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PARTE PRIMA

CAPITOLO GENERALE 25 - PARTE PRIMA


INTRODUZIONE

1

Con lo sguardo fisso in Cristo Signore, uniti in preghiera attorno a Maria, la Madre di Ges�, noi, membri del Capitolo Generale 25�, aperti allo Spirito Santo e al dono della comunione, desideriamo costruire la nostra vita secondo il modello della prima comunit� apostolica.

Riconosciamo di essere radunati dall�ascolto della Parola di Dio, dalla preghiera comune, dall�Eucaristia e dalla condivisione dei beni [1] . Tendiamo a formare una comunit� con �un cuore solo e un�anima sola�, significativa tra la gente: con la vita e la parola testimoniamo il Signore risorto [2] , ricolmi della gioia e del dinamismo dello Spirito [3] .

Quale frutto del Giubileo, che ha celebrato i duemila anni dell�Incarnazione del Figlio di Dio, il Papa, nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, ci ha invitati a volgere il nostro sguardo alla persona di Cristo, a prendere coscienza della nostra vocazione alla santit�, ad essere �casa e scuola di comunione� e ad impegnarci nella nuova evangelizzazione [4] .

2

Sollecitati dall�Esortazione apostolica Vita consecrata, come religiosi siamo chiamati a metterci in prima linea in questo cammino di rinnovamento e di rifondazione, tornando con fedelt� creativa alle radici evangeliche e carismatiche che esprimono il vero significato della nostra vocazione nella Chiesa.

Immersa in un mondo pluralista, alla ricerca di modelli nuovi di vita e di senso, ma anche segnato da situazioni drammatiche di povert� e oppressione, la vita consacrata pu� essere significativa se, come �casa costruita sulla roccia� [5] , � fondata sull�adesione incondizionata a Ges� Cristo, � ancorata alla scelta evangelica della santit�, si colloca nelle frontiere della missione ecclesiale.

3

Nella societ� e nella cultura odierna si sono imposti fenomeni di grande portata che, mentre sembrano aprire nuove possibilit� di sviluppo umano e sociale, mettono in discussione l�attuale modello di realizzazione umana e cristiana.

In molti contesti si afferma sempre pi� il secolarismo, che rende poco significativa la proposta di fede, mentre � d�altra parte � fa spazio al sacro nelle pi� diverse forme di religiosit�. La globalizzazione dall�ambito economico si diffonde in altri campi del sociale, creando interdipendenza, ma anche profonde e ingiuste disparit�, che danno vita a nuove forma di povert�. La nascita di societ� plurietniche, pluriculturali e plurireligiose, e contemporaneamente il sorgere di nazionalismi escludenti e di integralismi religiosi interpellano la capacit� di convivenza, di tolleranza e di dialogo. Insieme al pluralismo, oggi tanto apprezzato in tutti i campi, si diffonde il relativismo, l�individualismo, la diversit� di punti di riferimento, che sconcertano specialmente i giovani. Mentre la scienza e la tecnica stupiscono per conquiste sempre nuove, suscitano seri interrogativi sul rispetto della vita, la dignit� della persona, la salvaguardia del creato. La comunicazione di massa e lo sviluppo dell�informatica sono veicoli di modelli innovativi e di nuove mentalit�, che esigono una accurata attenzione nel campo educativo.

In un mondo cos� complesso, per alcuni aspetti disattento e per altri inquieto, ci sentiamo chiamati ad accogliere l�invito del Papa ad annunciare Cristo, specialmente ai giovani, come modello perenne di nuova umanit�

[6] .

4.

La Congregazione Salesiana, sulla spinta degli ultimi Capitoli Generali, vive e sperimenta un forte appello al rinnovamento, per manifestare con pi� vivacit� e chiarezza la sua vocazione: essere scuola di fede e centro di comunione per l�educazione dei giovani

[7]

assumere un compito peculiare di animazione dei laici che condividono lo spirito e la missione di Don Bosco, dando vita a un nuovo modello pastorale

<

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La qualit� della vita consacrata in comunit�, la profondit� della spiritualit�, la significativit� della testimonianza, la capacit� di proposta sono fattori determinanti per dare forza evangelica alla realizzazione del Progetto educativo pastorale salesiano (PEPS), alla presenza degli SDB nella Comunit� educativa pastorale (CEP) e alla crescita della Famiglia Salesiana.

5.

Nella sua riflessione sulla comunit�, il CG25 concentra l�attenzione su tre aspetti fondamentali: la vita fraterna, la testimonianza evangelica, la presenza animatrice tra i giovani. Considera inoltre alcune condizioni per la loro realizzazione: l�animazione della comunit� salesiana, la formazione permanente e l�importante ruolo del direttore, l�organizzazione della vita e del lavoro. Questi elementi sono inseparabili e qualificano la vita comunitaria salesiana

[9].

Nell�affrontare ciascuno di questi nuclei siamo partiti dalla "chiamata di Dio", che ci ha permesso di leggere le situazioni nelle quali ci troviamo ad operare, raccogliendo e assumendo le principali sfide in esse presenti, al fine di proporre alcuni orientamenti e di suggerire opportune strategie alle nostre comunit� ispettoriali e locali.

6.

Il bisogno di rinnovamento ci ha spinto ad attingere alle fonti del Vangelo e del nostro carisma.

Siamo convinti, inoltre, che il Sistema Preventivo di Don Bosco, mantiene ancora oggi la sua validit�, non soltanto come metodo educativo pastorale, ma anche come fonte di spiritualit� e perci� come criterio del nostro �vivere e lavorare insieme�

[10]

.

Don Bosco lo consegna a noi come esperienza di vita che �permea le nostre relazioni con Dio, i rapporti personali e la vita di comunit�, nell�esercizio di una carit� che sa farsi amare�

[11] .

Questo � e diventa per noi scuola di santit� e di fraternit�.

Il tema di questo Capitolo si inserisce, cos�, nel cammino iniziato dai Capitoli precedenti: rendere pi� chiara e interpellante la forza della comunit� religiosa salesiana nell�azione educativa e pastorale tra i giovani e i poveri, divenire centro di animazione e di comunione nella Famiglia Salesiana e nel vasto Movimento che si ispira a Don Bosco, approfondendo le radici della nostra vocazione e rinnovando il dinamismo della vita fraterna.

I. vita fraterna dono e profezia di comunione

�Erano assidui nell�ascoltare l�insegnamento degli apostoli e nell�unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere� La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un�anima sola� (At 2,42; 4,32).

A. CHIAMATA DI DIO E APPELLO DEI GIOVANI

7.

Don Bosco, mosso dallo Spirito e assistito dall�intervento materno di Maria, [12] ha iniziato, in comunione di vita e di azione con i giovani, i collaboratori e i primi salesiani, un�esperienza di famiglia, ricca di valori umani e spirituali e fortemente protesa al servizio della giovent�. Avvertiamo che il primo servizio educativo che i giovani attendono da noi � la testimonianza di una vita fraterna che diventi risposta al loro profondo bisogno di comunicazione, proposta di umanizzazione, profezia del Regno, invito ad accogliere il dono di Dio.

8.

Siamo consapevoli che la comunione fraterna � dono del Padre in Cristo Ges�, conseguentemente compito e impegno di ciascuno. Rendiamo visibile e costruiamo la comunione attraverso la condivisione di vita, la carit� fraterna, la partecipazione alla missione comune.

9

Ci impegniamo, per questo, a crescere nella spiritualit� di relazione coscienti che �Dio ci chiama a vivere in comunit�, affidandoci dei fratelli da amare� [13] .

Lo spirito di famiglia, vissuto secondo il Sistema Preventivo, ci chiede di: coltivare un genuino spirito di fede, vivere rapporti interpersonali di qualit�, crescere nella stima e nell�accoglienza vicendevole, nella capacit� di riconciliazione e nella condivisione.

10.

Ogni confratello educa le proprie capacit� di relazione, convinto della stretta connessione che esiste tra maturazione del singolo e della comunit�. Ci sentiamo, perci�, tutti impegnati a non trascurare quanto facilita i processi di crescita individuale e comunitaria.

B. SITUAZIONE

11.

Riflettendo sulla pratica della vita fraterna, rileviamo aspetti positivi, come:

� la crescita del rispetto della dignit� delle persone, della stima vicendevole e della qualit� dei rapporti interpersonali;

� la comunicazione pi� profonda, la condivisione di vita pi� sentita e ricercata dai confratelli;

� il bisogno di un confronto personale con la Parola di Dio e il desiderio di condividerne i frutti con altri confratelli;

� un maggior contatto con le fonti del carisma e una pi� chiara coscienza della spiritualit� salesiana che alimentano l�impegno della fraternit�;

� l�arricchimento che nasce dalla condivisione della vita fraterna con giovani e laici;

� la �giornata della comunit�� valorizzata e vissuta con creativit�;

� la comunicazione sociale, in ambito locale, ispettoriale e mondiale, per una crescita del senso di appartenenza.

12.

Constatiamo pure alcune difficolt�:

� forme di conflittualit� che non si sanno gestire positivamente, casi di attivismo che allontanano dalla comunit� e situazioni di indebolimento nel senso di appartenenza;

� situazioni di confratelli che si rifugiano in relazioni compensatorie o che ricercano esperienze comunitarie e spirituali alternative alla comunit� salesiana;

� l�esistenza di comunit� quantitativamente e qualitativamente poco consistenti nelle quali risulta difficile organizzare la vita fraterna;

� lo scoraggiamento e la demotivazione di alcuni confratelli, dovuti spesso a esperienze negative del passato, difficolt� di adattamento nel presente, scadimento del senso di fede e carenze personali;

� problemi di convivenza tra confratelli distanti per et�, formazione, cultura e appartenenza etnica;

� la condizione di confratelli anziani o ammalati, che in alcuni casi trovano difficolt� per condividere la vita e la missione comunitaria;

� l�invadenza dei mezzi di comunicazione sociale, che tolgono tempi ai rapporti fraterni comunitari.

C. SFIDE

13.

Le difficolt� indicate sono riconducibili a tre ambiti che influiscono, a volte, in modo concomitante:

� scelte individuali e stili di vita che allontanano progressivamente dalla comunit�;

� un�impostazione della vita comunitaria che non favorisce la crescita umana e vocazionale dei confratelli, pregiudicando la possibilit� di �vivere e lavorare insieme�;

� la difficolt� della comunicazione interpersonale, per una insufficiente condivisione della vita e della missione, che indebolisce il senso di appartenenza e la identificazione con il progetto di vita salesiana.

Ci domandiamo pertanto:

Come favorire i processi di crescita umana e vocazionale dei confratelli in contesti culturali segnati da frammentazione, dispersione, relativismo e individualismo?

