti nella diocesi, anche se vari di loro non sono cattolici.

Attualmente, abbiamo formato il Dipartimento di Pastorale in un´altra università, e in due posti già sono presenti e lavorano sacerdote, come insegnanti e cappellani.

Un'altra iniziativa è stata la trasformazione, con decreto vescovile, di sette scuole private, di proprietà di laici, in scuole cattoliche. Grazie a questo cambio possiamo estendere il nostro servizio a circa 10.000 nuovi gioviani. Ciò ha contribuito ad avviare gradualmente e sviluppare in loro il progetto che promuove l' istruzione pastorale della Chiesa.

In questo modo tutti hanno un Dipartimento di Pastorale, animato da un sacerdote della diocesi e da gruppi di laici responsabili dell´ evangelizzazione dei giovani, genitori ed educatori.

In tutte le scuole c´é insegnanza di religione, si celebra l' Eucaristia, e si prepara per i sacramenti dell'iniziazione cristiana e si offrono esercizi spirituali per tutti gli studenti.

Ispirati dalla proposta educativa dei Salesiani in Cile, stiamo introducendo nelle scuole diocesane, l'esperienza di integrare nei programmi la dimensione evangellizatrice. I proprietari di queste scuole e i loro amministratori , si riuniscono mensilmente nel Vicariato della Pubblica Educazione.

 Questo organismo ha il compito di pianificare, sviluppare, coordinare, promuovere e valutare le principali attività evangelizzatrici della scuola, assicurando la loro coerenza con la pastorale della diocesi. Per le stesse ragioni, la diocesi ha creato una nuova struttura di formazione completamente gratuita per 600 giovani di condizione umile.

Per quanto riguarda l´accompagnamento e la formazione degli educatori di queste scuole, che sono circa 700, si sta facendo uno sforzo per un´attenzione più sistematica.

 Altre iniziative sono: esercizi spirituali, celebrazioni dell'Eucaristia, la creazione del Congresso annuale di educazione cattolica e la formazione dei gruppi di gestione per offrire ai loro insegnanti  istanze di evangelizzazione.

 La Vicaria dell’ Educazione, a sua volta, congrega sistematicamente i capi dei docenti, e gli orientatori delle scuole cattoliche ,sempre per per fini pastorali.

Considerando che la legge in Cile assicura la classe di religione in tutte le scuole pubbliche, la Diocesi è responsabile della nomina, la formazione e la valutazione di questi insegnanti.

Un´altro aspetto importante dell´educazione, secondo il progetto salesiano que pretende educare alla fede d´un modo integrale, é una grande preoccupazione per una educazione al amore e una sana formazione sessuale.

In questo momento, con i gruppi di animazione formati da sacerdoti, consulenti e psicologi, è impegnata nell'attuazione di un programma per tutti gli studenti, programma specialmente preparato dalla Pontificia Università Cattolica di Cile.

La formazione della coscienza morale viene effettuata con la proposta di virtù e valori durante tutto il processo educativo e che consente ai giovani un discernimento morale secondo il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa.

Ci sono anche momenti particolari, come il messaggio salesiano quotidiano del " Buenos días” (Saluto di “Buon giorno”), installato già nelle scuole della diocesi; come il calendario disponibile ai sacerdoti per la direzione spirituale; come gli esercizi spirituali annuali, come le conferenze settimanali de etica cristiana per gli studenti più grandi.

Per quanto riguarda ai “punti centrali” per educare i giovani alla fede

La dimensione sociale della carità è fortemente presente sia nella valutazione critica della realtà, sia nell´impegno di servizio ai più poveri.

Infatti, i giovani, vivono intensamente il mese della solidarietà che in Cile si organizza in occasione della festa del Santo Sacerdote gesuita cileno, Alberto Hurtado. In questo mese si studia, come tema centrale, la questione della giustizia sociale, e si programmano varie azioni.

L'ultima volta, i giovani provenienti da scuole e parrocchie, hanno organizzato servizi e azioni sociali nei posti piú bisognosi, dove vive la gente piú abbandonata.

Hanno visitato e portato alimenti alle famiglie piú povere. D’ estate hanno iniziato nella diocesi un'esperienza tipica della Pastorale Giovanile Salesiana: “Colonias urbanas”, ossia, “Vacanze educative nella cittá”, nei posti dove vivono i bambini e i ragazzi piu abbanonati. I giovani destinano parte delle loro vacanze per fornire giornate di gioia, di divertimento giovanile, anche di posssibilitá per mangiare meglio, momenti di catechesi, di celebrazioni liturgiche, di formazione umana e di affetto. I destinatari prioritari sono in bambini che vivono situazioni di rischio per la loro integritá.

Lo scorso anno, i giovani volontari hanno atteso 1.500 bambini in 9 distretti di grande povertà. Inoltre, numerosi gruppi di giovani organizzati come animatori nelle classi di studenti, hanno svolto incontri educativi e pastorali organizzati dal Vicariato, e anche corsi di formazione presso l´università, per aiutarli a gestire meglio la loro capacitá di animazione cattolica.

