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CG19: Premesse

CAPITOLO GENERALE 19 - PARTE PRIMA


CAPITOLO GENERALE XIX
DELLA SOCIETA' DI S.FRANCESCO DI SALES



XVIII.- LE MISSIONI

Premesse

La Chiesa ha dal suo Divino Fondatore un mandato missionario senza limite di tempo e di spazio. Euntes in mundum universum; praedicate Evangelium omni creaturae. [1]

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha preso nuova coscienza di questo mandato divino ed ha messo in luminosa evidenza che tutta la Chiesa � missionaria e che anche i singoli fedeli sono chiamati per quanto � possibile a diventare missionari nello spirito e nelle opere. [2]

Diversi interventi di Padri Conciliari espressero la volont� di "non dividere la Chiesa e le Missioni", di non presentare "le Missioni come distinte dalla vita della Chiesa dei paesi di antica tradizione", come pure l�aspirazione di organizzare in un modo degno ed efficace, l�aiuto di tutti i fedeli all�opera di evangelizzazione. [3]

La Congregazione Salesiana, per mezzo del suo XIX Capitolo Generale, condivide queste aspirazioni della Chiesa di oggi e rivive l�ideale di Don Bosco, il quale volle che l�opera delle Missioni fosse l�ansia permanente della Congregazione, in modo tale da formar parte della sua natura e del suo scopo.

La Congregazione Salesiana, ogni qual volta accetta dalla Chiesa territori od opere missionarie, ne assume la piena responsabilit� come tale, e si obbliga a dare il personale e i mezzi necessari per il loro sviluppo.

Mentre si riconosce il generoso sforzo compiuto dalla Congregazione in 90 anni di impegno missionario, si fa tuttavia notare la sproporzione tra il numero dei missionari e le opere a cui essi attendono, con il conseguente superlavoro dei Confratelli impegnati fino all�estremo limite di resistenza, e con pregiudizio non solo della salute ma di tutto il lavoro. Perci�:

Il XIX Capitolo Generale riafferma la vocazione missionaria della Congregazione Salesiana, quale Don Bosco la volle fin dall�inizio e intende che tale si presenti ufficialmente presso gli Enti Ecclesiastici oltre che davanti ai suoi Soci e Cooperatori.

Deliberazioni

Il Capitolo Generale XIX delibera:

1. Si modifica come segue l�articolo 65 dei Regolamenti: Gli Ispettori possono per giuste ragioni concedere ai Missionari il rimpatrio temporaneo, determinandone la durata. Ordinariamente il soggiorno in famiglia non duri pi� di un mese.

2. La Congregazione ha l�obbligo di aiutar le Missioni; perci� in ogni Ispettoria e in ogni Casa si promuovano quelle attivit� che servano a raccogliere offerte per le Missioni.

Questo si pu� fare attraverso la "Giornata Missionaria Salesiana" e le attivit� di tutte le nostre Associazioni. Le offerte siano poi inviate al�Ufficio Missionario Centrale.

3. Si rende necessaria l�istituzione di "Procure Missionarie" nei principali Paesi dove l�opera salesiana � sviluppata. Scopo di tali Procure � di assistere i Missionari nella partenza, arrivo e dimora in Patria; promuovere qualsiasi altra attivit�, specialmente economica, a favore delle Missioni. L�incaricato della Procura sar� di particolare aiuto all�Ispettore nell�assolvere il mandato che gli � imposto dall�articolo 67 dei Regolamenti riguardante i Missionari rimpatriati. [4]

4. Si istituisce un "Ufficio Missionario Centrale" sotto la diretta responsabilit� del Superiore Incaricato delle Missioni, il cui scopo sar� organizzare, coordinare e promuovere le attivit� e gli interessi missionari dell�intera Congregazione.

5. Data la vastit� e complessit� dei problemi delle Missioni Salesiane sparse in tutti i Continenti, il Superiore Incaricato delle Missioni si avvarr� dell�assistenza di una Consulta. Se ne studi la pratica attuazione.

6. Le Missioni si avvantaggino dell�aiuto che possono prestare le "Volontarie di Don Bosco" e le Associazioni Laicali Missionarie, nonch� i nostri Cooperatori ed Exallievi.

7. Ordinariamente non si aprano nuove Residenze se non vi si possono assegnare almeno tre Confratelli, di cui uno potr� essere Coadiutore.

Orientamenti

1. La Congregazione s�impegni a coltivare in tutte le Case di formazione le vocazioni missionarie, anche di adulti. Ove se ne vedesse la convenienza, si erigano Case per aspiranti alle Missioni.

2. Si favorisca il desiderio di coloro che chiedono di andare in Missione, in quanto ci� � possibile ed essi ne hanno le doti. Lo stesso si dica per coloro che desiderassero prestar la loro opera per almeno cinque anni, purch� siano considerati idonei.

3. I Confratelli, nel presentare la domanda di recarsi nelle Missioni, possono esprimere una preferenza per qualche Missione propriamente detta, subordinatamente sempre alla volont� dei Superiori e agli interessi generali della Congregazione.

4. Conviene continuare la nostra tradizione di mandare in una stessa Missione Confratelli di diverse nazionalit�, senza escludere la possibilit� che da qualche Nazione possano essere inviati gruppi pi� numerosi, secondo le esigenze di tempo e di luogo.

5. Considerate le benemerenze gi� acquistate dai nostri primi Missionari nel campo culturale, scientifico, linguistico, etnico e storico, vivamente si raccomanda che ogni Missione abbia possibilmente uno o pi� Confratelli, che si dedichino a simili studi, scegliendoli tra coloro che ne dimostrino speciali attitudini.

Pure ai sensi dell�articolo 170 dei Regolamenti, si abbia cura speciale di redigere le Cronache di ciascuna Missione, in vista dell�importanza che esse hanno nella compilazione della storia della Congregazione in genere e delle Missioni in particolare.

6. Si fa voti perch� venga stabilita una Cattedra di Missionologia nel PAS.

7. per promuovere lo spirito e l�interesse missionario nelle proprie Case, un�Ispettoria, d�intesa con il Superiore Incaricato delle Missioni, potr� far convergere il particolare interesse delle medesime verso una o pi� Missioni.

Nella distribuzione del personale il Superiore Incaricato delle Missioni terr� conto di questo legame.


XIX.- FORMAZIONE DEI GIOVANI

CAPO PRIMO

ALCUNI ORIENTAMENTI GENERALI PER LA NOSTRA MISSIONE EDUCATIVA OGGI

I FINI DELL�EDUCAZIONE SALESIANA

Essi sono i fini di ogni educazione autenticamente umana e cristiana diretta alla salvezza dell�anima, secondo lo spirito e il metodo di Don Bosco. Si tratta di "cooperare alla grazia divina" [5] per formare nel giovane l�uomo ed il cristiano. Ci� significa consentirgli di acquistare gradualmente la vera libert� (padronanza spirituale di se stesso e gusto dei valori), la vera fede (accogliere Cristo che salva nella Chiesa) e dargli la capacit�, il desiderio di assumere un posto efficiente nella societ� temporale e nella Chiesa di oggi.

La Magna Charta dell�educazione cristiana resta l�Enciclica di Pio XI, Divini Illius Magistri. Ma nelle Encicliche di Giovanni XXIII, specialmente nella Mater et Magistra, si hanno ulteriori precisazioni per una educazione umana e cristiana (soprattutto sociale) del giovane.

Inoltre, mentre attendiamo gli orientamenti espliciti del Concilio Vaticano II sui compiti dell�educazione e della scuola cattolica, noi possiamo gi� considerare come ideale da raggiungere la figura del laico cristiano quale viene definita nella Costituzione De Ecclesia: [6] membro vivo del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio, chiamato a partecipare della funzione sacerdotale, profetica, regale e missionaria di Cristo e della sua Chiesa, e principalmente a "cercare il regno di Dio attraverso il governo delle realt� temporali che Egli ordina secondo Dio", [7] chiamato personalmente alla santit�. [8]

CONDIZIONAMENTI ED ESIGENZE DELLA GIOVENTU' OGGI

Conoscenza e rispetto del giovane

Come Don Bosco si � preoccupato di individuare le necessit� dei giovani del suo tempo e di provvedervi con i migliori mezzi a disposizione, [9] cos� oggi il Salesiano fedele al suo spirito si industrier� di conoscere la mentalit�, in certo senso nuova, della giovent� del nostro tempo, sforzandosi di rispondere alle sue richieste con la pi� larga generosit�.

Pertanto egli cercher� di prendere chiara coscienza degli aspetti positivi e negativi dell�umanesimo contemporaneo, aderendo lui stesso e avvicinando i giovani a tutto ci� che di valido � in esso, curando la completezza e l�armonia dei valori umani e cristiani, in conformit� con quello che si potrebbe legittimamente chiamare "umanesimo salesiano", adombrato anche nell�Epistola della Messa in onore di San Giovanni Bosco: "Tutto ci� che � vero, nobile, puro, amabile, onorato... tutto questo meditate". [10]

Vivo senso della libert�

Un primo tratto della mentalit� del giovane oggi � l�aspirazione alla libert� e all�espressione della sua personalit� totale e originale. Il Salesiano lo illumini e gli chiarisca il senso della libert� cristiana, aiutandolo quindi a realizzarla con i mezzi della grazia e facendo appello a tutte le sue energie interiori.

A questo scopo, in piena armonia con lo stile educativo della tradizione salesiana, riassunto nel trinomio "religione, ragione, amorevolezza", egli preparer� i giovani ad assumere le loro molteplici responsabilit� nella societ�, aiutandoli ad acquistare la capacit� di decisioni personali e mediante l�assunzione di concrete responsabilit� anche durante il tempo dell�educazione.

Vivo senso sociale

Un altro tratto della mentalit� del giovane d�oggi � il suo desiderio di entrare in larga comunicazione con gli altri, soprattutto con quelli della sua et�, e di essere ben preparato ad occupare il suo posto in un mondo adulto intensamente socializzato.

In linea con Don Bosco e assecondando l�esempio della Chiesa, che accentua oggi la necessit� dell�apertura e del dialogo con tutti, l�educatore salesiano svilupper� le disponibilit� sociali del giovane con tutti i mezzi: le attivit� ordinarie della Casa salesiana, i mezzi moderni di informazione sugli avvenimenti e i problemi della Chiesa e della societ�, i vivi contatti con i mondo circostante. E' compito preciso, anche se complesso, avviare i giovani ai futuri comportamenti della societ� ai vari livelli: vita familiare e professionale, vita politica e senso internazionale, spirito missionario ed ecumenico e sensibilit� per i problemi della Chiesa universale.

Vivo senso di aderenza al mondo di oggi

Un terzo tratto della mentalit� del giovane di oggi � l�entusiasmo per le scoperte moderne e il vivo desiderio di partecipare al possesso dei beni e al progresso della civilt�.

L�educatore salesiano asseconder� tutto ci� che di positivo � contenuto in questo atteggiamento, in piena sintonia con Don Bosco, il quale dichiarava di volere essere sempre "all�avanguardia del progresso", e con la Chiesa, che, specialmente con la Pacem in terris di Giovanni XXIII, [11] incoraggia l�uomo moderno a "prendere possesso della terra", [12] mettendo in guardia tuttavia contro il materialismo sia capitalista che marxista.

Tutti gli educatori salesiani, e in particolare quelli che esercitano i loro apostolato nel mondo del lavoro, devono mettere i giovani in grado di contribuire alla costruzione del mondo in un senso umano e di alimentare una fede che integri questo sforzo tecnico e storico, dandogli il suo senso ultimo in Cristo. In questo impegno educativo lo spirito di povert� e il distacco effettivo dell�educatore hanno un ruolo importante.

Presenza del peccato e sintomi di debolezza

Le esigenze sopraelencate della mentalit� moderna, pur nella loro realt� positiva, comportano sempre dei rischi: l�anarchia istintiva, il gregarismo e il cedimento alle influenze devianti, il materialismo onnipresente nell�ambiente sociale. Per di pi� il giovane d�oggi � aggredito e per conseguenza indebolito da una realt� di peccato, sotto veste di laicismo, di edonismo, di naturalismo, di mondanit�, che insensibilmente possono travolgerlo, vittima di un�atmosfera intossicata.

Di qui la necessit� pi� urgente che mai di potenziarlo con i mezzi soprannaturali della parola di Dio e della grazia, nella linea della tradizione educativa di Don Bosco.

Necessaria gradualit�

L�educatore salesiano adeguer� la sua azione educativa e concreta a questa triplice situazione di fondo:

- provenienza e mentalit� sociale del giovane;

- et� e livello evolutivo (fisico, psichico, culturale);

- livello di cultura religiosa e maturit� di fede.

SITUAZIONI E COMPITI DEL SALESIANO EDUCATORE

I Salesiani

Don Bosco deve in gran parte il suo successo educativo alla sua profonda santit� e alla sua spiccata personalit�. A questi indiscussi valori personali va aggiunta l�importanza decisiva che egli diede al rapporto personale con i giovani; e su questo terreno si mostr� assai esigente con i suo Salesiani.

Sull�esempio del Padre, il Salesiano, nell�intima convinzione che oggi soprattutto l�educazione si svolge da persona a persona, ha il dovere di acquistare una personalit� umanamente equilibrata e soprannaturalmente irradiante; di creare con ciascuno dei giovani rapporti personali, occasionali o continuati secondo le circostanze.

