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Manuale del Direttore (1986)

Manuale del Direttore Salesiano
Roma, 8 dicembre 1986

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IL DIRETTORE
SALESIANO
UN MINISTERO
PER L' ANIMAZIONE
E IL GOVERNO
DELLA COMUNITÀ LOCALE
ROMA, 8 DICEMBRE 1986
Editrice SDB
Edizione extra commerciale
Direzione Generale Opere Don Bosco
Via della Psana, 1111 Casella postale:9092 00163 Roma Aurelio
Tip. Ist. Plo XI P.zza M. Ausiliatrice, 54 - Roma - Tel. 7827019

INDICE GENERALE

n.                                                            p.
Abbreviazioni e sigle  .............................. 14
Presentazione  ......................................... 17
INTRODUZIONE

  • Gli obiettivi.  ................................. 1.. 21
  • Ministero e comunità  ............... 2.. 22
  • L'organizzazione dei contenuti  .... 5      26

«Ricordi confidenziali» di Don Bosco ai direttori  6          29
Parte Prima
GUARDANDO A DON BOSCO E ALL'OGGI DELLA CHIESA E DELLA CONGREGAZIONE
1. DON BOSCO MODELLO DEL SALESIANO NEL MINISTERO DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO
•.........................................................
1.1 Guardando a Don Bosco           16 39
1.2 Ricchezza umana e profondità spirituale         18       42
12.1 Don Bosco «profondamente uomo»       19       42
12.2 Don Bosco «profondamente uomo di
Dio»  ................................................... 20.. 44
1.3 Tratti fondamentali della figura di Don Bosco
«superiore»  ..................................... 21.. 45
13.1 Don Bosco padre e fondatore      
A. Don Bosco padre  .......................... 22 45
B. Don Bosco fondatore  ......... 23 47
13.2 Don Bosco formatore e guida spirituale 24       48

  • L'esperienza di confessore       25     50
  • L'esperienza di direttore spirituale    26       50
    13.3 Don Bosco guida nel governo della Con‑

gregazione  ......................................... 28   53
1.4 Conclusione  .................... 33 57
2. IL MINISTERO DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO, OGGI, NELLA VITA SALESIANA
2.1 Autorità e rinnovamento  ......... 34 59
21.1 Autorità e contesti culturali  .... 34   59
21.2 Una visione e un'esperienza rinnovate             35       60
2.2 La Chiesa, una comunione servita dall'auto- .
rità  ....................................................... 36   61
2.3 II ministero dell'autorità negli istituti religiosi   38       62
23.1 Origine e natura dell'autorità religiosa    41       64
23.2 Nel contesto ecclesiale  ........... 41   65
2.4 II carisma dell'autorità nella Congregazione
salesiana ........................... -     42 66
24.1 Indole propria e autorità  . 43  66 -
24.2 Animare e governare: due funzioni dell'autorità salesiana, due espressioni del
suo stile  .............................................. 45   69

  • Che cosa significa animare una co‑

munità salesiana  .............................. 47   71

  • Che cosa significa governare una co‑

munità salesiana  .............................. 49   72

  • Il metodo: un'autorità partecipata e

corresponsabile in dialogo  ............. 50   74

  • Un'autorità partecipata e corre‑

sponsabile  ......................................... 52   75

  • Un'autorità in 'dialogo  ... 54   78

3. IL DIRETTORE ANIMATORE E GUIDA DELLA COMUNITÀ LOCALE
3.1 La comunità locale: varietà di espressioni e
tratti comuni  .................................... 57.. 82
3.2 Una caratteristica forma di unità  60      86
32.1 Intima unità di vita spirituale e missione
apostolica  .......................................... 61.. 87 •
32.2 Una missione unitaria negli elementi che
la compongono  .................................. 62 88
32.3 Una prassi pastorale in cui convergono e si completano salesiani presbiteri e sale-_
siani coadiutori  ................................ 66.. 92
32.4 Una guida che pone al servizio dei confratelli le funzioni del ministero presbi‑
terale  .................................................. 68.. 93
3.3 Funzioni, forme espressive di animazione e
di governo, requisiti .specifici del direttore 95
33.1 La funzione del direttore  ....... 70.. 95
33.2 Forme espressive dell'animazione e del
governo  ............................................. 74 100

  • Animatore spirituale  ......... 75 101
  • Maestro aggiornato e autorevole di

vita spirituale salesiana  ................. 79 104

  • Guida competente del progetto apo‑

stolico comunitario  .......................... 84 109
33.3 Valori e atteggiamenti da coltivare  86 111

  • Una speciale unione con Cristo  87 112
  • Il primato della vita nello Spirito  89 114
  • Il «sensus Ecclesiae»  ...... 91 116
  • Amore a Don Bosco fondatore e alle

Costituzioni  ...................................... 92 117

  • Affidato all'intervento materno di Ma‑

ria  ....................................................... 94 119

  • Come Cristo, buon Pastore, paziente,

fiducioso, generoso  ........................ 95 120

  • Uomo maturo ed esperto in umanità 99 124
  • Modello credibile senza idealizzazioni         101 126

Parte Seconda
LE AREE DELL'ANIMAZIONE E DEL GOVERNO
4. ANIMAZIONE E GOVERNO DI UNA COMUNITÀ
DI APOSTOLI SALESIANI
4.1 Il direttore, guida pastorale della missione
salesiana ........................................  107 132
4.2 Attuare la missione riattualizzando il Sistema
Preventivo .....................................  109 133
42.1 Necessità di un progetto educativo pasto‑
rale ..................................................  111 136
42.2 Obiettivo fondamentale, aree e linee me‑
. todologiche del progetto ............  115 140
A. La dimensione educativa culturale  117 141
B Evangelizzazione, catechesi, iniziazio‑
ne alla vita ecclesiale ...................  118 142
C. La vita liturgica, sacramentale e la
presenza mariana .........................  119 144
D. La dimensione vocazionale ...  121 145
E. L'esperienza associativa ........  125 149
F. Due linee metodologiche .......  126 150

  • L'ambiente come luogo e metodo

educativo ........................................  126 150

  • Formazione e ruolo della comunità

educativa pastorale ......................  128 153
G. Gli impegni del direttore ..........  130 155
4.3 Una comunità situata e aperta: corresponsa‑
bilità e coordinamento pastorale  133 157
43.1 Comunità locale, ispettoriale e mondiale           135 159

  • Apertura a livello locale ..  136 160
  • Apertura a livello ispettoriale  138 162
  • Apertura a livello mondiale  139 162
    43.2 Coordinamento a livello di Famiglia sale‑

siana ...............................................  140 164
43.3 Una comunità ecclesiale ....  146 169
43.4 Coordinamento all'interno dl una pasto‑
rale organica ...................................  149 172

  • Le federazioni diocesane e nazionali

dei religiosi  ....................................... 151 174

  • Servizi in strutture non salesiane  152 175
  • Servizi rispondenti alle necessità  153 176
  • La collaborazione nelle circoscrizioni

civili e sociali  ................................ 154 - 176
43.5 La comunità e i suoi contatti con altri -
gruppi ed ambienti .........................  155 178
5. ANIMAZIONE E GOVERNO
DI UNA COMUNITÀ FRATERNA
IN DIALOGO CON IL SIGNORE

5.1 Una vita comunitaria ricca e profonda    157 180
51.1 Un clima di comunicazione e comunione 159 181

  • A. Comunicazione ...............  160 182

B. Comunione ................................  161 183
51.2 Un clima di vera corresponsabilità  163 185

  • Corresponsabilità come cura del

«cuore oratoriano» ........................  164 186

  • Corresponsabilità e funzionalità - 167 188

51.3 Un clima di solidarietà e complemen‑
tarità ..................................................  167 188

  • La solidarietà e le sue esigenze  167 188
  • Le ricchezze della complementarità  168 189

5.2 Una forma di vita fondata sulla pratica dei
consigli evangelici .......................  172 193
52.1 Collocare nel suo giusto contesto l'obbe‑
dienza salesiana ............................  173 194
52,2 Valorizzare gli elementi tipicamente evan‑
gelici della povertà salesiana ......  174 195
52.3 Testimoniare il senso della castità sale‑
siana ................................................  176 197
5.3. Una comunità in dialogo con il Signore            179 199
53.1 Il dono della preghiera .........  179 199
53.2 Difficoltà e stimoli: le sfide dell'ambiente e
del momento ..................................  181 201
53.3 Persona e comunità che pregano            185 205

  • La preghiera individuale ..  186 206
  • La preghiera comunitaria .  187 207

53.4 Atteggiamenti, ambiente e condizioni da
favorire ...............................................  189 209
53.5 Le preghiere: celebrazioni, momenti,
espressioni ........................................  192 212

  • Il nostro rinnovamento liturgico           192 212
  • Accogliere e vivere la Parola    197 216
  • La centralità della celebrazione euca‑

ristica ......................................  199 217

  • Celebrare il mistero di Cristo nel tem‑

po ............................................  201 219

  • La celebrazione del sacramento della

Riconciliazione .................................  203 221

  • La pietà mariana ................  206 224
  • La meditazione ...................  207 225
  • La preghiera di vita    209 226

Parte Terza
METODI, STRUMENTI E STRUTTURE DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO
6. ALCUNI CRITERI E FORME CONCRETE DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO
6.1 Due attenzioni •...................... 213 231
61.1 Rapporto singolo-comunità  213 231
61.2 I gruppi diversificati .................  215 233

  • I confratelli giovani ...........  216 233
  • I confratelli adulti ..............  217 235
  • I confratelli «verso la terza età»          219 236
  • I confratelli anziani e gli ammalati     220 237
  • Il tuo ministero ...................  221 237

6.2 La guida spirituale comunitaria:
i suoi strumenti ...............................  222 239
62.1 Criteri operativi .........................  223 239
62.2 Conferenze, incontri, «buona notte»  226 242

  • A. Le conferenze .................  227 243
  • Gli incontri di salesianità e di aggior‑

namento ............................................  228 244

  • La «buona notte» ...........  230 246

62.3 Il consiglio della comunità e l'assemblea
dei confratelli ...................................  231 247

  • II consiglio della comunità  232 248
  • L'assemblea dei confratelli  233 249
  • Le avvertenze del direttore  234 250

62.4 Le verifiche comunitarie ........  235 251

  • Lo «scrutinium paupertatis»  236 253
  • lo «scrutinium orationis»  239 256
  • Discernimento comunitario alla luce

della Parola: la revisione di vita ....  240 257
62.5 L'informazione salesiana ......  243 260

  • Attualità e memoria storica  243 260
  • Utilizzazione ...................  245 261
  • Produrre informazione salesiana     246 263

6.3 La guida personale dei confratelli: il «collo‑
. quio» e la direzione spirituale ..  247 264
63.1 II «colloquio» ...........................  247 264

  • Il pensiero di Don Bosco  247 264
  • ll colloquio oggi ............................ •   249 266
  • Lo stile del colloquio ......  251 267
  • Gli argomenti del colloquio  256 270
  • La frequenza ...................  261 273
  • Colloquio e ascesi .........  262 274
  • Il colloquio e la correzione fraterna              263 275
  • Il segreto ..........................  264 276

63.2 La guida spirituale personale  265 277

  • La direzione spirituale dei confratelli

adulti ..................................................  266 277

  • La direzione spirituale dei confratelli

giovani ..............................................  269 280
a. Direzione spirituale «punto essen‑
ziale» .................................................  271 282
b. Il colloquio di direzione spirituale:
atteggiamenti e metodo ...............  275 284
CONCLUSIONE ...........................  279 289
APPENDICE
7. ASPETTI GIURIDICI E IMPEGNI AMMINISTRATIVI NEL MINISTERO DEL DIRETTORE
7.1 II superiore locale secondo il diritto universale della Chiesa          281 293
71.1 L'autorità del superiore religioso dono di
Dio riconosciuto dalla Chiesa ....  282 294
71.2 Le caratteristiche peculiari dell'autorità
del superiore religioso .................  284 296
71.3 II vicario ..................................  286 299
71.4 II superiore religioso assistito dal suo con‑
siglio .............................................. • 287 299
71.5 La nomina del superiori religiosi  288 300
71.6 Doveri e facoltà dei superiori religiosi      289 300
A. Doveri del superiore ................  289 300
Alcune specifiche facoltà ............  292 303

  • A riguardo del ministero delle con‑

fessioni ...........................................  292 303

  • Altre facoltà in materia liturgica 292 303
  • Alcune specifiche facoltà di dispen- •

sa .....................................................  292 303
C. Doveri particolari di natura discipli‑
nare .................................................  293 304
D.' Sanzioni nei riguardi del direttore col‑
pevole di gravi mancanze ...........  294 305
7.2 II direttore nel diritto proprio salesiano
(Costituzioni e Regolamenti generali)  295 306
72.1 II servizio dell'autorità del superiore sale‑
siano                               •................   296 306
72,2 La figura del direttore secondo le Costitu‑
zioni ..................................................  297 307
72.3 Direttore e Consiglio .............  299 309
72.4 II vicario del direttore ............  300 311

72.5 Compiti e facoltà particolari del direttore,
specificati nelle Costituzioni .......  301 312

  • Nell'ambito dell'obbedienza religiosa            312
  • Nel campo della povertà religiosa      313
  • Impegni verso i nuovi confratelli  313
  • Altri impegni  ............................ 313

72.6 Incombenze del direttore ricavate dai Re‑
golamenti generali ........................  302 314

  • Servizio educativo pastorale  314
  • Vita di comunità, obbedienza e po‑

vertà  ........................................................ 314

  • Doveri Inerenti alla carica di direttore            303 315

7.3 Amministrazione dei beni ...  304 316
73.1 Caratteristiche degli amministratori  304 316

  • Ordine  ...................................... 316
  • Aggiornamento continuo  ...... 316
  • Completezza ...................  305 316
  • Correttezza  .............................. 317

73.2 Aspetti generali della nostra amministra‑
zione ...............................................  306 317

  • Fiduciaria  ................................ 317
  • Decentrata  ............................... 318
  • Pertinente  ................................ 318.... -

73.3 Conservazione e smobilizzo dei beni      308 319

  • Conservazione dei beni  ..... • 319
  • Alienazione dei beni .....  309 320
  • Accrescimento di beni ...  310 321
  • Il danaro ...........................  311 321
  • Costruzioni ......................  312 322
  • Rendiconto amministrativo  313 323

73.4 Breve riassunto degli adempimenti ammi-         •
n istrativi .........................................  314 324
INDICE ANALITICO............................. 327
ABBREVIAZIONI E SIGLE

AAS      Acta Apostolicae Sedis
AA.VV.  autori vari
ACG      Atti del Consiglio Generale, dal n. 311 (dicembre
1984)
ACS      Atti del Capitolo Superiore, dal n. 1 (1920) al n.
243 (1966)
Atti del Consiglio Superiore, dal rb 244 (1966) al n. 310 (1984)
AG         Ad Gentes - Decreto del Vaticano II
Annali   Annali della Società Salesiana, 4 volumi (a cura
di E. Ceria), SEI Torino
art          Articolo
BS         Bollettino Salesiano
can        Canone del Codice di Diritto Canonico 1983
cap        capitolo
CD         Christus Dominus - Decreto del Vaticano II
CEC      Congregazione per l'Educazione Cattolica
Cfr   -     confronta
CG         Atti di un Capitolo Generale indicati dal numero
corrispondente
CGS      Atti del Capitelo Generale Speciale
CIC        Codex luris Canonici
CN         Criteri e Norme di discernimento vocazionale sa‑
lesiano, Roma 1985
Cost      Costituzioni
CRS      Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secola‑
ri
CRIS-DCR Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secola‑
ri: La dimensione contemplativa della vita religiosa 1980
CRIS-RPU  Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secola‑
ri: Religiosi e promozione umana 1980
doc           documento •
Epist        Epistolario di S. Giovanni Bosco, 4 volumi (a
cura di E. Ceria)
ET            Evangelica Testificatio, esortazione apostolica di
Paolo VI, 1971
FSDB      La formazione dei salesiani di Don Bosco, 1985
GuidaCost  II Progetto di vita dei salesiani di Don Bosco.
Guida alla lettura delle Costituzioni salesiane, Roma 1986
GS           Gaudium et Spes - Costituzione pastorale del
Vaticano II
lb              ibidem
LC         Laudis Canticum, costituzione apostolica di
Paolo VI, 1970
LettAlbera   Lettere circolari di Don Paolo Albera ai salesiani,
Direzione generale delle Opere salesiane, Torino 1965
LettRua   Lettere circolari di Don Michele Rua ai salesiani,
Direzione generale Opere salesiane, Torino 1965
LG            Lumen Gentium - Costituzione dogmatica del
Vaticano II
LH            lnstitutio generalis de Liturgia Horarum 1971
Manuale D. Paolo Albera, Manuale del Direttore, ristampa,
Istituto salesiano per arti grafiche, Colle Don Bosco (Asti), 1949: si citano i numeri marginali
MB           Memorie Biografiche di"San Giovanni Bosco
MCS        Mezzi di comunicazione sociale
MO           Memorie dell'Oratorio di San Francesco di Sales
dal 1815 al 1855
MR           Mutuae Relationes. Criteri direttivi sui rapporti tra
i Vescovi e i Religiosi nella Chiesa, Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari - Congregazione per i Vescovi, 1978
n.              numero
p.              pagina
PC           Perfectae Caritatis - Decreto del Vaticano II
PO           Presbyterorum Ordinis -- Decreto del Vaticano II
Reg          Regolamenti generali
Ricordi     Ricordi confidenziali di Don Bosco ai Direttori
RH         Redemptor Hominis, enciclica di Giovanni Paolo
Il, 1979
SC         Sacrosanctum Concilium - Costituzione del Vati‑
cano Il
Stella    Stella P., Don Bosco nella storia della religiosità
cattolica, LAS-Roma, seconda edizione: vol. 1° 1979, vol. 2° 1981
UR         Unitatis Redintegratio - Decreto del Vaticano Il

 

PRESENTAZIONE
Cari direttori,
vi presento questo volumetto: «IL DIRETTORE SALESIANO, UN MINISTERO PER L'ANIMAZIONE E IL GOVERNO DELLA COMUNITA LOCALE», richiesto dal CG21 ' e rielaborato secondo il testo definitivo delle Costituzioni, il nuovo CJC, i suggerimenti e i contributi pervenuti.
È un testo di meditazione salesiana che viene offerto fraternamente e autorevolmente ai direttori, chiamati ad animare e a governare la loro comunità, la sua vita, la sua missione.
Permettetemi qualche considerazione sulle sue caratteristiche:

  • . È prima di tutto un sussidio personale, genuinamente evangelico. Vi domanda «se» e «come» I vostri atteggiamenti si assimilino a quelli del Signore risorto. Questo «come» è un modo caratteristico, non generico, di essere chiamati e mandati da Lui. Interpella la vostra sollecitudine per la vita originale della comunità, per la promozione e la santità di ogni confratello, per II bene dei giovani. Le nostre Costituzioni rendono evidente la necessità e la realtà pluriforme di questo rapporto: «il direttore rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre».2

CG21 61d Cost 55

  • È un testo permeato di spirito salesiano. Si tratta, per voi, di riconoscere nel ministero che vi è stato assegnato i doni, i sentimenti, la qualità dei gesti che furono di D6n Bosco. Sarete aiutati a ricomprendere il-segreto della sua paternità, a riviverne oggi le intenzioni, le modalità, gli obblighi, le fatiche e a goderne le ricchezze.
  • È pensato nell'ottica della nostra missione. Certo vi chiede di essere «spirituali». Ma ricordate quanto scrivevo negli ACS: «L'attività della carità pastorale non è separata o posteriore al suo essere, bensì lo accompagna, lo rivela, lo fa rifulgere, lo pienifica, ne esprime la genuina verità. Non viene «dopo», ma è «dentro» quale costitutivo della sua identità dinamica; essa è radicalmente interiore in quanto partecipazione dell'amore di Dio. Così, nella profondità di un'esperienza apostolica di Spirito Santo, la cosiddetta «estasi dell'azione», di cui parla San Francesco di Sales, risulta in definitiva una forma di interiorità».3

E dunque operativo prima di tutto in questo senso: vi chiede di essere fedelj a Don Bosco, nel modo particolare in cui lo devono essere i direttori, affinché per il vostro ministero maturi la vocazione dei confratelli e i giovani siano evangelizzati.4
Rivolti a realizzare questi compiti, che sono primari, vi sono offerti gli strumenti che si stimano oggi più 'adatti.

  • Lo si è voluto il più completo possibile. Ogni atteggiamento e ogni contenuto richiamano necessariamente gli altri. La non considerazione di alcuni di essi può mettere in pericolo la comprensione e la completezza del tutto. Si sarebbe rischiato non tanto di non essere abbastanza completi, quanto di- non trasmettere il senso globale di una vocazione.

ACS 304, p. 22-23 ' Cfr Cost 55

  • Non vuole essere un trattato, anche se qua e là, anziché supporli, presenta direttamente alcuni elementi utili alla comprensione del nostro spirito. Vuole piuttosto diventare un'occasione provvidenziale che chiarisce, orienta e ordina le funzioni che vi sono proprie per uscire dalle incertezze, per stimolare l'inventiva e la creatività, per ridare alla figura del direttore la dignità carismatica pensata da Don Bosco e ai confratelli la fiducia di un rapporto e di un'obbedienza attiva e corresponsabile.
  • Fatene esperienza! Tutti ne dovrete sperimentare la verità. Se il lesto nasce dall'esperienza spirituale della Congregazione, come ci auguriamo, la comprensione del dono fatto a Don Bosco quando concepì il «suo» direttore, la si avrà nel momento in cui questa esperienza, ricompresa, viene nuovamente vissuta e sviluppata. Vi accorgerete allora quale forza di animazione e di salvezza ha il vostro ministero!

Cari direttori, meditate queste pagine e fatene argomento di comunicazione. Diventino punto di riferimento e di verifica per la vita della vostra comunità. Ricordate quanto scriveva nella 'Presentazione' al '«Manuale» Don Albera: «senza la cooperazione di tutti gli altri membri della Congregazione» i direttori non possono realizzare il loro ministero. «Se mai venisse a mancare fra noi questo comune accordo, più non saremmo figli degni di un tanto Padre, né i nostri numerosi istituti darebbero più quei frutti salutari che Iddio., la Chiesa e la stessa civile società se ne riprometton6».5
5 Manuale p. 5-6
Che Maria Ausiliatrice, Madre della Chiesa, infonda fiducia ai nostri impegni, sostenga la nostre speranze nella fatica quotidiana, dia consolazione ai nostri cuori.
Roma, Solennità dell'Immacolata, 8 dicembre 1986
Don Egidio Viganò
Rettor Maggiore
INTRODUZIONE
1. Gli obiettivi
Viene riproposto, dopo la sua rielaborazione, <‹IL DI- i RETTORE SALESIANO, UN MINISTERO PER L'ANIMAZIONE E IL GOVERNO DELLA COMUNITA LOCALE» (DSM).
Questo sussidio muove da una chiara intenzione di obbedienza agli orientamenti del CG21 ' e, per la rielaborazione che ne è stata fatta, alle indicazioni del nuovo CIC, del testo definitivo delle Costituzioni e dei Regolamenti generali. Con la sua pubblicazione si vuole offrire un contributo utile a sviluppare la coscienza del ministero educativo pastorale del direttore salesiano e si risponde ai confratelli che domandano di chiarirne la figura e la funzione.2
Secondo la volontà di Don Bosco e una ininterrotta tradizione, il direttore è «indubbiamente il centro di unificazione e di propulsione di ogni opera salesiana (...), il capo e la guida della comunità religiosa, l'animatore di tutta l'attività apostolica e formativa e il supremo responsabile delle stesse attività economiche, organizzative e tecniche»;3 Una presenza e un ruolo assai
2 Cfr CG21 61d Cfr CG21 61a.48
3 CG19 32, citato in CG21 49
importanti 4 che hanno connessione attiva con tutti e con tutto, I confratelli vi si sentono interessati personalmente.
D'altra parte, i cambiamenti culturali esigono una vera novità, conforme ai valori che emergono dai segni dei tempi e dall'approfondimento conciliare del carisma e del ministero.5 Sembra che una figura così centrale e una funzione così indispensabile, ma nello stesso tempo esposta al rischio di non essere compresa appieno, abbia bisogno di un aiuto fraterno e attuale che indirizzi più sicuramente nelle inevitabili difficoltà, oggi più grandi e numerose. I testi dei nostri CC.GG. fanno intravvedere, anche se con una certa discrezione, il disagio e la sofferenza che talvolta si incontrano nell'esercizio quotidiano dell'autorità e chiedono ai confratelli la loro sincera collaborazione perché colui che è chiamato ad animare una comunità di uomini imperfetti, è anch'egli un uomo imperfetto, bisognoso come tutti di appoggio e di comprensione.6
2. Ministero e comunità
II tuo ministero si rapporta costantemente alla comunità, ai singoli confratelli e ai giovani!
La comunità salesiana, secondo un'espressione, di Pio IX, vive nella Chiesa e partecipa alla sua missione «come un importante segreto che Dio ha voluto tenere nascosto» fino ai tempi di Don Bosco e che, da allora, continua ad esistere con una sua originalità carismatica.°

  • Cfr CG21 55
  • Cfr Ibidem
  • Cfr Ibidem
  • Cf Cost 55

L'indole propria di questa comunità e la sua unità richiedono un socio che per i carismi dell'ordine e l'esperienza pastorale orienti lo spirito e l'azione dei fratelli per servire questa comunità, il suo sviluppo, la sua missione, la sua originalità «che è per la Chiesa e non per me», direbbe Don Bosco,1° c'è il tuo ministero.

  • Nella comunità sei fratello tra fratelli, unito a loro 3 dal dono della medesima vocazione, ma sei anche il loro animatore e superiore e con loro sei al servizio della Chiesa e partecipi della sua missione.

E un impegno che Don Bosco ha sentito per primo. Lo comunicava 1'11 marzo 1869 con queste parole: «La nostra Congregazione è approvata: siamo vincolati gli uni con gli altri. lo sono legato a voi, voi siete legati a me. La Chiesa ha diritto all'opera nostra».11 Era, quella, una fraternità che legava gli uni agli altri, «come le membra di un corpo, le une subordinate alle altre, tutte poi subordinate al capo».12
E un impegno che esprimono anche i testi delle nostre Costituzioni: «Noi, salesiani di Don Bosco (SDB), formiamo una comunità di battezzati che, docili alla voce dello Spirito, intendono realizzare in una specifica forma di vita religiosa il progetto apostolico del Fondatore: essere nella Chiesa segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri»."
MB 13,82 Cfr Cost 121
MB 17,131
MB 9, 572 Ibidem
Cost 2
Per compiere questa missione e mantenere questa docilità allo Spirito, il superiore «è al centro della comunità, fratello tra fratelli, che riconoscono la sua responsabilità e autorità. Suo primo compito è animare la comunità perché viva nella fedeltà alle Costituzioni e cresca nell'unità. Coordina gli sforzi di tutti tenendo conto dei diritti, doveri e capacità di ciascuno. Ha responsabilità diretta anche verso ogni confratello: lo aiuta a rea. lizzare la sua personale vocazione e lo sostiene nel lavoro che gli è affidato. Estende la sua sollecitudine ai giovani e ai collaboratori, perché crescano nella corresponsabilità della missione comune»»
Le Costituzioni t'impegnano dunque, attraverso un'azione personale e adattata, ad aver sempre dinanzi agli occhi il bene della comunità e dei singoli e a perseguirne efficacemente la realizzazione.
4 . Le caratteristiche della vocazione salesiana, che ben conosci, ti fanno meglio comprendere quanto sia necessario il tuo ministero oggi e come anch'esso debba rinnovarsi nella fedeltà.
La nostra vocazione è fedele alla sapienza delle origini e aperta alla novità dei tempi. intende infatti realizzare la «sequela Christi vissuta secondo lo spirito di Don Bosco, costantemente aperta alle giuste esigenze delle novità rilevabili nella vita della Chiesa, nella storia delle culture, specialmente in quella dei giovani».15 Questo principio è nato con la Congregazione stessa dal cuore di Don Bosco e non si è mai più pérduto fra noi.
Cost  55 FSDB 1
I «Ricordi confidenziali», affidati a Don Rua direttore, sono nati dal desiderio di Don Bosco di star sempre al fianco del suo amatissimo figlio e dalla necessità di sostenere la sua giovane età in un ufficio così importante per la comunità dei confratelli, dei giovani, dei collaboratori e per il servizio apostolico che doveva modellarsi sull'ambiente e lo spirito di Valdocco.
Il «Manuale del direttore» di Don Albera ci richiama direttamente all'altro motivo, anch'esso vivo nella nostra tradizione, Nel Manuale sono raccolte le «raccomandazioni che le necessità dei tempi e le nuove condizioni... sembravano richiedere».16 Non sarebbe stato sufficiente rifarsi in tutto letteralmente a Don Bosco?
Questo interrogativo nacque anche nella mente di Don Albera che così lo esprimeva: «Ti confesso candidamente, o carissimo, che il frammischiare i miei poveri consigli agli ammaestramenti di Don Bosco e di Don Rua mi pareva quasi una profanazione».17 Ma vinse la non poca ripugnanza che provava. La sua intenzione fu di aiutare i direttori a «rispecchiare in se medesimi quella forma di governo che fu tutta propria del nostro santo Fondatore e a far regnare in tutta la pienezza il suo spirito nell'Istituto» 16 proprio attraverso quelle utili raccomandazioni che lé necessità dei tempi e le nuove condizioni sembravano richiedere.19
Come puoi ben capire dai «Ricordi confidenziali» di Don Bosco al «Manuale del direttore» di Don Albera, a questo Manuale che lo continua, l'obiettivo rimane il medesimo: offrire a chi è in autorità l'aiuto, e cioè le motivazioni, gli orientamenti e gli strumenti, affinché col suo ministero edifichi la comunità salesiana, la sua vita di santità e la sua efficacia apostolica.
16 Manuale p. 7 Ibidem
18 Manuale p. 8
19 Cfr Manuale p. 7
s 3. L'organizzazione dei contenuti
Le considerazioni che abbiamo fatto ci indicano anche il cammino che percorreremo.
Il rinnovamento della nostra vita religiosa comporta il continuo ritorno alla primitiva ispirazione dell'Istituto e, nello stesso tempo, l'adattamento alle mutate condizioni dei tempi,2° «Anche il modo di governare deve essere sottoposto ad esame secondo gli stessi criteri».2'
Quale autorità per quale comunità? Possiamo rispondere a questa domanda, davvero fondamentale, cercando. di riscoprire autorità e comunità alle origini e oggi, nel tempo che viviamo.
Guardiamo a Don Bosco, prima di tutto. Don Bosco ebbe il dono di far sorgere per opera dello Spirito Santo e per l'intercessione materna di Maria una Congregazione che in germe già possedeva in se stesso e della quale fu il primo Padre Superiore ed anche il «primogenito»: «la vita di Don Bosco, si legge nelle MB, è al tutto confusa nella vita della Congregazione, e perciò parliamone».22
L'autorità del direttore, ravvicinata a lui, è come riscoperta alle sue origini: in lui comprendiamo meglio noi stessi.23
Il direttore è chiamato a riattualizzare il servizio di questa autorità.
20 Cfr PC 3
21 PC 3
22 MBS 12,69
23 Cfr CG21 163
L'averla scoperta alle origini e nella sua primitiva ispirazione deve comporsi con l'attenzione intelligente - allo sviluppo della coscienza della Chiesa e della Congregazione e con la visione rivolta alle circostanze e ai disegni dei tempi." Va prima di tutto compresa nei suoi valori permanenti e va .vigta nel suo significato e stile rinnovati, I superiori, che della vocazione salesiana sono i primi responsabili servitori, nell'esercizio della loro autorità sono chiamati a costruire la difficile sintesi tra animazione spirituale e governo.25
Non potranno animare senza governare, né governare senza animare. L'animazione non sarebbe salesiana se, nella circostanze in cui è richiesta, venisse meno o fosse attutita l'altra componente, quella di un'autentica responsabilità di governo. La loro compresenza e II loro dosaggio è un'arte e una grazia salesiana. Non sono parti da saldare fra loro, ma aspetti convergenti di un unico servizio vitale, quello dell'autorità, che assume le forme e i metodi della partecipazione e del dialogo.
La tradizione e una saggezza rinnovata, suggerita dagli ultimi capitoli, presentano queste forme e questi - metodi come utili ed efficaci e li mettono costantemente in rapporto con le particolari virtù e attitudini che il direttore deve possedere al servizio della varia ricchezza e originalità della comunità locale.
Di tutto ciò parlano i capitoli 1: 2. 3, della Parte Prima, che si apre con i «Ricordi confidenziali di Don Bosco ai direttori».
La Parte Seconda, nei capitoli 4. e 5., apre al ministero di animazione e governo del direttore l'ampio spazio della comunità locale: una comunità di apostoli salesiani, che vivono una vita comunitaria ricca e profonda, fondata sulla pratica dei consigli evangelici e in dialogo con il Signore.
24 Cfr MR 12
" Cfr CG21 61d
Finalmente la Parte Terza mette in evidenza l'utilità l'indispensabilità di metodi, strumenti e strutture adeguate (capitoli 6. 7.).
Sono le condizioni previe che danno modo di interiorizzare i valori vocazionali e dispongono alla santità all'efficacia apostolica.
In Appendice si sono collocati «Aspetti giuridici e impegni amministrativi» (capitolo 7). Essi rendono operativamente presenti i grandi valori di carità che assicurano l'unità della Congregazione e la sua omogeneità spirituale. Il testo lega fra loro i diversi elementi in modo organico e lineare sì da permettere una lettura continua

  • sufficientemente completa. Per riuscire allo scopo si sono dovuti richiamare, sia pure per accenni, contenuti già presenti, variamente, nel Manuale stesso.

«RICORDI CONFIDENZIALI»
DI DON BOSCO Al DIRETTORI
Il Sussidio che ti viene offerto, caro direttore, intende aiutar- 6 ti nel delicato ufficio di animatore e superiore della comunità locale. Si apre con i «Ricordi» detti, un tempo, «confidenziali» che Don Bosco inviò al suo «amatissimo figlio Don Rua Michele», primo direttore, nella Congregazione, della casa di Mirabello (anno 1863). Ne possediamo l'autografo. Don Rua, dopo la morte di Don Bosco, lo teneva appeso alla parete della sua stanza. Ritoccati più volte, nella loro redazione definitiva furono lasciati da Don Bosco stesso come suo testamento ai direttori salesiani di tutti i tempi.' Al di là di quanto risulta non più attuale per le mutate condizioni dei tempi, restano i valori perenni di un documento fondamentale.
Se, sull'esempio di Don Rua, saprai leggere queste parole ispirate e ogni volta nuove, accadrà anche .a te, come a lui, di riudire la voce stessa di Don Bosco, di sentirtelo accanto ad ispirarti come amico, fratello e padre. «Ti parlo colla voce di un tenero padre che apre il cuore ad uno de' più cari suoi figliuoli. Ricevili adunque scritti di mia mano come pegno dell'affetto che io ti porto, e come atto esterno del mio vivo desiderio che tu guadagni molte anime al Signore».2
Qui trascriviamo la redazione del 1886, nell'edizione critica di F, Motto, «Ricerche Storiche Salesiane», anno III, n. 1 (1984), p. 150-160
Cf pure: MB 10 p. 1040 s. ed Epist. 1 p. 288-290 (lettera 331).
2 Epist. 1 p, 288 (Lettera 331)
Con te stesso
1° Niente ti turbi.
2° Evita le austerità nel cibo. Le tue mortificazioni siano nella diligenza a' tuoi doveri e nel sopportare le molestie altrui. In ciascuna notte farai sette ore di riposo, È stabilita un'ora di latitudine in più o in meno per te e per gli altri, quando v'interverrà qualche ragionevole causa. Questo è utile per la sanità tua e per quella de' tuoi dipendenti.
3° Celebra la Santa Messa e recita il Breviario pie, attente ac devote. Ciò sia per te e pe' tuoi dipendenti.
4° Non mai omettere ogni mattina la meditazione e lungo il giorno una visita al SS. Sacramento. Il rimanente come è disposto dalle Regole della Società.
5° Studia di farti amare piuttosto che farti temere. La carità e la pazienza ti accompagnino costantemente nel comandare, nel correggere, e fa in modo che ognuno dai tuoi fatti e dalle tue parole conosca che tu cerchi il bene delle anime, Tollera qualunque cosa quando trattasi d'impedire il peccato. Le tue sollecitudini siano dirette al bene spirituale, sanitario e scientifico dei giovanetti dalla Divina Provvidenza a te affidati..
6° Nelle cose di maggior importanza fa' sempre breve elevazione di cuore a Dio prima di deliberare. Quando ti è fatta qualche relazione, ascolta tutto, ma procura di rischiarare bene i fatti e di ascoltare ambe le parti prima di giudicare. Non di rado certe cose a primo annunzio sembrano travi e non sono che paglie.

Coi Maestri
8     1° Procura che ai Maestri nulla manchi di quanto loro è necessario pel vitto e pel vestito. Tien conto delle loro fatiche, ed essendo ammalati o semplicemente incomodati, manda tosto un supplente nella loro classe.
2° Parla spesso con loro separatamente o simultaneamente; osserva se non hanno troppe occupazioni; se loro mancano abiti, libri; se hanno qualche pena fisica o morale; oppure se in loro classe abbiano allievi bisognosi di correzione o di speciale riguardo nella disciplina, nel modo e nel grado dell'insegnamento. Conosciuto qualche bisogno, fa quanto puoi per provvedervi.
3° In Conferenze apposite raccomanda che interroghino indistintamente tutti gli allievi della classe; leggano per turno i lavori d'ognuno, Fuggano le amicizie particolari e le parzialità, né mai introducano allievi od altri in camera loro.
4° Dovendo dare incombenze od avvisi agli allievi, si servano di una sala o camera stabilita a quest'uopo.
5° Quando ricorrono Solennità, Novene o Feste in onore di Maria SS., di qualche Santo Patrono del paese, del Collegio, o qualche Mistero di Nostra Santa Religione, ne diano annunzio con brevi parole, ma non omettano mai.
6° Si vegli affinché i Maestri non mandino mai allievi via di scuola ed ove vi fossero assolutamente costretti li facciano accompagnare al Superiore. Neppure percuotano mai per nessun motivo i negligenti o delinquenti. Succedendo cose gravi se ne dia tosto avviso al Direttore degli Studi o al Superiore della Casa.
I Maestri fuori della scuola non esercitino alcuna autorità su' loro allievi, e si limitino ai consigli, agli avvisi o al più alle correzioni che permette e suggerisce la carità ben intesa.
Cogli Assistenti e Capi di Dormitorio
1° Quanto si è detto dei Maestri si può in gran parte applicare agli Assistenti ed ai Capi di Dormitorio.
2° Procura di distribuire le occupazioni in modo che tanto essi quanto i Maestri abbiano tempo e comodità di attendere ai loro studii.
3° Trattienti volentieri con essi per udire il loro parere intorno alla condotta dei giovani ai medesimi affidati. La parte più importante dei loro doveri sta nel trovarsi puntuali al luogo dove si raccolgono i giovani pel riposo, scuola, lavoro, ricreazione e simili.
4° Accorgendoti che taluno di essi contragga amicizia particolare con qualche allievo, oppure che l'ufficio affidatogli, o la moralità di lui sia in pericolo, con tutta prudenza lo cangerai d'impiego; se continua il pericolo, ne darai tosto avviso al tuo Superiore.

  • 5° Raduna qualche volta i Maestri, gli Assistenti, i Capi di Dormitorio e a tutti dirai che si sforzino per impedire i cattivi discorsi, allontanare ogni libro,, scritto, immagini, pitture (hic scientia est) e qualsiasi cosa che metta in pericolo la regina delle virtù, la purità. Diano buoni consigli, usino carità con tutti.

6° Sia oggetto di comune sollecitudine scoprire gli allievi che fossero pericolosi; scopertine inculca che ti siano svelati.
Coi Coadiutori 3-
1° Fa' in modo che ogni mattina possano ascoltare la S. Messa ed accostarsi ai SS. Sacramenti secondo le regole della Società. Le persone di servizio si esortino alla Confessione ogni quindici giorni od una volta al mese.
2° Usa gran carità nel comandare, facendo conoscere colle parole e coi fatti che tu desideri il bene delle anime loro.
3° Alle persone di servizio sia stabilito per capo un coadiutore -di probità conosciuta, che vegli sui loro lavori e sulla loro moralità, affinché non succedano furti né facciansi cattivi discorsi.

Coi giovani allievi
1° Non accetterai mai allievi espulsi da altri Collegi, o de' quali ti consti essere di mali costumi. Se malgrado la,debita cautela, accadrà di accettarne alcuno di questo genere, fissagli subito un compagno sicuro che lo assista e non lo perda mai di vista..Qualora egli manchi in cose lubriche, sl'avvisi appenauna volta, e se ricade, sia immediatamente inviato a casa sua..
3 Il testo di questo titolo e i contenuti corrispondenti sono stati ridotti
2° Procura di farti conoscere dagli allievi e di conoscere essi passando con loro tutto il tempo possibile adoperandoti di dire all'orecchio loro qualche affettuosa parola, che tu ben sai, di mano in mano ne scorgerai il bisogno. Questo è ii gran segreto che ti renderà padrone del loro cuore.
3° Dimanderai: — Quali sono queste parole? Quelle stesse che un tempo per lo più furono dette a te. P. E.: Come stai? Bene. — E di anima? — Cosi cosi. — Tu dovresti aiutarmi in una grande impresa; mi aiuterai? — SI, ma in che cosa?— A farti buono. Oppure: A salvarti l'anima; oppure: A farti il più buono dei nostri giovani. Coi più dissipati: — Quando vuoi cominciare? — Che cosa? = Ad essere la mia consolazione; a tenere la condotta di S. Luigi. A quelli che sono un po' restii ai santi Sacramenti: — Quando vuoi che rompiamo le corna al Demonio? — In che modo?— Con una buona confessione. Quando vuole. — Al più presto possibile. Altre volte: — Quando faremo un buon bucato? Oppure: Ti senti di aiutarmi a rompere le corna al Demonio? Vuoi che siamo due amici per gli affari dell'anima? Haec aut similia.
4° Nelle-nostre Case il Direttore è il Confessore Ordinario, perciò fa' vedere che ascolti volentieri ognuno in Confessione, ma da' loro ampia libertà di confessarsi da altri se lo desiderano. Fa' ben conoscere che nelle votazioni sulla condotta morale iù non ci prendi parte e studia di allontanare sin l'ombra di sospetto che tu abbia a servirti, oppure anche ricordati di quanto fu detto in Confessione. Neppure apparisca il minimo segno di parzialità verso chi si confessasse da uno a preferenza di un altro.
5° Il piccolo Clero, la Compagnia di S. Luigi, del SS. Sacramento, dell'Immacolata Concezione siano raccomandate e promosse. Dimostra benevolenza e soddisfazione verso coloro che vi sono ascritti; ma tu ne sarai soltanto promotore e non Direttore; considera tali cose come opera dei giovani la cui direzione è affidata al catechista.
6° Quando riesci a scoprire qualche grave mancanza, fa'
chiamare il colpevole o sospettato tale in tua camera e nel modo il più caritatevole procura di fargli dichiarare la colpa e il torto nell'averla commessa; e di poi correggilo e invitalo ad aggiustar le cose di sua coscienza, Con questo mezzo e continuando all'allievo una benevola assistenza si ottennero dei meravigliosi effetti e delle emendazioni che sembravano impossibili.
Cogli Esterni
12 1° Prestiamo volentieri l'opera nostra pel servizio religioso,
per la predicazione, per celebrare Messe a comodità del pubblico e ascoltare le confessioni tutte le volte che la carità e i doveri del proprio stato lo permettono, specialmente a favore della parrocchia nei cui limiti trovasi la nostra casa. Ma non assumetevi mai impieghi o altro che importi assenza dallo stabilimento o possa impedire gli uffizi a ciascuno affidati.
2° Per cortesia siano talvolta invitati Sacerdoti esterni per le predicazioni, od altro in occasione di Solennità, di trattenimenti musicali e simili. Lo stesso invito si faccia alle Autorità e a tutte le persone benevoli o benemerite per favori usati o che siano in grado di usarne.
3° La carità e la cortesia siano le note caratteristiche di un Direttore tanto verso gli interni quanto verso gli esterni.
4° In caso di questioni sopra cose materiali accondiscendi in tutto quello che puoi, anche con qualche danno purché si tenga lontano ogni appiglio di liti, od altro che possa far perdere la carità.
5° Se trattasi di cose spirituali, le questioni risolvonsi come possono tornare a maggior gloria di Dio. Impegni, puntigli, spirito di vendetta, amor proprio, ragioni, pretensioni ed anche l'onore, tutto deve sacrificarsi per evitare il peccato.
6° Nelle cose di grave importanza è bene di chiedere tempo per pregare e dimandare consiglio a qualche pia e prudente persona.
Con quelli della Società
1° L'esatta osservanza delle Regole e specialmente dell'ubbidienza sono la base di tutto. Ma se vuoi che altri obbediscano a te, sii ubbidiente a' tuoi superiori. Niuno è idoneo a comandare, se non è capace di ubbidire.
2° Procura di ripartire le cose in modo che niuno sia troppo carico d'incombenze, ma fa' che ciascuno adempia fedelmente quelle che gli sono affidate.
3° Niuno della Congregazione faccia contratti, riceva danaro, faccia mutui o imprestiti ai parenti, agli amici o ad altri. Né alcuno conservi danaro od amministrazione di cose temporali senza esserne direttamente autorizzato dal Superiore. L'osservanza di questo articolo terrà lontano la peste più fatale alle Congregazioni religiose:
4° Abborrisci come veleno le modificazioni delle Regole. L'esatta osservanza di esse è migliore di qualunque variazione. Il meglio è nemico del bene.
5° Lo studio, il tempo, l'esperienza mi hanno fatto conoscere e toccar con mano che la gola, l'interesse e la vanagloria furono la rovina di floridissime Congregazioni e di rispettabili Ordini Religiosi. Gli anni faranno conoscere anche a te delle verità che forse ora ti sembreranno incredibili.
6° Massima sollecitudine nel promuovere con le parole o co' fatti la vita comune.
Nel Comandare
1° Non mai comandare cose che giudichi superiori alle forze dei subalterni, oppure prevedi di non essere ubbidito. Fa' in modo di evitare i comandi .ripugnanti; anzi abbi massima cura di secondare le inclinazioni di ciascuno affidando di preferenza quegli uffizi che a taluno si conoscono di maggior gradimento.
2° Non mai comandare cose dannose alla sanità o che impediscono il necessario riposo o vengano in urto con altre incombenze od ordini di altro superiore.
3° Nel comandare si usino sempre modi e parole di carità e di mansuetudine. Le minacce, le ire, tanto meno le violenze, siano sempre lungi dalle tue parole e dalle tue azioni.
4° In caso di dover comandare cose difficili o ripugnanti al subalterno si dica P.E.: — Potresti fare questa o quell'altra cosa? Oppure: Ho cosa importante, che non vorrei addossarti, perché difficile, ma non ho chi al pari di te possa compierla. Avresti tempo, sanità; non te lo impedisce altra occupazione, ecc.? L'esperienza ha fatto conoscere che simili modi, usati a tempo, hanno molta efficacia,
5° Si faccia economia in tutto, ma assolutamente in modo che agli ammalati nulla manchi. Si faccia per altro a tutti notare che abbiamo fatto voto di povertà, perciò non dobbiamo cercare nemmeno desiderare agiatezza in cosa alcuna. Dobbiamo amare la povertà ed i compagni della povertà, Quindi evitare ogni spesa non assolutamente necessaria negli abiti, nei libri, nel mobiglio, nei viaggi, ecc.
Questo è come Testamento che indirizzo ai Direttori delle Case Particolari. Se questi avvisi saranno messi in pratica, io muoio tranquillo perché sono sicuro che la nostra Società sarà ognor più fiorente in faccia agli uomini e benedetta dal Signore, e conseguirà il suo scopo che è la maggior gloria di Dio e la salvezza della anime.


1. DON BOSCO MODELLO DEL SALESIANO
NEL MINISTERO DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO •
1.1 Guardando a Don Bosco
16 «il Signore ci ha donato Don Bosco come padre e maestro»1 Il suo:stile originale di vita e di azione2 è per noi non solo punto di riferimento costante, ma anche norma di vita. I primi:salesiani, inseriti nel vivo della sua comunità in azione, impararono a modellare la propria vita sulla sua.3 «Anche noi troviamo in lui il nostro modello».4 È nostra missione nella Chiesa 'essere Don Bosco oggi in situazioni e contesti culturali diversi, con sensibilità ed espressioni ricche e variate.
Anche per l'esercizio del ministero di autorità guardiamo a Don Bosco.5 L'indole propria di ogni carlsma influenza e caratterizza questo servizio. Lo spirito salesiano e il Sistema Preventivo, l'esperienza oratoriana e lo stile di famiglia, il tipo di progetto-missione e l'obbedienza corresponsabile richiedono un modo particolare di pensare e di vivere il servizio di autorità. È una peculiarità carismatica che si può, all'occorrenza, scoprire nella stessa esperienza di Don Bosco, nella sua maniera di essere superiore,
1 Cost 21; cfr Guida Cost 214-216
2 Cfr Cost 10
3 Cfr Cost 97
4 Cost 97
5 Cfr Cost 121; CGS 648
Certo egli è unico,€ ma non ha trovato tutto facile. È stato allo sfesso tempo pastore e educatore, confessore e direttore spirituale; fondatore, superiore di una comunità e superiore generale. Come fondatore ebbe una paternità e un'autorità originali, la cui continuità è affidata, nella docilità allo Spirito Santo, a tutta la Congregazione e ad ogni salesiano. In un certo senso, tutti insieme siamo successori di Don Bosco.
Ancora: pensando a lui come «superiore» lo vediamo attorniato da quelli stessi che erano stati «i suoi ragazzi» e continuavano ad avere con, lui un rapporto spirituale ed educativo speciale. Lo sentivano padre che li aveva guidati nei primi passi e aveva offerto loro una famiglia; iniziatore, fondatore e centro dell'opera della quale erano ora parte attiva; santo che incarnava con straordinaria efficacia la presenza del Signore. Il rapporto di ogni salesiano, oggi, con i suoi superiori è necessariamente diverso.
17 D'altronde c'è in noi una curiosa tendenza. Maggiori son le difficoltà in cui ci imbattiamo e più siamo tentati di cogliere Don Bosco in una visione di sintesi e di ideale maturità. Non devi pensarlo «superiore già perfetto», che ottiene fin dagli inizi e senza fatica la piena fiducia, la confidenza e la corrispondenza dei giovani, dei confratelli, dei collaboratori. Ricorda il cammino che ha percorso, le fatiche che ha affrontato proprio nell'esercizio della sua funzione di superiore. Ai doni e alle qualità umane ricevute dal Signore corrispose costruendo in sé, con tenacia e con speranza, quegli atteggiamenti che gli permisero di imparare dalla vita, di adeguare con prudenza e sapienza pedagogica l'esercizio del suo ministero alla diversità delle situazioni e delle persone e gli insegnarono a congiungere quotidianamente l'ideale con il possibile.

6 Cit ACS 301 p, 23s.
Rileggendo la storia delle origini puoi percepire concretamente come Don Bosco fondasse il suo stile di azione sul senso di partecipazione e di corresponsabilità, di comunità e di famiglia e insieme attribuisse un ruolo e un'importanza tanto decisiva al superiore, più precisamente, nei primi tempi della Congregazione, ai direttori. La fedeltà alla missione, allo spirito e allo stile salesiano, l'ambiente comunitario e la crescita della vocazione nei confratelli, secondo lui, dipendevano in gran parte dal buon funzionamento di questo ministero.
Come in altri campi, anche in' questo Don Bosco procedeva con intelligente prudenza. Era attento ai valori, ma ne avviava l'attuazione con realismo, comprensione e fiducia.. E suo merito «aver fatto si che uomini modesti divenissero delle personalità»! I confratelli che sceglieva non erano perfetti, né formati in serie o su misura. Avevano carattere, preparazione e sensibilità diversi; erano coscienti dei loro limiti, ma disposti ad imparare vivendo in sintonia con lui, identificati con lui, col suo stile e la sua pedagogia di animazione; erano molto generosi nell'affrontare 'la fatica e l'ascesi del quotidiano.
Mettendoci in rapporto vivente con lui, piuttosto che immobilizzarci nel sentimento dell'inadeguatezza, sperimenteremo la gioia per la fiducia che ci dona e la responsabilità a cui ci associa.,
7 CGS 651
1.2 Ricchezza umana e profondità spirituale
18 Le nostre Costituzioni propongono Don Bosco alla nostra ammirazione come «splendido accordo di natura e di grazia».8 La sua ricchezza umana'era cosi integrata nella santità che ne diventava quasi il sacramento e i doni di grazia, quando si manifestavano, erano come una glorificazione della sua umanità, In questa unità vitale vissuta nella semplicità, ma così misteriosa che non può essere convenientemente espressa nei, concetti, sta la chiave della fecondità della sua presenza.
Questa ricchezza umana e questa profondità spirituale sono alla base e qualificano anche l'espressione del suo ministero di animazione e di governo.
12.1 Don Bosco «profondamente uomo»
19 Il segreto che permise a Don Bosco di mettersi in dialogo con la realtà di tutti i tempi sta nel suo profondo senso di identità.
Si sentiva amato da Dio, scelto da Lui per una missione,9 Possedeva ad alto livello l'intuizione che percepisce, a partire dalla propria identità, quanto accade e quanto si deve progettare.
Derivò da questa chiarezza il senso della fiducia anche nelle imprese difficili e, più ancora, lo stile con cui comunicava con i suoi figli. Aveva l'arte di mettersi in dialogo con loro, dando loro la possibilità di'esprimersi com'erano. Non si rifugiava nel suo modo di vedere, quasi avesse paura di dover cambiare qualcosa di se stesso o come se il contatto con. gli altri non lo arricchisse. Non amava la distanza e non sentiva il vuoto di chi non ha niente di prezioso da dire, da dare o da ricevere. Quanti ricordano le discussioni vivaci ed aperte tra Don Bosco e i giovani membri del primo Capitolo Generale della Congregazione, che egli ebbe ed educò da ragazzini! Don Amadei, riferendo uno scambio di battute tra Don Bosco e Don Belmonte a Sampierdare na, scriveva: «Don-Belmonte, con quella franchezza che era in uso tra i primi salesiani, disse a Don Bosco...». E un inciso significativo!
8 Cost 21
9 Cfr ACS 301, p. 21s,
Il risultato di questo insieme di doni era la formazio ne dei Suoi primi salesiani e la crescita di Don Bosco stesso. I suoi figli, sotto l'impulso della sua fecondità spirituale e dell'urgenza che lo spingeva a trasmettere ad altri quanto aveva scoperto e realizzato, ricevevano e facevano propria quasi una nuova identità. E Don Bosco, a sua volta cresceva nella comprensione di se stesso e si rendeva capace di maturare nuove prospettive.
Vivere così non era semplicemente una tecnica educativa. Proveniva, da un profondo e vero affetto. Il suo amore forte, la resistenza alle fatiche e la perseveranza nei progetti, il senso di responsabilità del capo di famiglia e la dedizione senza limiti, tutti li notavano: «in qualunque giorno e per qualunque cosa fate pure capitale su di me, ma specialmente nelle cose dell'anima».10 Il suo era un affetto dimostrato, i cui contenuti umani e di grazia vivevano interni gli uni agli altri. Le testimonianze sono innumerevoli ed espressive.
Quella di Don Albera è forse la pagina più bella della nostra letteratura salesiana su questo amore di predilezione: «Bisogna dire però che Don Bosco ci prediligeva in modo unico tutto suo: se ne provava il fascino irresistibile... Mi sentivo come fatto prigioniero da una potenza affettiva che mi alimentava i pensieri, le parole e le azioni... Sentivo d'essere amato in un modo non mai provato prima...
10 MB 6,362
Ci avvolgeva tutti e interamente quasi in un'atmosfera di contentezza e di felicità... Tutto in lui aveva per noi una potente attrazione... E non poteva essere altrimenti perché da ogni sua parola e atto emanava la santità dell'unione con Dio che è carità perfetta... Da questa singolare attrazione scaturiva l'opera conquistatrice dei nostri cuori.,. In lui i molteplici doni naturali erano resi soprannaturali dalla santità della sua vita»."
12.2 Don Bosco «profondamente uomo di Dio»
20 La ricchezza umana di Don Bosco qualifica la sua azione di animazione e di governo, la sua statura spirituale la caratterizza ancor più. Quel «da mihi animas», che ha sempre avuto nel cuore, lo orienta naturalmente sin dai primi anni verso la sua missione educativa pastorale. Lo porta a rendersi responsabile delle persone, della Ibro situazione, del loro sviluppo e a corresponsabilizzare altri in questa impresa, sino a dar principio a una comunità. Gli fece elaborare un progetto di vita e di azione. Il suo carattere attivo e intraprendente e un profondo senso di Dio e del suo Regno lo spinsero a orientare, a formare, organizzare, prendere iniziative.
11 ACS 3, p, 64-65
Ispirato e mosso dalla volontà di Dio, assunse in prima persona la sfida delle situazioni e vi rispose con progetti concreti e impegnativi. L'amore a Cristo e l'ansia perla salvezza delle anime si traducono in lui nell'atteggiamento dl buon Pastore: interviene, da il primo passo, assume personalmente i rischi, suscita collaboratori, li forma e li rende responsabili, adotta sempre il metodo della bontà e del convincimento. «Attua la carità di Cristo organizzando attività e opere»,12 imposta «un progetto di promozione integrale»,13 crea un ambiente educativo e un clima spirituale. Il senso di Chiesa nella sua dimensione sacramentale e storica lo porta ad agire con fede e con prudenza, con realismo, fiducia, audacia.
1.3 Tratti fondamentali della figura di Don Bosco «superiore»
21 Ci sembra di poter raccogliere attorno a tre espressioni fondamentali e complementari la fisionomia spirituale di Don Bosco superiore, servitore delle persone, della comunità e del progetto di Dio attraverso il ministero dell'autorità:

  1. Don Bosco padre e fondatore,
  2.  Don Bosco .formatore e guida spirituale,
  3. Don Bosco guida nel governo della Congregazione.


