Reitor-Mor

Dieci domande a don Ángel Fernández Artime Rettor Maggiore

Con il cuore di don Bosco

Dieci domande a don Ángel Fernández Artime,
decimo successore di don Bosco

 
1. Lei è il don Bosco del Bicentenario: qual è il suo sogno?

Il mio sogno è che la nostra Congregazione e la nostra famiglia salesiana in questo anno del bicentenario e in questo secolo sia veramente la Congregazione e la famiglia salesiana che don Bosco voleva per questo tempo. Sogno che la luce della Congregazione continui a brillare e possa mantenere ciò che le è proprio: il carisma che lo Spirito Santo suscitò in don Bosco e si distingua per una opzione preferenziale per tutti i giovani, specialmente per gli ultimi, tutti quelli che hanno meno, tutti gli esclusi.

2. A chi ha pensato per primo appena è stato eletto?

Dico sinceramente che in quel momento non ho pensato ai miei genitori né ai miei affetti prossimi umani, ma ho pensato a don Bosco e ho pensato che Lui per mezzo del Signore e lo spirito dei miei fratelli mi chiamava a mettermi davanti, alla guida con i miei fratelli di questa congregazione tanto viva che e mi raccomandai a lui perché sentivo che era qualcosa di magnifico e di sovrumano, superiore alle forze che uno può sentire.

3. Questa chiamata è più il peso di una grande responsabilità o una grande gioia?

Certamente la responsabilità è stata presente. Dopo qualche momento di incertezza e di percezione di quanto poteva essere tremendo il peso, ciò che prevalse fu una grande gioia non solamente per me, ma una grande gioia sentendo che tutti uniti come Congregazione e come Famiglia Salesiana, insieme ai fratelli del Consiglio Generale che si stava formando, insieme a tutti gli ispettori, che realmente portano la responsabilità concreta nelle varie regioni del mondo, insieme ad ogni fratello della Congregazione, insieme stiamo scrivendo questa pagina così bella in questo momento della nostra storia, formando una grande famiglia e un grande movimento nella Chiesa.

4. Com’è stata la sua infanzia?

La mia infanzia è stata quella di un bambino molto semplice e sereno, in un villaggio del nord della Spagna, un paesino sul mare, di pescatori: un contesto che mi ha segnato profondamente a cominciare dalla natura, dal mare, dal sole. Sono stato un bambino e poi un adolescente che è cresciuto in una famiglia molto sana, molto umile, di lavoratori del mare, nella quale tutto era semplice, dove l’affetto dei genitori era sincero, con una nonna, uno zio, con altri nonni e zii e vincoli affettivi che mi hanno permesso di crescere con una grande sicurezza affettiva e mi hanno reso credo un ragazzo e un giovane e poi un adulto soprattutto sereno, tranquillo, affettuoso, espansivo, ricco di sentimenti.

5. Com’è nata la sua vocazione salesiana?

Per due cose. Prima di tutto sono cresciuto nel cuore di una famiglia felice. Un ambiente cristiano sobrio e genuino, dove Dio era presente, in cui la devozione a Maria era viva, dove vedevo come mio padre, mio zio quando partivano per il mare si affidavano a Dio perché il mare può essere molto traditore e non sapevano che cosa avrebbero incontrato. E poi perché ho potuto studiare dai Salesiani. Una persona anziana amica dei salesiani di Leon e che passava le vacanze estive nel mio villaggio era una buona amica dei miei genitori e pensò che la cosa migliore che poteva fare per questo bambino, che ero io, era che studiasse dai Salesiani. Lasciai così il mio villaggio, conobbi i salesiani e fui molto colpito da come i salesiani trattavano me e i miei compagni, dalla loro amicizia, dalla spontaneità, dall’affabilità, dalla semplicità. Tutto questo destò in me una inquietudine che, nonostante avessi già fatto i documenti per entrare all’Università per studiare medicina o chimica, mi suscitò il desiderio di provare con i salesiani una scelta di vita che prometteva felicità.