Questa sensibilità per il mondo degli ambienti poveri e popolari, cosí salesiana e propia della Chiesa latinoamericana, è stata condotta in modo più efficace attraverso la creazione del Vicariato della Pastorale Sociale. Questa organizza e promuove la pastorale negl’ ospedali, nelle carceri, per gli anziani, per la solidarietà e l'aiuto fraterno nelle parrocchie e nelle comunità ecclesiali di base, la Charitas, gl’ immigrati dalle zone rurali e dei popoli andini, ecc.

Per quanto riguarda la dimensione associativa

La dimensione di appartenenza, così caratteristica della Patorale Giovanile Salesiana, è stata sviluppata fortemente con la proposta di nuovi movimenti ecclesiali per bambini, adolescenti e giovani, soprattutto in contesti parrocchiali.

Questi movimenti hanno rafforzato le varie catechesi per ragazzi e giovani; qui sono emersi leader e catechisti, animatori liturgici e per le diverse, esigenze pastorali e missionarie delle parrocchie.

Per la loro formazione e accompagnamento, stiamo seguendo i preziosi suggerimenti della pastorale giovanile salesiana.

Inoltre, grazie a un programma creato dall’Archidiocesi di Santiago, stiamo cominciando a formare comunità di vita per ragazzi che hanno completato la loro preparazione alla Prima Comunione, e dando origine ad una esperienza di collaborazione denominato "Caminanti" che permette loro di fare una bella esperienza di Chiesa e di continuare a maturare nella fede  in vista al sacramento della cresima.

Una della più importanti ricchezze associative della Diocesi, sono i "Balli religiosi”. Si tratta di gruppi che provengono dalla pietà  popolare, formati da persone che esprimono il loro amore e la devozione per il Signore, la Vergine o per un Santo Patrono, con balli e canti religiosi caratteristici.

Attualmente funzionano nella nostra Chiesa locale più di un centinaio di questi gruppi, con un totale di oltre 3.000 soci; la maggioranza sono persone giovani.

Negli ultimi anni si sta sviluppando all'interno di ogni processo di educazione alla fede, la partecipazione più attiva nella comunità cristiana e la preparazione ai sacramenti.

Infine, dopo questo tempo di crescita, stiamo preparando il Primo Congresso Diocesano di Pastorale Giovanile.

E’ un momento destinato ad ascoltare i giovani e le loro richieste per una vita piú profonda e discernere ciò che aspettano da essa e scoprire l'impegno che sono disposti ad assumere nella loro missione evangelizzatrice e anche definire le scelte pastorali del futuro.

Per quanto riguarda il concetto di Comunità Educativo Pastorale, come modello di animazione

Alla luce della riflessione della Congregazione rispetto alla Comunità Educativo Pastorale, CEP, stiamo dando un forte impulso al concetto di una Chiesa di comunione, di partecipazione e di responsabilità, come "Comunità di Comunità".

 Abbiamo dato un ruolo di primo piano al laicato, che è responsabile delle diverse catechesi, delle molteplici pastorali ambientali, dell'animazione della liturgia, dei gruppi di solidarietà fraterna e assistenziale, ecc., e, in questo momento in America Latina, il lancio della missione continentale nella diocesi.

Più di 2.000 laici sono stati inviati come "discepoli missionari" per annunciare Gesù Cristo in mezzo a quartieri e le famiglie della città, e per l' animazione e la creazione di comunità ecclesiali di base. Sono stati formati e inviati oltre 300  laici come ministri della Parola e dell' Eucaristia, e altri 20 stanno completando la loro formazione in vista della ordinazione come diaconi permanenti.

Anche sono stati pubblicati gli statuti dei consigli economici e parrocchiali, e zonali (Decanatos). Per noi questo é un modo concreto per assicurare una pastorale organica e di comunione e partecipazione.

Sulla vita del clero

Una delle principali preoccupazioni del vescovo, è la vita e il ministero dei suoi sacerdoti.

Ispirato nello spirito di famiglia di Don Bosco si sforza di essere il Padre di tutti. La preoccupazione é stata che tutti i sacerdoti vivano in comunità, permettendo così di accompagnare, sostenere e condividere la loro vita fraterna e il quotidiano ministero sacerdotale.

Inoltre, motivato sempre dalla vita di una comunità salesiana, ho riservato per tutti un giorno alla settimana libero di compiti pastorali, per poter partecipare a un giorno di ritiro o di formazione permanente, o di ricreazione allegre e felici, che fanno possibile condividere e anche valutare la vita personale e sacerdotale.

 Pensando sempre nell´evangelizzazione dei giovani, il 50% dei sacerdoti ha deciso di intrapprendere studi di pedagogia. Questo ha permesso a tutti di dedicare la mattina a lavorare come insegnanti di religione e come animatori pastorali nelle scuole private e statali.

 

CONCLUSIONE

In questi anni di Pastore ho potuto scoprire come la ricchezza del carisma che porta un vescovo salesiano, può contribuire alla costruzione di una Chiesa particolare, provocando che questa si presenti giovane, allegre, vicina, capace di comunione e di partecipazione, missionaria ed evangelizzatrice, semplice, popolare, al servizio dei poveri, formatrice di persone, e aperta al dialogo con il mondo e la cultura.

Che come figli di Don Bosco, il Signore ci accompagni nel compito di arricchire le nostre Chiese locali con la bellezza del carisma salesiano.

Abbiamo fiducia nell´ aiuto de Maria Ausigliatrice.