13.1 Don Bosco padre e fondatore
22 A. Don Bosco padre
Studiandolo più da vicino per imitarlo" sembra che la sua più vera identità la si raggiunge quando lo si dice «Padre»: "Il nostro Fondatore, dirà Don Rinaldi, non è stato mai altro che Padre... Tutta la sua vita è un trattato completo della paternità che viene dal Padre celeste... e che il Beato ha praticato quaggiù in grado sommo, quasi unico...
12 Cost 41
13 Cost 31
14 Cfr Così 21
E come la sua vita non è stata altro che paternità, cosi la sua opera e i suoi figli non possono sussistere senza di essa».15 Questa citazione viene da un salesiano che comprese come pochi il nostro "Fondatore e tutto ebbe di Lui, come fu detto, tranne la voce.
Credo che Don Bosco, caro direttore, sarebbe lieto di riconoscersi nell'immagine di Padre. È un'immagine evangelica che san Paolo ha delineato con straordinaria efficacia. Ne ha svelate le finalità: «finché non sia formato Cristo in voi»;16 «non cerco i vostri beni, ma voi. Infatti non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli».17 Ha rivelato la dedizione che richiede: «così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete divenuti cari».18 Ha indicato gli atteggiamenti che esige: «abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi»;19 «che volete? Debbo venire a voi con il bastone q con amore e con spirito di dolcezza?».20
Questa immagine la si ritrova in Don Bosco. Egli rifiutò sempre promozioni e onori per poter rimanere «il povero Don Bosco», ma desiderò di essere chiamato col nome di «Padre». Non nascondeva la sua gioia per questo e, negli ultimi anni, persino la tenerezza che lo invadeva: «chiamatemi sempre padre e io sarò felice».21
15 ACS 56, p. 939-940
I6 Gai 4,12
17 2 Cor 12,14
18 1 Ts 2,8
191 Ts 2,11-12
20 1 Cor 4,20
21 MB 17,175
Gli era caro questo nome perché racchiude nella sostanza ciò che in lui era insieme dono e aspirazione: costruire una famiglia fra coloro che vivono nella stessa casa. Costruire questa famiglia volle dire collaborare con l'azione dello Spirito Santo per generarla nella fondazione, per animarla spiritualmente formandone i figli ed educando i giovani, per guidarla e reggerla col governo. E pose, alla radice di tutto, la sua grande bontà. Traspariva da ogni suo atteggiamento e comportamento. Erano atteggiamenti di dolcezza o di vigore, a seconda delle circostanze. Ma la sua parola sia che dirigesse o animasse o consolasse e desse fiducia era sempre sentita come la parola di un padre che ama.
B. Don Bosco fondatore
23 Don Bosco fu chiarhato a vivere una forma particolare di paternità, la «paternità carismatica», la paternità del fondatore, portatore di una singolare iniziativa di Dio, primo responsabile di un dono dello Spirito. «Don Bosco è fondatore per profonda coscienza di docilità allo Spirito; sa di adeguarsi a un disegno manifestatogli dall'Alto. Sarà portatore di un 'dono nuovo', con cui egli .abbellirà la Chiesa: questo è il suo compito storico; in esso troviamo la sua originalità e la sua grandezza».22
«Le vicende della sua vita, guidate come da mano invisibile» e «intercalate da non infrequenti manifestazioni piene di mistero e annunciatrici di eventi», «ci appaiono oggi preordinate all'esecuzione di un disegno, che Dio teneva riposto nel segreto del suo consiglio».23
La grazia della fondazione fu in lui un dono unico, ma intese far capire che, in una certa misura e per alcuni aspetti, sarebbe toccato a tutti i salesiani questo impegno, specialmente se superiori. A lui la fondazione, ai salesiani la custodia, il rinnovamento, lo sviluppo.24
22 ACS 201, p.
23 Annali 1, p. 3-4
24 Cfr MB 11,309; CGS 652
Ricorderai le parole che disse la sera del 6 aprile 1869, nella biblioteca dell'Oratorio, dopo le orazioni: «Guardiamoci di farci proprio degni fondatori della Società di san Francesco di Sales, affinché coloro che leggeranno la nostra storia possano trovare in noi tanti modelli e che non abbiano invece ad esclamare: 'che razza di fondatori erano quelli!' Aiutatemi colla buona volontà ed obbedienza in questa grande impresa. Tocca a voi rendere facile il mio compita. Si ha un bel dire: 'mettetevi a capo di una Congregazione! bisogna essere alla prova. La diversità di sentimenti e di pensieri e la fatica di ridurre molti ad uno spirito e ad un'anima sola, è cosa di immensa difficoltà, Ma col vostro aiuto filiale tutto mi sarà facile».25
13.2 Don Bosco formatore e guida spirituale
24  La paternità spirituale di Don Bosco è quella 'paternità nella fede' a cui allude san Paolo quando scrive ai Galati: «Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi»,26 e che trova le radici della sua efficacia nel carisma sacerdotale. Fin da giovane ha sentito la sua vita identificarsi con il ministero sacerdotale vissuto in Cina forma «diversa». Volle essere prete, null'altro e nulla più, ma in un certo modo.
Ne sono conferma le parole che ricorrono spesso in lui, come un assioma: «Un prete è sempre prete e tale deve manifestarsi in ogni sua parola. Ora esser prete vuol dire aver, per obbligo, continuamente di mira il grande interesse di Dio, cioè la salute delle anime».27 Per questa «salute delle anime» fu confessore e direttore spirituale dei suoi figli e dei suoi giovani.
25 MB 9,600
26 Gal 4,19
27 MB 3,74-75
Quanto scriveva nell'Introduzione a «Il giovane provveduto» rivela l'atteggiamento del sua cuore e l'intenzione del suo agire: tendere al vero bene di ognuno, alla sua felicità, alla salvezza della sua anima.
La paternità sacerdotale arricchita dalla saggezza pedagogica dell'educatore è l'immagine più vera di Don Bosco «formatore e guida spirituale», Il suo ministero è diretto alle persone, sopra tutto attraverso la confessione e la direzione spirituale, ma è un ministero che si attua anche attraverso un progetto e un itinerario e crea un clima, un ambiente, che anima e fa crescere comunitariamente.
È come afferma Don Rinaldi: la «tradizione della paternità direttoriale il Beato l'ha trasmessa ai suoi direttori quasi unita all'atto e alla realtà più sublimi della rigenerazione spirituale, nell'esercizio del potere divino di rimettere i peccati».26 Don. Rinaldi, che scrive nel 1931, non ignora il decreto del 1901 che interdiceva ai direttori di confessare i propri dipendenti, ma vuole che la tradizione salesiana conservi il suo timbro sacerdotale e viva l'esperienza .di rapporto 'paternità-filiazione' che nasce dal contatto sacramentale, «Come sarebbe bello, continua, che i nostri direttori, confessassero regolarmente gli esterni degli Oratori festivi e dei Circoli giovanili...!».29
Don Bosco si muove in tutte le direzioni. Ma la struttura mentale che dà la spinta alla sua vita, il suo modo di leggere la realtà e di progettare i suoi interventi, le sue preoccupazioni di fondo sono sacerdotali: «la gloria di Dio», «la salvezza eterna dei suoi giovani», «i grandi interessi della Chiesa cattolica».
28 ACS 56, p. 940
29 lb, 942
A. L'esperienza di confessore
25 Aveva compreso che il prete non è mai così ‘padre' e insieme così ‘amico e fratello' come quando, nel segreto della coscienza, si fa trasparenza della mansuetudine di Cristo, generatore di grazia e padre delle anime. La silia'.«effettiva pedagogia era qui. E non si intenderà mai Don Bosco educatore o formatore di santità, se non pensandolo confessore dei suoi giovani».30
La direzione :nella confessione era sicuramente quella qui teneva di più. Lo sottolinea Don Caviglia che fu penitente assiduo di Don Bosco negli anni vissuti a Valdocco: «Nessuno è mai entrato nella casa di Don Bosco senza che, 'fin dai primi momenti, non sia stato avviato verso la sede dove egli, confessando, dirigeva».31
Gli indirizzi e i contenuti di questa direzione sacramentale che trascendeva, ovviamente, quanto si riferiva al sacramento come tale, erano quelli di una spiritualità semplice ed essenziale, austera e festiva, fatta sulla misura dei giovani e delle classi pOpolari, Si parla, da chi ne fece l'esperienza, di libertà di spirito e di movimento, di rispetto, di pratica santificante del dovere, di attenzione a Dio, di orientamento verso Gesù e Maria, di mortificazione, di gioia e di allegria.32
B L'esperienza di direttore spirituale
26 Del classico direttore spirituale Don Bosco ebbe il giudizio sicuro e l'esperienza della vita; l'intuizione psicologica penetrante ed esercitata; la conoscenza sperimentale del mistero di Dio e delle vie che vi conducono. Dio lo aveva favorito di grazie personali straordinarie come quelle della chiaroveggenza, del discernimento e di un'immensa bontà.
30 Caviglia A., Savio Domenico e Don Bosco, SEI Torino 1943, vol. 4. p. 83
31 lb.
32 Cfr Ib. 85
La sua esperienza rivela sia l'importanza che egli attribuiva al clima spirituale dell'ambiente e dunque. al proprio ruolo di animatore della comunità sia l'esercizio caratteristico di una direzione spirituale personale strettamente vincolata al sacramento della confessione.
— Guida spirituale comunitaria
Don Bosco, pur dedicandosi nei limiti del possibile alla direzione spirituale personale, ci appare soprattutto formatore di un ambiente, guida e animatore della sua comunità. Ne curava «l'atmosfera spirituale educativa», la convivenza serena, la vita vissuta in grazia e ne sapeva tener viva l'alta tensione ideale. Puntava ad obiettivi precisi: robusta educazione alla fede (evangelizzazione, buone notti, istruzioni religiose), Incontro frequente con Cristo nei sacramenti dell'Eucaristia e della Penitenza, apporto apostolico alla vita della Chiesa e alla trasformazione cristiana del mondo, devozione a Maria, progetto di vita finalizzato a un'autentica santità.33
Tutto il clima che si respirava all'Oratorio, nei suoi momenti migliori, sensibilizzava a questo: «Chi visita l'Oratorio, scriveva il vescovo di Vigevano De Gaudenzi sente tosto un non so che di pio, che non è dato facilmente di sentire in altri Istituti; par che negli Istituti di Don Bosco si respiri proprio il buon odore di Gesù Cristo ».34
Anche io stile era nuovo. Si ispirava all'ottimismo umanista di san Francesco di Sales che «coglie i valori del mondo e rifiuta di gemere sul proprio tempo: ritiene tutto ciò che è buono, specie se gradito ai giovani».35
33 Cfr Cost 31-39
34 Cena E., Don Bosco con Dio, Ediz. SDS Roma, p. 232-233
35 Cost 17
— Direzione spirituale personale
27 A differenza di san Francesco di Sales, Don Bosco lascia pochissime lettere di direzione e per di più brevissime. E non ha- tempo per i lunghi colloqui. Come san Giuseppe Cafasso, suo maestro, predilige la direzione di coscienza di tipo sacramentale, Eppure egli è stato, anche fuori confessionale, un'eccellente guida delle anime e ricorreva, quando gli sembrava opportuno, al contatto personald, seppure in modo tutto suo. Aveva l'arte di prolungare la direzione spirituale fuori del sacramento, senza mai venir meno al dovuto riserbo. La fiducia che si aveva nella sua persona e santità era tanta che a nessuno di quanti si confessavano da lui «faceva differenza parlargli, in confessione o fuori, delle sue cose più intime e delicate»,36
Di questa direzione, tanto autentica quanto discreta, erano tipiche espressioni 'la parolina' all'orecchio, una stretta di mano, i piccoli biglietti scritti di suo pugno e fatti trovare nei momenti più inattesi, una breve frase buttata lì per caso, ma che il salesiano o il giovane capiva come sua. La continuità e la complementarità tra il momento sacramentale e quello educativo-spirituale è stata opportunamente messa in evidenza anche dalla nostra tradizione. Si tratta della medesima paternità amicizia e confidenza, che operano e risvegliano ugualmente l'attenzione ai movimenti della grazia e l'impegno a conoscere e a maturare le proprie attitudini umane.37
36 Caviglia. A., o.c., p. 85
37 Cfr CG21 93
13.3 Don Bosco guida nel governo della Congregazione: unità, amore fraterno, obbedienza, dinamismo apostolico, ordinamenti e strutture
28 La paternità di Don Bosco è educativa e sacerdotale, E la paternità di un fondatore, che visse con spirito di iniziativa, con duttilità, realismo e sacrificio quanto affermano oggi le Costituzioni: «attuiamo la carità salvifica dl Cristo, organizzando attività e opere a scopo educativo e pastorale, attenti ai bisogni dell'ambiente e della Chiesa»,38 Attuare la carità organizzando, rispondere all'iniziativa dello Spirito dando origine a varie forze apostoliche;39 dar vita, «sognare», formulare progetti, inventare strutture, trovare i mezzi ma, sopra tutto, suscitare una comunità che, animata e unita nello spirito, organicamente strutturata e pienamente dedita alla missione, assumesse in proprio la responsabilità carismatica e la paternità fondazionale, questo fu il suo intento e la sua genialità spirituale.
Di questa travagliata e mirabile esperienza evochiamo alcune caratteristiche e alcune preoccupazioni.
Don Bosco avvertì l'urgenza di ordinare e strutturare 29 la sua Società: «Come ognuno di voi sa, finora la nostra Società non aveva Regole ben determinate. Andavamo avanti, senza aver ben precisati i nostri obblighi. Non essendovi ancora approvazione da parte della Chiesa, la Società era come in aria... Miei cari, in questo momento la cosa non è più così. La nostra Congregazione è approvata... La Chiesa ha parlato... Non siamo più persone private, ma formiamo una Società, un corpo visibile... Bisogna dunque che d'ora innanzi ogni parte del nostro regolamento sia eseguita puntualmente».40
38 Cost 41
39 Cfr Cost 1
40 MB 9, 572
E curò che ciò avvenisse. Generò, se così si può dire, ordinamenti e strutture, in parte definitivi perché legati al carisma di fondazione, in parte provvisori perché dipendenti dalle condizioni dei tempi e dei luoghi. Ciò consentì alla Congregazione di prendere volto, di misurarsi con la storia, di farsi 'progetto storico per la gloria di Dio.
30 Egli la compaginò col sentimento vivissimo dell'obbedienza a Dio, che coltivò personalmente per essere idoneo a comandare e che volle nei suoi salesiani come argomento 'di perseveranza e di fecondità: «l'obbedienza unisce, moltiplica le forze e con la grazia di Dio opera portenti».42 La considerò come segno di chi voleva stare con lui e seguirlo («se volete venire con me, bisogna... concedermi che io faccia di voi come f.,o di questa pezzuola che ho tra mano»43) e come «perno su cui si regge tutta la nostra Società».44 Soprattutto, se costruita nelle dovute condizioni e accolta per motivi di fede,45 la sentì come luogo dove si rivelava la volontà del Signore: «il religioso non fa mai la propria volontà, Ma sempre quella del Signore mercé l'ubbidienza».46 Non si trattava di un'impalcatura da tenere in piedi con norme ascetiche isolate dall'obiettivo che intendeva raggiungere. Davanti a lui erano aperti gli orizzonti della paternità impegnata per mandato di Dio in un'opera di fondazione, di unità e di difesa: «Adesso succederanno delle crisi, perché è vero che la Società è approvata, ma non basta ancora; bisogna riordinarla, stabilirla: bisogna esaminare quali individui non facciano per la Società e spedirli: altri che sono indecisi si derminino: ciascuno pensi a risolvere...».47
41 Cfr MB 14,849; 10, 1045
42 MB 5,10
43 MB 6,11
44 MB 9,573
45 Cfr CGS 650
46 MB 9,986
47MB 9,599
Sul tema dell'unità ritorna spesso, soprattutto nelle conferenze annuali di san Francesco di Sales, quando è il fondatore della Congregazione che parla: «Si abbia sempre lo sguardo rivolto al centro».48 «Si faccia da tutti un centro unico intorno a lui (il Rettor Maggiore). Il Rettor Maggiore poi ha le Regole; da esse non si diparta mai altrimenti il centro non resta più unico, ma duplice, cioè il centro delle Regole e quello della sua volontà. Bisogna invece che nel Rettor Maggiore quasi s'incarnino le Regole».49
31 L'unità nacque originariamente dall'omogeneità spirituale tra Don Bosco e i suoi collaboratori. È un aspetto sul quale Don Bosco stesso ha richiamato più volte l'attenzione: «non capirà l'importanza di questo punto chi non abbia meditato che cosa siano le Congregazioni e gli Ordini religiosi; ma chi riflette bene sulle cause di decadimento dei vari Ordini e sull'origine di varie scissioni, a cui tanti Ordini andarono soggetti, troverà che questo avveniva per mancanza di omogeneità fin dal principio della fondazione».50
Da questa esperienza nasce il monito per -gli anni che verranno: «cominciandosi ora a far direttori individui che stettero per poco tempo al fianco di Don Bosco, c'è pericolo di vedere scemate le relazioni cosi cordiali tra gli uni e gli altri».51
48 MB 12,82
49 MB 12,81
50 Annali 1, p. 311-312
51 MB 13,885
Egli intendeva dunque che a fondamento della sua comunità religiosa vi fosse unità di spirito. Perché vi fosse unità di spirito volle anche un solo principio di autorità e di amministrazione 52 È importante, ci sembra, capirne l'intenzione. Mentre il padre spirituale non si occupa che della condotta di chi accetta la sua direzione nelle vie di Dio, II superiore pensato da Don Bosco riceve la responsabilità effettiva di un insieme, Ma ogni aspetto di questo insieme è 'spirituale'. L'amministrazione delle cose materiali, le angustie temporali, i problemi, la ripartizione dei ruoli in vista della missione devono essere oggetto della sollecitudine del superiore.
Ciò non vuol dire sbrigare personalmente gli impegni, ma ricordarsi piuttosto della loro finalità spirituale, salvaguardare la gerarchia dei ruoli nell'esercizio del governo e far convergere a questo fine l'anima di ciascuno e della comunità. Poiché non vi sono due parti, l'amministrativa e la spirituale, poste l'una accanto all'altra. II religioso e la comunità domandano di evitare il peccato e di compiere la volontà di Dio nell'esistenza concreta, nell'uso degli strumenti quotidiani come nei pensieri interni che ci legano a Dio e ci pongono in relazione coi fratelli,
32 L'altro obiettivo è l'amore fraterno, che fa dei molti membri «un cuor solo e un'anima sola»,53 e il dinamismo apostolico. Don Bosco e la nostra storia non vi si richiamano genericamente.
L'amore fraterno, di cui parlano, è quello che visse la prima comunità di Gerusalemme. Nell'introduzione alle Costituzioni l'accenno ad Atti 4,32 viene ricordato e rimarcato e nei suoi scritti Don Bosco lo ha continuamente riproposto," il primo Capitolo Generale che si tenne a Lanzo nel 1877, nell'intento di porre a fondamento della vita comune alcune motivazioni importanti, rifletté su questo tema, ne elaborò le applicazioni e ne indicò le caratteristiche.
52 Cfr MB 3,414; 8,297; 10,1097-1099; 12,499; 17,894-896
53 Cfr Cost 1966, art 12 e Introduzione p. 37-38
54 Cfr Stella 2, p. 431 s. Reg Cooperatori 1986 art 1
La comunità cristiana di Gerusalemme fu una comunità il cui dinamismo pastorale si fondava su due presenze assolutamente certe: la presenza del Cristo risorto, sperimentata nell'ascolto assiduo della Parola, ' nella preghiera e nella liturgia, al cui centro era la celebrazione eucaristica; e la presenza dello Spirito, che si manifestava ed operava riunendo insieme i membri in una vera fraternità, Fu una comunità di 'chiamati' e di 'inviati', attivissima nella carità pastorale, con compiti particolari e specifici: annunziare il Regno, scacciare i demoni e guarire,ogni sorta di infermità.
1.4 Conclusione
33 Si deve a questa profonda esperienza di paternità, se a Valdocco, come attorno a san Benedetto e a san Francesco d'Assisi, fiorisce una vita cristiana intensa e un'autentica santità.
Don Bosco irradia e trasmette la vita dello Spirito quasi per contagio.
A similitudine di quanto si dice dei Padri del deserto: «È per contagio dello Spirito del Salvatore che gli Abati formano a poco a poco, in stretta comunione di vita, i discepoli alla perfezione monastica. Nella breve sentenza che si viene loro a domandare, molte volte assai di lontano, è operante la potenza dello Spirito Santo... non vi è altro comando nel deserto all'infuori del Vangelo e della legge dello Spirito.
Essi non promulgano leggi, sono essi stessi la legge vivente dello Spirito».55
Non esitiamo ad applicare anche a Don Bosco la sostanza di queste affermazioni e ad ammirare in lui il carisma di questa paternità.
55 Dupont J., Le nom d'Abbé chez les solitaires d'Egypte, in Vie spirituelle, 1947, p. 321


2. IL MINISTERO DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO, OGGI, NELLA VITA SALESIANA
34 Esercitare il ministero dell'autorità come lo esercitò Don Bosco e rivivere la sua paternità è un impegnò che suppone attenzione permanente all'esempio che egli ci ha lasciato, apertura alle sensibilità culturali e alla coscienza ecclesiale di oggi.
2.1 Autorità e rinnovamento
21.1 Autorità e contesti culturali
Le varie culture comunicano a chi vive nella vita religiosa molteplici sollecitazioni e sensibilità, anche se di segno non sempre positivo. Si tratta dell'influsso dei grandi cambiamenti socio-culturali che a volte suscitano atteggiamenti distanti e, al limite, ribelli ad ogni forma di autorità, ma stimolano anche a nuove forme di partecipazione e di animazione, di corresponsabilità e di governo.
1 Cfr GS 53
È importante che te ne renda conto. Essi possono e devono confrontarsi con i valori e lo stile del progetto di vita religiosa. Sono, se di segno positivo, una ricchezza in più e, se di segno negativo o non arrnonizzabili con essa, un freno e una possibile spinta deviante. In ogni caso sono in rapporto continuo con l'opera di animazione che sei chiamato a compiere.
Una persona o una comunità, isolate dalla propria cultura, non possono essere promosse ed evangelizzate, poiché promozione ed evangelizzazione si hanno non «nonostante il proprio ambiente culturale», ma unicamente «in esso e con esso». Si è donati interamente a Cristo a condizione che ci si unisca a lui mediante il proprio contesto culturale cristianizzato.2
21.2 Una visione e un'esperienza rinnovate
35 Una nuova sensibilità dunque e una nuova mentalità spingono a riprogettare, con spirito di discernimento i modi e le espressioni che il ministero dell'autorità salesiana deve darsi. È un compito non facile, che va però affrontato con fiducia dal superiore salesiano. Egli deve assolverlo in prima persona. Lo aiutano gli orientamenti della Chiesa e della Congregazione che, mosse dallo Spirito, hanno compiuto faticosamente e felicemente un significativo cammino di rinnovamento.
Vivi in mezzo a problemi che sono quotidiani e concreti, talvolta assillanti, e certe considerazioni di sapore «nozionistico» ti potranno sembrare lontane, quasi un lusso consentito a pochi. Eppure in realtà, e non solo nelle intenzioni, esse servono a collocare la tua persona e il servizio che ti è chiesto nel suo ambiente naturale, e cioè dove nasce, dove trova il suo fondamento, il suo significato, e la sua efficacia,
2 Cfr RH 10
Ricordare cos'è la Chiesa, qual è la coscienza che essa oggi ha di se stessa, come in essa nascono, vivono e operano gli Istituti religiosi, e quali sono le caratteristiche che ci fanno uomini del nostro tempo -non è soltanto una conoscenza che tocca dall'esterno te e la tua comunità. Ma è ciò che ti aiuta a capire la tua comunità e il tuo servizio affinché il senso e la capacità pastorale diventino la,sua ricchezza più grande,
2.2 La Chiesa, una comunione servita dall'autorità
36 Rispondendo alle sfide della storia, il Concilio ha offerto un'immagine rinnovata della Chiesa. Popolo di Dio unito in Cristo e animato dallo Spirito cammina nella storia come sacramento di salvezza al servizio dell'umanità. Questo Popolo nuovo, sorto dal battesimo, è una comunità tutta ministeriale che vive, con piena responsabilità e partecipazione, la missione comune. È una comunione di vocazioni specifiche nell'unità dello Spiri' to. È anche, allo stesso tempo, una comunità sacramentale, organica e gerarchica. Unica è la sua missione, diverse sono, per vocazione e per grazia sacramentale, le forme con cui vi si partecipa. Ogni vocazione aiuta la Chiesa ad essere più pienamente se stessa e ad operare con più larga efficacia. E la Chiesa, a sua volta, offre a ciascuna di queste vocazioni la possibilità di comprendersi, di mantenersi fedele, di svilupparsi e di servire secondo il dono che le è proprio.
37 All'Interno del Popolo di Dio e al suo servizio, nel contesto di questa comunione, il carisma dell'autorità assolve la sua funzione specifica. Il Concilio ha evidenziato con chiarezza e in forma nuova il rapporto tra Popolo di Dio e ministero di autorità, tra vocazione battesimale e vocazione ministeriale, tra comunione e struttura gerarchica. Il ministero ricevuto da Cristo e vissuto in suo nome si compie nella comunità, per la comunità e con la comunità. Di questo ministero il Concilio sottolinea il fondamento sacramentale, l'atteggiamento di servizio, lo stile collegiale e la prospettiva pastorale.
Percorrendo i testi conciliari e i successivi orientamenti ecclesiali ti sarà facile notare, per l'insistenza con cui è proposto e per la carica di ispirazione che possiede, quanto sia centrale il valore della comunità e come essa si presenti connessa al carisma dell'autorità. Chi è chiamato ad essere in autorità sa che essa gli è affidata per l'edificazione della comunità e che fa riferimento al mistero di Cristo, servitore del Padre e della Chiesa, di cui è il Capo. È come affermare che tanto più conoscerai cosa vuoi dire 'servire', quanto più comprenderai per grazia e per esperienza il mistero della passione, morte e risurrezione del Signore e quello della sua Chiesa. Dell'autorità ci si serve per edificare nella verità e nella santità, ricordandosi che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo, e chi è il capo, come chi serve.
2.3 II ministero dell'autorità negli istituti religiosi
38 Questa nuova coscienza ecclesiale e la visione rinnovata dell'autorità si proiettano anche sugli istituti religiosi; che della Chiesa sono parte ed espressione.
LG e PC li collocano nella cornice del mistero di Cristo e della sua Chiesa che è comunione di doni diversi. Essi hanno un loro bene comune, una loro funzione e un obiettivo da raggiungere: attenti alla chiamata di Dio, progrediscono nella carità al seguito di Cristo, scegliendo e utilizzando i mezzi più adatti: la professione del voti e un genere di vita che ne rende possibile la pratica. Il bene comune è un'anima, è la coscienza vissuta dei doni particolari e degli impegni che si condividono e per cui si opera. E un bene che si specifica poi per ogni Congregazione, a seconda della sua indole propria; e, nella Congregazione, per ogni comunità a seconda del suo particolare progetto apostolico, del territorio in cui sorge, e persino a seconda delle sue dimensioni. Ma senza bene comune non si esiste, non c'è vita.
Gli istituti religiosi partecipano alla vita della Chiesa: «torna infatti a vantaggio della Chiesa stessa che gli Istituti abbiano una loro fisionomia e una loro propria funzione».3
Le Congregazioni dunque sono chiamate ad eserci- 38 tare una funzione di rinnovamento della vita stessa della Chiesa e delle sue scelte apostoliche. Le crisi oggi sono primariamente crisi di funzione nel senso che sono insieme crisi di santità e di competenza.
I religiosi sono chiamati a presentarsi come modelli di comportamento e di ispirazione dove si pongono i grandi mutamenti culturali, dove emergono le grandi sfide della storia e dei popoli. La sequela del Signore è una cosa diversa da una imitazione priva di storia e senza una situazione di riferimento. La fedeltà di un Istituto infatti non è un problema puramente interno al gruppo come tale, ma va misurata e verificata tenendo conto anche delle mutate situazioni e dei segni dei tempi 4
Fu sempre l'atteggiamento di Don Bosco, detto da lui con parole semplici: «sono sempre andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano».5 E fu anche la sua gioia: «il mio cuore gode.. nel vedere che nella nostra pochezza anche noi mettiamo in questo momento il nostro sassolino nel grande edifizio della Chiesa».6
3 PC2b
4 Cfr FSDB 492-493
5 MB 18,127
6 MB 11,386; cfr 12,83
40 Queste comunità di consacrati con un loro bene comune e una caratteristica funzione di rinnovamento sono animate e guidate dal carisma dell'autorità religiosa. Il ministero dell'autorità viene esercitato in base a principi e criteri generali, anche se in forme e con competenze diverse, nel governo centrale, ispettoriale e locale. Il termine «superiore» non ha quindi un significato univoco.
Di qui la necessità — e persino l'urgenza — di anticipare, fin da queste prime pagine, alcuni concetti essenziali, che ben conosci, circa l'origine e la natura dell'autorità religiosa, la ricchezza del servizio che offre, le esigenze di aggiornamento nel suo esercizio, l'esenzione di cui gode. Sono conoscenze che ti riguardano. Esprimono i lineamenti comuni della tua identità di superiore, la sua origine, l'efficacia che possiede, le connessioni necessarie che devi coltivare, perché il dono che porti non si impoverisca o viva quasi ignorato persino da te stesso. Come potresti darne testimonianza? Anche se «più che testa di superiore conviene avere cuore di padre»,7 pure il cuore va nutrito sempre con ragioni profonde.
23.1 Origine e natura dell'autorità religiosa
41

  • L'autorità religiosa ha origine dallo Spirito del Signore.8 Dando consistenza a un Istituto lo Spirito Santo struttura, servendosi dell'esperienza originale del fondatore, la comunità e postula in essa una potestà adeguata in vista della continuità e della permanenza di questa medesima esperienza spirituale. L'autorità è dunque una diaconia, più che una dignità,' un servizio in funzione del progetto evangelico dell'istituto e dei valori di comunione.

7 MB 18,866
8 Cfr MR 13
Deve curarli, promuoverli, magari generarli insegnando, santificando e governando. È una diaconia che fa crescere: l'autorità migliore non è quella che comanda di più, ma quella che inventa, genera, muove, accresce di più.
È dunque per sua natura particolarmente attenta ai valori spirituali, perché la vita religiosa è «vita nello Spirito».9 I superiori dalla situazione, dalle esigenze e dai segni di novità che essa presenta traggono motivo di fedeltà a Dio e di servizio ai fratelli per aiutarli a rispondere compiutamente alla loro vocazione.
23.2 Nel contesto ecclesiale

  • L'autorità religiosa è anche «in connessione con la sacra gerarchia»1° poiché è trasmessa dal Sommo Pontefice, principio di ogni autorità partecipata. Il senso della Chiesa e la venerazione e l'adesione speciale al successore di Pietro, di cui parlano le nostre Costituzioni, trovano in queste fonti il loro argomento. D'altra parte «esiste.., un ordine interno degli Istituti che ha un suo proprio campo di competenza, a cui spetta una genuina autonomia, anche se questa non può mai ridursi, nella Chiesa, a indipendenza. Il giusto grado di questa autonomia e la sua concreta determinazione di competenza sono contenuti nel diritto comune e nelle Regole o Costituzioni di ogni Istituto»."

9 Cfr MR 4
10 MR 13
11 lb
2.4 Il carisma dell'autorità nella Congregazione salesiana
42 Ogni carisma religioso comporta uno stile di vita e di azione, una particolare forma di comunità e di missione che determinano e caratterizzano anche l'esercizio dell'autorità.
D'altra parte, ogni carisma sviluppa le sue virtualità reagendo all'ambiente in cui si proietta storicamente. È capace cioè di rispondere in modo creativo e di integrare senza plagio le sollecitazioni delle culture e le ispirazioni ecclesiali nella sua indole propria.12 È quindi opportuno riflettere sulle caratteristiche dell'esercizio dell'autorità salesiana avendo come punto di riferimento permanente l'esperienza del fondatore e gli orientamenti del magistero.

24.1 Indole propria e autorità
43 «La Congregazione salesiana di san Francesco di Sales, scriveva Don Bosco, è una radunanza di preti, chierici e laici, specialmente artigiani, i quali desiderano unirsi insieme, cercando così di farsi del bene tra loro e anche di fare del bene agli altri».13
Questa verità della mutua indigenza e del mutuo servizio 14 si caratterizza per l'unità dei membri, stretti fra loro dal vincolo della carità, e per la diversità delle funzioni che è motivo di complementarità e di maggior efficacia apostolica.15
12 Durante il processo dl rinnovamento conciliare la Congregazione, attraverso i Capitoli generali, ha approfondito e riespresso il carisma che le è proprio, soffermandosi con attenzione anche sul ministero dell'autorità: cfr oltre Cost e Reg, CGS doc. 12 «L'obbedienza salesiana oggi" e doc. 14 «Principi e criteri di organizzazione per la nestra Società»; CG21 46-57, 199-205
13 MB 12,151
14 Cfr CGS 148
15 lb
I salesiani vivono e progrediscono nella carità in vista di un servizio da rendere nella Chiesa ai giovani quale allargamento di questa stessa carità che unisce i fratelli con Cristo e fra loro. Questa carità si presenta, nel pensiero di Don Bosco, con l'esigenza di essere animata e nutrita da un'autorità arricchita dalla grazia del ministero sacerdotale.
Gli ultimi Capitoli generali hanno trattato ampiamente questi aspetti. La regola di vita ne delinea con chiarezza gli elementi essenziali e ne specifica l'attuazione aì diversi livelli. Certo, le affermazioni del testo costituzionale devono essere collocate nel contesto generale del progetto salesiano e con esso collegate.
44 Noi ricordiamo solo quanto contiene il cap. X sui «Principi e criteri generali» che devono guidare l'esercizio dell'autorità nella nostra Società:

  • l'atteggiamento fondamentale è quello della diaconia, da viversi alla sequela di Cristo, servo di Jahve e degli uomini" nel progetto di vita ispirato a Don Bosco: «L'autorità nella Congregazione è esercitata a nome e ad imitazione di Cristo come un servizio ai fratelli, nello spirito di Don Bosco...»;" questo atteggiamento assume lo «stile salesiano», quello dello «spirito di famiglia e di carità.,.»;18
  • l'obiettivo è quello di aiutare la ricerca e l'adempimento della volontà del Padre,19 in modo che si proceda uniti e fedeli nell'attuazione del progetto apostolico 20 e si conservi il carisma rendendolo operativo e sviluppandolo;

16 Cfr Is 52,13-53,12
17 Cost 121
18 Cost 65; cfr GuidaCost 501-507
19 Cfr Cost 121
20 Cfr Cost 2.44

  • le condizioni da realizzare e lo stile salesiano da salvaguardare richiedono:
  • che si assicuri «l'unità dì vita e di azione nella diversità di ambienti e situazioni»,21 che si viva e si lavori insieme22 e si persegua quella «coesione e corresponsabilità fraterna (che) permettono di raggiungere gli obiettivi pastorali»;23 al servizio di questa unità carismatica e vocazionale si colloca l'unità di governo per cui il ministero dell'autorità nei diverSi livelli si esercita «in comunione con il Rettor Maggiore»;24
  • che si promuova la partecipazione e la corresponsabilità come espressione della comune vocazione25 vissuta in comunità: in esse «i membri hanno funzioni complementari con compiti tutti importanti»;26
  • che si valorizzino le persone e le comunità e si favorisca un più reale impegno applicando opportunamente il principio della sussidiarietà e un giusto decentramento ;27
  • che si.valorizzi da tutti la caratteristica esigenza della nostra tradizione: «le comunità sono guidate da un socio sacerdote che, per la grazia del ministero presbiterale e l'esperienza pastorale, sostiene e orienta lo spirito e l'azione dei fratelli».28

21 Cost 120
22 Cfr Cost 49
23 Cost 44
24 Cost 122; cfr GuidaCost 812-814
25 Cfr Cost 123; cfr GuidaCost 815-818
26 Cost 44
27 Cfr Cost 124; Guida Cost 820-822
28 Cost 121; cfr Guida Cost 808-811
24,2 Animare e governare: due funzioni dell’autorità salesiana, due espressioni del suo stile
45 Le Costituzioni si riferiscono più di una volta allo stile dell'autorità salesiana, determinato in gran parte dallo spirito che anima tutta la nostra vita, dalla missione e da quel «Sistema» caratteristico che chiamiamo «preventivo». L'art. 65 sullo «stile salesiano dell'obbedienza e dell'autorità», per esempio, mette in evidenza il clima di famiglia e i rapporti che ne derivano; l'art. 55 esplicita il ruolo e lo stile del ministero del direttore; l'art. 44 presenta i superiori come «animatori del dialogo e della partecipazione» e l'art. 66 come primi responsabili del discernimento comunitario.
ll CG21 aveva raccolto questi elementi ed altri ancora, sparsi nel testo costituzionale, nelle due espressioni che riteneva fondamentali: «animazione»e «governo».29
È certo, secondo le nostre Costituzioni, che il superiore ha una vera 'responsabilità di governo 30 La sua autorità è religiosa, è intesa cioè come servizio di mediazione della volontà di Dio per la salvaguardia dell'unità dell'identità salesiana.31 D'altra parte oggi le comunità hanno impellente bisogno di un'accurata e crescente animazione per divenire veramente evangeliche ed evangelizzatrici.
46 Animare e decidere sono dunque le funzioni dell'autorità, sempre presenti, anche se, nei singoli casi, con diverso grado di intensità, distinte ma finalizzate l'una all'altra, affinché la comunità e i singoli crescano nella loro vocazione.
29 Cfr CG21 46s.
30 Cfr Cost Indice analitico: «governo»; Guida Cost 804
31 Cfr CG21 52
Alcuni pensano che l'autorità del superiore sia solo animazione. Né l'autorità del superiore è solo animazione, né l'animazione è solo del superiore. Nelle comunità ci sono animatori che non hanno autorità di governo. Di per sé infatti il significato di animazione è legato a quello di suggerimento, motivazione, persuasione. Suppone la capacità del dialogo, dell'ascolto, del discernimento.32 E chi abbia queste doti è, per sua parte, un animatore. D'altro lato però l'animazione è un momento importante del governo e un suo modo caratteristico di esercitarlo.
Dunque governare animando: «l'essenza di Direttore consiste nel ripartire le cose a farsi e poi insistere che si facciano».33 Se il superiore comanda, deve farlo secondo il carisma salesiano e cioè nella stile abituale dell'animazione che non è né autoritario, né permissivo, ma autorevole, intonato allo spirito di famiglia e alle esigenze del nostro tempo." A Don Rua, direttore di Mira-bello, Don Bosco aveva dato la norma: «Studia di farti amare prima di farti temere; nel comandare e correggere fa sempre conoscere che tu desideri il bene e non mai il tuo capriccio».35
E bisogna animare governando. Non basta gestire delle buone intenzioni. Occorre che gli obiettivi siano raggiunti: «Perché una società come la nostra prosperi è necessario che sia ben organizzata. Vi sia cioè chi comandi e chi obbedisca [...]. In ogni corpo vi deve essere una mente che regga i suoi movimenti».36
32 Cfr CG21 46
33 MB 13,118; cfr Ib 258
34 Cfr Cost 65
35 MB 7,524
36 MB 9,573.575
A. Che cosa significa animare una comunità salesiana
47 Le suggestioni culturali del nostro tempo vanno vissute positivamente nell'esercizio dell'autorità. Come educatore pastore, ogni ,salesiano è animatore di professione o, se si preferisce, animatore per vocazione, attento però a costruirsi un'esperienza della vita associata e di gruppo e, per questo, impegnato a curare i suoi atteggiamenti, le virtù personali, le attitudini concrete. Questo è ancora più vero per ogni superiore. Devi saper dar fiducia e confidenza, devi favorire la crescita degli altri invitandoli a progredire e a rischiare. Devi facilitare e, a volte, provocare con discrezione la messa in questione, la ricerca, la creatività perché si raggiunga maggior profondità nel discernimento e nello scambio. Devi formarti una buona capacità di sintesi, di visione d'insieme, valutando, apprezzando i traguardi raggiunti, rilevando anche limiti e deviazioni.
Questo, ed altre cose anche più semplici e concrete, come l'essere capace di introdurre una persona o un argomento, accogliere una suggestione, una proposta, una critica, è quanto si richiede oggi ad ogni animatore che, sulla base di alcune qualità, matura attraverso la sua esperienza e si forma.
Peraltro nella vita religiosa 'animare' ha un 'suo' senso forte per la fonte da cui nasce, per le disposizioni e le condizioni che richiede, per gli obiettivi verso cui. tende. L'animazione di una comunità cristiana non può ridursi ai soli aspetti tecnici, anche se utili, e neppure alla promozione delle capacità del gruppo e allo sviluppo dei suoi rapporti, ma si fonda su un atteggiamento di docilità allo Spirito, primo animatore di tutto il Popolo di Dio, che ci dà di poter leggere la sua iniziativa instancabile nella vita e nella storia.37E un aspetto da sottolineare perché è come il cuore profondo della spiritualità del superiore.
37 Cfr CG21 46.584-585
48 A differenza dell'animatore socio-culturale il superiore religioso vive il suo servizio di animazione nella consapevolezza di essere l'umile collaboratore e il docile strumento di questo Spirito, per aiutare tutti e ciascuno a vivere nell'obbedienza della fede e nella perfezione della carità.
La prima condizione che gli si richiede dunque è di abbandonarsi all'animazione permanente dello Spirito Santo. Senza un'esperienza reale e profonda di Dio, egli non potrà mai dare ciò che non ha e che gli altri attendono da lui.
Certo alcune comunità a volte si aspettano l'impossibile.38 In ogni caso devi ricercare e invocare nella preghiera una visione chiara della identità vocazionale tua e degli altri:i il sentimento di non agire per te stesso; la volontà di essere corresponsabile; la certezza che la vita del gruppo e dei singoli non ti appartiene; la gioia di capire che tuo compito è di scoprirne le virtualità e, servendo, aiutarle a realizzarsi. Ricordi come Don Bosco riassumeva questi compiti: «Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad, ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l'aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi Apostoli».39
38 Cfr CG21 57
39 Epist. 4 p. 204-205

B. Che cosa significa governare una comunità salesiana
49 Le nostre Costituzioni pongono in evidenza il significato dell'autorità del direttore; gli obiettivi finali e immediati di questa autorità; i metodi e gli strumenti che deve usare preferibilmente; e finalmente l'atto della decisione che, presa dal superiore dopo la ricerca comune, garantisce religiosamente il cammino che si deve percorrere."
L'autorità è sempre prima di tutto un servizio a Dio; «è esercitata... per ricercare e adempiere la volontà del Padre».41 Nelle Costituzioni i superiori sono presentati come «quotidiani interpreti della volontà di Dio»42 e il direttore come colui che «rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre».43 Compito essenziale del superiore è dunque quello di aiutare la comunità e i singoli a 'servire Dio', secondo le Costituzioni, usando il mezzo privilegiato dell'autorità, i suoi metodi, i suoi strumenti.
L'insistenza fin qui portata sul dovere dell'animazione non intende in nessun modo eliminare o mettere in ombra l'altro aspetto del tuo servizio. // direttore, che è animatore, egli stesso è il superiore della comunità, per cui gode di un'autentica responsabilità di governo 44 e della capacità di prendere opportune decisioni. 45 Ciò significa che il direttore gode di autorità personale.
Naturalmente è un'autorità, la tua, a norma del diritto generale e del diritto particolare; è vincolata cioè al carisma dell'Istituto e alla missione particolare che sei chiamato a. svolgere.47
40 Cfr Cost 44. 55. 65. 66. 176; Cost Indice analitico: direttore, superiore, obbedienza
41 Cost 121
42 Cost 64
43 Cost 55
44 Cfr Cost 176. 120
45 Cfr Cost 66
46 Cfr Guida Cost 804
47 Cfr Cost 176. 191. 120. 122
Le Costituzioni ricordano che il direttore anima e governa la comunità «con la collaborazione del suo Consiglio».48 Questo lo induce a seguire utilmente certi procedimenti che gli assicurano una buona partecipazione.49 La tua è una responsabilità personale che costruisce e attua le decisioni con la corresponsabilità di tutti.
C. Il metodo: un'autorità partecipata e corresponsabile in dialogo
50 L'art 123 delle Costituzioni dice che «la comune vocazione comporta la partecipazione responsabile ed effettiva di tutti i membri alla vita e all'azione della comunità locale, ispettoriale e mondiale, sia sul piano dell'esecuzione che su quello della programmazione, dell'organizzazione e della revisione, secondo i ruoli e le competenze di ciascuno... E dovere di chi esercita l'autorità promuovere e guidare questo contributo mediante l'informazione adeguata, il dialogo personale e la riflessione comunitaria». L'art 124 poi parla del principio di sussidiarietà e del decentramento come norme di vita e criteri di governo poiché valorizzano persone e comunità e favoriscono un impegno più reale da parte di tutti.
Questi criteri operativi o principi metodologici sono dedotti dalla esperienza e dalla realtà stessa della comunità salesiana: una comunità di battezzati che intendono realizzare un progetto comune;" una comunità i cui membri, per compiere la missione loro affidata, obbediscono tutti pur con compiti diversi;51 una comunità nella quale ciascuno è responsabile della missione comune52 e tutti cercano insieme il cammino per realizzarla,53 convinti che la coesione e la corresponsabilità fraterna permettono di raggiungere efficacemente gli obiettivi pastorali.54
48 Cost 176; cfr GuidaCost 805
49 Cfr Cost 178. 186; Reg 173. 184
50 Cfr Cost 2
51 Cfr Cost 66
52 Cfr Cost 45
53 Cfr Cost 66
54 Cfr Cost 44
51 Questi articoli, attenti ad armonizzare la natura della nostra vocazione con la sensibilità attuale, traducono in chiave salesiana quanto esige il decreto PC nell'esercizio dell'autorità: il modo di governare deve convenientemente adattarsi alle odierne situazioni, «alle necessità dell'apostolato, alle esigenze della cultura, alle circostanze sociali ed economiche».55
La Congregazione in ogni comunità cresce come organismo vivo animato dallo Spirito Santo, ma vive anche come organismo sociale che ha le sue leggi e risente di tutti i dinamismi propri della cultura in cui è immersa." Discernere quali mal debbano essere assunti e diventare operativi all'interno dell'esperienza spirituale che I salesiani dopo Don Bosco, sono chiamati a rivivere, dipende dalla natura stessa di questa esperienza. E un impegno che la Congregazione ha affrontato lungo questo periodo del suo rinnovamento e ne ha formulato i risultati nel testo costituzionale. In esso si sottolineano da una parte la necessità della partecipazione e della corresponsabilità e dall'altra, soprattutto, l'atteggiamento del discernimento spirituale, che ne è come l'anima, la delicata struttura interna che muove al suo fine ogni ricerca e ogni decisione operativa.
a. Un'autorità partecipata e corresponsabile
52 L'autorità, fra i molti ministeri che edificano la comunità, è quello strutturalmente più efficace. Ma nei compiti che le sono propri altri possono e devono assumere, a seconda delle competenze e dei momenti, la responsabilità partecipata del suo esercizio. Il direttore , deve operare perché questo accada.
55 PC 3
56 Cfr FSDB 15-19
Tuo primo compito è quello di suscitare la partecipazione, l'interesse e l'intervento attivo di tutti. È il riconoscimento pratico della raggiunta maturità dei tuoi collaboratori e l'espressione della comunione nello spirito di famiglia tra quanti operano insieme per i medesimi obiettivi,57
Dovrai inoltre motivare la partecipazione. La giusta comprensione della partecipazione è legata a una particolare visione delle cose che i confratelli devono opportunamente assimilare. Nella Chiesa, il motivo che fonda ogni partecipazione è il fatto che 'ciò che è di uno è di tutti', sia pure a titoli diversi e con modalità distinte. Per questo nessuno può chiudersi in sé e gestire individualmente il proprio lavoro.
Valorizzando le persone e le comunità per ciò che esse hanno di originale, si postula il principio della sussidiarietà; «L'autorità di qualsiasi genere e livello lascia all'iniziativa degli organi inferiori e dei singoli ciò che può essere da loro deciso e realizzato secondo le rispettive competenze».58 È una componente della ragionevolezza dell'amorevolezza del Sistema preventivo.59 La sussidiarietà d'altra parte ha come sua interna esigenza il decentramento, cioè «una conveniente autonomia e un'equa distribuzione dei poteri tra i diversi organi di governo».60 La complessità delle situazioni poi e i problemi che generano esigono che diventi operante la complementarità delle persone, dei servizi, delle attività in vista di possibili ed efficaci soluzioni.
57 Cfr Cost 123
58 Cost 124
59 Cfr CG21 46
60 Cost 124
In questa prospettiva parlare di partecipazione attiva è come parlare di corresponsabilità vocazionale e di missione.
Finalmente, l'arte del direttore è quella di garantire il retto esercizio, in questo campo, delle responsabilità distribuite, equilibrandole con la sua autorità perché la loro unità e il loro dinamismo siano assicurati.
La differenziazione dei ruoli suppone la capacità 53 della partecipazione nei confratelli. Generalmente c'è. La avverti in gradi diversi. C'è chi è pienamente disponibile, chi invece lo è solo parzialmente e c'è chi è decisamente refrattario. Alcuni tacciono, non comunicano, ma sono d'accordo sulla partecipazione degli altri e la comunità li accetta in una specie di tacita convenzione.
Si può dare il caso di persone non solo taciturne, ma espressamente aggressive, in disaccordo con ogni forma di partecipazione. A volte il gruppo ha una vita comunitaria così forte da poterne accettare la presenza senza danno. Ma può anche darsi che diventino una minaccia per la vita stessa della comunità.
D'altra parte bisogna essere fiduciosi e convincersi che l'atteggiamento della partecipazione si può sviluppare. La base di questo sviluppo è l'ambiente comunitario, che permette e sollecita la comunicazione, e l'opera di formazione permanente che ha nel direttore la sua guida responsabile.61 Il lavoro per uno sviluppo organico di questa capacità è tanto più necessario in quelle comunità i cui membri pur vivendo insieme, non hanno un lavoro comune o dove la convivenza con i numerosi collaboratori laici deve armonizzarsi con la vita della comunità religiosa ln quanto tale. La comunità salesiana non può diventare una comunità mista, a tutti gli effetti, senza perdere la sua identità.62      
61 Cfr Cost 55
62 Cfr CG21 160-161
D'altra parte le circostanze possono suggerire eccezionalmente la modifica, salva sempre la figura del direttore, delle strutture ordinarie e dei ruoli all'interno della comunità,,sopra tutto quando questa è numericamente ridotta.63
Nella nostra tradizione si ripetono i richiami a questo insieme di fondamentali atteggiamenti ed esigenze, così che sembrano ormai far parte degli orientamenti permanenti del nostro spirito."
b. Un'autorità in dialogo
54 il dialogo è quel particolare modo con cui le persone si pongono le une di fronte alle altre e tutte insieme di fronte a Dio per avere il dono di comprendere e di fare la sua volontà.
Mettersi in dialogo con un altro vuol dire essere capaci di comunicargli una risposta franca e sincera, senza che essa contenga la formulazione di un giudizio sulla sua persona.
L'atteggiamento di 'dialogo' è costituito appunto dalla disposizione abituale a dare e a ricevere questo tipo di risposta che, pur discutendo l'opinione, comunica alla persona che la si accetta e la si stima senza condizioni.
Se non c'è questa disposizione interiore, sarà inutile parlare di dinamiche di gruppo e di metodi differenziati e bisognerà abbandonare la speranza che anche un'autorità partecipata serva a qualcosa.
Mettersi in dialogo, con Dio vuol dire porsi in uno stato di ricerca 'personale' e 'comunitaria' della sua volontà.
63 Cfr Cost 182
64 Oltre i riferimenti costituzionali già indicati vedi a titolo di esempio: Lett. Rua p. 226-240 (agli ispettori e ai direttori); ACS 36 (1926) Convegni dei direttori; ACS 74 (1936) passim, per es. p. 137; CG17 in ACS 170 p. 30; CG21 46-57
Lo Spirito conduce a vedere la vita con gli occhi di Gesù risorto, a valutare, a scegliere e ad agire in accordo con i suoi criteri, a dare il primato a ciò a cui Lui lo dà, a rifiutare quello che Lui rifiuta, a 'identificarsi con il suo sentire più profondo. Gesù diventa così la norma decisiva della vita assimilata in un impegno di umile apprendistato. Il discernimento infatti si risolve sempre in una esperienza di docilità: docilità dell'intelligenza per la facilità con cui ci si lascia insegnare e si ricevono le ispirazioni del Maestro interiore; docilità della volontà per la facilità a lasciarsi guidare nell'azione pratica.
55 Il discernimento suppone dunque, in tutti, questi atteggiamenti e in te, direttore, atteggiamenti diversificati, a seconda del momento: nella fase di ricerca prevarrà l'impegno, la prudenza e la pazienza; nella fase di esecuzione farai uso di fermezza e di coraggio. Certo la volontà di Dio non va cercata quando è già chiaramente indicata nelle Costituzioni, nei Regolamenti, nelle disposizioni dei superiori. È questa la via ordinaria per la quale Dio conduce. Non si cerca ciò che è palese. L'art 66 delle Costituzioni parlando della «corresponsabilità nell'obbedienza» descrive l'esperienza comunitaria di dialogo e discernimento e mette in evidenza i diversi momenti e gli atteggiamenti richiesti: «Il superiore esercita la sua autorità ascoltando i confratelli, stimolando la partecipazione di tutti e promuovendo l'unione delle volontà nella fede e nella carità. Egli conclude il momento della ricerca comune prendendo le opportune decisioni, che normalmente emergeranno dalla convergenza delle vedute. Tutti quindi ci impegniamo nell'esecuzione collaborando sinceramente, anche quando i propri punti di vista non sono stati accolti».65
Il discernimento 'straordinario' («nelle cose di rilievo», dice Cost 66) verte su proposte serie, impegnative, mentre le programmazioni e i problemi usuali richiedono solo un discernimento ordinario, un clima di ascolto della Parola di Dio e di preghiera, intensificata sapientemente in prossimità e all'inizio delle riunioni.

65 Cfr Guida Cost 508-512
56 Non mancano tecniche collaudate, più o meno complesse, adottate dalle famiglie religiose secondo modalità proprie. Noi guardiamo all'esempio di Don Bosco. Quando si trattò di decidere la fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, egli non si fidò di se stesso. Radunò il suo Capitolo — il 24 aprile 1871 — e dopo aver detto che lo aveva convocato per «cosa di grande importanza», lo informò di quanto aveva in animo di fare spinto anche da molte sollecitazioni esterne. Quindi proseguì: «Lo propongo quindi a voi, invitandovi a riflettervi dinanzi al Signore: a pesare il pro e il contro, per poter poi prendere quella deliberazione che sarà di maggior gloria di Dio e di maggior vantaggio delle anime. Perciò durante questo mese — si era all'inizio del mese di maggio — le nostre preghiere comuni e private siano indirizzate a questo fine: ad ottenere dal Signore i lumi necessari in quest'importante affare. Gli adunati si ritirarono profondamente impressionati.66 Alla fine del mese Don Bosco radunò nuovamente i capitolari e li richiese, uno per uno, del proprio parere cominciando da Don Rua: tutti furono unanimi nella risposta affermativa. «Ebbene, concluse Don Bosco, ora possiamo tenere come certo essere volontà di Dio che ci occupiamo anche delle fanciulle».67
66 MB 10,594  
67 MB 10,597
Una metodologia, come si vede, semplice, efficace, soprannaturale. In essa possiamo individuare:

  • un tempo consacrato alla comunicazione e all'informazione su «cosa di grande importanza»;
  • un lungo spazio di tempo dedicato alla «riflessione dinanzi al Signore» e allo studio «del pro e del contro»;
  • una riflessione impostata sulle «preghiere comuni e private»;
  • la «deliberazione-discernimento personale», ritenuta più conforme alla «maggior gloria di Dio»;
  • la convergenza delle osservazioni e la decisione di Don Bosco di passare immediatamente all'opera: «per venire a qualcosa di concreto, propongo che sia destinata a quest'opera la casa che Don Pestarino sta ultimando a Mornese».68

Il singolo e la comunità cureranno, col tuo aiuto, l'attenzione vigile allo Spirito Santo, presente negli eventi che attendono di essere decifrati, e la percezione progressiva del suo messaggio; e svilupperanno la capacità di rispondere «fedelmente e storicamente».69 Così la carità presente nella comunità si farà carità pastorale.
68 Ib
69 Cfr FSDB 130


3. IL DIRETTORE ANIMATORE E GUIDA DELLA COMUNITÀ LOCALE
57 Quanto nei capitoli precedenti si è detto sull'autorità
è vado per ogni sua espressione e servizio. Ci riferiamo ora principalmente alla funzione del direttore, al tuo ruolo di superiore della comunità locale.'
3.1 La comunità locale:
varietà di espressioni e tratti comuni
Il discorso sul direttore, anche se riferito a un ambito di governo limitato e concreto, non può essere univoco in tutto, tiene presenti situazioni pluriformi e dev'essere quindi letto ed applicato a comunità locali diversificate per condizioni, destinatari, progetti, opere, strutture e per contesti culturali. Nascono così forme varie di vita fraterna, di impostazione pastorale, di funzionamento degli organi di corresponsabilità e partecipazione. Le Costituzioni, trattando dei «criteri di azione salesiana»2 e i regolamenti generali delle «attività e opere»,3 hanno presente la ricca varietà di espressioni che possono assumere concretamente le comunità locali sotto l'urgenza della missione salesiana:
1 Cfr Cost 176; Guida Cost 893-896
2 Cfr Cost 40-43
3 Cfr Reg cap III

  • comunità numerose che richiedono un funzionamento più strutturato e una organizazione più complessa o comunità con pochi confratelli, essi stessi, a volte, impegnati in strutture diverse di servizio;4
  • opere unitarie ed altre pluriformi in rapporto agli impegni apostolici e dunque con progetti pastorali diversificati e con particolare bisogno di animazione e di coordinamento;
  • opere missionarie e presenze con tipi di servizi identificati con un ambito, un settore o un territorio; comunità formatrici con compiti specifici;
  • opere dove la presenza di personale salesiano è rilevante, opere dove predomina la presenza dei collaboratori;
  • opere in facile contatto con centri di animazione ispettoriale ed ecclesiale o con gruppi della Famiglia salesiana, altre quasi isolate;
  • opere affermate e chiaramente identificate, altre quasi agli inizi o in fase di ridefinizione.

Sono alcuni aspetti questi nei quali comunità e opere  (fra di loro vi è mutuo rapporto anche dal punto di vista dell'animazione e del governo) si diversificano concretamente. A servizio di questa diversità ogni direttore è chiamato a vivere e a svolgere il suo ministero.
58 «Il primo compito del direttore è animare la comunità...»;5 la sua funzione è totalmente ordinata ad essa, «in quanto portatrice della vocazione salesiana, e al 'carattere pastorale' della sua missione».6
4 Cfr Cost 182; Reg 150
5 Cost 55; cir Guida Cost 440-447
6 CO21 49
Per meglio comprendere questo compito e questa funzione è opportuno ricordare brevemente i tratti costitutivi della comunità salesiana.
La comunità salesiana è:

  • Una comunità soggetto corresponsabile del progetto del Fondatore. La nostra Società, responsabile nella Chiesa del progetto carismatico salesiano,7 si configura in comunità ispettoriali e queste, a loro volta, si articolano in comunità locali.° La comunità locale deve dunque essere concepita, primieramente, come soggetto corresponsabile in un particolare 'luogo' del progetto apostolico del Fondatore: è una «comunità carismatica» e, per questo, il servizio del direttore tende anzi tutto a far sì che essa «viva nella fedeltà alle Costituzioni»° in quanto «contengono le ricchezze spirituali della tradizione dei salesiani di Don Bosco e definiscono il progetto della nostra Società»;"
  • Una comunità soggetto responsabile di un progetto apostolico concreto: le è affidata un'espressione concreta della missione salesiana al servizio di determinati destinatari con iniziative ed opere adeguate, in vista di un progetto di promozione integrale;

59

  • Una comunità fraterna e apostolica: chiamata a «vivere e lavorare insieme», con uno stile tipico di condivisione e comunione, ed animatrice di un'ampia corresponsabilità, arricchita dalla diversità di funzioni, capacità e forme vocazionali;

7 Cfr Cost 2
8 Cfr Cost 120
9 Cost 55
10 Cost 192

  • Una comunità con un caratteristico stile di vita evangelica: i voti, che testimoniano un rapporto di particolare intimità con il Signore, rendono più disponibili ed efficaci nella missione e nella fraternità; questo stile di vita, espressione degli elementi costitutivi della consacrazione apostolica, esige come fondamento anche una concreta e giornaliera pedagogia ascetica, attenta ai valori umani e alle esigenze dei segni dei tempi ma chiaramente «cristiana» e «salesiana»;"
  • Una comunità orante: in dialogo con il Signore, anima, celebra e vive la coscienza e l'esperienza dell'iniziativa e dell'azione costante di Dio nella sua realtà e nella sua missione;
  • Una comunità partecipe della comunione a livello ispettoriale e mondiale, a livello di Famiglia salesiana, con la chiesa particolare; «aperta ai valori del mondo e attenta al contesto culturale in cui svolge la sua azione apostolica»;"
  • Una comunità organica e organizzata per favorire il contributo di tutti alla missione comune attraverso le diverse forme di governo e di partecipazione;
  • Una comunità «in formazione»: non è una realtà statica, «già formata», con un progetto definitivamente formulato. È un'esperienza comunitaria in cammino, lo è nella persona dei suoi membri, che vivono momenti diversi nel processo di risposta permanente al Signore; lo,è nel progetto apostolico sempre aperto a nuove sfide, possibilità e impegni; lo è nella comunità medesima, in quanto in essa cambiano funzioni e rapporti. È dunque ambiente e soggetto di formazione permanente. È un'esperienza salesiana in cammino che deve essere animata e guidata.

11 Cfr ACS 303 p. 18-23; Acs 293 p. 4-12; Guida Cost 199-201
12 Cost 57
3.2 Una caratteristica forma di unità
60 Si fa riferimento spesso ai tuoi impegni di maestro spirituale della comunità e dei singoli confratelli, chiamati a vivere la vocazione salesiana. Sei animatore di una particolare esperienza di Spirito Santo, della risposta permanente a una iniziativa di Dio per la «salvezza della gioventù».13 È questo il primo evento, l'origine da cui tutto dipende. È ciò che Don Bosco percepì nella sua prima esperienza di Dio.14 È ciò che è proprio di ogni esperienza cristiana: essa è sempre un'alleanza, una comunione che ispira il culto e si traduce, nella vita, in una serie di scelte che di quella esperienza sono la conseguenza storica, l'interpretazione e la celebrazione.
Dio chiama a sé, ma per mandare. Egli chiama anche noi,15 «ci consacra col dono del suo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani».16 II carisma deve scorrere con la stessa gratuità e con la stessa forza di salvezza da noi nella vita di coloro ai quali Egli manda. La carità si fa senso e capacità pastorale.17 L'amore di Dio diventa amore per i giovani e unifica in sé, a somiglianza e per partecipazione a quello di Cristo, ogni capacità ed ogni energia.18
Come salesiani ci sentiamo del tutto relativi a Cristo e ai giovani. Nella carità di Cristo, Apostolo del Padre, troviamo l'origine dell'amore di predilezione per i giovani19 e, sospinti da questa grazia, viviamo solidali con loro e con il loro dinamismo poiché non vi è niente di veramente giovane che non trovi risonanza nel nostro cuore.20
13 Cfr Cost 1.96
14 Cfr Cost 1
15 Cfr Cost 96
16 Cost 3
17 Cfr FSDB 74-77
18 Cfr Ib 74-77
19 Cfr CG21 579; CGS 26
20 Cfr Cost 39; CGS 57.58
Nella vocazione salesiana, che sei chiamato ad animare, esperienza religiosa e azione apostolica si includono e si spiegano a vicenda: sono fonte l'una dell'altra, si rafforzano fra loro, migliorano funzionalità e armonia.
Ne sarai più convinto considerando attentamente tre aspetti fondamentali e caratteristici della «comunione salesiana».      
32.1 Intima unità di vita spirituale e missione apostolica
61 Lo spirito della tua comunità ha il suo centro «la carità pastorale, caratterizzata da... dinamismo giovanile»;21 la sua vita è comunione e corresponsabilità pastorale;22 la sua preghiera le fa prendere coscienza della missione e ne aumenta la dedizione;23 la pratica dei consigli evangelici l'aiuta ad annunciare Cristo, Verbo di vita, incontrato in una intimità speciale, frutto della sua iniziativa e a riconoscerlo e a servirlo con sollecitudine nei giovani da condurre al Padre, rinsaldando «la coesione nell'azione apostolica»;24 la sua formazione permanente è una voluta obbedienza a Dio per adeguarsi al compito che egli continua ad affidarle;25 e finalmente la sua organizzazione e il suo governo mirano a rendere attuale, funzionale e fecondo il suo servizio.26
21: Cost 10; cfr Cost 11-18
22 Cfr Cost cap V; 44-48
23 Cfr Cost cap VII in quasi tutti gli articoli
24 Cost 61; cfr Cost VI
25 Cfr Cost 96. 98. 118. 119
26 Cfr Cost 121; Cost Parte quarta, in generale
Tutti questi intimi legami, che i riferimenti costituzionali specificano meglio e più abbondantemente, sono a dirti come «vitalità religiosa» e «azione apostolica» interagiscano tra loro,
Nell'azione apostolica rifluiscono i beni propri dello stato religioso e le apportano il loro eminente valore; e l'azione apostolica diventa il luogo della loro esperienza, della loro testimonianza e comunicazione, della loro crescita.
Guidare con mezzi appropriati la comunità e i singoli in questa esperienza è operare come «servitore dell'unità che cura l'identità salesiana»27
32.2 Una missione unitaria negli elementi che la compongono
62 I nostri documenti ti vogliono anche «guida pastorale della missione».28 Uno sguardo attento percepisce la missione essa stessa unitaria negli elementi fondamentali che la compongono e rivela agli educatori l'esigenza che essi unifichino la propria persona attorno a quel centro di valori che è la vocazione salesiana, Quando intervieni per costruire, come guida pastorale della missione, la sua unità29 rivolgi un appello esigente all'unità di vita dei confratelli; e quando costruisci l'unità di vita dei confratelli crei lo strumento più efficace per I'unità della missione.
Vediamoli questi elementi che compongono propriamente l'insieme fondamentale del progetto di Don Bosco,
63 Si tratta prima di tutto di una missione che esprime la vocazione battesimale e manifesta il comune impegno cristiano, avvalorato dai doni e dai poteri del sacerdozio battesimale.
27 CG21 52
28 lb
29 Cfr ib
Non è inutile ricordare che la vocazione religiosa è un modo particolare di vivere il proprio battesimo. Vi è dunque anche un modo particolare di vivere il sacerdozio dei fedeli in dipendenza dall'indole della propria vocazione.
I tuoi confratelli, sacerdoti e coadiutori, tutti, hanno bisogno di operare tramite questi poteri i quali, in vista della missione da compiere, accentuano le loro virtualità. Essi devono poter fare della loro vita un'offerta continua al Signore per i giovani, specialmente più poveri; devono possedere una reale intelligenza dei misteri di Dio e della sua economia di salvezza per loro, a partire dalla comprensione della condizione in cui si trovano; devono operare efficacemente per la vittoria sul peccato e sulla morte, per realizzare la loro educazione integrale e la trasformazione delle strutture che II mortificano; devono partecipare attivamente e corresponsabilmente alla vita e all'azione della chiesa particolare che costituisce lo spazio storico della loro vocazione.
64 Un secondo elemento caratterizza e dà unità al Progetto: la scelta dei giovani e la preferenza tra loro a quelli poveri, abbandonati e pericolanti.30 Don Bosco li ha al centro dell'anima come dimostrano innumerevoli espressioni della sua vita. Riascoltiamo, per esempio, il quarto e ultimo ricordo che trasmise quasi testamento ai Cooperatori con parole che esprimono la stessa tenerezza di Dio: «Finalmente vi confido che la mia sanità va scemando a vista d'occhio, mi sento mancare, e prevedo non lontano il giorno di dover pagare il mio tributo alla morte e scendere nella tomba. Se mai ciò avvenisse e questa fosse l'ultima lettera che vi mando, ecco il quarto ed ultimo mio ricordo; Raccomando alla vostra carità le opere, che Iddio si è degnato di affidarmi nel corso di quasi cinquant'anni; vi raccomando la cristiana educazione della gioventù, le vocazioni allo stato ecclesiastico, e le missioni estere; ma in modo affatto particolare vi raccomando la cura dei giovanetti poveri ed abbandonati, che furono sempre la porzione più cara al mio cuore in terra...».31 Aveva detto: «ho promesso a Dio che fin l'ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani»,32 e lo fu davvero. L'opzione giovanile comporta una cura particolare per le vocazioni.33 Con essa si armonizza anche l'azione pastorale negli ambienti popolari dove siamo educatori della fede, specialmente con la comunicazione sociale.34
30 Cfr Cost 26
31 Ai Cooperatori, BS 12 (1888) gennaio p. 6
32 MB 18, 258
33 Vedi più avanti n. 121-124
34 Cfr Cot 6. 28. 29, 43; ACS 302
65 Terzo elemento fondamentale di questo progetto è l'obiettivo unitario verso,cui tende: la pienezza di svilup.: po nei giovani e la loro salvezza in Cristo.35 Quello di Don Bosco è un progetto esplicitamente cristiano anche quando è offerto a chi non condivide la nostra fede religiosa. Anche allora ogni proposta è interamente aperta a questa dimensione. / due processi, distinti qualitativamente, sono esistenzialmente fusi in una reciproca collaborazione e funzionalità per cui ognuno si svolge in modo da favorire l'altro.
È unitario questo obiettivo, anche nel senso che la sua globalità si articola in momenti parziali, non necessariamente successivi: la promozione umana individuale," la promozione umana collettiva nella quale prendono rilievo, oltre alle persone singole, l'ambiente e lo spazio umano e geografico;37 la promozione cristiana e lo sviluppo delle sue diverse dimensioni con itinerari personali e di gruppo38
35 Cfr Co t 17
36 Cf r Co t 32
37 Cfr Co t33
38 Cfr Cot 34-37
Questi tre aspetti compongono il volto caratteristico e unitario della pastorale salesiana... Ogni singola presenza è promozionale, educativa ed evangelizzatrice; di sviluppo, culturale e religiosa; personale, di gruppo e ambientale.
L'obiettivo unitario ed integrale del progetto porta a vincolare intimamente la missione salesiana con l'area culturale. Nell'ambito della cultura, infatti, vive e si sviluppa tutta la nostra attività evangelizzatrice. E poiché la cultura è influenzata in modo radicalmente nuovo dalla comunicazione sociale, che non si riduce ai soli «mezzi» né alla pluralità dei suoi linguaggi, si spiega la nuova presa di coscienza e l'insistenza della Congregazione in questo ambito39 L'esperienza di Don Bosco, ripensata nel nostro contesto, rafforza il convincimento che da una parte non si dà autentica azione educativa senza sensibilità verso la comunicazione sociale e dall'altra fare comunicazione sociale diventa una presenza educativa.
La scelta dei destinatari e dell'obiettivo verso cui tendere insieme nella vita di Don Bosco e della sua Congregazione non è solo 'un fatto'. È un fatto che diventa 'criterio, tanto che da questo fatto dipendono le caratteristiche che la pastorale salesiana presenterà ovunque. Ovunque sarà giovanile, popolare, missionaria. Sarà attenta cioè ai processi di crescita per «dare alla civile società dei membri utili, alla Chiesa dei cattolici virtuosi, al Cielo dei fortunati abitatori»;4° sarà rivolta al maggior numero e aperta agli interessi e alle ricchezze culturali del popolo; sarà dedita alla ricerca di metodi e strumenti sempre più complessi e differenziati, anche se conserverà del passato ciò che è perenne o promette di essere ancora vitale.41
39 Cfr Cot 6. 29. 43
40 BS 7 (1 83) gennaio p. 4
41 Cfr AC 290, p. 24s.
32.3 Una prassi pastorale in cui convergono e si completano salesiani presbiteri e salesiani coadiutori
66 La formula semplice di Don Bosco: «buoni cristiani e onesti cittadini», meditata nel contesto della sua prassi pastorale, ti suggerisce che la distinzione è assunta in una reale unità superiore. Non ci sono due missioni, l'una naturale, l'altra soprannaturale. C'è un'unica missione di natura pastorale che tende a realizzare la compenetrazione della città celeste con quella terrestre.42 È un aspetto delicato il dosaggio dei valori umani ed evangelici. È un dosaggio che non si dà una volta per sempre. Va inventato e ricreato continuamente, a seconda della cultura a cui si appartiene e del livello di fede e di libertà posseduto dai giovani.
67 Don Bosco ha pensato, a questo fine, a una comunità che vivesse una sua comunione originale e a una guida pastorale che fosse arricchita dei carismi del sacerdozio per assicurare al meglio questa comunione e il raggiungimento e la completezza degli obiettivi della carità pastorale.
Dotato in non piccola misura — secondo Don Rinaldi — di «genialità creativa»,43 richiamò l'esigenza che nella sua comunità fossero presenti il salesiano coadiutore e il salesiano sacerdote con funzioni complementari e compiti tutti importanti.44 È un dono del Signore.
42 Cfr CGS 60
43 Cfr ACS 40 p. 574
44 Cfr Cost 44
Ha creato due forme di un'unica vocazione con caratteristici modi di essere nel pensare, nel testimoniare, nell'agire, e nell'influire sullo stile religioso e apostolico della stessa comunità.45
Come cresce la coscienza della propria vocazione in quei salesiani che sentono scolpita nel proprio cuore di 'membro della comunità' una relazione congenita di riferimento della propria particolare forma di vocazione salesiana a un'oggettiva complementarità con l'altra!46
Nón si tratta di comunione fraterna soltanto. Si tratta soprattutto di mutuo riferimento della componente sacerdotale e di quella laicale. L'una e l'altra si compenetrano dal di dentro, secondo un dosaggio armonico, per rendere reale «quella geniale modernità -e quella missione comune che costituiscono l'indole propria della nostra Congregazione religiosa».47
Le differenze nella figura e nel ruolo dei soci non vanno quindi considerate come indicative di limiti o di gradi gerarchici, ma come fonti di ricchezza comune, non mancanza di qualcosa, ma potenziale integrativo dei valori degli altri nell'apporto armonico a un tipo di comunità religiosa apostolica originale.48
32.4 Una guida che pone al servizio dei confratelli la funzione del ministero presbiterale
66 Come si costruisce una comunità salesiana con i  doni, i poteri e le capacità di rapporti di cui si è parlato? È come dire, dov'è l'origine della sua carità pastorale? o meglio, dove l'ha intuita Don Bosco? «La carità pastorale della comunità salesiana deve essere animata, nutrita e guidata per progetto costitutivo, da un tipo di autorità arricchito dalla grazia del ministero sacerdotale fortemente approfondito ed ecclesiologicamente riattualizzato dal Vaticano II in risposta ai segni dei tempi e in vista di una nuova epoca storica».49

45 Cfr ACS 298'p, 5-8
46 Cfr ACS 298 p. 5
47 Cfr ACS 298 p. 6
48 Cfr ACS 298 p. 7
49 CG21 215; cfr ACS 306 «L'animazione del direttore salesiano»
Sprovvista del tuo ministero la comunità non potrebbe essere se stessa secondo il pensiero originale che Don Bosco ebbe della Congregazione. Esiste al meglio di se stessa, come salesiana, quando in essa e per essa sacramentalmente rendi presente oggi il Cristo come capo che infonde la vita e come servo che dona la vita. Ma rendi presente anche la comunità a Cristo. La tua rappresentanza ti impegna come strumento dello Spirito a servire e promuovere la composizione originale della tua comunità e gli obiettivi che si propone la sua missione. È «il carisma dell'insieme»: guidi e animi, attraverso la verità salvifica che la illumina e i mezzi che la sanL tificano; coordini e armonizzi la varietà dei suoi doni all'interno di essa e in rapporto organico con la missione della Chiesa.
69 Più precisamente, in ordine ai diversi ministeri e carismi, hai il triplice compito:

  • di rivelarli. Non si tratta di farli nascere, ma di farli emergere alla luce della coscienza. È l'obiettivo primario della pastorale vocazionale interna alla comunità;
  • di discernerli per distinguere quelli autentici da quelli inautentici, i veri dai presunti. Ti sarà necessario a questo scopo l'ascolto attento dei fratelli e della Parola per leggere nel loro cuore e nella loro storia personale ciò che lo Spirito dice;
  • di stimolarli e valorizzarli. Devi cioè procurare che l'apporto originale di ciascuno converga verso l'obiettivo che è unico; attraverso la santità il compimento della missione e attraverso il compimento della missione la santità.

