Reitor-Mor

Una Madre Amorevole

SOLENNITÀ DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Valdocco 24 maggio 2021

Benvenuti a tutti voi, cari fratelli e sorelle devoti a Maria Ausiliatrice presenti in tutto il mondo e radunati qui a Torino-Valdocco, da questa Basilica di Maria Ausiliatrice voluta dalla Vergine Maria e da Lei stessa chiesta a Don Bosco, affinché da questa Sua casa esca quella gloria che conduca sempre all’incontro di salvezza e di pienezza di vita con suo Figlio Gesù Cristo.

Un anno fa, in tutto il mondo, abbiamo celebrato la festa di Maria Ausiliatrice colpiti da questa pandemia, che ha causato tanta sofferenza all’umanità e che ha fatto emergere ancora una volta sia la parte migliore sia la parte peggiore della nostra umanità, caratterizzata da tante espressioni di egoismo riscontrabili in tante nazioni del mondo. Lo constatiamo nella distribuzione dei vaccini contro il COVID: i più poveri sono quelli che, ancora una volta, non vi hanno accesso. Forse perché i loro governi sono concentrati su altre urgenze. Certo, ma questo non cambia la realtà: i più poveri, ancora una volta, sono quelli che, in ogni circostanza spesso registrata dalla storia, soffrono di più. Questo sembra appartenere alla nostra condizione umana e dobbiamo, quindi, domandare la grazia che il Vangelo e l’Amore di Dio possano continuare a trasformare i nostri cuori, che a volte sono di pietra, in cuori di carne – come Dio ha rivelato molti secoli fa attraverso il profeta Ezechiele.

Dopo un anno, la malattia continua a colpire molte persone. E anche se in alcuni luoghi si comincia a vedere la luce alla fine del tunnel, in altri la situazione rimane ancora molto grave e pesante.

Oggi come ieri a Lei, nostra Madre, Aiuto nei momenti difficili, orientiamo il nostro sguardo e rivolgiamo la nostra preghiera affinché arrivi al Signore.

In questa omelia desidero porre l’accento proprio sul guardare. Tutta la rivelazione biblica è attraversata da questo potente messaggio, che dà molto valore al guardare e al contemplare.

Nella creazione del mondo Dio vide che ciò che aveva fatto era buono, e che tutte le cose erano buone. Nella creazione stessa Dio guardò e vide che aveva fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza. Dio vide anche che l’uomo aveva bisogno di una compagna della sua stessa dignità e condizione, e creò la donna. E Dio vide che era buona.

A volte con uno sguardo profondo, altre volte con compassione, con uno sguardo che penetrava nel cuore, anche Gesù guardava, e in quel guardare e contemplare raggiungeva la parte più pura di ogni cuore: quello dei suoi amici, quello della madre che aveva perso l’unico figlio, quello del giovane ricco che lo aveva abbandonato e si era allontanato perché non voleva perdere le proprie ricchezze.

Anche Maria guardava con uno sguardo sensibile e attento. Questo suo sguardo le fece cogliere l’imminente disastro che si avvicinava alle nozze di questi giovani sposi, e, per risparmiare loro la vergogna che stava per arrivare, con la tenerezza e con l’autorità di una Madre, chiese a suo Figlio di fare ciò che era in Suo potere.

Quanto è importante è stato questo sguardo attento e che importanza ha oggi nella nostra vita questo sguardo legato ad un cuore sensibile e aperto, alla contemplazione. E oggi, nella solennità di Maria Ausiliatrice abbiamo bisogno, forse più che in altri momenti, di rivolgere il nostro sguardo a Lei, affinché guardandola e parlandole con il cuore possiamo sentire che ancora una volta Lei ci dice: «Perché avete paura, non sono qui io che sono vostra madre?».

Il nostro amato Don Bosco, che è stato un gigante della pedagogia spirituale, cioè un maestro nell’arte di accompagnare i suoi ragazzi nel cammino e nell’incontro con Gesù e con sua Madre Maria - prima Consolatrice, poi Immacolata e infine Ausiliatrice – ha agito proprio come un maestro di spirito: ha fatto vedere loro che potevano comunicare con Lei, come un figlio fa con sua madre. Sapeva come far sì che i ragazzi, guardando, contemplando, inginocchiandosi davanti alla statua della Vergine, o cantando l’inno che avevano imparato, sentissero profondamente nel loro cuore che stavano guardando la Madre e che la Madre li guardava e parlava al loro cuore.