Ogni Salesiano sappia che l�assistenza non ha perduto nulla del suo valore n� della sua necessit� educativa, tenendo ben presente che la vera assistenza salesiana � un�attivit� costruttiva (positiva), non semplicemente preservativa (negativa).

L�educatore salesiano deve inoltre essere persuaso che la formazione integrale del giovane � opera di tutta la comunit� educativa. Consapevole di ci�, egli deve imparare a coordinare i suoi problemi con quelli degli altri, a fare insieme gli esami di coscienza educativi, a seguire una linea comune di azione, preparata possibilmente anche su piano ispettoriale, con programmazione annuale.

Collaboratori non salesiani

In conformit� con le ispirazioni fondamentali del sistema di Don Bosco l�educatore salesiano accetta lealmente di inserire la sua azione nel vasto organismo educativo della Chiesa e della societ�. E quanto pi� il suo contributo � preminente e speciale, tanto pi� si sforzer� di conservare e affermare l�originalit� del suo spirito e del suo metodo salesiano.

Non si dimentichi che, per legge di natura e per la grazia sacramentale del matrimonio, i genitori hanno la responsabilit� primaria nel ciclo educativo. In conseguenza gli educatori salesiani mantengano e intensifichino il legame con i genitori dei giovani, mirando ad una triplice m�ta: conoscere meglio i giovani, coordinare gli sforzi educativi, aiutare i genitori nello svolgimento della loro importante missione. Le modalit� concrete dei contatti sono regolate secondo le responsabilit� di ogni educatore, nell�ambito dell�ubbidienza religiosa.

I Laici chiamati a lavorare nei nostri Istituti siano considerati come stretti collaboratori, efficientemente integrati nel gruppo educativo salesiano, anche se non fanno parte della comunit� religiosa. La loro scelta deve essere fatta alla luce di una triplice esigenza: dirittura morale e religiosa, competenza educativa, adattamento al nostro spirito. Perci� dobbiamo sceglierli principalmente fra i nostri Cooperatori ed Exallievi.

Rimane a noi la grave responsabilit� di formarli salesianamente ed aiutarli ad essere cristiani esemplari e validi collaboratori. Questo compito appartiene innanzi tutto al Direttore, al Catechista, al Consigliere Scolastico e al Preside.

La Chiesa

Il Salesiano � un inviato dalla Chiesa ai giovani d�oggi; egli agisce nello spirito e con le intenzioni di Lei. Quindi si impegna a far sue le parole del Papa e le decisioni del Concilio.

Si cerchi pertanto di integrare sinceramente la nostra azione in una pastorale d�insieme, accordandola con le direttive dei Vescovi locali e con le necessit� delle diocesi in cui � situata la nostra opera.

Si miri ad inserire i nostri giovani nelle comunit� pi� fondamentali della parrocchia e della diocesi. Si preparino laici autenticamente cristiani per i movimenti ufficiali di Azione Cattolica e di animazione cristiana della societ�.

CAPO SECONDO

CATECHESI

La Congregazione considera la catechesi giovanile come la prima attivit� dell�apostolato salesiano e chiede perci� ripensamento e riorganizzazione di tutte le opere in funzione prevalentemente della formazione dell�uomo di fede e promuove tutte le forme dell�apostolato catechistico secondo le esigenze e le situazioni dei singoli paesi.

Si delibera l�istituzione di apposite commissioni di studio e di centri operativi a diversi livelli (centrale, interispettoriale, ispettoriale), con lo scopo di analizzare la situazione pastorale-catechistica dei singoli paesi, proporre dei piani concreti di azione e promuovere e coordinare gli interventi appropriati.

Il Capitolo Generale XIX riconosce lo sforzo poderoso fatto dalla Congregazione in questo settore con la istituzione della Libreria della Dottrina Cristiana, del Centro Catechistico Salesiano, e, di corsi di Catechetica, nell�Istituto di Pedagogia.

Si inserisca tra le attivit� da promuovere nella Congregazione l�insegnamento della Religione nelle scuole esterne collegate con l�apostolato delle nostre opere.

Si prescrive che l�insegnamento della Religione venga affidato ai Confratelli pi� preparati e abili e sia oggetto di cura particolare. Tutti contribuiscano alla formazione dell�uomo credente, sottolineando il rapporto dei valori umani con il piano della salvezza, sia nella scuola che nelle attivit� giovanili.

I giovani Confratelli si preparino negli studentati e nelle altre Case di Formazione all�apostolato catechistico. Durante il tirocinio i giovani Confratelli si esercitino nella catechesi ai fanciulli.

I sacerdoti diano la massima importanza alla liturgia della parola, all�omelia durante la Santa Messa e alla catechesi sistematica e occasionale. Si raccomanda la loro partecipazione periodica ai corsi di aggiornamento, per rendersi sempre pi� adatti messaggeri della Parola di Dio.

Si ricordino poi tutti i Salesiani che le nostre Scuole sono chiamate a preparare non solo dei cristiani convinti, ma i futuri apostoli laici. Con l�approvazione dei Vescovi, vengano perci� organizzati dei corsi per la preparazione dei giovani all�apostolato catechistico. Possibilmente siano impegnati i pi� grandi nel catechismo domenicale dei fanciulli.

CAPO TERZO

VITA LITURGICA E DI PIETA'

1. LA MESSA QUOTIDIANA

Premesse. Il Sacrificio Eucaristico � "il culmine verso cui tende l�azione della Chiesa", [13] la sorgente della vita soprannaturale, e perci� il fulcro della giornata per il buon cristiano.

Nel sistema educativo di Don Bosco "la frequente Confessione, la frequente Comunione e la Messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edificio educativo" [14] e sono la base soprannaturale e l�ideale per un istituto di educazione.

L�assistenza alla santa Messa gradita, od anche solo accettata dal giovane, diventa progressivamente, mediante l�attrattiva della liturgia, delle cerimonie e del canto, e soprattutto mediante una miglior formazione e l�azione interna della grazia, una partecipazione piena, cosciente, attiva internamente ed esternamente, fruttuosa. [15]

Il Capitolo Generale:

conferma solennemente la validit� della tradizione salesiana circa la Messa quotidiana.

Impegna tutti i Confratelli perch�, consci della gravit� di un argomento che condiziona i frutti del loro lavoro educativo, riaffermino pienamente la loro fiducia in questi princ�pi, ricordino che la formazione alla piet� � compito di tutta intera la comunit�, e siano concordi nel compiere un vigoroso sforzo pastorale per la formazione alla fede ed al senso liturgico dei giovani, affinch� la partecipazione alla santa Messa sia conforme al pensiero di Don Bosco e alla volont� della Chiesa oggi.

Riconoscendo che esistono situazioni particolari, ne affida l�esame e la soluzione, nello spirito dei princ�pi precedenti, alla competenza delle rispettive Conferenze Ispettoriali, L�Ispettore invigili e segua attentamente tali situazioni e ne informi ogni anno il Consiglio Superiore.

L�Ispettore si assicuri che ogni scuola abbia una Cappella sufficiente per accogliere i giovani, e il Direttore disponga che la celebrazione sia collocata nel momento pi� opportuno della giornata.

2. GIORNI FESTIVI

Nei giorni festivi la Messa sia unica, celebrata nell�ora pi� adatta a costituire il vero centro della giornata, in forma pi� solenne che nei giorni feriali. L�insieme della giornata traduca lo spirito di gioia pasquale anche nella disposizione degli orari e dell�occupazione del tempo libero.

Negli esternati venga favorita la partecipazione dei giovani alla Messa nelle rispettive parrocchie, pur dando comodit� di intervenire alla Messa nell�Istituto, secondo le particolari situazioni ed in collaborazione con il Parroco.

Nel pomeriggio del giorno festivo venga celebrata una seconda funzione liturgica, che deve comprendere sempre l�istruzione, segu�ta da breve adorazione e da benedizione con il SS. Sacramento; si potr� anche inserire il Vespro in volgare o una celebrazione della Parola.

3. PREGHIERE QUOTIDIANE

Le preghiere del mattino saranno recitate in luogo adatto. Esse comprenderanno le preghiere in uso nei vari luoghi e paesi. Come norma generale: Angelus, Vi adoro, Padre nostro, Atto di Fede, di Speranza e di Carit�, Ave Maria, Angelo di Dio, Preghiera a San Domenico Savio.

Per le preghiere della sera si seguano le formule in uso nei vari paesi. Di norma saranno cos� ordinate: Vi adoro, Padre nostro, Io credo, Salve Regina, Cara Madre Vergine Maria, tre volte, ma omettendo il Gloria finale, Angelo di Dio, l�Eterno riposo. Tutte le intenzioni della Famiglia Salesiana e della comunit� giovanile vengano raccolte in una "preghiera dei fedeli" (per i Papa, i genitori, i Superiori, i Missionari, i Cooperatori, gli Exallievi, ecc.), conclusa con una parafrasi della colletta della Messa di Don Bosco. Dopo l�esame di coscienza si reciti l�Atto di dolore e le giaculatorie finali: Ges�, Giuseppe, Maria... Si tralascino le esortazioni "E mentre ci spogliamo... Pensando quindi...". In particolari circostanze le preghiere della sera potranno essere sostituite dalla Compieta o dalla recita del Rosario.

L�avvio dei giovani a una breve meditazione quotidiana sar� cura particolare del Catechista e delle Associazioni Religiose.

I ragazzi siano iniziati alla preghiera spontanea e personale. Le preghiere prima e dopo le varie azioni della giornata abbiano le loro formule pi� adatte.

La recita del Rosario sia favorita e collocata in ora e luogo opportuno durante la giornata. La partecipazione sar� promossa dai membri delle Associazioni Religiose. Vi interverranno anche i Confratelli liberi da impegni. Nelle feste mariane infrasettimanali i Rosario potr� essere recitato da tutta la comunit�, concludendo con la benedizione di Maria Ausiliatrice.

4. RITIRO MENSILE

Il Ritiro mensile per l�Esercizio della Buona Morte seguir� queste norme orientative:

Si dedichi al Ritiro mensile l�intera serata, liberandola completamente dagli impegni di studio e di lavoro, e parte della mattinata seguente fino alla Messa, fornendo ai giovani gli opportuni sussidi per il lavoro di riflessione individuale. Per gli esternati valga quanto � qui proposto, con gli adattamenti alla loro particolare situazione.

Vi sia per tutti una conferenza. La Confessione mensile riveste una importanza fondamentale: se ne curi la preparazione, si invitino confessori straordinari e si dedichi alle confessioni il tempo pi� propizio.

Si fa voti che le preghiere dell�Esercizio della Buona Morte siano rivedute, ed in esse traspaia il senso pasquale della morte cristiana.

Qualche volta, nei momenti principali dell�anno, sar� opportuno che il Ritiro di un giorno venga fatto fuori Casa, in ambiente adatto, per categorie e gruppi. Il Ritiro completo di un giorno, con intervento libero, potr� sostituire lodevolmente il triduo di apertura dell�anno scolastico per i giovani pi� grandi.

5. ESERCIZI SPIRITUALI

Si distinguano gli Esercizi Spirituali dei ragazzi da quelli degli adolescenti. Gli Esercizi Spirituali costituiscano il vertice dell�attivit� spirituale dell�anno.

Sotto la guida insostituibile del Direttore, gli Esercizi devono essere un�autentica iniziazione alla preghiera, una esperienza di Dio e delle sue realt�, una ricerca della propria vocazione cristiana, una revisione ed impostazione della vita.

Per la felice riuscita degli Esercizi Spirituali degli adolescenti si tengano presenti due esigenze: evitare di fare gli esercizi contemporaneamente con gruppi troppo numerosi, sollecitare in tutti i modi la presenza e la collaborazione degli insegnanti.

Si fa voti che in ogni Ispettoria ci sia la Casa degli Esercizi Spirituali per i Confratelli, che servir� ottimamente anche per i corsi dei nostri giovani e della giovent� in genere. Inoltre si prepari in ogni Ispettoria e sia disponibile un gruppo di Confratelli per la predicazione di Esercizi Spirituali e di Ritiri ai giovani dei nostri collegi, di gruppi giovanili delle parrocchie e delle diocesi considerando questa attivit� come settore importante dell�apostolato salesiano. [16]

6. COMMISSIONE LITURGICA

Si fa voti perch� in ogni nazione o gruppo di Ispettorie venga costituita una Commissione liturgica, cui affidare la redazione di un "Direttorio per la vita liturgica e di piet�" adatto alle esigenze locali.

CAPO QUARTO

LA DIREZIONE SPIRITUALE DEI GIOVANI

La comunit� educativa, la scelta dei giovani, l�ambiente stesso dell�Istituto od oratorio costituiscano un vero clima di formazione nella Casa salesiana.

L�attivit� liturgica, l�orazione, l�istruzione catechistica, la "buona notte", l�insegnamento, le associazioni sono i mezzi per la formazione d�insieme.