Vedi dunque come il tuo ministero nel suo esercizio, di fatto, non è superiore alla comunità in cui sei chiamato a servire. non sei nella tua comunità da te, non sei in essa per te. E la comunità in cui il tuo ministero si colloca è appunto una comunità, cioè una realtà di comunione che fa 'cristiani' i giovani, li genera, li forma, e fa santi i salesiani. Questa attività 'materna' è esercitata da tutti i confratelli come corpo vivente, compaginato in unità «Singuli filii, universi -parentes», diremmo, applicando così sant'Ambrogio. E questa 'maternità' può essere tale, cioè feconda, perché si coniuga con il `principio paterno' che ha in Dio e in Cristo la sua sorgente e passa attraverso l'azione ministeriale del tuo sacerdozio.
Non c'è dunque chi fa e chi è fatto, membri perennemente attivi e membri puramente passivi. Il corpo si edifica e cresce con il contributo attivo di ogni membro. C'è posto solo per la corresponsabilità.
3.3 Funzioni, forme espressive di animazione e di governo, requisiti specifici del direttore
33.1 La funzione del direttore
70 Si è parlato del ministero di autorità in Congregazione, si sono indicate alcune caratteristiche della comunità apostolica che il direttore è chiamato ad animare e guidare, valendosi della grazia e dell'esperienza proprie del ministero presbiterale. Consideriamo ora più direttamente la tua funzione di direttore e i requisiti che ti sono necessari per svolgerla. L'una e gli altri sono indicati da due articoli costituzionali, l'art 55 che forma parte delcap 5 sulla comunità fraterna e apostolica, e l'art 176 nel cap 13 sul «servizio dell'autorità nella comunità locale». Eccone il testo:
Art. 55 - Il direttore della comunità50
«Il direttore rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre. È al centro della comunità, fratello tra fratelli, che riconoscono la sua responsabilità e autorità.
Suo primo compito è animare la comunità perché viva nella fedeltà alle Costituzioni e cresca nell'unità. Coordina gli sforzi di tutti tenendo conto dei diritti, doveri e capacità di ciascuno.
Ha responsabilità diretta anche verso ogni confratello: lo aiuta a realizzare la sua personale vocazione e lo sostiene nel lavoro che gli è affidato.
Estende la sua sollecitudine ai giovani e ai collaboratori, perché crescano nella corresponsabilità della missione comune.
Nelle parole, nei contatti frequenti, nelle decisioni opportune è padre, maestro e guida spirituale».
Art, 176 - Il direttore51
«Il superiore di ciascuna comunità locale prende nome di direttore.
Egli è il primo responsabile della vita religiosa, delle attività apostoliche e dell'amministrazione dei beni.
Con la collaborazione del suo Consiglio anima e governa la comunità a norma delle Costituzioni e dei Regolamenti generali».
71 I due  articoli, che altri completano e precisano, mettono in evidenza questi tratti caratterizzanti del tuo ministero:
50 Cfr GtiidaCost 440-447
51 Cfr Cfr Cost 893-896

  • è relativo a Cristo, a Don Bosco e al suo progetto costituzionale.

Hai come punto di riferimento e sostanza del tuo ministero• «Cristo, che unisce i suoi nel servizio del Padre»,52 e Don Bosco, che unisce «i suoi» in quella specifica forma di servizio al Padre che è la vocazione-missione salesiana. L'autorità in Congregazione è dunque espressione della presenza di Cristo Capo e di Don Bosco Fondatore. Per questo la si esercita «a nome e ad imitazione di Cristo, come un servizio ai fratelli, nello spirito di Don Bosco, per ricercare e adempiere la volontà del Padre».53 Il riferimento a Cristo si prolunga nel «senso di Chiesa» e quello a Don Bosco nella comunione con la comunità salesiana mondiale e ispettoriale,54 con il Rettor Maggiore55 e l'ispettore e nella adesione attiva e fedele alle Costituzioni;56

  • è relativo a quelli a cui sei mandato.

Sei stato scelto per la comunità,57 come servitore dei fratelli,58 di tutti e di ciascuno,59 dei membri della Famiglia salesiana," dei collaboratori e dei giovani;61
72

  • ha una funzione d'insieme che assume espressioni diverse e si riferisce ai molteplici ambiti della vita e dell'azione comunitaria. Tuo «primo compito è animare la comunità perché viva nella fedeltà alle Costituzioni e cresca nell'unità».62

52 Cost 55
53 Cost 121
54 Cfr Cot 58-59
55 Cfr Cost 122
56 Cfr Cost 76
57 Cfr Cost 55
58 Cfr Cost 121
59 Cfr Cost 55
60 Cfr Reg 36
61 Cfr Cost 55
62 Cost 56
Vivere nella fedeltà al progetto costituzionale e farne il criterio di unità è un cammino sicuro «per ricercare e adempiere la volontà del Padre».63 Ricorda a questo proposito la conferenza che Don Bosco fece l'11 marzo 1869 dopo l'approvazione definitiva della Società spiegando che cosa volesse dire abitare «in unum locum, in unum spiritum, in unum agendi finem».64
E un'unità che si costruisce promuovendo e armonizzando fra loro gli elementi che la compongono. Richiede quindi forme di animazione in ambiti specifici diversi:

  • opererai come «primo responsabile della vita religiosa, delle attività apostoliche e dell'amministrazione dei beni»;65
  • il tuo sarà un «servizio rivolto a promuovere la carità, a coordinare l'impegno di tutti, ad animare, orientare, decidere, correggere, in modo che venga realizzata la nostra missione»;66
  • promuoverai il dialogo e la partecipazione «guidando il discernimento pastorale della comunità, affinché essa proceda unita e fedele nell'attuazione del progetto apostolico»;67 favorirai la corresponsabilità nell'obbedienza ascoltando, stimolando la partecipazione nella ricerca comune e prendendo finalmente le opportune decisioni;66
  • aiuterai ogni confratello a realizzare la sua personale vocazione e lo sosterrai nel lavoro che gli è affidato;65

63 Cost 121
64 MB 9,571-576
65 Cost 176
66 Cost 121
67 Cost 4
68 Cfr Cost 66
69 Cfr Cost 55

  • coordinerai gli sforzi di tutti tenendo conto dei diritti, doveri e capacità di ciascuno.70
  • è un ministero da vivere con spirito e stile salesiano. 73

Lo eserciti «ad imitazione di Cristo come un servizio ai fratelli, nello spirito di Don Bosco»,7' che è spirito di famiglia. Lo vivi in comunione con il Rettor Maggiore,72 attento alla partecipazione e alla corresponsabilità,73 preoccupato di valorizzare le persone e di favorire un più reale impegno da parte di tutti» Diviene presenza di un fratello tra i fratelli, servizio di chi agisce come «padre, maestro e guida»;75

  • è un ministero che si trasforma in un cammino di santità originale e ti impegna a due atteggiamenti fra loro correlativi: un'intensa presenza a Colui che ti chiama, totalmente disponibile per essere strumento di salvezza e, nello stesso tempo, un'intensa presenza di servizio a coloro a cui sei mandato.76 Questa santità dovrai maturarla aprendoti all'azione dello Spirito e acquistando le virtù e le attitudini necessarie: l'esperienza di Dio nel carisma salesiano e la capacità di comunicarla; e, in unità vitale con essa, un'umanità matura e competente come frutto ed esigenza della tua stessa vita spirituale in modo da poter essere credibile e da intervenire con efficacia nella guida responsabile del lavoro educativo.

70 lb
71 Cost 121
72 Cfr Cost 122
73 Cfr Cost 123
74 Cfr Cost 124
75 Cost 55
76 Cfr CGS 26
33.2 Forme espressive dell'animazione e del governo: animatore spirituale, maestro di vita salesiana, guida competente del progetto apostolico
74 Parlando del servizio proprio dell'autorità religiosa, MR ne delinea la competenza «accostandola, per analogia, alla triplice funzione del ministero pastorale, cioè d'insegnare, santificare e governare, senza per altro confondere o equiparare l'una e l'altra autorità».77 Specifica il contenuto delle tre funzioni riferendolo direttamente ai superiori generali e maggiori, ma illuminando allo stesso tempo altri livelli:

  • Quanto all'ufficio d'insegnare, i superiori religiosi hanno la competenza e l'autorità di maestri di spirito in relazione al progetto evangelico del proprio istituto; in tale ambito, quindi, devono esplicare una vera direzione spirituale...
  • Quanto all'ufficio di santificare, è pure spettanza dei superiori una speciale Competenza e responsabilità di perfezionare, sia pure con differenziati compiti, in•ciò che riguarda l'incremento della vita di carità secondo il progetto dell'istituto...
  • Quanto all'ufficio di governare, i superiori devono compiere il servizio -di ordinare la vita propria della comunità, di organizzare i membri dell'istituto, di curare e sviluppare la peculiare sua missione e provvedere che venga efficientemente inserito nell'attività ecclesiale sotto la guida dei vescovi».78

Collochiamo questi diversi aspetti nella prospettiva salesiana e nel tuo ambito particolare.
77 MR 13; cfr ACS 306 p. 13s.
78 lb
A. Animatore spirituale
75 È il tuo «primissimo obbligo» e la tua «tremenda responsabilità», come si esprime Don Albera nel Manuale,79 «il punto più culminante», come aveva già dichiarato Don Rua.
Si sottolinea fortemente, oggi, l'urgenza di ricuperare il direttore al suo compito essenziale di animatore spirituale della comunità, di perfezionatone e di santificatore.80
Affinché il primato dello spirituale e del religioso non resti soltanto un'intenzione dichiarata, il CG21 propone la 'ridefinizione' e la 'semplificazione' dei compiti che gli sono affidati dalle Costituzioni. È una prospettiva ricca di promesse.81
Due considerazioni possono stimolarti a rispondere a questo impegno: la dimensione e l'espressione sacramentale del tuo ministero e la coscienza che ne ha attualmente la Congregazione.
76 — Sei il ministro delle cose sacre chiamato a far funzionare bene le fonti della grazia, fondamento del Sistema preventivo.
L'Eucaristia e la Riconciliaiione sono il cantiere in cui la comunità si costruisce, È l'Eucaristia che fa la comunità. Essa è lo spazio privilegiato per l'incontro con Cristo che salva, I segni della presenza di Dio sono molteplici ma quello eucaristico è ìl segno più luminoso ed efficace.
Altri confratelli presbiteri agiscono «in persona Christi» e possono presiedere le celebrazioni. Ciò non toglie che queste espressioni del ministero manifestino in te il significato più profondo del tuo servizio comunitario,
79 Manuale n. 97. 98
80 Cfr CG21 52; ACS 306 p. 20-26
81 Cfr CG21 50-52, 587
Come nella celebrazione dell'Eucaristia così nella vita comunitaria sei segno della presenza del Signore, introduci all'accoglienza della Parola, stimoli alla trasformazione della realtà nel Corpo e nel Sangue di Cristo; in ogni momento aiuti ad operare l'aggancio tra Eucaristia e vita, animando a vivere ciò che si è celebrato e a celebrare ciò che si è vissuto. Ti preoccupi anche di promuovere nella comunità un clima di riconciliazione e un atteggiamento penitenziale.
A questo proposito ricorda quanto Don Rinaldi esortasse i direttori a vivere,' nel contatto sacramentale con i giovani, l'esperienza della paternità spirituale." Ciò si ribadisce ancor oggi: «Se il direttore da nonpiù-confessore dei confratelli passa a non dedicarsi mai, abitualmente, all'amministrazione del sacramento della Riconciliazione, perderà senza accorgersi la sua qualità di 'padre' per divenire piuttosto 'superiore', 'preside' o 'manager'. E questa sarebbe una delle ferite più gravi inflitte alla Congregazione».83
77 - Un buon direttore è anche sempre 'la coscienza storica' della vocazione salesiana, l'uomo che conosce il passato e sa vivere collegato con esso nella coerenza dell'evoluzione e del cambiamento." In tema dl 'paternità spirituale' e di 'primato religioso' dalla nostra storia ti possono giungere stimoli e suggestioni convincenti.
«Secondo lo spirito del nostro Fondatore e le tradizioni salesiane, il Direttore dei nostri istituti si troverebbe in una condizione presso a poco rassomigliante a quella di un Direttore spirituale di un Seminario».85 È giudice e medico delle anime.86
82 Cfr AC$ 56 p. 942; vedi sopra n. 24
83 ACS 306 p. 25
84 Cfr FSDB 135
85 Annali 3 p. 178
86 Cfr tb
Questa meditata riflessione fu scritta da Don Rua in uno dei momenti più sofferti della sua vita, dopo il Decreto del 24 aprile 1901, quando il direttore, non essendo più il confessore ordinario, perdeva qualche cosa di molto caratteristico salesiana-mente, anche se la sua 'paternità spirituale' e i 'mezzi' che la esprimevano avrebbero dovuto rimanere intatti.
A partire dal 1901 fino ai nostri giorni i Capitoli Generali e i Superiori Maggiori vi hanno insistito -ripetutamente. Nel Regolamento stampato nel 1906, ma per volontà del CG10 (1904), leggiamo questa delibera: «Il CG10 volle rendere i Direttori responsabili effettivamente del progresso religioso dei soci, costituendoli veri Direttori Spirituali di essi, sebbene non ne siano i confessori».87 Interventi significativi sulla 'paternità spirituale' del direttore si ebbero al CG11. Ricordiamo quello di Don Rinaldi: «dobbiamo tornare allo spirito e al concetto di Don Bosco, manifestatoci specialmente nei 'Ricordi confidenziali' e nel Regolamento. Il Direttore sia sempre Direttore salesiano. Eccetto il ministero della confessione, nulla è mutato».88
78 Prese di posizione altrettanto autorevoli, documentate e approfondite, corrono lungo tutto l'arco della nostra storia,89 Riproponiamo la sola indicazione del CG19, significativa perché presa in un tempo di rinnovamento: «Il Direttore consideri la Direzione Spirituale della Casa e dei Confratelli il suo principale dovere di stato... Riservi a sé in primo luogo la cura diretta dei Confratelli, come raccomandava Don BOSCO, anteponendo tale compito formativo a quello che ha verso i giovani».90
87 Regolamento per le case della Pia Società di San Francesco di Sales, Torino 1906, p. 40
88 Annali 4 p. 8
89 Cfr ACS 36 p. 485s.; ACS 56 p. 939s.; ACS n. 142; CG19 p. 95-100; CGS 678; ACS n. 281,
90 CG19 p. 98
Il nuovo Manuale non sarebbe in sintonia con la coscienza viva della Congregazione e con i tempi nuovi se non restasse fedele a questo orientamento. Concentrare l'attenzione sull'animazione spirituale non significa sottrarti al circuito dell'animazione educativa, pastorale o di governo. Al direttore dovranno infatti convergere sempre, almeno come ad ultima istanza orientatrice e coordinatrice, tutti i settori della vita salesiana.91 Vuol dire piuttosto che c'è una gerarchia di valori e di funzioni da rispettare: il primo posto spetta allo spirito religioso.92
B. Maestro aggiornato e autorevole di vita spirituale salesiana93
79 — Maestro e servitore, anzitutto, della Parola di Dio.
Le Costituzioni rinnovate evidenziano con chiarezza ed insistenza il ruolo della Parola di Dio nella vita della comunità e nella vita di ogni confratello.94
Cerca di acquistare il dono e la capacità di tradurre la Parola di Dio in messaggio di salvezza oggi per i confratelli è per i giovani che si muovono in avvenimenti ben concreti e spesso ambivalenti. Annunci con autorità la Parola di cui sei ministro, per la speciale unione con Cristo e per l'esperienza che ne hai.
Questo ministero è II «primum» di ogni comunità perché all'origine di ogni iniziativa di salvezza c'è la Parola. È la proclamazione della Parola che raduna la tua comunità ed è intorno alla Parola che essa cementa i suoi vincoli. È ancora dalla Parola che sgorga la fede: «la fede dipende dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la Parola di Cristo».99 Non c'è parola senza una bocca che la pronunci e un cuore che le dia calore: il calore dell'annuncio.
91 Cfr CG21 50
92 lb 52
93 Cfr ACS 306 p. 14-20
94 Cfr Cost Indice analitico «Parola di Dio»
95 Rm 10,17
Il tuo ruolo appare decisivo. Il direttore che lavora molto è il direttore che sa fare questo e vi si dedica. «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense')." II direttore non è il faccendone e neppure il pensatore soprattutto, ma il contemplativo e l'orante che sa interiorizzare la cultura nella carità in vista della santificazione e missione della sua comunità. Ti aiuta a questo il magistero dei Concili, del Papa e dei Vescovi. Vi devi alimentare la tua responsabilità di profeta. Tu sai che nell'attuazione di questo magistero costruisci la piccola vera storia della tua comunità nella chiesa locale.
Tieni conto anche dell'insegnamento autorevole salesiano: quello dei Capitoli Generali, del Rettor Maggiore col suo consiglio, dell'ispettore. sei mosso in questo dalla preoccupazione dell'osservanza, ma più ancora lo devi essere da una preoccupazione di vita, di genuinità per un esercizio completo di profezia sacerdotale con la quale fai crescere i confratelli nel servizio dei giovani..
80 — Maestro di vita spirituale salesiana

  • L'assimilazione dello spirito salesiano è fondamentalmente un fatto di comunicazione di vita." I buoni studi non fanno i buoni direttori ma, senza studiare la storia della Congregazione e senza conoscere la 'spiritualità cristiana' e quella 'salesiana' in particolare, sarai difficilmente in grado di compiere la tua funzione. L'esperienza è fondamentale, ma è vera e costruttiva solo se è accompagnata da una conveniente illuminazione dottrinale e favorita dallo studio graduale e sistematico.98

96 At 6,2
97 Reg 85
98 Cfr Reg 85
Don Bosco, uomo di azione, insisteva continuamente sul binomio «studio-pietà». In una lettera circolare del 1874 scriveva: «Vos estis sal terrae et lux mundi. Sale con la pietà e colla scienza per indirizzare le anime al bene e alla virtù. Luce col buon esempio».99 «Studio e pietà faranno un 'vero salesiano». 100
È un compito non facile per chi, come il direttore, dispone di poco tempo e si vede spesso superato dal progresso del sapere. Quanto afferma Don Albera: «Si fissi (il direttore) un piccolo numero di autori scelti con criterio, e poi un po' alla volta se ne faccia ben padrone, se ne imbeva, per così dire, tutto quanto»,101 vale ancora per i classici della vita spirituale e per i testi fondamentali della Congregazione. Non si può più applicare ai libri in generale per l'imbarazzo della scelta e perché il destino dei libri è oggi quello di invecchiare rapidamente.
81 • Diciamo realisticamente che la cultura acquisita negli anni di formazione non basta più. Sei invitato a mantenerti aggiornato nel campo specifico delle tue competenze spirituali, senza trascurare quelle pedagogiche e pastorali,
In un tempo che discute modelli di santità, forme di vita religiosa prima comunemente accettate e progetti educativi, un direttore che rechi un'immagine di sé culturalmente superata finisce per trovarsi in grave disagio e non eviterebbe il sottile pericolo del genericismo.
A questo punto sorgeranno in te domande e inquietudini: come trovare il tempo?come conciliare i momenti di studio con le occupazioni incalzanti, la mancanza di personale, la salute incerta? Ed altro ancora.
99 Epist 2 p. 422
100 Epist 4 p. 10
101 Manuale n. 56
«Lo sa il Signore, rispondeva Don Rua in una delle sue lettere, lo sa il Signore se io non apprezzo tutte queste considerazioni... E certamente desidero, anzi vi comando che abbiate riguardo alla vostra sanità e che le occupazioni stabilite dall'ubbidienza siano da ciascuno eseguite con coscienza e col massimo impegno... Ma credetelo, miei cari figli, con la previdenza, con l'ordine e con l'accortezza nell'utilizzare il tempo che abbiamo disponibile, si può far molto. D'altronde anche questo dello studio è un dovere che dobbiamo pur adempiere».102 Sembra pertanto opportuno il consiglio pratico di Don Albera: fissa almeno un'ora nell'orario particolare che regola la tua giornata, e in ciLiest'ora attendi con scrupolosa regolarità allo studio delle scienze sacre.'"
L'aggiornamento delle discipline spirituali e religiose va tenuto desto attraverso libri beh selezionati (i libri buoni servono poco, occorre attenersi a quelli ottimi) .e qualche rivista seria. Ma non perdere contatto con le scienze dell'uomo e dell'educazione studiate negli anni della tua formazione. Senza atteggiarti a specialista, senza confondere il regno dell'uomo con quello di Dio, tiene deste quelle nozioni di psicologia, sociologia e pedagogia, e quella sensibilità verso la comunicazione che ti fanno attento ai meccanismi e alle leggi in cui si innesta e opera la grazia.
82 Oggi i confratelli arrivano nelle comunità dopo un buon curriculum di formazione. È tuo compito armonizzare e valorizzare il sapere di tutti, credere nell'importanza dell'interdisciplinarità anche a livello di comunità, ricorrere nei casi difficili ai vari specialisti, siano essi salesiani o no, purché orientati secondo le scelte dei nostri documenti, Assumiti la responsabilità di queste iniziative, potenziale, ma sii anche attento a disciplinarle e a rettificarle ove occorra. Infine considera tuo preciso dovere partecipare, quando non ne sei legittimamente impedito, alle diverse attività di aggiornamento teologico, spirituale, pastorale e salesiano che si tengono nell'ambito dell'ispettoria, della regione e della chiesa locale.

102 Ib n. 55
103 Cfr ib 'n. 56

  • Il tuo insegnamento è autorevole, quanto all'esercizio, perché si radica nei carismi del sacerdozio e nel mandato specifico dei superiori.104 E fa testo, quanto ai contenuti, perché trasmette, nell'ordine delle sue competenze e in dipendenza dalle Costituzioni, dagli orientamenti dei superiori e dal magistero della Chiesa — i soli interpreti autentici del nostro spirito —, il deposito della dottrina salesiana,105

83

  • Facendosi guida di una comunità e di un'opera, i superiori ti hanno costituito, per ciò stesso, maestro di vita salesiana, È tuo compito formare e coltivare nei confratelli quella sensibilità che sa percepire e giudicare salesianamente perché essi possano vivere e operare salesianamente.

L'esperienza del post-concilio dimostra che gli Istituti che si sono rinnovati più rapidamente sono quelli che hanno operato con più fedeltà il ritorno alle fonti e allo spirito del Fondatore.106 La grazia delle origini si rivela infatti straordinariamente feconda anche nel tempo.
Questo movimento verso il Fondatore non ti è possibile senza un grande amore per Don Bosco e lo studio delle fonti salesiane.107 Un qualunque riferimento a Don Bosco non è più sufficiente.
104 Cfr Cost 55.121
105 Cfr MR 13a
106 Cfr PC 2
107 Cfr FSDB 11
Appellarsi a lui, parlarne con frequenza facendo ricorso a luoghi comuni e ad affermazioni non documentate o poste fuori contesto non è più accettato ed è controproducente. È un pericolo nel quale si può incorrere quando si è facili ad improvvisare e si ripete materialmente la sua vita e il suo pensiero.108 Nella presentazione che se ne fa compi un delicato discernimento tra ciò che corrisponde alle intenzioni permdnenti di Dio e ciò che è espressione variabile delle forme storiche nelle quali si è incarnata la sua esperienza spirituale.109
Per questa delicata operazione non parti da zero. Questo discernimento è già stato orientato dalle indicazioni di adattamento e di rinnovamento espresse dai nostri Capitoli Generali. Anche alcune lettere circolari degli ultimi Rettori Maggiori in questo hanno grande peso. Un'attenzione particolare merita il documento «La formazione dei Salesiani di Don Bosco».110 Si rivolge, tra gli altri, ai direttori, figure strategiche della formazione. Vi troverai quanto di essenziale e di meglio la Congregazione consegna a tutti, alla generazione che sale particolarmente, perché vivano secondo H cuore di Don Bosco.
C. Guida competente del progetto apostolico comunitario
84 Soggetto della missione è la comunità, ma a te corrisponde il ruolo di animatore e di guida. Lo sottolineano le Costituzioni parlando dell'autorità e del tuo ministero in particolare: deve essere esercitato «in modo che venga realizzata la nostra missione»111 e la comunità «proceda unita e fedele nell'attuazione del progetto apostolico».112 Ne sei «il primo responsabile».113 Prediligere i giovani vuoi dire costruire, per quanto dipende da te, le vie della loro salvezza.
108 Cfr CQS 13-15
109 lb
110 FSDB Roma 1985
111 Cost 121
Per aiutare la comunità a definire in maniera realisticamente creativa il proprio intervento pastorale, curerai in te alcune precise qualità:

  • la professionalità, non soltanto di fatto, ma come atteggiamento interno. Guidare la pastorale della comunità è più che fare del bene. Richiede competenza. Sei chiamato a progredire costantemente nel tuo modo di pensare e di agire, a riconoscere il valore dei sistemi di pensiero e di prassi. Per noi è un aspetto del lavoro e della temperanza che ci fa dedicare tempo e. forze a fare bene ciò che dobbiamo fare;
  • il realismo. È un atteggiamento legato alla virtù della prudenza. Si nutre di conoscenze (mondo, chiesa, uomo, educazione, cultura) e di capacità di realizzazione costantemente verificate. Il realismo comporta la conoscenza dei limiti e delle possibilità; il senso del 'tempo lungo' che sa andare più in là dei risultati immediati; l'abito alla critica serena; la capacità di sintesi e di visioni unitarie perché le manifestazioni del reale non sono mai slegate le une dalle altre; il senso dell'insieme che impedisce di dare il predominio ad aspetti settoriali; l'accettazione che la situazione superi costantemente se stessa, perché si muove con la vita e presenta volti ed esigenze nuove;

85

  • la fiducia negli uomini. È una manifestazione della fiducia in Dio e nella sua Parola che tocca il cuore di tutti. Si tratta di credere nella possibilità di crescita dei collaboratori, nell'utilità dei loro contributi, anche umili e parziali; di avere il senso della semina piuttosto che la fretta del raccolto;

112 Cost 44
113 Cost 176

  • la capacità della comunicazione come processo personale di chiarificazione, di ascolto interiore e di scelta. È il contrario del vortice confuso di idee e progetti, dell'incapacità di discernere con calma e far maturare.

Si manifesta esternamente nella trasparenza semplice, nella volontà di offrire tutta l'informazione necessaria ad elaborare assieme criteri e progetti, nella capacità di persuasione, nella disponibilità a sviluppare le energie altrui facendo crescere le persone, nella accettazione di sottomettere il proprio ruolo al controllo e al discernimento comunitario, nell'ammettere i propri limiti e la possibilità di essere completato dagli altri;

  • la maturità e l'equilibrio personale, che si manifesta nel modo di porsi interiormente di fronte agli altri. Comprende la capacità di rapporti che superano la funzionalità, la ricerca della propria gratificazione, il timore della concorrenza per l'autorità morale o intellettuale; il saper godere per le mete raggiunte e per i valori che crescono, l'essere per gli altri piuttosto che per se stessi;
  • e finalmente il senso pedagogico della gradualità, della molteplicità degli itinerari personali, delle differenze psicologiche, della importanza degli imponderabili nell'azione educativa.

33.3 Valori e atteggiamenti da coltivare
La funzione di direttore, cosi ampia e importante per a6 ogni comunità, se la si considera alla luce del testo costituzionale e sull'esempio del nostro padre Don Bosco, appare certo molto esigente. Abbiamo già indicato nella prima parte di questo capitolo varie condizioni necessarie per un suo adeguato esercizio. Porre ora in evidenza altri requisiti, che si devono in certa qual misura possedere, non significa allontanare ancor più l'ideale: è ricordare, a modo di stimolo e come esigenza interiore di crescita spirituale e di formazione permanente, qual è il cammino di santità che fa fecondo, autentico e rinnovato il tuo ministero. «Chi non guarda all'ideale quando si prepara ad agire, non trova la necessaria spinta e la giusta orbita per la sua azione»."4.
A. Una speciale unione con Cristo, per pòter agire «a nome e ad imitazione di Cristo».115
87 Il direttore, scrive Don Albera, realizza un'unione più stretta «tra Gesù e l'anima sua, cosicché insensibilmente,tutte le fibre del suo essere si assuefanno a trovare Gesù in ogni cosa».116
La vita di ogni salesiano «in forza del battesimo, della professione religiosa e della sua missione è centrata su Cristo morto e risorto che dona lo Spirito».117 Ogni salesiano sacerdote «nel suo ministero deve conformarsi a Cristo buon pastore ed impegnarsi ad esprimerlo esistenzialmente».715 Non come frutto di una devozione privata, ma per un'esigenza oggettiva del fatto sacramentale. È infatti della natura del sacerdozio amare Cristo in modo che nessun altro può fare, se non chi è amato in quel modo da Cristo stesso. Ogni sacerdote deve dar garanzia con la sua esistenza della verità dell'atto sacramentale.
114 ACS 306 p. 6; cfr In ACS 303 p. 54-67 «La spiritualità dell'animatore»
15 Cost 121; cfr ACS 306 p. 9-10
116 Manuale n. 71
117 FSDB 69
15 Ib 439.
Egli deve ratificare personalmente il suo stato sacerdotale, integrando la sua vita nel suo sacerdozio, il più possibile, e mutuamente, lasciando che il suo sacerdozio si estenda a tutta la sua vita, così che essa diventi un avvenimento di carità dove possono sempre distinguersi l'aspetto ministeriale e quello personale, ma non si dissociano mai. Ogni confratello laico o sacerdote sente vera per sé questa speciale unione con Cristo. Esa dev'essere ancor vera per te che sei chiamato ad agire «a nome e ad imitazione di Cristo»,15 a servire i confratelli che hanno scelto Cristo come centro della loro esistenza, a guidare un progetto che è tutto «orientato a Cristo, uomo perfetto»,125 che sgorga dalla carità del suo cuore e si ispira al metodo del buon Pastore.121
Chiarire ed approfondire sempre più la coscienza 88 della centralità di Cristo come Signore; crescere nella conoscenza di Lui come Pastore, in modo che conoscerlo diventi la nostra «scienza più eminente» e «rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero122 gioia più profonda; progredire nell'esperienza di comunione con Lui,123 facendo di questo mistero l'identità più vera e la sorgente di ogni altra scelta, è appunto porre Cristo al centro del tuo ministero.
Secondo Don Albera, che riporta il pensiero di Don Bosco e di Don Rua, questa conoscenza e questa progressiva esperienza di intimità sono più vissute nel segreto della vita del direttore che manifestate palesemente: «Nulla esteriormente rivela la presenza dello Sposo divino, ma l'animo suo lo sente. È Lui che parla al cuor suo, che incoraggia, che compatisce; e soprattutto è Lui che dà alla volontà sua una tempra nuova, uno slancio generoso».124
119 Cost 121
120 Cost 31
121 Cfr Cost 11
122 Cost 34
123 Cfr FSDB 69
124 Manuale n. 71
Tutto ciò ti conduce a desiderare di vivere nella libera obbedienza allo Spirito di Gesù, Fare esperienza di Dio, ecco ciò che devi sommamente desiderare.
B. Il primato della vita nello Spirito, per il tuo ministero al servizio del carisma.
89 Il carisma della vita religiosa è frutto dello Spirito.125
Le Costituzioni evidenziano in forma nuova la sua presenza e la sua azione nella vocazione salesiana. Essa vi appare sin dal primo articolo come esperienza di apertura, di docilità, di collaborazione con lo Spirito.
Don Bosco vi è proposto, come è stato, «uórno di Spirito Santo». La persuasione di essere sotto una pressione singolarissima del divino domina la sua vita e sta alla radice delle sue risoluzioni più audaci.126 Senza teorizzare, senza appellare allo. Spirito più di quanto facesse la spiritualità del suo tempo, santificò se stesso sul plano dell'interiorità, orientando la sua persona ad aderire pienamente a Cristo, e su quello dell'impegno storico, che lo fece essere in Cristo e con Cristo anche fratello dell'uomo e padre dei giovani.127
Due versanti distinti ma complementari. In Don Bosco l'attenzione allo Spirito e l'ascolto delle esigenze degli uomini e della storia sono espressione di una medesima fedeltà.
Noi stessi dalla «presenza attiva dello Spirito attingiamo l'energia per la nostra fedeltà e il sostegno della nostra speranza».128 È lo Spirito che abita in noi come in un tempio, che riversa sul nostro cuore l'amore di Dio. È Lui che ci rafforza potentemente nell'uomo interiore, che prega per noi con gemiti inesprimibili.
125 Cfr ET 11-12
126 Cfr CGS 8; Stella 2 p. 32
127 Cfr Viganò E., Non secondo la carne ma nello Spirito; Istit, FMA Roma 1978, p. 40-41
128 Cost 1
È sopra tutto lo Spirito che con la sua forza irresistibile ci introduce nei misteri di Dio e ci fa vedere in trasparenza il senso della storia: noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio «per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato».129 Senza sintonia con questo Spirito non c'è avvenire per nessuno, senza vivere in pienezza la sua vita non c'è futuro per la Congregazione.
90 Tu sei rappresentante di Don Bosco sopra tutto «nelle cose dell'anima», quelle che si riferiscono «all'esperienza dello Spirito Santo» di ogni confratello e della comunità. dovrai essere, dunque, secondo la misura del tuo dono, ma con tutto l'impegno, un uomo di Spirito Santo. Non sei fondatore, ma sei chiamato più degli altri a curare che lo spirito e la missione della Congregazione continuino nel tempo. Più degli altri devi custodire, approfondire e costantemente sviluppare, in sintonia con il Corpo mistico in perenne crescita, il carisma di Don Bosco che .è «un'esperienza di Spirito Santo».130
«La vera fedeltà a Don Bosco consiste non nel copiarlo esteriormente, ma nell'entrare nella fedeltà di Don Bosco allo Spirito Santo».131 Non resistere pertanto allo Spirito, alle sue ispirazioni, ai suoi impulsi. Riconosci ed accogli la sua iniziativa ed azione: è Lui il primo agente, il protagonista. Sii costantemente attento alla realtà delle persone e della storia in atteggiamento di discernimento e di disponibilità alla volontà di Dio; vivi in dialogo con il Signore, come viveva Don Bosco. Ispirandoti al suo esempio, non ti lascerai travolgere dall'incalzare delle cose. Imparerai, nel limite del possibile, a creare in te e attorno a te, durante il giorno, spazi di silenzio per metterti all'ascolto dello Spirito, per abbandonarti alla sua azione e alla sua forza.
129 1 Cor 2,12
130 Cfr MR 11
131 CGS 18
Lo invocherai nei momenti difficili del tuo servizio. Implorerai l'abbondanza dei suoi doni, così essenziali alla vita del salesiano: l'amore, la gioia, la pace, la longanimità, la benignità, la bontà, la fedeltà la dolcezza, la temperanza.132
La gioia di Don Bosco nasceva da questa sorgente, perché «la gioia di appartenere a Dio per sempre è un incomparabile frutto dello Spirito Santo».133
C. II «sensus Ecclesiae»134
91 La vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone al servizio della sua missione. Forma parte dell'esperienza carismatica di Don Bosco una speciale sensibilità ecclesiale, che ci porta a curare alcuni atteggiamenti nel collaborare alla costruzione del Regno.
La tua comunità vive ed esprime il suo impegno apostolico nella Chiesa particolare,135 opera in comunione con essa,136 si inserisce nella sua pastorale «che ha nel vescovo il primo responsabile e nelle direttive delle conferenze episcopali un principio di azione a più largo raggio»,137 offre ad essa il contributo specifico della missione salesiana,138
Sei collaboratore dell'ordine episcopale, legato fraternamente agli altri presbiteri, sei presidente della carità della tua comunità per la chiesa.139
132 Cfr Gal 5,22
133 ET 55
134 Cfr ACS 306 p. 10-12
135 Cfr Cost 48
136 Cfr Cost 57
137 Cost 48
138 Cfr Cost 48
139 Cfr LG 28
Devi dunque coltivare in te e nella tua comunità questa rinnovata coscienza ecclesiale, la volontà di agire con la Chiesa e in suo nome, la filiale fedeltà al Papa e al suo magistero, la comunione e.la collaborazione con i vescovi, il clero, i religiosi e i laici.160 Vivi il «sensus Ecclesiae", cercandone l'esperienza, curando il significato e gli orizzonti ecclesiali della tua attività, promuovendo tutta una rete di vincoli di carità e di comunione.
D. Amore a Don Bosco fondatore e alle Costituzioni
92  Il direttore rappresenta Don Bosco nella comunità e, in una certa forma, lo continua sopra tutto nel servizio e nella fedeltà alla vocazione comune. Questi impegni, connaturali al suo ufficio, fanno ben capire la premura e la trepidazione che muovevano il nostro Padre quando nominava i primi direttori affidando loro la responsabilità di continuare in altri luoghi l'esperienza di Valdocco. Li sentiva e li voleva uomini che possedessero per istinto il «senso salesiano» e i suoi criteri di identità, i maestri dinamici e fedeli di vita salesiana. Erano essi a capirlo di più e a «ricrearlo» dovunque andassero. Da allora sempre si è chiesto ai direttori di vivere in questo atteggiamento di amore concreto e sapiente alla persona di Don Bosco, così da rendere reale con la propria fedeltà quel progetto di direttore, che egli pensò secondo un modello ancor oggi originale, e rispondere a quel grande amore che ebbe in vita per i suoi direttori. E un amore che egli continua con una presenza e un'azione ancora efficaci."'
L'esperienza personale di questo, amore faciliterà in te l'identificarsi con i valori di cui egli è portatore, come padre e maestro; sarà sorgente di fiducia perché avrai il sentimento del suo bene e ti spingerà ad impegnarti in un servizio a volte veramente faticoso,
140 Cfr Cost 13. 48,7; ACG 315 «La nostra fedeltà al successore di Pietro
141 Cfr CG21 163
Conoscerlo e amarlo è dunque 'un dono'.142 È molto più che un'ispirazione: è una vera comunione di vita in cui I figli crescono ancora in grazia del padre. Se Don Bosco fu «modello insuperabile di superiore», tutto ciò è ancora più vero per quanti sono chiamati dall'obbedienza a questo servizio che «è tutto» (era il suo pensiero) nella comunità.
93 Il Proemio della nostra regola di vita sollecita tutti a congiungere l'amore a Don Bosco con l'amore alle Costituzioni, che sono 'Don Bosco che ci accompagna'. Tu animi e governi «la comunità a norma delle Costituzioni e dei Regolamenti generali»143 affinché «viva nella fedeltà».144 Essi infatti «definiscono il progetto apostolico della nostra Società».145 La prima convinzione da coltivare è dunque quella della loro importanza. Da esse tutto dipende e prende autorità. Devi curarne il senso vivo, Sono la nostra piattaforma di unità. Sono per noi «la Regola di vita»: vi risplende il Vangelo, vissuto secondo lo spirito di Don Bosco, e vi sono racchiuse le ricchezze spirituali della tradizione.'" Precisano il comune spirito e i comuni obiettivi e delimitano e integrano il servizio dell'autorità e la creatività nelle iniziative."' Diventano perciò un punto di riferimento obbligato del tuo insegnamento. Le ami e le fai amare insistendo più sullo spirito che le pervade che non sulla lettera, che ne è l'involucro, come già rilevava Don Albera: «VI è in ogni Congregazione un insieme di idee e di tendenze, una maniera di pensare e di fare, che forma lo spirito proprio della medesima: è la santa Regola».'"
142 Cfr Cost 21
143 Cost 176
144 Cost 55
145 Cost 192
146 Cfr Cost 192
147 Cfr CG21 377; Manuale n. 21
148 Manuale n. 21
L'involucro è soggetto al flusso del tempo e storicamente può subire molte trasformazioni; lo spirito ha valore permanente perché è evangelico ed esprime «la fedeltà dinamica e viva della Congregazione alla sua missione nella storia».149
Per spiegarle con autorevolezza, per farne emergere la profondità e la forza rinnovatrice, te ne approprierai approfondendole, ma sopra tutto le vivrai e, secondo il consiglio di Don Albera, ti misurerai con esse per valutare il tuo progresso: il direttore «deve, per dire così, misurare se stesso colla Regola per conoscere il grado di virtù a cui è arrivato».150
Sempre in questo ambito, il trasmettere fedelmente quanto ricevi dalla tradizione attualizzata e riproposta dai documenti ufficiali della Congregazione e del Rettor Maggiore non è solo un'utile opera di unità, ma un intervento decisivo affinché i confratelli percepiscano l'identità salesiana, la vitalità della Congregazione e l'attualità del suo lavoro come risposta alle domande e alle sfide che vengono dalla storia e dalla vita dei giovani.
E. Affidato all'intervento materno di Maria
Lo Spirito Santo suscitò Don Bosco «con l'interven- 94 to materno di Maria».'"Ad Essa Don Bosco affidò la crescita del suo sacerdozio e la fecondità del suo particolare ministero. Si sentì orientare da Lei verso i giovani;152 visse, guidato da Lei che gli fu maestra, l'esperienza educativa del Sistema Preventivo;153 si sentì ispirare da Lei i contenuti propri e gli atteggiamenti dello Spirito salesiano; fu certo del suo appoggio nella faticosa impresa della fondazione e, più ancora, nel chiarire e nel realizzare particolari forme di intervento con metodi e obiettivi non comuni, che distinsero l'indole del suo carisma e lo fecero capace di esprimere nel suo tempo l'amore liberatore di Cristo per i giovani più bisognosi e gli ambienti popolari.
149 CG21 377
150 Manuale n. 22
151 Cost 1
152 Cfr Cost 8
153 Cfr Cost 20
L'esperienza di Don Bosco: «Maria ha fatto tutto» è un dato di fatto nella storia della Congregazione154 e si rinnova continuamente con particolare intensità ogni volta che la preghiamo e ci affidiamo a lei rinnovando la nostra fedeltà.155
Rivivere il rapporto che Don Bosco «consacrato alla Beata Vergine» aveva con Lei,156 più che una necessità, è un bisogno del direttore, Il «Don Bosco della casa» deve ispirarsi, anche in questo, al «Don Bosco della storia», uno dei più grandi devoti di Maria.
I frutti di questa comunione, anche in te come nei confratelli, saranno il senso vivo di Chiesa, una chiara scelta di obbedienza attiva e di collaborazione intelligente con i suoi pastori, l'impegno instancabile e coraggioso per i giovani, l'autenticità dello stile e dello spirito con cui si compie la missione, la nascita e la cura delle vocazioni.157
F. Come Cristo buon Pastore, paziente, fiducioso, generoso
95  Chi è padre e pastore evidenzia in sé alcuni atteggiamenti che sono ricchi di sensibilità umana, di contenuto spirituale e di senso pedagogico e pastorale: la pazienza e la fiducia, la dedizione e la capacità di sacrificio.
154 Cfr MB 5,155; 17,510
155 Cfr CG21 589
156 Cfr FSDB 73; CG21 589
157 Cfr ACS 289 p. 21 s.; ACS 309

  • Come ogni superiore, anche tu governerai secondo lo Spirito e imiterai la pazienza e la forza di Dio. Ti troverai volta a volta a dover essere esigente e benevolo.

La pazienza non sarà mai cattiva condiscendenza, desiderio di essere ben visto, ansia di non mai dispiacere o indifferenza. Ma piuttosto nascerà dal sentimento della comune debolezza e dalla convinzione che la mansuetudine evangelica, quando è amore vero per quelli che cadono, guarisce con la bontà i difetti e le colpe.
Il vigore sarà uno sforzo disinteressato perché sia sentita l'esigenza sovrana dell'amore di Dio e ci si riprenda dalla tiepidezza e dalla mancata obbedienza. Forza e dolcezza non si oppongono mai, ma si devono congiungere costantemente. Lo Spirito è paragonato dalla Scrittura e dal Signore al vento impetuoso e alla brezza leggera, Docile allo Spirito, dovrai essere allo stesso tempo fermo e misericordioso, sapendo ogni volta contrastare le trasgressioni e chiudere gli occhi sulle fragilità. Né astioso né bonaccione dovrai dare fiducia dimenticando gli errori redenti da uno sforzo sincero, ma saprai anche essere esigente al fine di mantenere o ricondurre alla fedeltà coloro che lo Spirito del Signore ti ha affidato.
Questi atteggiamenti si raccolgono entro le espressioni, a noi così vicine, di Don Bosco: «Il superiore deve avere tre qualità speciali: pronto a perdonare, tardo a punire, prontissimo a dimenticare»'155 e l'altra: il direttore deve avere «eroismo nel sopportare le debolezze altrui»,'59 ma anche: «e necessario che il direttore comandi».160
155 MB 8,446
156 MB 14,293
157 MB 17,189
96

  • Cresceranno allora la fiducia e la sicurezza e potrai esprimere efficacemente l'autorità di maestro di spirito in relazione al progetto evangelico dell'Istituto, Acquisterai la competenza per perfezionare la vita di carità, la formazione iniziale e continua dei confratelli e la pratica dei consigli evangelici. Governerai anche più facilmente e con più frutto organizzando i membri della tua comunità, 'sviluppandone la missione e provvedendo che venga opportunamente inserita nell'attività della chiesa locale.

97

  • Iniziando questa unità di riflessione si è parlato della tua «speciale unione con Cristo». Concludiamo ora riferendoci a Lui, modello di ogni Buon Pastore, che offre la vita al Padre per i fratelli. Come Lui accetterai di essere mandato e acconsentirai a un lavoro attento e continuo per diventare nella sue mani uno strumento di carità,161 il più adatto possibile alle esigenze di una missione, che va vissuta quotidianamente e servita con costante creatività nel contesto vario che l'ambiente presenta.

L'atteggiamento spirituale che scaturisce in te dalla familiarità col carisma sacerdotale e col mistero eucaristico è quello di «mediatore e vittima» nell'offrirti con Cristo al Padre. Ogni Eucaristia rende presente la suprema offerta di Cristo al Padre. Egli l'ha dichiarata entrando nel mondo,162l'ha vissuta senza pausa lungo tutta l'esistenza, facendo della volontà del Padre il suo unico pane; l'ha consumata sul Calvario; ne ha sperimentato la fecondità nella risurrezione, e la rende presente nella sua attualità ed efficacia in ogni Eucaristia.
161 PO 13
162 Eb 10,5s.
Per te la Messa è essenzialmente l'unione di due oblazioni e di due immolazioni: quella di Cristo e quella che tu fai di te stesso nel medesimo altare, prolungandola poi nella vita e nel servizio. L'offerta di Cristo è inseparabile dal dramma della sua esistenza. Non è un 'rito' che si svolge fuori o accanto ad essa. È la realtà stessa della sua vita e della sua morte consumata sul Calvario. Cosi da allora chi crede in Lui può offrire se stesso allo stesso modo. Credere infatti è «entrare in Lui», dice sant'Agostino. La nostra oblazione e la sua diventano una cosa sola.
Questa «oblazione di sé e la pazienza di 'ostia pura 98 e gradita' sono indispensabili ad ognuno nelle peripezie dell'esistenza».163 Il sentimento di Don Bosco che, «essendo venuto a sapere che uno (degli 'alunni) aveva commesso un grave fallo, ne fu cosi addolorato, che non poté dormire in tutta la notte»,1" ci mostra quale «santa passione» lo portasse ad espiare e quale Intelligenza nella fede avesse della sua responsabilità.
Il peccato sciupa la persona e sciupa il mondo. Quale sentimento ne deve avere un direttore che è guida responsabile di un progetto che deve farsi progetto 'storico' per la salvezza dei giovani! Il direttore si fa parte viva di questa lotta e di questa espiazione, sospinto dalla forza stessa del suo carisma sacerdotale. S'impegna, come Gesù, contro il male e contro la sofferenza, frutto dell'ingiustizia. Sposa il 'no' di Dio al peccato e al dolore e fa sua l'intenzione creatrice del suo Signore, che è infaticabile volontà di vita nei confronti dei giovani e dei confratelli.
Ma in quanto la sofferenza è segnata dalla libertà di Gesù che le ha cambiato segno e l'ha fatta diventare matrice di redenzione
163 ACS 304 p. 26
164 MB 8,113
(Egli, innocente, si fa battezzare con i peccatori perché si adempisse tutta intera la giustizia165) ne porta anche il peso e si offre per espiare le sue colpe e quelle della sua comunità. In questo 'battesimo di sofferenza' a cui s'offre, come Gesù, buon Pastore, egli riconosce la difficile beatitudine a cui sono chiamati la sua esistenza e il suo servizio. In accordo con il carattere stesso dell'ordinazione presbiterale si fa modello di spiritualità «mediatrice e vittimale», che, se accettata nei suoi gesti concreti, si rivelerà come una delle sorgenti più profonde della sua paternità.
G. Uomo maturo ed esperto in umanità
99  Si è detto che Don Bosco profuse nell'esercizio dell'autorità la sua ricchezza umana e la sua profondità spirituale. Esse erano così integrate fra loro che la ricchezza umana, quella sua straordinaria «potenza affettiva che alimentava (negli altri) i pensieri, le parole e le azioni»,'" era quasi il sacramento della sua profondità spirituale, e la santità della sua unione con Dio, quando si manifestava, era come un'esaltazione della sua umanità.
Essere uomo maturo ed esperto in umanità è la prima condizione che san Paolo esige da quanti sono chiamati al servizio spirituale di una comunità. Chi è destinato a 'presiedere' deve essere 'irreprensibile', 'sobrio', 'assennato', 'atto ad insegnare', 'mite', 'di buona reputazione', libero da quei vizi che denotano-una personalità mediocre e immatura.167 Il Concilio ha insistito molto sull'importanza delle virtù umane nella formazione e nella vita dei presbiteri.
165 Cfr Mt 3,15
166 ACS 3 (1920) p. 64-65
167 Cfr 1 Tim 3,1s.
Ugualmente i nostri CCGG sollecitano i confratelli ad impegnarsi per una maturità fatta di equilibrio urnano e di profondità spirituale che consenta loro di vivere in fedeltà e con pienezza la consacrazione apostolica salesiana.
Puoi ritenere come rivolto a te quanto si domanda ad ogni salesiano circa la buona salute, il lavoro, la temperanza e l'educazione del corpo;168 e circa l'equilibrio e l'adattamento psichico indispensabili per un corretto rapporto con te stesso, con gli altri, con le cose e con Dio.169
100  Vanno generosamente accettate le conseguenze che tutto ciò comporta e vanno curati particolarmente i due atteggiamenti che più rivelano ai confratelli il livello di maturazione raggiunto dalla tua persona: la capacità di scelte libere alla luce di motivi autentici e interiorizzati, la capacità di un vero amore personale. Sono due capacità a cui contribuiscono un insieme di altre virtù e attitudini, ma specialmente:

  • la libertà da ogni rigidità, inibizione e compulsione interna e l'indipendenza da pressioni ambientali;
  • la percezione della propria esperienza, del proprio valore reale, dei propri limiti e la loro accettazione;
  • e l'apertura agli altri, la capacità della mutua accoglienza e di una stima Incondizionata .e positiva.'w

Non è poco per chi ti avvicina incontrare un uomo ricco di calore umano, bene integrato nella sua ,personalità, capace di incoraggiare e comprendere, di vibrare di fronte alle gioie e alle pene; un direttore nel quale la funzione non intacca l'uomo, che anzi pone al servizio dei fratelli tutto il patrimonio della sua ricchezza umana conquistato, con fatica e con merito.
168 Cfr ESDB 59-60
169 Cfr Ib 62-66
170 Cfr Ib
H. Modello credibile senza idealizzazioni
101   Oggi si impone una nuova immagine del direttore, più autorevole che autoritaria, più vicina al modello che alla legge, più dialogante che imperativa. Questa verità è ancora più vera per il direttore maestro di spirito, che dovrà essere sensibile ed aperto ai segni dei tempi, alla originalità delle persone, alle variabili delle situazioni e dell'ambiente e, sopra tutto, ai movimenti dello Spirito Santo che rinnova perennemente la faccia della terra.
Si apre un tempo e un campo nuovo. Vi entri con la coscienza degli appelli nuovi rivolti dal Vaticano Il ai sacerdoti, ai religiosi; vi entri ascoltando la 'voce nuova' di una congregazione rinnovata nel suo essere e nel suo operare dagli ultimi Capitoli Generali.
102  Le attese concentrate sulla figura del direttore animatore sono molte. Sono cresciute col tempo. Non sono pochi i confratelli che vorrebbero un direttore perfetto. È una idealizzazione che falsa la realtà e turba i direttori. I confratelli vanno educati all'accettazione del direttore reale.171 D'altra parte bisogna subito aggiungere che, se sei investito di questa funzione dovrai prendere sul serio l'obbligo della qualificazione specifica e ricorrente non tanto per vantarti di aver tenuto in conto il principio della 'specializzazione dei ruoli', ma per rispondere alle urgenze della Congregazione, per ritornare a Don Bosco e riattualizzarlo.92 Quanto non ha fatto Don Bosco per formare i suoi direttori! Lo provano i Ricordi, le Conferenze generali di san Francesco di Sales, inizìate fin dal 1865, e poi quelle tenute in occasione degli Esercizi Spirituali, le Circolari, le lettere confidenziali ai singoli.
171 Cfr CG21 57
172 Cfr CG21 61
103  L'insistenza di Don Bosco e della tradizione sull'esigenza dell'esemplarità del direttore è conosciuta e messa in rilievo dalle parole di Don Albera. «Si ricordi bene però (il direttore) — egli scrive — ché le parole non bastano: la sua comunità non abbisogna solo di insegnamenti, ma anche di buoni esempi. Non dimentichi mai che la vita del direttore è il libro in cui i confratelli leggono le norme del viver loro: regis ad exemplum totus componitur orbis...173 Non dimentichi mai che, trovandosi di continuo sotto gli occhi della comunità, egli dev'essere, per cosi dire, una regola vivente, una personificazione della virtù, una specie di morale in azione».174
Non si senta l'imitazione come offesa della libertà e non sembrino questi riferimenti inopportuni. Sono nella linea del Vangelo e della tradizione salesiana più autentica. Anche le moderne scienze dell'uomo tengono in gran valore 'l'esemplarità'. Se un tempo il ruolo prevaleva sulla persona, oggi è la persona a rendere credibile il ruolo. Trascendere la persona e i suoi difetti in una superiore visione di fede è frutto solo di una lenta maturazione spirituale. I leaders più esemplari e più credibili sono quelli che hanno più seguìto, specialmente tra i giovani. La forza dell'esempio è quasi onnipotente, quando è l'esempio di una vita vera e fedele che si spende nel servizio della carità. Essa facilita in una persona l'identificazione con i valori, crea il sentimento di essere degni di amore e di rispetto, e fa crescere creativi e felici.
Non c'è salesiano che non abbia qualche grato ri- 104 cordo di direttori incontrati nella sua vita. Erano uomini forse non eccellenti per acutezza di ingegno o per abilità superiori, ma capaci di «chiamare»; la loro presenza era già un messaggio e l'insieme della loro vita parlava più forte delle parole.
173 Manuale n. 29
174 Manuale n. 36
Don Ceria dei collaboratori di Don Bosco che divennero «pietre fondamentali» della Società salesiana scriveva: «Noi li abbiamo conosciuti quegli uomini così differenti di ingegno e di cultura, così disuguali nelle loro attitudini: in tutti però spiccavano certi comuni tratti caratteristici che ne costituivano quasi i lineamenti di origine. Calma serenatrice nel dire e nel fare; paternità buona di modi e di espressioni..,, una pietà la quale ben si capiva essere nel loro concetto l'ubi consistam, il fulcro della vita salesiana»,175 In una parola «uomini esemplari e credibili», per i quali può valere quanto leggiamo in MR: «Pastori tutti, non dimentichi del monito apostolico di non essere come padroni tra i fedeli loro affidati, ma come divenuti sincero modello del gregge, giustamente consapevoli del primato della vita nello Spirito, che esige che siano insieme guide e membri; veramente padri, ma anche fratelli; maestri della fede, ma principalmente condiscepoli davanti al Cristo; perfezionatoci, sì, dei fratelli, ma anche veri testimoni della loro personale santificazione»,176
La rinascita spirituale della Congregazione conta molto su direttori che credono in questi ideali e sanno, con l'aiuto della grazia, incarnarli nella vita quotidiana.