Come superare l�inerzia di schemi relazionali inadeguati che indeboliscono il senso di appartenenza e compromettono il clima fraterno della comunit�?

Come organizzare la vita e l�azione comunitarie, per migliorare la comunicazione e qualificare i rapporti personali ?

Quali processi attivare per apprendere ed esercitare il discernimento sia individuale che comunitario, cos� da favorire dialogo fraterno e condivisione?

D. ORIENTAMENTI OPERATIVI

Interpellati dalle suddette sfide, indichiamo i seguenti orientamenti operativi:

14.

Il Confratello, come primo responsabile della propria formazione, valorizzi il �Progetto personale di vita salesiana�, dedicando speciale attenzione ad alcuni elementi:

� la verifica della maturazione umana, spirituale e salesiana, grazie a processi di autovalutazione, di confronto con la Parola di Dio e di accettazione della correzione fraterna;

� la conoscenza e la pratica della spiritualit� del Sistema Preventivo, sorgente di relazioni nuove nella vita fraterna;

� la progressiva maturazione della identit� carismatica salesiana;

� la presenza, attiva e cordiale, negli incontri ordinari e straordinari che scandiscono la vita comunitaria;

� l�apertura all�altro e la disponibilit� alla condivisione.

15.

La Comunit� locale, quale luogo di crescita umana e vocazionale:

a) Valorizza la pratica del discernimento comunitario alla luce della Parola di Dio e delle Costituzioni. Per questo promuove atteggiamenti che ne favoriscano l�esercizio:

� apertura alla realt�, da vivere con spirito di fede e capacit� di ascolto;

� disponibilit� al dialogo fraterno, per facilitare e suscitare la partecipazione di tutti;

� ricerca paziente della convergenza, dell�unit� e della comunione.

b) Cura i momenti specifici della vita comunitaria: la preghiera comune, le assemblee, i ritiri, la revisione di vita, gli scrutini, i consigli, i tempi di distensione, la giornata della comunit�. In essi, anche tramite adeguate metodologie, aiuta i confratelli a:

� manifestare la ricchezza dei sentimenti del proprio vissuto interiore;

� condividere preoccupazioni e problemi, progetti ed attivit� educativo-pastorali;

� praticare l�ascolto, il dialogo, l�accettazione delle differenze e la correzione fraterna.

c) Elabora il Progetto di vita comunitaria salesiana, tenendo conto della situazione esistenziale dei confratelli e dando rilievo agli aspetti della formazione delle persone, della comunicazione e comunione e degli impegni stabiliti dal progetto educativo pastorale salesiano.

L�Ispettore e il suo Consiglio, attraverso la Commissione ispettoriale per la formazione (CIF), suggeriscono modalit� ed offrono sussidi per elaborare il �Progetto personale di vita salesiana� e il �Progetto di vita comunitaria salesiana�.

II. TESTIMONIANZA EVANGELICA

�Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Ges� e tutti essi godevano di grande simpatia�( At 4, 33).

A. CHIAMATA DI DIO

17.

Chiamati dal Padre, con la forza dello Spirito Santo seguiamo il Signore Ges� [14] , nostra regola vivente [15] . Illuminati dal mistero di Dio, che � comunit� di Amore, viviamo la sequela di Cristo in comunit�, in cui troviamo risposta alle profonde aspirazioni del cuore, siamo segni di amore e di unit� per i giovani [16] e la nostra vita comunitaria diventa esperienza quotidiana di spiritualit�. >

18.

La prima comunit� apostolica, che a volte con difficolt� cerca il suo cammino, rimane il riferimento fondamentale per tutte le nostre comunit�. La sua gioiosa testimonianza del Signore Risorto si esprime nella ricerca del Regno realizzato nel servizio fraterno, vissuto nella comunione e nella condivisione, proclamato nell�annuncio salvifico del Vangelo e celebrato nella preghiera in comune e nella frazione del pane.

19.

Allo stesso modo, le nostre comunit� diventano profezia per i giovani nel servizio generoso, nella fraternit�, nell�annuncio e nella festa. La loro esperienza di Chiesa, fondata sulla Parola e sull�Eucaristia, diviene fermento di comunione e di nuove comunit�, attraverso la testimonianza quotidiana di pienezza di vita e di felicit� che derivano dal Signore Risorto.

20.

La comunit� di Valdocco, guidata e animata da Don Bosco, ha cercato di vivere questa testimonianza in forma completa ed armoniosa. Nel sogno dei dieci diamanti Don Bosco stesso, rappresentando l�identit� del salesiano, ne ha tratteggiato le caratteristiche fondamentali e i pericoli a cui � esposta. Ogni comunit� � formata da uomini, immersi nella societ�, che esprimono la passione evangelica del �da mihi animas, cetera tolle� con l�ottimismo della fede, con la dinamicit� e la creativit� della speranza e con la bont� e la donazione totale della carit�. Questo impegno � sostenuto da una struttura spirituale forte ed essenziale, caratterizzata in particolare dalla dimensione ascetica dei consigli evangelici e da uno stile di vita laborioso e temperante.

21.

Seguendo l�esempio di Don Bosco, la comunit� testimonia tutta la forza educativa e pastorale della consacrazione, vivendo con entusiasmo e con gioia la totale donazione a Dio e ai giovani. Sperimentiamo che la fedelt� alla consacrazione � un processo in crescita costante e si esprime nella continua ricerca dell�ideale evangelico, avendo come modello il percorso della fede di Maria.

22.

L�attuale contesto � segnato dal secolarismo, dall�individualismo, dal consumismo e dall�edonismo, ma � anche attraversato da una pi� ampia sensibilit� al sacro, da una pi� chiara apertura al trascendente e da un impegno di concreta solidariet�.

Perci�, oggi pi� che mai le nostre comunit� sono chiamate a rendere visibile ai giovani specialmente i pi� poveri e bisognosi, il primato di Dio, che � entrato nella nostra vita, ci ha conquistati e ci ha messi a servizio del suo Regno, come segni e portatori del suo amore [17] . >

23.

Seguendo Cristo obbediente povero e casto nella radicalit� del Battesimo, la comunit� esprime le migliori energie della sua libert�, contesta l�idolatria del potere, dell�avere e del piacere e si rende in tal modo totalmente disponibile alla missione per i giovani. Nell�obbedienza ricerca la volont� di Dio attraverso il dialogo e la fedelt� al progetto comunitario e vive ed accoglie in spirito di famiglia il servizio dell�autorit�. Nella povert� mette in Dio tutta la sua fiducia, si apre alla comunione dei beni e alla solidariet�, promovendo progetti a favore dei poveri e condividendone la condizione. Nella castit� esprime il suo amore per Dio e la totale dedizione ai giovani, con quella purezza di cuore che � il distintivo che caratterizza la sua missione educativa e pastorale.

24.

Sostenuta dallesperienza di Dio e dalla totale dedizione per la salvezza dei giovani, la comunit� vive la grazia dell�unit�, che � dono dello Spirito Santo e sintesi vitale tra unione con Dio e dedizione al prossimo, tra interiorit� evangelica ed azione apostolica, tra cuore orante e mani operose [18] , tra esigenze personali e impegni comunitari. In tal modo si integrano armonicamente, nell�alleanza con Dio, la missione apostolica, la comunit� fraterna e la pratica dei consigli evangelici.

25.

Viviamo questa scelta nella certezza che essa concorre a costruire un modello alternativo di umanit� e di famiglia umana, nella prospettiva della speranza cristiana.

Rispondiamo cos� al dono di Dio con un cammino comunitario e personale di santit� verso la piena maturit� di Cristo, per mezzo del quale diventiamo segno e profezia dei valori ultimi del Regno di Dio, nello spirito delle Beatitudini.

B. SITUAZIONE

26.

Come frutto degli ultimi Capitoli Generali, le comunit� in genere cercano di vivere una spiritualit� salesiana sempre pi� autentica.

Si nota infatti una crescita:

� nell�identit� carismatica,

� nella conoscenza e nell�applicazione del Sistema Preventivo, anche fra i laici,

� nella valorizzazione della vita comunitaria,

� nell�assiduo lavoro tra i giovani, specialmente quelli a rischio,

lang=HU>� > nella cura data alle celebrazioni liturgiche e alle forme di preghiera,

lang=HU>� lang=HU>nello sforzo messo in atto da molti per vivere la grazia di unit�, armonizzando vita fraterna, preghiera e lavoro apostolico. lang=HU>

27.

Accanto a questi segni di crescita si nota anche la presenza di fenomeni negativi. Tra questi si segnalano:

� mancanza del senso comunitario della vita spirituale;

� assenza dai momenti di preghiera comunitaria;

� osservanza formale delle pratiche di piet�;

� ritrosia a condividere esperienze spirituali;

� efficientismo e individualismo;

� gestione non equilibrata dei tempi di lavoro, di vita comunitaria e di preghiera;

� stanchezza e scoraggiamento di fronte ad un mondo in continuo cambiamento.

28.

Nella pratica dei consigli evangelici ci sono esempi di gioiosa testimonianza individuale e comunitaria e di radicalit� fino al martirio.

� L�obbedienza � vissuta in spirito di fede e di umilt�, nell�ascolto reciproco e nello sforzo di costruire insieme il progetto comunitario.

lang=HU>� > La ricerca di uno stile di vita pi� semplice ed austero � resa visibile nell�accoglienza dei poveri, nel vivere nei contesti di povert�, nella solidariet� e nella trasparenza dell�amministrazione dei beni.

lang=HU>� La castit� si manifesta nella serena accettazione di s�, nella cordialit� dei rapporti, nella generosa disponibilit� al servizio, nella fedelt� della vita totalmente spesa per i giovani.

lang=HU>

29.

Allo stesso tempo, si rileva che le comunit� non sempre riescono a rendere leggibile la loro testimonianza e si notano:

� difficolt� a lavorare in �quipe sia tra gli stessi salesiani, che tra salesiani e laici, talvolta con atteggiamenti di autoritarismo;

� difficolt� di alcuni salesiani a cambiare incarico o casa;

� disparit� tra il livello di vita della comunit� religiosa e la situazione di vita della gente, tra casa e casa, talvolta con spreco dei beni di cui disponiamo, gestendo male le risorse che sono a servizio della nostra missione;

� situazioni di freddezza relazionale, incapacit� a stabilire rapporti autentici, compensazioni fuori della comunit�, ambiguit� di vita che compromettono la credibilit� delle scelte professate.

C. SFIDE

30.