C’è una preziosa narrazione, un sogno di Don Bosco, che abbiamo ascoltato durante i giorni di questa novena e che dice così: «Il primo Gennaio 1866 don Bosco raccontò in Oratorio di aver sognato una spaventosa inondazione, e di essersi rifugiato con i suoi giovani su una grande zattera. «Quando tutti furono sulla barca – racconta – presi il comando e dissi: “Maria è la Stella del mare. Non abbandona chi confida in Lei”. Dopo una navigazione piena di pericoli, la zattera approdò su una spiaggia in cui si ergeva una statua di Maria Ausiliatrice. Tutti i giovani si recarono innanzi per ringraziare la Vergine Celeste dei tanti favori. Mentre stavano mirando la statua... “La Madonna muove gli occhi!” - esclamarono alcuni. Poco dopo un secondo grido: “La Madonna muove le mani!”. Le lacrime scorrevano di commozione sulle nostre guance. “La Madonna muove le labbra!” - dissero altri. Si fece un silenzio profondo. La Madonna aprì la bocca e con una voce soave disse: “Se voi sarete per me figliuoli devoti, io sarò per voi una madre pietosa!”».

Questo è il grande dono che il Signore ci offre in questa solennità di Maria Ausiliatrice, all’indomani della discesa dello Spirito Santo: la certezza di sapere che se saremo suoi figli devoti, Lei sarà sempre per noi UNA MADRE AMOREVOLE.

Questa certezza ci rende consapevoli del grande dono di avere una MADRE:

  • È il dono di percepire fortemente nel nostro cuore che non si tratta di idee più o meno belle nella nostra testa, ma di sentire nel profondo del nostro essere che Lei la Madre è e sarà sempre, Madre di ognuno di noi, Madre che ci prende per mano, sempre, ma soprattutto nei momenti difficili.

  • Si tratta di percepire e sentire nel nostro cuore e in tutto il nostro essere che oggi, come ieri, le parole di nostro Signore sulla croce diventano per noi una realtà: «Figlio, ecco tua Madre». E la stessa cosa che disse al discepolo amato, la dice a noi oggi: «Figlioli amati, ecco la vostra Madre».

  • Si tratta di percepire con la mente e con il cuore e sentire nel profondo del nostro essere che non siamo mai soli, che siamo stati chiamati in questa esistenza con la garanzia che non saremmo mai stati soli e abbandonati. Una madre ha portato ognuno di noi in questo mondo come mediazione umana del Dio che ci ha sognato e pensato; e una Madre si prende cura di noi e veglia su di noi da quel primo momento fino all’ultimo.

  • Si tratta di percepire il dono prezioso di sapere che siamo guardati con Amore da Lei, la Madre, e che a Lei possiamo parlare anche senza dire parole, semplicemente guardandola con la stessa tenerezza e con tutto l’Amore di cui siamo capaci.

  • Si tratta di percepire e sentire, come a Cana di Galilea, che anche noi, attenti alla Madre che ci chiede: «Fare tutto quello che Lui vi dirà», possiamo aiutare suo Figlio a fare di questo un mondo migliore, più umano, più giusto, più fraterno, più di Dio nonostante il dolore e l’egoismo che continuano a renderlo difficile, ma dove possiamo offrire il nostro piccolo contributo nel nome del Signore.

  • Si tratta di credere e di fare in modo che diventi una forte convinzione nel nostro essere, come in Don Bosco, che «Lei che ha fatto tutto» continuerà a fare tutto nella nostra vita. Lo stesso nella nostra semplice Famiglia Salesiana, poiché non lascerà mai che uno solo dei suoi figli e figlie si perda – come affermò San Bernardo di Chiaravalle molto tempo fa, con un profondo sguardo di fede.

Che la benedizione del tuo Figlio prediletto parta oggi da qui, da questa tua Casa, e raggiunga tutto il mondo e tutta la Chiesa per intercessione di tua Madre. Amen.