175 Ceda E., Don Bosco con Dio, Ediz. SDB Roma, p. 106; cfr Annali I p. 730
176 MR 9d


PARTE SECONDA
LE AREE DELL'ANIMAZIONE E DEL GOVERNO

105   Tu servi il Signore nella comunità e l'obiettivo della tua azione è quello di farla crescere nella vocazione salesiana affinché diventi il luogo naturale della maturazione di ogni confratello e perché in essa e per essa «venga realizzata la nostra missione».1 Operi al servizio della comunità affinché, come dice il CG21, sia veramente «evangelizzata ed evangelizzatrice». Ciascuno matura in modo originale e personale, secondo la sua natura, la sua grazia, i suoi ritmi di sviluppo, la sua fedeltà all'amore, ma matura in comunità. D'altra parte il cammino di ogni comunità si compie attraverso momenti e situazioni diverse che richiedono forme, espressioni e gradi di'animazione. opportuni e adeguati. Sei chiamato ad animare una realtà complessa e dinamica: un progetto educativo pastorale e un processo formativo.
Il tuo primo compito è quello di destare nei singoli la consapevolezza di ciò che sono; di far emergere le capacità e i carismi; di aiutarli a tenere desto lo spirito della. vita teologale; di ridare splendore e freschezza al quadro dei valori e delle motivazioni che fondano la loro vita, spesso logorati dall'uso; in una parola di creare clima e condizioni adatte perché ogni salesiano, in piena docilità alla grazia, possa maturare nella identità della propria vocazione e realizzare quella pienezza di 'unione con Dio' che fu caratteristica di Don Bosco.
L'animazione spirituale della comunità comprende anche un insieme di iniziative e di atteggiamenti che opportunamente promuovono la vitalità della sua vocazione specifica. Essi suppongono le capacità tecniche di chi sa organizzare e dirigere; ma più ancora uno spirito, anzi un'arte spirituale.
106  Le aree particolarmente importanti da privilegiare nei tuoi interventi' sono quelle stesse che costituiscono il progetto di vita salesiano e che trovano la loro prima espressione nelle Costituzioni. Sono distinte fra loro, ma non separate. Costituiscono gli aspetti inseparabili di un'unica realtà vocazionale. In diversi modi la nostra re. gola ne rileva l'unità, la complementarità e la specificità. Nella sua Prima Parte infatti sottolinea l'unità del progetto apostolico e dell'esperienza spirituale; nella seconda ne presenta successivamente gli elementi fondamentali e inseparabili. Gli articoli costituzionali 2 e 3 condensano in poche espressioni questo quadro unitario e molteplice.
Articolo 2 'Natura e missione della Società'2
«Noi salesiani di Don Bosco (SDB), formiamo una comunità di battezzati che, docili alla voce dello Spirito, intendono realizzare in una specifica forma di vita religiosa il progetto apostolico del Fondatore: essere nella Chiesa segni e portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri. Nel compiere questa missione troviamo la via della nostra santificazione».
1 Cost 121
2 Cfr Cost 90-94
Articolo 3 ' La nostra consacrazione apostolica'3
«La nostra vita di discepoli del Signore è una grazia del Padre che ci consacra col dono del tuo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani. Con la professione religiosa offriamo a Dio noi stessi per camminare al seguito di Cristo e lavorare con Lui alla costruzione del Regno. La missione apostolica, la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici sono gli elementi inseparabili della nostra consacrazione, vissuti in un unico movimento di carità verso Dio e verso i fratelli.
La missione dà a tutta la nostra esistenza il suo tono concreto, specifica il compito che abbiamo nella Chiesa e determina il posto che occupiamo tra le famiglie religiose».
Senza dimenticare la prospettiva unitaria della vocazione e del progetto, indichiamo ora successivamente quegli aspetti che, secondo le Costituzioni negli articoli citati, compongono questa unità: la comunità apostolica, la comunità fraterna, la pratica dei consigli evangelici e il dialogo con il Signore.
3 ib. 95-100
4. ANIMAZIONE E GOVERNO DI UNA COMUNITÀ DI APOSTOLI SALESIANI
4.1 II direttore, guida pastorale della missione salesiana
107     Le Costituzioni presentano la comunità locale come una comunità religiosa e fraterna che, mossa dalla carità pastorale secondo lo spirito del «da mihi animas», opera per la missione e la esprime in un progetto educativo.' pastorale del quale è animatrice nell'ambito di una comunità educativa pastorale.' Di questo progetto, «che orienta ogni iniziativa verso l'evangelizzazione»,5 tu sei animatore e guida. Le Costituzioni affermano che il direttore è. «il primo responsabile,.. delle attività apostoliche»6 e guida «il discernimento pastorale della comunità affinché essa proceda unita e fedele nell'attuazione del progetto apostolico»!
108     Già il CG21, intendendo chiarire la complessa figura del direttore, il senso e l'ordine di importanza della sua funzione, dopo averlo presentato come «servitore dell'unità che cura l'identità salesiana»,8 afferma di lui: è la
4 Cfr Cost 44. 47. 175. I documenti degli ultimi Capitoli generali, le lettere del Rettor Maggiore, gli orientamenti e i sussidi elaborati dal dicastero per la pastorale giovanile offrono un materiale utile e stimolante guida «pastorale della missione salesiana, che attua il triplice ministero di maestro della Parola, di santificatore attraverso Sacramenti e di coordinatore dell'attività apostolica.
5 Reg 4
6 Cost 176
7 Cost 44; cfr GuidaCost 372-373
8 CG21 52
È primo responsabile della missione giovanile e popolare affidata alla sua comunità, custode e rinnovatore della fedeltà dei confratelli al criterio pastorale del Sistema Preventivo, collaboratore del Vescovo con il suo presbiterio per una pastorale d'insieme nella Chiesa locale»? È «orientatone degli impegni di educazione e di promozione umana demandati alla sua comunità nel settore pedagogico e scolastico, culturale e sociale, e associazionistico».10
Animare e guidare una comunità pastorale è compito che nel mondo salesiano si svolge in situazioni e contesti fra loro assai diversi, nella pluralità delle forme che assume la nostra missione e nella diversità di attività ed opere attraverso le quali essa si esprime." Non si tratta perciò né di fare un discorso univoco e completo né di offrire ricette risolutive e di immediata applicazione, quanto piuttosto di indicare alcuni criteri fondamentali, concentrando la nostra attenzione su due aspetti:
— l'attuazione della missione attraverso la riattualizzazione del Sistema Preventivo;
— la corresponsabilità e il coordinamento pastorale di una comunità 'situata' ed aperta.
4.2 Attuare la missione riattualizzando il Sistema Preventivo
109 «Il nostro modo originale di rendere reale l'evangelizzazione è il progetto educativo salesiano, il 'Sistema
9 Ibidem
10 Ibidem
11 Cfr Cost 41-43
Preventivo, ricompreso e attualizzato, con i suoi operatori, i suoi contenuti, le sue mete, il suo stile, le sue vie, nei vari ambienti in cui operiamo».12 Se ne può dedurre lo stretto rapporto che intercorre tra missione evangelizzatrice, Sistema Preventivo e progetto educativo pastorale; e tra questi elementi e l'animazione e la guida di una comunità pastorale di apostoli salesiani.
La missione salesiana partecipa alla missione della Chiesa secondo una propria specifica vocazione determinata dal «progetto apostolico del Fondatore».13 La missione si fa reale quando la si vive in un progetto educativo pastorale che risponde alla condizione della gioventù e si ispira all'esperienza di Don Bosco approfondita e attualizzata, quell'esperienza che lo stesso Don Bosco chiamò «Sistema Preventivo»,14 L'unificazione degli aspetti della sua vita personale e apostolica ha nel Sistema Preventivo l'espressione più significativa, tanto che Don Caviglia stabilisce questa identità: il Sistema Preventivo è Don Bosco. Ed è vera a tal punto che la formazione dei primi soci consisteva nell'imparare a vivere e a praticare il Sistema preventivo, Don Albera, raccogliendo la tradizione precedente, scriveva: «questa magna charta della nostra Congregazione che è il Sistema preventivo»;15 e Don Rinaldi ai giovani confratelli soleva ripetere: «il salesiano o è salesiano o è niente, o è di Don Bosco o di nessuno. Se studieremo Don Bosco, se seguiremo il suo Sistema, saremo davvero suoi figli, altrimenti non saremo niente e lavoreremo in aria e fuori strada».16
12 CG21 14
13 Cost 2
14 Cfr Cost 20
15 Lett. Albera p. 375
16 Valentini Eugenio, Don Rinaldi maestro di pedagogia e di spiritualità salesiana, Torino-Crocetta 1965, p. 32
Nella verifica che la Congregazione ha fatto di se stessa durante il CG21, interrogandosi su ('«oscuramento se non lo smarrimento (almeno in certe zone) di esperienze tipiche del Sistema preventivo»,17 dopo averne trovato le ragioni parzialmente in alcuni fatti culturali, conclude: «più alla radice si può, forse, ritrovare il decadimento dell'identità e vitalità religiosa salesiana, che non poteva non coinvolgere il Sistema preventivo, se è vero che in esso Don Bosco ha condensato tutta la spiritualità dell'azione apostolica per i suoi figli».18
110 Missione e vitalità religiosa, poste in sintesi, fanno per noi Sistema preventivo. Ciò accadde anche a Don Bosco. Egli lo comprese. Aveva ben ragione Don Ceria quando annotava: ,«In povere parole dunque il Sistema di Don Bosco fa il buon allievo perché fa prima il buon educatore».19 «Per questo i salesiani di Don Bosco non possono adeguatamente approfondire il senso della loro missione senza riflettere operativamente su quel sistema educativo e pastorale che Don Bosco ha lasciato come preziosa eredità»."
La storia che precede la lettera che Egli scrisse a Don Costamagna riguarda direttamente il Sistema preventivo.21 La sua applicazione risultava difficile ai primi missionari in Argentina. Intervenne lo stesso Don Bosco a chiarire e a mettere in ordine le cose, scrivendo una lettera agli interessati. Stando alla nota che la commenta,22 quella lettera rivela quanto fosse decisivo nel pensiero di Don Bosco il Sistema preventivo, I salesiani di quei luoghi con la loro risposta assicurarono il buon
17 CG21 98
18 CG21 99
19 Annali 1 p. 679
20 CG21 80
21 Cfr Epist 4 p. 332-333
22 Ib 333 nota 1
Padre di avere ben capito: «A questa lettera, dice la nota, si attribuì poi la prosperità spirituale e temporale dell'Ispettoria argentina. Non solo l'Ispettore, ma anche altri, dopo averla copiata, ne ringraziarono il Santo. Certuni, sentendosi più in difetto o provando maggiore difficoltà a essere caritatevoli e pazienti, vi si obbligarono con voto che rinnovavano ogni mese nell'esercizio della buona morte»,23 Un quarto voto salesiano, vivente Don Bosco!
Come allora, anche oggi il Sistema preventivo riattualizzato e vissuto dà significato e unifica, come fosse una grazia speciale, la vita e l'attività dei tuoi confratelli; ancora una volta è «la novità di cui i Salesiani sono caratteristici portatori nell'incontro tra la gioventù e la - Chiesa».24
42.1 Necessità di un progetto educativo pastorale
111 Ti chiederai come animare e guidare la comunità in un impegno di riattualizzazione del Sistema preventivo, Intanto devi essere fortemente «motivato». Devi essere cioè convinto della necessità di un Progetto educativo pastorale, ispettoriale e locale, in modo da poter persuadere quanti non lo sono. Questa convinzione si farà più rassicurante e operativa man mano che scoprirai il progetto: le sue linee di valore irrinunciabili; i criteri che devono guidare le scelte pastorali, il loro adeguamento e la loro programmazione. Ti sentirai spinto ad appropriarti, per esigenza di vocazione e per passione salesiana, di tutti quei sussidi che il centro della Congregazione o il consiglio e le commissioni ispettoriali vanno elaborando. realisticamente sentirai anche l'importanza di una visione chiara delle difficoltà e del loro grado di incidenza sulla situazione concreta.
23 Ibidem
24 CG21 571
Quali sono dunque gli atteggiamenti e i criteri che 112 rendono possibile ai confratelli la riattualizzazione del Progetto operativo di Don Bosco?
Prima di tutto la volontà di un progetto.
E poi la consapevolezza condivisa dei vantaggi sicuri e grandi: i confratelli definiscono, attraverso il progetto, la propria linea educativa, danno continuità alla propria azione e la liberano da ogni facile occasionalismo; costruiscono un quadro di convergenze unificanti; rafforzano il proprio senso di appartenenza e si arricchiscono di un criterio comune di giudizio sulle iniziative e sugli eventi.
Finalmente, il possesso di criteri chiari e autentici: la tua comunità guiderà le sue scelte e la sua programmazione muovendo dalle esperienze e dalle domande dei glovani;25 facendo attenzione al rapporto tra questi bisogni, la Parola di Dio e la loro vocazione.26 Non disattenderà la realtà, ma si porterà verso i 'segni dei tempi'27 col senso della concretezza, dell'accoglienza positiva e della vigilanza,28 Richiesta dalla diversità delle situazioni, libererà la propria creatività che nasce dalla carità e dal senso pastorale.29 Verificherà periodicamente •e sistematicamente,
Questo insieme di criteri darà origine alla pluriformità dei modi di vivere la missione salesiana. Rimangono pur sempre costanti e rispettate le linee di unità in fatto di destinatari e di obiettivi, e le modalità originali e obbligatorie del nostro operare pastorale e del suo stile.
25 Cfr Cost 41. 7; Reg 1. 4
26 Cfr CGS 274
27 Cfr Cost 19
29 Cfr Cost 57. 17
29 Cfr Cost 7. 10. 18. 19. 40. 41
113    Quali difficoltà si presentano?
La prima difficoltà nasce dalla natura stessa del Progetto. È un progetto aperto, capace di rispondere ai problemi «secondo il bisogno dei tempi». Convieni che questa sua virtù porta con sé, inevitabilmente, una difficoltà, così come accadde già a Don Bosco. Il Sistema preventivo fu il risultato dei suoi quarantacinque anni di vita insieme ai giovani. Fu il frutto della riflessione su iniziative e progetti che si imposero, si allargarono, si arricchirono per necessità storiche, interiori ed esteriori, religiose ed umane, ininterrottamente, dal 1841 al 1888. Da allora il progetto, che Don Bosco considera come esperienza da trasmettere3° e da far rivivere,31 è sotto il giudizio costante dei suoi valori permanenti, ma si presta anche ad essere beneficamente provocato dall'esperienza dei giovani che ha una sua forza per caratterizzare questi stessi valori e farli diventare progetto storico.
È dunque un progetto in divenire: per una certa parte varia, variando i giovani per età, condizioni, tempi, luoghi e culture. Ma è un progetto che possiede la grazia di incontrare questi giovani e di salvarli, ovunque si trovino va costruito e bisogna «lavorare, indefessamente lavorare», come Don Bosco stesso non si stancava mai di ripetere. Questa fatica è la più grande difficoltà, la più grande e la più necessaria.
È in questo senso e in questa prospettiva che ti si chiede di essere «la guida pastorale» e cioè, più in dettaglio, il custode'(sono gli elementi di valore permanente che devi custodire) e il rinnovatore (sono le caratteristiche storiche da intuire e da unire con essi vitalmente) della fedeltà dei confratelli al criterio pastorale del Sistema preventivo.32
30 Cfr Cost 20
31 Cfr Ricordi
32 Cfr CG21 52
Di fatto questo nostro patrimonio è venuto a trovarsi 114 in una situazione nuova, che comporta rischi e prospettive e richiede attenzione, ripensamento e sforzo di aggiornamento. Non ti è difficile rintracciare i fattori di questa novità poiché li incontri quotidianamente. Alcuni sono interni alla Congregazione come la sua diffusione mondiale in contesti storici e geografici vari, la diversificazione delle sue presenze, il nuovo ruolo richiesto ed esercitato dai salesiani nelle comunità educative, la lontananza cronologica e culturale dalle origini. Altri poi sono esterni alla Congregazione, ma ne modificano ugualmente l'impegno educativo: la nuova condizione giovanile; la presenza di molteplici organismi educativi e l'evoluzione interna di queste stesse istituzioni che presentano esigenze di pluralismo, di libertà e di partecipazione; la c,rescita infine della pedagogia come scienza e, contemporaneamente, la presenza di progetti 'educativi alternativi.33
I confratelli della tua comunità incontrano queste difficoltà ed altre ancora, più locali magari e forse per questo più sentite. Prima di tutto perché sono segnati, chi più chi meno, dalla cultura a cui appartengono. E poi perché sono i giovani con í problemi che pongono, per quanto in maniera a volte confusa, maldestra e sconcertante,34 a svegliare da una tranquillità che non è concessa a nessun salesiano, quella di ignorarli per non cambiarsi e non cambiare sia pure con discernimento.
La sua stessa vocazione esige da lui di vivere in atteggiamento di apertura, in dialogo con la realtà, con la sensibilità concreta e creativa dell'educatore e del «comunicatore».
33 Cfr CG21 85.129
34 Cfr CG21 27
Questo atteggiamento è richiesto in primo luogo al direttore. Egli lo promuove poi nei confratelli stimolando la riflessione seria e culturalmente impegnata sulla realtà, la capacità di incontro col territorio, la mentalità critica.
42.2 Obiettivo fondamentale, aree e linee metodologiche del progetto
115  Le Costituzioni offrono in Sintesi gli elementi che determinano e specificano la missione apostolica dei salesiani di Don Bosco:, i destinatari, il nostro servizio educativo pastorale, i criteri di azione, i corresponsabili della missione.35
Riferendoci alla comunità locale3e abbiamo messo in rilievo il dosaggio originale della comunione salesiana e in essa abbiamo'evidenziata (:'unità della missione nei suoi diversi aspetti. Ne consideriamo ora alcuni che devi tener costantemente presenti nel tuo servizio. Essi fanno l'unità e l'integralità del nostro progetto, così affermata dalle Costituzioni: «Educhiamo ed evangelizziamo secondo un progetto di promozione integrale dell'uomo, orientato a Cristo, uomo perfetto. Fedeli alle intenzioni del nostro Fondatore, miriamo a formare «onesti cittadini e buoni cristiani».37
Si tratta di un progetto esplicitamente cristiano, che tende a far crescere i giovani fino alla santità. E una crescita armonica che tiene conto della persona e dell'ambiente in cui vive; è una crescita graduale che sviluppa in ciascuno l'umanità e la grazia, variando le proposte in un clima di libertà.
116  Come direttore, «per la grazia del ministero presbiterale e l'esperienza pastorale»,38 sei chiamato ad aiutare i confratelli affinché l'aspetto professionale della loro vita non abbia il sopravvento su quello pastorale.
35 Cfr Cost capitolo IV
36 Cfr Cap 3
37 Cost 31; cfr Cost 285-288
38 Cost 121
Chi non conosce comunità che vivono una sola dimensione del loro impegno? Il dosaggio è delicato e l'equilibrio tanto più urgente quanto più è difficile. È un'arte e una grazia che si comunica vitalmente, per esperienza e per contatto. E anche una responsabilità del tuo ministero: sei infatti l'«orientatore degli impegni di educazione e di promozione umana».39
«Servizio educativo pastorale»,  «educhiamo ed evangelizziamo», «onesti cittadini e buoni,. cristiani»: sono espressioni ,usate'dal testo. costituzionale e dagli ultimi Capitoli generali per affermare allo stesso tempo l'integralità, l'unità e la specificità di un servizio che è attento alle diverse dimensioni della crescita della persona e, per questo, opera in aree scelte e ben determinate.40
A. La dimensione educativa culturale
117   L'azione di Don Bosco non si è limitata al solo servizio religioso. Ha risposto ai bisogni dei giovani, manifestando come sia concreta la carità evangelica e come ogni iniziativa trovi posto nel dinamismo di un programma completo e integrato. Il primo oratorio divenne casa, parrocchia, scuola e cortile,41 Poiché ci dedichiamo alla gioventù, a quella bisognosa in particolare, la nostra attività è fortemente marcata dal servizio educativo promozionale. Inizia con eventuali supplenze per soccorrere carenze economiche ed affettive e punta alla promozione integrale.
Considera attentamente che l'educazione è diventata oggi un'area professionale con metodologia e competenze specifiche.
39 Cfr CG21 52
40 Cfr Cost 31 s.; CG21 Doc.1 «I salesiani evangelizzatori dei giovani»
41 Cfr Cost 40
Non è più affidata ad alcune persone perché socialmente o religiosamente autorevoli, né deriva dalla pastorale, anche se per noi tra le due vi è un'intima fusione. Questo fatto ci rende responsabili davanti alla società e alle famiglie e ci chiede una corrispondente preparazione. D'altra parte oggi i modelli educativi sono pluriformi: si propongono itinerari metologici diversi e diversi quadri di valori. Chiarirai questi aspetti finché sia evidente ai confratelli quale tipo di educazione si intende dare ai giovani, quali valori culturali si collegano al nostro agire pastorale e come vengono coltivati.
Né va dimenticato che la Congregazione assume questa dimensione anche in programmi, attività e strutture non. formalmente educativi, come le parrocchie e la catechesi, per esempio.
B. Evangelizzazione, catechesi, iniziazione alla vita ecclesiale
118 «Anche per noi l'evangelizzazione e la catechesi sono la dimensione fondamentale della nostra missione. Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori della fede» .42 Questo impegno è sollecitato oggi dal richiamo e dal bisogno di una «nuova evangelizzazione».
Il nostro agire è pastorale nelle sue finalità e nelle sue vie. Comporta sempre l'annuncio di Cristo. Di questo annuncio ogni confratello deve essere specialista e deve formarsi permanentemente nella capacità di affrontare i bisogni del proprio ambiente con iniziative proporzionate, che vanno dal primo annuncio alla partecipazione convinta e diversificata, secondo le vocazioni, alla vita della Chiesa.
42 Cost 34
La Congregazione ha una sua tradizione Catechistica caratterizzata da scelte di contenuto e da esperienze metodologiche. Nell'ambito ispettoriale ricevi senza dubbio orientamenti, stimoli e appoggio: è un insieme originale di contenuti e di ispirazioni da congiungere ed armonizzare con quelli che i Pastori della Chiesa esprimono autorevolmente. Infatti camminare con i giovani per condurli a Cristo vuol dire anche avviarli a «fare esperienza di vita ecclesiale con l'ingresso e la partecipazione a una comunità di fede. Per questo animiamo e promoviamo gruppi e movimenti di formazione e di azione apostolica e sociale».43
Questo annuncio del mistero, l'approfondimento illuminante, man mano che la crescita della fede lo esige, il confronto maturo con le situazioni e le proposte della cultura odierna devono condurre te, i confratelli, i giovani a una pratica più consapevole della vita liturgica e dei sacramenti, a una partecipazione più convinta e più vera al mistero di Maria per un inserimento di tutta la persona in Cristo."
Partecipare alla vita ecclesiale significa impegnarsi in una comunità che è missionaria nel mondo e nella storia. In questa prospettiva. le Costituzioni affermano: ci preoccupiamo che i giovani crescano «nella consapevolezza delle proprie responsabilità» e imparino «a dare il loro apportò insostituibile alla trasformazione del mondo e della vita della Chiesa».45 Le sfide del nostro tempo costituiscono un appello perché si assumano le esigenze evangeliche di una profonda trasformazione della realtà, si promuova la solidarietà, si conosca la dottrina sociale della Chiesa e si viva una prassi cristiana di liberazione, come applicazione concreta del grande comandamento dell'amore.46
43  Cost 35
44 Cfr CG21 95
45 Cost 35
46 Cfr Congregazione per la dottrina della fede, Libertatis Conscientia, Roma 22 marzo 1986, specialmente cap 5
È questo oggi il cammino per essere fedeli alle intenzioni del nostro fondatore che ci chiama ,a formare «onesti cittadini e buoni cristiani».47
C. La vita liturgica, sacramentale e la presenza mariana
119  «Iniziamo i giovani a partecipare in modo cosciente e attivo alla liturgia della Chiesa, culmine e fonte di tutta la vita cristiana. Insieme con essi celebriamo l'incontro con Cristo nell'ascolto della Parola, nella preghiera e nei sacramenti».48
Sai bene che Don Bosco aveva come punto di arrivo del processo educativo l'incontro con l'Educatore interiore nei sacramenti. / sacramenti non erano separati dall'intervento educativo; vi erano anzi inseriti esistenzialmente in una continuità di stile e di intesa. Essi lo rendevano più possibile ed efficace.
Il fatto che oggi sia meno facile proporre ed ottenere la pratica sacramentale, non vuol dire farne sparire addirittura la proposta, Va presentata 'pedagogicamente amica', ma va presentata, secondo il consiglio di Don Bosco: «incoraggiare», «porgere comodità di approfittare dei sacramenti», «far rilevare la bellezza, la grandezza, la santità della religione»; far in modo che i giovani «restino spontaneamente invogliati», «mai obbligare».49
Un'occasione straordinaria per la maturazione religiosa è l'anno liturgico. Non disattenderla. Una comunità giovanile non vive né respira senza un clima festivo.
47 Cost 31
48 Cost 36
49 CGS 326
Le grandi feste cristiane segnano la vita della comunità attraverso la preparazione catechistica e spirituale e la celebrazione che coinvolge tutti nei diversi momenti dell'attività liturgica, ricreativa, culturale, Va inventata ed attuata tutta una pedagogia, la pedagogia della festa.
Il Concilio Vaticano ll ci ha insegnato a vivere nel 120 contesto del mistero della Chiesa e aiutati dalla pedagogia liturgica la presenza di Maria nella vita cristiana. D'altra parte, sin dalla prima affermazione del testo costituzionale si evidenzia il ruolo di Maria nell'esperienza carismatica di Don Bosco: «per contribuire alla salvezza della gioventù, 'questa porzione la più delicata e la più preziosa dell'umana società', lo Spirito Santo suscitò, con l'intervento materno di Maria, san Giovanni Bosco».50 La convinzione della forza educativa della devozione alla Madonna e la sicurezza della sua presenza materna nello sviluppo della vita di grazia aveva in Don Bosco la certezza e la forza dell'esperienza personale. La tua esperienza dovrebbe generare questa stessa convinzione. Maria è «mater gratiae»: accompagna lo sviluppo della grazia sin dal primo momento; è l'Ausiliatrice del popolo cristiano: accompagna l'inserimento dei giovani nella Chiesa; ha la forza di un ideale e di un modello evangelico; è la «madre»: il giovane la sente e la vuole come colei che protegge e genera energia spirituale nella lotta contro il peccato. Chiarimenti ed approfondimenti dottrinali, oggi, inseriscono meglio la sua presenza nella storia della salvezza, nella vita della Chiesa, nel mistero personale di Cristo, nel nostro e in quello dei giovani.
D. La dimensione vocazionale
«Educhiamo i giovani a sviluppare la loro vocazione 121 umana e battesimale con una vita quotidiana progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo».51
50 Cost 1
51 Cost 37
La dimensione vocazionale è implicita nelle precedenti. Infatti condurre un giovane verso la maturità vuoi dire abilitarlo a fare scelte responsabili e a costruire il proprio progetto di vita. Lo afferma il CG21: «Nel progetto salesiano l'azione educativa e pastorale contiene come obiettivo essenziale una dimensione vocazionale. La scoperta della propria chiamata, l'opzione libera e riflessa di un progetto di vita costituisce la meta e il coronamento di ogni processo di maturazione umana e cristiana»52 e la nostra tradizione gli ha sempre dato un particolare rilievo.
È uno dei fini della missione salesiana53 Era convinzione di Don Bosco che «ogni sollecitudine, ogni fatica, ogni spesa per riuscire in una vocazione non è mai troppa: si calcola sempre spesa opportuna».54
122    Spinto da questa stessa convinzione:

  • sottolinea con intelligente insistenza la visione globale del progetto di cui gli interventi educativi fanno parte. Le Costituzioni, gli Atti del CGS e del CG21 ritornano frequentemente su questo argomento con l'intenzione di escludere come salesiane certe forme riduttive e certe paure pedagogiche che, per non condizionare i giovani, non annunciano il messaggio cristiano nella sua interezza. L'art. 32 delle Costituzioni offre la prospettiva del cammino da compiere e da proporre:, il pane del corpo, la competenza in una professione, la promozione intellettuale, l'apertura alla verità, il gusto dei valori autentici fino alla santità cristiana.

52 CG21 106
53 Cfr Cost 6
54 MB 16,616
La visione d'insieme rende ragione delle scelte particolari e impegna sopra tutto al progetto di sé fino alla comprensione e al gusto della propria vocazione;

  • cura l'orientamento vocazionale esplicito. È parte integrante della prospettiva di ogni lavoro salesiano: un articolo costituzionale fa obbligo di scoprire, di coltivare e favorire la maturazione della vocazione fra gli adolescenti e i giovani.55

Don Albera riconosce nell'impegno per le vocazioni (e si riferisce alle vocazioni sacerdotali e religiose) uno dei fini della Congregazione: «Questa pietra angolare su cui si poggia l'Opera nostra è formata dagli Oratori festivi, dalle Missioni e dalle Vocazioni ecclesiastiche, i tre fini primari e nobilissimi che prefisse all'opera sua il Venerabile Fondatore...».56 L'impegno per il direttore è formale: «... così si dimenticò in più case che Don Bosco le voleva semenzai di vocazioni per le Diocesi e per le Congregazioni religiose. Secondo lui ogni Direttore doveva essere essenzialmente direttore solerte ed efficace di vocazioni, né altrimenti la pensò sempre il compianto Don Rua, il quale ad ogni Direttore che si recava per qualche cosa da lui, chiedeva infallibilmente se stesse preparando buon numero di vocazioni».57
Nel Manuale di Don Albera si trovano alcune altre 123 insistenze significative. Egli sviluppa gli argomenti sempre in un solo capitolo. Al tema delle,vocazioni religiose ne dedica due. Ancor oggi la lettura di quelle pagine è molto utile.
Si raccolgono sotto il titolo di tre forti idee :
— «la coltura delle vocazioni è per noi questione vitale»;58
55 Cfr Cosi 28, 37
56 Lett. Albera p. 122
57 Ibidem p. 138
58 Manuale n. 140

  • «la formazione delle vocazioni dipende molto dalla buona condotta e carità dei confratelli»;59
  • non cerchi pretesti il direttore per esimersi da questo suo altissimo dovere:60 il direttore sia ben compreso della sua missione e «ricordi che non può chiamarsi vero figlio di Don Bosco se... non si studia in tutti i modi di suscitare il maggior numero possibile di vocazioni nel campo assegnatogli dalla Provvidenza».61

Esiste .una statistica eloquente fatta redigere da Don Bosco nel 1883, cinque anni prima della sua morte. Erano più di duemila i giovani che, formati nelle case salesiane, avevano poi raggiunto il sacerdozio nelle rispettive diocesi, senza naturalmente contare quelli che erano rimasti a lavorare nella sua famiglia religiosa.62
Don Bosco non si stancò mai di parlarne, anche se bisogna riconoscergli, nello stesso tempo, una grande discrezione: «evitava ogni parola che potesse indicare una qualsiasi imposizione o coercizione».63 Sopra tutto, come si è detto, non badava a spese e a fatiche."
Troverai nelle Memorie Biografiche tre 'buone notti'," che indicano un modo concreto di parlare ai ragazzi della loro vocazione.
124  Gli orientamenti degli ultimi Capitoli Generali sono di attualità. Il CG21, sulla linea della prospettiva pastorale, ci ha impegnato con novità:

  • a passare dal reperimento-selezione al discernimento-orientamento. Tutto il processo educativo va visto alla luce e secondo le, esigenze dell'orientamento vocazionale

59 lb n.146
60 lb n. 141. 146. 148. 157
61 Ib n. 153
62 MB 5,411
63 Manuale n. 145
64 MB 17,616
65 MB 7,828. 831-833 (Anno 1864, 5 10 e 12 dicembre)
Gran parte del lavoro per realizzare questo cambio è affidato al direttore. Devi essere colui che promuove questa possibilità, proprio per la tua funzione di guida;66

  • ad usare non tanto l'intervento occasionale individuale, ma il progetto comunitario. Si è lavorato troppo individualmente, anche per la gioia di poter dire: questa è una mia vocazione. Invece, scelte pastorali, impostazioni, programmi,' metodologie educative vanno studiate insieme per un esplicito e sistematico orientamento vocazionale;
  • ad allargarsi dalle strutture, che possono assai utilmente rimanere se rinnovate, alla sensibilizzazione delle persone e della comunità. I responsabili dell'animazione vocazionale, più che 'persone delegate a fare', debbono essere informatori e animatori delle varie comunità, mentre mantengono il coordinamento con gli organismi ecclesiali.67

E. L'esperienza associativa
125  Ne abbiamo già accennato ma sembra necessario insistervi poiché «l'associazionismo giovanile è un'esigenza indispensabile nel tipo di progetto preventivo e popolare voluto da Don Bosco».68
L'esperienza del gruppo come opportunità educativa ha segnato l'azione salesiana sin dagli inizi. Don Bosco stesso ne scrisse in una lettera circolare ai salesiani: «In ogni casa ciascuno diasi massima sollecitudine di promuovere le piccole associazioni... Niuno abbia timore di parlarne, di raccomandarle, di favorirle e di esporne lo scopo.
67 Ibidem
68 ACS 294 p. 9
66 Cfr CG21 114
lo credo che tali associazioni si possono chiamare chiave della pietà, conservatorio della moralità, sostegno delle vocazioni ecclesiastiche e religiose».69
La forma concreta di rispondere a questa «massima sollecidutine» e alla fiducia che Don Bosco nutriva in esse ha risentito di influssi diversi. «Non si tratta oggi di riprodurre la materialità di una formula, ma di cogliere, con verità e praticità, la sua ispirazione educativa e pastorale»,m e di ripensarne la sintesi, secondo l'opera che si gestisce. Nella Chiesa infatti si danno forme di gruppo molteplici e varie che si allargano dagli ambienti giovanili alla parrocchia e ad altre strutture ancora. Ai salesiani toccherà utilizzare la ricchezza e l'originalità dell'esperienza comunitaria della Chiesa e di quella loro propria per scegliere e applicare operativamente i criteri e i metodi più congeniali.7'
F. Due linee metodologiche
126  L'ambiente come luogo e metodo educativo e la formazione e il funzionamento di una comunità educativa pastorale esigono da te una particolare attenzione. Si tratta allo stesso tempo di obiettivi da raggiungere e di linee di metodo da promuovere.
a. L'ambiente come luogo e metodo educativo
— «Il Sistema preventivo richiede... un intenso e luminoso ambiente di partecipazione e di relazioni sinceramente amichevoli e fraterne».72
Don Bosco avrebbe potuto, con il suo fascino e l'ascendente personale, legare a sé i suoi giovani.
69 Epist 3 p. 7-8
70 ACS 294 p. 13
71 Cfr La proposta associativa salesiana - Sintesi di un'esperienza in cammino, Roma, Dicastero Pastorale Giovanile n. 9
72 CG21 102
Eppure volle un ambiente e gli concesse una continua attenzione. Utilizzò le mille piccole cose, proprio quelle che fanno Clima; dal tono dei vari locali al prestigio intelligente affidato a coloro che erano veri modelli; dai cartelloni che permettevano lentamente di assimilare una nuova immagine di sé e aiutavano a meglio definirsi, dal modo con cui si pregava e si faceva la catechesi al tipo di sport che veniva praticato; dal controllo del grado di competitività, di cui poteva essere carico il divertimento, alla tensione per. eliminare ogni proposta di superficialità e di disimpegno.
—. Fa parte di questo ambiente l'esperienza dell'incontro e della partecipazione. L'ambiente è un educatore che per Don Bosco ha nome 'cortile', oppure 'compagnia religiosa', cioè gruppo fatto da ragazzi per ragazzi, o festa di famiglia, dove giovani ed educatori stanno gli uni con gli altri per vivere insieme il processo formativo. L'esperienza gli diceva che molti atteggiamenti e comportamenti sono assunti più facilmente dai ragazzi se trasmessi in un clima che li lascia trasparire nella spontaneità della vita quotidiana. In questo contesto, si capisce l'importanza della presenza-assistenza tra i giovani.73
Assistenza dice stare con i giovani. È presenza che partecipa, e dunque interessamento, preoccupazione, quasi tensione verso di loro e solidarietà: «qui con voi mi trovo bene;-è proprio la mia vita stare con voi»;74 è presenza che salva, che comunica attraverso la confidenza e l'amicizia i beni dello Spirito.
L'ambiente rispondeva anche al bisogno di un sostegno strutturale. Nell'ambiente il momento educativo è sostenuto nelle sue scelte con la proposta continua di progetti e dl esperienze vissute.
73 Cfr CG21 102. 115; Cost 37. 99. 62
74 MB 4,654, citato da Cost 39
Vi sono, armonicamente riferiti tra loro, strutture e contenuti educativi che accompagnano l'impegno di maturazione in modo graduale, aiutando tutti a camminare, ciascuno col proprio passo.75
L'attenzione educativa andava più avanti ed esigeva che _i comportamenti venissero interiorizzati attraverso profonde esperienze personali, Altrimenti cambiare ambiente avrebbe potuto significare l'abbandono dei valori che fino a quel momento avevano ispirato la vita del giovane.
— Per la tua particolare funzione di promotore dell'unità, spetta soprattutto a te curare che si formi un vero clima educativo. Quali sono le mete verso le quali tendere e che sollecitano la tua azione di direttore,
127

  • Vanno superati i formalismi.

Ciò che più nuoce ai rapporti educativi è la superficialità e la formalità. Quando ci si ferma a comportamenti e ad interventi che hanno tutto il sapore della burocrazia; quando, per usare una espressione di Don Bosco, si sostituisce «alla carità la freddezza di un Regolamento»;76 quando ci si accontenta solo dell'osservanza esterna, educare diventa praticamente impossibile. Mancano i veri rapporti personali, i comuni centri di interesse; i programmi condivisi che fanno ciò che Don Bosco chiamava 'famiglia',

  • Vanno fatti circolare messaggi e valori.

Sotto questo profilo l'ambiente comporta la presenza di modelli, la cui testimonianza rassicura sulla bontà del progetto di vita e sulla riuscita di un impegno che si voglia far proprio.

  • Ci si pone in rapporto col mondo.

Se ne faranno emergere i valori, se ne susciterà la stima, l'accoglienza critica e l'impegno; ma si mobiliteranno anche le energie interiori per creare la resistenza opportuna e preventiva alle deformazioni e alle manipolazioni.
75 Cfr CG21 89
76 MB17,111
Gli educatori vivono in modo da creare intorno a sé una zona di attrazione educativa che orienta ad un cammino comune. È importante nello stile salesiano non disgiungere, ma associare «in un'unica esperienza dinamica educatdri (come singoli e comunità) e destinatari, contenuti e metodi».77 Si può dire che, nati insieme, nel sogno dei nove anni, insieme vivono e si sviluppano.
128   b. Formazione e ruolo della comunità educativa pastorale
Le Costituzioni affermano: «Realizziamo nelle nostre opere la comunità educativa e pastorale. Essa coinvolge in un clima di famiglia, giovani e adulti, genitori ed educatori, fino a poter diventare un'esperienza di Chiesa, rivelatrice del disegno di Dio»;78 e i Regolamenti: «L'attuazione del nostro progetto richiede in ogni ambiente e opera la formazione della comunità educativa pastorale. Il suo nucleo animatore è la comunità religiosa».79
La comunità educativa è il soggetto dell'aziond° e costituisce l'ambiente educativo come totalità di rapporti piuttosto che come organizzazione di elementi materiali. È oggi un'esigenza universalmente affermata nella pastorale che nella Chiesa-comunione ha il sub modello ispiratore e il suo obiettivo. È un'esigenza anche delle strutture educative in cui non è possibile raggiungere una qualche maturazione se non, attraverso la comunione delle persone e un raccordo fra i gruppi comunicatori corresponsabili.
77 CG21 96
78 Cost 47
79 Reg 5
80 Cfr Cost 47; Reg 5
E anche un dato costante della nostra tradizione e prassi pedagogica, basata su un intenso ambiente di partecipazione e di relazioni amichevoli e fraterne.81
Nella comunità educativa pastorale ci sono i salesiani. Ci sono anche i laici impegnati nel lavoro educativo pastorale. Essi hanno acquistato una presenza sempre più avvertita non tanto a ragione del numero, che pur si fa sempre più rilevante, quanto per le caratteristiche della loro vocazione e il valore originale del loro contributo.82 Alcuni vivono in una particolare comunione con noi perché membri della Famiglia salesiana.88 Ci sono poi i giovani e le loro famiglie, le forze culturali collegate a propositi educativi e di promozione e i semplici amici e simpatizzanti.
Il nostro spirito e la nostra prassi richiedono che si favoriscano processi di partecipazione e di corresponsabilità e si tenda a far fiorire una comunità di ideali e di fede. È una linea da accogliere e da coltivare perché, in una prospettiva pastorale di evangelizzazione, caratterizza il lavoro e i suoi risultati.
129   Il CG21 identificando la comunità religiosa salesiana con il nucleo animatore della comunità educativa pastorale ne ha anche indicato i tre requisiti fondamentali:

  • una coscienza viva, a livello di mentalità e di prassi, della necessità pastorale e pedagogica di operare corresponsabilmente;
  • una coscienza chiara dell'identità evangelizzatrice della nostra educazione e della nostra pastorale e quella di un progetto assunto e attuato corresponsabilmente;
  • la coscienza riflessa del ruolo specifico che le è proprio.84

81 Cfr CG21 102
82 Cfr CEC, // laico cattolico testimone della fede nella scuola, Roma 1982
83 Cfr Cost 47
84 Cfr CG21 67-68
130   G. Gli impegni del direttore
Questo insieme di lavori e di urgenze ti sollecita ad impegni particolari. Certamente ve ne sono di propri, proporzionalmente, anche ai responsabili della comunità mondiale e di quella ispettoriale. Essi indicano i metodi e i contenuti di .unità che servono di base alla programmazione e alla verifica delle varie opere e presenze. Ma vi è impegnata anche la comunità locale e la sua guida: essa deve formulare il proprio progetto, unico e organico, ripensato e revisionato ogni anno. Dal centro per le ispettorie e da alcune ispettorie per le proprie comunità si sono elaborati sussidi assai utili.
Ma il progetto lo deve fare la tua comunità, lavorando in un clima di partecipazione. Quali i punti di rilievo di cui devi tener conto e sui quali devi far convergere l'interesse e il lavoro della Comunità? È un cammino che esige intelligenza, passione salesiana, pazienza. Ma è un cammino che si deve fare e in cui non si può essere sostituiti:
130

  • Va ripensata l'esperienza pastorale educativa di Don Bosco, condensata nel suo Sistema preventivo. E cioè:
  • va studiata e tradotta in termini operativi;
  • va offerta Come riflessione pedagogica, sistematicamente, ai collaboratori e va incorporata nel tessuto della comunità educativa;
  • la si deve portare al confronto e al dialogo con altri progetti educativi, specialmente se operano nel territorio in cui ci si trova.
  • Ci si applicherà in seguito ad elaborare un progetto educativo che congiunga le intuizioni di Don Bosco alle caratteristiche concrete che la condizione giovanile del luogo manifesta. In ogni caso si presenterà salesianamente qualificato nella linea educativa, in quella esplicitamente catechistica e di formazione alla fede, nella linea comunitaria e di partecipazione, nella dimensione associativa.

132 - Il progetto va elaborato in un clima di partecipazione non per motivi tattici, ma come garanzia di realismo, come segno ecclesiale e come esigenza di complementarità dei diversi carismi. Nella comunità educativa la comunità salesiana è il nucleo animatore. Questo vuol dire che essa è chiamata a convocare, a far presenti gli obiettivi 'educativi, a farli diventare operanti nelle programmazioni, a risvegliare risorse e motivazioni nel cuore degli educatori, ad avvicinarli spiritualmente a Gesù educatore, a rivelare loro le radici evangeliche dell'avvicinamento ai giovani, ad accompagnarli nel chiarimento dei problemi educativi e culturali.
Questo tipo di animazione comporta una preparazione e un ruolo diverso dal semplice contatto docente-allievo. Richiede che si possegga in maniera riflessa e sistematica la propria arte 'educativa, richiede studio e ripensamento, capacità di esporre e confrontare, capacità di risolvere pacificamente le inevitabili tensioni.
Tutta la comunità è il nucleo animatore, non il solo direttore o il solo preside. Tuttavia i/ direttore è una delle funzioni strategiche. Promuovi, collaborando e curando la tua competenza, come gli altri e con gli altri, la elaborazione del progetto, assicura i significati pastorali di ogni elemento del processo educativo e l'unità di vita dei confratelli.
Dovrai testimoniarla e comunicarla, identificando la tua carità pastorale, non con qualsiasi lavoro o modo di lavorare, ma col `sacerdotalis animus' di cui parla il Vaticano Il;85 è il senso apostolico, l'unione spirituale e cosciente a Cristo apostolo sia nell'esercizio del lavoro pastorale che nell'intimo del cuore.86
85 PO 14
86 Cfr ib; FSDB 75-77
Don Albera avvertiva già la difficile composizione delle due esigenze e preveniva i confratelli: «Sarebbe poi male peggiore se..., mal interpretando le intenzioni del Fondatore, si ritenesse che per essere suoi seguaci, basti aver la passione per la gioventù, la tendenza alla scuola e alla vita chiassosa in mezzo alle turbe giovanili, quantunque non si abbia diligente premura di esercitarsi attivamente nella propria santificazione».87
4.3 Una comunità situata e aperta:
corresponsabilità e coordinamento pastorale
Le Costituzioni definiscono la comunità locale «par-. 133 te viva della comunità ispettoriale»,88 della Congregazione e della Famiglia salesiana. Essa «opera in comunione con la Chiesa particolare»;89 «'aperta ai valori del mondo e attenta ,al contesto culturale in cui si svolge la sua azióne apostolica. Solidale con il gruppo umano in mezzo a cui vive, coltiva buone relazioni con tutti».8°
La sua pastorale:

  • è azione della comunità salesiana, soggetto della missione: «la vita comunitaria salesiana sì costituisce in vista di un' servizio apostolico da rendere alla Chiesa, quale allargamento della carità che unisce i fratelli con Cristo e tra di loro» 91

87 ACS anno 1921 p. 148
88 Cost 58
89 Cost 57
90 lb
91 CGS 504

  • è azione svolta in una comunità pastorale ed educativa, che fa conto della presenza dei collaboratori laici, specialmente di quelli appartenenti alla Famiglia salesiana;92
  • è azione di Chiesa93 non generica, ma specifica e legata nella collaborazione ai diversi organismi di educazione e di apostolato;94
  • è azione al servizio della Chiesa universale, anche se inserita in quella locale;
  • è, nella Chiesa universale, azione missionaria,

134   La comunità locale vive dunque ed opera in una comunione e corresponsabilità più ampie: all'interno della Congregazione con l'ispettoria e il centro della Congregazione; con la Famiglia salesiana e i suoi gruppi; con la Chiesa a livello universale e locale; poi con quanti lavorano, sia pure parzialmente, al raggiungimento dei nostri medesimi intenti.
Questi rapporti e queste modalità sono il luogo della nostra comunione ed efficacia apostolica, ma anche quello della crescita della nostra coscienza, della custodia e dello sviluppo della nostra identità. Evidentemente non è che tu debba curar tutti questi rapporti in prima persona, anche se sei chiamato ad esserne responsabile e ad animarli perché siano corretti e fecondi, Infatti questo insieme 'di persone e di gruppi, mentre ci fanno dono delle ricchezze umane e di grazia di cui sono in possesso, a loro volta riconoscono il nostro dono e ci muovono a donare.
92 Cfr Cost 47; Reg 5
93 Cfr Cost 48; CGS 27. 28
94 Cfr Cost 48; CGS 78-83
43.1 Comunità locale, ispettoriale e mondiale95
135   «Come nella Chiesa universale l'unità si articola nel pluralismo delle Chiese particolari e nei gruppi di base, così la Congregazione salesiana si articola nelle comunità ispettoriali e, queste, in quelle locali, che sono il luogo e il modo concreto in cui si realizza la vocazione salesiana».96 La comunità ispettoriale ha un suo particolare rilievo in quanto «costituisce l'unità istituzionale salesiana che corrisponde meglio a una Chiesa locale».97 La comunione tra loro è favorita ed alimentata dal carisma, dalla missione e dallo spirito salesiano, dalla comunicazione dei beni e delle esperienze, dalla solidarietà a tutti i livelli e dal servizio reso all'opera pastorale della Chiesa.
I contenuti di unità, che la comunità mondiale e ispettoriale comunicano alla comunità locale, sono il dono che rende possibile e fecondo questo luogo e modo concreto di realizzare la vocazione salesiana.98
D'altra parte, lo sviluppo del carisma, vissuto localmente, secondo modi diversi e al servizio dei bisogni dei giovani di un determinato territorio, rivela la sua ricchezza e matura la coscienza del suo significato e della sua utilità. Essa diventa coscienza personale e comunitaria, 'senso del noi'!
Nella prospettiva di questo duplice movimento puoi capire ed apprezzare quanto favorisce l'informazione, la comunicazione, la comunione e la corresponsabilità.
Questo movimento che porta ricchezza alla tua comunità-dalla comunità mondiale e ispettoriale e viceversa, abbisogna di «un continuo sforzo di equilibrio»,99 frutto non facile della concorrenza di forze vive, di un'attenzione paziente e di una prudente creatività, che stimoli continuamente le iniziative, le modifichi e le corregga.

95 Cfr GuidaCost 437-465
96 CGS 506
97 CGS 84
98 Cfr CGS 506
99 Cfr ACS 272 p, 23
A. Apertura a livello locale
136   La prima apertura si manifesta nell'atteggiamento e nel tipo di rapporti in base ai quali si vive la corresponsabilità e il coordinamento a livello locale: è uno stile di vita e di lavoro. Il tuo primo compito è dunque quello di mantenere la comunità localmente aperta, cioè capace di superare le polarizzazioni e accettare la complementarità, di tener conto della diversità delle vocazioni,100 della qualità e del carattere personale dei suoi membri,101 della fase di vita a cui appartengono e delle loro caratteristiche occasionali di esperienza religiosa .e apostolica (giovani e anziani),102 delle funzioni comunitarie a cui sono preposti; dev'essere capace altresì di manifestare la sua delicatezza soprattutto verso i più giovani, .i più bisognosi e i più deboli, quali sono gli anziani, gli ammalati103 e i confratelli in difficoltà;104 e di coordinare internamente le sue strutture organizzative perché siano funzionali e feconde in vista della missione.
Di essa fanno parte i settori educativi pastorali. La sussidiarietà e il decentramento domandano la formazione di questi settori. Essi assolvono alla funzione di un intervento tempestivo (dare risposte a domande circostanziate), effidace (inserirsi in un contesto conosciuto e sperimentato) e competente (affrontare i problemi non in forma saltuaria e approssimativa).
100 Cfr Cost 45
101 Cfr Cost 44. 52. 69
102 Cfr Cost 46
103 Cfr Cost 53
104 Cfr Cost 52
Cercherai di agevolare la formazione di questi gruppi operativi, ne coordinerai l'informazione, gli indirizzi pastorali, gli obiettivi, fra loro e col progetto comunitario. Non è una semplice operazione amministrativa, è una vera arte pastorale.
Devi far conoscere ed applicare il principio della reciprocità, per cui quanto viene comunicato dal centro alla periferia rifluisce a sua volta dalla periferia al centro.
Questa preoccupazione pastorale la devi rivolgere anche a quegli organismi che vedono la presenza dei laici, quali la comunità educativa e l'assemblea comunitaria pastorale. È importante che in essi non prevalga la preoccupazione settoriale, ma siano sempre chiaramente messi in evidenza sia la visione d'insieme che l'impegno evangelizzatore di tutta la comunità salesiana.
137 Due principi regolano e assicurano la fecondità di queste strutture:,

  • la competenza

In un mondo in cui la qualificazione e specializzazione sono sempre più diffuse, diventa indispensabile essere competenti. La realtà che è. complessa non può essere affrontata senza la necessaria preparazione, almeno se si desiderano risultati positivi nel proprio lavoro. Il direttore deve spingere e facilitare agli interessati la partecipazione ad incontri di aggiornamento e di studio;

  • l'integrazione del professionale col religioso

Le nostre strutture mirano ad essere pastorali. Esistono perché comunità ed opere possano essere lievito cristiano... La nostra azione quindi non sarà organizzata separando l'educativo-promozionale dal pastorale, ma, pur ammettendone la distinzione, per far meglio comprendere la complementarità e l'unità di tutti i valori in Cristo,105
È un discorso di equilibrio da rendere reale nel vivere quotidiano. L'autonomia delle strutture e l'ispirazione evangelica devono essere operativamente presenti nelle nostre comunità e, attraverso il tuo ministero, le loro due voci devono creare l'armonia della missione.
B, Apertura a livello ispettoriale
138   La tua comunità non è un'isola; è parte viva della comunità ispettoriale, unificata dalla comunione fraterna e dalla missione comune. Ogni confratello vive in essa la sua appartenenza all'intera Società; in essa è incardinato nel giorno della professione religiosa.106
L'apertura alla comunità ispettoriale la promuovi:

  • attraverso la comunicazione e l'informazione continua;
  • attraverso la partecipazione apostolica, con l'adesione cordiale ai progetti e la disponibilità personale;
  • attraverso l'unità e il collegamento, pur nel rispetto delle competenze e della creatività locale;
  • attraverso la solidarietà economica e la distribuzione più equa delle forze.107

C. Apertura a livello mondiale
139    La vocazione salesiana ha una dimensione universale. Diventare salesiano è entrare in una grande comunità che il Fondatore stesso ha previsto e voluto senza frontiere. Questo respiro a raggio mondiale è uno dei tratti più marcati ed evangelici dello spirito salesiano.
105 Cfr CGS 712 10°
106 Cfr Cost 59
107 Cfr Cost 58; Reg 179
Vivere questa apertura a livello mondiale porta a convincere che si assumono quegli impegni che derivano dalla comunione nello spirito, nella testimonianza e nel servizio che la Congregazione offre alla Chiesa universale.108
Tutto quello che, in questi ambiti, arricchisce la trasmissione dal centro mondiale a quello ispettoriale fino alle singole comunità e viceversa, arricchisce anche l'esperienza della propria vocazione, la comunione e l'efficacia della missione.
Pensa agli impegni di animazione e di guida che le Costituzioni attribuiscono al Rettor Maggiore, agli ispettori, ai direttori, ai loro consigli e ai vari organismi di servizio pastorale e tecnico; pensa alla comunicazione, interna alla Congregazione, dei contenuti delle Costituzioni, degli Atti dei Capitoli generali, delle lettere del Rettor Maggiore, dei documenti elaborati dai Dicasteri centrali; alle esperienze e ai modelli di vita che sono diffusi attraverso i Bollettini, i Notiziari e le lettere mortuarie. Pensa ai documenti della Chiesa, alla ricchezza delle loro riflessioni che sono offerte tempestivamente perché si possa essere guidati, anche in prospettiva, per impostare iniziative e scelte efficaci.
Sono tutti elementi di apertura e di comunione a cui devi pensare e a cui devi far pensare, perché sono essi a dare la possibilità di costruire quei rapporti di confronto, di adesione e di collaborazione che permettono l'esperienza della propria identità. Tanto più che l'azione della tua comunità, anche se inserita nella chiesa particolare, si rivela segnata dall'universalità: nella sua esecuzione ordinata a metterci più ampiamente al servizio di tutta la Chiesa;" nella sua missione e nella pastorale che è unica e trascende le diverse diocesi; nel fatto che il suo apporto trasmette un'esperienza universale fatta a livello di Chiesa.
108 Cfr Cost 56
109 Cfr Cost 6
43.2 Coordinamento a livello di Famiglia salesiana
140   Ci riferiamo alla Famiglia salesiana dal punto di vista del coordinamento e della corresponsabilità pastorale e da quello delle «particolari responsabilità»110 che, come salesiani, abbiamo in essa. Supponiamo conosciuto e assimilato quanto le Costituzioni e gli ultimi CCGG hanno espresso a suo riguardo nell'ambito del nostro carisma, della nostra vocazione e missione.
Il mandato di Dio e la situazione dei giovani indussero Don Bosco a pensare a più gruppi operativi con finalità, spirito, sistema educativo e pastorale comuni, Nacque così dalle esigenze della vocazione e come strumento di risposta ai bisogni della gioventù del tempo la «Famiglia salesiana».
Oggi «i salesiani non possono ripensare integralmente la loro vocazione nella Chiesa senza riferirsi a quelli che con loro sono i portatori della volontà del Fondatore. Per questo ricercano una migliore unità di tutti, pur nell'autentica diversità di ciascuno».111
In altre parole, il rinnovamento passa attraverso la coscienza allargata dell'esistenza di una Famiglia. Il contributo originale che l'intera Famiglia offre ai giovani è «l'integrazione di 'vocazioni particolari' perché sia manifestata la ricchezza del carisma del Fondatore» e siano presenti modelli di vita caratteristici e diversi che li ispirano «a vivere il Vangelo» dentro il loro mondo così vasto e complesso.112
110 Cost 5
111 CGS 151
112 Cfr CG21 72

  • I salesiani sanno di aver bisogno degli altri gruppi 141 della Famiglia salesiana:
  • a livello di Chiesa, la Famiglia che si rinnova per restare fedele a Don Bosco offre ai salesiani le occasio- . ni propizie per ripensare e riscoprire di fatto la specificità della loro vocazione di evangelizzatori e i contenuti che le sono propri:113
  • a livello di scuola, la comunicazione tra salesiani, impegnati nel settore della scuola professionale, e quanti della Famiglia hanno esperienza di lavoro in fabbrica e nelle imprese diventa utilissima per la concretezza di questa stessa esperienza che essi portano e trasmettono114
  • a livello di comunità educativa pastorale lo è anche per l'opera di mediazione che essi fanno nei confronti degli altri collaboratori, Questi, chiamati a fianco di coloro che lavorano nel progetto di Don Bosco per vocazione salesiana,115 portano il loro contributo. Ma è compito della Famiglia aiutarli ad inserirsi e a comprendere le esigenze del metodo educativo salesiano per una comune maggiore ricchezza di vita ed efficacia ed ucativa.116

142

  • D'altra parte la Famiglia salesiana, per esplicita volontà del Fondatore, ha bisogno dei salesiani.

Nella Famiglia salesiana «per volontà del Fondatore, abbiamo particolari responsabilità: mantenere l'unità dello spirito e stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna per un reciproco arricchimento e una maggio-'re fecondità apostolica».177 Il capitolo quarto dei nostri Regolamenti, nuovo nella gran parte dei suoi articoli, è dedicato al nostro «servizio alla Famiglia salesiana».

113 Cfr CG21 73
114 Ib
115 Cfr CG21 76
116  Cfr CG21 74. 76s.
117 Cost 5; cfr GuidaCost 113-114
Il compimento di questi impegni suppone chiarezza di criteri, coinvolgimento della comunità, di tutta la comunità animata dal direttore e non del solo delegato, attenzione alle situazioni concrete, fiducia e prudenza.  Queste attenzioni permetteranno di superare lacune o incertezze attribuibili o al fatto che .non si coglie con chiarezza l'originalità della vocazione di ciascun gruppo é si corre costantemente il rischio dello scambio e della sostituzione dei ruoli; o al fatto che non si vive nella sua interezza l'esperienza della societàdove si trovano i nostri giovani e non si avverte che il loro inserimento in essa riuscirebbe meglio se si utilizzasse di più la collaborazione dei laici. Iniziative e attività sono fallite anche perché non sempre sufficientemente studiate ai dovuti livelli o lasciate, specie in opere locali, all'interpretazione e agli entusiasmi poco illuminati di singole persone.
La ragione più decisiva però è sempre quella di una povera o mancata formazione dei nostri collaboratori.118
143 È dovere dell'ispettore e del direttore; coadiuvati dai rispettivi delegati, sensibilizzare le comunità perché assolvano il loro compito nella Famiglia salesiana. La comunità, d'intesa con i responsabili dei vari gruppi, in' spirito di servizio e rispettando l'autonomia, offre loro l'assistenza spirituale, promuove incontri, favorisce la collaborazione educativa e pastorale e coltiva il comune impegno per le vocazioni».119 Gli articoli 37-40 dei Regolamenti specificano l'espressione di questo servizio alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Cooperatori, agli Exallievi, alle V.D.B. e agli altri istituti religiosi e secolari appartenenti alla Famiglia salesiana.
118 Cfr CG21 71
119 Reg 36; cfr ACS 306 p. 27-28
Bisognerà renderli operativi, alimentando la preferenza e la cura speciale e continua che vengono richiamate. Sono la manifestazione concreta dell'attaccamento alla propria vocazione e della fedeltà al movimento spirituale apostolico iniziato da Don Bosco.120
144   Più in dettaglio, le caratteristiche che qualificano il tuo servizio e l'interesse che lo muove, se vuoi essere efficace, comportano:

  • la sistematicità: non lasciare le attività di Famiglia salesiana al caso; ma mettile nel programma della comunità, concordandole con i responsabili. Tieni specialmente presente quanto dicono i Regolamenti, le Costituzioni e gli Atti degli ultimi CCGG, sulla collaborazione degli operatori che sono al nostro fianco;
  • l'integrazione dell'impegno per la Famiglia salesiana nel programma delle attività della comunità, con date e iniziative concrete, d'accordo possibilmente con gli interessati;
  • un servizio di formazione concordato con i dirigenti dei vari gruppi;
  • il rispetto delle competenze dei dirigenti e dei consigli di ogni gruppo, secondo l'autonomia che viene loro riconosciuta dai propri statuti;
  • l'accoglienza: devi animare una «comunità aperta» che, evidentemente, lo deve essere prima di tutto, con i membri della nostra Famiglia. Tale apertura, da praticare senza pregiudizio della vita comune, anzi per una sua maggior ricchezza, la costruisci:
  • creando momenti di convivenza, di preghiera, di gioia e fraternità;

120 Cfr CGS 126. 163. 171. 736. 739. 755

  • invitando, in occasioni opportune, Cooperatori ed Exallievi e, quando occorre, anche altri, ai consigli o alle assemblee comunitarie educative-pastorali,121 ascoltando il parere, anzi sollecitandolo, e offrendo collaborazioni possibili;
  • destinando nella casa locali dignitosi e sufficienti per la sede e le attività dei Cooperatori e degli Exallievi;
  • un atteggiamento di comunione: sei al tuo livello, padre e centro di unità della Famiglia salesiana che si regge sulla comunione di cui il direttore è centro propulsore e primo servitore responsabile nel senso pastorale;
  • un'operante complementarità: con i gruppi della Famiglia salesiana tu e la tua comunità potete far fronte ad alcune attività e presenze necessarie, ma meno congeniali alla vita religiosa e alla vocazione sacerdotale per esempio nel quartiere, negli organismi scolastici, nelle unità sanitarie, nei sindacati, nelle attività civiche, economiche, culturali;

145

  • l'impegno di una pastorale vocazionale per la Famiglia salesiana: l'attività educativa e pastorale salesiana ha il suo culmine nella proposta vocazionale che deve essere anche proposta unitaria di Famiglia salesiana.122 Si promuovano tutte le vocazioni ecclesiali, ma la preferenza deve andare a quelle della Famiglia salesiana. È un criterio e una proposta di grande importanza specialmente per quelle opere che hanno scuole, oratori, centri giovanili, vivai naturali di vocazioni laicali, sacerdotali e religiose. Un particolare aspetto di questo impegno è la cura degli Exallievi e dei Cooperatori giovani;

121 Cfr CGS 710
122 CG21 113. 114

  • la cura del più vasto movimento salesiano di cui parla l'articolo 5 delle nostre Costituzioni: «Da Don Bosco trae origine un vasto movimento di persone che, in vari modi, operano per la salvezza della gioventù».

È un'ampiezza di orizzonti in sintonia con lo spirito del nostro Fondatore, il cui 'progetto operativo', nelle sue grandiose visioni apostoliche, abbracciava addirittura l'utopia di una società cristiana.
«La fedeltà dinamica a Don Bosco e nell'intercomunicazione e nella collaborazione farà dilatare lo spazio della sua intuizione pastorale e della paternità; ogni aumento di sentimenti fraterni, di unione e di impegno, tra coloro che si riconoscono suoi figli, ne esalterà la dimensione. Questa paternità acquisterà dimensioni ecclesiali».1"
43.3 Una comunità ecclesiale
146   Un attivo «sensus Ecclesiae» fa parte della tradizione salesiana, al punto da essere considerato elemento costitutivo del suo spirito.124 La Chiesa riceve dallo Spirito Santo il nostro carisma, lo riconosce, lo sostenta per costruire se stessa come luogo della presenza di Cristo e come armonia delle diverse funzioni.125
Questo servizio ecclesiale ci rende possibili la conoscenza e il giudizio su situazioni diverse e molteplici. Le valutazioni che la Chiesa esprime nei confronti delle culture in cui si incarna, di cui cerca la comprensione, promuove la trasformazione e l'arricchimento fino ad aprirle ad un impegno di risposta a Dio,126 fanno si che le comunità possano meglio adeguare il dono che possiedono all'intervento di carità che loro si chiede per risolvere problemi immediati o per rispondere a prospettive di cui la Chiesa è ammirevole maestra.127

123 CGS 174
124 Cfr Cost 13
125 Cfr FSDB 8
126 Cfr FSDB 17
127 Cfr FSDB 9
La consapevolezza di questi benefici muove il direttore e la comunità a sentimenti di venerazione e di obbedienza, di collaborazione, stima e gratitudine profonda. Il «sensus Ecclesiae» è determinante dunque anche per l'impegno apostolico della Congregazione.
Devi considerare la chiesa particolare come costituiva dello spazio storico, «quasi la patria della... vocazione»,128 in cui la tua «comunità vive ed esprime il suo impegno apostolico».129 La chiesa locale infatti «ha la funzione originale di ordinare a Dio le ricchezze umane di un popolo e di farle servire a una espressione particolare della grazia redentrice».'"
147                 II CGS ha orientato i confratelli, a situarsi nell'insieme della vita della Chiesa, superando due rischi: la mentalità dell'isolamento e una male intesa autonomia, la paura di lavorare con gli altri e una certa autosufficienza soddisfatta, un po' di sfiducia e un po' di campanilismo,
E significativa questa convergenza di scelte: la Chiesa, guidata dallo Spirito del Signore, approfondisce la sua natura e la sua missione; lo stesso Spirito suscita nel cuore dei fedeli e dei religiosi il desiderio di comunione con la Chiesa,
Accogli questo fatto con gioia e con senso di responsabilità."' Siamo in sintonia con lo spirito e con lo stile del nostro Fondatore quando operiamo in comunione con la Chiesa in cammino.
128 MR 37; cfr ib 23
129 Cost 48
130 CGS 80
131 Cfr ACS 306 p. 26-27
E siamo nella possibilità di essere attivi e di collocare nei diversi organismi ecclesiali quella «certa carica di genuina novità e.,. di particolare operosa intraprendenza», che sono proprie del nostro carisma e dell'esperienza ampia e viva della nostra storia."'
Il principio direttivo di questo dinamismo risiede nel ministero episcopale, a cui devi costantemente far capo in linea pastorale operativa così come affermano le Costituzioni: «Ci inseriamo nella pastorale (della Chiesa particolare) che ha nel vescovo il primo responsabile e nelle direttive delle conferenze episcopali un principio di azione a più largo raggio».133 La preghiera, che i religiosi innalzano per i loro vescovi, serve per il discernimento di ciò che più giova; è una preghiera che porta al rispetto e alla comprensione dei doni di Dio, seminati nella diocesi e utilizzati per la edificazione comune.
La collaborazione nasce da questa fede. Ma dovrai distinguere le collaborazioni normali ed occasionali, che non esigono un impiego notevole di tempo eche cadono sotto la tua responsabilità, da quelle stabili che, per l'impegno che richiedono, allontanano forze dall'opera locale. Queste devono contare sull'approvazione dell'ispettore, perché modificano la fisionomia dei compiti di una comunità e mettono in discussione le sue reali possibilità di lavoro.
148   Nelle chiese poi che sono ai primi passi noi ci inse- riamo con un lavoro specializzato e uno spirito tipico che si alimenta alla predilezione verso i giovani. Già l'articolo 7 delle precedenti Costituzioni esprimeva così il nostro compito missionario: «Siccome tra i giovani meritano la più grande comprensione quelli che insieme alle loro famiglie e popoli non sono stati ancora rischiarati dalla luce del Vangelo, così i soci si dedicheranno con zelo alle Missioni estere».
132 Cfr MR 12.19, 22, 23. 40
133 Cost 48; cfr GuidaCost 399-400
E le attuali Costituzioni: «I popoli non ancora evangelizzati sono stati oggetto speciale della premura e dello slancio apostolico di Don Bosco. Essi continuano a sollecitare e a mantenere vivo il nostro zelo: ravvisiamo nel lavoro missionario un lineamento essenziale della nostra Congregazione».134
Va rivissuto «l'ideale di Don Bosco, il quale volle che l'opera delle missioni fosse l'ansia permanente della Congregazione in modo tale da formar parte della sua natura e del suo scopo»,135
L'azione che ci impegna è missionaria anche per il rapporto che c'è tra il nostro 'stile' pastorale, proprio di ogni opera nel lavoro con i giovani, e il fatto e il modo con cui andiamo verso le nuove chiese e i popoli non ancora evangelizzati.136 II legame tra evangelizzazione e promozione, l'attenzione preferenziale ai giovani poveri, lo spirito di adattamento e la creatività, l'impegno catechistico e la pietà semplice, l'attenzione ai valori delle culture locali, il rapporto umano facile, simpatico e ottimista diventano nelle missioni atteggiamenti .e comportamenti quasi naturali e spontanei.
Le missioni sono insieme «un luogo privilegiato dove compiere la Missione salesiana e uno spirito col quale compierla».137
43.4 Coordinamento all'interno-di una pastorale organica
149    «Per un più organico coordinamento condividiamo iniziative con i gruppi della Famiglia salesiana e con altri istituti religiosi».138
134 Cost 30
135 CG19 p. 178, ripreso anche da CGS 470
136 Cfr ACS 267 p. 14ss.
137 lb p. 20
137 Cost 48
Si pone a questo punto, per te in particolare, il problema di un più organico collegamento tra le diverse forze salesiane di una zona nel contesto di una pastorale d'insieme che fa capo al vescovo e ti raggiunge tramite la mediazione orientativa dell'ispettore. La Famiglia saleslana sarà tanto più efficace nelle sue iniziative quanto più i suoi membri sono coerenti con la loro vocazione; quanto più sono coscienti che il carisma di cui sono portatori è un dono per la Chiesa, per la moltiplicazione di quei ministeri e di quei servizi che promuovono specialmente la gioventù e i ceti popolari; quanto più sono uniti per comunicarsi a vicenda le ricchezze della loro vocazione e sono protesi alla ricerca di quelle anime che lo Spirito Santo ha posto sul cammino di Don Bosco e dei suoi figli.
150  Non potrai mai stancarti di risvegliare, col tuo servizio, il desiderio di unità che fu di Don Bosco. Aiuta i confratelli e la comunità a trovare quegli orientamenti comuni che permettono di inserirsi salesianamente nella chiesa locale, secondo il tipo di presenza e di opera in cui lavorano.
L'assenteismo non è vantaggioso per nessuno. Devi compiere uno sforzo in più per rendere sensibili i confratelli di fronte a strutture nuove o rinnovate, la cui sopravvivenza o vitalità è legata anche ai contributi che noi sappiamo dare. Devi aiutarli a capire che il .tempo dedicato dal direttore e dalla comunità a questo lavoro non è da considerarsi inutile. Nessuna struttura nasce perfetta e convince del tutto. La chiesa locale attende da quanti ne fanno parte contributi intelligenti che migliorino e rendano fecondi per il Regno di Dio i suoi organismi collegiali. Nella sua struttura vi sono settori congeniali alla nostra missione quali, per esempio, la pastorale giovanile e vocazionale, quella popolare e del mondo del lavoro, gli ambiti della cultura e della comunicazione sociale.
Ci si convinca però che non è solo un dare, il nostro, è anche un ricevere.139 Si incrementa una più efficace pastorale delle vocazioni attraverso «un'azione concorde della comunità cristiana per tutte le vocazioni>>.140
Si programmano insieme nuove presenze apostoliche: «i vescovi e i superiori in dialogo cercano di discernere che cosa esige lo Spirito e studiano i modi di apprestare nuove presenze apostoliche, così da poter affrontare le difficoltà...».141
Ritroviamo un aspetto del «rilancio dello spirito di iniziativa» sul quale ha tanto insistito il CG21,142 Si sviluppa un adeguato rinnovamento del culto: nell'inventiva e nella vigilanza comune, si scoprono nuove forme di preghiera, si correggono e si rinnovano deviazioni e abusi.143
151   Ecco quali sembrano oggi le iniziative possibili per una presenza attiva dei salesiani nella chiesa locale:
A. Le federazioni diocesane e nazionali dei religiosi.
I contatti che Don Bosco ha mantenuto con le autorità religiose locali, pur riservandosi sempre un alto livello di libertà nei suoi interventi e nelle sue scelte, insegnano ancora un cammino di attualità.
Con la tua comunità prevedi tempo ed energie per far funzionare questo aspetto significativo ed esigente. È nello stile di Don Bosco ricercare collegamenti con tutti, a maggior ragione con gli istituti religiosi. Nei ricordi ai primi missionari Don Bosco scrive: «Amate, temete, rispettate gli altri Ordini religiosi, e parlatene sempre bene. È questo il mezzo per farvi stimare da tutti e promuovere il bene della Congregazione».144 II parlar bene
139 Cfr Cost 48
140 MR 39; cfr CG21 119c
141 MR 40
142 Cfr CG21 155. 573
143 Cfr MR 43
144 MB 11,389-390
degli ordini religiosi, l'.averne profonda stima assumono oggi dimensioni più ecclesiali e aspetti più operativi. Si costituiscono infatti a livello locale, nazionale e internazionale organismi particolari fra tutti i religiosi. Il documento «Mutuae Relationes» riconoscendoli intende anche valorizzarli: «le associazioni di religiosi a livello diocesano si dimostrano assai utili; quindi vanno incoraggiate»."' Esse sono organismi di mutuo collegamento, di promozione e di rinnovamento della vita religiosa; organismi che discutono i problemi misti tra vescovi e superiori e coordinano le attività delle famiglie religiose con l'azione pastorale della diocesi sotto la guida del vescovo."' È il modo nuovo con cui si esprime la carità tra le famiglie religiose e tra religiosi e chiesa locale. È «la comunione di tutte le forze che lavorano per il Regno»,147 tanto auspicata da Don Bosco.
152   B. Servizi in strutture non salesiane
Le intenzioni apostoliche suggerite dai nostri documenti contengono una novità che non deve lasciarti indifferente: la scelta delle nostre iniziative è sempre ecclesiale e giovanile.148
— è ecclesiale in quanto uno dei modi di aiutare i giovani di una chiesa locale o di zona è certamente quello di inserirsi nelle diverse strutture già organizzate. In esse il confronto è continuo, l'arricchimento vicendevole più immediato, le attività più organiche e con esiti più sicuri. Sviluppando tra i confratelli la coscienza di chiesa e rafforzando l'appartenenza alla Congregazione, questo servizio non ingenererà l'impressione di una fuga ma sarà sentito piuttosto un completamento di quanto già attuiamo;
145 MR 59
146 Cfr ib
147 Cost 13
148 Cfr Cost 7. 19
— è giovanile e creativa in quanto la salvezza dei giovani c'impone l'atteggiamento del Buon Pastore che si muove alla ricerca dei dispersi con i mezzi più adatti, senza attendere che siano i giovani a fare il primo passo.149
C. Servizi rispondenti alle necessità
153  Il servizio reso dalle nostre comunità con il loro lavoro, chiamiamolo tradizionale, è un vero servizio alla chiesa locale, quando è rispondente alle sue necessità.
Bisogna prenderne coscienza. Forse in più di un caso molte cose sono da rivedere: il modo di condurre le attività, certe nuove iniziative da promuovere, collegamenti ed attenzioni ad altri organismi da migliorare, ma tutto ciò nulla toglie alla realtà di questo servizio.
D. La collaborazione nelle circoscrizioni civili e sociali.
154 «Siamo pronti a cooperare con gli organismi civili di educazione e di promozione sociale».150
Questa collaborazione è un fatto nuovo per le nostre comunità religiose, ma è anche un mezzo per rendere un servizio alla Chiesa che vive in un luogo, in una zona, in un territorio151 Ti impegnerà a comprendere e a far comprendere meglio le motivazioni di una tale presenza nel civile e nel sociale. L'esigenza nasce primariamente dalla volontà di rendere operativo il nostro progetto educativo.
149 Cfr Cost 15. 16
150 Cost 48
151 Cfr Comunità salesiana nel territorio, Roma Dicastero Pastorale Giovanile, n. 10, 1986
Fino a quando la nostra creatività e originalità non tenderanno a farsi progetto concreto, sulla misura e le dimensioni dei gruppi umani che vivono in contesti culturali e territoriali ben definiti, non potranno avere grande rilevanza né servire secondo la volontà di Dio. L'amore dei giovani ci fa attenti, come fece attento Don Bosco, ai segni che scorgiamo nella società civile.
Perciò, dov'è possibile, ci inseriamo nel contesto civile e sociale per collaborare e orientare cristianamente le legislazioni le quali potrebbero danneggiare i giovani, i più deboli soprattutto, se non fossero guidate dalla scelta dell'uomo e dall'amore alla vita. Partecipare ai comitati di quartiere, dove esistono, specialmente attraverso la presenza 'laicale' del coadiutori e ancor più accentuatamente degli altri gruppi della Famiglia salesiana, essere presenti nei centri culturali locali, dare il nostro contributo di riflessione e di attività ai gruppi di ricerca, agli operatori sociali, è oggi un'esigenza di fedeltà vocazionale.
Vantare il merito di essersi interessati fin dai loro inizi ai 'contratti di lavoro' per i giovani apprendisti e poi disimpegnarsi dal continuare una tradizione cosi qualificante è rinnegare un po' il passato e dimenticare le nostre origini.
Nelle iniziative, a cui diamo vita, dev'essere immediatamente percepibile che guardiamo ai giovani e alle loro persone e perciò ci interessiamo di educazione, di lavoro, di comunità familiare. Sono le angolature particolari secondo cui accostiamo la gioventù e sono gli spazi in cui desideriamo dire una parola e trovare una collaborazione.152
152 Cfr ACS 284 p. 3-56; CRIS Religiosi e promozione umana 1980
43.5 La comunità e i suoi contatti con altri gruppi ed ambienti
155    Gli orientamenti conciliari e la «Redemptor Hominis», discorrendo sull'uomo e sull'impegno della Chiesa, che fa dell'uomo la sua prima via, impongono un confronto e una collaborazione tra quanti con sincerità lavorano alla promozione umana, Questo atteggiamento di apertura è specialmente richiesto a noi missionari dei giovani, impegnati nell'ambito popolare, sensibili verso i poveri e solidali con le loro situazioni.
Non vanno perse le preziose annotazioni del CGS: «partecipe del dinamismo della Chiesa, la comunità è inviata e aperta al servizio dei fratelli ed offre a tutti le grazie di cui il Signore l'ha colmata. Essa coltiva con gioia e vivifica con la fede le relazioni che ha con altre persone ed ambienti per vincoli di parentela, di ispirazione, di lavoro, di ideali o per dovere di giustizia, di convenienza, di amicizia e di carità».153
Continua in questo Io spirito e la prassi di Don Bosco anche se in un mondo molto diverso da quello in cui egli operò. Per questo, proprio più di allora, bisogna rinvigorire «un movimento ecclesiale e civile aperto a tutte le energie disponibili, in definitiva a tutte le persone di buona volontà, in grado di condividere le identiche preoccupazioni, magari mosse da motivazioni diverse, e di partecipare in qualche misura alla realizzazione dell'impresa comune, seppure facendo capo a organizzazioni disparate oppure operando congiuntamente»154
153 CGS 507; cfr LG 45b; CD 353
154 Braido P., Contemporaneità di Don Bosco nella pedagogia di ieri e di oggi, in AA.VV. Don Bosco educatore oggi; PAS 1963 p. 138
In questi contatti esterni la tua comunità da senso più pieno ai rapporti col mondo, inserendovi lo spirito delle beatitudini che le è congeniale, viene arricchita di nuovi valori da integrare nei doni spirituali della sua missione e realizza un'azione apostolica più adeguata e fedele al contesto umano in cui si muove.
156  Nell'insieme di queste iniziative e di questi rapporti ritroviamo l'amore di Don Bosco per la Chiesa: «lavoro e intendo che i salesiani lavorino per la Chiesa fino all'ultimo respiro».155
Ed eccone la motivazione: «La Congregazione in buona sostanza appartiene alla Chiesa»;156 «la gloria della Chiesa è la gloria nostra».157Dall'amore alla Chiesa alla sua diffusione e dilatazione si sviluppano in Don Bosco il desiderio e il gusto di farsi animatore del bene tra molti. L'amore alla Chiesa è sempre amore apostolico. E, percorrendo gli scritti, rivedendo gli atteggiamenti, risentendo le parole di Don Bosco si scopre un criterio esemplare per quanti si ispirano a lui: «il bene della Chiesa va messo innanzi tutto».158
155 MB 14,229. 219
156 MB 17,131
157 MB 17,491
158 MB 10,441


+5. ANIMAZIONE E GOVERNO
DI UNA COMUNITÀ FRATERNA IN DIALOGO CON IL SIGNORE
5.1 Una vita comunitaria ricca e profonda
157  «Vivere e lavorare insieme è per noi salesiani ,un'esigenza fondamentale e una via sicura per realizzare la nostra vocazione».1 Nelle Costituzioni sono numerose le affermazioni che si riferiscono alla «comunità fraterna», radunata da Dio e da Lui inviata, al clima di famiglia che la pervade, alla sua comunione, alla condivisione, alla corresponsabilità, elementi inseparabili della nostra. consacrazione apostolica, vissuti secondo le caratteristiche dello spirito salesiano e del Sistema preventivo.,
158   Ci soffermiamo a considerare in dettaglio alcuni de- gli aspetti della vita comunitaria che la fanno ricca e profonda. I nostri Capitoli Generali e l'insegnamento dei Superiori ne hanno fatto oggetto di risoluzioni operative: la tua azione di animazione e di governo ne cura la consapevolezza e lo sviluppo:

  • un clima di reale comunicazione e comunione; se non vi fosse, autorità, metodi, strumenti e decisioni sarebbero percepiti come esterni alla propria vita e facilmente rifiutati. Ti troveresti a lavorare nel vuoto;

1 Cost 49

  • un clima di vera corresponsabilità: «ricordati che il Direttore non deve fare molto, ma adoperarsi che altri facciano, vegliando che ciascuno compia i suoi doveri»;2
  • un clima di solidarietà e di complementarità che valorizza l'uguaglianza e la diversità vocazionale e stimola al riconoscimento mutuo dei valori di ciascuno (sacerdoti-coadiutori, giovani-anziani, sani-ammalati), mentre invita tutti a liberarsi di quei difetti che diminuiscono la ricchezza comune;
  • un clima diffuso di fede, capace di testimoniare che lo Spirito del Signore ci ha chiamati; ci ha riuniti nell'amore di Dio e nel carisma della predilezione per i giovani. Questo fatto è alla radice del significato della nostra comunicazione, comunione, corresponsabilità, solidarietà e complementarità e ci muove costantemente a realizzarle.