All�origine della situazione precedentemente descritta sembrano esserci diverse cause, tra le quali le seguenti:

indebolimento nel riconoscere il primato di Dio, che porta la comunit� e il singolo confratello all�oscuramento delle motivazioni di fede e della coscienza di essere salesiani consacrati;

frammentariet� nella vita personale e comunitaria, che si manifesta nel sacrificare l�importante per l�urgente, e nell�incapacit� di armonizzare essere e fare, lavoro e preghiera, evangelizzazione ed educazione, iniziativa individuale e progettazione comunitaria;

mancanza di forza profetica della nostra consacrazione salesiana, che ne offusca la visibilit� rendendo le comunit� poco significative ed attraenti in senso vocazionale.

A queste cause corrispondono le seguenti sfide:

Come ravvivare continuamente ed esprimere il primato di Dio nelle comunit� e come condividere l�esperienza spirituale in esse, con i laici e i giovani?

Come mettere in atto oggi nuovi equilibri personali e comunitari tra i diversi aspetti della nostra vita per viverli nella grazia d�unit� in forma completa e armoniosa?

Come rendere radicale, profetica ed attraente la nostra testimonianza comunitaria della sequela di Cristo?


D. ORIENTAMENTI OPERATIVI

Alle sfide suindicate vogliamo rispondere assumendo, in particolare, i seguenti orientamenti operativi.

31.

Primato di Dio e condivisione dell�esperienza spirituale.

La comunit�, sull�esempio di Maria, si impegna a mettere Dio come centro unificante del suo essere ed a sviluppare la dimensione comunitaria della vita spirituale:

� favorendo la centralit� della Parola di Dio nella vita comunitaria e personale, mediante la lectio divina, la meditazione quotidiana, la Liturgia delle ore, le celebrazioni della Parola, la preparazione in comunit� della Eucaristia domenicale;

� celebrando l�Eucaristia quotidiana con gioia, creativit� ed entusiasmo e favorendo la celebrazione insieme di tutti i confratelli almeno una volta alla settimana;

� curando la qualit� della preghiera comunitaria, fino a diventare scuola di preghiera per se stessa, per i giovani, per i membri della Famiglia Salesiana e i collaboratori laici;

� promovendo revisioni di vita sulle Costituzioni e sugli elementi essenziali della spiritualit� salesiana;

� curando l�accompagnamento spirituale con la valorizzazione delle opportunit� care alla nostra tradizione: il sacramento della Riconciliazione, la direzione spirituale, il colloquio fraterno;

� creando tra i confratelli un clima che favorisca lo scambio delle proprie esperienze di fede;

� favorendo l�integrazione tra il progetto personale e quello comunitario, curando la loro interrelazione e condivisione

[19]

.

32.

Cura della grazia d�unit�.

� praticando il discernimento evangelico come atteggiamento di ricerca della volont� di Dio, attraverso il dialogo comunitario e coerenti processi decisionali ed esecutivi[20] ;

� verificando periodicamente l�equilibrio tra impegni di lavoro, esigenze di vita comunitaria, tempi di preghiera, di studio e di riposo.

33.

Testimonianza comunitaria della sequela radicale di Cristo.

La comunit� si impegna a garantire che i consigli evangelici rendano trasparente la gratuit�, l�offerta incondizionata della vita, l�amore senza misura e senza risparmio, soprattutto per i pi� poveri:

� esplicitando il valore umanizzante dei consigli evangelici per viverli con gioia e con coerenza [21] ;

� verificando in comunit� la loro pratica, attraverso periodici scrutini. A tale scopo il Dicastero della formazione preparer� concrete linee guida;

� educando i suoi membri all�uso appropriato dei mezzi di comunicazione sociale, includendo i pi� recenti come Internet, DVD, ecc. e verificando il loro uso positivo ed apostolico.

34.

Centralit� dell�obbedienza.

La comunit� favorisce una profonda vita nello Spirito, il senso della missione ed un efficace inserimento di ogni confratello nel progetto pastorale ed educativo comunitario:

� promovendo il dialogo tra i suoi membri, attraverso l�assemblea comunitaria, il giorno della comunit�, gli incontri del Consiglio locale ed avvalendosi anche, quando necessario, di opportune consulenze;

� coinvolgendo pi� efficacemente tutti i confratelli nel nucleo animatore della CEP e nell�elaborazione ed applicazione del PEPS;

� orientando i confratelli, nella loro scelta di qualificazione professionale, a conformarsi ai bisogni dell�Ispettoria, in dialogo con l�Ispettore;

� rilanciando la pratica del colloquio fraterno con il direttore, centro di unit� e di orientamento pastorale per tutti i confratelli.

35.

Concretezza della povert�.

La comunit� s�impegna a testimoniare uno stile di convivenza ispirato alla povert� di Cristo e al suo Vangelo:

� manifestando l�austerit� profetica attraverso un modo di vivere semplice, sobrio e modesto, tenendo conto dell�ambiente in cui si vive [22] , con un lavoro assiduo, sacrificato e disposto a svolgere anche i servizi pi� umili [23] ;

� vivendo lo spirito di distacco e di fiducia nella Provvidenza, con la trasparenza nella disponibilit� e nell�uso del denaro e facendo il bilancio preventivo con criteri di austerit�;

� facendo della solidariet� un principio regolatore del proprio vivere ed agire, con un'autentica condivisione nell'ambito della comunit� locale ed ispettoriale, venendo anche incontro ai bisogni di altre Ispettorie;

� aprendosi ai bisogni dei giovani, soprattutto i pi� poveri, mettendo vita, tempo e strutture al loro servizio, e collaborando con le persone e gli organismi che si impegnano per la promozione sociale e lottano per la giustizia.

36.

Splendore della castit�.

La comunit� irradia la sua testimonianza di castit� e la offre ai giovani d�oggi come un segno profetico del Regno di Dio e proclamazione della dignit� di ogni persona:

� creando un ambiente di fraternit�, sereno e gioioso, che stimola la crescita della vera amicizia tra i confratelli e diventa segno della felicit� della donazione per il Regno [24] ;

� puntando su uno stile di vita temperante e laborioso, nutrito di ascesi e di prontezza al servizio, come espressione concreta dell�amore illimitato a Dio e ai giovani;

� proponendo ai giovani programmi di educazione all�amore e di valorizzazione della castit� [25] ;

� stabilendo, sia a livello di Congregazione che a livello di Ispettoria, norme di comportamento, a cui tutti i confratelli si devono conformare, allo scopo di prevenire scandali per abusi sessuali, avvalendosi anche delle opportune consulenze legali e scientifiche;

� offrendo ai confratelli, particolarmente a quelli in difficolt�, accompagnamento, comprensione, spazio di ricupero e quegli interventi, anche a livello ispettoriale, che sono necessari;

� impegnandosi nella protezione dei minori, collaborando anche con persone ed organismi che lavorano per i diritti dei bambini e giovani che sono vittime di sfruttamento sessuale.

III. LA PRESENZA ANIMATRICE TRA I GIOVANI

�Ed ora, ecco: io vi affido a Dio

e alla parola che vi annuncia il suo amore.

Egli ha il potere di farvi crescere nella fede

e di dare tutto quello che ha promesso

a quelli che gli appartengono� (At 20, 32).

A. CHIAMATA DI DIO

37.

�Vicino o lontano io penso sempre a voi. Un solo � il mio desiderio: quello di vedervi felici nel tempo e nell�eternit�... Sento, o cari miei, il peso della mia lontananza da voi e il non vedervi e il non sentirvi mi cagiona pena quale voi non potete immaginare... siete l�unico e il continuo pensiero della mia mente� [26] . Questo sentimento del cuore paterno di Don Bosco, riletto oggi da noi Salesiani del Terzo Millennio, � un richiamo urgente a sognare e progettare con speranza, in fedelt� al �criterio oratoriano� [27] , la nostra presenza tra i giovani: una presenza fatta di vicinanza effettiva, di partecipazione, di accompagnamento, di animazione, di testimonianza, di proposta vocazionale nello stile dell�assistenza salesiana [28] .

Sulle orme di Don Bosco, vogliamo rispondere alla chiamata di Ges� ad essere, nella Chiesa di oggi, segno profetico e portatori gioiosi dell�amore del Padre ai giovani [29] . Dio ci chiama non soltanto ad essere una comunit� per i giovani, ma con i giovani, �specialmente i pi� poveri, abbandonati e pericolanti� [30] . I giovani, ai quali apriamo il nostro cuore salesiano, ci chiedono di accogliere le loro richieste: essi vogliono che spalanchiamo con semplicit� e familiarit� le nostre porte e usciamo incontro a loro, che ne condividiamo la vita camminando insieme, ne comprendiamo i valori, ne accogliamo le preoccupazioni e sappiamo offrire loro spazi di partecipazione.

Per questo ci impegniamo a risvegliare nei giovani la ricerca di senso e ad aiutarli a trovare una risposta: ci proponiamo di essere scuola di vita, che solleva interrogativi e d� ragioni di speranza, vive e celebra la presenza di Cristo Risorto, comunica la propria esperienza di fede e forma discepoli, accompagnando la loro crescita fino a �sviluppare la loro vocazione umana e battesimale con una vita quotidiana progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo [31] .

Animati dalla carit� del Buon Pastore [32] , avendo Maria come Madre e Maestra, ricerchiamo con fiducia un progetto educativo pastorale comune e una metodologia che sappia immettere nell�educazione i valori del Vangelo, che ponga attenzione ai processi educativi pi� che alle attivit�, alle persone pi� che alle strutture, alla fraternit� pi� che alla funzione.

La passione per Dio e per i giovani ci spinge a essere �casa e scuola di comunione� [33] , vivendo la nostra vocazione che irradia gioia e promuove partecipazione, che � capace di suscitare numerose forze apostoliche, con le quali condividiamo lo spirito e la missione di Don Bosco nella Chiesa locale e nel territorio: i laici della CEP, i gruppi della Famiglia Salesiana, i giovani pi� impegnati>.

B. SITUAZIONE

38.

Dove esiste una comunit� salesiana, � presente un dono di Dio: esperienza di fede e di comunione, rete di relazioni, molteplici forme di servizio ai giovani.

La comunit� rende visibile la presenza salesiana, la anima e ne promuove la crescita. Anche se non � possibile identificare missione ed opera, la presenza salesiana tra i giovani d� forma ad un�opera e pu� essere da questa manifestata.

La presenza si esprime progressivamente come capacit� di accoglienza e comunione, come impegno di educazione ed evangelizzazione, come proposta di accompagnamento e ricerca vocazionale.

39.

Presenza che accoglie e costruisce comunione.

Si avverte la necessit� di essere presenti tra i giovani nello stile tipico del Sistema Preventivo, anche in quelle comunit� che hanno un numero ridotto di confratelli o sono segnate dall�invecchiamento o dalla malattia. Spesso per� le preoccupazioni organizzative e gestionali fanno s� che, di fatto, alcuni salesiani siano lontani dai giovani. Inoltre, non mancano confratelli che per progetti individuali o di comodo si stanno allontanando dalla realt� giovanile.