Tutti i Salesiani svolgono un compito educativo, avendo "tutti l�incarico di dare avvisi e consigli a qualunque giovane della Casa, ogni qualvolta vi � ragione di farlo" [17] e "come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed eventualmente correggano", [18] e diano "agio agli allievi di esprimere liberamente i loro pensieri". [19]

Al Direttore primieramente spetta il dovere del colloquio personale su problemi di formazione alla vita di fede, di piet� e di bont� pi� cosciente e responsabile, essere cio� "guida stabile, fedele amico dell�anima... per far gustare che cosa sia vita spirituale". [20] Egli veda di rivolgere una personale e attenta cura specie ai pi� grandi, ai caratteri pi� difficili, a coloro che sono orientati verso una chiara vocazione.

In questo prezioso ed indispensabile lavoro si faccia aiutare soprattutto dai Confessori regolari, perch� attraverso la soluzione dei problemi di coscienza dirigano le anime verso l�acquisto di una mentalit� cristiana, capace di orientarsi al bene nelle difficolt� della vita.

Affidi pure al Catechista l�incarico del colloquio personale con quegli allievi di cui � responsabile, e se occorre si serva anche, d�intesa con l�Ispettore, di un altro sacerdote, per venire incontro alle esigenze dei giovani.

L�unit� di princ�pi e di orientamenti nella direzione si potr� ottenere riunendo sotto la responsabilit� del Direttore di tanto in tanto i Confessori, il Catechista e gli altri sacerdoti a ci� deputati, per un�intesa. Una grande discrezione si rende necessaria sia nella frequenza che nel modo di agire, per evitare pericoli e deviazioni. Ci sia un ambiente diverso dalla camera per ricevere i giovani.

Colui che si accinge al delicato compito di dirigere le anime giovanili deve prepararsi e coltivarsi soprattutto sotto questi due aspetti:

a) conoscenza della psicologia giovanile in generale e di quella morale-religiosa in particolare;

b) approfondimento dell�ascetica cristiana, come � stata insegnata da San Francesco di Sales, ma tenendo soprattutto presente l�esempio di Don Bosco e i mezzi e i modi che egli incomparabilmente usava per la formazione dei suoi giovani.

Si fa voti che sia accresciuta la preparazione dei Confratelli in questo campo e che sia composto da una commissione postacapitolare un Direttorio per la Direzione Spirituale dei giovani con l�inclusione della trattazione sulla educazione all�amore e alla purezza secondo i princ�pi e le direttive tracciate dal capitolo Generale.

CAPO QUINTO

EDUCAZIONE ALL�AMORE E ALLA PUREZZA

Il Capitolo Generale

preso atto della particolare importanza, delicatezza e complessit� che assume per i giovani e gli educatori di oggi l�educazione all�amore e alla purezza

affermato che tale problema deve essere armoniosamente risolto nel quadro della formazione di tutte le virt� umane e cristiane della personalit� giovanile, per aiutare i giovani a prendere il loro posto nella famiglia, nella societ� e nella Chiesa,

delibera:

1. di demandare a una commissione postcapitolare la redazione di un Direttorio pastorale giovanile che tratti adeguatamente anche della soluzione di questo problema alla luce dei Documenti Pontifici, della psicologia e della sana pedagogia;

2. di approvare gli orientamenti del presente Documento perch� servano

come indirizzo, di lavoro per la predetta commissione postcapitolare;

come guida, fino all�emanazione dell�auspicato Direttorio, per i Salesiani a cui per obbedienza incombe il dovere di formare i giovani all�amore e alla purezza.

Frattanto il Capitolo Generale invita i Superiori responsabili - Ispettori e Direttori - a vigilare attentamente perch� i Confratelli non espressamente incaricati n� adeguatamente preparati non pretendano di trattare argomenti cos� delicati e importanti con gli alunni delle nostre Opere giovanili e con altra giovent�.

ORIENTAMENTI SULL�EDUCAZIONE ALL�AMORE CRISTIANO IN GENERALE

Gli sforzi dell�educatore devono tendere a liberare progressivamente il giovane dalla schiavit� dei suoi istinti sensibili e sentimentali, orientando la sua libert� verso la donazione di s� a Dio e agli altri. Questa � la tradizione salesiana, implicita nelle direttive dei Superiori Maggiori.

Questa educazione Don Bosco l�oper� permanentemente facendogli amare le persone adorabili di Dio Padre e di Ges�, e guidandolo a una viva devozione alla Vergine Santa; rendendo attento e amabile il suo rapporto verso le persone concrete che gli sono d�attorno; infine aprendo il suo cuore alle prospettive dell�amore adulto nelle sue forme pi� intime e universali, e prospettandogli l�avvenire professionale come un servizio e un irradiamento apostolico.

Le potenze affettive e sensibili del giovane devono convergere nella migliore espressione del dono di s�. Di qui il duplice compito di educare all�amore e di educare le potenze sensibili. E' chiaro che l�acquisto di questa padronanza richiede un allenamento della volont� alla mortificazione e allo sforzo. L�educatore deve infondere la convinzione della necessit� assoluta di questa ascesi e del suo senso positivo.

L�amorevolezza, uno dei fondamenti del nostro metodo, esige nell�educatore tale padronanza di s�, che gli permetta di amare rettamente e con dedizione il giovane, e tiene viva in lui una risposta cordiale e pura, realizzando pienamente lo spirito di famiglia e l�esperienza di una societ� e di una esistenza governata dall�amore.

DIRETTIVE PER LA PASTORALE GIOVANILE

a) Educazione dell�affettivit�

Perch� il giovane aderisca ai veri valori e sia portato a conquistarli, dobbiamo ridare fascino ai tre elementi, tanto apprezzati da Don Bosco: lo splendore delle celebrazioni liturgiche, la presentazione di modelli vivi di giovani, l�utilizzazione positiva di mezzi audiovisivi e culturali.

L�amicizia tra i ragazzi richiede la vigile attenzione dell�educatore, perch� non degeneri in "amicizia particolare". Resta comunque di per se stessa un valore positivo. Ben guidata essa offre una delle risorse pi� vive per formare il giovane all�apertura e al dono generoso di s�, soprattutto nell�et� della grande adolescenza. "Gli amici e i compagni sceglieteli sempre tra i buoni ben conosciuti, e tra questi i migliori". [21]

Uno dei compiti del sacerdote educatore � di insegnare al giovane ad assumere atteggiamenti di rispetto e delicatezza verso al donna, soprattutto nell�et� in cui essa diviene oggetto di una nuova attenzione ed emozione.

La convivenza mista sta diventando un�esperienza comune di cui bisogna prendere atto. Noi siamo tenuti a educare in particolare i nostri esterni, gli oratoriani, i pi� grandi dei nostri Istituti ad un comportamento cristiano nei confronti della giovane, basato sulla prudenza e sull�obbedienza. "Questi giovani devono essere preparati a entrare nel mondo, dove si troveranno, volere o no, a contatto con il mondo femminile. Devono saper comportarsi, perch� questo � sempre uno scoglio". [22] "Bisogna presentare la donna nella sua vera luce... quindi parlarne giustamente, esattamente, santamente". [i] [23]

Occorre infine educare i nostri giovani pi� anziani in modo pi� esplicito, preparandoli ai passi decisivi della scelta della giovane, del fidanzamento, della responsabilit� del matrimonio e della famiglia.

Per tutti gli aspetti di questa educazione una devozione sincera alla Vergine Santa offre delle risorse psicologiche e spirituali preziose.

L�applicazione di questi princ�pi � sotto la responsabilit� dell�ispettore, che, nell�impartire direttive, considerer� attentamente la concreta situazione ambientale di uomini e cose.

b) Educare alla purezza

La purezza sia presentata ai nostri ragazzi secondo la verit� umana e cristiana, non cio� come ignoranza o valore a s� stante, ma come padronanza delle proprie potenze sensibili, virt� angelica che rende amabili a Dio e al prossimo e potenzia lo sviluppo della personalit�.

Questa educazione rende sereno il giovane aiutandolo a risolvere i problemi relativi che lo turbano profondamente e che influiscono in maniera determinante sulla formazione della sua personalit� e sulla sua disponibilit� all�azione educativa. Per conseguenza il silenzio assoluto diverrebbe un abbandono dell�adolescente a se stesso. Dannoso ed illecito � il metodo dell�iniziazione diretta, intempestiva, collettiva.

I responsabili di questa educazione sono i genitori per diritto e dovere di natura. L�educatore salesiano responsabile si metta prudentemente in relazione con loro per avvertirli quando ravvisa la necessit� di un loro intervento e per illuminarli e consigliarli sui modi pi� adatti di esso.

Quando per�, per qualunque motivo, l�opera dei genitori venisse meno, � obbligo dell�educatore di intervenire direttamente. Nella Casa salesiana tale compito spetta anzitutto al Direttore e agli altri sacerdoti a cui, come si � detto sopra, � stato affidato il compito della direzione spirituale. Il Confessore � nella situazione ideale per conoscere il giovane nelle sue difficolt�, orientarlo e aiutarlo.

Di qui il grave obbligo di mantenersi preparati e aggiornati, ispirandosi alla miglior tradizione e dottrina della Chiesa e della Congregazione e attingendo alla letteratura pi� sicura sull�argomento.

Qualunque altro che ravvisasse la necessit� di un intervento di questo tipo verso un qualsiasi educando ha l�obbligo di avvertirne il Direttore, che provveder� secondo al sua coscienza.

Colui a cui incombe per ragione di direzione spirituale tale compito, deve sentire il grave obbligo di prepararsi adeguatamente ad esso. Deve essere anzitutto persona di piena maturit� e sicurezza morale, di delicata finezza e limpida intenzione. Si deve preparare al colloquio anzitutto con la preghiera e i mezzi soprannaturali, ma anche con un preciso piano d�azione, con lo studio del carattere del soggetto e della sua situazione attuale sia psicologica che ambientale.

La delicatezza del problema impone una serie di precise cautele.

La difficolt� con la quale si guarda, anche da persone avvedute, a questo problema, si spiega per la facilit� di incorrere in errori e addirittura in abusi da chi, senza la dovuta preparazione e senza averne l�incarico ufficiale, confonde la direzione educativa in questa materia con imprudenti interrogazioni e con la sollecitazione di inutili confidenze.

Circa i modi di intervenire, si tengano presenti i seguenti punti:

L�illuminazione necessaria va fatta con grande riserbo, ma anche con disinvolta serenit�, badando di non intervenire n� troppo presto n� troppo tardi, e avendo presente sempre la delicatezza salesiana.

L�aspetto illuminativo deve essere solo un punto di partenza per l�intervento educativo; esso mira a rasserenare l�anima del giovane, a orientarlo, a chiarirne la condotta, a irrobustirne la volont� per mezzo soprattutto degli ideali e della vita di grazia.

L�educazione alla purezza, sulla linea della nostra tradizione, deve accompagnare il giovane per tutto l�arco dell�azione educativa fino alla maturit� della sua personalit� cristiana.

CAPO SESTO

IL TEMPO LIBERO E LE VACANZE

La civilt� attuale ha dato un valore nuovo al tempo libero che permette all�uomo di dedicarsi ad attivit� di sua scelta, con la possibilit� di esprimere meglio se stesso e arricchirsi di valori umani complementari. Questo fatto non pu� non interessare l�educatore salesiano, in conformit� allo spirito e al metodo di Don Bosco, che volle sempre dare grande importanza al divertimento. Deve quindi guardare al tempo libero come a uno degli strumenti pi� tipici della sua azione educativa.

Educare i giovani all�uso del tempo libero vuol dire anzitutto educarli alla libert� dei figli di Dio, insegnando loro la padronanza di s� e il gusto dei veri valori. L�educatore salesiano promuova delle attivit� varie e ricche di risorse personali, senza imporle o uniformarle, affinch� il giovane abbia occasione di scegliere e sviluppare attivit� fisiche, che diano scioltezza e padronanza al corpo, e di risorse culturali che favoriscano lo sviluppo dei talenti intellettuali e affinino il suo gusto spirituale.

La maggior parte delle attivit� del tempo libero sono comunitarie, e devono quindi essere guidate in modo da aprire il giovane al senso naturale della fraternit�, favorendo la conoscenza e la comprensione degli altri, con la formazione di gruppi che, sotto l�assistenza dell�educatore, organizzino le loro attivit�, sia nel proprio interesse che in quello caritativo e apostolico. Qui le Compagnie e i Circoli troveranno uno dei loro migliori campi d�azione.

Secondo lo spirito e la pratica di Don Bosco si dia una grande importanza ai tipi di attivit� tradizionali quali i giochi, lo sport, la musica e la recitazione, che contribuiscono tanto a creare un clima di gioia nelle feste salesiane. Dobbiamo anche accogliere con prudenza e fiducia le forme pi� attuali del tempo libero, come cinema, radio, televisione, canzoni, lettura di libri, gite culturali, impegnandoci per� ad eliminarne gli elementi nocivi, ad arricchirle di elementi validi, e ad educare progressivamente i giovani a un sano senso critico mediante i cineclubs e i teleclubs.

Gli alunni interni abbiano possibilit� di passare qualche festa e domenica in famiglia, allo scopo di approfondire l�intesa educativa con i genitori e di iniziare i giovani all�apostolato parrocchiale e ambientale. Si dovranno naturalmente salvaguardare certe domeniche e festivit� della Casa, che rivestono particolare valore religioso e comunitario. La frequenza, l�estensione e le modalit� di tali periodici ritorni in famiglia sono lasciate alla decisione delle Conferenze Ispettoriali secondo la proposta approvata nel Documento sui convitti.