51.1 Un clima di comunicazione e comunione
159  Certamente ti è chiara l'esigenza di considerare primari i valori vocazionali e dunque senti il tuo impegno per essi come primissimo dovere. Ma questi stessi valori richiedono un clima che renda effettivamente possibile la loro presa di coscienza e il loro scambio, Bisogna imparare a vivere in comunità e come comunità, E bisogna crearne le condizioni.
Tutto ciò che fa crescere in umanità garantisce la chiarezza e la fiducia, permette l'incontro costruttivo, rende possibile l'orientamento dell'impegno religioso, costruisce la fraternità e dà modo alla carità di esprimersi. Ma vi sono anche altre ragioni. La comunità ha la missione di evangelizzare educando e promuovendo.
2 Epist 2 p. 270
Essa non può pensare di compierla se non nella misura in cui realizza la propria evangelizzazione nell'educazione.
Lo stesso servizio di animazione e di governo richiede, in te e negli strumenti che usi, la presenza di questi atteggiamenti e comportamenti e la scelta indovinata dei mezzi corrispondenti.
A. Comunicazione
160   Se nella tua comunità non ci fosse 'comunicazione’, se si facesse fatica ad avere quei contatti semplici e immediati attraverso cui si partecipano facilmente le notizie e i sentimenti che accompagnano i fatti di ogni giop no, essa non potrà essere l'ambiente più propizio per lasciarsi servire da un'autorità partecipata e in dialogo. I suoi membri si sentirebbero come emarginati e insicuri. Certo una tale comunità è anche effetto dell'animazione, ma ne è anche la possibilità.
Bisogna perciò che ti preoccupi di individuare, per eliminarli, quei motivi che riducono la comunicazione e provocano fenomeni di isolamento, di difensività, di Ostilità. I più comuni sembrano essere la limitazione dei contatti, indotta da certe strutture o da certi orari che non li facilitano; le manifestazioni di stima che privilegiano certi confratelli per le funzioni che esercitano; la svalutazione del contributo dei membri della comunità a tutto vantaggio del contributo di alcuni di maggior prestigio, fosse anche del direttore.
Nella terza conferenza, durante il primo Capitolo Generale, Don Bosco, trattando della disciplina, orientava i direttori a «saper far agire gli altri».3 Tutti i giorni fai esperienza del fatto che i confratelli lavorano e collaborano tanto più volentieri quanto più sentono di aver accesso a tutta l'informazione che li riguarda per ciò che si riferisce al loro lavoro e alla stima che di esso si ha nella comunità.
3 MB 13,258
B. Comunione
161   Ma vi è un aspetto più profondo del dialogo comunitario che possiamo chiamare «comunione». Essa sottolinea gli elementi che toccano maggiormente in profondità le persone' e la vita della comunità. Questa comunione è la sintesi di tre atteggiamenti che si dispongono tra loro in circolo: la partecipazione, il 'senso del noi', il clima o tono emotivo diffuso nel gruppo.

  • La partecipazione dei confratelli è una delle forze principali di una comunità. Deriva dall'impegno perso- nate e psicologico per ciò che concerne la comunità stessa e la realizzazione della sua vocazione: le mete che si prefigge, sia quanto alla sua vita interna che alla sua missione, i mezzi che intende usare, i compiti e i servizi che vengono distribuiti. L'esperienza ti suggerisce che una comunità è tanto più efficiente e unita, quanto maggiori sono le opportunità offerte ai suoi membri per una reale partecipazione.

Anche quando alcuni non fossero d'accordo con quanto pensano altri e con le decisioni finali del direttore, essi sono di tatto più disposti ad accoglierle se hanno avuto la possibilità di partecipare e di esprimersi durante il processo della loro elaborazione. Non solo, ma diminuirà per questo anche la resistenza ai cambiamenti, vi sarà un minor grado di disimpegno nei confronti delle funzioni che i confratelli sono chiamati ad esercitare, una maggior efficienza e una maggior comune soddisfazione.
162

  • Nasce cosi il 'senso del noi' o l'identificazione di se stessi con la propria comunità. Lo si chiama, oggi, anche 'senso di appartenenza'. La singola persona si sente parte viva della comunità, sente di avere in comune con essa interessi, ideali, aspirazioni. È l'esperienza vissuta di un impegno comune, l'interesse per quanto concerne gli altri membri e la comunità stessa nel suo insieme.'

Può avere gradi diversi nelle diverse persone. Si basa su considerazioni di valore, ma risente ancor più di una forte componente emotiva sia personale che collettiva, La tua opera in questo è insostiituibile.
Vi sono gesti che il direttore non delega ad altri: «Don Bosco, scrive Don Rinaldi, quando era direttore, voleva che tutti fossero buoni con gli altri, ma la paternità la riservava a sé solo».5

  • Infine vi è, in ogni comunità, un certo clima diffuso, difficilmente descrivibile a parole, ma facilmente percepibile anche dai meno attenti. È anch'esso in rapporto con la 'partecipazione' e con il 'senso del noi', dai quali dipende e sui quali influisce fortemente. Quante volte ti sarai accorto che la condotta di un confratello era determinata, in modo considerevole, dalla percezione che egli aveva delle reazioni della comunità nei suoi riguardi.

Anche fattori di cui talvolta si fa poco conto influiscono sul clima della comunità: l'ambiente fisico, per esempio, la distribuzione e il funzionamento del materiale, la distribuzione dei posti, dei sedili, la illuminazione, la ventilazione, la pulizia.
4 La giornata annuale della comunità vuoi essere una forma di celebrazione dl questa realtà permanente (cfr Reg 42)
5 ACS 36 p. 486
Vi sono poi atteggiamenti che pur non riferendosi direttamente ai membri della comunità contribuiscono alla crescita del suoi rapporti interni: la cordialità con cui si accolgono «quanti vengono in contatto con la comunità o sono suoi ospiti, specie se confratelli»6 e «le relazioni cordiali con la famiglia di ogni confratello»7.
51.2 Un clima di vera corresponsabilità
163  Dal punto di vista costituzionale sono previsti organismi di partecipazione, che affiancano l'opera del direttore di una comunità, nel suo governo ordinario, e uffici di responsabilità con compiti di animazione e di coordinamento nei loro propri settori. 8
La prospettiva rimane quella della creazione di un clima che renda praticamente utili questi stessi organismi ed efficace la loro attività. Trovandoti al 'centro della comunità',9 hai bisogno di tutti per farla funziOnare come comunità apostolica, corresponsabile del progetto e animatrice della comunità educativa pastorale. Perciò devi saper chiedere la collaborazione nello stile esigente e familiare, tipico delle nostre comunità. Sono comunità articolate, dove ciascuno fa quello che è chiamato a fare, dove il direttore fa il direttore e cura la divisione del lavoro, dei compiti e delle responsabilità. Esigono da te un ruolo che altri non possono supplire o compensare: il direttore «sappia far agire gli altri: invigili, disponga, ma non abbia mai, esso, da metter mano all'opera. Se non trova individui di grande abilità nel far le cose, lasci chi è di abilità mediocre; ma per la smania del meglio non si metta a far le cose esso».10
C'è grande sapienza in. questa determinazione, c'è un senso di rispetto verso tutti i collaboratori, ma c'è anche, implicita, l'esigenza che la collaborazione del direttore per la riuscita della missione si ponga su un piano diverso da quello del semplice fare accanto e insieme agli altri.
6 Reg 45
7 Reg 46
8 Cfr Cost 175-186
9 Cost 55
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A• Corresponsabilità come cura del 'cuore oratoriano'
164    «Il direttore si mantenga libero da impegni che possano compromettere i compiti fondamentali del suo servizio verso i confratelli».11 Questa disposizione non ha unicamente il valore di una norma pratica. È una pregiudiziale da rispettare. Don Bosco in diverse circostanze e ai vari direttori raccomandava di visitare ogni giorno tutta la casa. Assicurava a questa semplice operazione un'efficacia insospettata. La presenza del direttore tra i confratelli è segno di fraternità e di solidarietà: è conferma delle scelte operative che si compiono quotidianamente; è partecipazione comunitaria al lavoro dei singoli settori, attraverso la simpatia e l'appoggio morale; è comprensione oggettiva dei problemi e delle situazioni in vista di un intervento qualificato. Una tua parola di coraggio e di approvazione, il tuo saluto abituale, l'intuizione di un bisogno nascosto, una tua visita presso gli anziani e gli ammalati, la tua capacità di ottimismo, il tuo richiamo a motivi di fede per i confratelli di ogni età è una grande spinta a migliorare la fraternità e la solidarietà. E ti rende più possibile la cura del 'cuore oratoriano' di ogni confratello.12 Cioè in concreto, della sua fedeltà e della sua creatività.
165   Non è facile il discorso dell'operare fedelmente. Ma va affrontato e promosso secondo «tre requisiti indispensabili», indicati dal CGS:
11 Reg 172
12 Clr CG21 565. 568

  • «essere al servizio della gioventù, soprattutto più bisognosa;
  • avere una finalità integralmente pastorale;
  • essere impregnati di quello spirito che informava l'azione di Don Bosco nel suo Oratorio di Valdocco».13

La tua presenza diventa indispensabile perché non si perdano di vista i fondamentali criteri salesiani circa il servizio, i destinatari, lo stile di azione. Svolgi in questo caso il 'ruolo di 'buona coscienza critica' della salesianità. Don Bosco esprime queste diverse esigenze con una semplice parola, riportata negli appunti sul Sistema preventivo: «l'educatore è un individuo totalmente consacrato al bene dei suoi allievi».
II direttore dunque aiuterà i confratelli:

  • a non perdere la motivazione religiosa del loro servizio, qualunque opera compiano nel settore dell'educazione e della promozione umana (Don Bosco dice 'consacrato'); e
  • a non ridurre l'ampiezza e la profondità della prospettiva religiosa nel proprio lavoro, mentre si valorizzano opportunamente le scienze dell'uomo (Don Bosco dice 'totalmente consacrato').

166   Per quanto si riferisce alla creatività dei confratelli valorizza i talenti di tutti, dà spazio all'espressione di ognuno e alla ricchezza della sua inventiva. «So di poter affermare, scrive Don Caviglia, che Don Bosco, pur esigendo una disciplina amorevole di cristiano e di religioso, rispettò, al massimo grado compatibile con quella, la volontà dei suoi e le loro idee, lasciando, direi, molta e molta aria attorno ad ogni persona».14
13 CGS 230
14 Caviglia A., Don Bosco profilo storico, SEI Torino 1934, p. 169
Il 'cuore oratoriano' sospinge verso la «fantasia pedagogica, l'intraprendenza e il coraggio, la santa furbizia».15
Non è soltanto problema di strutture aperte e capaci di accogliere il dinamismo giovanile, ma anche e soprattutto di persone che, in sintonia con la propria vocazione e con la storia, sanno vivere con Don Bosco e con i tempi. È un'opera di formazione continua che impegna il tuo ministero.
B. Corresponsabilità e funzionalità
167  Il direttore col suo tipico servizio coordina le strutture .e l'organizzazione, se ne rende garante in vista di una più sicura fecondità pastorale, Di ciò si dirà ampiamente nel capitolo 7 parlando degli aspetti giuridici e degli impegni amministrativi del suo ministero secondo il diritto universale e quello che ci è proprio.
51.3 Un clima di' solidarietà e complementarità
A. La solidarietà e le sue esigenze
Non stancarti di promuovere il passaggio, in ciascuno, dall'io al noi, dal mio al nostro, dal 'non mi riguarda' a 'la carità di Cristo mi sospinge'. Vedrai' crescere il senso di appartenenza e ridursi o scomparire il fenomeno dell'Individualismo che è l'ombra più pesante nel cielo della fraternità.
La tua paternità spirituale dovrà essere capace di suscitare unità, di creare collaborazione, di sconfiggere isolamenti e separazioni. Aiutato dalla comunità, dovrai cominciare a farlo con i mezzi che la nostra tradizione suggerisce:

  • la valorizzazione delle doti di ciascuno;

15 CG21 573

  • l'apertura cordiale e illuminata che dà modo di apprezzare l'opera di Dio nella vita dei fratelli;
  • la migliore collaborazione possibile delle persone nella missione comunitaria;
  • la corresponsabilità di tutti;
  • il giusto valore da attribuire ai mezzi umani per la crescita della fraternità;
  • il ridimensionamento delle comunità nel numero e nel tipo di lavoro per favorire rapporti interpersonali più stretti e agevoli;
  • la complementarità vocazionale.

168     B. Le ricchezze della complementarità
La complementarità dei salesiani sacerdoti e coadiutori, essenziale nella comunità e alla comunità, esige che si chiarisca e si valorizzi sia l'uguaglianza che la diversità e ti invita ad assumere gli orientamenti e i comportamenti più opportuni per promuoverla.

  • Conoscere e valorizzare l'uguaglianza e la diversità

Gli studiosi dovranno ancora approfondire la peculiarità del rapporto tra ministero sacerdotale e laicità consacrata nella vita religiosa salesiana,16 Quanto più lo si dovrà dire di ciascuno di noi per il quale la complementarità è un modo di essere e di agire apostolica-mente, voluto dallo Spirito Santo. Il. cammino compiuto dai nostri CCGG, dovrà diventare, anche per il tuo ministero, il cammino della tua comunità. In concreto dovrai guidare serenamente, ma con costanza, il 'discernimento comunitario' su questo tema.
16 Cfr CG21 235; ACS 298 «La componente laicale della comunità salesiana»
Il suo obiettivo immediato è chiaro: «affinché l'uguaglianza e la diversità... siano colte come una ricchezza per la comunità salesiana e diventino realtà vissute quotidianamente, occorre che ogni salesiano le recepisca interiormente le manifesti visibilmente attraverso alcuni atteggiamenti di base: il senso radicato di tale uguaglianza fondamentale e della rispettiva diversità; lo spirito di famiglia; la corresponsabilità fraterna; íl gioioso riconoscimento della 'mutua indigenza'; la correlazione e la generosa solidarietà; il riconoscimento pratico della propria, sebbene relativa, autonomia e responsabilità».17 Si tratta di una vera conversione di mentalità da promuovere attraverso una vicendevole conoscenza, perché l'ignoranza è a scapito del carisma. Non si rimane fedeli al progetto originale se i salesiani non sviluppano ciascuno la propria caratteristica fisionomia e non si aprono gli uni agli altri nella comprensione e nello scambio dei loro doni particolari.18
169 Prima di tutto dunque farai conoscere la dottrina sul salesiano coadiutore, la ricchezza e il significato della sua identità, che tocca l'immagine stessa della Congregazione.19 Provvederai poi a valorizzare uguaglianza e diversità attraverso,un impegno;
— di corresponsabilità spirituale, perché le ricchezze spirituali del salesiano sacerdote e coadiutore si alimentano a vicenda e la povertà della vita di ciascuno si ripercuote negativamente su entramb1.2° Vanno ritrovati i motivi profondi della stima e simpatia fraterna all'interno della comunità;
17 CG21 208
18 Cfr CG21 196
19 Cfr CG21 197, 206
20 Ibidem
— di apostolato; Don Bosco ha voluto una comunità costituita da entrambi quale primo soggetto della missione che è ricca e complessa.21 Crediamo che il «da mihi animas» di Don Bosco leghi indissolubilmente i due aspetti di promozione umana e di evangelizzazione con un punto in più di insistenza su quello religioso,22 In tale missione la laicità del salesiano coadiutore appare in tutto il suo significato e la sua necessità. Essa ricorda al salesiano prete ed esige da tutta la. Congregazione una visione e un impegno apostolico assai concreto e complesso, che va più in là dell'attività sacerdotale e catechistica in senso stretto.23
170

  • Un'intelligenza particolare nella cura del salesia- no coadiutore

Questo atteggiamento è da coltivare come espressione della tua paternità. Altri non potranno sostituirti in questo. Ti dedicherai con particolare sollecitudine a conoscere la vocazione del coadiutore, i motivi ideali che sono alla base della sua scelta laicale, la spiritualità che lo anima, la psicologia che lo caratterizza. La tua preoccupazione sarà quella di promuovere e sviluppare in lui quelle attitudini specificamente laicali che ne fanno una componente irrinunciabile della nostra missione, e di esprimerti con i tuoi comportamenti in modo da rivelare la mentalità di chi ha veramente compreso e vuol dimostrare nei fatti la grande considerazione e il grande amore che Don Bosco nutriva verso di -loro. In particolare e in concreto.'
21 Cfr CO21 175
22 Cfr CGS 59-61
23 Cfr CG21 181-185

  • ricorda che il salesiano coadiutore ha bisogno di dialogare con chi conosce i suoi problemi, quelli di ordine spirituale e quelli di ordine pratico. Non pretende dal suo direttore una competenza tecnica, ma è giustamente preoccupato che egli non sia digiuno di quella conoscenza globale che permette un dialogo utile;
  • sii convinto che il salesiano coadiutore desidera, di essere visitato nel suo lavoro perché ti possa rendere conto personalmente dell'attività che svolge, dei suoi problemi, delle necessità e dei progetti. Non aver timore di 'disturbare' o di 'far perdere tempo'. La visita del direttore che si rende conto, che incoraggia ed approva, dà fiducia e apporta grandi vantaggi;
  • approfitta di ogni occasione per presentare ai giovani, al popolo, alle autorità ecclesiastiche e civili la vocazione del coadiutore nelle sue caratteristiche e nelle realizzazioni che danno prestigio alla casa e alla Congregazione;

171

  • non dimenticare che il salesiano coadiutore per lo svolgimento delle sue mansioni può aver bisogno di contatti anche frequenti con il mondo della tecnica, del commercio, del lavoro, dell'arte, dello sport, della scuola, secondo il suo particolare tipo di impegno educativo apostolico. Questi contatti fanno parte della sua missione. E d'altra parte sono gli strumenti che gli consentono di acquisire l'esperienza, la sensibilità e il linguaggio proprio dei laici e quindi i mezzi adatti al suo apostolato. Ma questi contatti possono essere anche occasione di prova.

Il direttore, come diceva Don Rinaldi, si comporta allora come un padre si comporta con i 'figli sposati': li segue con trepidazione ma con fiducia, e all'occorrenza li aiuta ad acquistare equilibrio, serenità e sicurezza;

  • ricorda che la mentalità laicale del salesiano coadiutore, con le esperienze e le competenze di cui è ricca, è il passaporto che gli consente di entrare negli ambienti più diversi e laicizzati; di avvicinare, anche a livello spirituale, persone che forse mai si sarebbero ,confidate con altri. È quindi anch'essa uno strumento prezioso di apostolato. Va coltivata e fatta crescere -positivamente;
  • promuovi la sua cultura sia religiosa che profana. Stimola il confratello a progredire, sempre nei limiti del possibile, anche con sacrificio, per un migliore servizio ai giovani e per l'arricchimento della comunità, Rivedi i contenuti di formazione che gli sono propri e, se mai ti accorgessi che vi sono gravi lacune, provvedi, per quanto puoi," Così realizzerai, per tuo conto, quel servizio alla formazione permanente che in Congregazione è obbligo primario di quanti, per il ruolo a cui sono chiamati, esercitano il ministero di formatori.

5.2 Una forma di vita fondata sulla pratica dei consigli evangelici
172    Il direttore è il primo animatore di quella forma specifica di vita religiosa,25 che «si fonda interamente sui valori del Vangelo».26 È animatore di quell'insieme di attitudini, fatte di maturità umana, di prospettiva di fede e di senso della missione, che rendono possibile la vita secondo i consigli.
Le Costituzioni raccolgono presentano questi impegni propri di ogni sequela di Cristo generosa e incondizionata, secondo uno stile e uno, spirito particolari. Delineano il volto della nostra vocazione.27
24 Per quanto si riferisce alla formazione del salesiano coadiutore e in particolare alla formazione intellettuale: cfr FSDB Indice analitico «salesiano laico (coadiutore)»
25 Cfr Cost 2
26 Cost 60
27 Cfr Cost 192
Avendo fatto una scelta generosa, severa e cosciente, abbiamo bisogno di risentire, per rinnovarli continuamente e riviverli, i grandi impegni liberamente presi con Cristo Signore.28
52.1 Collocare nel suo giusto contesto l'obbedienza salesiana
173    L'obbedienza salesiana fa riferimento diretto al «da mihi animas», dal quale sgorga la nostra totale disponibilità per il Regno, alla comunità e al suo progetto di cui ci sentiamo corresponsabili, allo stile salesiano dei rapporti e all'esercizio dell'autorità.
II salesiano vive nella Chiesa la piena disponibilità dl Cristo, apostolo del Padre e servitore del Regno;29 vive la sostanza della sua fede come obbedienza a Dio e personale partecipazione al mistero pasquale di Cristo; la esperimenta come forza di coesione e dinamismo apostolico; riconosce la validità delle mediazioni (della Parola, della Chiesa, delle Costituzioni, del mondo, dei giovani, della fraternità, dell'autorità) per capire i segni della volontà di Dio, aprirsi ai suoi doni e costituire la comunione degli intenti.
L'obbedienza è religiosa appunto perché dice ordine a Dio. Questa relazione forma il suo supremo valore: «i religiosi prestano assenso a uomini non per se stessi, ma in quanto questi li aiutano a seguire Cristo e concorrono a manifestare loro la volontà concreta di Dio».3° L'animazione di questa esperienza nasce dalla tua testimonianza„ L'ideale sarebbe che non avessi mai da imporre la tua autorità. Fanne comunque, come si esprimono le Costituzioni, un 'uso discreto',31 discreto nel significato di 'raro' ed insieme di 'pensato' con l'intelligenza della féde e dell'amore.
28 Cfr Cost 1972, Il Rettor Maggiore ai salesiani, p. 6
29 Cfr Cost 64
30 CGS 629
31 Cfr Cost 68
Ma dovrai anche orientare i confratelli verso un con-. vinto atteggiamento di fede e una libertà matura e responsabile che vive pienamente dedita al progetto apostolico, stimola la propria creatività offrendo i doni personali alla missione comune, accetta l'ascesi e la rinuncia e fa dello spirito di famiglia l'anima della comunità. L'obbedienza è salesiana per il clima in cui si collocano obbedienza e autorità: è sempre un clima di .famiglia, di fiducia e di serenità.32
52.2 Valorizzare gli elementi tipicamente evangelici della povertà salesiana
L'imitazione del Signore sì rivela esigente particolar- 174 mente se messa in rapporto con la nostra missione e i suoi destinatari primi e principali, i giovani, «specialmente i più poveri».33 Ci impegnano infatti ad imitare il Signore che si è mosso verso i poveri e li ha scelti per annunziare l'esperienza dì un Padre che ama con amore che non è solo grazia e misericordia, ma anche solidarietà storica e.. sofferenza condivisa.
Connesse a questa imitazione e a questi impegni vi sono alcune esigenze che li rendono possibili. Le ricordava già il CGS: «Di fronte alla complessità dei proble‑
mi noi avvertiamo chiaramente il senso della necessità di un cambio..., ma siamo consapevoli che esso sarà
frutto specialmente di una mentalità rinnovata dall'ascolto dei 'segni del tempo' e dalla fedeltà al Vangelo e allo spirito di Don Bosco».34 E la FSDB, oggi, vi indugia perché riconosce condizione previa e necessaria:35
32 Cfr Cost 65. 16
33 Cost 26
34 CGS 581
35 Cfr FSDB 85-90

  • partire dalla conversione personale e comunitaria che porta con sé come un cambio di prospettiva e un nuovo orizzonte;
  • saper riconoscere i veri poveri di un determinato tempo e luogo e i tipi di povertà più rilevanti;36
  • imparare a vedere i valori che i poveri posseggono, accoglierli nella propria vita, lasciandosi evangelizzare;37
  • impostare il nostro servizio come un servizio del Regno e dunque integrale nei suoi contenuti;38
  • conservare l'indipendenza da ogni ideologia e politica di partito rafforzando il senso missionario e la fraternità universale;39
  • saper unire dinamicamente insieme il senso del povero e il senso di Dio."

36 Cfr Reg 1
37 Cfr Cost 29. 79
38 Cfr Cost 31
39 Cfr Cost 33
40 Cfr FSDB 90
175   Con la tua testimonianza e la tua parola tenderai a far si che la povertà, secondo la testimonianza di Don Bosco, 'la si abbia nel cuore'. Per far nascere .e per rafforzare questo atteggiamento spirituale saprai far cogliere come espressione di povertà evangelica una vita quotidiana che ha le sue linee di forza nell'austerità e nel sacrificio («quando il suo stato — del salesiano — di povertà gli 6 causa di qualche incomodo e sofferenza, si rallegra di poter partecipare alla beatitudine promessa dal Signore ai poveri in spirito»41); nella fedeltà allo studio e al lavoro, anche manuale, come mezzo di sostentamento; nella disponibilità totale della persona per il compimento della missione verso i giovani (il desiderio del benessere e le comodità «sono una minaccia diretta alla fedeltà e alla generosità apostolica»42); nella generosità e nella letizia del condividere; nella conoscenza del mondo dei poveri e dei lavoratori imparando a sintonizzarsi con loro, ad entrare con loro in amichevole e aperto contatto, a partecipare all'impegno per vincere la loro emarginazione;" partecipando «in qualità di religiosi alla testimonianza e all'impegno della Chiesa per la giustizia e la pace».44
52.3 Testimoniare il senso della castità salesiana
176 L'esperienza di Dio sommamente amato, la predilezione per i giovani, la vita di famiglia e la comunione fraterna sono il fondamento della castità salesiana, di quell'«amare come Don Bosco amava».48
Don Bosco scelse di vivere il celibato evangelico per rispondere al grande amore di Dio verso di lui e per compiere la sua missione di padre e pastore della gioventù. Intese la purezza non solo come abito virtuoso, ma come forma concreta di amore a Dio e come stile di vita che implica e riassume le altre virtù. Per questo la mise al centro del suo messaggio educativo."
Di tre aspetti in modo particolare devi tener conto:

  • della purezza concepita come virtù globale in quanto ad essa fanno riferimento altri valori: i valori della cordialità umana e dei rapporti sereni; dell'affetto sincero e personale, sempre gratuito anche nel momento in cui non riceve corrispondenza; della capacità di amicizia dell'espressione visibile e sensibile della carità cristiana sotto forma di amorevolezza. Sono valori altamente positivi che trovano fondamento è sicurezza nel più grande amore di Dio;

41 Cost 75
42 Ib.
43 Cfr CGS 612. 613
44 Cost 33
45 Cost 84
46 Cfr CGS 572
177

  • del rapporto tra castità consacrata e comunità. Richiama frequentemente il fatto che si sostengono a vicenda:
  • è difficile la castità senza comunità. Il clima fraterno aiuta a vivere nella gioia il celibato evangelico, suscita amicizie limpide e profonde, favorisce la maturazione di tutti ed è di valido aiuto nei momenti difficili.47 Nella misura in cui aiuti la comunità a costruirsi, per ciò stesso promuovi una splendida realizzazione della castità nei confratelli;
  • è altrettanto difficile la comunità senza castità. La castità è fondamento della nostra vita di comunione, sviluppa in noi il senso cristiano dei rapporti, libera la nostra capacità di dono e contribuisce a fare della comunità una famiglia ove regna la serenità, la comprensione e l'affetto." La castità e la comunità hanno in comune la donazione di sé a Dio nei fratelli. Perció quando cresce l'una cresce l'altra. Si comprende allora perché una maturità affettiva precaria possa pregiudicare lo spirito di famiglia e la donazione nel celibato religioso."

Il rapporto celibato-comunità costituisce una delle strutture preziose della vita salesiana.5°
47 Cfr Cost 83
48 Cfr ib.
49 Cfr FSDB 66
50 Cfr CG12 p. 84-85
Il direttore non dimentica inoltre che oggi accanto alle crisi legate al ritardi di sviluppo nella persona, si è accentuata la 'crisi della monotonia', Solo la comprensione e l'esperienza degli aspetti positivi della sequela di Cristo, come «modo intensamente evangelico di amare Dio e i fratelli»,51 offrono ragioni sufficienti alla novità e alla gioia;
178

  • della vigilanza. Con la tua saggezza intervieni assiduamente nell'educare tutti a un atteggiamento sereno, ma motivato, senza equivoci e chiaro. I Regolamenti offrono indicazioni concrete a questo riguardo.52 La conoscenza e il calcolo dei propri limiti, i comportamenti di responsabilità e di delicatezza fanno capire a tutti la portata dell'impegno del celibato consacrato.53

«La castità non è una conquista fatta una volta per sempre»:54 può essere reale e vittoriosa soltanto in un contesto di vita fatto di intimità col Signore, mantenuta viva dall'assiduità del dialogo nella preghiera e nella lettura della Parola di Dio, dall'Eucaristia, dalla purificazione progressiva nel sacramento della Riconciliazione. La devozione filiale alla Vergine Maria, l'apertura fiduciosa a una guida spirituale, l'amore fraterno vissuto nella propria comunità, la pratica della mortificazione, del lavoro e della temperenza sono gli strumenti che l'esperienza salesiana giudica efficaci e necessari.55
51 Cost 80
52 Cfr Reg 44. 66-68
53 Cfr CGS 675. 563; ACS 285, p. 13. 28. 39
54 Cost 84
55 Cfr Cost 84
5.3 Una comunità in dialogo con il Signore
53.1 II dono della preghiera
179   «Dio raduna la nostra comunità e la tiene unita con il suo invito, la sua Parola e il suo amore. Quando prega, la comunità salesiana risponde a questo invito, ravviva la coscienza della sua intima e vitale relazione con Dio e della sua missione di salvezza, facendo propria l'invocazione di Don Bosco: 'Da rnihianimas, cetera tolle'».56
Il nostro testo costituzionale è il codice di vita di una comunità che vive in dialogo con il Signore; un dialogo fatto non di sole parole, ma di sintonia e connaturalità spirituale e di corresponsabilità nella costruzione del Regno.
Comunque la si voglia definire la preghiera è soprattutto sempre un dono. È una identificazione mistica, un acconsentimento alla preghiera di Cristo e del suo Spirito che è nei vostri cuori e «grida: 'Abbà, Padre'.57 La preghiera si radica nella profondità del cuore ed è espressione di una esperienza di vita. L'esperienza orante del salesiano è esperienza dell'azione di Dio in lui e per mezzo di lui. È esperienza della paternità di Dio che lo consacra per il suo progetto di salvezza, della carità di Cristo buon Pastore che lo vuole corresponsabile con Lui nella costruzione del regno, dell'apertura, la docilità e la collaborazione con lo Spirito. E «esperienza di una preghiera umile, fiduciosa e apostolica che congiunge spontaneamente l'orazione con la vita».56
Questa esperienza desidera l'incontro, non comunque, ma avvertito, un incontro che provoca apertura, assenso fervido. Nasce allora il bisogno di camminare alla sua presenza, di comunicare ascoltando, facendo memoria dei suoi gesti di salvezza e invocandolo perché li rinnovi oggi nella sua Chiesa e in ciascuno.59
56 Cost 85; cfr GuidaCost 615-618
57 Gal 4,6; cfr CGS 529. 530
58 Cost 86; cfr Cost 12. 85. 86. 95
59 Cfr PC 8; ET 10. 42; CRIS-DCR n. 6
180   Di questo grande mistero Don Bosco era consapevole quando, sognando una Congregazione spiritualmente fresca e profonda, scriveva: «Vedo nella Congregazione un bisogno, quello di metterla al riparo dalla freddezza e dal decadimento col promuovere lo spirito di pietà...»60
Per noi, così attivi, va assicurata la convinzione che ogni altra azione efficace sgorga da questo intimo movimento del cuore con cui Dio ci unisce a sé.. L'azione allora è veramente figlia del 'giudizio' (la Parola che si accoglie e che si rivela) e della libertà (il cuore che acconsente e ama). Non,è semplicemente un reagire rispondendo agli stimoli dell'ambiente, neppure un impulso vitale o lo sprigionarsi della 'volontà di realizzare' i propri progetti. È il compimento, invece, della sua volontà.
53.2 Difficoltà e stimoli: le sfide dell'ambiente e del momento
181    Il CGS ha riflettuto sul rinnovamento e sulla formazione alla vita di preghiera in un mondo che cambia.61 Il CG21 si è occupato del «dono della preghiera e l'evangelizzazione» rilevando carenze ed impegni.62 La preghiera è un dono, ma un dono che deve essere coltivato, sviluppato e, in certo modo, difeso. È un'esperienza che può trovare nella situazione motivi di appoggio o difficoltà ed insidie. Ne indichiamo degli uni e delle altre alcuni più attuali e vicini al nostro stile di vita e alla nostra missione:
60 MB 14, 551
61 CGS Doc 9 «La comunità orante»
62 Cfr CG21 42-45

  • Dio non è più evidente nella città secolare, dove sono situate molte nostre comunità. Pregare nell'apparente silenzio di Dio, nella indifferenza del mondo è più difficile. D'altra parte il contatto pastorale ci offre la testimonianza di quanti sanno esprimere in forma semplice e profonda un atteggiamento di fede nella presenza del Signore e nella forza della sua risurrezione;
  • «Immerso nel mondo e nelle preoccupazioni della vita pastorale il salesiano impara a incontrare Dio attraverso quelli a cui è mandato», così si legge nelle Costituzioni.63 È anche vero però che le vicende della storia gli sembrano fortemente segnate da tristezze ed agnoscie. Esse si impòngono più che le gioie e le speranze. La preghiera cambia forse qualcosa? Non basta e non urge di più il servizio ai, fratelli?"

182

  • Per secoli i ritmi della preghiera sono stati uniformi, commisurati al ritmo della vita, gratificanti e favorevoli per la crescita spirituale. Anche i tempi di Don Bosco avevano questa misura assicurata e tranquilla. Oggi viviamo in una civiltà che cambia rapidamente. È messa in pericolo la stabilità necessaria in tutto, eppure, allo stesso tempo, si avverte un'esigenza di autenticità e di rinnovamento.
  • Nascono innumerevoli movimenti di preghiera, senza dubbio validi, persino attraenti. Il confronto si impone.. Alcuni escono da questo confronto convinti che la nostra preghiera sia povera e poco autentica.

È così oppure non si è ancora compresa e vissuta la densità dell'adorazione esigente lasciataci da Don Bosco, il suo fascino e la sua efficacia?

  • La preghiera salesiana è nata con i giovani e'si è sviluppata in oomunione con essi: un contatto oggi più difficile, meno continuo, talora soltanto fugace. Quando c'è, però, diventa un contatto rinnovatore da animare e promuovere.

63 Cost 95.
64 Cfr CGS 520

  • La nostra preghiera deve affrontare la tensione tra spontaneità e regolarità, improvvisazione e ordine, libertà e leggi, discrezione e dovere. Sono poli che tendono in direzione opposta. L'equilibrio è difficile. Il problema non è astratto. Assisti a preghiere ripetitive, standardizzate o ad esperimenti a volte spericolati. Si tratta di unire insieme obbedienza e inventiva, prudenza e novità, discernimento e pazienza.
  • La preghiera salesiana non ha fatto praticamente 183 problema fino al Vaticano II. Erano due i libri delle pratiche di pietà: 'll giovane provveduto' («Si stia ad esso», aveva detto Don Bosco nel 1° Capitolo Generale del 1877) e il manuale delle «Pratiche dl pietà in uso nelle case salesiane», promulgato da Don Albera solo nel 1916.

L'ordine di Don Albera di attenersi scrupolosamente a'questi testi ufficiali senza introdurvi modifiche di sorta non trova oppositori. II mondo salesiano, salvo lievissime variazioni, pregava all'unisono. Poi la quantità, la qualità e l'uniformità sono andate rapidamente modificandosi, anche per gli orientamenti della Chiesa. La sua riforma non è stata riduttiva della preghiera; ha lasciato cadere l'antico, l'obsoleto, l'ingombrante e ha optato per la profondità, per la migliore qualità.
Di fatto si può dire che i salesiani pregano oggi come e quanto voleva Don Bosco?
Fino al Concilio i salesiani non hanno dubitato della loro preghiera. Si sono poi accorti che la maniera tradizionale con cui veniva fatta non corrispondeva più ai
nuovi bisogni e alle nuove esigenze, e che non bastava la regola per indurre a pregare. I giovani vanno dove va
la vita. La preghiera andava riscoperta, rimotivata, ripresentata come valore vitale. Ma la vita della preghiera è la vita del Figlio di Dio, è una realtà di fede. Ci vuole, ma non basta l'impulso e l'inventiva che spingono alla ricerca e alla creazione delle sue espressioni,

  • Infine, comunità' troppo complicate o troppo piccole, confratelli troppo indipendenti o troppo fossilizzati nelle loro abitudini, sono elementi che complicano ulteriormente.

184    Come vedi, la preghiera è un dono, ma un dono difficile da vivere e da sviluppare per custodirlo. Ti sarai accorto che, quando il senso del dono decade, si accentua quello dell'obbligo, sentito come costrizione, e si cade nel formalismo. Occorre superare questo pericolo e sentirsi sospinti dalla riconosciuta intima importanza della preghiera.65 Tu per primo devi crederci.
«Nelle cose di maggior importanza — ti ricorda Don Bosco — fa sempre una breve elevazione del cuore a Dio prima di deliberare».66 La preghiera «ottiene tutto e trionfa di tutto»,67 La preghiera è «l'opera delle opere». Don Ceria riporta questa testimonianza della vita di preghiera dei primi direttori: «Pregavano molto, pregavano devotissimamente: ci tenevano tanto a che si pregasse e si pregasse bene; sembrava che non sapessero dire quattro parole in pubblico o in privato, senza farci entrare in qualche modo la preghiera. Eppure, non eccettuato nemmeno Don Michele Rua,.. quegli uomini non mostravano di possedere grazie straordinarie d'orazione; infatti noi li vedevamo compiere con ingenua semplicità nulla più che le pratiche volute dalle regole o portate dalle nostre consuetudini. Ma che diligenza nel loro modo di trattare con Diol E con quale naturalezza, parlando delle cose più disparate, vi insinuavano pensieri di fede. Erano vissuti a lungo con Don Bosco: quella convivenza aveva lasciato nel loro vivere tracce indelebili».66
65 LC citato in CGS 523; LH 9
66 Ricordi
67 MB 15,492
66 Ceria E., Don Bosco con Dlo, Ediz. SDB Roma, p. 106-107
Vivevano, come Don Bosco, un clima di amicizia con Dio, dialogavano con Lui come figli e congiungevano spontaneamente l'orazione con la vita. Questa _ tradizione di preghiera vive fortunatamente anche nei direttori di oggi, ma va rassodata e continuamente rinnovata perché le circostanze la fanno più difficile e, d'altra parte, i singoli confratelli e le comunità soffrono della sua mancanza, Sei tu a essere convinto per primo di non poter dare lóro alcunché, se non coltivi il dono della preghiera salesiana in te stesso.
53.3 Persona e comunità che pregano69
185   Le nostre Costituzioni parlano del salesiano che «coltiva l'unione con Dio avvertendo l'esigenza di pregare senza sosta in dialogo semplice cordiale con il Cristo vivo e con il Padre che sente vicino».70 Più ancora, affermano che «potremo formare comunità che pregano solo se diventiamo personalmente 'uomini di preghiera».71 Questa attenzione particolare al salesiano che prega, a paragone con la sollecitudine posta, a volte, nel suggerire formule e tecniche, pur utili, è un elemento di chiarezza che orienta.
È un fatto di esperienza: se hai nella comunità salesiani che pregano, hai buone orazioni; ma con le sole orazioni ben composte non arriverai mai a fabbricare un salesiano che prega,
La comunità stessa nel suo intimo ne risente: una comunità orante non può costituirsi se i suoi membri non sono personalmente uomini di preghiera, Non sarebbe una «realtà viva»,72
69 Cfr GuidaCost 613-614
70 Cost 12
71 Cost 93
72 Cfr CGS 525
L'atteggiamento spirituale autentico è davvero la struttura portante della vita di preghiera di ciascuno e di tutti insieme.
A. La preghiera «individuale»
186 Quando Don Bosco nella prima stesura che noi possediamo delle Costituzioni afferma che i salesiani, per la loro vita attiva, «non possono avere comodità di fare molte pratiche in comune», sembra dire implicitamente che ne affida molte alla loro responsabilità personale."
l primi salesiani, oltre a pregare insieme ai giovani, pregavano molto anche individualmente, sia che si trattasse di preghiere del tutto libere o di quelle che facevano in quanto religiosi; come la meditazione – introdotta come pratica in comune solo nel 1874-1875 – e la lettura spirituale.
Lo provano le parole che Don Bosco Introduce nell'articolo citato: «Procureranno (i soci) di supplire con il vicendevole buon esempio» (che per il santo significa emulazione, amore fraterno, vita di famiglia, quell'insieme di azioni cristiane che sono sempre, secondo un antico detto monastico, causa ed effetto della vita di preghiera: «se i monaci si amano molto à segno che pregano bene, se pregano bene si amano») e «col perfetto adempimento dei doveri generali dei cristiani» (un'espressione che vuole indicare tanto la vita liturgica sacramentale, quanto quell'insieme di 'osservanze' morali, esercizi e pratiche di pietà di cui era feconda la religiosità dell'ottocento).
73 MB 5,940; Giovanni Bosco, Costituzioni della Società di S. Francesco di Sales [1858]-1875. Testi critici a cura di Francesco Motto sdb
La preghiera salesiana non ha mai perduto lo spirito e la libertà delle origini. Ogni salesiano ha la sua preghiera, diceva Don Caviglia. Si può aggiungere che il salesiano ha sempre pregato più di quanto gli sia stato strettamente imposto. Deve continuare:, prega «senza sosta», dicono le Costituzioni.74
187   B. La preghiera «comunitaria»
Se accordi importanza alla preghiera individuale valorizzi già indirettamente quella comunitaria e viceversa. La preghiera individuale è infatti necessaria perché la preghiera comunitaria – particolarmente quella liturgica — sia fruttuosa. La prepara ed è allo stesso tempo un prolungamento e una testimonianza di averla vissuta con autenticità.75 Le due preghiere si compenetrano.
Permangono evidentemente le differenze: la preghiera individuale, anch'essa fatta nel nome di Cristo e da membri della Chiesa, è più libera, più spontanea, più intima; quella comunitaria più ufficiale, più rigorosa nelle forme e nei contenuti, più ecclesiale nel segno dell'assemblea. Più interiorizzata la prima; più oggettiva, più sociale e di popolo la seconda.
Si sa che dopo il Concilio e la riforma liturgica la 'preghiera comunitaria' è tornata in primo piano, non solo per influsso della nuova cultura che esalta i valori dell'unità e della aggregazione, ma perché assicura una speciale presenza del Signore che ha detto: «dove sono riuniti due o tre nel mio nome, là sono io in mezzo a loro».76 Ma fa attenzione: non si prega comunitariamente
se la «coesione» di quanti costituiscono la comunità non acquista la chiara coscienza di un «noi in comunione» che impegna ed opera. È vero che senza uomini di preghiera non c'è comunità arante.
74 Cost 12
75 Cfr CGS 548
76 Mt 18,20; LH 9
Ma non basta che ci siano uomini di preghiera perché la comunità sia un'autentica comunità orante. Per questo, efficacemente, i nostri documenti invitano i salesiani «a riscoprire il valore insostituibile della comunità nella nostra vita di preghiera».77 È un'affermazione carica di conseguenze: tra l'altro ti impegna ad orientare i confratelli verso un vero salto di qualità che, salvo lodevoli eccezioni, ci trova piuttosto impreparati. La preghiera delle nostre comunità, quali ne siano le cause, è più un insieme di preghiere individuali, che una preghiera di insieme.
Si prega anche molto, quando si è insieme, ma è piuttosto raro che si senta vibrare questo «Insieme», il «cuor solo e l'anima sola» di cui parla san Luca.
188  Accenniamo di passaggio in questo contesto, al delicato problema dell'affettività. Sai che nella Chiesa di oggi, come in quella antica, sono sorte e vivono comunità oranti, di consacrati o no, a forte circolazione affettiva. Non è possibile escludere l'affettività dalla preghiera. Ma come viverla? Ha un suo ruolo positivo. In altri tempi aveva forse poca parte o era quasi soppressa in reazione al pietismo o allo psicologismo. Oggi si esige che tutto l'uomo si esprima nella sua totalità perché è il suo essere intero, corporeo e sociale, che prega.
L'esempio di Gesù fa scuola. Gesù ha pregato con tutto l'essere e nella sua preghiera si notano tutte le espressioni dell'affettività umana: piange, freme, esulta di gioia... La preghiera comunitaria di Valdocco — anche quella personale — era ricca di calore umano.
D'altra parte questa affettività, mentre nelle comunità composte da confratelli già avanti negli anni trova difficoltà a manifestarsi, nelle comunità giovanili irrompe a volta con forza e quasi di istinto. Cura che sia usata con misura perché non degradi a sentimentalismo.
77 CGS 521
53.4 Atteggiamenti, ambiente e condizioni da favorire
189  

  • Un cuore attento e purificato

«I puri di cuore vedranno Dio». Dio è «spirito e vita». Non si vive in dialogo con Lui né ci si mantiene in sintonia con lo Spirito, senza un cuore attento e purificato. Le vie della preghiera non si percorrono se prima non si percorrono quelle dell'ascesi, che sgombra gli ostacoli dell'unione; se prima non si raggiunge una certa unità personale con il mistero della croce. La preghiera è un atto spirituale e noi siamo protesi spesso verso l'esteriore. Siamo inoltre pigri per natura, talora per abitudine: la preghiera costa alla nostra pigrizia. Siamo facili alle distrazioni, alla superficialità, alla svogliatezza. Sulla preghiera pesano l'ambiente non adatto, la stanchezza fisica, lo stato di salute, il clima. Non dimentichiamo le insidie del maligno e d'altra parte, le prove di Dio, gli stati di aridità, le attese dolorose e vuote.

  • Il «silenzio di tutto l'essere»

CI mette nella possibilità di ascoltare Dio e di identificarci col suo disegno di redenzione. Lunghi silenzi a volte sono la più bella preghiera: Dio ci parla, ci fa sentire la sua voce, i suoi appelli.

  • adeguati spazi di tempo

Per dare ai confratelli una reale possibilità di preghiera pensa a ripartirne giustamente il lavoro, secondo quanto stabilisce l'ad 69 dei Regolamenti: «In ogni comunità, all'inizio dell'anno, si faccia la programmazione dei ritmi di preghiera, tenendo conto degli impegni apostolici e delle esigenze della vita fraterna»,78
78 Cfr Reg 43
Ci sono Istituti di vita attiva che hanno ridotto certi ritmi di lavoro stressanti e abituali per dare ai loro confratelli vera possibilità di preghiera e di studio. La Chiesa stessa lo esige: «Nel ritmo talora spossante degli impegni apostolici, la preghiera personale e comunitaria dovrà avere momenti quotidiani e settimanali ben curati e sufficientemente prolungati. Essi saranno completati da esperienze più forti di raccoglimento e di preghiera, ogni mese e durante il corso dell'anno».79

  • Un lungo esercizio

«Exerce teipsum ad pietatem», diceva Don Bosco ripetendo san Paolo. La preghiera non è una delle poche cose che si possono fare e imparare in fretta. È impresa da adulti, è frutto di grazia, di esercizio, di tempo.

  • Motivazioni solide

190Fondate sullo studio 'rigoroso e aggiornato, vince: ranno l'incertezza e la confusione sul piano dottrinale'. Cura che si acquisti une migliore comprensione della Parola di Dio, che si alimenti una fede più matura e adulta con lo studio e la lettura personale. Ma aiuta i confratelli che hanno perso il gusto della preghiera a confrontarsi anche con esperienze forti che li mettano in questione. Il difetto più grosso oggi è la superficialità. Non si attraversa un periodo di cambio culturale senza riflessione ed esperienze autenticamente motivate. La superficialità non darà mai la gioia dell'incontro con Dio,

  • L'amore

È per il Signore che si pone in dialogo con noi, che è presente per donarsi e renderci conformi alla sua immagine di Figlio, che prega il Padre _e ci chiede di seguirlo per questa via. «Da uno puoi chiedere quanto ama, non di più», scriveva santa Caterina da Siena.
79 CRIS-DCR n. 6
L'amore, ma anche l'attesa silenziosa che non pretende subito la risposta di Dio, rispetta la sua libertà infinita, l'assenza apparente, il suo silenzio misterioso.

  • L'accettazione della volontà di Dio

«Amo tutto quello che Lui fa» dichiarava santa Teresina. La preghiera non sarà mai autentica se non è percepita e voluta come valore centrale nel progetto di sé e nel servizio apostolico a cui si è chiamati. E il sacri-fido spirituale, la volontà di offrirsi nel lavoro, nelle gioie, nei dolori.

  • La presenza attiva di animatori aggiornati

191
Ce ne sia almeno uno nella tua comunità, preparato, aiutato da te, èempre 'primo responsabile della preghiera della casa'.
La preghiera esige creatività e flessibilità, adattamento alle situazioni delle persone e degli ambienti e dunque preparazione remota e prossima, impegno e sacrificio. Non se ne può fare a meno. Oggi non ci possiamo più consentire la facile improvvisazione, le celebrazioni stanche, ripetitive, prive di slancio e di vita. Non mancano sussidi validi, a cominciare dall'uso sapiente dei vari Manuali di preghiera. Ma rendono assai più le persone che vivono e sanno far vivere una preghiera che impegna la vita e una vita che impegna la preghiera. Senza questo rapporto vissuto, l'orazione si converte in una pratica in più tra le molte che si fanno durante il giorno.90
90 Cfr CGS 536
53.5 Le preghiere: celebrazioni, momenti, espressioni
A, Il nostro rinnovamento liturgico
192   Una vera rinascita spirituale e non una semplice ristrutturazione salverà la qualità delle nostre preghiere. Il rinnovamento liturgico, promosso dal Vaticano II ci ha fatto percorrere un lungo cammino, non sempre facile. L'approfondimento, a cui ha costretto, ha portato a situazioni oggi più chiare, quanto al rapporto persona-azione liturgica, per esempio, e alla comprensione del come le varie forme di preghiera comunicano fra loro in un movimento di mutuo arricchimento, riferendosi tutte alla liturgia come a propria azione e compimento. Ciò facilita il tuo impegno formativo attento a integrare, anche attraverso la preghiera, fede e vita nei confratelli.
193  La persona è una componente essenziale dell'azione liturgica. Sappiamo che, nella comunità riunita, chi prega è la persona. Essa partecipa alla preghiera liturgica, la prepara e la segue. Cosicché l'orazione liturgica stabilisce attraverso la persona un contatto intimo di mutua influenza con le altre forme di orazione. Più di qualsiasi altra forma di preghiera la liturgia offre una componente di meditazione sui testi della Parola di Dio e sulle sue esigenze. Ha molto marcato l'elemento contemplativo, la presenza irrompente del mistero, la sua realizzazione progressiva nell'anima di chi prega, l'ascolto silenzioso davanti all'azione di Dio nella storia. Ma dalla preghiera di vita essa prende il contatto con i fatti della nostra storia e s'immerge nella vita reale.
In virtù di questa connessione, tutto ciò che, matura una persona nella sua azione liturgica, torna a beneficio di ogni altra espressione di preghiera e viceversa. Quando invece si ponessero in antitesi il danno è per entrambi. Ricordi che, a seguito di questi valori riscoperti e compresi, il CGS ha affermato con solennità:
«Accogliamo con vero entusiasmo e facciamo operativamente nostri gli indirizzi e le linee rinnovatrici della Chiesa oggi nel campo liturgico»."
Ma non è stato sufficiente; e non è azzardato affermare che se tu, per primo, non sei penetrato «dello spirito e della forza della liturgia»,82 la comunità rimarrà ferma al punto di partenza.
Non trascurare i sussidi e le possibilità di aggiornamento a livello teologico-liturgico-celebrativo; soprattutto non accontentarti di 'fare liturgia': vivila e falla vivere.
194  Vivere la liturgia
II rito è un avvenimento di salvezza. Ha Dio per protagonista e ci innesta nella Pasqua di Cristo. I confratelli, per la tua testimonianza e la tua parola, ne vedranno il nesso 'unico' con l'azióne pastorale. Si spiegheranno meglio l'intuizione di Don Bosco che ha operato sempre praticamente, secondo un criterio di continuità tra l'educazione integrale deh suoi giovani e la celebrazione dei sacramenti,
La pastorale infatti, nel suo nodo intimo, non è che una pedagogia dell'incbntro. Si tratta di incontrare «i giovani al punto in cui si incontra la loro libertà»83 e di aiutarli perché incontrino la persona di Cristo, il Signore risorto."
Certamente c'è tutta una zona della pastorale che si svolge fuori della liturgia. Ma tutto deve essere orientato e offerto in modo da portare i giovani al di là delle soglie del segno, dentro il mistero che li salva più di qualsiasi altra esperienza,
81 CGS 544
82 SC 14
83 Cost 38
84 Cfr Cost 34
195    Perché ciò possa accadere, è negli educatori per primi che ciò deve accadere. Sapendo quali sono gli atteggiamenti di questa «esperienza di incontro», ti impegni a promuoverli perché siano conosciuti, stimati e vissuti. A quali obiettivi devi condurre?

  • a percepire la persona di Gesù risorto:
  • attraverso il segno del pane e del vino, la sua presenza reale;
  • attraverso il segno della persona che presiede

(quanta trasparenza del Signore deve avere chi, come te, è chiamato a 'presiedere nella carità'!), la sua presenza personale;

  • attraverso il segno della parola, la sua presenza che parla;
  • attraverso i sacramenti, che sono i gesti personali del Risorto, la sua presenza operante;
  • attraverso il segno dell'assemblea, la sua presenza ecclesiale: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lo sono in mezzo a loro».85
  • a vivere il rito come una festa e a trasferirlo nell'attualità:

Non situandosi davanti, ma dentro l'avvenimento (questo è l'atto liturgico!) la comunità dei confratelli, come la Chiesa, «non ha nostalgia del passato, ma dell'eterno», com'è scritto. Essa cioè fa memoria di un Dio che fa memoria del suo Amore. L'avverbio liturgico è «hodie», L'amore con cui scelse, santificò e inviò Don Bosco viene ancora oggi continuamente comunicato ai suoi figli.
86 Mt 18,20
196

  • ad autenticare i segni:

La struttura della liturgia si compone di segni. La parola, il gesto e il silenzio sono i tre elementi concreti che fanno il rito. Vivono fra loro in una vera unità vitale, tanto che sant'Agostino parlava di «gesti sonori» e di «parole visibili». Il silenzio poi è l'atmosfera che avvolge sia la parola che il gesto perché ciascuno li faccia diventare significativi per sé.
Ti si chiede di dare autenticità ai segni, se mai ce ne fosse bisogno. Come?

  • curando che si compiano bene, e cioè si celebrino mossi dal 'senso del sacro', poiché essi sono aperti sul mistero e capaci di esprimere da sé il dono della grazia;
  • facendo comprendere e rispettare il loro linguaggio simbolico, secondo le norme liturgiche (comportamenti, parametri...);
  • stimolando la comunità alla conversione affinché i segni siano autentici a livello interiore, cioè veri per la loro corrispondenza con la vita. Si rischierebbe altrimenti di introdurre una falsità nel sacramento («introducit mendacium», dice san Tommaso) e si vanificherebbe l'euearistia.

Allora le celebrazioni liturgiche saranno efficaci. Diventeranno un rito che trasforma: riusciranno ad inserire l'esistenza della comunità che prega nel mistero pasquale di Cristo.
In questa prospettiva curerai le espressioni e gli eventi fondamentali del dialogo personale e comunitario con il Signore. Le Costituzioni le presentano in forma chiara e significativa: la Parola, la celebrazione dell'Eucaristia, il mistero di Cristo nel tempo, il sacramento della Riconciliazione, la pietà mariana, la meditazione, la preghiera di vita.
B. Accogliere e vivere la Parola
197   La Parola del Signore ha un posto privilegiato nella nostra regola di vita: convoca la comunità,88 è fonte di vita spirituale, è alimento della preghiera, è luce per discernere e forza per vivere in fedeltà.87 Ci orienta verso l'Eucaristia,88 ci chiama a una continua conversione...88
È una parola attuale, viva ed efficace, Sant'Agostino scrive che il Signore non fece le sue parole per poi allontanarsene; ma esse, da Lui fatte, in Lui esistono. L'esperienza pastorale si lega alla parola ascoltata come alla propria beatitudine per l'attualità e l'efficacia di cui è ricca: «beati quelli che ascoltano».
L'insuccesso di alcune forme di preghiera, la sensazione della loro povertà, addirittura della loro quasi inutilità può dipendere, radicalmente, da una certa nostra estraneità; la Parola di Dio non ci è faMiliare, non ci è connaturale. Dio parla e parlando si dona. La sua Parola comunica ciò che Egli è e giunge al nostro mondo interiore come un appello perché sia accolta e realizzata.
198   Concentra l'attenzione e il servizio sui momenti essenziali che costituiscono questo ascolto per favorirli:

  • «La Parola ascoltata con fede è per noi...»Mbisogna anzitutto che ci si disponga ad ascoltare, tanto più se questa Parola la si deve poi comunicare. Il profeta non è l'uomo che rovescia molte parole, ma l'uomo che ascolta appassionatamente.