Si riconosce che nelle comunit� � presente una positiva attenzione alle nuove e antiche povert� giovanili, ma si rilevano anche segni di attaccamento al passato, atteggiamenti difensivi di fronte alle sfide del presente e del futuro, talvolta una ancor insufficiente sensibilit� verso le nuove povert� e mancanza di qualificazione per affrontare le sfide dell�emarginazione, anche se in questo ambito si sono fatti buoni progressi rispetto al sessennio precedente.

La comunit� salesiana, pi� convinta di avere un compito carismatico nel nucleo animatore, ha dato vita a nuove forme di coinvolgimento dei laici, soprattutto attraverso la formazione e l�animazione della CEP, la condivisione con i volontari, l�elaborazione del PEPS. � anche migliorata la sensibilit� per la Famiglia Salesiana, ma si avverte l�esigenza di crescere verso una maggiore corresponsabilit� per una pi� efficace condivisione della missione.

40.

Presenza che educa ed evangelizza.

L�accoglienza della proposta evangelica � favorita dalle risorse presenti nei giovani di oggi, particolarmente dalla ricerca d�interiorit�, da una speciale adesione ai nuovi valori e da molteplici forme di servizio nel volontariato. A volte, per�, l�incidenza della nostra proposta � indebolita da comunit� che non vivono un�intensa esperienza spirituale con chiaro riferimento alle motivazioni evangeliche e autentica carit� pastorale.

Si constata, inoltre, che oggi i rapporti tendono ad essere fugaci e superficiali. La quantit� delle possibilit� comunicative non sempre corrisponde alla qualit� relazionale: ci� si ripercuote anche nelle relazioni della comunit� salesiana con i giovani.

C�� anche il pericolo che la missione sia identificata con le opere, e queste con le strutture e i servizi. Allora ai giovani riesce difficile percepire la comunit� come forma alternativa di vita, sfida alle proposte della societ� e concreta profezia di futuro.

La nostra presenza ottiene in molti luoghi una positiva incidenza sociale, politica e culturale, anche se il nostro servizio educativo e pastorale non sempre raggiunge i risultati sperati. Ci sono comunit� che hanno difficolt� ad armonizzare la vita comunitaria con un senso aperto di missione, che porti a rispondere alle emergenze e a progettare nuove forme di servizio.

41.

Presenza che accompagna e diviene proposta vocazionale

Azione e riflessione hanno dato vita in questi anni a piani vocazionali sia locali che ispettoriali; maggior attenzione � stata data alle proposte formative; pi� ampio � stato il coinvolgimento dei giovani nei gruppi e nel Movimento Giovanile Salesiano. Non sempre abbiamo saputo coinvolgere la famiglia, come primo luogo di crescita vocazionale.

� cresciuta l�attenzione nei confronti di tutte le vocazioni della Chiesa e della Famiglia Salesiana in particolare, e la convinzione che una vera pastorale giovanile � sempre vocazionale.

Riconosciamo che i nostri ambienti sono ricchi di potenzialit� e risorse vocazionali, ma rimane la difficolt� di presentare e di far recepire la vita come vocazione e missione e la fatica di accompagnare personalmente i giovani. Per noi salesiani resta sempre un impegno prioritario testimoniare la vocazione di apostoli consacrati nella sua duplice e complementare forma, sacerdotale e laicale [34] .

I contesti socio-culturali, l�attuale struttura di alcune opere e una certa stanchezza spirituale di alcuni SDB e comunit�, sono all�origine di un indebolimento del cammino di fede e dei processi formativi e vocazionali dei giovani ed anche del calo numerico cui fanno riferimento molti Capitoli Ispettoriali.

C. SFIDE

42.

La presenza salesiana � una realt� dinamica, una rete di relazioni, un insieme di progetti, e di processi, attivati dalla carit� pastorale e realizzati con i giovani, i laici e la Famiglia Salesiana. Si � reso sempre pi� palese che il soggetto di tale presenza non � esclusivamente la comunit� salesiana.

A partire da questa constatazione, sembrano fondamentali le seguenti sfide.

43.

Presenza che accoglie e costruisce comunione.

La comunit� salesiana � chiamata a rinnovare la qualit� della sua presenza in mezzo ai giovani, a costruire comunione e partecipazione con i laici, ad inserirsi attivamente nel territorio.

Quale modello comunitario facilita la nostra presenza tra i giovani?

Qual � la nostra presenza nella CEP e nella Famiglia Salesiana come comunit� carismatica, e con quali tempi, quali modalit� di intervento e quali compiti?

Qual � la nostra presenza nelle istituzioni dove si decide sulla condizione giovanile?

44.

Presenza che educa ed evangelizza.

La comunit� salesiana � chiamata ad essere presenza che educa ed evangelizza e a diventare annuncio profetico tra i giovani che vivono in contesti di secolarizzazione, globalizzazione e frammentazione.

In un mondo secolarizzato, pluriculturale e multireligioso, che cerca nuove esperienze spirituali e che vive l�irrilevanza della fede:

Come pu� la comunit� contribuire a creare ambienti di forte impatto per fare esperienza dei valori evangelici, per offrire opportunit� di dialogo interreligioso, per promuovere momenti di interculturalit�, che aiutino i giovani a realizzare progressivamente la sintesi tra la fede, la cultura e la vita?

Come pu� la comunit� condividere con i giovani esperienze che siano ricche di senso, ma che siano espresse nei loro linguaggi e nelle nuove forme comunicative?

Nella tendenza alla globalizzazione, che genera gravi situazioni di povert� e stridenti esclusioni economiche e sociali e che offre nuove opportunit� di solidariet�:

Come pu� la comunit� rendere significative strutture e risorse nel servizio ai giovani pi� poveri, per annunciare loro l�amore di Dio e per favorire la loro promozione?

Come pu� la comunit� trasmettere ai giovani che vivono in un contesto di benessere il valore della povert� evangelica e della sobriet� di vita, aiutarli nella ricerca delle cause che generano povert�, farli crescere nell�impegno di solidariet� con gli ultimi?

Nell�attuale cultura complessa e frammentata, che pu� provocare dispersione e che valorizza le particolarit� e la pluralit�:

Come pu� la comunit� realizzare processi di discernimento e di conversione pastorale e passare da una pastorale di attivit� e di urgenze ad una pastorale di processi?

Come pu� la comunit� superare la frammentazione degli interventi e realizzare un lavoro progettuale unitario e organico?

45.

Presenza che accompagna e diventa proposta vocazionale.

La comunit� salesiana � chiamata a farsi proposta vocazionale per i giovani ed a promuovere interventi educativi e pastorali che permettano l�incontro personale con loro.

Come pu� la comunit� essere proposta vocazionale per aiutare il giovane a cogliere la vita come dono e compito, espressione della �sequela Christi�?

Come pu� la comunit� fare la proposta vocazionale al giovane, in modo che arrivi alla scoperta e all�accoglienza del progetto che Dio ha su di lui?

Come pu� la comunit� realizzare la presenza educativa che promuova l�incontro personale e offrire continuit� nell�accompagnamento vocazionale?


D. ORIENTAMENTI OPERATIVI

Abbiamo individuato un insieme di orientamenti operativi, che aiuteranno la comunit� a rispondere alle sfide ed a costruire una presenza salesiana secondo la chiamata di Dio.

46,

Presenza che accoglie e costruisce comunione.

La comunit� salesiana � una comunit� fraterna ed apostolica, ispirata al criterio oratoriano di Don Bosco [35] . Con la nostra presenza animatrice tra i giovani e i laici, costruiamo comunione e promuoviamo la missione che deve essere sentita da tutti come unica e comune.

La comunit� ripensa la sua presenza in mezzo ai giovani, affinch� sia diretta, accogliente, gratuita:

� organizzando la vita e le strutture della comunit� intorno alla presenza dei giovani, rivedendo orari di vita e di preghiera, per creare un ambiente che attiri e faciliti il contatto diretto con loro;

. recuperando il valore dell�assistenza salesiana, affinch� non solo siamo per i giovani, ma con i giovani, privilegiando i compiti propri della nostra responsabilit� carismatica;

� rendendo visibile la comunit� salesiana tra i giovani, aprendola all�accoglienza e alla convivenza per quanti desiderano conoscere pi� da vicino la nostra vita;

� attivando iniziative adeguate per andare incontro in modo particolare ai giovani emarginati.

 

La comunit� salesiana diventa fermento di comunione tra i giovani e i laici:

� programmando e rivedendo le linee essenziali dell�azione educativa pastorale nel progetto comunitario, per garantire l�unit� dell�azione, la convergenza dei criteri, l�armonia tra le persone;

� progettando e verificando il PEPS, secondo una metodologia che favorisca la corresponsabilit� di quanti a vario titolo condividono la missione educativa;

� approfondendo l�impegno della formazione insieme, tra salesiani e laici, mediante processi adeguati che promuovano la condivisione di criteri e di obiettivi e il senso organico della nostra azione;

� vivendo maggiormente la spiritualit� salesiana tra i giovani e i laici e assicurando spazi e tempi per i rapporti personali e la condivisione dello spirito salesiano;

� curando con attenzione particolare la pedagogia di ambiente.

La comunit� diventa presenza animatrice nel territorio:

� dando pi� attenzione ai nuovi spazi d�incontro dei giovani;

� promovendo la collaborazione con i vari gruppi della Famiglia Salesiana, come via per assumere la mentalit� della responsabilit� comune nella missione giovanile;

� collaborando con istituzioni ecclesiali e civili nel campo dell�educazione, della pastorale giovanile, della comunicazione sociale;

� curando un maggiore inserimento in contesti multiculturali e plurireligiosi, attraverso la conoscenza delle lingue, il dialogo, le esperienze di comunit� internazionali;

� confrontandosi e dialogando con la cultura giovanile del luogo in cui opera.

47.

Presenza che educa ed evangelizza.

Nella variet� dei contesti la comunit� salesiana diventa annuncio profetico con la propria vita ed azione e fa crescere una presenza che educa ed evangelizza; essa crea ambienti di forte carica spirituale, prende coscienza della realt� della povert� e promuove progetti e processi di crescita per i giovani.