I periodi di vacanza impegnano il Salesiano a sviluppare positivamente l�educazione umana e cristiana dei giovani, potenziando la loro capacit� di superare le difficolt� e di esercitarsi nell�apostolato.

CAPO SETTIMO

LE ASSOCIAZIONI DELLA GIOVENTU' SALESIANA E L�APOSTOLATO DEI LAICI

Le Associazioni della Giovent� Salesiana sono "chiave della piet�" (Don Bosco), "palestra di apostolato" (Don Ziggiotti), "espressione di sano attivismo" (Don Ricaldone), in quanto dispongono il giovane a una vita di piet� spontanea e convinta, alla graduale assunzione di responsabilit�, all�apostolato di ambiente, alla collaborazione con i Superiori, allo spirito di iniziativa, al senso di lavoro di gruppo, preparando in tal modo il "laico cristiano", come lo esige oggi la Chiesa.

Le Associazioni della Giovent� salesiana sono un�esperienza comunitaria di tutti i valori, da quelli naturali a quelli soprannaturali. Esse si incarnano in tutta la vita della comunit� giovanile, di cui sono il "fermento di vita" (Don Ziggiotti), mettendosi a servizio della totalit� dei giovani e della totalit� dei loro problemi, sotto la guida di educatori responsabili.

Per questo bisogna rimuovere ostacoli che tendono a relegarle in posizioni marginali, o nel settore della sola attivit� religiosa, devozionale, ricreativa o culturale.

Perch� le Associazioni possano fiorire, � indispensabile che tra educatori e giovani vi sia quel clima salesiano di cordiale e amichevole incontro che elimina ogni tensione e freddezza, e favorisce uno stile pi� attivo, spontaneo e responsabile in tutte le attivit�.

I centri nazionali o interispettoriali programmino il lavoro associativo e i sussidi per tutta la zona.

Al Delegato Ispettoriale venga affidata, sotto la direzione dell�Ispettore, la cura di tutto quanto concerne la piet�, la vita liturgica, la formazione spirituale, la catechesi, la preparazione all�apostolato e la cura delle vocazioni tra i giovani.

Il Consiglio della Casa sia la prima e pi� autorevole sede per lo stimolo ed il coordinamento delle loro attivit�. Gli Assistenti delle medesime ricevano l�incarico come una vera obbedienza, con disponibilit� concreta e codificata di tempo, di mezzi e di locali.

Si favorisca il "Movimento degli Amici di Domenico Savio".

Si curi attentamente l�inserimento dei Soci nelle organizzazioni di A.C. e di apostolato dei laici, delle diocesi e delle parrocchie di provenienza, e nella Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.

CAPO OTTAVO

CENTRI E SUSSIDI DI FORMAZIONE

La Congregazione Salesiana deve prendere pi� chiara coscienza del suo contributo originale all�apostolato generale della Chiesa e alla educazione della giovent� in particolare, per procedere con pi� sicurezza ed efficienza.

Si propone quindi di compilare una silloge di tutti i tesori educativi ereditati da Don Bosco e dai primi Salesiani, mediante l�istituzione di un Centro di studi storici salesiani, che illustri sempre meglio l�opera educativa di San Giovanni Bosco, ed esprima con precisione i lineamenti del suo metodo e del suo spirito.

Sia costituito un Centro Salesiano di Pastorale della Giovent� allo scopo di:

- conoscere meglio la situazione concreta e i bisogni della giovent� attuale in rapida evoluzione;

- raccogliere e coordinare le migliori riflessioni ed esperienze educative dei Salesiani e degli altri educatori attraverso il mondo;

- suscitare ed orientare una pi� fruttuosa azione educativa dei Salesiani e degli altri educatori. Questo Centro si ispirer� particolarmente agli orientamenti definiti dai Papi recenti, dal Concilio e dal Capitolo Generale XIX; e lavorer� in unione con l�Istituto di Pedagogia del PAS.

Questo Centro elabori un piccolo Trattato dell�Educazione salesiana del nostro tempo, al quale il Consiglio Superiore potr� dare la sua approvazione ufficiale.

I due Centri sopraddetti non saranno delle realt� autonome, ma delle sezioni di un Centro Generale di studi e di orientamenti, e devono esser visti nel quadro generale della riorganizzazione degli Uffici del Consiglio Superiore.

XX. - REGOLAMENTO

DEL CAPITOLO GENERALE

DELLA SOCIET� DI S. FRANCESCO DI SALES

PRESENTAZIONE

Il Capitolo Generale non pu� svolgere i suoi lavori senza un Regolamento che indichi le norme procedurali e soprattutto l'estensione della sua competenza.

Nel 1906 fu pubblicato un Regolamento derivandolo sostanzialmente da quello approvato nel Capitolo Generale X del 1904 (cfr. Annali, vol. III, pag. 537).

Nel 1928 e nel 1947 se ne fece una nuova edizione con leggere varianti: furono apportate alcune modifiche nella disposizione della materia, si curarono dei ritocchi di carattere linguistico e si fecero alcune altre correzioni minori.

Nel 1965 detto Regolamento, alla luce delle proposte fatte da molti membri del Capitolo Generale XIX, fu sottoposto ad un'ampia revisione col duplice scopo di colmare alcune lacune di carattere giuridico-normativo e di aggiornarlo, valendosi anche della prassi del Concilio Ecumenico Vaticano II soprattutto per le discussioni.

Ogni articolo, che fu aggiunto ex novo o completato o emendato rispetto alle edizioni precedenti, venne discusso in aula all'inizio del Capitolo Generale XIX e approvato per votazione secondo il testo che qui si presenta.

Buona parte degli articoli si fondano sul Diritto Canonico o sulle Costituzioni, come indicano opportune citazioni.

Roma, 5 maggio 1965

CAPO PRIMO IL CAPITOLO GENERALE E LA SUA CONVOCAZIONE

1. L'autorit� suprema su tutta la Societ�, per quanto riguarda il governo interno, � affidata in via ordinaria, al Rettor Maggiore e al Suo Consiglio; in via straordinaria al Capitolo Generale (Cost. art. 50).

2. La potest� del Capitolo Generale, il quale rappresenta tutta la Congregazione, � suprema e piena nell'ambito del Codice di Diritto Canonico (Can. 501, 1) e delle Costituzioni (Cost. art. 122-125); quindi, i singoli membri vi partecipano con eguali diritti e doveri, salve le prerogative del Presidente e del Regolatore. La giurisdizione del Capitolo Generale vale sia in foro esterno, che in foro interno.

3. Il Capitolo Generale si raduner�, ordinariamente, ogni sei anni, e ogniqualvolta si deve fare l'elezione del Rettor Maggiore. In via straordinaria poi esso verr� convocato tutte le volte che lo richieda qualche grave ragione, riconosciuta dalla Santa Sede (Cost. art. 126).

4. La convocazione del Capitolo Generale � di competenza del Rettor Maggiore. Solo nel caso di morte del Rettor Maggiore, spetta al Prefetto il convocare il Capitolo Generale, per l'elezione del nuovo Rettor Maggiore (Cost. art. 127, 61 e 65).

5. La prescritta convocazione sar� fatta almeno sei mesi prima della sua apertura e verr� annunciata con lettera circolare, spedita a tutti gli Ispettori e Direttori delle Case, che dovranno darne lettura alle comunit� appositamente adunate. Essa indicher� lo scopo principale del Capitolo, il luogo e la data di apertura (Cost. art. 127).

6. Al Capitolo Generale spetta eleggere il Rettor Maggiore e i membri del Capitolo Superiore, trattare gli affari di maggior importanza, che riguardano la Societ�, e provvedere a quanto richiedono i bisogni della Societ�, i tempi e i luoghi (Cost. art. 122).

7. Il Rettor Maggiore, ovvero, lui defunto, il Prefetto, nominer� Regolatore del futuro Capitolo uno dei membri del Consiglio Superiore, informandone i singoli Ispettori e Direttori. A lui i Confratelli faranno giungere per iscritto le proposte giudicate pi� conformi alla maggior gloria di Dio ed al vantaggio della Societ� (Cost. art. 134).

8. Il Regolatore, insieme a una Commissione designata dal Rettor Maggiore, esaminer� le osservazioni e le proposte pervenute. Esse saranno classificate e comunicate subito al Consiglio Superiore e poi durante il Capitolo Generale rimarranno a disposizione dei suoi membri. Le relazioni, che ne verranno desunte, saranno inviate con sufficiente anticipo agli Ispettori e Delegati.

9. Le deliberazioni del Capitolo Generale abbiano tutte per base le Costituzioni approvate dalla Santa Sede, n� contengano alcuna disposizione contraria allo spirito delle medesime (Cost. art. 123).

10. Il Capitolo Generale pu� proporre alla Santa Sede mutamenti ed aggiunte da farsi alle Costituzioni, ma sempre in modo che corrispondano fedelmente allo spirito e alle ragioni per cui le Costituzioni stesse furono approvate. Le modificazioni per�, non potranno obbligare, finch� non siano state approvate dalla Santa Sede (Cost. art. 124).

11. Nelle deliberazioni capitolari avr� forza di legge quello che sar� approvato dalla maggioranza assoluta dei votanti. A parit� di voti, chi presiede pu� aggiungerne uno, qualora, nel Signore, lo giudichi opportuno (Cost. art. 148).

12. Spetta al Rettor Maggiore rendere note alla Societ� le deliberazioni prese dal Capitolo Generale, le quali obbligano tutti i Soci appena siano state promulgate (Cost. art. 149 e 125).

13. La natura degli argomenti che si trattano, e l'autorit� delle persone partecipanti al Capitolo, esigono un assoluto segreto, soprattutto riguardo al nome delle persone. Considerando, per�, l'importanza del Capitolo Generale nella vita della Societ� Salesiana, il vivo e lodevole interesse dei Confratelli a seguirne i lavori, per favorire lo spirito di famiglia, se ne dia loro tempestiva e prudente informazione, mediante periodiche comunicazioni stampa, redatte da apposita Commissione e approvate dal Presidente.

CAPO SECONDO

MEMBRI DEL CAPITOLO GENERALE

14. Intervengono al Capitolo Generale con voto deliberativo. a) Il Rettor Maggiore e i Rettori Maggiori emeriti, b) i membri del Consiglio Superiore, e) il Segretario del Consiglio Superiore, d) il Procuratore Generale, e) gli Ispettori,

f) un Delegato per ogni Ispettoria debitamente eletto (Cost. art. 97),

g) il Direttore della Casa Madre Salesiana di Torino (Cost. art. 128).

15. I membri del Consiglio Superiore non confermati in carica continuano, per quella volta, a prendere parte al Capitolo Generale (Cost. art. 129).

16. Il Rettor Maggiore ha facolt� di invitare al Capitolo Generale semplici Soci ed anche persone estranee alla Societ�, quando vengono trattati argomenti di loro speciale competenza; essi, per�, partecipano soltanto alla discussione di quelle determinate questioni, e solo con voto consultivo (Cost. art. 130).

17. Tutti i membri del Capitolo Generale hanno il dovere di intervenire ed assistere alle adunanze capitolari, n� potranno assentarsi senza un'espressa licenza del Presidente (Cost. art. 131).

18. Per la validit� degli atti del Capitolo Generale � richiesta la presenza di almeno due terzi dei membri (Cost. art, 132).

CAPO TERZO

APERTURA DEL CAPITOLO GENERALE

19. Il Regolatore, d'intesa con il Rettor Maggiore, provveda in tempo affinch� la sala delle adunanze sia arredata in modo conveniente e al sicuro da ogni indiscrezione.

20. Le adunanze saranno presiedute dal Rettor Maggiore o da chi ne fa le veci (Cost. art. 133).

21. Durante le adunanze i Capitolari si disporranno nel seguente ordine di precedenza:

a) Il Rettor Maggiore, o chi presiede in suo luogo, occupa il posto della presidenza, avendo al lato il Regolatore; b) dopo, in prima fila, prendono posto i membri del Consiglio Superiore e gli eventuali Superiori Maggiori emeriti; e) seguono gli Ispettori con il rispettivo Delegato secondo la precedenza della loro elezione alla carica ispettoriale.

22. Almeno tre mesi prima dell'inizio del Capitolo Generale, gli Ispettori invieranno al Regolatore i Verbali della elezione dei Delegati nei Capitoli Ispettoriali, perch� siano presi in esame dall'apposita Commissione nominata dal Rettor Maggiore, ovvero lui defunto, dal Prefetto (Cost. art. 135).

Il Regolatore, trovati dei difetti di qualsiasi sorta, provveda perch� i responsabili procedano in tempo utile alla debita correzione e, se il caso lo richiede, ripetano le elezioni.

Nonostante ci�, se risultasse dubbia la validit� dell'elezione di qualche Delegato, il Regolatore ne informer�, fin dalla prima seduta, il Capitolo Generale, perch� questo, con l'autorit� di cui � investito, o dichiari invalida l'elezione, o ne sani le irregolarit� (Cost. art. 135).

23. I Delegati, la cui elezione risultasse dubbia, non potranno partecipare al Capitolo Generale, finch� questo non abbia sanato d'autorit� le irregolarit� della loro elezione.

24. Il Presidente in principio di ogni adunanza reciter� l'invocazione Veni, Sanete Spiritus con il relativo versetto e orazione, l'Ave Maria e la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, o.p.n.