" Cfr Cost 85 " Cfr Cost 87
08 Cfr Cost 88 as Cfr Cost 90 se Cost 87

  • «Avendo in mano la Sacra Scrittura, come Maria accogliamo la Parola e la meditiamo nel nostro cuore...»:81 dopo l'ascolto, la custodia della Parola, il farla diventare familiare, l'assimilarla. Essa rivelerà la sua novità. Noi ci troveremo continuamente a confessare di non aver mai finito di capirla. Custodendola e assaporandola con tutto l'essere in obbedienza, la potremo immergere entro il terreno della nostra vita, che solo allora acquisterà il timbro di una vita convertita, di una vita che sa di Dio e sa di oggi.
  • «... Per vivere in fedeltà la nostra vocazione... per farla (la Paròla) fruttificare e annunziarla con zelo»:92 finalmente, la messa in opera della Parola nelle vicende e nel lavoro quotidiano. È come restituirla a Dio, da cui proviene, con i frutti di chi ha trafficato i suoi talenti.

Tutto ciò non dovrebbe apparire eccentrico. Ogni cristiano è invitato a questo dalla Chiesa. Del resto non è molto diverso dal fatto che Don Bosco accettava e cercava, suggerite o prescritte dai catechismi diocesani e dal magistero o raccolte nei libri di devozione, quelle pratiche ed esercizi di pietà che poi ritmavano come una liturgia, i giorni, le settimane, i mesi, l'anno nelle sue case.
Neppure devi pensare che i confratelli vi debbano dedicare tempi eccezionali. Saranno quelli che le Costituzioni indicano come i tempi della loro preghiera e quelli scelti dalla loro iniziativa. In fondo, si tratta soprattutto non di cercare il tempo, ma di decidersi per un atteggiamento spirituale che rende profonde le varie altre forme di preghiera.
91 Ib.
92 lb.
C. La centralità della celebrazione eucaristica
199  L'Eucaristia «è l'atto centrale quotidiano di ogni co- munità salesiana, vissuto come una festa in una liturgia viva. La comunità vi celebra il mistero pasquale e comunica al corpo di Cristo immolato, ricevendolo per costruirsi in Lui come comunione fraterna e rinnovare il suo impegno apostolico».93
Dell'Eucaristia Don Bosco era un testimone e un rivelatore straordinario, «Anche in ricreazione parlando talora della SS. Eucaristia, il suo volto accendevasi di un santo ardore...; sentivansi tutti compenetrati della verità della presenza reale di Gesù»."
Personalmente, «comunicarci di Cristo significa accettare in noi non soltanto la sua Carne ma tutta la sua Persona. È impegnarci a modellare la nostra mentalità pensando come pensa Lui sulla vita (beatitudini), sugli uomini (Comandamento nuovo), su Dio (Padre); volere ciò che Lui vuole (la volontà del Padre), quelli che Lui vuole (tutti gli, uomini) e sempre come Lui vuole (fino alla morte)»."
E comunitariamente, «comunicarsi di Cristo» significa accettarlo come 'segno e causa dell'unità, fermento ed esigenza di unità allo stesso tempo... segno, però, nella misura in cui viviamo già di fatto e ci impegniamo incessantemente a fare comunione tra noi. In questa misura il sacramento è anche causa di unità».96
Da questa comunione con Cristo eucaristico e fra noi nasce la possibilità .e l'efficacia della nostra carità pastorale, l'impulso apostolico della comunità e di ognuno dei suoi membri. Tutti questi aspetti si esprimono mirabilmente nella conce/ebrazione eucaristica.97
93 Cost 88
94 MB 4,457
95 CGS 543 96
96 Ib
97 Cfr CGS 543; PO 13d; SC 10a; CD 15b. 30f; UR 2a; AG 9b
Non dovrebbe poi sfuggirti, perché non sfugga ai confratelli, quanto sono intimamente connessi la celebrazione eucaristica e gli speciali sacrifici che comporta  la nostra vita consacrata apostolica. «Al momento della nostra professione religiosa siamo stati offerti a Dio dalla Chiesa in intima unione al sacrificio eucaristico».98
200   Nella. spiritualità di Valdocco la pietà eucaristica ebbe manifestazioni varie e molteplici secondo i tempi ma fu sempre tenuta in grande considerazione. I nostri tempi risentono e ripropongono l'importanza che fu propria delle origini: il rinnovamento liturgico dà oggi nuova profondità. La presenza reale resta il valore di sempre, ma viene considerata in rapporto essenziale col sacrificio della Messa. Stare in adorazione non è solo 'contemplare Gesù', 'fargli compagnia'; è entrare in contatto col mistero della Redenzione, con la logica della croce, con il gesto supremo di amore con cui il Cristo si è offerto al Padre per trasferirne nella vita di ogni giorno i suoi frutti più preziosi. Così si esprime il testo costituzionale: «La presenza dell'Eucaristia nelle nostre case è per noi, figli di Don Bosco, motivo di frequenti incontri con Cristo. Da Lui attingiamo dinamismo e costanza nella nostra azione per i giovani».99
D. Celebrare il mistero di Cristo nel tempo 100
201   Il tempo è la dimensione entro cui si attua la salvezza, «un tempo di salvezza nella speranza»,101 cosicché i misteri della Redenzione e la ricchezza delle azioni salvifiche sono in qualche modo continuamente presenti.
La pedagogia liturgica della Chiesa ci aiuta a vivere in permanente «unione con Dio» e a celebrare la «liturgia della vita».
98 ET 47 citato in CGS 543
99 Cost 88
100 Cfr GuidaCost 635-638
101 Cost 89
Don Bosco, pur con la sensibilità del suo tempo, faceva delle diverse celebrazioni e dei loro momenti il filo conduttore della vita della casa, gli eventi in cui i giovani ritrovavano e rinnovavano i motivi della loro gioia e del loro impegno,
Se l'Eucaristia «è l'atto centrale quotidiano di comunità»,102 «la liturgia delle Ore estende alle diverse ore del giorno la grazia del mistero eucaristico...».103 La comunità salesiana fa propria questa preghiera ecclesiale di lode, ringraziamento e supplica celebrando «le Lodi come preghiera del mattino e il Vespro come preghiera della sera»104 e facendolo «possibilmente in comune».105 Pur mantenendo questa preferenza non si esclude però che al loro posto possano recitarsi, secondo l'opportunità, altre preghiere.106
La celebrazione comunitaria di alcune parti dell'Ufficio è un'occasione propizia oltretutto per educare la sensibilità biblica dei confratelli. Il contatto continuo e guidato con la preghiera dei salmi, se si entra nel loro spirito, rivela e comunica i criteri della storia della salvezza ed educa al discernimento nello Spirito.
Oltre a questo impegno è evidente che rimangono «per i chierici gli obblighi assunti con la loro ordinazione».107
202   Il testo costituzionale sottolinea le diverse tonalità che può assumere per noi la domenica, «un giorno della gioia pasquale»: lavoro apostolico, pietà, allegria, fiducia, ottimismo.108
102 Cost 88
103 Cost 89
104 ib.
105 Reg 70
106 Cfr Reg 70
107 Cost 89
108 Cfr ib
Qualche stimolo e un'opportuna animazione aiutano i singoli confratelli e la comunità a vivere intensamente questi valori, così propri dello spirito e della pedagogia salesiana, in un servizio pastorale più generoso, in momenti di riflessione o di preghiera personale, nelle occasioni di comunione e fraternità, nel contatto con comunità cristiane o con gruppi giovanili, superando la tentazione di una domenica che sia semplice giorno di «vacanza individualistica». La celebrazione di Cristo nel tempo trova la miglior espressione nell'anno liturgico che costituisce un punto di riferimento privilegiato per la vita spirituale e per l'azione pastorale. La valorizzazione di questa pedagogia ricca di grazia deve riflettersi nella programmazione annuale e nell'impegno di tutti, specialmente nei tempi liturgici dell'avvento e della quaresima.
E. La celebrazione del sacramento della Riconciliazione
203   «L'azione dello Spirito è per II professo fonte permanente di grazia e sostegno nello sforzo quotidiano per crescere nell'amore perfetto di Dio e degli uomini».109 La conversione continua, il passaggio dall'egoismo all'amore è quindi una dimensione specifica della vita e della formazione. In questa prospettiva di lotta e di crescita è insostituibile il sacramento della Riconciliazione che consacra lo sforzo penitenziale di ciascuno, favorisce la necessaria conversione all'amore del Padre e accresce la fraternità.110
Come animatore spirituale ti impegnerai in ogni modo affinché al sacramento della Riconciliazione venga restituita l'importanza che ha sempre avuto nella vita salesiana.
109 Cost 25
110 Cfr Cost 90
I più hanno accettato con gioia la svolta conciliare, ma si attardano lungo il cammino, perché ne scoprono le severe esigenze e vi si sentono impreparati. È tuo compito aiutare i confratelli, anche per mezzo di competenti, a scoprire e ad appropriarsi delle ricchezze del rinnovamento operato dalla Chiesa.
204          Ti preoccuperai che nella comunità:

  • siano vivi il pensiero e la prassi di Don Bosco circa la necessità e l'importanza della Riconciliazione individuale, pienamente riconfermata dalla Chiesa. Ricorda che la confessione cosiddetta 'di devozione' ha accompagnato sempre nella Chiesa l'ascesa alla santità. Tutti abbiano la possibilità di accostarsi a confessori possibilmente salesiani, richiesti, all'occorrenza e periodicamente, alle case vicine. E sii aperto alle iniziative che si prendono nella Chiesa per dare profondità e autenticità a questo sacramento, purché collaudate e sicure;
  • vi siano, opportunamente, celebrazioni comunitarie del sacramento della Riconciliazione, entro le quali collocare la confessione individuale. Sono vivamente raccomandate dalla Chiesa per la completezza della loro struttura liturgica e per la più marcata dimensione ecclesiale che le caratterizza, Il direttore studia con la comunità le modalità pratiche e i tempi più opportuni di queste celebrazioni comunitarie. Le giornate del Ritiro mensile o trimestrale sembrano il tempo più indicato. La comunità vi esprimerà la sua sincera volontà di conversione nell'ascolto della Parola di Dio, nel discernimento della sua volontà e nella purificazione del cuore."' Sono «momenti di 'grazia» che «ridonano al nostro spirito profonda unità nel Signore Gesù e tengono viva l'attesa del suo ritorno» 112

111 Cfr Cost 91
112 Cost 91

  • si sia solleciti ad accostarsi a questo sacramento con una certa frequenza, preparandolo con l'esame di coscienza quotidiano.113 Le nostre Costituzioni dicono di riceverlo «frequentemente secondo le indicazioni della Chiesa».114 Il Concilio, rivolgendosi ai sacerdoti, parla di «penitenza sacramentale frequente».115 Un decreto della CRIS esorta i religiosi e le religiose ad accostarsi al sacramento «frequentemente e cioè due volte al mese».116

Sono indicazioni che esprimono il sentimento della Chiesa, preoccupata per un verso che venga mantenuto desto il senso del peccato e l'esigenza di espiarlo nella forma più divina e rispettosa, dall'altro che la libertà di coscienza non venga costretta entro limiti di tempo, anche se dev'essere illuminata e sospinta;
205

  • si crei un rapporto di continuità tra direttore e confessori, nelle comunità formatrici particolarmente. Tutti sono convinti dell'importanza decisiva che ha, nel processo formativo, Il ministero di un confessore preparato e ricco di esperienza salesiana. Ma la presenza di buoni confessori non basta. Occorre che la loro opera si svolga nel pieno rispetto dei criteri di formazione e di ammissione stabiliti dalla Chiesa e dalla Congregazione, e applicati praticamente sotto la responsabilità del direttore, nella comunità locale.

Per conoscere questa unità di indirizzo e assicurare l'identità di vedute sui punti fondamentali, è tuo preciso dovere, all'inizio dell'anno e ogni volta che lo ritieni opportuno, convocare i confessori per un'intesa sull'interpretazione univoca, teorica e pratica, dei principi e delle norme stabilite."'
113 Cfr Cost 90
114 Cost 90
115 Cfr PO 18b
116 AAS LXIII, 30 aprile 1971 p. 318
117 Cfr CN presentazione
Questi incontri sono circondati dal dovuto riserbo. Nulla trapela In essi di quanto possa riferirsi, anche indirettamente, alle confessioni udite.
Dato il nostro genere di vita, Don Bosco attribuiva molta importanza al ritiro mensile e agli esercizi spirituali di ogni anno. Le Costituzioni esplicitano i frutti che da essi possono scaturire per i singoli e per le comunità,118 Se per gli esercizi spirituali si Impegnano in primo luogo gli animatori ispettoriali, spetta piuttosto al direttore curare una conveniente preparazione e celebrazione del ritiro mensile e di quello trimestrale: la programmazione tempestiva, la determinazione del luogo, specialmente per i ritiri trimestrali, il rispetto della durata, la scelta del tema, del predicatore e dell'animatore e quegli altri aspetti, anche molto semplici, che favoriscono la fecondità di questi momenti di rinnovamento.19 Considerando la situazione concreta della tua comunità, potrai vedere anche se sia preferibile, accordandoti opportunamente con i rispettivi direttori, vivere queste celebrazioni insieme ai confratelli di altre comunità.
F. La pietà mariana
206    Vivere il carisma di Don Bosco vuol dire poter ripetere nella storia di ogni vocazione salesiana l'esperienza della presenza attiva di Maria come egli l'ha vissuta. Tutto il nostro carisma ha «una dimensione mariana».120L'anno liturgico, l'impegno educativo pastorale, il processo formativo offrono occasioni ed esigenze permanenti per fare memoria di questa presenza reale, familiare e feconda.
118 Cfr Cost 91
119 Cfr Reg 72 120
120 Reg 37
Le forme concrete in cui la devozione alla Madonna si è espressa nella vita di Don Bosco e della Congregazione, vanno dalle Ave Maria, seminate lungo la giornata, alle tre recitate prima di mettersi a riposo; dai canti ai tridui in suo onore; dalla 'novena' alla benedizione di Maria Ausiliatrice; dal rosario alle altre preghiere contenute nel Giovane Provveduto, dal visitare un santuario, al partecipare alle espressioni che sono proprie della religiosità popolare. L'elenco è quanto mai vario ed esteso. Questi esercizi mariani vanno collocati e vissuti nel quadro dell'economia salvifica, ricapitolata in Cristo, di cui Maria è la Madre.121
G. La meditazione
207    La tradizione salesiana e la nostra esperienza di vita dà ragione all'articolo 93 delle Costituzioni che chiama l'orazione mentale «una forma indispensabile di preghiera». Don Bosco la sentì così per sé. Don Rinaldi testimonia: «a quell'ora, dappertutto e sempre, lo sorpresi ogni volta con le mani giunte in meditazione».122 La senti così per la sua Congregazione: «nell'opera di normalizzazione, la pietà raffigurava la pietra basilare dell'edificio religioso e nella pietà due pratiche che sono di capitale importanza: gli annui esercizi e la quotidiana meditazione».123 Questa importanza lo induceva a consigliare la preparazione fin dalla sera precedente, moderando gli impegni e curando comunque il raccoglimento.
«Senza la meditazione ben fatta — dice Don Rinaldi — il salesiano si mette a gravissimo rischio di ridursi a lavorare come semplice impiegato».124 Da noi viene fatta in comune e in ambiente adatto.
121 Cfr Costituzioni Indice analitico: «Maria SS.»
122 MB 19,400
123 MB 11,273
124 ACS 35 (1926) p. 458-459
Inizia con brevi preghiere introduttive, dette da tutti, e si conclude, dopo 'almeno mezz'ora',125 con la preghiera a 'Maria Santissima'.
208                      Per convincere i confratelli restii a questa pratica e
per migliorarne negli altri la stima e motivare la loro fedeltà, insisti su due dimensioni:

  • chiarisci la sua natura: gli elementi essenziali che la compongono sono la «riflessione» che pone il confratello in rapporto col valore, ('«affetto» che lo fa entrare in risonanza con esso, e la «risoluzione» che orienta la vita a praticarlo;
  • magnifica i suoi frutti, essi ne fanno capire l'indispensabilità: la meditazione «rafforza la nostra intimità con Dio, salva dall'abitudine, conserva il cuore libero e alimenta la dedizione verso il prossimo >>;126 suscita l'attrazione e l'amore dei valori della fede, l'odio e la ripulsa del peccato. Fa entrare le parole e i misteri di Dio nella mente e nel cuore, perché si convertano in criteri e in istinti spirituali; permette di interpretare le situazioni e i fatti secondo il senso di Dio; fonda e sostiene sulla base di questi valori assimilati, gli affetti e i propositi di vita e di azione; e prepara la contemplazione.

«Spetta alla comunità locale, dicono i Regolamenti, favorire la varietà delle forme e incoraggiare i confratelli nel loro impegno».'" Ciò vale anche per la lettura spirituale.
H. La preghiera di vita
209   «Docile allo Spirito Santo, Don Bosco visse l'esperienza di una preghiera umile, fiduciosa e apostolica, che congiungeva spontaneamente l'orazione con la vita. Da lui impariamo,..».128
125 Reg 71
126 Cost 93
127 Reg 71
128 Cost 86
Questo carattere della sua spiritualità ha indotto i nostri CCGG ha privilegiare quelle forme di preghiera ritenute più spontaneamente affini a questa esperienza,
Aiuta i confratelli a valorizzarle come espressioni di una pietà profondamente inserita nell'economia della salvezza, vissuta alla luce del mistero pasquale, che è mistero di alleanza, di incontro, di donazione. Per noi che abbiamo un carisma popolare e missionario è un impegno a cui contribuire e una caratteristica da non perdere.
«Liturgia della vita», «unione con Dio», «contemplazione nell'azione», «incontrare Dio», «scoprire i frutti dello Spirito», sono espressioni che le Costituzioni usano quando vogliono descrivere la «preghiera di vita», una delle forme in cui meglio si manifesta il carisma salesianal"
Ogni orazione cristiana autentica include la vita intera di chi prega. Anche la vita reale dei tuoi confratelli, le cose che trattano, i fatti con i quali si trovano in rapporto sono un ambiente denso e alla mano che nutre la loro preghiera.. Ricordi i vecchi salesiani che leggevano davanti al Ss. Sacramento, nelle loro visite quotidiane, la lista dei nomi dei ragazzi che davano loro più pensiero.
210    Questa preghiera che si fa spontaneamente, da soli, parte da una determinata situazione e prende da essa il proprio contenuto e la sua forma espressiva. Ha contenuti vari e ne fa esplicito argomento di invocazione, di luce, di lode, di ringraziamento. Nell'avvicinarsi ai fatti quotidiani che, al confronto con quelli sociali e storici, possono parere anche di piccolo conto, scopre valori che sono nella realtà stessa e rende esplicito il loro fondo di appartenenza ai piani di Dio.
129 Cfr Cost 12. 85. 86. 95
Tutte le situazioni sono suscettibili di essere pregate a condizione che si convertano in esperienza teologale: «La tua fede è l'occhio della pietà per bene conoscerla ed animarti ad essa», diceva Don Bosco.13° La vita teologale sta nel cogliere i fatti nella loro radice e nel loro senso, nella loro finalità divina.
Metti però sull'avviso i confratelli che la preghiera di vita, in cambio di questa sua ricca e più facile aderenza ai fatti, esige una forte ascesi. Si eviterà che i fatti passino nell'orazione con tutto il peso della loro emotività. Dovrai sollecitare la comunità ad allontanarsi dalla superficie delle cose che è spettacolo, comodità e scomodità, e dalla interpretazione e dall'uso corrente che se ne fa. Dovrai far superare la visione ristretta dell'egoismo, a cui piace guardare e criticare tutto senza mai riconoscersi in difetto e convertirsi nella ricerca della volontà di Dio, sincera, disinteressata, disposta alle conseguenze. Se per caso mancasse questo processo di purificazione, l'orazione si trasformerebbe in divagazione e curiosità.
211   Concludendo, sembra che il fare o il non fare bene la preghiera, sostanzialmente dipenda dal come i confratelli vivono o meno lo spirito teologale nella loro vita e nei loro impegni, da quanto è vitale e diffusa la carità fraterna, da come essi curano l'abnegazione e il raccoglimento,
Quando questi atteggiamenti mancano, nessun tempo, luogo o gruppo vi può supplire. Per questo la pedagogia della preghiera presuppone anche, come si è detto, l'impegno di una vita consacrata seria e l'esperienza di una vita comunitaria ricca e profonda.131 Senza l'autenticità e il fervore di questo rapporto concreto e quotidiano con Dio, sommamente amato, e con i 'fratelli, amati col medesimo amore, il dono della preghiera si vanifica e scompare.
130 MB 6,828
131 Cfr CGS 553


PARTE TERZA
METODI, STRUMENTI E STRUTTURE DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO
212   Don Bosco, la tradizione salesiana, gli orientamenti degli ultimi Capitoli generali non si limitano a indicare la funzione del direttore e i criteri di esercizio del suo ministero; mettono anche in evidenza l'utilità e l'indispensabilità di alcuni strumenti per l'animazione delle persone e il governo delle comunità. Si è invitati ad usarli con attenzione alle sensibilità dei luoghi e alle molteplici situazioni personali e comunitarie, diverse per età, cultura e maturità.
L'obiettivo che s'intende raggiungere è il miglioramento di quei rapporti personali e comunitari che Don Bosco voleva improntati a comprensione, a molta familiarità, a confidenza, ad amicizia sincera e a carità («fa in modo, scriveva a Don Bonetti, che tutti quelli cui parli diventino tuo amici»); è sopra tutto, nel processo di formazione permanente che ha nella comunità il suo luogo privilegiato, la ricerca più sicura e l'adesione più ferma alla volontà di Dio.
Il traguardo che Don Bosco ti propone non è facile perché chiama in causa la tua interiorità, il tuo zelo, la tua credibilità e competenza. Non è il caso di dar credito alle attese smisurate di certi confratelli. Ciò che devi volere è questo: che, applicando i mezzi consigliati l'incontro, ogni incontro, non si riduca mai ad un fatto puramente amministrativo e impersonale; sia invece un avvenimento ricco di umanità e di fede.

6 ALCUNI CRITERI E FORME CONCRETE DI ANIMAZIONE E DI GOVERNO
213   Su tre punti si concentrerà la nostra attenzione: ci riferiamo alle diverse situazioni dei confratelli che compongono la comunità; indicheremo alcuni criteri generali, di natura tecnica, per l'animazione dei gruppi; faremo qualche considerazione sul funzionamento del Consiglio e dell'Assemblea comunitaria e su alcune altre occasioni di incontro, di confronto, di animazione. E infine tratteremo con una attenzione particolare del «colloquio fraterno» e della «direzione spirituale».
6.1 Due attenzioni
Prima di descrivere queste forme di animazione, è forse opportuno ricordare che il tuo ministero deve armonizzare l'attenzione alle persone con quella alla comunità, l'accompagnamento del singolo e il cammino di tutti e deve adeguarsi alle diverse situazioni di vita dei confratelli.
61.1 Rapporto singolo-comunità
Il direttore è chiamato a comporre con arte spirituale il bene della comunità e quello personale del confratello in modo che l'una e l'altro, attraverso l'esperienza dei loro rapporti, possano identificare e costruire la propria identità vocazionale.
È il problema quotidiano del rapporto singolo-comunità,1
L'accento posto oggi sul valore della persona e sulla varietà delle sue situazioni porta a sottolineare esigenze nuove di salute, di formazione intellettuale, di vita spirituale, di privatezza e di spazio per l'espressione personale. Nasce in questo contesto la necessità, per il direttore, d'incontrare realmente ogni confratello, di conoscere la sua condizione e di provvedervi, armonizzando il pieno rispetto dei doni personali e il bene della comunità.
I due ruoli del direttore, uomo del bene comune e uomo del bene di ciascuno, sono mutuamente armonizzabill, Sul piano teorico II direttore, animando, ha il dono di far cospirare il bene di ciascuno al bene della comunità e il bene della comunità al bene del singolo, poiché essi, fra loro, sono oggettivamente ordinati dallo Spirito Santo. Costruendo il vero bene della comunità si promuove il bene dei singoli.
214    Queste affermazioni, in sé certe, non vanno perse di vista, anche sapendo che a volte, per necessità, occorre chiedere un sacrificio: «Se le necessità concrete della carità e dell'apostolato esigono il sacrificio di desideri e progetti in sé legittimi, il confratello accetta con fede ciò che l'obbedienza gli chiede, pur potendo sempre ricorrere all'autorità superiore».2
Ma vi sono di fatto, e in non pochi casi, conflitti quotidiani inevitabili e che non sono propri soltanto della vita religiosa.
1 Cfr GS 4; PC 14
2 Cost 68
Non ci si può allora accontentare di solenni principi nè ci si può rifugiare nella politica del «non intervento», pretendendo dal tempo e dalle circostanze che maturino le decisioni. Non esistono ricette. I problemi si affacciano e il direttore ha il dovere di ricercare, fra le varie possibili soluzioni, quella che sembra la migliore perché meglio concilia i diritti e i doveri degli uni e degli altri. Uomo di equilibrio e di preghiera, con i piedi in terra e l'immaginazione attiva, esaminerà pazientemente il .pro e il contro e deciderà senza dimenticare di essere franco e chiaro con chi di dovere.
Un dialogo di qualità, che ricerca la verità nel discernimento, è il luogo dove meglio si garantisce l'oggettività della decisione e la disponibilità personale ad eventuali sacrifici.
61.2 I gruppi diversificati
215   I confratelli, con i loro limiti e le loro risorse, condizionano evidentemente il tuo ministero. Un ambiente composito è meno facile da animare; presenta però più ricchezza e varietà e dunque, se saprai intervenire per valorizzarlo, più capacità formativa e apostolica.
A. I confratelli giovani
l giovani salesiani, «più vicini alle' nuove generazioni, capaci di animazione ed entusiasmo, disponibili per soluzioni nuove»3 sono certamente una presenza positiva e caratteristica nella comunità. La comunità li incoraggia, li orienta nella loro generosità, aiuta la loro maturazione religiosa apostolica.4
Ad essi faremo riferimento trattando della direzione spirituale. Ti esortiamo inoltre a informarti su quanto la FSDB autorevolmente presenta e consiglia.
3 Cost 46
4 Cfr ib
Ma l'esperienza formativa e le difficoltà che manifesta oggi più numerose e incidenti in certe fasi, la caduta di tensione vocazionale, che si nota in non pochi giovani professi temporanei ci convincono a curare con particolare attenzione i giovani confratelli tirocinanti.
Vivono «una fase di confronto vitale e intenso con l'azione salesiana in un'esperienza educativa pastorale».5 Si esercitano nella pratica del Sistema preventivo e nell'assistenza salesiana. Il primo scopo della loro presenza e del loro lavoro è quello di realizzare, accompagnati da te e dalla tua comunità, «la sintesi personale tra attività e valori vocazlonali».6
216   Questo loro impegno deve muoversi in un ambiente sufficientemente positivo.

  • Devono poter trovare una guida spirituale competente, preferibilmente in te, e un confessore illuminato e paterno che li aiutino, nel colloquio e nella direzione spirituale, a comprendere bene la natura formativa della fase che stanno vivendo, così da impegnarsi in essa con responsabilità.'
  • La comunità deve rendersi corresponsabile della loro vocazione (le Costituzioni usano i verbi «incoraggia», «orienta», «aiuta», «accompagna») e aiutarne positivamente la crescita con il proprio stile di vita coerente, dinamico, fraterno e familiare, Essi vi si devono sentire a loro agio, accolti e valorizzati.
  • I compiti che vengono loro assegnati, come assistenti animatori, devono essere tipicamente salesiani, proporzionati alla loro preparazione e alle loro doti,' cosi che possano esercitarsi come educatori alla fede.'

5 Cost 115
6 Ib
7 Cfr FSDB 358
8 Cfr FSDB 353. 357
9 Cfr FSDB 353
Se il direttore e la comunità realizzeranno al meglio queste condizioni per poterne disporre a bene del giovane salesiano, egli avvertirà di essere oggetto di attenzione e di fiducia e avrà un buon argomento per superare il contraccolpo che genera di solito il divario fra la comunità del postnoviziato e quelle di nuova appartenenza.
B. I confratelli adulti
217    Sollecitano il tuo interesse e il tuo servizio anche salesiani adulti i quali, mentre godono della presenza e della freschezza delle forze giovani, sono chiamati ad integrare con quelle le loro virtù e attitudini.
Gli adulti sono più autonomi e meglio inseriti nella storia e nell'ambiente, più razionali anche se non trascurano l'apporto positivo della loro affettività; aperti al mondo senza idealismi ingenui e senza rivolte aggressive; attivi senza precipitazione.
Appaiono equilibrati, eppure accettano, se motivati, di modificarsi continuamente, poco o tanto.
Vi sono in loro interessi che aprono all'accoglienza e all'impegno, come per esempio la promozione della loro capacità di lavoro, della loro persona e del suo significato; il desiderio di acquisire nuove conoscenze, senza perdere quelle che già posseggono; la prospettiva di una comunicazione più vera e facile fra le persone che vivono in seno alla comunità, tra gruppi animati da interessi diversi, fra centro e periferia a livello mondiale.
218    Queste sono le caratteristiche dell'adulto ideale che peraltro presenta anche limiti e difficoltà. più o meno fortemente egli avverte lo scarto tra le capacità e le conoscenze di cui dispone e le esigenze del proprio lavoro. Questo fatte diventa sofferenza. Tanto più che con facilità si accorge di alcune manifestazioni di declino: lo scadimento della memoria, il cambiamento delle motivazioni, la riduzione dei poteri di adattamento, lo stabilirsi di un certo equilibrio difensivo e il non essere più tanto capace di modificarsi se non a prezzo di una grande fatica.
L'insieme degli interessi e dei limiti che gli adulti presentano suggerisce gli obiettivi e i metodi di cui si deve tener conto in ogni contatto importante.
L'obiettivo fondamentale da raggiungere è che siano motivati, siano cioè chiari e accettati i motivi del loro bisogno di formazione. E, per quanto si riferisce al metodo, utilizzino al massimo le loro possibilità, iniziando dai livelli che più risvegliano il loro interesse. Non rinuncino mai all'obiettivo fondamentale del loro rinnovamento, tenendo presente che non lo si raggiunge se non attraverso esperienze personali profonde, fatte in comunità,
C. I confratelli «verso la terza età»
219    Molti fra loro sono ancora un'ottima forza di lavoro, ma tutti devono essere aiutati ad accettare la propria età e a saper invecchiare.
Insensibilmente, quasi d'istinto, man mano che passano gli anni, chi non vuole invecchiare si sforza di mantenere una superattività professionale, costi quel che costi; oppure cerca la sicurezza e il conforto nella rigidità e nella intransigenza. In certi casi limite può persino sprofondare in solitudini amare e indurirsi in dogmatismi sfiduciati.
La soluzione sta nel costruire gradualmente una presenza preziosa ma diversa nella comunità. Chi è alle soglie della vecchiaia ha i suoi grandi valori da offrire: se agisce con minore entusiasmo, ha maggiore misura; se i suoi risultati sono meno vari, ha maggiore continuità. Accrescimento dell'esperienza, capacità di riflessione e di ponderazione, ricerca della qualità, trasparenza dello spirito conducono a uno stato di saggezza che costituisce il valore insostituibile di questa età.

  • I confratelli anziani e gli ammalati

220    L'anzianità è un tempo anch'esso propizio per significare il messaggio che porta in sé la vita religiosa. È un tempo di amore e di donazione: è fonte di benedizione per la comunità, poiché ne arricchisce lo spirito di famiglia e rende più profonda la sua unità.10 È un'età disposta e aperta ad accogliere la volontà di Dio, porta in dono una contemplazione più facile, l'accoglienza gratuita degli altri, l'unione più provata col Signore. Ma si manifesta anche come solitudine e rinuncia, come perdita dell'efficacia visibile del proprio lavoro e richiede fortezza e spirito di fede.
Limitazioni e sofferenze più penose sono degli ammalati; e più preziosa è la loro vita che «assume un nuovo significato apostolico»:11 offrendosi con fede «si uniscono alla passione redentrice del Signore e continuano a partecipare alla missione salesiana».12
Vivere cosl non si improvvisa. Chi nell'attività si è lasciato inebriare dalle proprie. realizzazioni, rischia di sentirsi inutile e di ribellarsi. La vecchiaia è contemplativa solo se l'azione si è sempre congiunta con la contemplazione e l'una e l'altra hanno portato a una più grande conformità alla Pasqua del Signore.13
E. Il tuo ministero
221   Come devi esercitare i/ tuo ministero fra i confratelli della terza età, specialmente se sei un direttore abbastanza giovane di età? Scegli di lodare, rispettare, servire. Sono tre espressioni del nostro spirito di famiglia.
10 Cfr Cost 53
11 Cost 53
12 Ib
13 Cfr Cost 54
Sei chiamato a lodare Dio anche lodando gli uomini. Lodare gli uomini significa fare tutto ciò che può allargare il cuore, confortare, sanare, sollevare, far sperare, dare animo e forza, aprire i cuori alla letizia, rimuovendo ogni tristezza e turbamento.
Sei chiamato a rispettare Dio, rispettando gli uomini. Per molti anziani la sofferenza più grande è quella di sentirsi trattati come cose: altri decidono di loro senza di loro. Forse si è pensato solo ai loro bisogni naturali, non a quelli spirituali e sociali, La terza età è l'età del riposo, non dell'inerzia. Ci sono tanti piccoli servizi, tante mani tese, tanta gioia da recare e da condividere.
Sei chiamato a servire Dio servendo gli uomini, particolarmente i più bisognosi. Servire è investigare, cercare i bisogni, le necessità degli altri. Servire è avere una voce piena di carità,,un sorriso. È aiutare a dare la vita per la vita del mondo. Non dimenticare nel tuo servizio che i giovani amano la radicalità, gli anziani piuttosto la serenità. Gli anziani hanno fame di fede. Nella terza età le occupazioni hanno lasciato un posto libero e Dio lo occupa.
Chi legge può avvertire di appartenere un po' all'una, un po' all'altra dl queste categorie senza potersi interamente, riconoscere in nessuna. Tutti siamo variamente consapevoli che questo o quel limite, doni di Dio e desideri, più o meno, a seconda all'età e dei temperamenti, sono anche in noi.
L'esperienza in cui quotidianamente ti impegni, ti convincerà quanto la verità di se stessi, meglio accettata e accolta, possa dare equilibrio anche ai tuoi interventi, utilità ai colloqui e agli orientamenti, profitto nelle riunioni.
6.2 La guida spirituale comunitaria: i suoi strumenti
222    Le Costituzioni e i Regolamenti generali, leggendo l'esperienza del passato, arricchendola dei contenuti delle scienze dell'educazione e adattandola alle esigenze del nostro tempo, stimano e indicano alcuni strumenti e criteri particolarmente atti a promuovere l'animazione e il governo della comunità locale.
A parte i criteri operativi che vanno tenuti sempre in conto e ugualmente per ogni gruppo, gli strumenti indicati sono fra loro diversi per indole e autorevolezza. Alcuni hanno una struttura giuridica ben precisa, come il Consiglio e l'Assemblea della comunità; altri sono più flessibili e adattabili alle necessità concrete, come le conferenze, le buone notti, le verifiche periodiche, l'informazione.
62.1 Criteri operativi
223   Costituzioni 66 può avviare la nostra riflessione e giustificare certi nostri interessi: «Nelle cose di rilievo cerchiamo insieme la volontà del Signore in fraterno e paziente dialogo e con vivo senso di responsabilità. II superiore esercita la sua autorità ascoltando i confratelli, stimolando la partecipazione di tutti, e promuovendo l'unione delle volontà nella fede e nella carità. Egli conclude il momento della ricerca comune prendendo le opportune decisioni che normalmente emergeranno dalla convergenza delle vedute». La comunità religiosa che nasce dalla Parola di Dio, si nutre di fede e si esprime nella carità non si riduce ad essere un gruppo umano comunque. Quanto finora si è detto ne è prova e le conseguenze stesse («le opportune decisioni» prese dal superiore) lo confermano. Ma è anche un gruppo umano e, in questo ambito, usa dei criteri operativi comuni ad ogni gruppo come tale: «ascolto», «stimolo alla partecipazione», «convergenza delle vedute».
224   Le Costituzioni suggeriscono di essere attenti nell'animazione comunitaria ai tre momenti che la compongono:

  • al momento dell'osservazione e dell'analisi, dove si lasciano emergere le difficoltà, i desideri, i bisogni.

In questa fase sei il destinatario delle informazioni che vengono dette e che tu stesso susciti. Sei colui che osserva e ascolta. Nella tua analisi fai soltanto un confronto sistematico per capire bene quale parte di ciò che si va dicendo debba riferirsi al mondo delle idee, quale al mondo dei sentimenti e qual è quella dipendente dai vari condizionamenti.
L'osservazione e l'analisi ti rivelano l'ambiente, oggettivamente, ma anche come ciascuno dei confratelli sente questo ambiente, come vi si situa e ipotizza le soluzioni ai problemi proposti;

  • al momento della partecipazione o dei rapporti, in cui si interessano ai problemi il maggior numero possibile dei confratelli, tenendo conto opportunamente dei vari livelli di responsabilità e dei ruoli diversificati. Si è invitati ad ascoltare i problemi che più o meno direttamente toccano tutti, specialmente quanti hanno responsabilità e funzioni di settore.

Questa fase ha lo scopo di favorire la conoscenza degli altri per generare un'azione collettiva, unita o convergente;

  • al momento della creatività, che è sinonimo di un progetto di intervento, che normalmente emerge dalla convergenza delle vedute e si fa concreto nell'azione.

225   I tre momenti del processo si rapportano fra loro sempre in modo necessario. Fanno sistema e, a seconda della loro presenza o assenza o della variazione del loro accoppiamento, permettono di comprendere varie situazioni concrete, a volte difficili nelle comunità che le originano.
Così:

  • se vi fosse il momento dell'osservazione e dell'analisi e quello della partecipazione, ma fosse assente il momento della creatività:
  • si farebbero molte commissioni e gruppi di studio, ci si riunirebbe spesso e si sarebbe lucidi nell'analisi della situazione;
  • ma non si giungerebbe all'azione concreta, anche se modesta, concertata e seguita.

Nascerebbe poco a poco il disinteresse, l'Ironia sulla «riunion'ite» e le «giornate di riflessione» da cui «non esce mai niente».

  • se vi fosse il momento dell'osservazione e dell'analisi e quello della creatività, ma non il momento della partecipazione:
  • si concluderebbe a un'analisi ben fatta e a un progetto di innovazione adatto alla situazione;
  • ma sarebbe il prodotto di una persona dallo spirito fertile e di nessun altro quasi. L'azione intrapresa, mancando di una larga base di partecipazione, diventerebbe fragile: critiche diffuse, frustrazioni, gelosie, brontolamenti.

— se vi fosse il momento della partecipazione e della creatività, ma non quello dell'analisi e dell'osservazione costante:

  • si noterebbero azioni pedagogiche interessanti, ma sempre meno incidenti nèlla situazione reale per le analisi fatte una sola volta e non controllate costantemente;
  • mancando valutazioni regolari e «messe a punto», si perderebbero di vista i bisogni reali e l'azione si svuoterebbe del suo dinamismo.

Sono indicazioni che possono rendersi fonti preziose sia per dare una spinta indovinata all'animazione sia per rendersi conto dei motivi che possono essere alla base delle difficoltà e rimediarvi.
62.2 Conferenze, incontri, «buona notte»
226   Leggiamo nei Regolamenti: il direttore «promuova gli incontri che favoriscono la fraternità, l'aggiornamento e la distensione»;" e più specificamente: «Ispirandosi alle fonti salesiane procurerà con la direzione spirituale comunitaria, le conferenze, le buone notti, gli incontri, che la comunità approfondisca e viva in forma intensa il nostro spirito. Curerà anche che tutti i confratelli vengano a conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa e della Congregazione».15
Conferenze, incontri, riunioni, buone notti sono indicati come strumenti efficaci per suscitare nei confratelli il bisogno e il gusto della preghiera; per mantenere desto lo spirito di famiglia, la comunione dei cuori, la fraternità e l'amicizia; per stimolare alla pratica della bontà, segreto dello spirito educativo salesiano; per rendere tutti responsabili nell'adempimento della missione comune.
Si tratta di appuntamenti privilegiati che non vanno considerati alla leggera. Senti la grave responsabilità di questo impegno. La complessità delle opere, il ritmo di vita, le diversità del servizio rendono talvolta difficile la presenza di alcuni confratelli ai momenti comunitari di preghiera.
14 Reg 173
15 Reg 175
Di fatto per esigenze apostoliche si vive in forma accelerata e dispersa. In questo contesto acquistano un valore determinante altri incontri comunitari. Si è già introdotto in molti luoghi un incontro comunitario settimanale con tempo per la riflessione, l'informazione, le espressioni di fraternità, la concelebrazione. Se ben organizzato è stimolante e arricchente, e può offrire il miglior ambiente per le tue conferenze e le tue comunicazioni. Preparale nella riflessione e nella preghiera. Ispirati alle fonti della salesianità16 e della spiritualità della Chiesa.
Gli attuali Regolamenti non fanno questione né di numero né di modalità. Questo non significa che essi vogliano lasciar cadere la tradizione, collaudata dai tempi di Don Bosco, la quale parla di «due conferenze mensili» ai confratelli e, nell'anno, «almeno di tre conferenze sul Sistema preventivo al personale docente». Essa costituisce un'ispirazione Per i contenuti che propone e per i metodi che consiglia. La prospettiva antica viene anzi ampliata.17
In vista di questa ampiezza puoi ricorrere all'aiuto di collaboratori diretti. Anche in questi casi però non dimenticare che sei e che rimani il primo responsabile." Il ricorso a persone esterne che ti sostituiscono deve rispondere ad attenti criteri di scelta e non dovrebbe costituire la norma.
16Cfr Reg 175
17 Cfr Reg 173. 175
18 Cfr CG21 52. 50
A. Le conferenze
227    Secondo una tradizione che risale alle origini, puoi affidarla a confratelli particolarmente preparati e bene accetti. Trattandosi però della 'conferenza più importante19 metti tutta la diligenza perché riesca bene. Avvisa con anticipo il salesiano che pensi invitare. Intenditi con lui sulla scelta dell'argomento e sulle eventuali modalità dello svolgimento. Di tutto metti al corrente i confratelli preventivamente affinché non manchi la necessaria preparazione psicologica e spirituale.
La conferenza o l'incontro comunitario di metà mese il direttore lo riserva ordinariamente a sé. Ti serve per comunicare le «disposizioni dell'ispettore», per presentare e commentare gli. «Atti del Consiglio», per richiamare l'attenzione su qualche documento della Sede Apostolica e per «trattare dell'andamento della casa»." Secondo Don Albera, questa conferenza assume «piuttosto l'aspetto di una conversazione familiare».21
Nei «Ricordi confidenziali» Don Bosco nomina le conferenze pedagogiche: «parla spesso con loro (i maestri) separatamente o simultaneamente... in conferenze apposite».22 La tradizione più tardi ne ha fissato il numero: «almeno tre volte all'anno». Il direttore non le omette, non le degrada con inutili richiami moralistici, non le confonde con gli apporti di esperti in pedagogia, utili e anche necessari, ma che sono un'altra cosa. Per la posizione che occupi, per la valutazione che puoi fare dell'andamento del progetto educativo, per le confidenze di cui sei depositario rappresenti la persona giusta per indicare risultati e limiti e per suggerire orientamenti.
B. Incontri di salesianità e di aggiornamento
228    L'articolo 175 dei Regolamenti fa riferimento a incontri e riunioni che permettono alla comunità dl vivere in forma intensa il nostro spirito.
19 Manuale n, 103
20 Ib
21 1b
22 Ricordi
C'è un continuo emergere di temi e problemi dell'attuale cultura che toccano direttamente o indirettamente la nostra vita. Questi incontri, programmati e condotti con intelligenza, favoriscono la fraternità e il confronto delle idee, impediscono la sclerosi intellettuale e aiutano a camminare, come Don Bosco, al passo dei tempi.
La riuscita resta in gran parte affidata allo spirito di creatività e di iniziativa. Favoriscili e incoraggiali. Disponi le cose in modo che l'informazione salesiana, di portata più universale e fatta anche con l'impiego dei moderni mezzi di comunicazione, vi abbia un posto rilevante.23 Ma si riserva sempre il primo posto al momento liturgico e alla preghiera.
229    Devi calibrare con dosaggio nell'insieme della programmazione queste iniziative e curare che siano condivise dall'attiva responsabilità e collaborazione di tutti. Altrimenti supererebbero le reali possibilità della .tua persona. Ne devi tener conto, ma non devi abdicare al tuo ruolo di maestro autorizzato della comunità.
Vi sono comunità dove si può senza eccessiva difficoltà svolgere un programma organico e completo. Ve ne sono altre, dislocate a grande distanza tra loro e con un numero di confratelli ridotto a poche unità. Sarà compito dell'ispettore trovare, in questi Casi, il modo di riunirle, di tanto in tanto e nei limiti del possibile, perché ' sentano la gioia di stare insieme e la buona parola di cui hanno bisogno. A loro volta i direttori e i confratelli, ridotti quasi all'isolamento (pensiamo a certe situazioni missionarie), ricordino le parole dell'apostolo Paolo: «la forza di Dio trionfa nella debolezza dell'uomo»," Ma è ancora dovere dei direttori delle comunità regolari stare accanto a questi confratelli con la vicinanza spirituale e con gli interessamenti concreti che la carità industriosa dei figli di Don Bosco sa prestare ai fratelli che hanno più bisogno.
23 Cfr Reg 33. 175
24 2 Cor 12,9
C. La «buona notte»25
230   La «buona notte», che «ogni sera dopo le ordinarie preghiere, e prima che gli allievi vadano a riposo, il Direttore o chi per esso» indirizza ai giovani e alla comunità riunita,26 incontra difficoltà particolari tanto sono cambiati, rispetto ai tempi di Don Bosco, i ritmi di vita e gli orari degli impegni apostolici. Non sono poche le opere dove le occupazioni si succedono a ritmo incalzante e non si sa quando e dove collocare la «buona notte» salesiana. In una movimentata seduta del Consiglio superiore del 1884, quando le cose a Valdocco non andavano bene, Don Bosco usci in questa affermazione: «il sermoncino della sera è la chiave maestra della casa. Moltissimo, se non tutto, dipende da questo».27 C'è forse dell'enfasi in questa affermazione, ma è indiscutibile che il suo intuito di educatore e di santo e la Sua lunga esperienza l'avevano convinto che la «buona notte» era uno dei segreti della sua opera educativa. Doveva essere breve: «non oltrepassi maii due o tre minuti».28 I suoi contenuti dovevano prendere lo spunto da qualche episodio o fatto del giorno, accaduto in casa o fuori, sottolinearlo con un avviso; un consiglio, una massima che illuminasse il senso cristiano degli avvenimenti.29 Don Bosco voleva che i giovani prendessero lezione dalla vita e dalla loro piccola storia.
25 Cfr Reg 48. 175
26 Cfr «Il Sistema preventivo nell'educazione della gioventù» n. 2.VI in Cost p. 239-240
27 MB 17,190
28 Ib
29 Cfr CGS 370
Ma non era meno interessato al tono e alla speciale atmosfera che doveva caratterizzare la «buona notte». L'ultimo incontro della giornata doveva chiudersi con una parola paterna, talora anche con un rimprovero meritato ma espresso in termini accorati, che lasciavano traccia. «Il tono, nota Don Ceria, si colora dall'atteggiamento del volto e dall'inflessione della voce, ma ha vita dal sentimento. È il fare del buon papà che scambia le ultime parole con i figli e dà loro l'ultimo saluto della giornata, ansioso di rivederli la mattina appresso rifatti e contenti dopo il sonno ristoratore».30 Questa «buona notte» alla quale la partecipazione di tutta la comunità — superiori e giovani — dà una sottolineatura tutta familiare, è la preziosa eredità che Don Bosco lascia ai suoi figli e che deve resistere al tempo, anche attraverso gli opportuni adattamenti.
In pratica, là dove è ancora possibile, la «buona notte» è data al termine della giornata. E per i confratelli questo è spesso possibile. Il direttore ne approfitta, come faceva Don Bosco. Quando invece si tratta di giovani che lasciano l'ambiente salesiano in ore diverse, nel primo o nel tardo pòmeriggio, non venga sottovalutata l'importanza di modelli sostitutivi come il «buon giorno» all'ingresso dei giovani, il «buon pomeriggio» o la «buona sera» prima del loro ritorno in famiglia.
62.3 II consiglio della comunità e l'assemblea dei confratelli
Il consiglio della comunità e l'assemblea dei confra- 231 telli costituiscono due espressioni organiche fondamentali della partecipazione e della corresponsabilità nell'animazione e nel governo della comunità locale. È compito del direttore farli funzionare nei modi più adatti.31
30 Annali 3, 862-863
31 Cfr Reg 173
Ma, più in là di quanto è stabilito nel diritto proprio salesiano,32 il loro funzionamento dipende anche dalle dimensioni reali della comunità, Altro è il governo e l'animazione di una comunità ridotta nel numero e la cui vita è molto vicina a quella del gruppo familiare, altro è il governo e l'animazione di una comunità numerosa, con leggi complesse e rapporti che tendono a formalizzarsi sul tipo dell'organizzazione.
Non è solo questione di numero. È questione anche di qualità di vita. Il modo di vivere di una comunità di dieci persone può essere tale da farla assomigliare nel suo funzionamento più ad una organizzazione di massa che ad un gruppo. Come pure un direttore di comunità non numerosa può trovare, proprio per questo, particolari difficoltà nei confratelli che non sono adatti a vivere in piccoli gruppi e trovano invece più facilmente il loro posto in comunità più grandi. Non hanno quella certa maturità richiesta né la capacità di una particolare attenzione al clima interno del gruppo, Sono invece tutti orientati verso il loro lavoro e carenti di dimensione sociale. Nelle comunità piccole si trovano male e rendono difficile la vita a tutti,
Nel governo poi di una comunità ridotta vi può essere la tendenza, anche solo tacita o implicitamente ammessa, a reggersi sul 'consenso' comune e a non guardare al direttore come a superiore e centro di unità. Questa situazione, se non è fatta uscire allo scoperto e non è contestata, può generare gravi conseguenze sulla qualità della vita comunitaria salesiana.
A. Il consiglio della comunità33
32 Vedi cap. 7
33 Cfr GuidaCost 898-902
232  Certamente non ti sfugge l'importanza delle circostanze in cui il consiglio è chiamato a decidere o a dare il suo parere34 Le Costituzioni e i Regolamenti generali ne determinano l'autorità e il funzionamento.35
Ma partecipare al governo della comunità36 è condividere la natura della autorità in tutte le sue espressioni. L'articolo 121 delle Costituzioni ne rimarca l'aspetto pastorale. II richiamo è opportuno perché. ci si può muovere facendo prevalere criteri amministrativi, non pastorali. Un consiglio che opera pastoralmente compie una riflessione di valore sulla situazione comunitaria, studia le direttive opportune per le diverse aree, si sente direttamente impegnato e corresponsabile di tutti i settori di attività. La solidarietà richiesta dice lo spirito con cui lavora:37 è una reale corresponsabilità operativa, dunque anche una corresponsabilità di contenuti e di scelte.
B. L'assemblea dei confratelli38
233   È un'assemblea che coordina la comunione e i suoi
È un'assemblea che coordina l'impegno comunitario non fino a determinarne i dettagli, ma indicando le grandi linee operative sulle «principali questioni riguardanti la vita e l'azione comunitaria», di cui parla l'articolo 186 delle Costituzioni.
È la riunione di tutti i salesiani della comunità.39 È anche la convergenza dei loro sentimenti e del loro spirito.
34 Cfr Cost 181
35 Cost 178-181; Reg 180
36 Cfr Cost 178
37 Cfr Reg 180
38 Cfr GuidaCost 902-904
39 Cfr Cost 186. 180; Reg 173. 184
È un'assemblea che coordina la ricerca della volontà di Dio: l'obbedienza nella comunità è preparata dalla ricerca comune della volontà di Dio, sotto la guida del superiore, e diventa impegno corresponsabile nell'azione apostolica,40
Si sa del valore delle sue decisioni circa l'elezione del delegato al Capitolo ispettoriale e dei membri eventuali del consiglio della comunità.
I Regolamenti ti invitano a farla funzionare nei modi più adatti. Non è facile. L'esigenza di apertura e di attenzione che suppone il dialogo comunitario, il moltiplicarsi dei momenti di incontro, il desiderio di una operatività più agile ed efficace, a volte frenano la partecipazione dei confratelli o li spingono al disimpegno. Con prudenza e perseveranza li aiuterai a riconquistare interesse per questi incontri, adottando anche i criteri operativi indicati, e ad assumere l'ascesi che il rapporto comunitario comporta.
C. Le avvertenze del direttore
234  Questi organismi alimentano l'impegno pastorale di tutti e migliorano la comunicazione e la comunione tra i confratelli. Ma richiedono in te certe avvertenze:

  • informa (date, orari, convocazione, ordine del giorno) con chiarezza e tempestività,41 anche in comunità ridotte di numero;
  • crea le condizioni materiali favorevoli a questi scambi: cura il locale, le sue dimensioni, la disposizione degli interlocutori;

 40 Cfr Cost 66
41 Cfr Reg 180

  • sappi che la tua discrezione è psicologicamente determinante. Fa di tutto perché l'aggressività del gruppo, se vi fosse, si scarichi in anticipo creando un clima previo di preghiera e di ascolto, dicendo all'inizio qualche parola semplice di accoglienza e di avvio e designando di regola un altro confratello (vicario, preside...) a guidare la discussione. Se presiedi tu stesso e dirigi la discussione, corri il rischio che ne nasca un rapporto di vertice, a senso unico. Riconosciuti o contestati, i tuoi interventi, anche inconsciamente, verranno sentiti come un'imposizione. In ogni caso, dopo la formulazione chiara del punto da discutere, non dovrai cominciare col dare la tua opinione. Siedi «fratello tra fratelli» e ascolta attentamente. Quando parli tutti devono sapere che il direttore non può spogliarsi della sua autorità, della visione d'insieme che possiede. Il tuo discorso, — à meno che lo voglia escludere tu stesso — non è ancora una decisione, ma sarà sempre autorevole;"
  • sappi che il linguaggio verbalizzato e concettuale è solo la punta visibile di un insieme vivo e nascosto. Mille voci salgono dai propri bisogni personali e collettivi, consci e inconsci che, se sei tu a dirigere, dovresti cogliere, far emergere e chiarire. Questo tipo di ascolto e di riformulazione non è spontaneo. Costa molto potere e volere davvero comprendere gli altri e non giocare al personaggio rispondendo a quello che immaginiamo che i confratelli si attendono da noi;
  • più che dialogare con il gruppo, favorisci il dialogo fra quelli che lo compongono. Più che trattare con il gruppo, tratta con le singole persone;
  • e àrmati anche di una buona dose di pazienza: l'urgenza delle decisioni pare non accordarsi con le lentezze inerenti alle discussioni di gruppo. A volte magari vi sarà urgenza vera. Ma non accada che si crei un'urgenza fittizia e ti sbarazzi di un problema, risolvengolo solo 'verbalmente'. Risorgerebbe aggravato.

62.4 Le verifiche comunitarie
235    Tra i principi e i criteri di cui far conto nell'esercizio dell'autorità le Costituzioni evidenziano la partecipazione e la corresponsabilità. Si legge nell'articolo 123: «La comune vocazione comporta la partecipazione responsabile ed effettiva di tutti i membri alla vita e all'azione della comunità locale... sia sul piano dell'esecuzione che su quello della programmazione, dell'organizzazione e della revisione, secondo i ruoli e le competenze di. ciascuno».
Occasioni ed espressioni importanti della partecipazione e della corresponsabilità sono le verifiche della vita comunitaria nei suoi diversi aspetti. I Regolamenti si riferiscono esplicitamente alla partecipazione dei confratelli nell'elaborazione, realizzazione e revisione del progetto educativo pastorale,42 alla verifica della vita di preghiera43 e dello stato di povertà.44 Il CG21' nei suoi orientamenti operativi, stabilisce la verifica della vita comunitaria e del progetto pastorale,45 lo «scrutinium paupertatis»,46 la verifica dello stile di fraternità,47 la revisione della vita di preghiera.48
Ci riferiamo ora alle due verifiche stabilite esplicitamente dai Regolamenti: lo «scrutinium paupertatis» e lo «scrutinium orationis»."
42 Cfr Reg 5
43 Cfr Reg 174
44 Cfr Reg 65
45 Cfr CG21 58
46 lb 59a
47 lb 59b
48 Ib 60
49 La verifica della vita della comunità può riferirei a tanti altri aspetti, Per uno «scrutinium vocationis» sl potrebbero seguire due piste di revisione significative: — il «sogno del diamanti» (MB 15, 183-187), letto secondo la presentazione del Rettor Maggiore (ACS 300), che riprende quella penetrante di Don Rinaldi; — i «cinque difetti da evitare», di cui Don Bosco parla nell'introduzione alle Costituzioni (Cost p. 234235), confrontati con gli «ostacoli al rinnovamento» rilevati dal CG21 (Cfr specialmente CG21 Doc 1 «I salesiani evangelizzatori dei giovani»)
A. Lo «scrutinium paupertatis»
236    «La comunità locale e ispettoriale verifichi, con la frequenza che riterrà opportuna, il proprio stato di povertà circa la testimonianza comunitaria e i servizi resi.  Studi i mezzi per un continuo rinnovamento».50 Il CG21 ricorda l'obiettivo di questa verifica: curare e promuovere una maggior sensibilità evangelica; e uno degli aspetti principali: il lavoro come espressione di povertà salesiana.51
Ci sono due tempi nell'anno liturgico che offrono un contesto stimolante a questa verifica: la Quaresima e l'Avvento. Sono tempi in cui lo spirito di fraternità e di solidarietà ritrova i suoi significati profondi e si fa urgente e concreto nell'offerta dei nostri Sacrifici.
Dei due aspetti che l'articolo dei Regolamenti propone all'esame della comunità, quello comunitario e quello strutturale (i «servizi resi»), scegliamo il secondo, a cui si è meno attenti, per qualche riflessione.
Un principio generale, che regge e regola ogni possibile struttura, è questo: «le strutture devono essere a servizio della comunità e delle persone, affinché queste possano adempiere fedelmente la loro vocazione».52 Rivestono dunque un'importanza singolare nel campo operativo. Possono permettere o meno il rinnovamento, perché istituzionalizzano e trasmettono il modo di fare e di pensare comuni.53 Bisogna animarle e orientarle. La garanzia di questa animazione e di questo orientamento è, all'interno della comunità, il tuo servizio. Le strutture economiche devono essere 'funzionali' e 'feconde'.54
50 Reg 65
51 Cfr CG21 59a
52 CGS 706 n. 2
53 Cfr CGS 706 n. 6
54 Cfr CG19 p. 32
237

  • Per la loro funzionalità tieni in conto quattro orientamenti, semplici ma efficaci:
  • il giusto rapporto fra amministrazione e povertà: la cura scrupolosa di una sana amministrazione è garanzia all'osservanza della povertà individuale e collettiva.55 In una lettera circolare Don Bosco, in forma discorsiva e con riferimenti pratici, affrontava il problema della «economia in tutto, ma non esagerata, facendo

tutti quei risparmi che si possono fare».56 Non è la sola privazione a realizzare la povertà;

  • i fini istituzionali prima dei beni materiali: «i soci in tutte le loro attività considereranno i beni temporali un mezzo per conseguire i fini istituzionali della Società».57 Poiché il principio ha valore operativo, la decisione ultima per intraprendere attività e lavori deve far riferimento alla missione e non essere affidata unicamente all'aspetto economico;
  • la coscienza di essere depositari dei beni della Chiesa: «gli addetti alla gestione dei beni... agiranno come depositari di beni della Chiesa e non si permetteranno alcun uso personale e arbitrario».56 Non si può negare il fatto che si tende sovente a gestire la responsabilità in forma individuale. Alcune volte anche in forma arbitraria.

Il direttore ricorda al suo economo la necessità della 'dipendenza' dal superiore e dell'accordo 'con il consiglio della comunità'.59 Nelle comunità vaste per numero di confratelli e per quantità di lavoro è bene istituire una consulta o commissione per i problemi economici e amministrativi.
55 Cfr CGS 726
56 Cfr MB 10, 1099
57 CGS 726
58 lb
59 Cfr Cost 184
Tutto ciò facilita il diffondersi di uno spirito amministrativo serio e disinteressato. Quando rinasce l'attaccamento ai beni materiali, rinasce anche la distanza tra la missione salesiana e i giovani;
— il rapporto efficace fra testimonianza e beni materiali: la testimonianza è anch'essa 'funzionale' nei confronti dei beni materiali, poiché la povertà vissuta e manifestata è per la nostra Società sorgente di «benedizione di Dio» e di «benevolenza degli uomini».60 Non sarà la ricerca del «centuplo anche in questa vita» a sostenere l'impegno della nostra austerità, del lavoro, della povertà. Ma è certo quel che afferma Don Bosco degli Istituti religiosi: la povertà è la loro vera ricchezza e la fonte della loro prosperità. E della Congregazione: «quando cominceranno tra noi le comodità o le agiatezze, la nostra pia Società ha compiuto il suo corso».61
238

  • La fecondità è il retto funzionamento che permette alle strutture economiche di essere feconde sul piano della vita religiosa comunitaria e della missione apostolica. Ciò che la ostacola può essere il fatto che i religiosi «si attacchino nuovamente a questi (beni), ne facciano un uso sbagliato, siano ingannati dal loro complesso ingranaggio o li sciupino per incapacità, per impreparazione, per trascuratezza o per abuso».62

60 CGS 726
61 MB 17, 272
62 CGS 726
Si deve essere attenti ad evitare l'improvvisazione e l'approssimazione. A questo fine avrai cura del funzionamento di quegli organismi comunitari che aiutano a riflettere sulla programmazione economica annuale, preventiva e consuntiva: l'assemblea comunitaria per l'impostazione generale delle scelte in campo economico, il consiglio della comunità per le competenze decisionali previste dalle Costituzioni,63 la consulta economica, dove esiste.
Sempre su questa linea, solleciterai un più continuato e regolare collegamento con il centro ispettoriale e gli uffici economici dell'economato ispettoriale, perché siano di aiuto-nel superare l'impreparazione tecnica, se vi fosse, e nell'aggiornare i confratelli addetti al settore. Infine farai presente frequentemente al tuo diretto collaboratore il valore religioso del servizio a cui è stato chiamato dall'obbedienza." Lo si dimentica con facilità,
B. Lo «scrutinium orationìs»
239   Il direttore, si legge nei Regolamenti, «programmi con la comunità l'attuazione e la verifica periodica della vita di preghiera, dando spazio a opportune iniziative».65 Il CG21 precisa: se ne verifichi «il senso apostolico, i contenuti, le forme e la partecipazione dei confratelli».66 Lo stesso CG offre per questo una serie di interrogativi utili e importanti.67 Vertono su temi che abbiamo già trattato e che si riferiscono alle prospettive e allo spirito da cui fu animato, trattando della preghiera, il CGS: «La preghiera ci fa scoprire il senso vitale della nostra adozione a figli di Dio, è la base del nostro servizio apostolico verso tutti gli uomini, nostri fratelli, e particolarmente verso i giovani poveri .e bisognosi. Appunto perché figli del padre comune, siamo fratelli e servitori di tutti».68
È una vera ascesi il cammino dei «contemplativi nell'azione».69
63 Cfr Cost 181; Reg 184, 198-202
64 Cfr ACS 253 p. 55-57
65 Reg 174
66 CG21 60b
67 Cfr CG21 44
68 CGS 529
69 Cfr Cost 12
Potrai trovare in quelle pagine la chiave per collegare carisma, senso apostolico, contenuti e forme di preghiera sì da poter orientare validamente la tua scelta per lo 'scrutinium orationis' e convincere del contrario quanti pensano alla preghiera salesiana come non sufficientemente caratteristica e poco efficace.
Forse della preghiera salesiana, così come la suggeriscono oggi le Costituzioni, le nostre comunità non hanno fatto ancora sufficiente esperienza.70
C. Discernimento comunitario alla luce della Parola: la revisione di vita
240   La comunità salesiana, docile allo Spirito, cammina sforzandosi di discernere negli eventi, alla luce della Parola, la volontà del Signore. Abbiamo accennato ad alcuni momenti stabiliti, a strumenti e ad istanze di programmazione e di verifica, ma l'atteggiamento di discernimento della comunità può trovare altre occasioni di attenzione profonda e di confronto sereno e maturo.
Dio tiene unita la nostra comunità con la sua Parola71 e «la Parola ascoltata con fede è per noi... luce per conoscere la volontà di Dio negli avvenimenti e forza per vivere in fedeltà la nostra vocazione».72 Per questo, «docili allo Spirito e attenti ai segni che Egli ci dà attraverso gli eventi, prendiamo il Vangelo come regola suprema di vita, le Costituzioni come via sicura, i superiori e la comunità come quotidiani interpreti della volontà di Dio».73
70 Quadri concreti dl verifica per quanto riguarda gli atteggiamenti personali e comunitari sl possono trovare all'interno dei vari manuali di preghiera che singole conferenze ispettoriali hanno curato e diffuso
71 Cost 85
72 Cost 87
73 Cost 64
La comunità si trasforma in una fraternità che ricerca, che discerne: «Nelle cose di rilievo cerchiamo insieme la volontà del Signore in fraterno e paziente dialogo e con vivo senso di corresponsabilità».74
74 Cost 66
Leggere, rivedere insieme gli avvenimenti, le situazioni, gli atteggiamenti alla luce della Parola, degli orientamenti della Chiesa e della Congregazione, è certamente un momento forte e di profonda incidenza formatrice nella vita di una comunità. La «revisione di vita» si riferisce a questa esperienza e suggerisce un metodo per realizzarla.
Non si tratta di un esame di coscienza comunitario, meno ancora di un'accusa o di ùn giudizio. Si tratta di cogliere il fatto alla luce o in vivo rapporto con i valori della rivelazione nella consapevolezza che sono questi a dare il senso ultimo, vero e vitale, a tutto l'insieme. La revisione è un modo particolare di sottolineare lo stretto rapporto che intercorre fra le situazioni in cui si vive e i misteri della propria fede e vocazione, Le situazioni sono i fatti in cui ci si trova coinvolti o come testimoni o come protagonisti e nei quali si è costretti a situarsi, a formulare un giudizio, a scegliere un comportamento.
241  Nel procedimento della revisione vi sono come tre momenti fondamentali e successivi: vedere, giudicare, agire.