In un contesto secolarizzato la comunit� salesiana favorisce la creazione di ambienti di forte carica spirituale:

� proponendo e vivendo momenti di intensa esperienza spirituale con i giovani: Eucaristia, Riconciliazione, �lectio divina�, preghiera, incontri, ritiri;

� coinvolgendo la CEP nell�ideazione, nella conduzione e nella verifica dei processi di educazione e di evangelizzazione, in vista della coerenza di vita e dell�impegno per il Regno;

� curando nella CEP la formazione di giovani impegnati nell�azione civile ed ecclesiale, cos� da promuovere una societ� pi� giusta e solidale secondo l�ispirazione cristiana;

� partecipando a momenti di incontro del MGS e valorizzando i gruppi quale spazio privilegiato per percorsi di spiritualit� e di missionariet� giovanile;

� favorendo la partecipazione attiva dei giovani pi� maturi, per renderli protagonisti dell�evangelizzazione dei coetanei.

In un mondo globalizzato la comunit� salesiana prende coscienza della realt� della povert� e dell�ingiustizia e si impegna ad educare ed evangelizzare con metodologie appropriate i giovani che vivono sia in un contesto di povert� che in un contesto di benessere:

� assumendo uno stile di povert� e di condivisione con i poveri;

� mirando a realizzare trasparenza economica e giustizia nei rapporti di lavoro nella CEP;

� studiando con i giovani gli elementi essenziali della dottrina sociale della Chiesa per un inserimento responsabile nella societ�;

� offrendo proposte di qualit� per educare alla giustizia e solidariet� i giovani, sia quelli che vivono in contesti di povert�, sia quelli che vivono in contesti di benessere, mediante la ricerca delle cause dell�ingiustizia e in vista dell�assunzione di impegni concreti.

In una cultura complessa e frammentata la comunit� salesiana si impegna ad operare con progetti e a passare da una pastorale di attivit� ad una pastorale di processi:

� superando la visione che riduce la pastorale ad un settore della nostra azione o ad un�attivit� specifica di formazione religiosa;

� maturando una concezione di pastorale che comprenda l�integralit� dei contenuti, degli interventi, della metodologia; il rispetto dei ritmi di maturazione dei giovani; l�attenzione alle diverse aree di crescita;

� assumendo la mentalit� del lavoro in �quipe, per andare oltre la visione settoriale nello svolgimento di ruoli e di compiti;

� verificando l�assimilazione degli orientamenti del CG23 a riguardo dell�educazione integrale dei giovani e della progettazione e realizzazione dei processi educativi e pastorali;

� aprendosi a forme di educazione e di evangelizzazione, che valorizzino la comunicazione sociale come nuovo spazio vitale di aggregazione dei giovani.

48.

Presenza che accompagna e diventa proposta vocazionale.

La comunit� salesiana promuove la scelta vocazionale del giovane attraverso la sua testimonianza di vita; anima la comunit� educativa pastorale perch� diventi luogo di crescita vocazionale del giovane; attua una metodologia dell�accompagnamento e della proposta vocazionale.

La comunit� salesiana prende a cuore il suo ruolo nel processo di crescita vocazionale e di accompagnamento del giovane:

� testimoniando in comunit� la vocazione del salesiano prete e del salesiano coadiutore in modo visibile, gioioso e attraente;

� condividendo con i giovani alcuni momenti della vita della comunit�: la festa, l�amicizia, la mensa, la preghiera, la nostra storia, i progetti, l�impegno missionario;

� favorendo esperienze di volontariato, come valida opportunit� di orientamento e discernimento vocazionale;

� mettendo in atto un piano esplicito di accompagnamento e proposta vocazionale a livello locale, che armonizzi le esperienze in modo organico, coinvolga e qualifichi i confratelli per l�accompagnamento spirituale, valorizzi la presenza dei giovani confratelli;

� avendo speciale attenzione alla figura del salesiano coadiutore.

La comunit� salesiana anima la CEP come luogo privilegiato dell�accompagnamento e della scelta vocazionale del giovane:

� facendo della CEP una comunit� di fede, che promuova la comunione tra le varie vocazioni e sviluppi una qualificata formazione religiosa;

� creando un clima di famiglia e di accoglienza;

� partecipando al MGS mediante la cura degli animatori, l�opzione per adeguati itinerari di fede, la proposta di esperienze di apostolato e di servizio missionario;

� organizzando un��quipe di animatori nell�ambito della CEP, aperta alla Famiglia Salesiana, che motivi, stimoli e accompagni esperienze di sensibilizzazione e di impegno secondo le molteplici vocazioni;

� animando, a partire dalla CEP, un�adeguata pastorale familiare, in particolare per quei genitori che hanno figli impegnati nel cammino di fede e in situazione di discernimento vocazionale.

La comunit� salesiana mette in atto la metodologia dell�accompagnamento e della proposta vocazionale:

� animando un processo vocazionale che armonizzi le varie componenti: la testimonianza di valori evangelici all�interno della CEP; la presenza in mezzo ai giovani; la proposta esplicita di accompagnamento; il cammino formativo; l�esperienza di Dio vissuta nel servizio; la decisione vocazionale;

� promovendo iniziative che assicurino la continuit� del processo: dialogo con gli educatori; gruppi di ricerca vocazionale per fasce d�et�; accompagnamento vocazionale dei giovani adulti; formazione degli animatori nel loro discernimento vocazionale;

� rivalutando gli elementi della tradizione pedagogica salesiana: vita di gruppo, dialogo personale, direzione spirituale, discernimento vocazionale;

� proponendo per la crescita vocazionale del giovane alcune esperienze spirituali tipicamente salesiane: l�impegno per la Chiesa, la preghiera personale, la partecipazione assidua ai sacramenti dell�Eucaristia e della Riconciliazione, l�amore a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco.

IV. LA COMUNIT� SALESIANA LUOGO PRIVILEGIATO DI FORMAZIONE E ANIMAZIONE

�Avrete forza dallo Spirito Santo che scender� su di voi
e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra� (At 1, 8).
�Vegliate quindi su voi stessi e su tutto il gregge, sul quale lo Spirito Santo vi ha costituiti...� (At 20,28).

A. CHIAMATA DI DIO

Siamo convinti che Dio ci chiama a vivere in comunit� fraterne, seguendo il modello del discepolato vissuto dai dodici e animato da Ges�.

Don Bosco � per noi padre, modello e maestro. Tramite lo studio, la preghiera e l�esperienza concreta egli impar� ad affrontare la realt�, a valutarla ed a trovare le risposte adeguate agli eventi e alle situazioni nuove. Con le sue doti umane e spirituali, radun� attorno a s� una comunit� fraterna ed apostolica, in costante crescita vocazionale.

Le comunit� salesiane di oggi vogliono continuare lo spirito della comunit� di Don Bosco e dei primi salesiani. Per noi la comunit� � un vero focolare dove, in clima di fraternit�, ci sosteniamo gli uni gli altri nel cammino di crescita personale e vocazionale, secondo le diverse tappe e stagioni della vita. La vita comunitaria � gi� in se stessa formativa.

50.

Interpellati dai giovani e sospinti dal dinamismo di un mondo che cambia, ci sforziamo di aggiornare e approfondire il nostro impegno vocazionale. In questo contesto, il dialogo con i laici e l�impegno per la crescita della CEP diventano per noi un cammino di formazione e di promozione del nostro carisma.

51.

Sollecitate dal vasto movimento di rifondazione della vita consacrata e in ascolto dei segni dei tempi, le nostre comunit� avvertono la necessit� di una continua trasformazione di mentalit�, degli stili di vita, dei criteri e delle metodologie educativo-pastorali, nonch� delle strutture, in costante fedelt� al carisma originario. Per questo, si sentono chiamate a uno sforzo solidale di riflessione e di dialogo, di sperimentazione e di confronto, di decisioni e di verifica, che assicuri una formazione continua.

52.

Il Direttore, padre, maestro, fratello ed amico, � riconosciuto e sostenuto dai confratelli come il punto di riferimento nel vissuto quotidiano, e animatore della loro fedelt� e crescita vocazionale. Egli unisce, guida ed incoraggia tutta la comunit� a vivere in profondit� la propria vocazione alla santit� nello spirito di Don Bosco [36] .

B. SITUAZIONE

53.

La situazione si presenta con i seguenti aspetti positivi.

In molte comunit� i confratelli si dimostrano aperti alla formazione e al cambiamento. Il desiderio di crescita vocazionale si realizza:

� nell�amore fraterno e vicendevole, nella comprensione e nella mutua accettazione, nella preghiera comunitaria, nella collaborazione per ideare e realizzare il progetto comune, nel dialogo;

� nella partecipazione a particolari momenti comunitari, come l�assemblea ispettoriale e comunitaria, la giornata della comunit�, i ritiri mensili e trimestrali, gli esercizi spirituali.

Si evidenziano anche alcune peculiari sensibilit�, che contribuiscono alla formazione:

� la responsabilit� per la propria crescita umana e spirituale;

� la capacit� di condividere con i confratelli il proprio vissuto interiore;

� l�attenzione alla dimensione umana ed affettiva della persona;

� il desiderio non solo di educare i giovani, ma di lasciarsi educare da essi;

� la mentalit� progettuale, che porta ad un sempre pi� ampio coinvolgimento;

� l�impegno per l�inculturazione e per l�inserimento nel contesto sociale ed ecclesiale.

In diverse parti della Congregazione viene data una valutazione positiva del ministero del direttore, mentre si segnalano alcune condizioni che ne favoriscono l�esercizio:

� il suo ruolo come uomo dell�unit� e della fraternit�;

� la capacit� di condurre la comunit� su linee di rinnovamento e di risposta ai problemi del mondo d�oggi, in sintonia con il magistero della Chiesa e con le indicazioni della Congregazione;

� l�attenzione degli Ispettori e dei loro Consigli e la partecipazione dei confratelli nella scelta dei direttori;

� la preparazione del direttore per il suo ministero;

� il sostegno personale offerto al direttore da parte dell�Ispettore.

54.

In alcune comunit� si lamentano tuttavia difficolt� e incertezze dovute a:

� l�influsso della cultura odierna, con i suoi fenomeni di secolarismo, relativismo, edonismo e individualismo;

� l�indebolimento della fede, che si manifesta nell�affievolimento della vita di preghiera, della fedelt� alla celebrazione eucaristica quotidiana e del sacramento della Riconciliazione, nella lettura degli avvenimenti della vita e della storia in base a criteri non evangelici, nella diminuzione dell�entusiasmo per l� evangelizzazione;

� l�immaturit� umana, la fragilit� psicologica, la superficialit� nelle relazioni, l�insufficiente comunicazione e dialogo;

� l�insufficienza numerica e qualitativa, la poca collaborazione tra i confratelli, lo scarso collegamento tra i diversi ruoli nella comunit� e nella missione, una inadeguata distribuzione di compiti, la mancanza di equilibrio tra lavoro, studio, preghiera;

� l�incapacit� di accompagnarsi tra fratelli nella crescita, di aiutarsi nelle difficolt�, di sostenersi anche con la correzione fraterna;

� la crisi del �colloquio fraterno� con il direttore;

� l�insufficiente attenzione ai confratelli giovani e in formazione iniziale;

� la discontinuit� tra la formazione iniziale e quella permanente;

� la molteplicit� di impegni del direttore o la mancata gerarchizzazione di essi, che limitano la disponibilit� di energie e di tempo a servizio dei confratelli; talora, l�assenza, anche frequente, del direttore dalla comunit�;

� la tendenza da parte del direttore a fare pi� che a far fare;

� in alcuni casi, la sua inadeguata preparazione.