Al termine di ogni adunanza, il Presidente reciter�: �In onore di San Giovanni Bosco: Pater... Ave... Gloria... con il relativo versetto ed orazione; quindi la giaculatoria Maria Auxilium Christianorum, o.p.n.

25. Nel giorno fissato per l'apertura del Capitolo Generale, tutti i Capitolari, all'ora determinata, si recheranno in Cappella per la Messa votiva De Spiritu Saneto, con opportuna omelia.

26. All'ora preannunziata a tutti i Capitolari, sar� tenuta la prima seduta regolare.

Il Presidente dopo le preghiere di rito nominer� due o pi� Segretari, e, occorrendo, anche altri Ufficiali capitolari.

Se la necessit� lo richiede, il Presidente, domandato il consenso dell'Assemblea, potr� scegliere pure altri segretari ed ufficiali estranei al Capitolo Generale. � ufficio dei Segretari registrare, in appositi Verbali accuratamente preparati, gli Atti del Capitolo Generale, le deliberazioni prese, ed anche il sunto delle discussioni (Cost. art. 136).

27. Dopo la designazione dei Segretari, il Regolatore, a nome del Presidente, interrogher� l'Assemblea se piace dichiarare il Capitolo legittimamente convocato ed aperto. Dopo che l'Assemblea avr� consentito, il Regolatore dichiarer� formalmente convocato ed aperto il Capitolo Generale. I Segretari redigeranno l'atto dell'inizio del Capitolo, notando il nome e l'ufficio di tutti i presenti, per ordine di dignit� (Cost. art. 137).

28. Il primo atto del Capitolo Generale sar� quello di pronunciarsi sui casi di dubbia validit� delle elezioni dei Delegati, come � gi� detto negli articoli 22 e 23 di questo Regolamento.

29. Il Regolatore domander� se piaccia al Capitolo Generale di sanare l'irregolarit� delle elezioni dell'Ispettoria N. N. Il Capitolo Generale esaminer� con cura ogni singola elezione dubbia e deliberer� distintamente su ciascuna. Per questa delibera � richiesta la maggioranza assoluta nel primo e nel secondo scrutinio, la relativa nel terzo, e questo dovr� risultare dai Verbali.

I Delegati, la cui elezione , � stata sanata, entreranno a far parte dell'Assemblea (Cost. art. 135; art. 22 di qs. Regol. cfr. C.J.C. can. 101, 1, n. 10).

30. Il Capitolo Generale quindi dar� inizio ai lavori; l'orario e l'ordine del giorno, fatti conoscere tempestivamente ai Capitolari, per la presentazione di eventuali proposte, saranno comunicati all'Assemblea dal Regolatore, d'intesa col Presidente.

31. In una delle sedute iniziali il Rettor Maggiore, o chi ne fa le veci, far� una relazione generale sullo stato della Societ�.

32. Dal Presidente verr� stabilita una speciale Commissione, di cui far� parte almeno uno dei Segretari del Capitolo Generale, con l'incarico di redigerne gli Atti riportando ordinatamente tutte e singole le deliberazioni approvate, enunciando pure i presupposti dottrinali e i criteri ispiratori delle stesse.

CAPO QUARTO

NORME PER LE DISCUSSIONI

33. Le discussioni del Capitolo Generale, saranno presiedute dal Rettor Maggiore o da chi ne fa le veci, coadiuvato dal Regolatore nella direzione e nello svolgimento dei lavori (Cost. art. 133, 134; Regolamento art. 20).

34. In una delle prime adunanze il Regolatore comunicher� al Capitolo Generale quali sono le Commissioni incaricate dello studio dei temi e costituite in precedenza dal Presidente, dopo aver consultato i singoli sulle loro preferenze: egli designer� pure per ciascuna un Presidente e un Relatore.

35. Le commissioni studieranno i temi e le proposte loro assegnate e si accorderanno per presentare alle sedute plenarie del Capitolo delle relazioni ordinate in vari punti per la discussione. Le relazioni in linea di massima seguiranno questo schema: una prima parte riservata ai principi, una seconda alle esortazioni e direttive, una terza alle norme e deliberazioni.

Le relazioni vengano distribuite a tutti i Capitolari almeno due giorni prima dell'adunanza nella quale si dovranno discutere.

36. Il Presidente stabilisce l'ordine dei temi da discutere nelle sedute generali. Il Regolatore invita, secondo l'ordine fissato, ciascun Relatore a leggere la relazione proposta dalla sua Commissione e ad illustrarla brevemente.

37. Chi vorr� esprimere il suo parere sul tema proposto, all'inizio dell'adunanza dia per iscritto il nome al Regolatore, indicando su quale dei punti desidera parlare.

38. L'ordine della discussione sar� il seguente: il Regolatore per ordine invita a parlare ciascuno degli iscritti sul punto da lui richiesto. Esauriti gli scritti a parlare su un oggetto, se vi sono altri desiderosi di intervenire, sar� loro concesso di farlo per ordine. Gli interventi non dovranno superare i cinque minuti. Le ragioni siano quindi esposte con brevit� e chiarezza. Chi presenta una proposta nuova ha diritto di replicare in chiusura di discussione della medesima.

39. Dopo la discussione di un certo numero di articoli il Relatore potr� chiedere all'Assemblea un voto orientativo sui singoli articoli esaminati. Questo voto si dar� per alzata di mano.

40. Se vi sono emendamenti da proporre alla Relazione (iuxta modum) siano dati per iscritto al Relatore, debitamente motivati e firmati, perch� si possano discutere con la Commissione, fuori aula.

41. Il testo cos� emendato verr� di nuovo presentato in aula, dove si illustreranno gli emendamenti e relative motivazioni, per il voto finale. Questa votazione si far� in segreto, quando ci� sar� ritenuto opportuno dal Presidente o dal Relatore, oppure su richiesta di almeno 25 Capitolari.

42. Le deliberazioni si intendono approvate quando avranno riportato il numero sufficiente di voti favorevoli, a norma dell'articolo 11 del presente Regolamento.

43. Nel redigere le Relazioni, gli Atti e i Verbali del Capitolo si user� la lingua italiana. Nelle discussioni si preferisca la lingua italiana o latina. Il Presidente pu� autorizzare chi usa un'altra lingua a valersi di un interprete.

44. Al principio di ogni seduta, da un Segretario sar� letto e sottoposto all'approvazione del Capitolo il verbale della seduta precedente.

45. L'approvazione dovr� risultare in un'apposita dichiarazione posta alla fine del Verbale stesso. Questa, a sua volta, dovr� essere approvata e firmata dal Presidente, dal Regolatore e da almeno uno dei Segretari.

CAPO QUINTO

LE ELEZIONI CHE VANNO

LUOGO NEL CAPITOLO GENERALE

46. Sono di esclusiva competenza del Capitolo Generale le elezioni dei membri del Consiglio Superiore, cio�: del Rettor Maggiore, del Prefetto, del Direttore Spirituale, dell'Economo e dei Consiglieri (Cost. art. 66, 122, 139, 146).

47. Tranne il caso previsto dall'articolo 62 delle Costituzioni, spetta al Capitolo Generale fissare il giorno delle elezioni entro i termini stabiliti dal nuovo art. 137 bis delle Costituzioni.

48. L'elezione del Rettor Maggiore pu� avvenire o per normale scadenza della carica (Cost. art. 58), o per morte (Cost. art. 59), o per rinunzia (Cost. art. 63), o per rimozione (Cost. art. 64).

49. L'elezione del Rettor Maggiore, in seguito a scadenza del suo mandato, ha luogo quando egli ha compiuto gli anni di carica a norma delle Costituzioni. In questo caso, fino alla elezione del nuovo Rettor Maggiore, spetta a quello in carica la convocazione e 19, presidenza del Capitolo Generale.

L'elezione dovr� farsi entro quindici giorni dal termine del suo ufficio di Rettor Maggiore (Cost. art. 62).

50. Quando invece l'elezione del Rettor Maggiore si fa in seguito alla morte di chi ricopriva tale ufficio, tocca al Prefetto convocare e presiedere il Capitolo Generale, finch� non sia stato eletto il nuovo Rettor Maggiore (Cost.

art. 60, 61).

51. In caso di rinuncia del Rettor Maggiore o di rimozione dalla carica si deve stare a quanto, nei singoli casi, prescriver� la Santa Sede (Cost. art. 64).

52. Perch� un Socio possa essere eletto Rettor Maggiore, si richiede che sia sacerdote; che sia professo nella nostra Societ� da almeno dieci anni, da computarsi dalla data della prima professione; che sia nato da legittimo matrimonio; che abbia compiuto il quarantesimo anno di et�; e che risplenda agli occhi dei Soci per santit� di vita e per abilit� e prudenza nel disbrigo degli affari della Societ�

(Cost. art. 57).

53. L'elezione del Prefetto, del Direttore Spirituale, dell'Economo e dei Consiglieri, viene effettuata ogni sei anni (Cost. art. 66, 67).

54. Per poter essere eletti a tali uffici bisogna essere vissuti almeno cinque anni nella Societ�, avere compiuto 35 anni di et�, essere sacerdoti e professi perpetui (Cost. art. 66).

55. L'elezione ad uno degli uffici sopraindicati di un Socio, che non avesse i requisiti prescritti, sarebbe invalida.

56. Quando un Socio, inabile ad essere eletto ad uno dei sovraelencati uffici, compreso quello del Rettor Maggiore, per difetto di qualche requisito voluto, fosse tuttavia giudicato idoneo e degno della carica alla quale si vorrebbe elevarlo, pu� essere proposto alla medesima non per elezione, ma per postulazione, a norma dei Canoni 179 e 182.

57. Ciascuno pu� dare e chiedere informazioni intorno alle doti degli eleggibili, ma non palesare a chi intende dare il voto, n� eccitare od invitare altri a dare il voto ad un Socio determinato piuttosto che ad un altro (Cost. art. 140).

58. Aperta la seduta per le elezioni, il Presidente, recitate le preghiere di rito, indicher� il motivo dell'adunanza (Cost. art. 141). Prima per� di procedere alle elezioni, ciascuno dei Capitolari, per ordine di precedenza, cominciando dal Presidente, pronuncer� con voce chiara e intelligibile, mettendosi la mano sul petto, il giuramento di eleggere quei Superiori che, secondo Dio, giudicher� doversi eleggere. La formula del giuramento � la seguente:

Testem invoco Deum me, quacumque humana a f jectione postp�sita Superiores electurum quos, secundum Deum, eligendos esse existim�vero (Cost. art. 139; C.J.C. can. 1622, 1).

59. Dopo che tutti i Capitolari avranno emesso il giuramento prescritto, verranno eletti a voto segreto due Segretari e tre Scrutatori (Cost. art. 141).

60. Le operazioni per queste elezioni saranno compiute da due Capitolari designati dal Presidente. Fungeranno da Segretari quelli del Capitolo Generale.

61. L'elezione pu� essere compiuta in un solo scrutinio o in due scrutini distinti: uno per i due Segretari e l'altro per i tre Scrutatori. In pratica, per�, il Presidente pu� proporre in una lista unica due nomi per l'elezione dei Segretari e tre per l'elezione degli Scrutatori: su di essi l'Assemblea sar� chiamata a pronunciarsi con voto segreto, fermo restando il diritto dei singoli Capitolari di sostituire qualsiasi nominativo e anche tutti.

62. Rimarranno eletti quelli che avranno riportata la maggioranza assoluta dei voti ed avranno accettato l'incarico (C.J.C. can. 101, 1, n. 10).

Se nel primo e nel secondo scrutinio non fosse stata ottenuta la maggioranza assoluta, nel terzo basta la maggioranza relativa.

Se poi vi fosse parit� di voti, e il Presidente non volessedirimere questa parit� con il suo voto, si ritenga eletto il pi� anziano di professione religiosa, e, nella parit� anche di professione, il pi� anziano di et� (C.J.C. can. 101, 1, n. 10).

63. Gli Scrutatori, insieme con il Presidente, secondo le formalit� indicate all'art. 58, presenteranno il giuramento di adempiere fedelmente il loro ufficio, e di mantenere il segreto anche dopo terminato il Capitolo (Cost. art. 141). La formula del giuramento � la seguente:

Testem invoco Deum me fideliter munus Pra�sidis (vel Scrutat�ris) impleturum, et secretum, etiam Capitulo peracto, servaturum.

64. Eletti i Segretari e gli Scrutatori, pronunciati i prescritti giuramenti, il Regolatore legger� il Capo settimo delle Costituzioni � Del Rettor Maggiore �, quando si deve procedere all'elezione del Rettor Maggiore, e il Capo ottavo � Del Consiglio Superiore �, quando debbono essere eletti gli altri membri del Consiglio Superiore.

65. Quindi il Regolatore annunzier� l'elezione a cui si deve procedere, e verranno distribuite le schede.

Tali schede debbono essere dello stesso formato e dello stesso colore, e gli elettori, allorch� avranno espresso il loro voto, le ripiegheranno uniformemente secondo le indicazioni del Regolatore.

66. Si tenga presente che il voto, per essere valido, deve essere libero, segreto, certo, assoluto e determinato (C.J.C. can. 169, 1).

67. Quando tutti avranno scritto il loro voto, il primo Scrutatore, ad un cenno del Regolatore, far� l'appello dei presenti, e ciascun nominato si recher� al seggio elettorale per deporre nell'urna ivi preparata la propria scheda (C.J.C. can. 171, 2).