  • Si parte dai fatti accaduti e dalle attività svolte o dagli atteggiamenti assunti, cercando di scoprire insieme le cause remote e prossime (personali, comunitarie, sociali) e le conseguenze reali o possibili, presenti o future.
  • Attraverso l'ascolto della Parola del Signore, degli orientamenti della Chiesa, di Don Bosco e della Congregazione, con un atteggiamento di ascolto profondo e condiviso, che suppone l'attenzione di un cuore libero e disponibile, capacità di silenzio e preghiera, si tenta di cogliere nella realtà descritta i valori, il significato profondo, che ci indicano il cammino del progetto di Dio.
  • Ci si decide a collaborare concretizzando l'impegno personale e comunitario in coerenza con quanto ha suggerito il Signore attraverso il discernimento.

Per compiere la revisione di vita è importante disporre di un ambiente adeguato e di un tempo sufficiente. È soprattutto indispensabile che esista una comunità o un gruppo nei quali i rapporti sono improntati a sincerità e apertura e le persone sono decise a fare della fede l'anima della loro esistenza e delle loro scelte. Non è il caso di presentare qui altri possibili metodi pratici. La comunità può cominciare con lo studiare ciò che è stato scritto sull'argomento per realizzarla e farla diventarle progressivamente un atteggiamento comunitario non eccezionale.
Sono molti i frutti che essa può far nascere. La sco- 242 perta quotidiana di Dio e il ricupero della dimensione di fede nel lavoro quotidiano; la disponibilità a compromettersi; l'intervento di un servizio preciso e sicuro, perché frutto di un'attenta analisi dei fatti, confrontati con la Parola del Signore; lo sbocco immediato e spontaneo alla preghiera; la vita unificata, poiché cade ogni soluzione di continuità tra lavoro-messa-meditazione, sono alcune delle molte virtù che potranno arricchire la vita dei Confratelli e costruiranno la comunità.
Sai, forse per esperienza, che alcune situazioni apostoliche 'sono rischiose. Occorre leggerle e guidarle con la revisione di vita. Puoi sperare il ricupero di un impegno coerente anche in queste situazioni. La sincerità, il confronto con la Parola di Dio, la presenza dei confratelli più impegnati e sapienti portano immediatamente a svelarne gli aspetti deteriori, se vi fossero, il compromesso accettato o sofferto, il rischio ricercato per il gusto del nuovo o per il fascino del proibito. L'ingresso nel più profondo di se stessi, dove si rispecchia il volto di Dio, determina un comportamento nuovo ed evangelico. La presenza del peccato in ciascuno di noi, la consapevolezza dei nostri limiti apre alla preghiera. Essa è molte volte la conclusione utilissima della revisione di vita.
Come vedi, la revisione di vita può risolversi in una efficace, educazione individuale e comunitaria, nell'interiorizzazione dei valori della propria consacrazione apostolica, in un costante esercizio che integra fede e vita, in una continua scoperta di Dio nel quotidiano.
62.5 L'informazione salesiana
243   A. Attualità e memoria storica
Informazione salesiana è attualità ossia l'insieme delle notizie riguardanti inprogetto apostolico di Don Bosco che si sta realizzando giorno dopo giorno, nelle varie parti del mondo; oppure, in senso più ampio, ogni informazione sulla realtà salesiana, sulle sue radici storiche, sui suoi valori.
Don Bosco dette largo spazio alle 'notizie di famiglia' già nella sua prima comunità educativa, poi nella sua Congregazione, nella Famiglia salesiana e nell'opinione pubblica. Nella comunità educativa, per esempio, attraverso la «buona notte», fin dal 1846, destinata tra l'altro a informare sugli avvenimenti dell'indomani; nella sua. Congregazione attraverso le «lettere circolari» da lui cominciate nel 1867 quando i salesiani erano 44, le case appena 3 e la Congregazione non ancora approvata:75 nella Famiglia salesiana soprattutto con la fondazione, nel 1877, del Bollettino salesiano, che egli volle organo di informazione sul suo progetto apostolico e destinò a tutti i suoi amici sparsi nel mondo;76 nell'opinione pubblica, ricorrendo sovente ai giornali cattolici, soprattutto all'epoca delle spedizioni missionarie, perché facessero conoscere gli sviluppi della sua opera e gli attirassero simpatia, aiuti e vocazioni.
75 Cfr MB 8, 828
76 Cfr Reg 41 ACG 315 p. 47-55
244   È una conoscenza di grande importanza. Non esiste, non è mai esistito un popolo senza i suoi racconti. C'è un patrimonio, un'eredità comune, in cui ci si riconosce come singoli e come gruppo.
Ma si sbaglierebbe sottovalutando l'aspetto dell'attualità, quasi si potesse vivere ciascuno per proprio conto e fosse irrilevante conoscere o ignorare l'esistenza di una Famiglia salesiana operante in mezzo alla gioventù nel mondo. Di fatto le informazioni sull'attività, tempestive e adeguate, accrescono il grado di consapevolezza, rafforzano l'appartenenza, alimentano in giusta misura quel sentimento di importanza e di utilità storica che è premessa e condizione psicologica alla sicurezza e all'efficacia dell'azione.
B. Utilizzazione
245    Per la posizione che occupi, con la tua diligenza puoi favorirne l'afflusso oppure ostacolarlo con la tua trascuratezza. Sfrutta le occasioni che non mancano e crearne di nuove:

  • la lettura spirituale comunitaria, da fare con una certa frequenza sulle fonti dell'informazione salesiana;
  • le conferenze e i ritiri;
  • la sala di lettura, che potrà offrire puntualmente ai confratelli le pubblicazioni, soprattutto quelle periodiche;
  • la biblioteca, con una sezione apposita, possibilmente ampia, per accogliere i libri e le collezioni delle riviste di salesianità;
  • la sala di salesianità, un'utile iniziativa che si sta diffondendo nelle case. È un ambiente in cui viene raccolto quanto unisce spiritualmente la comunità a Don Bosco e la richiama alla propria missione;
  • gli abbonamenti personali, con i quali favorire i confratelli che lo desiderano.

Ti preoccuperai inoltre che l'informazione salesiana giunga anche ai ragazzi. All'informazione — mediata da riviste, opuscoli, libri, diapositive, documentari filmati si accompagna bene l'attività in favore delle missioni e del terzo mondo. Con queste e altre forme di associazione alle nostre iniziative, si promuove il ragazzo alle prime forme di cooperazione e di corresponsabilità nell'ambito della Famiglia salesiana, in una prospettiva di maturazione vocazionale.
Nella Famiglia salesiana diffondi libri, riviste, soprattutto il Bollettino salesiano. La diffusione del Bollettino salesiano deve essere un tuo particolare impegno. Devi preoccuparti personalmente che giunga ai familiari dei salesiani; ai cooperatori e cooperatrici; agli exallievi ed exallieve; ai benefattori dell'opera; ai collaboratori della comunità (insegnanti, impiegati, dirigenti di associazioni, catechisti...); ai laici e alle famiglie impegnate della parrocchia o oratorio; ai genitori degli alunni più sensibili, senza fare però iscrizioni in massa; alle biblioteche e sale di lettura delle varie associazioni; alle autorità religiose e civili della zona; agli enti con cui si hanno rapporti.
È abbastanza facile intuire l'onda di simpatia e di apertura che un Bollettino salesiano ben fatto può suscitare nel nostro ambiente.
C. Produrre informazione salesiana
246   A volte è bene che non ti limiti a diffondere l'informazione prodotta da altri, ma diventi tu stesso produttore di questa informazione.

  • Ci sono casi in cui conviene servirsi, sull'esempio di Don Bosco, dei canali già esistenti per far conoscere le notizie riguardanti la propria opera o il progetto di Don Bosco in generale. In occasione delle feste di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice o per una inaugurazione o premiazione scolastica o per altre iniziative di una certa risonanza risulta abbastanza facile ottenere spazio sul settimanale diocesano, sul quotidiano locale, alla radio, perfino alla televisione.
  • A certe condizioni è raccomandabile anche la pubblicazione del periodico della casa. È un modo moderno e simpatico per rendersi presenti presso tante persone un tempo amiche e forse sul punto di dimenticarci, per rinsaldare i legami, per suscitare il desiderio della collaborazione. II rischio, tutt'altro che improbabile, è di mettere in circolazione un prodotto in più, siglato dall'impronta della mediocrità nella presentazione grafica e nella scelta dei contenuti. Oggi il giornalismo è scienza, tecnica e arte, e non si può improvvisare. Occorre perciò farsi aiutare da chi è del mestiere. Non si troverà tra gli amici dell'opera salesiana un giornalista disposto a dare consigli e una mano?
  • Nella propria comunità possono esistere poi gruppi o movimenti interessati a farsi conoscere attraverso il modesto ma provvidenziale ciclostile. II direttore favorisca queste iniziative, chiedendo solo serietà di impegno e perseveranza. In realtà la Famiglia salesiana dovrebbe essere molto grata a questo strumento «minore» di comunicazione sociale, perché esso le sta rendendo, fin dai tempi di Don Bosco, un servizio prezioso.

6.3 La guida personale dei confratelli: il «colloquio» e la direzione spirituale
63.1 II «colloquio»
247  A. Il pensiero di Don Bosco
In un biglietto autografo, non datato, tra le cinque norme che Don Bosco dice necessarie per la buona conduzione di una casa, si legge al primo posto: il rendiconto... è «assolutamente necessario».77
Il colloquio, per Don Bosco, appartiene alle «norme fondamentali delle case salesiane»,78 è «la chiave di ogni ordine e di ogni moralità»;79 è perciò un dovere che i direttori devono assolvere con la massima diligenza; i rendiconti «non si lascino mai per nessun motivo e si facciano posatamente e con impegno».80
Le ragioni che muovono il nostro santo Fondatore a queste affermazioni sono molte. Sono ragioni pratiche che si rifanno allo spirito di famiglia, al buon andamento della comunità educativa, all'attenzione rivolta alle esigenze e ai bisogni delle singole persone, considerate ciascuna con predilezione speciale, sul modello della carità pastorale di Cristo." Più determinanti sono le ragioni soprannaturali. Il colloquio col superiore affonda le sue radici nell'humus del primo oratorio, nel clima di semplicità e confidenza che si instaurava nel sacramento della Riconciliazione e si prolungava nella vita, nella volontà di perfezione e di santità che portava a confidare al superiore «tutti i segreti con la medesima sincerità e candore con cui un figliuolo mostrerebbe alla madre le graffiature, livori e punture che le vespe gli avessero fatto».82
77 MB 12, 124
78 MB 10, 1052
79 MB 11, 354
80 Ib; le affermazioni di Don Bosco relative al rendiconto sono molte: cfr in particolare MB 9, 688-689; MB 10, 1096; MB 14, 794; Introduzione alle Regole.
81 Cfr CGS 644
82 Cost p. 232: “Scritti di Don Bosco - Ai soci salesiani”
Per Don Bosco il colloquio non è mai stato un gesto formale, amministrativo. È stato sempre un atto soprannaturale, un momento forte della vita consacrata apostolica. Tanto è vero che nella tradizione è un esercizio vincolato al ritiro mensile,83 un «aiuto potente per progredire nella virtù»" o, più esattamente, un'autentica «schola virtutum», perché ha «in sé una parte della sacra infanzia spirituale, tanto raccomandata da Nostro Signore, dalla quale proviene ed è conservata la vera tranquillità dello spirito».85
248   Molti aiuti spirituali, che il religioso di vita contemplativa trova nella pace del convento, Don Bosco li affidava alla mediazione del colloquio: «il rendiconto è utile specialmente per noi che abbiamo poca vita contemplativa».86 Don Albera non si scosta dal pensiero di Don Bosco quando scrive: «la cura e la formazione del proprio personale è il primo pensiero (del direttore) e a tal fine non v'è pratica più efficace del rendiconto».87 La sua dimensione spirituale acquista significato se pensi che esso nasce e vive praticamente a lungo come direzione spirituale vera e propria. Solo più tardi s'impose la distinzione tra foro interno e foro esterno. Si conobbero allora momenti di tensione anche forti, oggi felicemente superati.
83 Cfr Reg 1966 art 44
84 Cost p. 232
85 lb
86 MB 9, 995
87 Manuale n. 130
B. II colloquio oggi
249   Anche il colloquio ha attraversato un periodo di crisi e di rinnovamento. Hanno influito su di lui una visione rinnovata dell'autorità, della paternità e dei rapporti interpersonali; la nuova sensibilità comunitaria e spirituale; il condensarsi sulla persona del direttore di una molteplicità di ruoli e di funzioni che con facilità lo sottraevano alla cura dei confratelli e non consentivano spazi abituali di tranquillità psicologica, il sorgere di altre forme di comunicazione e di animazione.
Le vicende trascorse, vissute e sofferte dalla Congregazione, le verifiche che i CCGG ne fecero e gli orientamenti che ne seguirono testimoniano lo scadimento e la crisi della sua pratica, il desiderio e il bisogno di comunicazione e di orientamento che i confratelli manifestano e l'importanza che attribuiscono a questo strumento.
250   Ricordiamo per convincercene quanto stabiliscono le Costituzioni e i Regolamenti a proposito dell'utilità, del dovere, dello stile del colloquio.
«Fedele alla raccomandazione di Don Bosco, ogni confratello si incontra frequentemente con il proprio superiore in un colloquio fraterno. È un momento privilegiato di dialogo per il bene proprio e per il buon andamento della comunità. In esso parla con confidenza della sua vita e attività e, se lo desidera, anche della sua situazione di coscienza». È l'articolo 70 delle Costituzioni. E nei Regolamenti: «In un clima di fiducia ogni confratello si incontri frequentemente con il direttore e gli manifesti lo stato della propria salute, l'andamento del lavoro apostolico, le difficoltà che trova nella vita religiosa e nella carità fraterna, e tutto ciò che può contribuire al bene dei singoli e della comunità. Il direttore consideri come uno dei suoi principali doveri quello di essere disponibile ad accogliere e ascoltare i confratelli».88
88 Reg 49
C. Lo stile del colloquio
251   Per Don Bosco il colloquio, dopo la confessione, è il momento più alto della paternità e della confidenza reciproca. Lo dichiara nel suo testamento spirituale: «Il direttore non dimentichi mai il rendiconto mensile, per quanto è possibile, e in quell'occasione ogni direttore diventi l'amico, il fratello, il padre dei suoi dipendenti».89
Nell'intimità del colloquio sperimenti, come Don Bosco, di essere chiamato a servire. Questo servizio è un'arte mai abbastanza appresa, un carisma dello Spirito da coltivare. Il «colloquio in sé» non esiste. Esiste il tuo incontro personale con i confratelli concreti, originali e diversi, in situazioni particolari. Ognuno è se stesso e devi comprenderlo e trattarlo secondo la sua misura, se vuoi che il colloquio diventi occasione di rapporti autentici e costruttivi. Il colloquio infatti tende a muovere la libertà della persona, la capacità cioè di percepire se stessa, la realtà e i suoi valori per mettersi progressivamente in grado di organizzare la propria vita in un impegno di servizio.
252   Da parte tua si richiede un insieme di disposizioni e di atteggiamenti che sarebbe imprudente disattendere.

  • . Comprendere per adattarsi.

Come superiore hai certamente molti contatti con i confratelli, ma sono per lo più rapidi, a volte amministrativi soltanto. Il colloquio è un'altra cosa: è un incontro che chiama in causa i valori della vita salesiana, la storia personale del confratello: virtù, attitudini e limiti, successi e insuccessi, gioie e speranze, bisogni profondi. È la «conoscenza dell'uno per uno» di cui parla Don Bosco. Tutti abbiamo tratti comuni, «ma ciascuno è se stesso per le sue caratteristiche originarie e il ritmo del suo sviluppo; per i condizionamenti che lo avvolgono e le attitudini che sa sviluppare; per le sofferenze e le gioie che continuamente lo plasmano e per l'originalità della chiamata che Dio gli rivolge».90
89 MB 17, 266
90 Conferenza Episcopale Italiana, Il rinnovamento della catechesi, Roma 1970, n. 70
Pur rispettando la libertà e senza forzare, spesso sei chiamato ad entrare in questo mondo interiore. Lo fai con trepidazione e fiducia. Devi muovere dalla comprensione della situazione e del modo con cui il confratello la percepisce e la vive. Devi tener conto dell'età, dell'esperienza, degli interessi, degli impegni apostolici; «regere animas est multorum servire moribus», diceva San Benedetto.
Un colloquio indifferenziato, valido per tutti e per nessuno, è più dannoso che utile, Dio ci conosce e ci chiama per nome.
253   Saper ascoltare per non equivocare
II direttore è un uomo che sa ascoltare. Aiuta pure un confratello ad esprimersi compiutamente, ma non interrompere nessuno. Trova un ambiente raccolto per non essere disturbato e non fare mai altro mentre i confratelli si confidano. Non Intervenire incautamente dando l'Impressione di chi sa tutto ed ha già la risposta prefabbricata.
Leggiamo del beato Don Rua che, quando riceveva i confratelli, si chinava con tutta la persona verso il suo interlocutore, pieno di rispetto e di attenzione per ciò che diceva. Cosi anche Don Bosco. Poter parlare liberamente è già un risultato per tutti. La smania di reagire subito, prima che il discorso sia finito, ti espone a dare risposte errate a problemi inespressi.
254

  • Saper sentire per condividere

II direttore evita l'errore di dialogare col confratello solo a livello di intelligenza, trascurando l'uso del sentimento che è sempre di gran lunga prevalente. Non devi diventarne succube, ma devi pur offrire quella presenza amica, fraterna e totale che il confratello si attende da te. Intuisci bene che dietro la tensione delle parole vi sono bisogni e sentimenti generosi che chiedono un intervento e un orientamento.
255

  • Orientare

Nel rendiconto il direttore, dice Don Bosco, «diventi l'amico, il fratello, il padre dei suoi dipendenti. Dia a tutti il tempo e la libertà di fare i loro riflessi, esprimere i loro bisogni e le loro intenzioni».91
91 MB 17, 266
Si tratta di attualizzare questo '«procedere» di Don Bosco.
Di fronte alle attese del confratello potresti assumere uno di questi tre atteggiamenti.

  • interpretare il ruolo di esperto e rispondere con  una valutazione («fai bene» o «sbagli»), cercando di influenzare direttamente le decisioni;
  • rifiutare il ruolo di esperto e prendere un atteggiamento incoraggiante nella convinzione che il confratello può da sé valutare e decidere;
  • rifiutare il ruolo di esperto, ma collaborare fraternamente per scoprire insieme i criteri di valutazione e accompagnare le decisioni basandole sui valori vocazionali.

Quale atteggiamento scegliere? Una risposta del tutto univoca non è possibile. Le situazioni sono così varie e sfumate. Ma si può fare qualche considerazione:

  • il direttore non può abdicare al suo ruolo di guida. D'altra parte non è detto che il modo migliore di guidare sia sempre il consiglio o la direttiva data dal di fuori;
  • ciò che interessa è trovare il modo, nel caso concreto, di realizzare la sintesi tra guida esterna, comunicazione dei valori e maturazione interna della persona;
  • in questa prospettiva l'atteggiamento che meglio permette di coniugare le due istanze è quello della «collaborazione». Essa richiede:
  • l'intenzione autentica di comprendere il confratello nel suo linguaggio, di pensare in termini suoi, di scoprire il suo mondo, di cogliere cioè i significati che la situazione ha per lui;
  • la fiducia nella sua capacità di guidarsi; il rinunciare, di conseguenza, al tentativo di portarlo verso «il proprio mondo» con l'imposizione;
  • la collaborazione sincera per cercare con lui, sul piano vocazionale, il significato che lo deve far vivere e decidere.

Questa scelta coincide con le istanze fondamentali del Sistema preventivo e con le espressioni della paternità di Don Bosco. È una «relazione di aiuto» ideale. Ma, di volta in volta, secondo il bisogno di chi chiede questo aiuto e secondo le caratteristiche della sua persona o le circostanze che sta vivendo, è possibile essere più o meno direttivi, pur senza diventare autoritari.
D. Gli argomenti del colloquio
256   Il colloquio, centrato sulla persona e condotto secondo lo stile di Don Bosco, ha i suoi argomenti. Sono indicati dai Regolamenti: «Lo stata della propria salute, l'andamento del lavoro apostolico, le difficoltà che trova nella vita religiosa e nella carità fraterna e tutto ciò che può contribuire al bene dei singoli e della comunità».92

  • La salute

257   La salute è tra i beni più preziosi della Congregazione ed è tuo compito vegliare direttamente su di essa. Don Bosco, che non ci ha raccomandato «penitenze e discipline», ma «lavoro, lavoro, lavoro»,93 ha anche ripetuto: «Lavorate; ma solo quanto le proprie forze lo comportano».94 Ha detto ai direttori: «In ciascuna notte farai sette ore di riposo, È stabilita un'ora di latitudine in più o in meno per te e per gli altri quando interverrà qualche ragionevole causa».95 «Osserva se (i confratelli) non hanno troppe occupazioni». «Ciascuno abbia cura della sanità... per lavorare molto».96
Devi vigilare dunque sugli eccessi e le imprudenze dei confratelli, perché non impieghino la prima metà della vita a rovinare la seconda. Sprona al lavoro, ma non dimenticare, come afferma il Concilio, che la resistenza psicologica, oggi, «per le Mutate condizioni dei tempi» è assai minore,97 Certe concessioni, impensabili solo pochi anni fa, vanno incontrò a semplici esigenze di .salute; vi possono essere bisogni differenziati circa il cibo, il riposo ed altre necessità. Farai dunque in modo che la comunità comprenda e accetti queste situazioni e provvederai.
92 Reg 49
93 MB 4, 216
94 MB 11, 390
95 Ricordi
96 MB 13, 89
97 PC 3
Avrai una cura specialissima dei confratelli ammalati. Li visiterai, anche con sacrificio, ogni giorno se sono in casa, come voleva Don Bosco, e farai di tutto perché, nei periodi di degenza in ospedale, non manchi loro il conforto di un contatto assiduo. Nessun confratello, in queste circostanze, dovrebbe mai aver motivo di rimpiangere la vicinanza spirituale e le premure di cui l'avrebbero circondato i suoi familiari. Don Bosco ha lasciato scritto; «Si faccia economia in tutto, ma assolutamente in modo che agli ammalati non manchi nulla. Si faccia peraltro notare a tutti che abbiamo fatto voto di povertà».98
258

  • I bisogni intellettuali

In una società dove i bisogni sono sempre più individualizzati, il direttore non può dis6ttendere quelli della vita intellettuale dei confratelli. L'intelligenza va nutrita con tutte quelle possibili iniziative che l'ispettore e la comunità mettono a disposizione. È l'investimento più utile mentre è un cattivo servizio reso alla causa di Dio l'abbandono di questo impegno e la sclerosi dell'intelligenza.
Nel colloquio cerca di scoprire e di favorire questa esigenza e il suo sviluppo. Promuovi, nei limiti del possibile e con lungimiranza, la partecipazione a corsi di aggiornamento e a convegni, Dimostrati generoso e aperto nel fornire libri, sussidi, strumenti di lavoro e di cultura.

  • I bisogni spirituali

259   Nella vita religiosa pluralismo di vedute, gelosie inconsce, dislivelli di età, di cultura, di esperienza, di santità possono diventare motivi di contrasto. In questi casi il dialogo sereno, ispirato a motivi di fede, può illuminare le intelligenze, dissipare gli equivoci e riportare la pace
98 Ricordi
Pur avendo dal tuo punto di osservazione una visione più generale, organica e articolata, non sottovalutare l'apporto dei confratelli più umili. Se ci sono cose che solo il direttore può vedere, ve ne sono altre che solo i confratelli conoscono. Li ascolterai con attenzione e mostrerai di apprezzare il loro contributo.
Fonte di preoccupazione per í confratelli sono spesso le situazioni difficili dei loro familiari. Il direttore sa fare sue queste pene, si interessa a questi casi e, nei limiti del possibile, provvede, ricorrendo, ove occorra, anche all'ispettore.

  • I bisogni non sempre avvertiti

260    «Il direttore si ricordi sempre di domandare; — Nel tuo ufficio trovi qualche cosa che ti sia proprio contrario e che possa impedire la perseveranza nella vocazione?».99 Questa domanda fa supporre che Don Bosco intuiva la presenza di bisogni che, pur importanti, non sempre erano portati a un livello dí sufficiente chiarezza,
Al di là delle cose dette, si può intuire la presenza dí alcuni bisogni Inespressi: il bisogno di essere se stessi superando condizionamenti e spinte alienanti; il bisogno di comprendere il significato dei propri atteggiamenti difensivi o aggressivi cosi da renderli sempre meno influenti; il bisogno di sperimentare lo sviluppo e l'espansione della propria vita posta al servizio di un progetto voluto da Dio; il bisogno di sentirsi amati. Il direttore saprà percepire questi bisogni e accompagnare confratelli nel cammino della loro maturazione.
E, La frequenza
261   Le Costituzioni100 e i Regolamenti 101 stabiliscono che
«ogni confratello si incontri frequentemente» con il direttore. È in sostanza quanto raccomandava Don Bosco: «Non stare, diceva nel 1884 a Don Lazzero, materialmente alla parola 'mensile', ma procedi con quella libertà di chi cerca il bene e procura di ottenerlo. Sul principio i rendiconti potranno essere lunghi, ma molti finiscono col diventare brevissimi. Per non pochi confratelli bisognerà essere precisi: una volta al mese; per molti altri basterà farlo ogni due mesi, ma non si lasci passare però un tempo maggiore...».102 Il tempo cronologico e quello spirituale non coincidono. Il colloquio richiede una preparazione che bisogna rispettare e promuovere. Tutto è più facile se i rapporti fra direttore e confratelli sono di stima e fiducia reciproca.
99 MB 11, 354
100 Cost 70
F. Colloquio e ascesi
262   Il rapporto interpersonale, nel colloquio, matura e
perfeziona i confratelli, e non matura meno il direttore. Comunicare è cambiare. Quante volte il direttore si sente stimolato a migliorare dalla bontà dei suoi confratelli! Questo cambiamento però è anche il risultato di un'ascesi lunga e paziente che non pochi colloqui esigono e recano con sé.
C'è il confratello che, per il solo fatto di trovarsi davanti al superiore, in vari modi scarica su lui aggressività originariamente dirette ad altre persone; c'è chi strumentalizza il momento della paternità e lo fa servire ai suoi interessi personali.
Già Don Bosco lamentava che potevano sorgere fra direttore e confratelli sentimenti di vera avversione, tali che, benché sovente non palesati potevano durare anche mesi e mesi.» 103
101 Reg 49
102 MB 17, 375
103 Cfr MB 12, 86
In queste e in altre situazioni «c'è bisogno di molta pazienza o per dir meglio di molta carità condite col condimento di S. Francesco di Sales: la dolcezza, la mansuetudine».'»104 Offra invece nel silenzio la sua sofferenza a Dio e per il bene del confratello. Sia persino disposto a cedere qualcosa della sua autorità pur di guadagnare un'anima.105
Quando occorra, presti attenzione alla verità, anche se lo ferisce. «Forse dicendo la verità ci mortificano, notava Don Rinaldi, diminuiscono apparentemente la fama del superiore; ma dobbiamo avere il santo coraggio di lasciar dire la verità meglio in privato, ma anche in pubblico. Abbiamo il coraggio di riconoscere il nostro torto. Quante animosità si tolgono, quanti malintesi sono distrutti!».106
G. Il colloquio e la correzione fraterna
263   Il colloquio può essere «un mezzo efficacissimo per fare correzioni anche severe, se ne è il caso, senza recare offesa».107 Come Don Bosco, cosi anche Don Rua e Don Albera. Durante il colloquio possono verificarsi le condizioni più favorevoli per la correzione fraterna; ma di regola non è il momento ideale per questa impresa. Secondo Don Rinaldi, «il colloquio deve essere un cordiale e affettuoso espandersi del cuore per intendersi meglio e lavorare insieme».108 La correzione va fatta quando gli animi sono calmi, «quando l'occasione si presenta propizia, magari quando fate un giro per la casa; così alla buona, con poche parole e cambiando subito discorso, per far vedere che tutto è passato e non ci pensate più».109 Va fatta così la correzione, ma va fatta.
104 MB 12, 456
105 Cfr ACS 142 p. 105
106 Valentini E., Don Rinaldi maestro di pedagogia e di spiritualità, Torino-Crocetta ristampa 1965, p. 71
107 MB 11, 346
108 Castano L., Don Rinaldi vivente immagine di Don Bosco, LDC 1980, p. 220
109 Ib
Gli atteggiamenti che più abbisognano di correzione fraterna sono l'individualismo, l'appiattimento apostolico, la perdita progressiva del significato della vocazione.
Dalla sfiducia e dal pregiudizio è facile passare alla chiusura, al pessimismo, al declino di ogni responsabilità, all'individualismo appunto."° Scade l'impegno serio e ci si accomoda al gradino più basso. È la rinuncia ad ogni forma espressiva, originale e treativa. È l'appiattimento apostolico.
L'individualismo e l'appiattimento creano il vuoto e l'insoddisfazione che intaccano il senso della propria offerta a Dio. Nasce allora quella pericolosa infedeltà che offusca l'identità e può condurre alla rinuncia di una vocazione che è stata progressivamente svuotata del suo significato.
H. Il segreto
264   Il colloquio è difeso, per sua natura, da un segreto rigoroso.' «si guardi attentamente il direttore dal manifestare agli uni i difetti degli altri, anche quando si tratta di cose che forse già conosce per altre vie. Dia prova ai suoi subalterni che egli è capace di conservare il segreto su quanto vengono a:confidargli. Una piccola indiscrezione su questa materia basterebbe a diminuire e fors'anco a distruggere intieramente la confidenza ch'essi han riposta in lui».111
110 Cfr CG21 37
111 Manuale n. 131
Per ragioni inerenti al tuo ufficio, puoi essere richiesto dall'ispettore di un parere su questo o quel confratello. Nel caso, darai le informazioni con obiettività e grande senso di responsabilità. Ma la loro fonte sarà esclusivamente la condotta esterna del confratello interessato e quanto altri possano aver riferito a suo carico.
Le confidenze del colloquio sono tutelate da un segreto rigoroso: nihil, unquam, nulli.
63.2 La guida spirituale personale
265   Le Costituzioni e i Regolamenti generali sottolinea- no con insistenza l'indispensabilità, durante i periodi di prima formazione, della direzione spirituale. Fanno intendere quanto essa contribuisca al discernimento vocazionale e alla maturazione delle opzioni di vita. In questo contesto precisano il ruolo e la responsabilità del direttore. Anche la FSDB ne parla diffusamente.
Rimandiamo a questi testi autorevoli.112
Interessano invece più direttamente e praticamente il tuo ministero alcuni aspetti meno sviluppati altrove e sui quali ti proponiamo una riflessione accurata. Prima però ci sembra conveniente un accenno alla direzione spirituale dei confratelli adulti.
A. La direzione spirituale dei confratelli adulti
266    I Regolamenti invitano ogni confratello a mantener viva la disponibilità alla direzione spirituale personale e comunitaria.113 Ma ci si domanda se si debba praticare in età adulta allo stesso modo che in gioventù. Gli adulti hanno una coscienza matura del valore della persona e della sua responsabilità; hanno un accresciuto senso della fraternità e della condivisione; sono facilmente raggiunti da varie forme di animazione.
112 Cfr Cost Indice analitico: «direzione spirituale»; FSDB Indice analitico: «direzione spirituale»
113 Cfr Reg 99
D'altra parte si nota spesso in loro un bisogno diffuso di discernimento, di confronto e di orientamento della propria esperienza vocazionale poiché la vivono entro un ambiente in costante trasformazione, aperto a sempre nuove sfide. Si fa evidente anche, in loro, l'esigenza di una comunicazione interpersonale più profonda che vinca le tentazioni della solitudine interiore.
Tenendo conto di questa situazione, delle richieste di chiarimento e delle perplessità che nascono, ti offriamo alcune considerazioni:
267   a. L'antico adagio: «la direzione spirituale è fatta per finire», ha una sua verità. ll salesiano maturo che osserva la Regola, che assimila vitalmente quanto gli offre ogni giorno la direzione spirituale comunitaria (le conferenze, gli incontri spirituali, la revisione di vita, le varie letture) cammina senza difficoltà nella perfezione del suo stato. A meno che si tratti di temperamenti incerti e scrupolosi, nell'età adulta non ha più senso parlare della direzione metodica propria delle prime fasi formative. La direzione spirituale prenderà le forme e il ritmo che si conviene a questa età .e verrà praticamente a identificarsi con quella che si riceve nel sacramento della Riconciliazione.
Questa, almeno per noi salesiani, è l'eredità lasciataci da Don Bosco, confortata dalla sua prassi abituale e dall'insegnamento della tradizione.
Rivolgendosi ai sacerdoti (ma l'esortazione ha valore per tutti) Don Albera scrive che anche a è sacerdote la «direzione spirituale è indispensabile».
Naturalmente «il confessore non essendo solo giudice, ma ancora medico e maestro, amico e padre, conoscendo più di ogni altro le spirituali nostre qualità e tutto l'insieme della vita nostra, può nel sacramento e fuori di esso, farsi nostra guida nella via della religiosa perfezione, tanto più che, nel nostro caso, egli medesimo è tenuto a perseguire la nostra stessa perfezione e a vivere dello ;stesso spirito religioso».114 Questa non è, in ogni caso, neppure oggi, una direzione degradata.115 Anzi, anche il colloquio, per certi aspetti e in certe circostanze, può diventare una vera forma di direzione spirituale.116
Come vedi, al salesiano adulto, che sia sensibile al richiamo dello Spirito e all'esempio di Don Bosco, non manca la possibilità di un efficace aiuto interiore, specialmente nelle immancabili ore della prova.
Senza renderti molesto, nei momenti e nelle forme più adatte, richiama i confratelli a queste possibilità alle quali è legata tanta parte del nostro entusiasmo spirituale e della nostra perseveranza.
E non risparmiare fatiche e iniziative perché a tutti venga offerta l'occasione di accostare confessori esperti, veri amici di Dio e dell'uomo.
268    b. «Affidarsi con semplicità a una guida spirituale»117 è uno dei mezzi indicati dalle Costituzioni per superare le prove inevitabili e crescere nella castità.
Momenti di dubbio e di ripensamento, che abbiano bisogno di una presenza comprensiva e illuminante, possono investire però anche l'ambito della vita comunitaria, dell'impegno apostolico e la stessa identità vocazionale. Ogni direttore, prima o poi, incontrerà confratelli in difficoltà, giovani o anziani che siano. II suo occhio attento e delicato, la penetrazione psicologica di «chi ,cerca il bene di tutti e il male di nessuno» lo potranno aiutare a cogliere il male sul nascere per prevenirlo.
114 Lett-Albera p. 457
115 Giovanni Paolo II in L'Osservatore Romano, 31 gennaio 1981, p. 2
116 Cfr ACS 1921 p, 161
117 Cost 84
Non è cosa facile. Un confratello può entrare in crisi per mille ragioni. A monte ci possono essere cause che toccano i suoi delicati dinamismi psicologici o fenomeni morbosi di vario genere. È una prova alla quale tutta la comunità è interessata, ma la responsabilità più grande è sempre del direttore. In questi momenti devi mostrarti e sentirti padre.
Anche se si imponesse il ricorso allo specialista, non credere di poter delegare ad altri questa tua responsabilità. Devi preparare con tatto l'incontro con l'uomo di scienza ed ottenere il consenso del confratello (sarebbe imprudente agire di autorità); devi concertare il modo pratico della collaborazione e stabilire l'ambito del se&eto al quale il professionista è legato.118
Questo aiuto può riuscire prezioso, ma non va mai confuso con la direzione di spirito che opera a livello superiore. La responsabilità di una scelta vocazionale non è opera e competenza di uno psicologo. È la conclusione di un cammino di discernimento compiuto da chi ha la grazia del ministero.
B. La direzione spirituale dei confratelli giovani
269    Presentando il processo formativo come esperienza accompagnata e guidata, la nostra Regola di vita formula esplicitamente l'esigenza della direzione spirituale quando parla della formazione iniziale in genere e delle sue singole fasi in particolare.119 Essa codifica quanto era già stato affermato dagli ultimi capitoli generali.
118 CN 26-27
119 Cfr FSDB 148; GuidaCost 732-733
Il CGS infatti, riprendendo le disposizioni del CG19, insiste perché esse trovino pratica applicazione soprattutto nelle comunità formatrici e si augura che «sia rivalorizzata la figura (del superiore) come vero direttore di spirito, attraverso una seria preparazione».120
Il CG21, accogliendo le istanze dei Capitoli ispettoriali, richiama i direttori alla priorità e all'urgenza dei loro compiti di formazione'121 impegnandoli espressamente alla direzione spirituale nei diversi periodi formativi.122
La direzione spirituale è tornata di attualità. Se ne è fatta presente l'urgenza a livello ecclesiale, 'nell'ambiito della vita religiosa e soprattutto nel processo formativo. Questo ricupero per'ò non è un puro ritorno al passato. Nasce da una nuova riflessione e da un'immagine rinnovata della direzione spirituale. Il rinnovamento è dei contenuti e delle mete a cui si tende, rivelate e trasmesse in un'esperienza di fede e di testimonianza; è della metodologia, aggiornata ai contributi delle scienze dell'uomo e alla visione globale della persona in continuo sviluppo; è dello stile, quello proprio del colloquio, rispettoso dei diritti della persona e delle sue capacità creative e decisionali.
Sei certamente sensibile a questi richiami. Essi sono il frutto dell'azione continua dello Spirito nella Chiesa e della novità che incessantemente Egli produce con la sua ispirazione e la sua potenza che rinnovano la Congregazione.
Al tuo ministero di guida della anime si apre un 270 campo importante e delicato, quello del personale in formazione. Sono i prenovizi, i novizi, i professi temporanei, specialmente durante il tirocinio, i giovani professi perpetui, i sacerdoti e i coadiutori nei primi anni del loro lavoro apostolico.. Da Don Bosco ad oggi la Congregazione non si è mai stancata di richiamare i direttori alla 'gravissima responsabilità' di questo compito formativo.
120 CGS 678
121 Cfr CG21 46-61. 115. 251
122 Cfr CG21 268. 318. 319
Oggi si insiste, e giustamente, sulla responsabilità primaria degli stessi formandi e sul ruolo determinante della comunità formativa. Ma continua ad essere sempre vero che tu rimani il punto di riferimento obbligato, «l'ultima istanza orientatrice e coordinatrice»12 dell'animazione spirituale della comunità e dei singoli. La FSDB ha eliminato queste incertezze impostando con chiarezza principi e norme.'" Entra in questa iniziativa di aiuto con la coscienza chiara della sua natura e delle esigenze che essa comporta.
271   a. Direzione spirituale 'punto essenziale'
A conferma ricorderai le autorevoli parole di Paolo VI: «non c'è vocazione che maturi se non c'è un prete che l'assista. Non matura da sé. È rarissimo che un giovane trovi la via e sappia Interpretare se stesso e la chiamata di Dio senza una persona accanto che abbia l'arte di leggere nei segni dei tempi e delle anime. Occorre la direzione spirituale»:125
272

  • per conoscere le indicazioni di Dio

L'ambiente è un fattore essenziale di formazione, ma in definitiva la sua non è che una proposta efficace offerta alla disponibilità dei soggetti. Si tratta di sapere se e fino a che punto il formando assume e interiorizza i valori e i contenuti che gli sono presentati.
Le dimensioni della vocazione salesiana, le loro urgenze, i loro obiettivi sono oggetto, tutti, di direzione spirituale. Si rende quindi indispensabile la mediazione del confessore o del direttore di spirito. Essi sono come la presenza sacramentale della Chiesa e della Congregazione che, per questa via, intendono garantirsi della formazione intima delle coscienze.
123 CG21 50
124 Cfr FSDB 144-154
125 Vocazionl 1 (1972) p. 16
Il loro giudizio vincola. Chi scavalca questa mediazione e non si attiene alle direttive che vengono date, quando si trattasse di vere e gravi controindicazioni, si mette in stato di permanente opposizione alla volontà di Dio; una conoscenza sufficientemente adeguata della persona la si ottiene sia attraverso il contatto ambientale di convivenza, sia attraverso il dialogo e la direzione spirituale. A questo proposito ricorda che l'immagine che il «diretto» offre di sé nel rapporto di direzione è spesso più ideale che reale. In ogni caso è sempre selettiva e parziale e va completata.
273

  • per fare esperienza della vocazione personalmente

Oggi ne giustifichiamo la necessità anche a partire dal principio della 'centralità dell'esperienza personale'. . Perché questa esperienza si compia è necessaria una guida che aiuti a crescere secondo il progetto di Dio, senza cedere alla tentazione di facili spontaneismi o di passività irresponsabili. Il carisma del Fondatore è un'esperienza dello Spirito, trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata.
Un'esperienza vuol dire un nuovo stile e un nuovo spirito nel vivere il Vangelo di Gesù. Questa trasformazione matura attraverso un'esperienza interiore che porta a comprendere e ad assimilare gli ideali della scelta religiosa salesiana. Ci si muove continuamente in questo dialogo e questo dialogo dev'essere normalmente accompagnato e guidato dal direttore spirituale.126
126 Cfr FSDB 133-136
Pur rispettando in ogni caso la libertà di tutti, in linea col pensiero di Don Bosco e con la tradizione, vedi chiaramente il perché della 'massima convenienza' che il direttore di spirito sia salesiano e, specialmente per i giovani in formazione, sia il direttore stesso della comunità formatrice.127
127 Cfr FSDB 196
274

  • e nei momenti difficili

In teoria il processo formativo dovrebbe procedere secondo un itinerario armonico e progressivo. In pratica conosce fasi di incertezza e di crisi, periodi di regresso, di stanchezza e di dubbio, appelli ad una pienezza nuova di vita interiore.
Sai, grazie alla psicologia, fino a che punto motivazioni inconscia possono influenzare le decisioni. E l'esperienza ti insegna che difficoltà mai incontrate o che si ritenevano risolte riaffiorano improvvisamente nelle circostanze più impensate, come alla vigilia di una professione o nell'imminenza di una ordinazione. Viviamo in tempi di scarsa considerazione della legge, di pluralismo ideologico, culturale e politico. I giovani confratelli devono, lo vogliano o no, confrontarsi con teorie filosofiche, psicologiche e pedagogiche che provocano la loro fede, con costumi di vita che non aiutano ad avere facilmente una sicura sensibilità cristiana. La vertigine dei cambiamenti li mette di fronte a scelte e a comportamenti inediti e non previsti, a situazioni nuove, nelle quali l'unico appello possibile è il ricorso alla propria coscienza. In questi casi è difficile che si sappia prendere la giusta distanza da se stessi e si riesca a giudicare oggettivamente secondo Dio,
b. Il colloquio di direzione spirituale: atteggiamenti e metodo
275   La direzione spirituale è un incontro umano e 'spirituale' con una persona esperta, che usa le forme della comunicazione cristiana al fine di conoscere la volontà di Dio per aderirvi. Questo incontro di aiuto comporta:

  • in te l'esperienza di Dio e del carisma salesiano, la disponibilità all'ascolto, la preparazione teologica e psicologica, la capacità di discernimento, l'umiltà, Ma anche la consapevolezza che la tua azione entra nella grande legge della mediazione universale della Chiesa, in virtù della quale «come gli uomini sono generalmente salvati per altri uomini, così (Dio) conduce quelli che sono chiamati ad un più alto grado di santità verso tale meta per mezzo di altri uomini».128 Quando fai direzione spirituale, sei strumento di discernimento della volontà di Dio, non ne sei però il depositaria La dovrai cercare insieme a chi dirigi e, per così dire, la dovrai decodificare nei segni che la manifestano. Le tue conclusioni non andranno mai al di là di una certezza prudenziale, bisognosa ogni volta di un'attenta verifica;

 128 Lettera di. Leone XIII «Testem benevolentiae» al card. Gibbon, 22 genn. 1889

  • Nella persona aiutata il desiderio di farsi conoscere in ciò che si è o si crede di essere e la volontà di farsi istruire, aiutare. Si cerca l'aiuto di un esperto perché ci si riconosce ancora incapaci di una lettura spirituale della propria vita, perché si ha una conoscenza ancora confusa delle strutture profonde della persona e le vere ragioni dell'agire non ci sono del tutto chiare;
  • in ambedue, in te e nel confratello che dirigi, una visione sacramentale della relazione di direzione, per la quale nasce e cresce una nuova creatura secondo lo Spirito e si compie una trasmissione di vita divina. Giustamente gli antichi chiamavano «portatore dello Spirito», la guida spirituale, e la sua funzione «paternità spirituale». «Lo spirito del discepolo, diceva san Giovanni della Croce, si genera a partire dal padre spirituale in maniera intima e segreta».129 Ridurre perciò la funzione direttiva a semplice relazione di 'fraternità' o di 'amicizia' sarebbe impoverirla. È invece normale che il rapporto evolva, gradualmente, anche verso questi atteggiamenti senza ridursi ad essi.
  • 129 Salita al Monte Carmelo II, XVIII, 5

276

  • Tra i modelli di colloquio quale scegliere?

La direzione spirituale assume tutte quelle caratteristiche che le derivano dalla tradizione spirituale della Chiesa e dallo stile salesiano di animazione spirituale. Bisogna tenerne conto.
Non è conveniente nè possibile congetturare un modello di incontro che sia unico. Esiste una pluralità di modelli, dei quali sceglierai il più opportuno a seconda delle condizioni del soggetto, delle situazioni di ambiente, delle esigenze intraviste e infine dei problemi, oggetto del dialogo.
Naturalmente curerai di evitare gli atteggiamenti emotivi che impediscono l'oggettività e che sono altra cosa dall'amorevolezza; quelli magisteriali e quelli che risentono di forme accentuate di 'rigidità' o, all'opposto, di cameratismo. Qualunque sia il modello che adotti è indispensabile che, senza atteggiarti a psicologo, resti te stesso: strumento, per missione della Chiesa, e profeta dello spirito; guida, ma anche testimone autentico che incarna nella vita i valori che propone; nella misura del possibile, esperto del cuore umano, maestro di salesianità e di santità.
Evita tutto ciò che sa di disciplina (da demandare ai collaboratori), renditi accogliente, amabile, pieno di bontà, dà confidenza e non tarderai a riceverla. Non aver fretta. Il rapporto di direzione può instaurarsi senza difficoltà al primo incontro, ma può anche richiedere fatica e tempi lunghi. Attendi nella preghiera il momento favorevole. Ma quando avvertissi che l'uno o l'altro prova particolare difficoltà a confidarsi con te, non addolorarti. Sii tu stesso a indirizzarlo al confessore o ad altro confratello, affinché riceva ciò che il colloquio normale non gli dà.
277

  • Ambiguità

In ogni direzione spirituale si verifica una certa alleanza (ci si unisce per cercare insieme la volontà di Dio), un certo processo di identificazione del discepolo col maestro, una certa mutua donazione di ciò che si è, più che di ciò che si sa o si sa fare. Non è possibile vivere a fondo questa esperienza, senza uscirne profondamente traformati. E il processo non è esente da ambiguità e pericoli. Quando, per esempio, ci si cercasse per una reciproca gratificazione (il che avviene in modo non sempre conscio) l'identificazione che ne consegue è negativa. Il direttore lega emotivamente a sé la persona ed essa fa un cammino riflesso, non riesce più a distinguere il messaggio da chi lo manda ed è spinta ad accettarlo per simpatia o a rifiutarlo per antipatia a prescindere dal suo valore oggettivo.
La direzione si esprime in termini di paternità spirituale. Essa ha in:sé un valore divino, ma impegna seriamente le strutture affettive della persona, anche i suoi sentimenti inconsci, Gli stessi desideri possono emanare da zone oscure e questo può falsare tutto. Certe insistenze ripetute, certe interpretazioni severe del Vangelo e della regola, certi silenzi abituali ne sono spesso la manifestazione. Non ci sono due esperienze spirituali identiche, non due carismi spirituali simili. Eppure il pericolo di trasferire sull'assistito la propria esperienza, i propri gusti i propri desideri è tutt'altro che irreale.
Questa pratica eliminazione dell'alterità falsa lo sguardo del direttore e compromette la libertà spirituale del diretto, Più frequentemente di 'quanto si creda, nella relazione di direzione può accadere che l'assistito scarichi sul direttore stati emotivi, positivi o negativi, originariamente diretti ad altri. È importante che il direttore si mantenga calmo e non cada ín una reazione errata che comprometterebbe a sua volta la relazione stessa.
278   Pur tra queste possibili vicende, ricorda che tra le esperienze pastorali forse non ce n'è una tanto esaltante quanto la direzione spirituale. Essa reca con sé la gioia di poter contemplare le meraviglie che lo Spirito Santo opera nel cuore degli eletti, quella non meno grande di poter accompagnare e aiutare nel loro cammino persone che sí sono date interamente a Dío e che vivono nella sua luce; la gioia, ancora, di vederle accogliere un progetto di vita evangelica e di viverlo fino in fondo. Questa gioia ha un prezzo, Esige in te un atteggiamento di continua purificazione e grande umiltà, molto spirito di preghiera e molta docilità allo Spirito Santo; molta discrezione, lealtà e pazienza. Il dialogo della direzione spirituale trova infatti la sua luce e la sua forza nell'unico dialogo che conta, quello con Dio.

CONCLUSIONE
279   Al termine di questo cammino fatto insieme, ti potrai sentire per un verso confortato dal valore che possiede il servizio a cui sei chiamato e per l'altro, smarrito per quello che esige.
Riattualizzare la paternità di Don Bosco e impegnarsi quotidianamente in questa impresa, maturando la tua umanità in unità vitale con le virtù che la grazia di Dio ti offre abbondantemente, ti conduce forse ad avvertire più il senso dell'impossibilità che quello della fiducia di potervi riuscire.
Sentirai certamente il peso del tuo servizio. Soffrirai la tensione fra la libertà totale, dono dello Spirito, e le difficoltà e i limiti tuoi e dei confratelli. Ma l'impegno, la ricerca del dominio di te, la preghiera non hanno altro scopo che di farti acquistare una migliore disponibilità. Capirai quello che il Signore ti chiede e sarai aperto con la vita alle capacità che Egli è pronto a donarti. Ciò ti permetterà di giovare piuttosto che di dominare. La discrezione dei tuoi interventi invoglierà i forti a fare di più e i deboli a non scoraggiarsi.
Così, con i tuoi confratelli, potrai ogni giorno nuovamente proiettarti verso il Signore. La certezza che corri con essi e con i giovani verso la meta, verso di Lui, ti fara sicuramente rammentare le parole con cui Don Albera chiudeva il suo Manuale. Ricordando Don Bosco,
lasciava ai direttori l'ultimo suo ricordo: «Al suo letto di morte Egli diede a noi tutti un convegno: — Arrivederci in Paradiso! È questo il ricordo che ci ha lasciato; ci voleva tutti suoi figli... Ed è il ricordo che anch'io vi lascio. Procurate di farvi degni figli di Don Bosco».1
1 Manuale n. 193


APPENDICE
7. ASPETTI GIURIDICI E IMPEGNI AMMINISTRATIVI NEL MINISTERO DEL DIRETTORE
280   I grandi valori di carità, propri della vocazione salesiana, hanno in sé l'esigenza di strutture giuridiche e amministrative. Esse sono come il luogo concreto dove questi valori si rendono oggettivamente operativi e posseggono quella forza che assicura l'unità della Congregazione e la sua omogeneità spirituale, pur nella varietà dei modi e delle culture.
Questa «appendice» intende, in maniera essenziale e schematica, ricordare al direttore gli aspetti giuridici e gli impegni amministrativi che sono legati al suo ministero, lo sostengono, lo aiutano, lo fanno oggettivamente autorevole ed efficace.
La sintesi della dottrina giuridica e della nostra normativa salesiana, ricavata direttamente dal Codice di diritto proprio, rappresenta un compendio utile per la prassi.
7.1 II superiore locale secondo il diritto universale della Chiesa
281    È opportuno aver presente, nelle sue linee essenziali, ciò che il Codice di diritto canonico dice in riferimento al superiore religioso locale. Lo facciamo considerando dapprima la dottrina canonica circa l'autorità del Superiore e conseguentemente le norme relative all'esercizio di tale autorità.
* È opportuno richiamare all'inizio di questo capitolo quanto è stato affermato nel capitolo secondo: il ministero dell'autorità viene esercitato in forme e con competenze diverse nel governo centrale, ispettoriale e locale. Il termine «superiore» non ha quindi un significato univoco.
71.1 L'autorità del superiore religioso dono di Dio riconosciuto dalla Chiesa
282   Il punto di partenza per una riflessione sull'autorità del superiore religioso quale viene presentata dal diritto universale della Chiesa può esser desunto dai can. 596, 608 e 617-618.
Il can. 596 si trova tra le norme generali per tutti gli Istituti di vita consacrata: esso situa l'autorità (sia del superiore che dei capitoli) tra gli elementi caratteristici ed essenziali di ogni forma di vita religiosa. Il can. 608, nel definire la «casa-comunità religiosa», pone tra gli elementi essenziali di questa, la sua dipendenza dalla autorità di un superiore legittimo. A questo riguardo tutta la tradizione è concorde.
Il §1 del can. 596, ripreso dal can. 617, dice che i superiori e i capitoli degli Istituti hanno sui membri quella potestà che è definita dal diritto universale e dalle Costituzioni.
Propriamente il fondamento remoto • dell'autorità-obbedienza religiosa è il «carisma» del Fondatore, giacché è dalla sua stessa natura societaria che ad ogni Istituto religioso deriva il «ius nativum» ad un proprio ordinamento giuridico e alla «giusta autonomia di vita, specialmente di governo».2.Con l'approvazione delle costituzioni da parte della Chiesa, la potestà del superiore religioso viene inserita nell'alveo dell'autorità e obbedienza ecclesiale; e il diritto universale della Chiesa non solo riconosce la potestà del superiore religioso, ma ne indica pure le caratteristiche e le facoltà per il raggiungimento di quello che è il fine dell'autorità nella Chiesa.
Questo concetto è ripreso nei can. 617-618 per sottolineare alcune prerogative dell'esercizio dell'autorità nella Chiesa, le quali toccano anche quella religiosa.
Il can. 617 vuole ricordare che nella Chiesa ogni «potestà» (potestas), compresa quella di governo, è sempre un compito, un incarico (officium-munus) e mai un potere assoluto o un arbitrio (dominium-arbitrium); pertanto, chi riceve una «potestà» (potestas) non diventa padrone assoluto, ma ne è solo costituito amministratore; e dall'amministratore si richiede fedeltà-•.. obbedienza a chi lo costituisce. E poiché l'autorità dei superiori religiosi deriva ad un tempo dalla Chiesa e dal carisma fondazionale dell'Istituto, essi, recita il can., «devono adempiere il proprio incarico ed esercitare la propria potestà a norma del diritto universale e di quello proprio».
2 Can 586 §1
Dice, a sua volta, l'inizio del can. 618: «I superiori esercitino in spirito di servizio quella autorità che hanno ricevuto da Dio mediante il ministero della Chiesa». Qui viene affermato innanzitutto il dono divino dell'autorità nella vita religiosa, cioè il carattere essenzialmente carismatico dell'autorità religiosa, che nasce dal dono dello Spirito che chiama più fratelli a vivere la vita evangelica in obbedienza a un fratello accolto come guida e maestro spirituale; ma insieme viene sottolineato come questo dono è riconosciuto dalla Chiesa e da questa conferito al superiore; in tal modo l'autorità del superiore è intimamente collegata col ministero della Chiesa. Inoltre si mette in evidenza il carattere peculiare dell'autorità religiosa come quella che è definita ed esercitata «secondo le Costituzioni» («diritto proprio»): viene cosi fatto risaltare il legame strettissimo dell'autorità religiosa con la comunità .suscitata dallo Spirito Santo.
Un commento a questi principi si può trovare nel documento «Mutuae relationes».3
La seconda parte del can. 618, invece, sia ricordando ai 283 superiori religiosi la natura morale della loro responsabilità nell'esercizio dell'autorità: «Docili alla volontà di Dio nell'adempimento del proprio incarico...», sia determinando positivamente il loro compito specifico: «ferma restando l'autorità loro propria 'di decidere e di comandare ciò che va fatto», riferisce espressamente agli Istituti religiosi un altro principio-norma basilare della vita della Chiesa, ossia che in essa l'esercizio della potestà, in quanto «officium-munus», per sua natura è a responsabilità personale. E questo semplicemente perché la Chiesa è di Dio. A Lui perciò in ultima istanza bisogna rispondere di ogni compito nella Chiesa, non escluso quello dell'autorità, Di conseguenza nella Chiesa ogni responsabilità è per se stessa morale, e quindi necessariamente personale. Di fatto il diritto universale della Chiesa parla esplicitamente dell'autorità affidata ai superiori come persone fisiche, che la esercitano in nome dell'Istituto e della Chiesa stessa.
3 Cfr MR cap 2 e 3
L'esistenza di organi collettivi (Consigli e Capitoli) accanto ai superiori ha precisi ambiti: I Consigli assistono il superiore nell'esercizio dell'autorità (dando il proprio consiglio e voto); i Capitoli hanno determinate potestà (anche la potestà suprema nel caso del Capitolo generale), ma limitatamente a competenze specifiche fissate dalle Costituzioni.4
Prima di concludere questo accenno alla potestà del superiore è bene far presente anche le altre determinazioni del citato can. 596 e quella del can. 622 circa la natura e l'ambito di essa:

  • Negli istituti clericali di diritto pontificio i superiori godono anche della potestà ecclesiastica di governo, tanto per il foro esterno che per quello interno.
  • A questa potestà si applicano le disposizioni dei can. 131, 133. 137-144; si tratta di alcune specificazioni circa i medi d'esercizio della potestà di governo, in particolare della «delega» di tale potestà (ib. § 3); interessa notare che la potestà del superiore compete anche al suo vicario (can. 131 § 2) (evidentemente a norma delle Costituzioni quando trattasi di superiori religiosi).
  • La potestà di cui godono i superiori religiosi è inerente al proprio incarico, e come tale è determinata dalla specifica responsabilità affidata dal diritto proprio.5

71.2 Le caratteristiche peculiari dell'autorità del superiore religioso
284        / can. 618 e 619 — di carattere teologico-pastorale — descrivono nelle linee essenziali la natura dell'autorità religiosa e il modo di esercitarla. È bene esaminarli in dettaglio.
— Il can. 618 dice: «I Superiori esercitino in spirito di servizio quella potestà che hanno ricevuto da Dio mediante il ministero della Chiesa. Docili perciò alla volontà di Dio nell'adempimento del proprio incarico, reggano i sudditi quali figli di Dio e, suscitando la loro volontaria obbedienza nel rispetto della persona umana, li ascoltino volentieri e promuovano altresì la loro concorde collaborazione per il bene dell'Istituto e della Chiesa, ferma restando l'autorità loro propria di decidere e di comandare ciò che va fatto».

  • Can 627. 631 §1.632
  • Cfr can 622

Si nota come gran parte di questo canone sia tolto alla lettera dal n. 14 del decreto conciliare «Perfectae caritatis». Le idee principali che vi sono espresse possono esser così riassunte:

  • Dopo aver accennato alla natura carismatica ed ecclesiale dell'autorità religiosa (come si è detto sopra), tale autorità è immediatamente posta nello spirito di servizio, che caratterizza ogni autorità nella Chiesa: c'è qui un evidente richiamo all'insistenza con cui il Concilio Vaticano II ha parlato del servizio dell'autorità sull'esempio del Cristo »che è venuto a servire e non ad essere servito».6 In particolare, di tale spirito di servizio il can. indica significativamente alcuni tratti, la cui fedele osservanza farà si che i superiori, nell'espletare il proprio ufficio non appaiano «padroni» della loro potbstà, bensì realmente come chi lo compie «docile alla volontà di Dio», ossia in sincero «spirito di fede e di amore»:'
  • innanzitutto la paternità' fraterna: «Reggano i sudditi quali figli di Dlo», del quale essi pure sono figli; il loro compito non è quello di «dominare» i sudditi da padrone, né di sostituirsi all'amore di Dio Padre, ma di far vivere visibilmente, fratelli tra fratelli, l'amore con cui Egli ama i suoi figli;
  • la stima della responsabilità dei sudditi: «suscitando la loro volontaria obbedienza nel rispetto della persona umana»; il che si verifica allorché il Superiore suscita anche nei sudditi una obbedienza-adesione «in spirito di fede e di amore», e. non solo per motivazioni logiche, psicologiche, sociologiche;
  • il dialogo: «li ascoltino volentieri... Chiesa»; un dialogo vero, serio, ossia operato nella fede, nella profonda convinzione che nessuno può ritenersi il tramite unico o privilegiato fra la missione della comunità e la volontà di Dio, ma che al contrario, la si può e la si deve «scoprire e realizzare nelle circo‑

6 Cfr ad es. LG 24. 27; PO 10; OT 4; PC 14; GS 3
7 Cfr can 601
stanze di ogni giorno, servendo umilmente tutti coloro che gli sono affidati in ragione della funzione che deve svolgere».8
8 PO 15
285

  • Il can 619 si congiunge immediatamente col precedente: «I Superiori attendano sollecitamente al proprio ufficio e insieme con i religiosi loro affidati si adoperino per costruire in Cristo una comunità fraterna nella quale si ricerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa. Diano perciò essi stessi con frequenza ai religiosi il nutrimento della parola di Dio e li indirizzino alla celebrazione della sacra liturgia. Siano loro di esempio nel coltivare le virtù e le tradizioni del proprio Istituto; .provvedano in modo conveniente a quanto loro personalmente occorre; visitino gli ammalati procurando loro le cure necessarie, riprendano gli irrequieti, confortino i timidi, con tutti siano pazienti».
  • Viene indicato chiaramente il fine primario dell'autorità religiosa, che è quello di «costruire una comunità fraterna nella quale si ricerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa». Nella comunità religiosa l'autorità è totalmente in funzione del compimento della missione che Dio affida e della costruzione della fraternità: perciò il governo .del superiore — pur essendo vero governo — è essenzialmente pastorale. Già il can. 618 aveva ricordato che i superiori devono promuovere la concorde collaborazione di tutti per il bene dell'Istituto e della Chiesa.
  • Se l'autorità si fonda sulla fede (ricerca e compimento della volonta di Dio) è chiaro che la sua sorgente ed anche i mezzi principali di cui dispone sono basati sulla fede: per questo il CJC ricorda il riferimento costante alla Parola di Dio e alla celebrazione liturgica: nel contatto con il Cristo vivo la comunità e i singoli religiosi trovano il senso del loro obbedire.
  • L'ultimo periodo del can. 619 torna ad indicare alcuni elementi dello «stile» di esercizio dell'autorità, stile che oggi viene opportunamente chiamato animazione.

Il CJC ricorda anzitutto ai Superiori che essi governano già col loro stesso esempio (è l'ammonimento dell'Apostolo Pietro di farsi «modelli del gregge»). Quindi viene raccomandata la cura personale di ciascun fratello nel Signore, e in particolare un'attenzione speciale ai più deboli e bisognosi: si tratta dei malati, degli anziani, delle persone trascurate e non amate, dei timidi e degli instabili, soprattutto degli «irrequieti», cioè di quelli che trovano maggiori difficoltà. La pazienza è proposta come una nota specifica dell'esercizio dell'autorità religiosa.
71.3 II vicario
286   È il precipuo collaboratore del superiore nell'esercizio per- sonale della sua potestà.
A norma del can. 620, i vicari del moderatore supremo e dei moderatori di una provincia o di una parte dell'istituto ad essa equiparata (come la visitatoria presso di noi), sono essi pure «supeùori maggiori»; e pertanto, salvo limitazioni stabilite nel diritto proprio, essi godono abitualmente della medesima potestà ordinaria di governo dei Superiori di cui fanno le veci.9
Quanto al vicario del direttore, il suddetto principio vale conformemente a quanto stabilito dall'art. 183 delle nostre Costituzioni.
71.4 II superiore religioso assistito dal suo Consiglio
287   Il can. 627,1 dice: «I superiori abbiano il proprio consiglio a norma delle Costituzioni e nell'esercizio del proprio ufficio sono tenuti a valersi della sua opera».
Viene qui sancito un principio fondamentale: se è vero che l'autorità del superiore è personale, essa non si svolge nell'isolamento, ma all'interno e al servizio della comunità e della sua missione. Tutta la tradizione della vita religiosa ha perciò considerato importante il compito di un consiglio che assiste il superiore, lo accompagna nella ricerca della volontà del Signore, lo sostiene nell'adempimento fedele di questa volontà. Il diritto proprio di ciascun Istituto, integrando quello universale, stabilisce i casi nei quali il dialogo diventa anche dovere giuridico, e perciò il superiore non può agire validamente, fintanto non abbia chiesto il parere del sii() consiglio, o non ne abbia ottenuto un esplicito consenso a norma del can. 127.10
9 Cfr can 131
10 Can 627,2
71.5 La nomina dei superiori religiosi
288    Poiché i superiori religiosi sono riconosciuti dall'autorità della Chiesa, il CJC dà alcune norme generali che riguardano la nomina degli stessi superiori ai vari livelli. In particolare:

  • II can. 623 richiede che i superiori siano professi perpetui, con un tempo sufficiente di. esperienza dopo la professione perpetua; ma demanda alle Costituzioni e al diritto proprio il compito di fissare in anni la ampiezza di tale tempo.
  • Il can. 624 stabilisce che i superiori siano costituiti per un periodo di tempo determinato e si prevedano norme nel diritto proprio per evitare una troppo prolungata permanenza ininterrotta in incarichi di governo.
  • Il can. 625,3 vuole che, nel caso in cui i superiori sono nominati dal Superiore maggiore competente, si premetta una opportuna consultazione: viene quindi chiesta una partecipazione responsabile al momento importante della scelta del superiore.
  • Si può accennare anche al principio generale ricordato nel can. 626, che invita sia i superiori nel conferire incarichi sia i religiosi nelle elezioni ad astenersi da qualunque preferenza di persone, avendo di mira solo Dio e il bene dell'Istituto.