C. SFIDE E ORIENTAMENTI OPERATIVI

1. LA COMUNIT�: LUOGO DI FORMAZIONE E ANIMAZIONE

SFIDE

55.

L�analisi della situazione evidenzia la presenza di molteplici sfide, tra le quali sembrano prioritarie le seguenti:

Quali atteggiamenti favorire per un effettivo cambiamento di mentalit� e l�apertura al rinnovamento?

A quali condizioni � possibile assicurare e migliorare l�impegno di tutti i confratelli alla formazione continua?

Quali esperienze salesiane privilegiare e promuovere per arricchire la formazione in comunit�?

Come valorizzare il vissuto quotidiano nella sua dimensione formativa?

ORIENTAMENTI OPERATIVI

Si indicano particolarmente i seguenti, come risposta alle sfide evidenziate e in prospettiva di futuro:

56.

Migliorare l�impegno di tutta la comunit� nella formazione:

� Abilitando i confratelli in formazione iniziale ad acquisire le convinzioni e gli atteggiamenti necessari per la formazione permanente;

� Coinvolgendo tutti i confratelli in quei processi che promuovono il confronto, il dialogo, la ricerca: programmazione comunitaria, verifica sistematica della vita e dell�azione della comunit�;

� incoraggiando e accompagnando ogni confratello nell�impegno per la propria formazione mediante il progetto personale di vita.

57.

Privilegiare alcuni ambiti di formazione:

� la maturazione umana, specialmente quella affettiva;

� l�identit� vocazionale cristiana e salesiana [37] ;

� la comprensione e l�apprezzamento del Sistema Preventivo come via di santit� salesiana;

� l�abilitazione a lavorare in �quipe, anche con i laici, ed a formulare progetti e individuare processi;

� la conoscenza del contesto culturale e della realt� giovanile, per la inculturazione dei valori evangelici e del carisma salesiano.

58.

Valorizzare il vissuto quotidiano:

� animando la comunit� ad una spiritualit� di comunione [38] , prerequisito di ogni collaborazione e condivisione;

� coinvolgendo tutte le risorse della comunit� in vista della missione comune;

� favorendo la crescita dell�identit� religiosa attraverso i momenti comunitari, e in particolare gli incontri di programmazione e di verifica, le assemblee comunitarie, la giornata della comunit�;

� aiutando i confratelli a trovare tempi e ritmi giusti per superare l�attivismo e la superficialit� e programmando con cura momenti per lo studio, la lettura personale, la riflessione comunitaria, la condivisione, la preghiera, la ricreazione e il riposo.

59.

Per realizzare queste linee si propone:

A livello mondiale

Il Consigliere generale per la formazione con la sua �quipe:

� continua a presentare opportunamente e a valorizzare la nuova Ratio;

� coordina e rafforza i centri di formazione permanente nazionali ed internazionali;

� promuove la valorizzazione dei luoghi salesiani per momenti di formazione, anche per i diversi contesti culturali e linguistici.

60.

A livello ispettoriale

� La Commissione ispettoriale per la formazione elabora il programma annuale per la formazione permanente, con attenzione speciale all�area affettiva e alla capacit� di rapporti interpersonali.

� Il delegato per la formazione coordina programmi specifici per rispondere ai bisogni di vari gruppi di confratelli, non trascurando gli ammalati e gli anziani, per aiutarli a vivere con serenit� e spirito di fede la loro situazione.

� L�Ispettore con il suo Consiglio cura l�elaborazione del progetto ispettoriale per la qualificazione del personale, d�intesa con la commissione della formazione ed in dialogo con i confratelli. Si preoccupa di dare il peso dovuto agli studi filosofici, pedagogici, teologici, salesiani, professionali e accademici.

� Si predispone e si favorisce da parte di ogni Ispettoria l�effettiva possibilit� di accedere alle fonti della nostra spiritualit�.

� Dove si giudica conveniente, le case di formazione iniziale siano aperte anche al servizio e sostegno della formazione permanente di altri confratelli, dei membri della Famiglia Salesiana e dei collaboratori laici.

� I confratelli tirocinanti, i coadiutori che hanno appena compiuto la formazione iniziale e i sacerdoti nei primi anni del loro ministero pastorale vengano mandati nelle comunit� che hanno una sufficiente consistenza, sia qualitativa che quantitativa, e che siano in grado di accompagnarli nella loro crescita.

� Ai confratelli siano offerti congrui periodi di ricarica ed esperienze spirituali atte a sostenerli nelle varie fasi della vita.

� Sin dall�inizio della formazione i confratelli siano introdotti a diverse forme di apprendimento cooperativo (cooperative learning).

61.

A livello comunitario

� Fondamentale sorgente di formazione spirituale rimangono: la celebrazione quotidiana dell�Eucaristia, il sacramento della Riconciliazione, la Liturgia delle ore, la meditazione, la devozione a Maria Ausiliatrice e ai santi della Famiglia Salesiana, e altre forme di preghiera.

� La lectio divina, personale e comunitaria, sia favorita come strumento di crescita della vita della comunit� e �scuola di preghiera� per i confratelli, i laici e i giovani, specialmente nei tempi forti dell�anno liturgico.

� Siano valorizzati la giornata della comunit�e i vari raduni comunitari. Queste occasioni siano adeguatamente preparate e programmate, in modo che diventino una opportunit� efficace di crescita spirituale e di condivisione delle proprie esperienze personali.

� Il progetto comunitario nasce dall�apporto di tutti i confratelli, in modo che sia veramente condiviso e puntualmente verificato.

� Anche agli effetti della formazione, le singole comunit� pongano in atto tutte quelle misure ritenute utili alla salvaguardia, al riordino e all�arricchimento delle loro biblioteche e degli archivi documentari.

62.

A livello personale

� Il confratello dia la priorit� ai tempi di preghiera, di riflessione personale e di ritiro, alla giornatasettimanale della comunit� e ai raduni per la programmazione e la verifica.

� Valorizzi la direzione spirituale, sia personale che comunitaria.

� Sviluppi, anche con l�aiuto delle scienze umane, le capacit� e gli atteggiamenti di autoconoscenza e autostima.

� Il progetto personale di vita [39] pu� diventare argomento del colloquio col direttore.

2. IL DIRETTORE: ANIMATORE DELLA COMUNIT�

SFIDE

63.

Nella situazione attuale varie sono le sfide per l�adeguato esercizio del ministero del direttore, tra le quali queste sembrano le pi� rilevanti:

Come aiutare il direttore perch� in comunit� possa essere non solo uomo di governo e ultimo responsabile delle attivit�, ma soprattutto padre, guida, fratello e amico?

Come verificare che esistano le condizioni perch� un direttore possa svolgere convenientemente il suo ministero?

Come preparare adeguatamente un confratello ad assumere il ruolo del direttore?

Come aiutare i confratelli a riconoscere con fede il ruolo del direttore e sostenerlo nel suo servizio?

ORIENTAMENTI OPERATIVI

64.

� Il direttore, sul modello di Don Bosco, sia �una figura paterna, allo stesso tempo affettuosa e autorevole� Profondamente segnato dal carattere sacerdotale, lo traduce quotidianamente nel ministero della parola, della santificazione e dell�animazione� [40] .

� Il primo compito del direttore � di animare la comunit� nella carit� (�studia di farti amare�), facendo attenzione ai confratelli, particolarmente i pi� fragili e quelli in formazione iniziale. L�esercizio del suo ministero, nella situazione odierna, richiede che egli tenga conto della scala gerarchica dei suoi compiti: servitore dell�unit� e dell�identit� salesiana, maestro e guida pastorale, orientatore degli impegni di educazione, gestore dell�opera [41] .

� Il direttore �vive in una visione di fede, che si traduce nella certezza di aver ricevuto dal Signore quello che pu� giovare alla comunit�. Di conseguenza vive nell�offerta gioiosa delle proprie possibilit� e nella tranquillit� di fronte ai suoi limiti di temperamento o di capacit�� [42] . Egli gode la fiducia dei confratelli della casa e dell�Ispettoria e viene accettato non solo per quello che fa, ma soprattutto per quello che � e che rappresenta.

� Dinanzi alla molteplicit� e alla delicatezza dei compiti del direttore, � di fondamentale importanza garantirgli una buona preparazione previa e continua, con contenuti e metodologie utili al suo servizio.

65.

Si propone:

A livello ispettoriale

� L�Ispettore assicura riunioni regolari dei direttori per la formazione, lo scambio di informazioni e l�intesa sulle attivit� e l�animazione ispettoriali [43] .

� A livello interispettoriale o regionale vengono organizzati corsi di preparazione e di aggiornamento per i direttori. >

A livello locale

� La comunit�, con il coordinamento del direttore, all�inizio dell�anno elabora il progetto comunitario annuale, dove direttore e confratelli esprimono le proprie aspettative, condividono obiettivi e criteri di azione e programmano i momenti comuni [44] .

� Il direttore, oltre ad avere l�appoggio dell�Ispettore, sia coadiuvato e sostenuto da una valida figura di vicario e dalla cooperazione costante del suo Consiglio.

� Il direttore, sensibile alle necessit� dei confratelli e in dialogo con loro, s�impegna a favorire e promuovere il modo pi� consono di fare il �colloquio�, pronto a fare il primo passo.

� Il direttore, con l�aiuto dell�Ispettore, cerca di assicurarsi una adeguata preparazione, anche con l�utilizzo delle scienze umane.

V. CONDIZIONI ORGANIZZATIVE E STRUTTURALI PER VIVERE E LAVORARE INSIEME

�Gli apostoli facevano molti prodigi e miracoli in mezzo alla gente.

I credenti, di solito, si riunivano sotto il portico di Salomone. [�]

La comunit� cresceva sempre di pi�, perch� aumentava il numero

di uomini e di donne che credevano nel Signore� (At 5,12.14)

A. CHIAMATA DI DIO

66.

Il Signore ci chiama a �vivere e lavorare insieme� nelle diverse situazioni sociali, culturali e religiose nelle quali vivono i giovani e ad essere in esse, come comunit� salesiana, segni profetici del suo amore e testimoni dei valori del Regno dei Cieli.