68. Se qualche elettore si trovasse ammalato nella Casa dove ha luogo il Capitolo Generale, n� potesse presentarsi nella sala delle adunanze, ma fosse in grado di scrivere, due Scrutatori e uno dei Segretari andranno da lui, per ricevere in un'urna chiusa, la sua scheda, da unirsi quindi alle altre (Cost. art. 142). Anche questo elettore ammalato, prima di dare il suo voto dovr� prestare il giuramento prescritto (Cost. art. 139), presenti i due Scrutatori e il Segretario.

69. Ciascun elettore pu� dare un solo voto, anche se, per vari titoli, avesse il diritto di darne altri in nome proprio (C.J.C. can. 164).

70. Raccolte nell'urna tutte le schede, il secondo e il terzo Scrutatore, davanti al Presidente, faranno un esatto controllo per constatare se il numero delle schede corrisponde a quello degli elettori. Se il numero dei voti supera quello degli elettori, l'elezione � nulla (Cost. art. 143; C.J.C. can. 171, 2, 3).

71. Compiuto questo controllo, il primo Scrutatore estrarr� le schede dall'urna, una per una, e le consegner� al secondo Scrutatore, il quale ne far� la lettura a voce chiara ed intelligibile e le passer� al terzo Scrutatore. Questi le rivedr� per constatare l'esattezza del voto, quindi le deporr� in una seconda urna (Cost. art. 143).

72. Alla fine dello scrutinio, o dell'adunanza, se nella medesima si terranno pi� scrutini, uno Scrutatore brucer� tutte le schede (C.J.C. can. 171, 4).

73. Mentre gli Scrutatori faranno lo spoglio dei voti, i due Segretari, i quali avranno gi� redatto il verbale degli atti precedentemente compiuti, registreranno i nomi che man mano vengono letti (Cost. art. 143).

Terminato lo spoglio, gli Scrutatori faranno il controllo del computo dei voti eseguito dai Segretari. Se dal controllo risulta un disaccordo, si procede a un nuovo spoglio delle schede.

74. Gli atti dell'elezione, redatti dai Segretari, dovranno essere firmati dagli stessi, dal Presidente e dagli Scrutatori, e quindi, insieme con gli altri atti del Capitolo Generale, verranno accuratamente conservati nell'Archivio della Societ� (C.J.C. can. 171, 5).

75. Constatato il perfetto accordo del numero dei voti scritti, rispettivamente, dai due Segretari per ciascun nominato, gli Scrutatori annunceranno, con voce chiara ed intelligibile, quanti voti ha riportato ciascuno (Cost. art. 143).

76. Se si tratta dell'elezione del Rettor Maggiore, colui che avr� ottenuto la maggioranza assoluta dei voti sar� da ritenere eletto Rettor Maggiore; sar� proclamato dal Presidente, e, se avr� accettato, entrer� subito in carica.

Se poi l'eletto � lo stesso Presidente, la proclamazione sar� fatta dal membro pi� anziano del Consiglio Superiore cessante (Cost. art. 144).

77. Se il Rettor Maggiore venisse rieletto, questa rielezione, se accettata, dovr� essere subito, o almeno entro gli otto giorni (Can. 177, 1) dalla accettazione, comunicata alla Santa Sede per implorarne la conferma (Cost. art. 58). Finch� non sia giunta detta conferma, il Rettor Maggiore rieletto non potr� riassumere la carica; per� continua a presiedere il Capitolo Generale (Cost. art. 133).

78. Se il primo scrutinio fosse senza effetto, se ne faccia subito un secondo e un terzo; se anche il terzo � inefficace, se ne far� un quarto, nel quale avranno voce passiva soltanto i due Soci, che, nel terzo scrutinio avranno raggiunto

il maggior numero di voti. E se anche nel quarto scrutinio vi fosse parit� di voti, sar� ritenuto e proclamato eletto il pi� anziano di prima professione, o, in caso di parit� anche di professione, il pi� anziano di et� (Cost. art. 145).

79. Nell'eleggere il Prefetto, il Direttore Spirituale, l'Economo e i Consiglieri si far� per ciascuno uno scrutinio segreto e distinto. -

Anch'essi verranno eletti a maggioranza assoluta di voti. Dopo due scrutini inefficaci per� si ritenga eletto e, dopo la sua accettazione, sia proclamato dal Rettor Maggiore colui che nel terzo avr� riportato la maggioranza relativa dei voti. Se poi vi fosse parit� di voti anche nel terzo scrutinio, e il Presidente si astenesse dal dirimere questa parit� con un suo voto, si ritenga eletto il pi� anziano di prima professione, e, in caso di parit� anche di professione, il pi� anziano di et� (Cost. art. 146; C.J.C. can. 101, 1, n. 10).

80. Compiute le elezioni, il Rettor Maggiore comunicher� a tutti i Soci i nomi degli eletti e gli uffici a ciascuno affidati (Cost. art. 147).

CAPO SESTO

CHIUSURA DEL CAPITOLO GENERALE

81. Nell'ultima adunanza del Capitolo Generale si dar� lettura, senza possibilit� di discussione, di tutte le deliberazioni prese.

82. Tutti i Capitolari apporranno la loro firma, secondo l'ordine di precedenza.

La firma sar� segu�ta dall'indicazione dell'ufficio da ognuno occupato nella Societ� Salesiana: Membro del Consiglio Superiore, Procuratore, Ispettore, Delegato, Direttore ecc.; ed eventualmente dal particolare incarico tenuto durante il Capitolo Generale: Regolatore, Segretario, Scrutatore.

83. I Segretari consegneranno al Regolatore i Verbali del Capitolo Generale e tutti gli altri Atti del medesimo, che fossero in loro possesso. Il Regolatore a sua volta li consegner� al Rettor Maggiore, il quale provveder� che vengano conservati accuratamente nell'Archivio della Societ� Salesiana.

84. Il Presidente chiuder� l'adunanza con le preghiere di rito. Quindi tutti i Capitolari si recheranno in Cappella, dove si terr� la funzione di ringraziamento con l'esposizione solenne del SS. Sacramento, il canto del Te Deum e la Benedizione Eucaristica impartita dal Rettor Maggiore.

85. Sciolto il Capitolo Generale, il Rettor Maggiore avr� cura di adempiere quanto prescrive l'articolo 124 delle Costituzioni in merito all'approvazione da implorarsi dalla Santa Sede per le modificazioni apportate alle Costituzioni. Comunicher� quindi a tutta la Societ� con lettera circolare le deliberazioni prese per la necessaria promulgazione (Cost. art. 149) avendo cura di riferire i presupposti dottrinali e i criteri ispiratori delle stesse (art. 32 del Regolamento). Copia di detta circolare sia data a ogni Socio.

MODIFICAZIONI

ALLE

COSTITUZIONI E REGOLAMENTI

della Societ� di San Francesco di Sales

AVVERTENZE

1. - Vengono riportati qui soltanto quegli articoli che furono modificati, soppressi o sostituiti.

2. - Gli articoli segnati con numero bis, ter, ecc. sono quelli introdotti ex novo e che avranno una numerazione definitiva nella nuova edizione delle Costituzioni e dei Regolamenti.

XXI. - MODIFICAZIONI ALLE COSTITUZIONI

1. - MODIFICAZIONI SOSTANZIALI DEFINITIVE

TESTO ANTERIORE

    TESTO NUOVO
1
Art. 83 bis.

    Il Consiglio Superiore trasmet',er� le sue disposizioni ai Confratelli mediante gli �Atti del Consiglio Superiore � che sono ;'organo ufficiale della Congregazione.
2
Art. 91. L'Ispettore � coadiuvato da quattro o almeno due Consiglieri, secondo che richiederanno le condizioni della Ispettoria; essi vengono eletti dal Rettor Maggiore col Capitolo Superiore, udito l'Ispettore, durano in carica tre anni e possono essere rieletti, o anche destinati, durante il triennio, ad altri uffici.

    L'Ispettore � coadiuvato da sei o almeno quattro Consiglieri,

secondo che richiederanno le condizioni dell'Ispettoria; essi vengono eletti dal Rettor Maggiore con il Consiglio Superiore, udito l'Ispettore, durano in carica tre anni e possono essere rieletti, o anche destinati, durante il triennio, ad altri uffici.
3
Art. 92. Tutto questo vale anche per l'Economo Ispettoriale, che ordinariamente viene scelto tra i Consiglieri.

    Uno dei Consiglieri verr� eletto dal Rettor Maggiore con il suo Consiglio Superiore, udito l'Ispettore, all' Ufficio di Vicario Ispettoriale e far� le veci dell'Ispettore assente o impedito in tutte quelle cose che riguardano il governo ordinario dell'Ispettoria; inoltre ne far� le veci nelle cose di cui abbia ricevuto particolare incarico. Un altro Consigliere verr� nominato, come sopra, all'ufficio di Economo Ispettoriale.
4
Art. 95.����� Morto l'Ispettore, e

fino a che non sia stato altrimenti provvisto dal Rettor Maggiore, assume ed esercita l'intero governo dell'Ispettoria Il Consigliere Ispettoriale pi� anziano di ufficio, o a pari anzianit� di ufficio il pi� anziano di professione, o, infine, di et�, escluso tuttavia l'Economo Ispettoriale.

    Morto l'Ispettore, e fino a quando non sia stato provvisto altrimenti dal Rettor Maggiore,

il Vicario Ispettoriale assume ed esercita l'intero governo dell'Ispettoria.
5
Art. 111. Il Capitolo si compone del Prefetto od Economo, del Catechista e dei Consiglieri, che in via ordinaria non devono essere pi� di tre. Possono inoltre

far parte del Capitolo il parroco o rettore della Chiesa annessa e l'incaricato dell'Oratorio festivo.

    Il Consiglio si compone del Prefetto o Vicario, del Parroco, del Catechista, del Preside, e dei Consiglieri, che in via ordinaria non devono essere pi� di tre.

Vi pu� far parte anche il Direttore dell'Oratorio festivo.
6
Art. 128. Intervengono al Capitolo Generale, con voto deliberativo:

I. Il Rettor Maggiore; i Rettori Maggiori emeriti;

    Intervengono al Capitolo Generale con voto deliberativo:

I. Il Rettor Maggiore; i Rettori Maggiori emeriti;
II. Il Capitolo Superiore;

III. Il Segretario del Capitolo Superiore;

IV. Il Procuratore Generale; V. Gli Ispettori;

VI. Un Delegato per ogni singola Ispettoria, debitamente eletto nel Capitolo Ispettoriale;

VII. Il Direttore della Casa Madre Salesiana di Torino.

    II. Il Consiglio Superiore;

III. Il Segretario del Consiglio Superiore;

IV. Il Procuratore Generale; V. Gli Ispettori;

VI. Un Delegato per ogni singola Ispettoria, debitamente eletto nel Capitolo Ispettoriale;

VII. Il Direttore della Casa Madre Salesiana di Torino:

VIII. Il Rettor Magnifico del Pontificio Ateneo Salesiano.
7
Art. 135. Almeno tre giorni avanti l'inizio del Capitolo Generale, i Delegati delle Ispet

torie presenteranno al Regolatore i Verbali della loro elezione nei

Capitoli Ispettoriali, perch� siano presi in esame dalla apposita Commissione nominata dal Rettor Maggiore, ovvero, lui defunto, dal Prefetto. Se risultasse dubbia la validit� dell'elezione di qualche Delegato, il Regolatore ne informer� fin dalla prima seduta il Capitolo Generale, perch� questo, coll'autorit� di cui � investito, o dichiari invalida l'elezione, o ne sani le irregolarit�.

    Almeno tre mesi prima del

l'inizio del Capitolo Generale gli

Ispettori invieranno al Regolatore i Verbali delle elezioni dei Delegati nei Capitoli Ispetto

riali, perch� siano presi in esame dall'apposita Commissione nominata dal Rettor Maggiore, ovvero, lui defunto, dal Prefetto.

Il Regolatore, trovati dei difetti di qualsiasi sorta, provveda che i responsabili procedano in tempo utile alla debita correzione e, se il caso lo richiede, ripetano le elezioni. Nonostante ci�, se risul

tasse dubbia la validit� dell'elezione di qualche Delegato, il Regolatore ne informer�, fin dalla prima seduta il Capitolo Generale, perch�, questo, con l'autorit� di cui � investito, o dichiari invalida l'elezione, o ne sani l'irregolarit�.
8
Art. 137 bis

    Uno degli atti del Capitolo generale �, di regola, l'elezione dei membri del Consiglio Superiore, che dovr� essere fatta, salvo l'articolo 62, non prima di dieci giorni e non dopo quindici dall'apertura del Capitolo Generale.
9
Art. 146. Nell'eleggere il Prefetto, il Direttore Spirituale e l'Economo, si far� per ciascuno uno scrutinio segreto distinto. Anch'essi verranno eletti a maggioranza assoluta di voti. Dopo due scrutini inefficaci per� si ritenga eletto e sia proclamato dal Rettor Maggiore, come sopra, colui che nel terzo avr� riportato la maggioranza relativa dei voti; se poi vi fosse parit� di voti anche nel terzo scrutinio, si riterr� eletto il pi� anziano di prima professione, ovvero di et�. Quanto ai Consiglieri la loro elezione sar� fatta a maggioranza assoluta come sopra, usando

per� una sola scheda per tutti.