Si osserva come queste norme riguardanti la•nomina, che saranno riprese e specificate dal nostro diritto proprio, abbiano un rilievo non trascurabile per un esercizio «religioso» dell'autorità e per il raggiungimento dei fini dell'animazione e del governo della comunità.
71.6 Doveri e facoltà dei superiori
289    Dopo queste linee fondamentali tracciate dal Diritto, un insieme di altri canoni descrive alcuni doveri del superiore religioso e alcune facoltà che gli competono. Si tratta, evidentemente, solo di qualche aspetto (altri — tipici dell'Istituto — sono esplicitati nel diritto proprio).
Si presentano qui schematicamente doveri e facoltà che si riferiscono al superiore locale.
A Doveri del superiore
Il Codice ricorda in primo luogo due impegni che riguarda
no direttamente il Superiore con riferimento allo spirito di fede, che lo deve guidare nell'assumere l'incarito affidatogli dall'obbedienza, e alla diligenza nel compimento del proprio compito, assicurando la propria presenza nella comunità.

  • Il can. 833,8 dice che il superiore, all'atto di assumere l'incarico, deve emettere personalmente la professione di fede, secondo la formula approvata dalla Sede Apostolica.
  • Il can. 629 ricorda ai superiori il dovere di risiedere ciascuno nella propria casa e. di non allontanarsene se non a norma del diritto proprio.
  • Il can. 670 stabilisce il dovere dell'Istituto «di procurare ai suoi membri... vocazioni»; non è inutile rilevare che di tale dovere il soggetto attivo responsabile è chi rapprèsenta l'Istituto nella comunità.

Un gruppo di canoni si riferisce all'impegno specifico dei superiori di curare la missione comunitaria, secondo lo spirito proprio degli Istituti. Elenchiamo i suddetti canoni:

  • can. 677,1: I superiori e i loro membri mantengano con fedeltà la missione e le opere proprie dell'Istituto...
  • can. 677,2: Gli Istituti ai quali sono unite Associazioni di fedeli si adoperino con particolare sollecitudine perché queste siano permeate del genuino spirito della loro Famiglia religiosa.
  • can. 678,2. Nell'esercizio dell'apostolato esterno che non si può assumere senza la licenza del Superiore11 i religiosi sono soggetti anche ai propri superiori e devono mantenersi fedeli alla disciplina dell'Istituto, nella osservanza sia del diritto proprio, sia della partecipazione alla vita della comunità. Ne consegue al riguardo il dovere del Superiore di favorire e di vigilare.
  • can. 778:1 superiori religiosi (...) curino che nelle proprie chiese, scuole ed altre opere in qualunque modo loro affidate, venga impartita diligentemente l'istruzione catechetica.

290   Ci sono poi alcuni doveri dei superiori, che riguardano più direttamente la formazione permanente dei confratelli, ai quali devono essere offerti adeguati mezzi di crescita spirituale. Si ricordano soprattutto:

  • Il can. 661: Per tutta la vita i religiosi proseguano assiduamente la propria formazione spirituale, dottrinale e pratica; superiori ne procurino loro i mezzi e il tempo.

L'impegno per la formazione permanente dei confratelli è uno dei compiti importanti dei superiori ad ogni livello.

  • il can. 592,2. I moderatori di ogni Istituto provvedano a far conoscere i documenti della Santa Sede riguardanti i membri loro affidati, e ne curino l'osservanza.

Si tratta qui della comunione con la Sede Apostolica, che è affermata dei superiori a tutti i livelli.
291    Un discorso particolare riguarda il sacramento della Penitenza, che tra gli aiuti per la crescita spirituale delle persone consacrate riveste la massima importanza. La dottrina canonica circa la responsabilità dei superiori si fonda sul decreto Dum canonicarum legum, emanato dalla CRIS 1'8-12-1970, che esortava i religiosi a stimare l'uso frequente di questo sacramento «con il quale si accresce la retta conoscenza di se stessi, si sviluppa l'umiltà cristiana, si provvede alla direzione spirituale della anime e si rende più abbondante la grazia».
Circa le responsabilità dei superiori nei riguardi di questo sacramento perì loro religiosi, il can. 630 ne fa una enumerazione chiara ed esigente:
— can. 630: §1. I superiori riconoscano ai religiosi la dovuta libertà per quanto riguarda il sacramento della penitenza e la direzione della coscienza, salva naturalmente la disciplina dell'Istituto.
§2 I superiori provvedano con premura, a norma del diritto proprio, che i religiosi abbiano disponibilità di confessori idonei, ai quali possano confessarsi con frequenza.
§3 I superiori non ascoltino le confessioni dei propri sudditi, a meno che questi lo richiedano spontaneamente.
§5. I religiosi si rivolgano con fiducia ai superiori, ai quali possono palesare l'animo proprio con spontanea libertà. È però vietata ai superiori indurli in qualunque modo a manifestare loro la propria coscienza.
Il canone tocca chiaramente il problema della libertà di coscienza dei singoli religiosi, che sono tuttavia invitati ad aprirsi con fiducia ai propri superiori. Merita, tuttavia, sottolineare con il §1, che l'esercizio di questi diritti non è del tutto assoluto, ma subordinatamente connesso alla disciplina religiosa, e quindi anche alle esigenze della vita comunitaria.
Per concludere questa panoramica, va ricordato il can. 957, che parla del dovere e. diritto di vigilare sull'adempimento degli oneri di Messe che competono, nelle chiese degli Istituti religiosi, al loro superiore.
B. Alcune specifiche facoltà
292   Riportiamo i canoni in cui sono specificate alcune particolari facoltà date ai superiori religiosi. Tra esse spiccano quelle relative al ministero delle confessioni, che si collegano a quanto si è detto sulla responsabilità dei superiori stessi al riguardo.
a. A riguardo del ministero delle confessioni:

  • can. 968,2: In forza dell'ufficio, hanno la facoltà di ricevere le confessioni dei propri sudditi e degli altri che vivono giorno e notte nella casa, i superiori di un Istituto religioso clericale di diritto pontificio, i quali a norma delle Costituzioni hanno potestà di governo esecutiva (fermo restando il disposto del can. 630,4).
  • can. 969,2: II superiore di un Istituto religioso, di cui al can. 968,2, è competente a conferire la facoltà di ricevere le confessioni dei suoi sudditi e degli altri che vivono giorno è notte nella casa.

b. Altre facoltà in materia liturgica

  • can. 911,1: Ha il dovere e il diritto di portare l'Eucaristia sotto forma di Viatico agli infermi... il superiore della comunità negli Istituti religiosi clericali nei riguardi di tutti coloro che si trovano nella casa.
  • can. 1179: Le esequie del religiosi (...) di norma siano celebrate nella loro chiesa od oratorio dal Superiore religioso, se l'Istituto è clericale.

c. Alcune specifiche facoltà di dispensa:
— can. 1196,2: Può dispensare dai voti privati per una giusta causa e purché la dispensa non leda l'altrui diritto acquisito ... il superiore di un Istituto clericale di diritto pontificio relativamente ai membri, ai novizi e alle persone che vivono giorno e notte in una casa dell'Istituto.
— can. 1245: II superiore di un Istituto religioso clericale di diritto pontificio può concedere la dispensa dall'obbligo di osservare il giorno festivo o di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie, relativamente ai propri sudditi e agli altri che vivono giorno e notte in una casa dell'Istituto.
C. Doveri particolari di natura disciplinare
293   Trattando dei doveri dei superiori, è necessario trattare anche di alcuni aspetti di carattere disciplinare. In generale si osserva che il CJC demanda ai superiori maggiori il compito di prendere provvedimenti di carattere disciplinare o di avviare qualche pratica al riguardo. Ma ci sono casi «urgenti», per i quali il Codice affida la responsabilità di intervenire al superiore locale: sono le situazioni descritte rispettivamente nei can. 665 e 703, che riportiamo succintamente,

  • can 665: §1. I religiosi devono abitare nella propria casa religiosa osservando la vita comune e non possono assentarsene senza licenza del superiore...

§2. Il religioso che si allontana illegittimamente dalla casa religiosa, con l'intenzione di sottrarsi alla potestà dei superiori, deve essere da questi sollecitamente ricercato e aiutato, perché ritorni e perseveri nella propria vocazione.
Questo canone tocca il delicato problema dei religiosi che, trovando difficoltà nella vita comunitaria o per valide ragioni, si allontanano da essa.
Il paragrafo 1) contempla le giuste ragioni per una «assenza» dalla casa religiosa, accordata dal superiore. Il CJC stabilisce esplicitamente che se l'assenza è «prolungata» occorre ún esplicito permesso del superiore maggiore col suo Consiglio (che può concedere l'«absentia a domo» fino ad un anno).
Ma è importante notare ciò che dice il paragrafo 2) che è un invito ai superiori (a cominciare evidentemente dal superiore locale) a interessarsi amorosamente dei confratelli in difficoltà per aiutarli a perseverare nella propria vocazione.

  • can. 703: In caso di grave scandalo esterno e nel pericolo imminente di un gravissimo danno per l'Istituto il religioso può essere espulso dalla casa religiosa immediatamente da parte del superiore maggiore oppure, qualora il ritardo risultasse pericoloso, dal Superiore locale col consenso del suo Consiglio.

È questo, evidentemente, un caso «limite». Osserviamo che deve trattarsi di:

  • «grave scandalo esterno»: esso esiste quando un grave delitto si è già divulgato o è commesso in circostanze tali da non potersi impedire la sua divulgazione, in qualsiasi modo, fuori dalla casa religiosa.
  • «pericolo imminente di un gravissimo danno per l'Istituto»: il rimedio vale solo pér pericoli oggettivi di danni non prevedibili con altri mezzi.

È chiaro che, nel caso che un Superiore locale dovesse agire secondo il can. 703, dovrà riferire al più presto al superiore maggiore per gli ulteriori sviluppi della situazione. In particolare dovranno essere raccolte quanto prima tutte le prove e redigere un'accurata relazione di tutto, affinché l'Ispettore possa procedere agli adempimenti successivi.
294   D. Sanzioni nei riguardi del direttore colpevole di gravi mancanze
Il direttore ricordi che anch'egli è passibile di sanzioni penali, non esclusa la privazione dell'ufficio, a norma di legge, e specificamente in questi casi:

  • quando abusa della sua autorità con atti od omissioni gravemente colpevoli (cfr. can 1389 §1);
  • quando con colpevole negligenza pone oppure omette atti di potestà ecclesiastica, di ministero o di ufficio, che rechino danno ad altri (cfr. can 1389 §2);
  • quando illegittimamente (cioè contro le disposizioni canoniche o del diritto proprio) esercita attività amministrative e commerciali (cfr. can 1392).;
  • quando trasgredisce gravemente l'obbligo della residenza (cfr. can 629 e 1396)..

Il senso di responsabilità nell'esercizio del governo della comunità, il pieno rispetto delle persone affidategli, la tutela e la promozione dei diritti e dei doveri che scaturiscono dalla consacrazione religiosa, sono i cardini di un servizio di autorità che si intenda svolgere secondo il Vangelo di Gesù Cristo, nostro unico Maestro e Signore.
7.2 Il direttore nel diritto proprio salesiano (Costituzioni e Regolamenti generali)
295    Scorrendo le Costituzioni e i Regolamenti generali (i due codici principali del diritto proprio salesiano) possiamo cogliere i tratti della figura del direttore (superiore locale della comunità salesiana), della sua autorità e del modo di esercitarla: si ritrovano le linee essenziali del diritto universale, ma incarnate secondo lo specifico carisma della nostra Società. Don Bosco appare come il modello datoci dal Signore per vivere il servizio dell'autorità.
Riportiamo in rapida successione i vari punti del diritto proprio che riguardano ll direttore salesiano. Può esser utile, infatti, avere una sintesi essenziale delle competenze del direttore, con relativi doveri e facoltà, già ampiamente commentate nelle varie parti del testo, ma presentati ora nel loro specifico aspetto giuridico.
72.1 ll servizio dell'autorità del superiore salesiano
296    Per conoscere a fondo la figura del Direttore salesiano, occorre tener presenti anzitutto quelle indicazioni che le Costituzioni danno per ogni servizio di autorità nella Congregazione. Esse sono riassunte nei «principi e criteri generali» contenuti nel cap. X delle Costituzioni.
Art. 120: Afferma il principio canonico dell'autorità personale del Superiore: «Il governo centrale, ispettoriale e locale viene esercitato con potestà ordinaria da un Superiore assistito dal suo Consiglio».12
11 Can 671
12 GuidaCost 804-805
Art. 121:È un articolo fondamentale (corrispondente ai can. 618-619 del CJC) che delinea la funzione dell'autorità nella Congregazione e lo stile specifico dell'esercizio di essa:13

  • «L'autorità nella Congregazione è esercitata a nome e ad imitazione di Cristo come un servizio ai fratelli, nello spirito di Don Bosco, per ricercare e adempiere la volontà del Padre».
  • «Questo servizio è rivolto à promuovere la carità, a coordinare l'impegno di tutti, ad animare, orientare, decidere, correggere, in modo che venga realizzata la nostra missione».

Lo stile qui descritto è completato da ciò che l'art. 65 diceva sull'autorità e obbedienza salesiana.

  • Nel contesto della natura propria dell'autorità nella Società e nella luce della nostra tradizione assume il suo significato più autentico la qualifica sacerdotale, che contraddistingue il superiore salesiano.14

Art. 122: L'autorità nella Congregazione, pur essendo affidata con responsabilità a singole persone (coi loro Consigli) promana dalla stessa fonte, che è il carisma di Don Bosco, la fedeltà al quale è affidata in primo luogo al Rettor Maggiore col suo Consiglio. Questo articolo afferma perciò la comunione profonda di ogni superiore col Rettor Maggiore e la finalità unitaria del servizio dell'autorità, che è il vantaggio di tutta la Società. Sappiamo quanto Don Bosco insistesse su questa unità.15
Art. 123-124: Questi due articoli presentano alcuni principi generali che orientano l'esercizio dell'autorità a tutti i livelli (evidentemente con modalità diverse): sono i principi della partecipazione e responsabilità (art, 123)16 e della sussidiarietà e decentramento (art. 124).17
72.2 La figura del direttore secondo le Costituzioni
297   Volendo cogliere la figura del direttore salesiano come risulta dalle Costituzioni salesiane, oltre che nei testi che parlano in modo generale del servizio di autorità, sopra ricordati, noi troviamo un insieme di articoli che si riferiscono espressamente al superiore locale e che nel loro insieme descrivono appunto la sua fisionomia, i suoi compiti, il modo dl compierli.
13 GuidaCost 808-811
14 Si veda al riguardo la lettera del Rettor Maggiore negli ACS 306 «L'animazione del direttore salesiano»
15 GuidaCost 812-814
16 GuidaCost 815-818
17 GuidaCost 820-822
— Partendo da un punto di vista giuridico globale, l'art. 176 afferma che il direttore «è il primo responsabile della vita religiosa, delle attività apostoliche e dell'amministrazione dei suoi beni».2 L'art. 175, richiamandosi al can. 608 del CJC, dice che la comunità locale è «sotto l'autorità del superiore».19
Questi due articoli danno una visione del direttore come di «centro» e «capo» della comunità, per guidarla nella sua vita e nella sua attività a compiere la missione affidatale. Sappiamo che questa era la «mens» di Don Bosco preoccupato dell'unità di spirito e di azione della sua comunità. Il direttore appare come il primo responsabile — di fronte alla Società e alla Chiesa — della fedeltà e vitalità del carisma salesiano incarnato in una determinata comunità.
298

  • Gli art. 175 e 176 vanno letti e compresi alla luce degli altri articoli, che presentano più specificamente i compiti del Direttore e modalità di esercizio della sua autorità. In particolare interessano gli art. 55, 44, 65-66 delle Costituzioni, che già sono stati di guida lungo tutta la trattazione del ministero del direttore. Visti con un preciso riferimento alle responsabilità indicate dallo stesso CJC, si possano così sintetizzare nelle linee principali:

Art. 55: Questo articolo — fondamentale — nei suoi cinque capoversi descrive con chiarezza il direttore nel suo ruolo essenziale di «animatore»;20

  • il §1 presenta il direttore «al centro della comunità, fratello tra fratelli»;
  • . il §2 dice che il primo compito del direttore è rivolto alla comunità, che guida nell'unità e nella fedeltà;
  • il §3 ricorda la responsabilità specifica che il Direttore ha per la persona di ciascuno dei confratelli (ciò sarà ripreso dall'art. 69 delle Cost.);

18 GuidaCost 893-897
19 GuidaCost 891-893
20 GuidaCost 440-447

  • il §4 parla della responsabilità del direttore verso i giovani e i collaboratori della missione;
  • il §5, infine, sottolinea lo stile dell'animazione che è quello di «padre, maestro e guida spirituale». Entra qui, esplicitamente, il discorso della direzione spirituale personale e comunitaria.

Art. 44:È strettamente legato all'art. 55 e mette in risalto che il Direttore salesiano, mentre è Superiore della comunità dei religiosi, è la guida pastorale della comunità di educatori-apostoli: «animatore del dialogo e della partecipazione, guida il discernimento pastorale della comunità, affinché essa proceda unita e fedele nell'attuazione del progetto apostolico».21
Art. 65-66: Questi due articoli, nel capitolo dell'obbedienza religiosa, concorrono a tracciare ulteriormente le caratteristiche del direttore «animatore e guida». L'art, 65 parla dello «spirito di famiglia e di carità» che si applica all'esercizio dell'autorità (con modalità concrete che l'art. stesso insinua).22 L'art. 66 poi si riferisce al discernimento comunitario della volontà di Dio, indicando l'importante ruolo del Superiore nelle varie fasi della ricerca, della decisione, dell'esecuzione.23
299
72.3 Direttore e Consiglio24
Come per ogni superiore, secondo le norme generali del CIC, il Direttore è assistito da un Consiglio.
Le Costituzioni, al riguardo, danno solo le norme essenziali, richieste dal diritto universale, ritenendo che i principi generali possano utilmente illuminare la natura e le funzioni del Consiglio, che rappresenta un importante aiuto al direttore nei suoi compiti verso la comunità e in vista della missione.
Gli articoli delle Costituzioni che parlano de,I Consiglio del direttore sono:
— l'art. 178 stabilisce che vi sia un Consiglio e ne determina il compito generale, che è quello di «collaborare con il direttore nell'animazione e nel governo»;
21 GuidaCost 372-373
22 GuidaCost 501-507
23 GuidaCost 510-512
24 GuidaCost 898-902

  • gli art. 179-180 dicono quali sono I membri del Consiglio e precisano la loro nomina da parte dell'Ispettore.' Il fatto che il nostro diritto proprio demanda all'ispettore la nomina dei membri del Consiglio locale (udendo il parere del direttore per il vicario, a norma di Reg 183) sottolinea maggiormente la responsabilità della comunione del Consiglio stesso con l'intera Congregazione e la sua missione;
  • l'art. 181 elenca i casi nei quali il direttore deve avere il consenso del Consiglio:
  • per approvare la programmazione annuale della vita e delle attività della comunità da sottoporre alla conferma dell'Ispettore;
  • per proporre all'ispettore nuove sperimentazioni e cambiamenti sostanziali nell'indirizzo dell'opera;
  • per approvare il bilancio preventivo e consuntivo della comunità e delle opere che dipendono dalla nostra responsabilità;
  • per compiere le operazioni economiche previste dall'art. 188 delle Costituzioni;
  • per determinare la periodicità ordinaria delle riunioni dello stesso Consiglio,

Importa far rilevare l'art. 182 il quale stabilisce che l'ispettore col suo Consiglio può in circostanze che lo richiedano modificare la struttura ordinaria della comunità circa i ruoli all'interno di essa (eccetto la figura del direttore). L'art. 181 stabilisce che dove non c'è il Consiglio locale, il direttore dovrà consultare l'Ispettore nei casi in cui secondo le Costituzioni è richiesto il parere o il consenso del Consiglio.
Sul Consiglio il direttore tenga presente anche l'art. 180 dei Regolamenti generali (frequenza di convocazione, notifica degli argomenti, verbalizzazone).
25 Cfr anche Reg 183
300
72.4 II vicario del direttore26
Tra i membri del consiglio occupa un posto particolare il vicario del direttore. Le Cost (179. 183) e i Regolamenti (182. 183) ne indicano la funzione e parlano dei suoi compiti.

  • «È il primo collaboratore del direttore»27

Il vicario è l'alter ego del direttore, di cui prolunga e integra l'azione. Si esige quindi un reale affiatamento tra i due. Questo è il valore dell'inciso dell'art. 183 dei Reg, che parla della nomina del vicario e dell'economo; «udrà il parere del direttore». Bisogna infatti evitare due pericoli: vanificare la figura del vicario e svuotarne la funzione, riducendolo a semplice esecutore d'ordini; introdurre una dicotomia nel governo della casa, facendone un doppione, a scapito dell'unità della comunità.

  • Precisazioni circa la potestà del vicario

«Fa le veci (del direttore) nelle cose di cui abbia ricevuto speciale incarico e, se il direttore è assente o impedito, in tutto ciò che riguarda il governo ordinario».28

  • La potestà del vicario è abituale ordinaria vicaria.

La sua potestà è ordinaria poiché proviene dall'ufficio, ma vicaria poiché non l'ottiene come prima e principale persona né l'esercita in nome proprio bensì in nome del superiore. Il vicario non è un ordinario religioso: la sua potestà vicaria infatti è limitata: è abituale solo «nelle cose di cui abbia ricevuto speciale incarico»,29 mentre diventa ordinaria vicaria senza limiti «in tutto ciò che riguarda il governo ordinario», soltanto in caso di assenza o di impedimento del direttore, come pure nel caso di morte «fino a quando non sia provveduto altrimenti dall'ispettore».30
Il vicario ha anche potestà di giurisdizione sui confratelli e il personale della casa e per questo deve essere sacerdote.31
26 GuidaCost 900-901
27 Cost 183
28 Ib
29 Ib
30 1b
31 Ib
Quando il direttore sia gravemente impedito e previa autorizzazione dell'Ispettore, il vicario può sostituirlo come membro del Capitolo ispettoriale.32
Il direttore può limitare la potestà abituale del vicario.
Per analogia col can. 479 §1, il direttore potrà riservare a sé personalmente alcuni compiti di direzione e di governo, che non credesse opportuno far esercitare dal vicario. Ma tutto quello che compete al direttore e che non è oggetto preciso di eccezione o di riserva, compete pure al vicario, Così, per esempio, egli potrà richiamare un confratello, affidargli un incarico, dare una disposizione, presiedere adunanze, prendere un'iniziativa urgente, che non comprometta il direttore, ecc. Nel caso del direttore assente o impedito, il vicario ha tutti i diritti e i doveri del direttore, di cui all'art. 176; e questo, in tutti i settori.
— Suggerimenti per una concreta attività del vicario
L'art. 183 delle Costituzioni prevede esplicitamente che il direttore possa affidare qualche «speciale incarico» al vicario. Reg 183 lo vede responsabile «di uno dei principali settori delle attività educative e pastorali della comunità», ordinariamente non quello economico, e stabilisce che «la comunità venga informata dei compiti abituali del vicario». La figura del vicario offre la possibilità al direttore di affidare a lui tutto ciò che lo può impedire o, distogliere dal suo compito fondamentale.
301
72.5 Compiti e facoltà particolari del direttore, specificati nelle Costituzioni
Nel testo delle Costituzioni vi sono articoli che precisano compiti specifici del direttore nella sua responsabilità di governo e animazione. Diamo un elenco di questi compiti.
A. Nell'ambito dell'obbedienza religiosa il direttore ha precise responsabilità verso i confratelli e verso la comunità:
Art. 66: ll direttore guida il discernimento comunitario e «conclude il momento della ricerca comune prendendo le opportune decisioni».
32 Cost 173
Ad. 68. Il direttore può comandare in forza del voto di obbedienza.
Art. 69: ll superiore, aiutato dalla comunità, ha una speciale responsabilità nel discernere i doni personali, nel favorirne lo sviluppo e il retto esercizio.
Art. 70: Colloquio fraterno del confratello col proprio superiore. L'art. 49 dei Regolamenti ricorda esplicitamente la responsabilità del superiore al riguardo.

  • Nel campo della povertà religiosa:

Art. 74:Con il voto di povertà ci impegniamo a non usare e a non disporre dei beni materiali senza il consenso del legittimo Superiore.
Art. 75: Il confratello accetta di dipendere dal superiore e dalla comunità nell'uso dei beni temporali.
I due articoli, pur riferendosi direttamente all'impegno personale di ciascuno, richiamano la responsabilità che il Direttore ha nei riguardi della povertà religiosa. Si ricordi lo spirito di carità' con cui egli deve svolgere il suo compito nella comunità.33

  • Impegni verso nuovi confratelli.'

Art. 108:Compito del direttore col suo Consiglio nel dare il parere per le ammissioni al noviziato, alla professione temporanea  o perpetua, ai ministeri e agli,ordini sacri.

  • Altri impegni.

Due articoli costituzionali si riferiscono ai suoi impegni nella ispettoria e nella costruzione della comunità:
Ad, 173,5: Diritto del direttore di partecipare al Capitolo ispettoriale (se il direttore è gravemente impedito, partecipa il vicario, previa autorizzazione dell'ispettore).
Art. 186. II direttore convoca e presiede l'Assemblea dei Confratelli.34.
33 Cfr Cost 52. 65
34 Cfr Cost 173. 184; GuidaCost 902-904
Si devono ricordare ancora l'art. 177 delle Costituzioni e i corrispondenti articoli 170-171 dei Regolamenti che trattano della nomina del direttore, della sua durata in carica, della sua amovibilità.
72.6 Incombenze del direttore ricavate dai Regolamenti generali
302 .   In diverse circostanze i Regolamenti generali richiamano l'impegno di animazione del Direttore con norme o stimoli che toccano tutti i settori della vita e missione della comunità. Li elenchiamo in forma schematica.

  • Servizio educativo pastorale.

Reg 4: Elaborazione a livello locale del progetto ché orienti ogni iniziativa verso l'evangelizzazione.
Reg 29: Nelle comunità che animano una parrocchia, quando gli uffici del direttore e del parroco sono separati, il direttore curi l'unità e l'identità salesiana della comunità e stimoli la responsabilità dei confratelli nella realizzazione del progetto pastorale parrocchiale.35
Reg 36. II direttore deve sensibilizzare la comunità perché assolva il suo compito nella Famiglia salesiana: in ciò egli è coadiuvato dal delegato per la Famiglia salesiana.

  • Vita di comunità, obbedienza e povertà

Reg 42: Parla della celebrazione annuale della «giornata della comunità» raccolta attorno al direttore.
Reg 45: Gli invjti a pranzo siano fatti d'intesa col direttore: si tratta di una pratica esplicitazione del senso di famiglia.
Reg 48: Sono ricordate le parole di «buona notte», caratteristiche della nostra tradizione, che il direttore rivolge ai confratelli e ai giovani.
Reg 50: Le assenze dalla casa siano accordate col direttore (nel caso di assenze prolungate occorrerà procedere secondo il can. 665 del CIC).
35 Cfr Cost 44. 176
Reg 56:Ricorda il dovere di ciascuno di render conto al superiore di quanto ricevuto per le necessità individuali.
Reg 79: Per i confratelli in formazione iniziale il colloquio con il direttore si deve curare una volta al mese.
303

  • Doveri inerenti alla carica di direttore

Reg 172:11 direttore si mantenza libero da Impegni che possano compromettere i compiti fondamentali del suo servizio verso i confratelli. Non si assenti per un tempo notevole dalla Casa senza necessità e senza intendersi con l'ispettore.
Reg 174. Garantisca ai confratelli la possibilità di confessarsi frequentemente e la libertà della direzione di coscienza.
Reg 175: Curi che tutti i confratelli vengano a conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa' e della Congregazione (direzione spirituale comunitaria).
Reg 176: Abbia una speciale cura dei confratelli in fase di formazione iniziale, degli anziani, degli ammalati e di quanti si trovano in difficoltà.
Si interessi inoltre dei genitori dei confratelli e li senta particolarmente uniti alla comunità.
Reg 177: Scriva la lettera mortuaria dei confratelli defunti.
Reg 178: Tenga ordinato e aggiornato l'archivio e faccia redigere la cronaca della casa.
L'art. 179, infine, ricorda al direttore di mantenere un rapporto costante con l'Ispettore, informandolo con semplicità e chiarezza, nella consapevolezza dell'appartenenza alla comunità ispettoriale.
Conclusione
Si tratta di una carrellata sugli aspetti generali e sulla normativa di carattere giuridico che riguardano la figura del superiore locale (diirettore) nel CIC e nel nostro diritto proprio: è bene averne un quadro complessivo, utile alla riflessione più profonda sugli aspetti di indole teologica e pastorale, ma utile anche alla prassi quotidiana.
36 Can 592,2
7.3 Amministrazione.del beni
73.1 Caratteristiche degli amministratori
304   «Le persone incaricate dell'amministrazione degli Istituti Religiosi devono essere prudenti, ordinate, leali, coscienziose, diligenti nei rendiconti periodici, che non si valgano del danaro se non in accordo con le direttive dei propri superiori...» 37 Ogni espressione risponde a preoccupazioni provenienti da non poche dolorose esperienze, alle quali non è estranea la nostra famiglia.

  • Ordine

L'ordine è essenziale sia nella metodicità sia nella disposizione materiale dei documenti, registri, schedari, ecc. Ad esso concorre lo stesso ambiente decoroso, con mobili adatti e funzionali.

  • Aggiornamento continuo

La registrazione chiara, esatta, aggiornata, i rendiconti amministrativi, sinceri e completi, presentati tempestivamente ai superiori, non sono una prassi burocratica o formale; sono strumenti e sussidi necessari e indispensabili per una sana e seria amministrazione.39
La tecnica moderna offre sistemi perfetti e rapidi in vista di un'amministrazione chiara e sempre aggiornata. Ogni ufficio amministrativo, in proporzione alla sua importanza, sia impostato secondo tali metodi.

  • Completezza

305               Offre la garanzia che l'amministrazione rispecchia veramente la realtà, periodicamente controllabile in tutta la sua interezza. Ciò importa la trascrizione di tutti i movimenti finanziari, di ogni contabilità, dei debiti e dei crediti, del calendario delle scadenze, dei prestiti e mutui, delle fatture e note da pagare, delle disponibilità liquide, dei valori immobiliari e mobiliari realizzabili e irrealizzabili e, in caso di costruzioni, dello stato reale economico, cioè di quello che è maturato come importo e fino a quale ammontare questo è stato pagato.
37 Antoniutti I. card., La vita religiosa nel Post-Concilio, p. 40, citato in ACS 253 p. 56
38 Cfr ACS 253 p. 56-57
39 lb p. 58
Mancherebbe poi la completezza se l'amministrazione non concentrasse in sé tutti i movimenti finanziari della casa, anche se sono fra loro distinti e riferiti ad attività diverse.
L'art 198 dei Regolamenti è molto chiaro al riguardo: «La gestione dei beni materiali della casa è affidata all'economo locale che agirà alle dipendenze del direttore e del suo Consiglio. Qualsiasi movimento economico e finanziario dei vari settori della casa, anche quello del direttore, deve far capo all'ufficio amministrativo, che sarà organizzato proporzionalmente alla sua importanza e complessità. Anche i confratelli incaricati dì opere, che per statuto o convenzione hanno un Consiglio di amministrazione a sé stante, sono tenuti a rendere conto della loro gestione ai superiori religiosi. Tale norma va seguita anche quando esiste una amministrazione distinta fra la comunità e l'opera».
Al riguardo vanno seguite le deliberazioni dei capitoli ispettoriali della propria ispettoria, a tenore dell'articolo 190 dei Regolamenti.
D. Correttezza
Pur usando le accortezze dei buoni amministratori, si evitino le speculazioni illecite, le situazioni fittizie, i sotterfugi, le evasioni fiscali, i camuffamenti per ottenere agevolazioni, passaggi di merci e di valuta contro la legge. Non c'è buon fine che giustifichi una qualsiasi di queste violazioni. Esse sono moralmente inconciliabili con l'onestà naturale e con le virtù proprie dello stato religioso e possono compromettere la buona fama dell'intera Congregazione.
73.2 Aspetti generali della nostra amministrazione
306   La nostra amministrazione è:

  • Fiduciaria: registra regolarmente e giustifica tutti i movimenti finanziari; chiede i necessari permessi a norma delle Costituzioni; si sottomette a quei controlli che entrano nella prassi normale come forma di collaborazione e di aiuto;
  • Decentrata: ha carattere di autonomia per quanto concerne la gestione di una casa, di una ispettoria e della Direzione generale; ma è dipendente per quanto concerne i controlli, le autorizzazioni, i permessi, i poteri di destinare somme eccedenti o introiti straordinari, beni immobili, ecc.

Si esclude quindi una gestione centralizzata, anche a livello ispettoriale. L'ispettore però, d'accordo col suo consiglio, può disporre un piano economico, tenendo prudentemente conto di tutte le risorse della propria ispettoria e raccogliendo le somme straordinarie ed eccedenti i bisogni delle case. Tale piano potrebbe permettergli di procedere gradualmente alla sistemazione edilizia e alla corrispondente attrezzatura di varie opere, secondo un'attenta programmazione approvata dal Consiglio generale.
Senza intaccare il principio di decentramento e di autonomia delle singole amministrazioni, si potrebbero raggiungere accordi collettivi a livello ispettoriale e, in certi casi, anche a livello nazionale; si potrebbe trattare di determinate forniture o di alcune prestazioni allo scopo di ottenere migliori condizioni, qualità superiore, speciali prestazioni ed essere presenti, in caso di vertenza, col peso di una grande collettività, sempre - nei limiti della giustizia.

  • Pertinente: è limitata cioè a quanto concerne la sola vita economica delle nostre case, Essa non deve mai avere carattere di speculazione. Di conseguenza non si possono né si devono ammettere attività puramente industriali, aziendali o speculative.

307   Né si possono fare prestiti di denaro a privati per ottenere un interesse speciale o semplicemente per favorire una persona o una ditta; tanto meno si possono emettere cambiali di favore, prestare a garanzia nostri beni mobili e immobili, mettersi in traffici speculativi. Non si può organizzare un'azienda a carattere puramente industriale o commerciale, un'azienda agricola in funzione di una rendita; non si può investire capitali in beni immobili solo per concretizzare un reddito permanente, in azioni, in obbligazioni o in titoli allo stesso scopo. Salvo il caso di reddito relativo a oneri di messe, a obblighi di assistenza, a borse di studio, a vitalizi; salva una conveniente collocazione provvisoria di somme in attesa di utilizzo per la realizzazione di opere salesiane, per le quali van tenuti in conto i relativi permessi ai vari livelli, il più delle volte queste operazioni irregolari o illecite recano con sé gravi inconvenienti economici e morali alle case e alle ispettorie.
73.3 Conservazione e smobilizzo dei beni
308   I beni immobili che ci vengono ,o per acquisto o per beneficienza sono destinati o alle nostre opere o allo smobilizzo, cioè alla vendita. Di tutti questi beni devono essere tenuti in ordine il registro immobiliare e i relativi documenti di proprietà, gli atti notarili, le mappe, i certificati catastali, le eventuali servitù e ipoteche, i gravami fiscali, ecc.
A. Conservazione dei beni
Il possesso non sia mai intestato a persona fisica, salvo il caso che in una nazione non si possa operare diversamente. Non è possibile stabilire una direttiva unica per le intestazioni di proprietà. In ogni paese si studierà la forma più adatta in relazione alle leggi civili vigenti, scegliendo quella più sicura, meno gravosa fiscalmente e meno soggetta all'autorità tutoria statale.
In generale il possesso è affidato ai nostri enti, la cui personalità giuridica è riconosciuta dallo stato, a fondazioni benefiche, a opere pie o a società anonime immobiliari, ecc. In questi casi, enti e società siano sempre sotto il controllo dell'ispettore, dell'economo e del consiglio ispettoriale e non solo dei superiori delle comunità locali.
Nei paesi ove si riconosce la personalità giuridica agli enti religiosi canonici, sarà bene avere tale riconoscimento anche per l'ispettoria oltre che per le case.
Gli immobili intestati alle persone fisiche dei confratelli o loro pervenuti o da loro acquistati, si passino con la procedura migliore e al più presto ai nostri enti o società e in nessun caso si compiano operazioni di passaggio di beni a persone fisiche. Gli immobili di una casa abbiano un solo ente proprietario e si elimini la frammentarietà dei possessi. Si creerebbero difficoltà amministrative e complicazioni fiscali. Una delle mete da raggiungere è precisamente una chiara e documentata unificazione del possesso. Tutti i beni di una ispettoria passino in possesso di enti e società della stessa Ispettoria.
Dei beni di un ente parrocchia, affidata 'ad nutum S. Sedis' alla Congregazione, o di un ente morale, di cui la casa salesiana ha in gestione l'opera o il fitto o l'uso dell'immobile, siano ben tenute le convenzioni, i contratti e gli atti degli impegni bilaterali,
B. Alienazione dei beni
309   I beni destinati alla vendita, quelli cioè che non servono per le nostre attività, vanno venduti appena possibile. Se ne valuta l'opportunità caso per caso e nei vari paesi. In tale valutazione si tengano presenti questi criteri:

  • Se il ricavato della vendita deve essere subito investito per costruzioni, attrezzature, arredamento, non ci deve essere preoccupazione alcuna per l'oscillazione del valore. Un eventuale incremento dell'immObile da vendersi è compensato, più o meno, da un egualé aumento del valore delle opere realizzate o dei beni immobili acquistati, e dal vantaggio dell'anticipato utilizzo per le nostre attività apostoliche.
  • Se si tratta di aree edificabili non ancora mature, conviene attendere, giacché l'aumento del valore del suolo è intrinseco e assoluto più che relativo.

Bisogna però vigilare se si prevedono possibili interventi legislativi negativi circa l'aumento del valore o il possesso dell'immobilé e leggi urbanistiche non favorevoli. Si consideri inoltre se la casa o l'ispettorla proprietaria dell'immobile, eventualmente gravata di passività, possa sopportare un pagamento dl interessi, il cui ammontare non sarebbe compensato dall'incremento di valore maturabile nel periodo di attesa, e possa mettere sulla bilancia anche i rischi della dilazione.
Per l'alienazione, sempre nell'ambito della legislazione dei vari paesi, si scelga la forma migliore per evitare eccessivi gravami fiscali.
A norma delle Costituzioni e dei Canoni, per le operazioni di vendita che superino i limiti di valore per cui è competente l'ispettore con il suo consiglio, occorre l'autorizzazione del Rettor Maggiore col consenso del consiglio generale. La richiesta di tale autorizzazione venga inoltrata in tempo utile. L'ispettore allegherà il verbale del consiglio ispettoriale che trattò l'operazione. Quando tale vendita interessasse direttamente una casa, il direttore ne tratti nel suo consiglio e ne trasmetta il verbale all'ispettore, che provvederà come detto.

  • Accrescimento di beni

310   Può rendersi necessario anche l'acquisto di un immobile o per dare spazio, indipendenza, adeguate possibilità di sviluppo a un'opera esistente o per crearne una nuova. Si proceda dopo aver studiato bene la convenienza e conosciuto il giusto valore, dietro consultazione di esperti, si deliberi tutto nel consiglio ispettoriale e si inoltri la richiesta di autorizzazione al consiglio generale che, oltre a concedere il permesso di acquisto, deve decidere sull'eventuale apertura di una nuova opera.
Anche in caso di donazione, di eredità, di lascito o legato testamentario bisogna seguire la stessa procedura e chiedere al consiglio generale l'autorizzazione ad accettare quando questi atti comportano degli oneri. Per quelli accettati senza onere è sufficiente darne comunicazione. Sempre fermo restando i permessi della S. Sede, ove occorra.
A volte, all'atto di beneficienza è legato un obbligo importante, come per esempio la realizzazione di un'opera, che rientra nelle competenze del consiglio generale.
È superfluo aggiungere che anche per l'acquisto e la vendita di beni immobili di notevole valore non ci si può affidare alla decisione del direttore e dell'economo della casa; dopo averne trattato nel consiglio locale, si deve chiedere il permesso all'ispettore e al suo consiglio.
Qualora si tratti di acquisti eccezionali (macchinari complessi, installazioni tecniche molto importanti e costose) si deve interpellare l'ispettore e il suo consiglio.

  • Il danaro

311   Fermo -restando quanto detto sopra, per evitare facili inconvenienti e violazioni al voto di povertà, il responsabile di ogni amministrazione curi che il danaro sia depositato in banche sicure. Si adoperi per ottenere il migliore interesse e intesti i depositi all'istituto, all'ispettoria o a un determinato ente. Trattenga in Casa solo il liquido per le occorrenze giornaliere. Della parrocchia vanno depositati non solo i proventi amministrati dal parroco e quelli usufruibili dalla casa, ma anche tutti gli altri, con l'indicazione della loro destinazione.
Si possono acquistare titoli solo per costituire redditi relativi a obblighi di legati e vitalizi, sempre coi dovuti permessi.40
L'ispettore non mancherà di vigilare su questa materia con l'autorità che gli conferiscono le Costituzioni e il Codice. Con le dovute misure può evitare che, mentre una casa deposita il danaro e gode di un modesto interesse attivo, un'altra paga grandi interessi passivi per un prestito ottenuto presso la stessa banca.
Per contrarre prestiti o mutui occorre il permesso del consiglio generale e, quando l'importo è superiore a un determinato valore, il nulla osta della S. Sede, su richiesta del Rettor Maggiore.
La procedura da seguire è quella sopra accennata: consiglio della casa, consiglio ispettoriale, consiglio generale.
Al fine di ottenere il permesso per un'operazione di prestigio, se ne dimostri innanzitutto la possibilità e il piano di estinzione, si indichino le migliori condizioni di interesse e di ammortamento. Siano tenute presenti poi le periodiche scadenze di pagamento.
E dovere grave di ogni amministrazione la sollecitudine nel pagare i debiti: è un dovere di giustizia e a volte pure di riconoscenza, che va adempiuto puntualmente anche nei riguardi di istituzioni salesiane (case, ispettorie, economato generale). Si faccia un prestito, quando non ci siano altre possibilità, ma non si lasci insoluto il debito, che spesso crea serie difficoltà al creditore.
E. Costruzioni
312    Anche se ci sono le disponibilità finanziarie non è lecito intraprendere lavori di ampliamento, per restauri radicali e modifiche di una casa già esistente o per la realizzazione di un'opera nuova, senza i regolari permessi del consiglio generale.
40 Cfr Cost 188
Per ottenerli vanno fatti i passaggi consueti: consiglio della casa (se i lavori interessano una casa già esistente), consiglio ispettoriale, consiglio generale. A quest ultimo dev'essere trasmesso il verbale del consiglio ispettoriale, una copia del progetto di massima, nel quale non devono mai mancare una planimetria generale, una carta ubicativi, la relazione tecnica, il computo metrico e il piano finanziario, in cui appaia chiaro l'ammontare della spesa e la sua forma di copertura.
È evidente che non si può dare il via ai lavori prima che questi siano autorizzati e il progetto sia pienamente approvato. Comportarsi diversamente è una violazione della disciplina religiosa  e una grave mancanza con ripercussioni sulla vita e l'osservanza dei confratelli.
Anche quando una costruzione viene eseguita interamente a spese di benefattori, di enti pubblici o dello stato stesso, bisogna interessare, secondo la procedura sopra indicata, il consiglio generale. Nell'approvare l'opera e il relativo progetto, egli terrà conto dei vincoli imposti dal finanziatore purché non siano però in contrasto con i nostri criteri.
Una volta avuto il permesso, si stia a quanto è stato approvato e si tengano nel dovuto conto, nella fase esecutiva, eventuali suggerimenti, consigli e modifiche.
F. Rendiconto amministrativo.
Il rendiconto amministrativo è un dovere importante per 313 ogni amministratore. Deve essere eseguito con esattezza e compilato entro i termini di decorrenza, se si vuole che abbia il suo giusto valore.
Gli ispettori diano regolare mandato ai loro economi, perché controllino periodicamente le amministrazioni delle singole comunità e prestino gli aiuti e i consigli ritenuti utili al loro buon andamento amministrativo. Stabiliranno inoltre ragionevoli scadenze per essere tenuti al corrente essi stessi e i loro consigli circa l'amministrazione dell'ispettoria edelle singole case. Esiga infine che si sia puntuali nel compilare il rendiconto amministrativo da inviarsi all'economo generale.
La conoscenza della situazione economica delle varie comunità permetterà all'ispettore di fissare adeguatamente per ognuna di esse il contributo annuo da versare come segno del proprio dovere di solidarietà verso la Congregazione. Sia pagato entro l'anno e in varie rate per evitare più facilmente il pericolo di insolvibilità.
Concedendosi ad una casa di eseguire lavori o di fare acquisti straordinari, non per questo viene meno il pagamento del contributo.
73.4 Breve riassunto degli adempimenti amministrativi
314   L'amministrazione abbia sempre in regola i documenti di assunzione del personale esterno. SI provveda a tutti gli adempimenti di carattere assicurativo, assistenziale e previdenziale, secondo le leggi dei vari paesi, e alla sua giusta, retribuzione, prescritta dalla legge, a seconda la categoria di appartenenza.41
È anche compito dell'amministrazione tenere un inventario aggiornato degli attrezzi, delle macchine, dei mobili della casa; attendere alla loro manutenzione curando l'ordine e la pulizia; assicurare, con contratti convenienti presso compagnie importanti e serie, immobili, persone, macchine, ecc. secondo l'opportunità e il bisogno; provvedere infine tempestivamente a tutte le forniture, conciliando qualità e buon prezzo.
Il direttore «è il primo responsabile... dell'amministrazione dei beni».42 «L'economo è responsabile immediato dell'amministrazione dei beni temporali della casa religiosa in dipendenza dal direttore col suo Consiglio. Svolge li suo servizio In spirito di carità e povertà».43
Nelle cose di maggior importanza il direttore raduni il suo consiglio e non deliberi niente senza il suo consenso;44 dove mancasse il consiglio, consulti l'ispettore.45

  • Curerà che si facciano, preferibilmente presso l'ispettoria, Negati di culto e di beneficienza.

315

  • Tenga tra l'altro nell'archivio:

— gli-strumenti di compra o vendita di immobili o beni con piante, mappe, scritture;
41 Cfr Reg 199
42 Cost 176
43- Cost 184; cfr Reg 198-202
44 Cfr Cost 181
45 Cfr Reg 181

  • le autorizzazioni dei superiori per compravendite e per lavori con i disegni relativi;
  • le procure intestate ai membri della casa;
  • un registro degli oneri (Messe, posti gratuiti, servizi da prestare al parroco o ad altri...) dove si trovano annotate origine e modalità di tali obbligazioni;
  • I registri detti dei conti correnti e delle pensioni, classificati anno per anno;
  • copia di tutti I rendiconti amministrativi.
  • Renderà conto per iscritto dell'amministrazione temporale della sua casa all'ispettore ogni anno e ogni volta che ne viene richiesto.46
  • Chiederà il consenso dell'ispettore prima di qualsiasi modifica agli edifici.47 Soddisferà sollecitamente ai propri doveri finanziari verso l'ispettoria e trasmetterà all'ispettore il sopravanzo dell'esercizio finanziario annuale per i bisogni dell'ispettoria.48
  • Provvederà che il danaro eccedente i bisogni giornalieri sia depositato presso banche. Il relativo conto bancario sia di norma intestato all'istituto e ne abbia la firma congiuntamente e separatamente il direttore e l'economo.
  • Tenga in ordine in un registro le voci delle proprie spese ed entrate e le passi,mensilmente all'economo perché siano regolarmente registrate nella contabilità unitaria. Vigili che essa sia tenuta con diligenza.49

N.B.: Il direttore può far dono dei beni della comunità a titolo dì elemosina o per altro giusto motivo, purché non si tratti di beni immobili o preziosi e siano tali da non superare le possibilità economiche della comunità stessa. I doni illegittimi sono di per sé invalidi e devono essere restituiti.
Curi che l'arredamento della casa, il mobilio, le attrezzature siano funzionali, siano però sempre conformi alla povertà religiosa e non diano l'impressione di ricchezza e di lusso. Pur curando il decoro della chiesa, si evitino esagerazioni.
46 Cfr Cost 179; Reg 202. 199
47 Cfr Reg 200
48 Cfr Reg 201
49 Cfr Reg 198. 199

  • Vigili perché si limitino le spese postali, telegrafiche e telefoniche.
  • Fissi le modalità per l'uso dei mezzi di locomozione. Devono essere intestati alla casa e usati per soddisfare le sue necessità.

 

INDICE ANALITICO
Adulti: L'attenzione al salesiani a. 217-218, 266-268.
Aggiornamento: Necessità di costante a. per il direttore 81-83; Incontri dl a. per i confratelli 228-229.
Ambiente: L'a. come luogo e metodo educativo 126-127.
Ammalati: Rapporti del direttore con gli a. 220.
Amministrazione: A. dei beni: caratteristiche degli amministratori 304305; aspetti generali della nostra a. 306-307, conservazione dei beni 308, alienazione dei beni 309, accrescimento 400, il danaro 401, costruzioni 402, rendiconto amministrativo 403, breve riassunto degli adempimenti di a. 404-405.
Animazione: Funzione di a. e di governo 45-46; Natura della. nella comunità salesiana 47-48; Criteri di a.: rapporto singolo-comunità 213-214, i gruppi diversificati 215-221; Ruolo di a. del direttore secondo le Costituzioni 298; II direttore come animatore spirituale 75-78; li direttore e l'a. della missione salesiana: v. Missione; il direttore e l'a. della comunità: v. Comunità.
Anziani: Rapporti del direttore con gli a. 220.
Ascesi: a. propria del direttore: come padre e pastore 95, come strumento .di carità 97-98; a. come esigenza per una vita di preghiera 189.210; a. e colloquio 262.
Assemblea: A. dei confratelli: avvertenze 233-234.
Assistenza: a., presenza tra i giovani nel contesto dell'ambiente educativo 126-127. 132.
Associazioni: Le a. nel progetto educativo pastorale 125.
Autorità: A. e rinnovamento: a. e contesti culturali 34, riprogettare l'a. 35; li carisma dell'a. nella Chiesa 36-37, a. negli istituti religiosi 38-41, origine e natura della, religiosa 41, a. nella Congregazione Salesiana 42-55: indole propria 43-44, funzione di animazione e di governo 45-46,
a. come animazione 47-48, come governo 49; II metodo 50-51, autorità partecipata e corresponsabile 52-53, a. in dialogo 54-56; a. del superiore locale secondo il diritto universale della Chiesa 282-283; caratteristiche peculiari 284-285, secondo il diritto proprio salesiano 296.
Bene comune: b.c. degli Istituti religiosi 38; composizione del b.c. con il bene dl ciascuno 213. 214. v. anche: Discernimento.
Beni: Conservazione dei b. 308, alienazione 309, accrescimento 310, danaro 311, costruzioni 312; v. anche: Amministrazione.
Buona notte: Modalità della b.n. 230.
Carità: c. come obiettivo del governo in Don Bosco 32; sviluppo della c. nella missione giovanile 118. 127; c. clima della vita comunitaria 158s; c, pastorale fonte di caratteristica unità 60. 61; c. pastorale e ministero sacerdotale del direttore 68. 69. 132.
Castità: Il senso della c. salesiana e il ministero del direttore 176-178.
Catechesi: la c. come Impegno prioritario nel progetto educativo pastorale 118. v. anche: Evangelizzazione.
Chiesa: Il senso della C. nel direttore 91, nella comunità 146; Chiesa locale: inserimento nella vita della ci. 147-148, all'interno di una pastorale organica 149-151, servizi In strutture non salesiane 152, secondo le necessità 153. Contatti con altri gruppi ed ambienti 155-156.
Circoscrizioni: Collaborazione nelle c, civili e sociali 154.
Coadiutore (Salesiano): conoscenza e valorizzazione del C.S. 169, cura particolare del C.S. 170-171,
Colloquio: Il pensiero dl Don Bosco sul c. 247-248, il o. oggi 249-250, lo stile del 0. 251-255, gli argomenti 256-260,, la frequenza 261; o, e ascesi 262, c. e correzione fraterna 263, il segreto 264; v. anche: Direzione spirituale,
Complementarità: o. tra presbiteri e coadiutori nella comunità 67; ricchezze della o. 168-171.
Comunicazione: c. nella comunità 160; v. anche: Informazione.
Comunicazione sociale: cm, e missione unitaria salesiana 65.
Comunione: c, tra i confratelli nella comunità: partecipazione e 'senso del noi" 161-162.
Comunità: c. e ministero del direttore 2-4;.11 valore della c. nel carisma dell'autoriià 37, Comunità locale: natura 57, tratti costitutivi 58-59, forma caratteristica dl unità 60, di vita spirituale e missione apostolica 61, dl componenti 62-65, di presbiteri e coadiutori 66-67, attorno a una guida-presbitero 68-69; c. fraterna 157-158: una clima di comunicazione e
comunione 159-162, c. di vera corresponsabilità 163-166, o. di solidarietà e complementarità 167-171; c. educativa pastorale: formazione e ruolo 128-129, corresponsabilità e coordinamento pastorale nella c. 133-134; C, locale, ispettoriale e mondiale 135-139, coordinamento a livello di Famiglia Salesiana 140-145, inserimento nella comunità ecclesiale 146-147, coordinamento all'interno di una pastorale organica 149154, contatti con altri gruppi ed ambienti 155-156.
Conferenze: o. del direttore 226-227.
Confessione: o. sacramentale e direzione in Don Bosco 25; animazione spirituale e c. 76; celebrazione del sacramento della c. 203-205. 291. 292.
Confessore/i: l'esperienza di o. In Don Bosco 25; l'esperienza di o. nel direttore 76. 77. 292; rapporto tra direttore e c.c, 205. 292.
Consigli evangelici: La vita dei c.e. 172: l'obbedienza nel suo giusto contesto 173, gli elementi della povertà 174-175, il senso della castità 176-178, compiti e facoltà del direttore riguardo ai cm. secondo le Costituzioni e Regolamenti generali 301-302.
Consiglio locale: avvertenze per il o, della casa 232-234; rapporti fra direttore e c, della casa secondo il diritto universale della Chiesa 287, secondo il diritto proprio salesiano 299.
Contenuti del DSM: sintesi 5.
Coordinamento: v. Corresponsabilità, Chiesa locale.
Corresponsabilità: c.. nell'esercizio dell'autorità 50-53; clima di vera o, nella comunità 163, c. come cura del 'cuore oratoriano' e come funzionalità 164-166; o. e coordinamento nell'azione pastorale della comunità 133-156: comunità locale, ispettoriale e mondiale 135-139, a livello di Famiglia Salesiana 140-145, nella comunità ecclesiale 146-154, nei contatti con altri gruppi ed ambienti 155-156.
Correzione fraterna: c.f. e colloquio 263.
Costituzioni: C. e funzione di animazione e di governo 45; amore alle C. nel direttore 93; la figura del direttore nelle C. ? Regolamenti 295-303.
Creatività: valorizzazione della o. dei confratelli 166. 173; momento di o. nell'animazione comunitaria 224; c. nella preghiera comunitaria 191.
Cristo (Gesù): speciale unione con C. requisito del direttore 87-88; paziente fiducioso e generoso con C. 95-98.
Cultura: cambiamenti di c. e figura del direttore 34. 35; l'area della e.. e la missione unitaria salesiana 65. 171; la dimensione educativa della c. 117. 118; sfide della o. contemporanea alla preghiera 181. 182.
Cuore oratoriano: corresponsabilità come cura del c.o. 164-166.
Dialogo: d, nell'esercizio dell'autorità, modalità 50-56. 284; d. nell'animazione comunitaria 223-225; d. e superamento dl siituazioni conflittive 214. 234. v. anche: Comunicazione, Preghiera.
Direzione spirituale: d.s. personale e comunitaria in Don Bosco 26-27; d.s. come compito del direttore 77-78. 265, d.s. personale dei confratelli adulti 266-268; dei confratelli giovani 269, come punto essenziale 271274, atteggiamenti e metodo 275-278. v. anche: Colloquio, Guida spirituale.
Diritto: D. universale e superiore locale: autorità riconosciuta dalla Chiesa 282-283, caratteristiche peculiari dell'autorità 284, sup. locale e consiglio 287, nomina 288, doveri e facoltà 289-291, alcune specifiche facoltà 292, doveri particolari di natura disciplinare 293, sanzioni nei riguardi del direttore colpevole di gravi mancanze 294; d. proprio salesiano e direttore 295: servizio dell'autorità 296, figura del direttore 297298, direttore e consiglio 299, compiti e facoltà particolari 301, incombenze (dai Regolamenti generali) 302.
Discernimento: d. personale e comunitario: atteggiamenti e modelli di ricerca della volontà di Dio 51. 54-56.
Dispensa: alcune specifiche facoltà di d. del direttore 292.
Don Bosco: D.B. modello del direttore 15-33: nel ministero dell'autorità 16, suo stile di azione 17, In unità vitale: profondamente uomo 19 e profondamente uomo di Dio 20; tratti della figura di D.B, «superiore»: padre 22, fondatore 23, formatore e guida spirituale 24-26, guida nel governo: obiettivi 28-32, ambiente di santità a Valdocco attorno a D.B. 33. Amore del direttore a D.B. 92-93.
Doveri: d. del superiore locale secondo il diritto úniversale della Chiesa 289-291. 293, secondo il diritto proprio salesiano 301-303.
Equilibrio: v. Maturità.
Esemplarità: e. del direttore (modello credibile senza idealizzazioni) 101-104.
Età: attenzioni da avere nel ministero del direttore con le diverse e. 215221.
Eucaristia: animazione spirituale ed E. 76; la celebrazione dell'E. 199200.
Evangelizzazione: il sistema preventivo come modo originale di realizzare Ve. 109; e. come dimensione del progetto educativo pastorale 118. v. anche: Catechesi.
Facoltà: alcune specifiche f. del superiore locale secondo II diritto universale. della Chiesa 292.

Famiglia Salesiana: coordinamento pastorale a livello della F.S. 140145. 302; F.S. e Informazione salesiana 245.
Funzione: f. del direttore 70-73, forme 74-75, requisiti 86-104.
Gerarchia: g. ecclesiastica e autorità religiosa 37. 41. v. anche: Chiesa locale.
Giovani: scelta dei g. elemento della missione d. comunità 64, 106; la cura dei g. salesiani 215-216. 269-278. v. anche: Progetto educativo, Sistema preventivo.
Governo Salesiano: funzione di g. e animazione 45-46; natura del g. nella comunità salesiana 49; metodo nel g. salesiano 50-56; criteri di g.: col singoli e con gruppi diversificati 212-221.
Gruppi: v. Associazioni.
Guida spirituale: la g.s. comunitaria 222: criteri operativi 223-225, strumenti: conferenze - Incontri - buona notte 226-230, consiglio della comunità e assemblea del confratelli 231-234, verifiche comunitarie 235242, informazione salesiana 243-246; la g.s. personale del confratelli: il «colloquio» 247-264, la direzione spirituale 265-278. v. anche: Direzione spirituale.
Impegni: i. del direttore 130-132.
Incontri: I. di salesianità e di aggiornamento 228-229; I. del direttore con i confessori 205.
informazione salesiana: i.s.: attualità e memoria storica 243-244, utilizzazione 245, produzione 246.
Liturgia: la L. nel procetto educativo pastorale 119; il nostro rinnovamento nella I.: natura e obiettivi 192-196; celebrazione del mistero di Cristo nel tempo liturgico: I. delle ore 201, la domenica 202, l'anno liturgico 202; facoltà del direttore in materia di I. 292, v. anche: Confessione, Eucaristia, Preghiera, Sacramenti.
Maria: affidamento del direttore a M. 94; la presenza di M. nel progetto educativo pastorale 120; la pietà mariana nella comunità 206.
Maturità: M. umana nel direttore 99-100.
Meditazione: la m. nella comunità salesiana 207-208.
Metodo: m. nell'esercizio dell'autorità 50-56.
Missione: rn. apostolica e vita spirituale 61; m. unitaria: elementi che la compongono 62-65, direttore guida e animatore della m. 84-85, nella riattualizzazione del sistema preventivo 109-132, in una comunità aperta a una pastorale corresponsabile e coordinata 133-156; secondo i Regolamenti generali 302
Missioni: m, come luogo privilegiato e come stile pastorale 148.
Modello: il direttore m. credibile senza idealizzazioni 101-104.
Nomina: n. dei superiori religiosi secondo II diritto universale della Chiesa 288.
Obbedienza: o. a Dio in Don Bosco 30; il consiglio evangelico dell'o. 173; o. e direttore secondo le Costituzioni 301; secondo i Regolamenti generali 302.
Obiettivi: o. del DSM 1; intenzione, la tradizione salesiana, la novità del tempi.
Parola di Dio: il direttore servitore della P.d,D. 79; accogliere e vivere la P,d.D. 197-198; discernimento comunitario alla luce della P.d.D. 240-242,
Parrocchia: rapporti del direttore con la p. salesiana 302. 308. 311.
Partecipazione: p. nell'esercizio dell'autorità 50-53; p. dei confratelli nella vita della comunità 161; organismi dl p. 163.
Pastorale: animazione della comunità locale nella p. 57-68; Il direttore guida p. della missione salesiana 107-108. 302, nell'attuazione del progetto educativo 109-132; corresponsabilità e coordinamento p. 133-134: a livello locale, ispettoriale e mondiale 135-139, a livello di Famiglia salesiana 140, nella comunità ecclesiale 146, all'interno di una p. organica (Chiesa locale e Istituzioni civili) 149-156.
Paternità: p. in DonBosco 22, p. carismatica 23, p, sacerdotale 24; p. e sacerdozio del direttore 69. 95-98.
Povertà: gli elementi tipici della p. salesiana 174-175; lo scrutinio della p, 236-238; direttore e p. secondo le Costituzioni 301, secondo i Regolamenti generali 302.
Preghiera: II dono della p. 179-180, difficoltà e stimoli della p. 181-184, p. individuale 186 e p. «comunitaria» 187-188, atteggiamenti, ambienti e condizioni da favorire 189-191, celebrazioni, momenti, espressioni: rinnovamento liturgico 192-196, la Parola di Dio 197-198, la celebrazione eucaristica 199-200, il mistero di Cristo nel tempo 201-202, il sacramento della Riconciliazione 203-205, la pietà mariana 206, la meditazione 207208, la p. di vita 209-211; Lo scrutinio della p. 239.
Progetto: H direttore guida del p. apostolico comunitario 84-85; p. educativo pastorale: il direttore animatore e guida del p.e.p. 107-108, necessità di un p,e.p. 111-114, obiettive) fondamentale 115-116; aree: dimensione educativa culturale 117, evangelizzazione 118, vita liturgica sacramentale e mariana 119-120, dimensione vocazionale 121-124, esperienza associativa 125; linee metodologiche; 126-129; Impegni del direttore1130-132.
Promozione umana: p,u. nell'obiettivo unitario del progetto salesiano 65. 117; collaborazione con quanti lavorano nella p.u. con sincerità 155156.
Requisiti: r. per l'esercizio delle funzioni di direttore 86-104: una speciale unione con Cristo 87-88, il primato della vita nello spirito 89-90, il «sensus Ecclesiae» 91, amore a Don Bosco e alle Costituzioni 92-93, affidato all'Intervento materno di Maria 94, paziente fiducioso e generoso 95-98, uomo maturo ed esperto in umanità 99-100, modello credibile senza Idealizzazioni 101-104.
Revisione: r. di vita 240-242.
Ricordi: r. confidenziali di Don Bosco ai direttori p. 29-36.
Ritiri: mensili e trimestrali 204-205.
Sacerdozio: s, e paternità in Don Bosco 24-25; s. e ministero del direttore 43-44. 68-69. 87. 296.
Sacramenti: s. e ministero del direttore 76; la vita dei s. nel progetto educativo pastorale 119, nella comunità locale 196. 199-200, 203-205; aspetti giuridici 292. v. anche: Liturgia,
Santità: ambiente di s. a Valdocco attorno a Don Bosco 33; s. originale per il direttore 73.
Sanzioni: s. nei riguardi del direttore colpevole di gravi mancanze 294,
Scrutini: Gli s, comunitari 235: e. «paupertatis» 236-238, s. «orationis» 239, la revisione di vita 240-242; S. per ammissioni 301.
Segreto: s, rigoroso del colloquio 264.
Sistema preventivo: s.p. e fonti della grazia 76; missione salesiana attuata riattualizzando II s.p. 109-132: necessità di un progetto educativo pastorale 111-114, obiettivo fondamentale, aree e linee metodologiche del progetto 115-132.
Solidarietà: esigenze della s. 167.
Spirito Santo: vita nello S.S. a Valdocco attorno a Don Bosco 32-33; S.S. e autorità religiosa 41; S.S. e animazione della comunità 51. 60; primato della vita nello S,S. nel ministero del direttore 89-90.
Tirocinanti: rapporto tra direttore e t.t. 215-216
Unità: u. di natura e grazia in Don Bosco 18-20; u. della Congregazione com'è voluta da Don Bosco 30-31; autorità al servizio dell'u. 43-44; forma caratteristica di u. servita dal direttore 60-69: unità di vita spirituale e missione apostolica 61, missione unitaria 62-65, complementarità tra presbiteri e coadiutori 66-67, II ministero presbiterale e la guida della comunità 68-69; u. di preghiera e vita 209.
Verifiche comunitarie: v. Scrutini.
Vescovi: v. Chiesa locale.
Vicario: la figura del v. 286, Il v, del direttore 300.
Virtù: v. Requisiti.
Vocazione: v, battesimale e missione della comunità 63, la dimensione della v. nel progetto educativo pastorale: nella visione globale degli interventi educativi 121-122, nella cura dell'orientamento vocazionale 123124.
Volontà di Dio: v. Discernimento.
Voti: v. Consigli evangelici.