Siamo coscienti che Dio ci chiede di assumere ed attuare la nostra missione in primo luogo come comunit� ispettoriale e locale [45] . >

67.

In Congregazione si sono sviluppate diverse modalit� di vita comunitaria salesiana. Esse mentre ci impegnano a ripensare e rinnovare le modalit� operative e organizzative della comunit� religiosa salesiana, ci invitano a verificare continuamente le condizioni fondamentali che rendono possibile una vita comunitaria significativa nell�adempimento della nostra missione.

B. SITUAZIONE

68.

Le comunit� salesiane sperimentano situazioni diversificate ed in parte nuove riguardo al �vivere e lavorare insieme�. Le nuove situazioni di vita comunitaria salesiana oggi si presentano con le seguenti tipologie:

� Comunit� con un numero ridotto di confratelli ed impegnate ad animare una pluralit� di opere e presenze, sia in terra di missione, sia in realt� con carenza di personale;

� Comunit� inserite in opere complesse, con sproporzione fra lavoro e risorse e conseguente frammentazione dei ritmi comunitari.

� Comunit� inserite pienamente nel tessuto sociale, fino alla condivisione dello stile di vita del popolo; che lavorano in stretta collaborazione con la Chiesa locale; che collaborano con membri di altre religioni.

� Comunit� con presenze di laici e di giovani all�interno della vita comunitaria.

In molte comunit� sono presenti esperienze positive da cui traspare una vita fraterna di sapore tipicamente evangelico, la condivisione comunitaria ed il senso di responsabilit� e di partecipazione alla missione.

69.

Ci sono alcuni aspetti che influenzano negativamente la significativit� del nostro �vivere e lavorare insieme�. Permane in alcunicasi un modello operativo di comunit� che richiede un serio ripensamento del rapporto Comunit�-Missione:

� elementi strutturali che influenzano i rapporti comunitari, quali la prevalenza delle relazioni funzionali su quelle fraterne; la poca valorizzazione del progetto comune e dei momenti destinati all�incontro fraterno; la mancanza di organizzazione del lavoro e la sua settorializzazione;

� orari, abitudini, schemi che rendono la comunit� assuefatta a modalit� d�azione pastorale, a risposte tradizionali che sono molto distanti dalla realt� e dalla cultura dei giovani d�oggi;

� presenze che non sollecitano alcun interrogativo, che non attivano comunione e collaborazione con quanti condividono lo spirito e la stessa missione salesiana.

Le suddette condizioni costituiscono concreti e reali rischi per alcuni confratelli, favorendo stanchezza fisica e spirituale, situazioni di disagio psicologico e relazionale, indipendenza nelle iniziative, frammentazione nell�esercizio della missione, difficolt� generazionali, accumulo di ruoli e di funzioni.

>

70.

Il processo verso una comunit� di salesiani religiosi con il compito di animazione all�interno di una realt� pi� ampia � la Comunit� Educativo Pastorale � � irreversibile [46] .

Sempre di pi� al nucleo animatore della CEP partecipano anche altri soggetti (giovani, laici, membri della Famiglia Salesiana, rappresentanti della Chiesa locale e del territorio) che condividono la nostra spiritualit� e missione impegnandosi nell�animazione. In esso la comunit� salesiana svolge il ruolo di riferimento carismatico a cui tutti s�ispirano.

C. SFIDE

71.

In risposta alla chiamata di Dio ed alla situazione sopra illustrate, quattro sono le sfide che esigono una modalit� nuova di organizzare il nostro lavoro apostolico e la stessa vita della comunit� salesiana:

Come superare la tendenza all�individualismo, al settorialismo ed alla scarsa capacit� di condivisione, che compromettono il nostro vivere e lavorare insieme?

Come garantire una consistenza qualitativa e quantitativa della comunit� salesiana, quale condizione previa per la vita fraterna, la testimonianza evangelica e la presenza tra i giovani?

Come ripensare il rapporto tra le opere e la comunit� salesiana, al fine di assicurare a questa il ruolo di garanzia del carisma, di animazione e di coinvolgimento di quanti condividono lo spirito e la missione di Don Bosco?

Come razionalizzare l�insieme delle presenze salesiane in un determinato territorio al fine di assicurare le condizioni sufficienti per una vita comunitaria e fraterna e l�animazione della CEP?

D. ORIENTAMENTI OPERATIVI

1. Operare secondo un progetto comunitario

 

72.

Ogni comunit� condivide ed elabora il proprio progetto comunitario ed annualmente lo verifica.

In tal modo, si d� consistenza alla capacit� di �vivere e lavorare insieme�, superando la progressiva dispersione del lavoro individuale ed il rischio della frammentazione. Si tratta di condurre i confratelli a convincersi della necessit� di operare secondo lo stesso progetto, che non significa necessariamente eseguire insieme le stesse cose.

73.

La comunit� si abilita ad operare secondo una mentalit� progettuale:

� Sviluppando tra i confratelli una visione condivisa del progetto comunitario ed aiutando ciascuno a scoprire e valorizzare doni e qualit�. La comunit� accetta ogni confratello con la sua ricchezza ed i suoi limiti e determina ruoli di corresponsabilit� per ciascuno [47] .

� Vivendo il progetto come un processo comunitario, che parte dal vissuto dei confratelli. L�obiettivo non � solo la stesura finale del progetto, ma soprattutto mettere in atto un confronto continuo su visioni, valori, aspettative che porti i confratelli ad un fattivo vivere e lavorare insieme.

� Promovendo momenti di dialogo (assemblea dei confratelli, Consiglio locale), di discernimento della volont� di Dio (momenti di preghiera, ascolto della Parola di Dio attraverso la lectio divina, di confronto con il Magistero della Chiesa e della Congregazione), in sintonia con il Progetto Organico Ispettoriale ogni comunit� condivide, elabora e verifica ogni anno il cammino del proprio progetto.

� Interrogandosi in particolare sui seguenti aspetti: Chi vogliamo essere oggi come comunit� locale? Come possiamo, in quanto comunit� locale, essere presenti in maniera salesiana e religiosa, animare la CEP e dare una testimonianza evangelica? Quali conseguenze concrete ne scaturiscono per la comunit�? Quali scelte dobbiamo fare ora? Di quale formazione personale e comunitaria abbiamo bisogno?

74.

L�elaborazione del progetto comunitario impegna la comunit� nelle sue diverse componenti:

� Coinvolgendo ogni confratello, al di l� del ruolo che ricopre e facendo appello alla sua corresponsabilit�. Il dialogo fraterno facilita la partecipazione di tutti, armonizzando il progetto personale di vita e quello comunitario.

� Individuando, attraverso la programmazione annuale, obiettivi, mete ed interventi che la comunit� stessa si impegna a conseguire e verificare.

� Organizzando in modo adeguato e coerente il ritmo della vita comunitaria, le attivit� e gli orari della vita religiosa e del servizio educativo pastorale, salvaguardandone lo stile salesiano.

� Garantendo al direttore, cui spetta animare questo processo con l�aiuto del suo Consiglio, il necessario supporto da parte dell�Ispettore e degli organismi di animazione ispettoriale, con attenzione ai contributi delle scienze umane.

� Invitando l�Ispettore con il suo Consiglio alla verifica del cammino di realizzazione dei progetti delle singole comunit� e della loro consonanza con quello ispettoriale.

75.

2. Garantire la consistenza qualitativa e quantitativa della comunit� salesiana

 

La consistenza qualitativa e quantitativa della comunit� salesiana � condizione fondamentale affinch� ogni comunit� renda possibile l�esperienza di vita fraterna, di testimonianza evangelica, di presenza animatrice tra i giovani, di formazione permanente, e realizzi in modo significativo il suo compito animatore nella CEP, secondo il modello operativo descritto dal CG24 [48] .

 

76.

Ci� si realizza:

� Curando l�equilibrio delle nuove frontiere della missione salesiana e il consolidamento o il ridimensionamento delle attuali, a livello mondiale ed ispettoriale.

� Promovendo nella comunit� ispettoriale e locale la coscienza di una missione comune, garantendone la qualit� spirituale ed educativo-pastorale attraverso la formazione permanente ed il funzionamento degli organismi della comunit� (Consiglio della casa, Assemblea dei confratelli, incontri fraterni regolari).

77,

Per raggiungere questo obiettivo:

� L�Ispettore ed il suo Consiglio valutano la consistenza qualitativa e quantitativa delle Comunit� esistenti:

� alla luce del criterio dato dai Regolamenti Generali, articoli 20 e 150;

� verificando le concrete opportunit� di sviluppo che consentano di giungere, in tempi ragionevoli, ad una vita comunitaria significativa;

� definendo, in dialogo con le comunit� che vivono situazioni particolari riguardo alla consistenza quantitativa, le modalit� relative all�esercizio dell�autorit� e degli organismi della vita comunitaria.

� L�Ispettore ed il suo Consiglio, nell�iniziare nuove presenze e nel formare nuove comunit�, garantiscono l�adeguata consistenza qualitativa e quantitativa, al fine di realizzare:

� Una vita fraterna di qualit�, secondo lo stile dello spirito di famiglia;

� La programmazione e verifica comunitaria della missione affidata alla comunit�;

� l�animazione delle opere e presenze e delle rispettive CEP.

 

� Il Rettor Maggiore ed il suo Consiglio, durante il sessennio, promuovono un processo di valutazione nelle Ispettorie e Regioni che, a causa delle nuove situazioni, devono reimpostare la presenza salesiana.

3. Ridefinire il rapporto tra Comunit� ed Opera

78.

Il rapporto tra Comunit� ed Opera deve permettere alla Comunit� salesiana di vivere e lavorare insieme ed essere punto di riferimento carismatico nel nucleo animatore della CEP. Il che suppone che il progetto comunitario sia in linea con il Progetto Organico Ispettoriale e con quello di ogni CEP.

79.

La Comunit� salesiana realizza il suo compito di animazione della CEP maturando nella convinzione:

� Che tutti i salesiani religiosi, secondo le loro possibilit�, sono membri del nucleo animatore, nella consapevolezza che esso non si riduce alla comunit� SDB. In linea interpretativa con l�art. 5 dei Regolamenti Generali e nello spirito del CG24 e degli orientamenti successivi [49] , va maggiormente incentivata la coscienza che la responsabilit� dell�animazione della CEP � da condividere con i laici, superando resistenze ed entrando nella prospettiva della corresponsabilit� carismatica e pastorale.

� Che tutta la comunit�, anche quando � rappresentata da un solo confratello, si sente partecipe del nucleo animatore dell�opera.

� Che il vivere e lavorare insieme della comunit� trova una prospettiva pi� ampia, a livello di rapporti e di corresponsabilit�, nel contesto della CEP.