    Nell'eleggere il Prefetto, il Direttore Spirituale, l'Economo e i Consiglieri si far� per ciascuno uno scrutinio segreto distinto. Anch'essi verranno eletti a maggioranza assoluta di voti. Dopo due scrutini inefficaci, per� si ritenga eletto e venga proclamato dal Rettor Maggiore, come sopra, colui che nel terzo avr� riportato la maggioranza relativa dei voti; se poi vi fosse parit� di voti anche nel terzo scrutinio, si riterr� eletto il pi� anziano di prima professione, ovvero di et�.
10
Art. 157. L'Esercizio della Buo. na Morte si far� in comune, osservando queste regole:

I. Oltre alla meditazione so lita, si faccia un'altra mezz'ora di meditazione, oppure una conferenza d'argomento morale.

11. Ognuno pensi almeno per mezz'ora al progresso o regresso fatto nella virt� durante il mese precedente, soprattutto quanto ai proponimenti fatti negli Esercizi Spirituali e all'osservanza delle Regole; e prenda ferme risoluzioni di vita migliore.

III. La Confessione sacramentale di quel giorno sia pi� accurata, quasi fosse l'ultima della vita; e si riceva la S. Comunione come per Viatico.

IV. Si recitino le preghiere contenute nel Manuale di piet�; e si rileggano tutte, o almeno in parte, le Costituzioni della Societ�.

    (trasferito nei Regolamenti)
 
Art. 158. Chi per le sue occupazioni non potesse fare l'Esercizio della Buona Morte in comune, n� compiere tutte le sovraccennate pratiche di piet�, col permesso del Direttore faccia quelle-che sono compatibili con il suo ufficio, rimandando le altre a un giorno pi� comodo.

    (trasferito nei Regolamenti)
11
Art. 162. Allorch� muore durante la propria carica un Direttore, o un Ispettore, o un membro del Capitolo Superiore o il Segretario di questo, o il Procuratore Generale, o un Prefetto Apostolico, o un Vicario Apostolico, o il Rettor Maggiore, oltre ai suffragi di cui all'articolo 160, si celebrer� nel giorno trigesimo dalla morte, ovvero in altro pi� opportuno, una Messa solenne, per il Direttore nella propria Casa, per l'Ispettore in tutte le Case dell'Ispettoria; per un membro o per il Segretario del Capitolo Superiore o per il Procuratore Generale, nella Casa principale di ciascuna Ispettoria; per il Prefetto o Vicario Apostolico, in tutte le Case della Prefettura o Vicariato; per il Rettor Maggiore in tutte le Case della Societ�.

Ogni volta che i Soci sono riuniti per gli Esercizi Spirituali prescritti dalle Costituzioni, assistano a una Messa solenne per i Soci defunti, da celebrarsi a cura dell'Ispettore in giorno opportuno.

    Allorch� muore durante la propria carica un Direttore, o un Ispettore, o un membro del Consiglio Superiore o il Segretario di questo, o il Procuratore Generale, o un Prefetto Apostolico, o un Vicario Apostolico, o il Rettor Maggiore, oltre ai suffragi di cui all'articolo 160, si celebrer� nel giorno trigesimo dalla morte, ovvero in altro opportuno, una Messa solenne, per il Direttore nella propria casa, per l'Ispettore in tutte le case dell'Ispettoria; per un membro o per il Segretario del Consiglio Superiore o per il Procuratore Generale, nella casa principale di ciascuna Ispettoria; per il Prefetto o Vicario Apostolico, in tutte le case della Prefettura o Vicariato; per il Rettor Maggiore in tutte le case della Societ�.

Alla morte di un Rettor Maggiore emerito si celebrer� una Messa di trigesima in tutte le case Ispettoriali; si celebrer� una Messa di trigesima per ogni Confratello defunto, nella casa cui apparteneva; in ogni casa si celebrer� una Messa all'anno in suffragio dei benefattori defunti.

Ogni volta che i Soci sono riuniti per gli Esercizi Spirituali prescritti dalle Costituzioni, assistano ad una Messa solenne per i soci defunti, da celebrarsi a cura dell'Ispettore in giorno opportuno.
12
Art. 178. Quanto ai laici, � necessario che conoscano i rudimenti della fede, sappiano leggere e scrivere, e siano idonei a compiere qualche ufficio nella Societ�.

    (Questo articolo � stato soppresso).
13
Art. 181. Se il novizio nel Capitolo della Casa avr� ottenute la maggioranza dei voti, l'Ispet. Core, avuto il consenso del sue Consiglio, lo potr� ammettere alle professione. Altrimenti o si li. cenzier� il novizio, o gli si protrarr� la prova del noviziato, non mai per� oltre sei mesi, L'Ispettore trasmetter� gli atti dell'ammissione al Capitolo Superiore.

    L'Ispettore, udito il Consiglio della casa di noviziato e avuto il consenso del suo Consiglio, pu� ammettere il novizio alla professione. Altrimenti o si licenzier� il novizio, o gli si protrarr� la prova del noviziato, non mai per� oltre sei mesi. L'Ispettore trasmetter� gli atti dell'ammissione al Consiglio Superiore

2. - MODIFICAZIONI AD EXPERIMENTUM

Tenendo conto dell'aumento dei Soci, della espansione delle attivit�, della molteplicit� delle opere, dell'esigenza di un governo efficace di tutta la Societ� per i tempi nuovi, e del necessario collegamento tra il centro e la periferia, il Capitolo Generale propone ad experimentum l'aumento del numero dei Consiglieri del Rettor Maggiore e la modificazione della struttura del suo Consiglio.

1. Fermo restando che il Rettor Maggiore esercita il governo centrale e generale della Congregazione attraverso Superiori preposti ai vari settori, il Capitolo Generale propone che:

a) il Consiglio Superiore sia composto dal Prefetto o Vicario, dal Direttore Spirituale, dall'Economo e da nove Consiglieri;

b) il Vicario, il Direttore Spirituale e l'Economo conservino le attribuzioni contemplate dagli articoli 70-77 delle Costituzioni e inoltre al Vicario venga assegnata la cura delle Missioni e al Direttore Spirituale la cura delle vocazioni e degli aspiranti;

e) tre Consiglieri abbiano rispettivamente la responsabilit� dei

seguenti settori di attivit�:1. la formazione di tutto il personale salesiano ecclesiastico e laico;

2. la pastorale giovanile e parrocchiale;

3. la pastorale tra gli adulti, Cooperatori, Exallievi, l'informa

zione e la stampa;

d) questi tre Consiglieri, insieme con il Vicario, il Direttore Spirituale e l'Economo, dimorino ordinariamente in sede, accanto al Rettor Maggiore, per lo studio e la soluzione dei problemi generali di governo.

2. Per gli altri sei Consiglieri, che sono anch'essi membri effettivi del Consiglio Superiore con sede presso il Rettor Maggiore, il Capitolo Generale propone che essi ricevano dal Rettor Maggiore l'incarico di presiedere a gruppi di Ispettorie, in funzione di Delegati Regionali per il collegamento tra il centro e la periferia e per il coordinamento tra le Ispettorie dei singoli Gruppi.

3. Con queste modifiche ad experimentum:

a) vengono sospese le disposizioni degli articoli 78 e 79 delle Costituzioni in quanto le incombenze del Consigliere delle Scuole e del Consigliere Professionale, passano ai Consiglieri della formazione dei Soci e dell'apostolato giovanile;

b) si modificano gli articoli 50-66-80 per quanto riguarda il numero dei Consiglieri che sale da 5 a 9;

e) si modificano gli articoli 70 e 71 che riguardano le incombenze del Vicario e del Direttore Spirituale.

3. - EMENDAMENTI O AGGIORNAMENTI GIURIDICI

1
Art. 14. Si mantenga l'unione fraterna, sia con la lettura pubblica del �Bollettino Salesiano �, sia con l'evitare le questioni di politica e le contese di nazionalit�, soprattutto fra soci di diversi paesi. Al che giover� limitare convenientemente la let tura dei giornali; quali si pos sano leggere e da chi, dipendi dal solo Ispettore il determinarlo

    Si mantenga l'unione fraterna, sia con la lettura pubblica del � Bollettino Salesiano �, sia con l'evitare le questioni di politica e le contese di nazionalit�, soprattutto tra soci di diverso paese. La lettura dei giornali l'uso dei mezzi di comunicazione sociale saranno regolati secondo le prescrizioni dell'Ispettore.
2
Art. 25 I professi in questa Societ� conservano la propriet� dei loro beni, e la capacit� di acquistarne altri per titolo legittimo. Avanti la prima professione devono cedere, per tutte il tempo in cui saranno astretti dai voti, l'amministrazione dei beni suddetti a chi vorranno, e disporre liberamente dell'uso ed usufrutto di essi. Dopo la professione il socio pu� ancora mutare tale cessione e disposizione, non di suo arbitrio, ma col permesso del Rettor Maggiore, purch� il mutamento, almeno circa una parte notevole dei beni, non sia a favore della Societ�. Tutto questo dovr� parimente osservare, nonostante la professione, quanto a quei beni che venissero in suo possesso dopo la professione medesima.

    I professi di questa Societ� conservano la propriet� dei loro beni, e la capacit� di acquistarne altri per titolo legittimo. Avanti la prima professione devono cedere, per tutto il tempo in cui saranno astretti dai voti, l'amministrazione dei beni suddetti a chi vorranno, e disporre liberamente dell'uso ed usufrutto di essi. Dopo la professione il Socio pu� ancora mutare tale cessione e disposizione, non di suo arbitrio, ma col permesso del Rettor Maggiore, purch� il mutamento, almeno circa una parte notevole dei beni, non sia a favore della Societ�, nel quel caso bisogna ricorrere alla S. Sede. Tutto questo dovr� parimente osservare, nonostante la professione, quanto a quei beni che venissero in suo possesso dopo la professione medesima.
3
Art. 26. Ogni novizio, avanti la prima professione, faccia liberamente il suo testamento circa i beni che gi� possiede o che verranno in suo possesso per l'avvenire. Tale testamento I professi non potranno pi� mutare senza il permesso della S. Sede, ovvero, se per l'urgenza del caso non vi sia tempo di ricorrere ad essa, dell'Ispettore, o, se nemmeno a questo si possa ricorrere, del Direttore.

    Ogni novizio, avanti la professione, faccia liberamente il suo testamento circa i beni che gi� possiede o che verranno in suo possesso per l'avvenire.

Il testamento sia fatto prima della professione anche nei casi particolari di difetto di et�: raggiunta l'et� prescritta e prima della professione perpetua, sia convalidato secondo le formalit� delle leggi civili in materia. Tale testamento i professi non potranno pi� mutare senza il permesso del Rettor Maggiore, ovvero, per delega del medesimo, dell'Ispettore; se per l'urgenza del caso non vi sia tempo di ricorrere ad essi, occorre il permesso del Direttore.
4
Art. 98. Al Capitolo Ispettoriale intervengono con voce attiva:

I. L'Ispettore che presiede; II. I Consiglieri Ispettoriali;

111. I Direttori di ogni Casa

regolare dell'Ispettoria, cio� di ogni Casa avente almeno sei professi;

IV. Un Delegato per ciascuno Casa regolare dell'Ispettoria, elet

to tra i professi perpetui.

    Al Capitolo Ispettoriale intervengono con voce attiva:

I. L'Ispettore, che presiede; II. I Consiglieri Ispettoriali;

III. I Direttori di ogni Casa a

cui appartengono almeno sei soci;

IV. I Delegati delle stesse Case,

eletti tra i professi perpetui;

V. Il Maestro dei novizi.
5
Art. 101. Quanto alle Case non regolari, aventi cio� meno di sei soci professi, se la distanza lo permette, l'Ispettore disponga che i soci di quelle Case si radunino insieme sotto la presidenza del Direttore pi� anziano� di professione perpetua, in modo

da raggiungere il numero di sei almeno; e cos� uniti eleggeranno a norma del precedente articolo, innanzi tutto uno dei Direttori

delle Case non regolari convocate,

poi il Delegato che dovr� accompagnarlo al Capitolo Ispettoriale, e infine il suo supplente. Se poi per la distanza i Soci di

una Casa non regolare non po

potessero riunirsi con quella di alcun'altra Casa non regolare, il Direttore e i Soci di essa, d'accordo con l'Ispettore, si recheranno alla Casa regolare pi� vicina, dove insieme con i Confratelli che la compongono, e con pari diritto attivo e passivo, procederanno all'elezione del De

legato e del supplente, come sopra si � detto.