6. Come direttore e poi come ispettore ha incontrato difficoltà?

La vita conosce sempre difficoltà, qualunque sia la strada intrapresa, qualunque sia l’impegno: padre, madre, lavoratore… Come direttore, come due volte ispettore ho sentito le difficoltà legate a questo servizio. Ma la mia vita salesiana fino ad oggi non è stata segnata tanto dalle difficoltà quanto dalle possibilità che la vita e il Signore della vita e la Congregazione mi hanno dato per avermi permesso, nei miei trentacinque anni come salesiano di stare nel mondo dei giovani, giorno dopo giorno. Pensare con i giovani, sognare con i giovani, pur continuando nell’animazione e nel governo.

7. La Famiglia Salesiana è presente in più di cento paesi e in tutti

i continenti, immersa in culture molto differenti. Come si può conservare l’unità e l’identità?
Questa è una delle sfide più importanti che dobbiamo affrontare. È molto importante garantire la comunione e la comunione viene garantita dalla partecipazione di tutti, con modalità diverse, al tronco comune che è don Bosco e il carisma che lo Spirito Santo ha dato alla Chiesa in don Bosco. E, indipendentemente dalla persona che lo incarna, il Rettor Maggiore è il nesso di comunione di tutta la famiglia salesiana.

8. È innegabile una crisi di vocazioni. Quale sarà il volto della Congregazione Salesiana nel secolo XXI?

Quando parliamo di crisi di vocazioni dobbiamo pensare prima di tutto che il mondo è molto più grande di dove abitiamo noi. Questo vale per la Chiesa intera. Per esempio, per quanto riguarda la Congregazione salesiana, le vocazioni fioriscono con molta forza anche in questo momento nel continente asiatico e hanno un futuro pieno di speranza in tutto il continente africano. Le vocazioni sono presenti ed emergono con forza in America Latina e noi dobbiamo garantire una formazione robusta e una perseveranza maggiore.
Le vocazioni incontrano molte più difficoltà in Europa, più nell’Europa occidentale che nell’Europa dell’Est. La Congregazione nel secolo ventunesimo sarà senza dubbio una congregazione molto piena di vita, che magari cambierà un po’ il colore della pelle, parlerà altre lingue. Ma noi continuiamo ad essere propositivi con coraggio anche in Europa, presentando forti sfide ai giovani, sicuri che il Signore continua e continuerà a chiamare in tutte le parti del mondo.

9. Quali sono oggi i “territori di missioni” prioritari? Internet è uno di questi?

La missione prioritaria non riguarda soltanto il tipo di opera ma dipende dal posto concreto del mondo in cui si trova. Alcune opere poco significative in un posto possono essere molto significative in un altro. La significatività reale in un paese può essere decisiva. Per esempio, è possibile che in un contesto di altre religioni non sia facile tenere una parrocchia cattolica (in qualche posto è impossibile) e al contrario una scuola di formazione professionale si converte in una piattaforma di educazione e di evangelizzazione eccezionale. Qualcosa che non è una novità in Europa, può essere una grande novità in altre parti del mondo. Però indipendentemente dal tipo di opera in qualunque nazione si trovi la cosa più importante è a che tipo di giovane si rivolge. Il criterio che sempre ci garantisce è questo: dove stanno i giovani che hanno più bisogno di noi e dove vogliamo dare le risposte che più sono necessarie alla loro vita concreta.
È certo che il continente digitale e internet in tutte le sue espressioni è un “cortile” salesiano in cui dobbiamo essere presenti, approfittando del buono che ha e rimanendo guardinghi sui pericoli che ci possono essere. Ma è fuor di dubbio che questo grande cortile salesiano, in tutte le sue espressioni, avrà un grande sviluppo nei prossimi anni.

10. A quali figure della storia salesiana si sente più vicino?

Devo dire con la mano sul cuore che la mia grande passione della storia salesiana è don Bosco. Certamente il Signore Gesù domina la mia vita, la sostiene, gli chiedo che mi avvicini al Padre e che il suo Spirito assista la Congregazione e la mia vita. Però il mio grande amore e la mia passione è don Bosco. Quando penso a don Bosco mi commuovo, quando ho potuto avere dei momenti di intimità vicino a don Bosco a Valdocco ho sentito che il mio cuore vibrava in modo speciale. E ora come Rettor Maggiore gli chiedo che il mio cuore assomigli sempre più al suo e che mi conceda la grazia di sentire come lui sentirebbe e di pensare quello che lui penserebbe.