� Che il rapporto tra le strutture di governo della comunit� religiosa e le strutture di governo dell�opera deve essere armonizzato, evitando sovrapposizioni.

80.

La Comunit� salesiana vive la sua vocazione ad essere punto di riferimento per l�identit� carismatica del nucleo animatore della CEP assumendo il modello operativo descritto dal CG24. A tal fine la Comunit� salesiana cresce:

� formando i giovani ed i laici al carisma salesiano;

� condividendo con i laici la propria missione;

� vivendo lo spirito di famiglia;

� promovendo una vera corresponsabilit� nell�animazione e nel governo;

� garantendo fedelt� all�intenzionalit� pastorale di tutti gli aspetti della vita comunitaria;

� divenendo promotrice di pace e di giustizia e capace di risposte concrete ai bisogni dei poveri.

81.

La Comunit� salesiana favorisce il suo rapporto con la CEP:

� vivendo con fiducia e gioia il dialogo con i giovani nel territorio;

� facilitando la partecipazione dei salesiani, dei giovani e dei laici nel lavoro di rete, attraverso il coinvolgimento delle strutture locali ed ispettoriali;

� operando il discernimento dei segni dei tempi;

� promovendo l�acquisizione di competenze professionali nella pastorale giovanile, nelle dimensioni dell�evangelizzazione, dell�educazione, del sociale e della pastorale vocazionale;

� organizzando una pastorale che coordini fra loro la CEP ed il suo Consiglio con la comunit� locale ed il suo Consiglio [50] .

4. Elaborare e verificare il Progetto Organico Ispettoriale

82.

La Comunit� ispettoriale, attraverso i suoi organismi, studi, elabori o verifichi, nei prossimi tre anni, il Progetto Organico Ispettoriale.

Il Progetto Organico Ispettoriale presenta le opzioni fondamentali che guidano lo sviluppo dell�Ispettoria, assicurandone la continuit� e la coerenza delle decisioni. Comprende i campi d�azione prioritari per i prossimi anni, i criteri operativi che devono guidare i diversi piani e progetti, le presenze cui prestare attenzione, le linee generali per la preparazione delle persone e lo sviluppo economico e strutturale, rispondendo alle urgenze odierne ed alle previsioni future emerse dall�analisi del territorio [51] . >

83.

Il Progetto Organico Ispettoriale dovr� perseguire i seguenti obiettivi:

� il rafforzamento, in ogni confratello ed in ogni comunit�, del senso della missione comune e della corresponsabilit� in essa;

� il ridimensionamento o la ristrutturazione dei fronti d�impegno e di sviluppo dell�Ispettoria;

� il superamento di situazioni comunitarie di frammentazione, di dispersione ed inconsistenza numerica;

� la reale priorit� delle presenze pi� significative e profetiche e una pi� autentica espressione della missione salesiana nel territorio.

84.

Nell�elaborazione e revisione del Progetto Organico Ispettoriale, l�Ispettore e il suo Consiglio, coadiuvato da un��quipe operativa, valutano la significativit� della missione delle singole opere/presenze sulla base dei seguenti criteri:

� la consistenza qualitativa e quantitativa della comunit� salesiana;

� la possibilit� di una vita religiosa fraterna secondo lo stile salesiano, leggibile e significativa per i giovani e per i laici collaboratori;

� la presenza tra i giovani, specialmente i pi� poveri e bisognosi, vivendo intensamente il Sistema Preventivo;

� la capacit� di offrire risposte di qualit� educativa ed evangelizzatrice alle sfide che provengono dal mondo giovanile e dal contesto sociale;

� la capacit� di aggregare altre forze (laici, giovani, Famiglia Salesiana, altre ispettorie ed organizzazioni) e di suscitare vocazioni ecclesiali, con attenzione particolare per la Famiglia Salesiana;

� la promozione di presenze agili e leggere, che permettano un dinamico adeguamento al cambiamento delle realt�;

� la capacit� di collaborare e di incidere in modo efficace e profetico nella trasformazione evangelica del territorio.

CONCLUSIONE

85.

Al termine dei lavori capitolari, ci ritroviamo con la ricchezza non tanto di un testo scritto, quanto di un�esperienza vissuta: quella di una comunit� fraterna che ha saputo accogliere e valorizzare le diversit�, ravvivare e approfondire le ragioni ideali del vivere e dell�operare, dilatare l�ascolto del mondo soprattutto giovanile, assumere le gioie e le preoccupazioni di tanti confratelli, insieme lavorare, insieme pregare, insieme spezzare il pane. � il dono pasquale della comunit� che vogliamo condividere con tutti, rinnovando la nostra fede:

Crediamo che la nostra comunit�

nasce dalla gratuita iniziativa del Padre,

affonda le sue radici nella Pasqua del Signore,

� un dono sempre nuovo dello Spirito Santo.

Crediamo di essere chiamati a vivere in comunit�

al seguito di Ges� obbediente povero e casto

secondo il carisma di Don Bosco,

al servizio dei giovani, specialmente i pi� poveri,

per camminare insieme verso la piena maturit� di Cristo.

Crediamo che la comunit� salesiana,

guidata e sostenuta dalla materna presenza di Maria Ausiliatrice,

si costruisce attorno alla Parola, al Pane e al Perdono,

e che, attraverso l�esercizio della carit� e della correzione fraterna,

diventa luogo di misericordia e di riconciliazione.

Crediamo che la pratica del Sistema Preventivo,

quale ispirazione e metodo per vivere e lavorare insieme,

rafforza le nostre relazioni con Dio,

matura i nostri rapporti fraterni

e unisce in un�unica esperienza salesiani, giovani e laici

in un clima di famiglia, di fiducia e di dialogo.

Crediamo che la missione salesiana � affidata alla comunit�,

per cui tutti ne siamo partecipi e corresponsabili,

con la ricchezza dei doni personali,

nella complementarit� delle vocazioni laicale e presbiterale,

nella valorizzazione di competenze, ruoli e servizi.

Crediamo che ogni nostra comunit�,

vivendo lo spirito di famiglia,

facendosi attenta alle necessit� del territorio,

in unione con tutta la Famiglia Salesiana,

diventa per i giovani e per i fratelli

esempio di vita piena di umanit� e di grazia,

segno luminoso di amore,

scuola di spiritualit�,

proposta vocazionale

e profezia di comunione.

86.

Ora, come i discepoli di Emmaus, ritorniamo ai nostri luoghi di vita e di azione, sapendo di incontrare comunit� di fratelli con i quali condividere questa fede. Confortati dal dono dello Spirito, risponderemo insieme all�invito del �Duc in altum!� per una missione ancor pi� coraggiosa, certi che il primo e fondamentale appello � quello della santit�: �Cari salesiani, siate santi! � la santit� il vostro compito essenziale, come lo � del resto, per tutti i cristiani!� [52] , e convinti che l�impegno pi� urgente � di vivere e comunicare una spiritualit� di comunione: �fare della Chiesa la casa e la scuola di comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese del mondo� [53] .

Santit� e comunione: ecco i doni che vogliamo condividere con i giovani.

[1] Cf. At 2, 42. 46 � 47

[2] Cf. At 4, 32 � 33

[3] Cf. At 13, 52

[4] Cf. NMI, 16. 43. 58

[5] Cf. Mt 7, 24

[6] Cf. NMI 23 (GS, 22)

[7] Cf. CG23

[8] Cf. CG24

[9] Cf. Cost. 3

[10] Cost. 49

[11] Cost. 20

[12] Cf. Cost. 1

[13] Cost. 50

[14] Cf. Mc 3,14

[15] Cost 196

[16] Cost. 49

[17] Cf. Cost. 2

[18] Cf. CG23, 332

[19] Cf. FSDB 90, 277

[20] Cf. Cost. 66

[21] Cf. VC 88-92

[22] Cf. Cost. 77

[23] Cf. Cost. 78

[24] Cf. Cost. 83

[25] Cf. CG23 192-202

[26] Due lettere da Roma, 10 maggio 1884, in P. Braido (ed.), Don Bosco educatore. Scritti e testimonianze, LAS, Roma 1997, pag. 377

[27] Cf. Cost. 40

[28] Cf. ACG 372, pag. 25 � 27

[29] Cf. Cost. 2

[30] Cost. 26

[31] Cf. Cost. 37

[32] Cf. Cost. 11

[33] NMI 43

[34] Cf. CG24, 253.

[35] Cf. Cost. 40

[36] Cf. Cost. 55

[37] Cf. FSDB, 26-37

[38] Questa spiritualit� di comunione �significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinit� che abita in noi�Significa inoltre capacit� di sentire il fratello di fede nell�unit� profonda del Corpo mistico, dunque, come �uno che mi appartiene�, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualit� della comunione � pure capacit� di vedere innanzitutto ci� che di positivo c�� nell�altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio�Spiritualit� della comunione � infine sapere �far spazio� al fratello, portando �i pesi gli uni degli altri� (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie� (NMI 43).

[39] FSDB, 277

[40] Cf. J. Vecchi, Spiritualit� salesiana, ed. SDB IVE-IVO, pag. 129-131.

[41] Cf. CG21, 52

[42] Cf. J. Vecchi, Spiritualit� salesiana, ed. SDB IVE-IVO, pag. 25

[43] Cf. Reg. 145

[44] Cf. Cost. 181

[45] Cf. Cost. 44 e 49

[46] Cf. Relazione del Vicario del Rettor Maggiore al CG25, n. 321

[47] Cf. Cost. 52

[48] Cf. CG24, 159. 173. 174

[49] �Che cosa intendiamo per �nucleo animatore�? � un gruppo di persone che si identifica con la missione, il sistema educativo e la spiritualit� salesiana e assume solidalmente il compito di convocare, motivare, coinvolgere tutti coloro che si interessano di un�opera, per formare con essi la comunit� educativa e realizzare un progetto di evangelizzazione ed educazione dei giovani. Il punto di riferimento per questo gruppo � la comunit� salesiana. Ci� vuol dire che i Salesiani, tutti e sempre, sono parte del nucleo animatore. Ciascuno, anziano o giovane, direttamente impegnato in funzioni operative o in riposo, d� il contributo che la sua preparazione o situazione consentono. [�] Vuol dire persino, che il nucleo locale pu� essere formato principalmente da laici, avendo sempre alle spalle un supporto sufficiente, sul posto o nell�Ispettoria, da parte dei Salesiani� (Don J. E. Vecchi, in ACG 363, pag. 8-9).

[50] Cf. CG24, 161

[51] Cf. La pastorale giovanile salesiana. Quadro di riferimento fondamentale, pag. 132

[52] Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Capitolo Generale, in �L�Osservatore Romano� 13-04-2002, pag. 5

[53] NMI 43