    Quanto alle case aventi meno di sei soci professi, se la distanza lo permette, l'Ispettore disponga che i soci di quelle case si radunino insieme sotto la presidenza del Direttore pi� anziano di prima professione, in modo da raggiungere il numero di sei almeno; e cos� uniti eleggeranno, a norma del precedente articolo, innanzi tutto uno dei Direttori delle case convocate, poi il Delegato che dovr� accompagnarlo al Capitolo Ispettoriale, e infine il suo supplente. Se poi per la distanza i soci di una

casa che non si compone di almeno sei soci, non potessero riunirsi con quelli di una casa delle stesse condizioni, il Direttore e i soci di essa, d'accordo con l'Ispettore si recheranno alla casa pi� vicina, dove insieme con i Confratelli che la compongono, e con pari diritto attivo e passivo, procederanno all'elezione del Delegato e del supplente,

come sopra si � detto.
6
Art. 102. � ammessa la votazione per lettera solo nei seguenti casi:

1. quando i Soci di due o pi� Case non regolari non possono, per la troppa distanza o per altra grave ragione, riunirsi ad eleggere il Direttore ed il Delegato per il Capitolo Ispettoriale;

2. quando i Soci di una Casa non regolare non possono, per le cause sopraccennate, recarsi ad una Casa regolare a prender parte all'elezione del Delegato;

3. quando per le medesime cause n� il Direttore n� il Delegato d'una Casa pu� intervenire al Capitolo Ispettoriale per l'elezione del Delegato dell'Ispettoria.

In tali casi l'Ispettore, sempre conformandosi al Regolamento, disporr� ogni cosa in modo che sia garantita la segretezza e la regolarit� delle elezioni.

    � ammessa la votazione per lettera solo nei seguenti casi:

1. quando i soci di due o

pi� case non aventi almeno sei soci professi, non possono per la troppa distanza o per altre gravi ragioni, riunirsi ad eleggere il Direttore e il Delegato per il Capitolo Ispettoriale;

2. quando i soci di dette case non possono per le cause sopraccennate recarsi alla casa pi� vicina per prender parte all'elezione del Delegato;

3. quando per le medesime cause n� il Direttore n� il Delegato di una casa pu� intervenire al Capitolo Ispettoriale per l'elezione del Delegato dell'Ispettoria.

In tali casi l'Ispettore, sempre conformandosi al Regolamento, disporr� ogni cosa in modo che sia garantita la segretezza e la regolarit� delle elezioni.
7
Art. 116. Il Prefetto fa le veci del Direttore, e suo principale ufficio sar� di amministrare le cose temporali, di aver cura dei famigli, di vegliare attentamente sulla disciplina degli alunni, secondo le norme di ciascuna Casa e l'assenso del Direttore. Egli deve essere preparato a render conto della sua gestione al Direttore, ogniqualvolta ne sia da lui richiesto.

    Il Prefetto fa le veci del Direttore. Suo dovere principale �: aiutare il Direttore nel sostenere la disciplina religiosa, amministrare le cose temporali, aver cura del personale non salesiano, vegliare attentamente sulla disciplina generale degli allievi secondo le norme di ciascuna casa e l'assenso del Direttore. Egli deve essere preparato a render conto della sua gestione al Direttore, ogniqualvolta ne sia da lui richiesto.

4. EMENDAMENTI PURAMENTE FORMALI

1
Art. 9. I soci favoriscano con ogni potere i sodalizi religiosi esistenti nei luoghi, ove sorgono le nostre Case. Promuovano inoltre l'Arciconfraternita dei Di

voti di Maria Ausiliatrice e le Pie Unioni dei Cooperatori Salesiani e degli Ex-Allievi.

    I Soci favoriscano con ogni potere i sodalizi religiosi esistenti nei luoghi ove sorgono le nostre Case. Promuovano inoltre le Pie Unioni dei Cooperatori Salesiani e dei Divoti di Maria Ausiliatrice e l'Associazione degli Exallievi Salesiani.
2
Art. 16. Senza un motivo riconosciuto come grave dall'Ispettore, non si accettino estranei a convivere in comunit�, siano essi sacerdoti o laici.

    Senza un motivo riconosciuto come grave dall'Ispettore, non si accettino estranei a convivere in comunit�, siano essi ecclesiastici o laici.
3
Art. 28. Ai professi poi non sia proibito di compiere, col permesso del Rettor Maggiore o dell'Ispettore, quegli atti di propriet� che sono prescritti dalle leggi.

    Ai professi poi non sia proibito di compiere, col permesso del Rettor Maggiore o dell'Ispettore, quegli atti di propriet� che sono prescritti dalle leggi civili.
4
Art. 50. Quanto all'interno la autorit� suprema su tutta la Societ� � affidata, in via ordinaria, al Rettor Maggiore e al suo Consiglio, che si chiama Capitolo Superiore, e consta del Prefetto, del Direttore Spirituale, dell'Economo e di cinque Consiglieri; in via straordinaria, al Capitolo Generale.

    Quanto all'interno l'autorit� suprema su tutta la Societ� � affidata, in via ordinaria, al Rettor Maggiore assistito dal suo Consiglio, che si chiama Consiglio Superiore, e consta del Prefetto, del Direttore Spirituale, dell'Economo e di nove Consiglieri; in via straordinaria, al Capitolo Generale.
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Art. 55. Il Rettor Maggiore � il Superiore di tutta la Societ�. Egli pu� eleggere il suo domicilio in qualunque Casa di essa ed ha potest� su tutte le Ispettorie, le Case e i Soci quanto alle cose spirituali e temporali.

    Il Rettor Maggiore � il Superiore di tutta la Societ�. Egli pu� eleggere il suo domicilio in qualunque Casa di essa, e ha potest� ordinaria su tutte le Ispettorie, le Case e i Soci quanto alle cose spirituali e temporali.
6
Art. 113. � ufficio del Direttore governare la Casa tanto nelle cose spirituali che nelle scolastiche e materiali; ma nelle cose di maggior importanza sar� pi� conveniente che raduni il suo Capitolo, e non deliberi niente senza il consenso di esso.

    � ufficio del Direttore governare la casa tanto nelle cose spirituali che nelle scolastiche e materiali; ma nelle cose di maggior importanza raduni il suo Consiglio e non deliberi niente senza il consenso di esso.
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Art. 121. Il Rettor Maggiore pu� visitare, personalmente o per mezzo di un suo Delegato, tutte e singole le Case, ogni volta che sia richiesto da speciali ragioni, e gli sembri necessario od opportuno per conoscer bene l'Istituto.

    Il Rettor Maggiore pu� visitare tutte e singole le case sia personalmente, sia inviandovi Visitatori ogni volta che ci� sia richiesto da speciali ragioni, e gli sembri necessario od opportuno per conoscer bene l'Istituto.
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Art. 122. Al Capitolo Generale spetta eleggere il Rettor Maggiore e i membri del Capitolo Superiore, trattare delle cose di maggior importanza che riguardano la Societ� e provvedere a quanto i bisogni della Societ� ovvero i tempi e i luoghi richiedono.

    Il Capitolo Generale � l'organo legislativo della Societ�; ad esso spetta inoltre eleggere il Rettor Maggiore e i membri del Consiglio Superiore, trattare delle cose di maggior importanza che riguardano la Societ�, e provvedere a quanto i bisogni della Societ� ovvero i tempi e i luoghi richiedono.
9
Art. 171. Generalmente la prima prova sar� tenuta per sufficiente quando il postulante abbia passato qualche tempo in una Casa della Societ�, oppure abbia frequentato le scuole della medesima, e in tal tempo si sia visto risplendere per virt� e ingegno.

    Generalmente la prima prova sar� tenuta per sufficiente quando il candidato abbia passato qualche tempo in una casa della .Societ�, oppure abbia frequentato le scuole della medesima, e in tal tempo si sia visto risplendere per virt� e ingegno.
10
Art. 173. Nel tempo della prima prova i Superiori locali devono osservare attentamente se l'aspirante (in latino: postulans) sia atto alla Societ�, riferendo e manifestando all'Ispettore tutto quello che dinanzi al Signore giudicheranno bene.

    Nel tempo della prima prova i Superiori locali devono attentamente osservare se il candidato sia atto alla Societ�, riferendo e manifestando all'Ispettore tutto quello che dinanzi al Signore giudicheranno bene.
11
Art. 174. Il noviziato comincia quando l'aspirante, ammesso dall'Ispettore, coll'approvazione o la conferma del suo Consiglio, entra nella Casa di noviziato e si pone sotto la dipendenza del Maestro.

    Il noviziato comincia quando il candidato, ammesso dall'Ispettore con l'approvazione del suo Consiglio, entra nella casa di noviziato e si pone sotto la dipendenza del Maestro.
12
Art. 179. L'Ispettore pu� ammettere l'aspirante al noviziato, se avr� ottenuto la maggioranza dei voti dal Consiglio Ispettoriale. Gli atti dell'ammissione debbono essere trasmessi al Capitolo Superiore.

    L'Ispettore pu� ammettere il candidato al noviziato, se avr� ottenuto la maggioranza dei voti del Consiglio Ispettoriale. Gli atti dell'ammissione debbono essere trasmessi al Consiglio Superiore.

13

Cambiamento dell'espressione � Capitolo Superiore � con l'espressione � Consiglio Superiore � negli articoli:

50, 52, 56, 62, 64, 66, 67, 69, 76, 78, 79, 81, 82, 83, 84, 85, 90, 91, 104, 107, 108, 109, 122, 128, 129, 134, 144, 162, 179, 181, 190, 192.

14

Cambiamento dell'espressione �Capitolo della Casa � con l'espressione �Consiglio della Casa � negli articoli:

87, 110, 111, 112, 113, 180, 181, 185.

5. - NOTA

Qui sopra � stato riportato il testo delle variazioni alle Costituzioni proposte dal Capitolo Generale e approvate dalla S. Congregazione dei Religiosi con Rescritto del 7 gennaio 1966 N. 13016/65. Esso sar� sostituito al testo precedente nella prossima edizione delle Costituzioni.

Seguono le variazioni proposte, ma non approvate:

Art. 27. Si era proposto la seguente aggiunta: �Il Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio ha la facolt� (delegabile agli Ispettori con i rispettivi Consigli) di dare ai professi perpetui il permesso di rinunciare, mediante atto tra i vivi, al dominio dei

propri beni a titolo gratuito, se vi � una giusta causa e salve le norme della prudenza �.

Questa aggiunta non � stata approvata, perch� il Rettor Maggiore ha il suddetto potere non dal diritto comune, ma da una facolt� che potrebbe anche essere limitata od abrogata.

Art. 190. Redazione nuova proposta: � Il Rettor Maggiore, con il consenso del suo Consiglio e con la previa licenza della Santa Sede, pu� erigere i Noviziati. Pu� anche trasferire i Noviziati gi� eretti in altre Case della Societ�, dandone avviso all'Ordinario del luogo �

Questa nuova redazione dell'articolo non � stata approvata per la stessa ragione data per l'art. 27. Resta dunque in vigore il testo di prima.

Art. 172. Il Capitolo Generale aveva omesso da questo articolo le parole seguenti: � Chi viene ammesso come laico deve fare l'aspivantato sempre per sei mesi interi, e l'Ispettore pu� prolungarlo ancora; ma non oltre un nuovo semestre �.

Questa omissione non � stata approvata perch� il Can. 539, paragr. 1, si applica anche ai nostri Coadiutori.

Art. 174 (v. sopra, pag. 235). Il cambio proposto dal Capitolo Generale della parola `aspirante' in `candidato' � stato approvato; ma sono state tolte le parole `o la conferma' (del suo Consiglio), che si trovavano gi� nel testo precedente, perch� pregiudicano l'interpretazione dell'art. 179. Ne segue che l'Ispettore deve ottenere la maggioranza dei voti del suo Consiglio prima di ammettere un candidato al Noviziato. Non basta che ottenga la conferma susseguente del Consiglio, quando lui ha gi� ammesso il candidato.

Art. 198. � Sacerdoti e chierici porteranno l'abito ecclesiastico, eccetto che sia richiesto altrimenti da qualche giusto motivo a giudizio dell'Ispettore �.

Art. 199. � I Coadiutori portino sempre abiti dal taglio e dai colori seri, consoni al loro carattere di religiosi �.

Anche questa nuova redazione dei due articoli non � stata accettata. Gli artt. 198 e 199 rimangono perci� come erano prima. Ragione della non accettazione � che tutta la materia � sub indice per una normazione generale, in base alle deliberazioni e osservazioni consiliari.

Oltre a questi cambi sostanziali arrecati alle proposte del Capitolo Generale, vi sono nel testo approvato alcune lievi modifiche che non vale la pena elencare; (la pi� importante � all'art. 50: � Rettor Maggiore assistito dal suo Consiglio �, invece di � Rettor Maggiore con il suo Consiglio �).



[1] Marco 16, 15.
[2] Acta Apostolicae Sedis, 1964, p. 998.
[3] "Osservatore Romano", 9-10 novembre 1964, p. 3.
[4] Reg., art. 67.
[5] Enc. Divini Illius Magistri.
[6] Cost. De Ecclesia, num. 30-38.
[7] Cost. De Ecclesia, num. 31.
[8] Ibidem, 39-42.
[9] Cost., art. 1.
[10] Filippesi 4, 8.
[11] Enc. Pacem in terris, 147-150.
[12] Genesi, cap. I, 20.
[13] Cost. De Sacra Liturgia, num. 40.
[14] Reg., art. 94.
[15] Cost. De Sacra Liturgia, num. 19.
[16] Cost., art. 8.
[17] Reg., art. 102.
[18] Reg., art. 88.
[19] Ibidem, 104.
[20] Don Bosco: Memorie dell' Oratorio, p. 36.
[21] M.B. VII, 292.
[22] Eugenio Valentini, Don Rinaldi maestro di pedagogia e spiritualit� salesiana, p. 104.
[23] Ibidem.